Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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O sia la fretta, o sia la troppa voglia
d'uccider quel baron, ch'errar lo faccia;
o sia che il cor, tremando come foglia,
faccia insieme tremare e mani e braccia;
o la bonta divina che non voglia
che 'l suo fedel campion si tosto giaccia:
quel colpo al ventre del destrier si torse;
lo caccio in terra, onde mai piu non sorse.
77
Cade a terra il cavallo e il cavalliero:
la preme l'un, la tocca l'altro a pena;
che si leva si destro e si leggiero,
come cresciuto gli sia possa e lena.
Quale il libico Anteo sempre piu fiero
surger solea da la percossa arena,
tal surger parve, e che la forza, quando
tocco il terren, si radoppiasse a Orlando.
78
Chi vide mai dal ciel cadere il foco
che con si orrendo suon Giove disserra,
e penetrare ove un richiuso loco
carbon con zolfo e con salnitro serra;
ch'a pena arriva, a pena tocca un poco,
che par ch'avampi il ciel, non che la terra;
spezza le mura, e i gravi marmi svelle,
e fa i sassi volar sin alle stelle;
79
s'imagini che tal, poi che cadendo
tocco la terra, il paladino fosse:
con si fiero sembiante aspro ed orrendo,
da far tremar nel ciel Marte, si mosse.
Di che smarrito il re frison, torcendo
la briglia indietro, per fuggir voltosse;
ma gli fu dietro Orlando con piu fretta,
che non esce da l'arco una saetta:
80
e quel che non avea potuto prima
fare a cavallo, or fara essendo a piede.
Lo seguita si ratto, ch'ogni stima
di chi nol vide, ogni credenza eccede.
Lo giunse in poca strada; ed alla cima
de l'elmo alza la spada, e si lo fiede,
che gli parte la testa fin al collo,
e in terra il manda a dar l'ultimo crollo.
81
Ecco levar ne la citta si sente
nuovo rumor, nuovo menar di spade;
che 'l cugin di Bireno con la gente
ch'avea condutta da le sue contrade,
poi che la porta ritrovo patente,
era venuto dentro alla cittade,
dal paladino in tal timor ridutta,
che senza intoppo la puo scorrer tutta.
82
Fugge il populo in rotta, che non scorge
chi questa gente sia, ne che domandi;
ma poi ch'uno ed un altro pur s'accorge
all'abito e al parlar, che son Selandi,
chiede lor pace, e il foglio bianco porge;
e dice al capitan che gli comandi,
e dar gli vuol contro i Frisoni aiuto,
che 'l suo duca in prigion gli han ritenuto.
83
Quel popul sempre stato era nimico
del re di Frisa e d'ogni suo seguace,
perche morto gli avea il signore antico,
ma piu perch'era ingiusto, empio e rapace.
Orlando s'interpose come amico
d'ambe le parti, e fece lor far pace;
le quali unite, non lasciar Frisone
che non morisse o non fosse prigione.
84
Le porte de le carceri gittate
a terra sono, e non si cerca chiave.
Bireno al conte con parole grate
mostra conoscer l'obligo che gli have.
Indi insieme e con molte altre brigate
se ne vanno ove attende Olimpia in nave:
cosi la donna, a cui di ragion spetta
il dominio de l'isola, era detta;
85
quella che quivi Orlando avea condutto
non con pensier che far dovesse tanto;
che la parea bastar, che posta in lutto
sol lei, lo sposo avesse a trar di pianto.
Lei riverisce e onora il popul tutto.
Lungo sarebbe a ricontarvi quanto
lei Bireno accarezzi, ed ella lui;
quai grazie al conte rendano ambidui.
86
Il popul la donzella nel paterno
seggio rimette, e fedelta le giura.
Ella a Bireno, a cui con nodo eterno
la lego Amor d'una catena dura,
de lo stato e di se dona il governo.
