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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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Orlando furioso
di Ludovico Ariosto



CANTO PRIMO

1
Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si die vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

2
Diro d'Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai, ne in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d'uom che si saggio era stimato prima;
se da colei che tal quasi m'ha fatto,
che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sara pero tanto concesso,
che mi basti a finir quanto ho promesso.

3
Piacciavi, generosa Erculea prole,
ornamento e splendor del secol nostro,
Ippolito, aggradir questo che vuole
e darvi sol puo l'umil servo vostro.
Quel ch'io vi debbo, posso di parole
pagare in parte e d'opera d'inchiostro;
ne che poco io vi dia da imputar sono,
che quanto io posso dar, tutto vi dono.

4
Voi sentirete fra i piu degni eroi,
che nominar con laude m'apparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio.
L'alto valore e' chiari gesti suoi
vi faro udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensieri cedino un poco,
si che tra lor miei versi abbiano loco.

5
Orlando, che gran tempo innamorato
fu de la bella Angelica, e per lei
in India, in Media, in Tartaria lasciato
avea infiniti ed immortal trofei,
in Ponente con essa era tornato,
dove sotto i gran monti Pirenei
con la gente di Francia e de Lamagna
re Carlo era attendato alla campagna,

6
per far al re Marsilio e al re Agramante
battersi ancor del folle ardir la guancia,
d'aver condotto, l'un, d'Africa quante
genti erano atte a portar spada e lancia;
l'altro, d'aver spinta la Spagna inante
a destruzion del bel regno di Francia.
E cosi Orlando arrivo quivi a punto:
ma tosto si penti d'esservi giunto:

7
Che vi fu tolta la sua donna poi:
ecco il giudicio uman come spesso erra!
Quella che dagli esperi ai liti eoi
avea difesa con si lunga guerra,
or tolta gli e fra tanti amici suoi,
senza spada adoprar, ne la sua terra.
Il savio imperator, ch'estinguer volse
un grave incendio, fu che gli la tolse.

8
Nata pochi di inanzi era una gara
tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo,
che entrambi avean per la bellezza rara
d'amoroso disio l'animo caldo.
Carlo, che non avea tal lite cara,
che gli rendea l'aiuto lor men saldo,
questa donzella, che la causa n'era,
tolse, e die in mano al duca di Bavera;

9
in premio promettendola a quel d'essi,
ch'in quel conflitto, in quella gran giornata,
degl'infideli piu copia uccidessi,
e di sua man prestasse opra piu grata.
Contrari ai voti poi furo i successi;
ch'in fuga ando la gente battezzata,
e con molti altri fu 'l duca prigione,
e resto abbandonato il padiglione.

10
Dove, poi che rimase la donzella
ch'esser dovea del vincitor mercede,
inanzi al caso era salita in sella,
e quando bisogno le spalle diede,
presaga che quel giorno esser rubella
dovea Fortuna alla cristiana fede:
entro in un bosco, e ne la stretta via
rincontro un cavallier ch'a pie venia.

11
Indosso la corazza, l'elmo in testa,
la spada al fianco, e in braccio avea lo scudo;
e piu leggier correa per la foresta,
ch'al pallio rosso il villan mezzo ignudo.
Timida pastorella mai si presta
non volse piede inanzi a serpe crudo,
come Angelica tosto il freno torse,
che del guerrier, ch'a pie venia, s'accorse.

12
Era costui quel paladin gagliardo,
figliuol d'Amon, signor di Montalbano,
a cui pur dianzi il suo destrier Baiardo
per strano caso uscito era di mano.
Come alla donna egli drizzo lo sguardo,
riconobbe, quantunque di lontano,
l'angelico sembiante e quel bel volto
ch'all'amorose reti il tenea involto.

13
La donna il palafreno a dietro volta,
e per la selva a tutta briglia il caccia;
ne per la rara piu che per la folta,
la piu sicura e miglior via procaccia:
ma pallida, tremando, e di se tolta,
lascia cura al destrier che la via faccia.
Di su di giu, ne l'alta selva fiera
tanto giro, che venne a una riviera.

14
Su la riviera Ferrau trovosse
di sudor pieno e tutto polveroso.
Da la battaglia dianzi lo rimosse
un gran disio di bere e di riposo;
e poi, mal grado suo, quivi fermosse,
perche, de l'acqua ingordo e frettoloso,
l'elmo nel fiume si lascio cadere,
ne l'avea potuto anco riavere.

15
Quanto potea piu forte, ne veniva
gridando la donzella ispaventata.
A quella voce salta in su la riva
il Saracino, e nel viso la guata;
e la conosce subito ch'arriva,
ben che di timor pallida e turbata,
e sien piu di che non n'udi novella,
che senza dubbio ell'e Angelica bella.

16
E perche era cortese, e n'avea forse
non men de' dui cugini il petto caldo,
l'aiuto che potea tutto le porse,
pur come avesse l'elmo, ardito e baldo:
trasse la spada, e minacciando corse
dove poco di lui temea Rinaldo.
Piu volte s'eran gia non pur veduti,
m'al paragon de l'arme conosciuti.

17
Cominciar quivi una crudel battaglia,
come a pie si trovar, coi brandi ignudi:
non che le piastre e la minuta maglia,
ma ai colpi lor non reggerian gl'incudi.
Or, mentre l'un con l'altro si travaglia,
bisogna al palafren che 'l passo studi;
che quanto puo menar de le calcagna,
colei lo caccia al bosco e alla campagna.

18
Poi che s'affaticar gran pezzo invano
i dui guerrier per por l'un l'altro sotto,
quando non meno era con l'arme in mano
questo di quel, ne quel di questo dotto;
fu primiero il signor di Montalbano,
ch'al cavallier di Spagna fece motto,
si come quel ch'ha nel cuor tanto fuoco,
che tutto n'arde e non ritrova loco.

19
Disse al pagan: - Me sol creduto avrai,
e pur avrai te meco ancora offeso:
se questo avvien perche i fulgenti rai
del nuovo sol t'abbino il petto acceso,
di farmi qui tardar che guadagno hai?
che quando ancor tu m'abbi morto o preso,
non pero tua la bella donna fia;
che, mentre noi tardiam, se ne va via.

20
Quanto fia meglio, amandola tu ancora,
che tu le venga a traversar la strada,
a ritenerla e farle far dimora,
prima che piu lontana se ne vada!
Come l'avremo in potestate, allora
di chi esser de' si provi con la spada:
non so altrimenti, dopo un lungo affanno,
che possa riuscirci altro che danno. -

21
Al pagan la proposta non dispiacque:
cosi fu differita la tenzone;
e tal tregua tra lor subito nacque,
si l'odio e l'ira va in oblivione,
che 'l pagano al partir da le fresche acque
non lascio a piedi il buon figliuol d'Amone:
con preghi invita, ed al fin toglie in groppa,
e per l'orme d'Angelica galoppa.

22
Oh gran bonta de' cavallieri antiqui!
Eran rivali, eran di fe diversi,
e si sentian degli aspri colpi iniqui
per tutta la persona anco dolersi;
e pur per selve oscure e calli obliqui
insieme van senza sospetto aversi.
Da quattro sproni il destrier punto arriva
ove una strada in due si dipartiva.

23
E come quei che non sapean se l'una
o l'altra via facesse la donzella
(pero che senza differenza alcuna
apparia in amendue l'orma novella),
si messero ad arbitrio di fortuna,
Rinaldo a questa, il Saracino a quella.
Pel bosco Ferrau molto s'avvolse,
e ritrovossi al fine onde si tolse.

24
Pur si ritrova ancor su la rivera,
la dove l'elmo gli casco ne l'onde.
Poi che la donna ritrovar non spera,
per aver l'elmo che 'l fiume gli asconde,
in quella parte onde caduto gli era
discende ne l'estreme umide sponde:
ma quello era si fitto ne la sabbia,
che molto avra da far prima che l'abbia.

25
Con un gran ramo d'albero rimondo,
di ch'avea fatto una pertica lunga,
tenta il fiume e ricerca sino al fondo,
ne loco lascia ove non batta e punga.
Mentre con la maggior stizza del mondo
tanto l'indugio suo quivi prolunga,
vede di mezzo il fiume un cavalliero
insino al petto uscir, d'aspetto fiero.