Ed egli tratto poi da un'altra cura,
de le fortezze e di tutto il domino
de l'isola guardian lascia il cugino;
87
che tornare in Selandia avea disegno,
e menar seco la fedel consorte:
e dicea voler fare indi nel regno
di Frisa esperienza di sua sorte;
perche di cio l'assicurava un pegno
ch'egli aveva in mano, e lo stimava forte:
la figliuola del re, che fra i captivi,
che vi fur molti, avea trovata quivi.
88
E dice ch'egli vuol ch'un suo germano,
ch'era minor d'eta, l'abbia per moglie.
Quindi si parte il senator romano
il di medesmo che Bireno scioglie.
Non volse porre ad altra cosa mano,
fra tante e tante guadagnate spoglie,
se non a quel tormento ch'abbian detto
ch'al fulmine assimiglia in ogni effetto.
89
L'intenzion non gia, perche lo tolle,
fu per voglia d'usarlo in sua difesa;
che sempre atto stimo d'animo molle
gir con vantaggio in qualsivoglia impresa:
ma per gittarlo in parte, onde non volle
che mai potesse ad uomo piu fare offesa:
e la polve e le palle e tutto il resto
seco porto, ch'apparteneva a questo.
90
E cosi, poi che fuor de la marea
nel piu profondo mar si vide uscito,
si che segno lontan non si vedea
del destro piu ne del sinistro lito;
lo tolse, e disse: - Accio piu non istea
mai cavallier per te d'esser ardito,
ne quanto il buono val, mai piu si vanti
il rio per te valer, qui giu rimanti.
91
O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzebu maligno
che ruinar per te disegno il mondo,
all'inferno, onde uscisti, ti rasigno. -
Cosi dicendo, lo gitto in profondo.
Il vento intanto le gonfiate vele
spinge alla via de l'isola crudele.
92
Tanto desire il paladino preme
di saper se la donna ivi si truova,
ch'ama assai piu che tutto il mondo insieme,
ne un'ora senza lei viver gli giova;
che s'in Ibernia mette il piede, teme
di non dar tempo a qualche cosa nuova,
si ch'abbia poi da dir invano: - Ahi lasso!
ch'al venir mio non affrettai piu il passo. -
93
Ne scala in Inghelterra ne in Irlanda
mai lascio far, ne sul contrario lito.
Ma lasciamolo andar dove lo manda
il nudo arcier che l'ha nel cor ferito.
Prima che piu io ne parli, io vo' in Olanda
tornare, e voi meco a tornarvi invito;
che, come a me, so spiacerebbe a voi,
che quelle nozze fosson senza noi.
94
Le nozze belle e sontuose fanno;
ma non si sontuose ne si belle,
come in Selandia dicon che faranno.
Pur non disegno che vegnate a quelle;
perche nuovi accidenti a nascere hanno
per disturbarle, de' quai le novelle
all'altro canto vi faro sentire,
s'all'altro canto mi verrete a udire.
CANTO DECIMO
1
Fra quanti amor, fra quante fede al mondo
mai si trovar, fra quanti cor constanti,
fra quante, o per dolente o per iocondo
stato, fer prove mai famosi amanti;
piu tosto il primo loco ch'il secondo
daro ad Olimpia: e se pur non va inanti,
ben voglio dir che fra gli antiqui e nuovi
maggior de l'amor suo non si ritruovi;
2
e che con tante e con si chiare note
di questo ha fatto il suo Bireno certo,
che donna piu far certo uomo non puote,
quando anco il petto e 'l cor mostrasse aperto.
E s'anime si fide e si devote
d'un reciproco amor denno aver merto,
dico ch'Olimpia e degna che non meno,
anzi piu che se ancor, l'ami Bireno:
3
e che non pur l'abandoni mai
per altra donna, se ben fosse quella
ch'Europa ed Asia messe in tanti guai,
o s'altra ha maggior titolo di bella;
ma piu tosto che lei, lasci coi rai
del sol l'udita e il gusto e la favella
e la vita e la fama, e s'altra cosa
dire o pensar si puo piu preciosa.