26
Era, fuor che la testa, tutto armato,
ed avea un elmo ne la destra mano:
avea il medesimo elmo che cercato
da Ferrau fu lungamente invano.
A Ferrau parlo come adirato,
e disse: - Ah mancator di fe, marano!
perche di lasciar l'elmo anche t'aggrevi,
che render gia gran tempo mi dovevi?

27
Ricordati, pagan, quando uccidesti
d'Angelica il fratel (che son quell'io),
dietro all'altr'arme tu mi promettesti
gittar fra pochi di l'elmo nel rio.
Or se Fortuna (quel che non volesti
far tu) pone ad effetto il voler mio,
non ti turbare; e se turbar ti dei,
turbati che di fe mancato sei.

28
Ma se desir pur hai d'un elmo fino,
trovane un altro, ed abbil con piu onore;
un tal ne porta Orlando paladino,
un tal Rinaldo, e forse anco migliore:
l'un fu d'Almonte, e l'altro di Mambrino:
acquista un di quei dui col tuo valore;
e questo, ch'hai gia di lasciarmi detto,
farai bene a lasciarmi con effetto. -

29
All'apparir che fece all'improvviso
de l'acqua l'ombra, ogni pelo arricciossi,
e scolorossi al Saracino il viso;
la voce, ch'era per uscir, fermossi.
Udendo poi da l'Argalia, ch'ucciso
quivi avea gia (che l'Argalia nomossi)
la rotta fede cosi improverarse,
di scorno e d'ira dentro e di fuor arse.

30
Ne tempo avendo a pensar altra scusa,
e conoscendo ben che 'l ver gli disse,
resto senza risposta a bocca chiusa;
ma la vergogna il cor si gli trafisse,
che giuro per la vita di Lanfusa
non voler mai ch'altro elmo lo coprisse,
se non quel buono che gia in Aspramonte
trasse dal capo Orlando al fiero Almonte.

31
E servo meglio questo giuramento,
che non avea quell'altro fatto prima.
Quindi si parte tanto malcontento,
che molti giorni poi si rode e lima.
Sol di cercare e il paladino intento
di qua di la, dove trovarlo stima.
Altra ventura al buon Rinaldo accade,
che da costui tenea diverse strade.

32
Non molto va Rinaldo, che si vede
saltare inanzi il suo destrier feroce:
- Ferma, Baiardo mio, deh, ferma il piede!
che l'esser senza te troppo mi nuoce. -
Per questo il destrier sordo, a lui non riede
anzi piu se ne va sempre veloce.
Segue Rinaldo, e d'ira si distrugge:
ma seguitiamo Angelica che fugge.

33
Fugge tra selve spaventose e scure,
per lochi inabitati, ermi e selvaggi.
Il mover de le frondi e di verzure,
che di cerri sentia, d'olmi e di faggi,
fatto le avea con subite paure
trovar di qua di la strani viaggi;
ch'ad ogni ombra veduta o in monte o in valle,
temea Rinaldo aver sempre alle spalle.

34
Qual pargoletta o damma o capriuola,
che tra le fronde del natio boschetto
alla madre veduta abbia la gola
stringer dal pardo, o aprirle 'l fianco o 'l petto,
di selva in selva dal crudel s'invola,
e di paura trema e di sospetto:
ad ogni sterpo che passando tocca,
esser si crede all'empia fera in bocca.

35
Quel di e la notte a mezzo l'altro giorno
s'ando aggirando, e non sapeva dove.
Trovossi al fin in un boschetto adorno,
che lievemente la fresca aura muove.
Duo chiari rivi, mormorando intorno,
sempre l'erbe vi fan tenere e nuove;
e rendea ad ascoltar dolce concento,
rotto tra picciol sassi, il correr lento.

36
Quivi parendo a lei d'esser sicura
e lontana a Rinaldo mille miglia,
da la via stanca e da l'estiva arsura,
di riposare alquanto si consiglia:
tra' fiori smonta, e lascia alla pastura
andare il palafren senza la briglia;
e quel va errando intorno alle chiare onde,
che di fresca erba avean piene le sponde.

37
Ecco non lungi un bel cespuglio vede
di prun fioriti e di vermiglie rose,
che de le liquide onde al specchio siede,
chiuso dal sol fra l'alte querce ombrose;
cosi voto nel mezzo, che concede
fresca stanza fra l'ombre piu nascose:
e la foglia coi rami in modo e mista,
che 'l sol non v'entra, non che minor vista.

38
Dentro letto vi fan tenere erbette,
ch'invitano a posar chi s'appresenta.
La bella donna in mezzo a quel si mette,
ivi si corca ed ivi s'addormenta.
Ma non per lungo spazio cosi stette,
che un calpestio le par che venir senta:
cheta si leva e appresso alla riviera
vede ch'armato un cavallier giunt'era.

39
Se gli e amico o nemico non comprende:
tema e speranza il dubbio cor le scuote;
e di quella aventura il fine attende,
ne pur d'un sol sospir l'aria percuote.
Il cavalliero in riva al fiume scende
sopra l'un braccio a riposar le gote;
e in un suo gran pensier tanto penetra,
che par cangiato in insensibil pietra.

40
Pensoso piu d'un'ora a capo basso
stette, Signore, il cavallier dolente;
poi comincio con suono afflitto e lasso
a lamentarsi si soavemente,
ch'avrebbe di pieta spezzato un sasso,
una tigre crudel fatta clemente.
Sospirante piangea, tal ch'un ruscello
parean le guance, e 'l petto un Mongibello.

41
- Pensier (dicea) che 'l cor m'agghiacci ed ardi,
e causi il duol che sempre il rode e lima,
che debbo far, poi ch'io son giunto tardi,
e ch'altri a corre il frutto e andato prima?
a pena avuto io n'ho parole e sguardi,
ed altri n'ha tutta la spoglia opima.
Se non ne tocca a me frutto ne fiore,
perche affligger per lei mi vuo' piu il core?

42
La verginella e simile alla rosa,
ch'in bel giardin su la nativa spina
mentre sola e sicura si riposa,
ne gregge ne pastor se le avvicina;
l'aura soave e l'alba rugiadosa,
l'acqua, la terra al suo favor s'inchina:
gioveni vaghi e donne inamorate
amano averne e seni e tempie ornate.

43
Ma non si tosto dal materno stelo
rimossa viene e dal suo ceppo verde,
che quanto avea dagli uomini e dal cielo
favor, grazia e bellezza, tutto perde.
La vergine che 'l fior, di che piu zelo
che de' begli occhi e de la vita aver de',
lascia altrui corre, il pregio ch'avea inanti
perde nel cor di tutti gli altri amanti.

44
Sia Vile agli altri, e da quel solo amata
a cui di se fece si larga copia.
Ah, Fortuna crudel, Fortuna ingrata!
trionfan gli altri, e ne moro io d'inopia.
Dunque esser puo che non mi sia piu grata?
dunque io posso lasciar mia vita propia?
Ah piu tosto oggi manchino i di miei,
ch'io viva piu, s'amar non debbo lei! -

45
Se mi domanda alcun chi costui sia,
che versa sopra il rio lacrime tante,
io diro ch'egli e il re di Circassia,
quel d'amor travagliato Sacripante;
io diro ancor, che di sua pena ria
sia prima e sola causa essere amante,
e pur un degli amanti di costei:
e ben riconosciuto fu da lei.

46
Appresso ove il sol cade, per suo amore
venuto era dal capo d'Oriente;
che seppe in India con suo gran dolore,
come ella Orlando sequito in Ponente:
poi seppe in Francia che l'imperatore
sequestrata l'avea da l'altra gente,
per darla all'un de' duo che contra il Moro
piu quel giorno aiutasse i Gigli d'oro.

47
Stato era in campo, e inteso avea di quella
rotta crudel che dianzi ebbe re Carlo:
cerco vestigio d'Angelica bella,
ne potuto avea ancora ritrovarlo.
Questa e dunque la trista e ria novella
che d'amorosa doglia fa penarlo,
affligger, lamentare, e dir parole
che di pieta potrian fermare il sole.

48
Mentre costui cosi s'affligge e duole,
e fa degli occhi suoi tepida fonte,
e dice queste e molte altre parole,
che non mi par bisogno esser racconte;
l'aventurosa sua fortuna vuole
ch'alle orecchie d'Angelica sian conte:
e cosi quel ne viene a un'ora, a un punto,
ch'in mille anni o mai piu non e raggiunto.