4
Se Bireno amo lei come ella amato
Bireno avea, se fu si a lei fedele
come ella a lui, se mai non ha voltato
ad altra via, che a seguir lei, le vele;
o pur s'a tanta servitu fu ingrato,
a tanta fede e a tanto amor crudele,
io vi vo' dire, e far di maraviglia
stringer le labra ed inarcar le ciglia.
5
E poi che nota l'impieta vi fia,
che di tanta bonta fu a lei mercede,
donne, alcuna di voi mai piu non sia,
ch'a parole d'amante abbia a dar fede.
L'amante, per aver quel che desia,
senza guardar che Dio tutto ode e vede,
aviluppa promesse e giuramenti,
che tutti spargon poi per l'aria i venti.
6
I giuramenti e le promesse vanno
dai venti in aria disipate e sparse,
tosto che tratta questi amanti s'hanno
l'avida sete che gli accese ed arse.
Siate a' prieghi ed a' pianti che vi fanno,
per questo esempio, a credere piu scarse.
Bene e felice quel, donne mie care,
ch'essere accorto all'altrui spese impare.
7
Guardatevi da questi che sul fiore
de' lor begli anni il viso han si polito;
che presto nasce in loro e presto muore,
quasi un foco di paglia, ogni appetito.
Come segue la lepre il cacciatore
al freddo, al caldo, alla montagna, al lito,
ne piu l'estima poi che presa vede;
e sol dietro a chi fugge affretta il piede:
8
cosi fan questi gioveni, che tanto
che vi mostrate lor dure e proterve,
v'amano e riveriscono con quanto
studio de' far chi fedelmente serve;
ma non si tosto si potran dar vanto
de la vittoria, che, di donne, serve
vi dorrete esser fatte; e da voi tolto
vedrete il falso amore, e altrove volto.
9
Non vi vieto per questo (ch'avrei torto)
che vi lasciate amar; che senza amante
sareste come inculta vite in orto,
che non ha palo ove s'appoggi o piante.
Sol la prima lanugine vi esorto
tutta a fuggir, volubile e incostante,
e corre i frutti non acerbi e duri,
ma che non sien pero troppo maturi.
10
Di sopra io vi dicea ch'una figliuola
del re di Frisa quivi hanno trovata,
che fia, per quanto n'han mosso parola,
da Bireno al fratel per moglie data.
Ma, a dire il vero, esso v'avea la gola;
che vivanda era troppo delicata:
e riputato avria cortesia sciocca,
per darla altrui, levarsela di bocca.
11
La damigella non passava ancora
quattordici anni, ed era bella e fresca,
come rosa che spunti alora alora
fuor de la buccia e col sol nuovo cresca.
Non pur di lei Bireno s'innamora,
ma fuoco mai cosi non accese esca,
ne se lo pongan l'invide e nimiche
mani talor ne le mature spiche;
12
come egli se n'accese immantinente,
come egli n'arse fin ne le medolle,
che sopra il padre morto lei dolente
vide di pianto il bel viso far molle.
E come suol, se l'acqua fredda sente,
quella restar che prima al fuoco bolle;
cosi l'ardor ch'accese Olimpia, vinto
dal nuovo successore, in lui fu estinto.
13
Non pur sazio di lei, ma fastidito
n'e gia cosi, che puo vederla a pena;
e si de l'altra acceso ha l'appetito,
che ne morra se troppo in lungo il mena:
pur fin che giunga il di c'ha statuito
a dar fine al disio, tanto l'affrena,
che par ch'adori Olimpia, non che l'ami,
e quel che piace a lei, sol voglia e brami.