49
Con molta attenzion la bella donna
al pianto, alle parole, al modo attende
di colui ch'in amarla non assonna;
ne questo e il primo di ch'ella l'intende:
ma dura e fredda piu d'una colonna,
ad averne pieta non pero scende,
come colei c'ha tutto il mondo a sdegno,
e non le par ch'alcun sia di lei degno.

50
Pur tra quei boschi il ritrovarsi sola
le fa pensar di tor costui per guida;
che chi ne l'acqua sta fin alla gola
ben e ostinato se merce non grida.
Se questa occasione or se l'invola,
non trovera mai piu scorta si fida;
ch'a lunga prova conosciuto inante
s'avea quel re fedel sopra ogni amante.

51
Ma non pero disegna de l'affanno
che lo distrugge alleggierir chi l'ama,
e ristorar d'ogni passato danno
con quel piacer ch'ogni amator piu brama:
ma alcuna fizione, alcuno inganno
di tenerlo in speranza ordisce e trama;
tanto ch'a quel bisogno se ne serva,
poi torni all'uso suo dura e proterva.

52
E fuor di quel cespuglio oscuro e cieco
fa di se bella ed improvvisa mostra,
come di selva o fuor d'ombroso speco
Diana in scena o Citerea si mostra;
e dice all'apparir: - Pace sia teco;
teco difenda Dio la fama nostra,
e non comporti, contra ogni ragione,
ch'abbi di me si falsa opinione. -

53
Non mai con tanto gaudio o stupor tanto
levo gli occhi al figliuolo alcuna madre,
ch'avea per morto sospirato e pianto,
poi che senza esso udi tornar le squadre;
con quanto gaudio il Saracin, con quanto
stupor l'alta presenza e le leggiadre
maniere, e il vero angelico sembiante,
improviso apparir si vide inante.

54
Pieno di dolce e d'amoroso affetto,
alla sua donna, alla sua diva corse,
che con le braccia al collo il tenne stretto,
quel ch'al Catai non avria fatto forse.
Al patrio regno, al suo natio ricetto,
seco avendo costui, l'animo torse:
subito in lei s'avviva la speranza
di tosto riveder sua ricca stanza.

55
Ella gli rende conto pienamente
dal giorno che mandato fu da lei
a domandar soccorso in Oriente
al re de' Sericani e Nabatei;
e come Orlando la guardo sovente
da morte, da disnor, da casi rei:
e che 'l fior virginal cosi avea salvo,
come se lo porto del materno alvo.

56
Forse era ver, ma non pero credibile
a chi del senso suo fosse signore;
ma parve facilmente a lui possibile,
ch'era perduto in via piu grave errore.
Quel che l'uom vede, Amor gli fa invisibiIe,
e l'invisibil fa vedere Amore.
Questo creduto fu; che 'l miser suole
dar facile credenza a quel che vuole.

57
- Se mal si seppe il cavallier d'Anglante
pigliar per sua sciocchezza il tempo buono,
il danno se ne avra; che da qui inante
nol chiamera Fortuna a si gran dono
(tra se tacito parla Sacripante):
ma io per imitarlo gia non sono,
che lasci tanto ben che m'e concesso,
e ch'a doler poi m'abbia di me stesso.

58
Corro la fresca e matutina rosa,
che, tardando, stagion perder potria.
So ben ch'a donna non si puo far cosa
che piu soave e piu piacevol sia,
ancor che se ne mostri disdegnosa,
e talor mesta e flebil se ne stia:
non staro per repulsa o finto sdegno,
ch'io non adombri e incarni il mio disegno. -

59
Cosi dice egli; e mentre s'apparecchia
al dolce assalto, un gran rumor che suona
dal vicin bosco gl'intruona l'orecchia,
si che mal grado l'impresa abbandona:
e si pon l'elmo (ch'avea usanza vecchia
di portar sempre armata la persona),
viene al destriero e gli ripon la briglia,
rimonta in sella e la sua lancia piglia.

60
Ecco pel bosco un cavallier venire,
il cui sembiante e d'uom gagliardo e fiero:
candido come nieve e il suo vestire,
un bianco pennoncello ha per cimiero.
Re Sacripante, che non puo patire
che quel con l'importuno suo sentiero
gli abbia interrotto il gran piacer ch'avea,
con vista il guarda disdegnosa e rea.

61
Come e piu appresso, lo sfida a battaglia;
che crede ben fargli votar l'arcione.
Quel che di lui non stimo gia che vaglia
un grano meno, e ne fa paragone,
l'orgogliose minacce a mezzo taglia,
sprona a un tempo, e la lancia in resta pone.
Sacripante ritorna con tempesta,
e corronsi a ferir testa per testa.

62
Non si vanno i leoni o i tori in salto
a dar di petto, ad accozzar si crudi,
si come i duo guerrieri al fiero assalto,
che parimente si passar li scudi.
Fe' lo scontro tremar dal basso all'alto
l'erbose valli insino ai poggi ignudi;
e ben giovo che fur buoni e perfetti
gli osberghi si, che lor salvaro i petti.

63
Gia non fero i cavalli un correr torto,
anzi cozzaro a guisa di montoni:
quel del guerrier pagan mori di corto,
ch'era vivendo in numero de' buoni:
quell'altro cadde ancor, ma fu risorto
tosto ch'al fianco si senti gli sproni.
Quel del re saracin resto disteso
adosso al suo signor con tutto il peso.

64
L'incognito campion che resto ritto,
e vide l'altro col cavallo in terra,
stimando avere assai di quel conflitto,
non si curo di rinovar la guerra;
ma dove per la selva e il camin dritto,
correndo a tutta briglia si disserra;
e prima che di briga esca il pagano,
un miglio o poco meno e gia lontano.

65
Qual istordito e stupido aratore,
poi ch'e passato il fulmine, si leva
di la dove l'altissimo fragore
appresso ai morti buoi steso l'aveva;
che mira senza fronde e senza onore
il pin che di lontan veder soleva:
tal si levo il pagano a pie rimaso,
Angelica presente al duro caso.

66
Sospira e geme, non perche l'annoi
che piede o braccio s'abbi rotto o mosso,
ma per vergogna sola, onde a' di suoi
ne pria ne dopo il viso ebbe si rosso:
e piu, ch'oltre il cader, sua donna poi
fu che gli tolse il gran peso d'adosso.
Muto restava, mi cred'io, se quella
non gli rendea la voce e la favella.

67
- Deh! (diss'ella) signor, non vi rincresca!
che del cader non e la colpa vostra,
ma del cavallo, a cui riposo ed esca
meglio si convenia che nuova giostra.
Ne percio quel guerrier sua gloria accresca
che d'esser stato il perditor dimostra:
cosi, per quel ch'io me ne sappia, stimo,
quando a lasciare il campo e stato primo. -

68
Mentre costei conforta il Saracino,
ecco col corno e con la tasca al fianco,
galoppando venir sopra un ronzino
un messagger che parea afflitto e stanco;
che come a Sacripante fu vicino,
gli domando se con un scudo bianco
e con un bianco pennoncello in testa
vide un guerrier passar per la foresta.

69
Rispose Sacripante: - Come vedi,
m'ha qui abbattuto, e se ne parte or ora;
e perch'io sappia chi m'ha messo a piedi,
fa che per nome io lo conosca ancora. -
Ed egli a lui: - Di quel che tu mi chiedi
io ti satisfaro senza dimora:
tu dei saper che ti levo di sella
l'alto valor d'una gentil donzella.

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Saba Salman on a living library project showing why you shouldn't judge a book by its cover

The original manuscript of one of the most important American novels of the last century, Jack Kerouac's On the Road, went on display in the UK for the first time yesterday.

Kerouac wrote it in just three weeks, furiously tapping away on his typewriter on 3.6-metre (12ft) reels of paper.

The scroll, of eight reels taped together, was unfurled at the Barber Institute in Birmingham, 50 years after the novel was published in Britain.

"We're very excited," said the exhibition's curator Dick Ellis. He said there had been a lot of competition to get the scroll, which is on something of a world tour. "This is an iconic manuscript. It is a record of the huge effort Kerouac put into composing it."

About six metres of the scroll will be on display in a cabinet and while visitors will have to tilt their heads, Ellis believes they will get a much deeper knowledge of Kerouac.

It comes to Birmingham courtesy of Jim Irsay, owner of the Indianapolis Colts football team, who bought it for $2.4m in 2001. In the published novel, there are paragraph breaks but in the scroll, there are none. Kerouac did not have the time. The exhibition runs until January 28.

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