14
E se accarezza l'altra (che non puote
far che non l'accarezzi piu del dritto),
non e chi questo in mala parte note;
anzi a pietade, anzi a bonta gli e ascritto:
che rilevare un che Fortuna ruote
talora al fondo, e consolar l'afflitto,
mai non fu biasmo, ma gloria sovente;
tanto piu una fanciulla, una innocente.
15
Oh sommo Dio, come i giudici umani
spesso offuscati son da un nembo oscuro!
i modi di Bireno empi e profani,
pietosi e santi riputati furo.
I marinari, gia messo le mani
ai remi, e sciolti dal lito sicuro,
portavan lieti pei salati stagni
verso Selandia il duca e i suoi compagni.
16
Gia dietro rimasi erano e perduti
tutti di vista i termini d'Olanda
(che per non toccar Frisa, piu tenuti
s'eran ver Scozia alla sinistra banda),
quando da un vento fur sopravenuti,
ch'errando in alto mar tre di li manda.
Sursero il terzo, gia presso alla sera,
dove inculta e deserta un'isola era.
17
Tratti che si fur dentro un picciol seno,
Olimpia venne in terra; e con diletto
in compagnia de l'infedel Bireno
ceno contenta e fuor d'ogni sospetto:
indi con lui, la dove in loco ameno
teso era un padiglione, entro nel letto.
Tutti gli altri compagni ritornaro,
e sopra i legni lor si riposaro.
18
Il travaglio del mare e la paura
che tenuta alcun di l'aveano desta,
il ritrovarsi al lito ora sicura,
lontana da rumor ne la foresta,
e che nessun pensier, nessuna cura,
poi che 'l suo amante ha seco, la molesta;
fur cagion ch'ebbe Olimpia si gran sonno,
che gli orsi e i ghiri aver maggior nol ponno.
19
Il falso amante che i pensati inganni
veggiar facean, come dormir lei sente,
pian piano esce del letto, e de' suoi panni
fatto un fastel, non si veste altrimente;
e lascia il padiglione; e come i vanni
nati gli sian, rivola alla sua gente,
e li risveglia; e senza udirsi un grido,
fa entrar ne l'alto e abandonare il lido.
20
Rimase a dietro il lido e la meschina
Olimpia, che dormi senza destarse,
fin che l'Aurora la gelata brina
da le dorate ruote in terra sparse,
e s'udir le Alcione alla marina
de l'antico infortunio lamentarse.
Ne desta ne dormendo, ella la mano
per Bireno abbracciar stese, ma invano.
21
Nessuno truova: a se la man ritira:
di nuovo tenta, e pur nessuno truova.
Di qua l'un braccio, e di la l'altro gira,
or l'una or l'altra gamba; e nulla giova.
Caccia il sonno il timor: gli occhi apre, e mira:
non vede alcuno. Or gia non scalda e cova
piu le vedove piume, ma si getta
del letto e fuor del padiglione in fretta:
22
e corre al mar, graffiandosi le gote,
presaga e certa ormai di sua fortuna.
Si straccia i crini, e il petto si percuote,
e va guardando (che splendea la luna)
se veder cosa, fuor che 'l lito, puote;
ne fuor che 'l lito, vede cosa alcuna.
Bireno chiama: e al nome di Bireno
rispondean gli Antri che pieta n'avieno.
23
Quivi surgea nel lito estremo un sasso,
ch'aveano l'onde, col picchiar frequente,
cavo e ridutto a guisa d'arco al basso;
e stava sopra il mar curvo e pendente.
Olimpia in cima vi sali a gran passo
(cosi la facea l'animo possente),
e di lontano le gonfiate vele
vide fuggir del suo signor crudele:
24
vide lontano, o le parve vedere;
che l'aria chiara ancor non era molto.
Tutta tremante si lascio cadere,
piu bianca e piu che nieve fredda in volto;
ma poi che di levarsi ebbe potere,
al camin de le navi il grido volto,
chiamo, quanto potea chiamar piu forte,
piu volte il nome del crudel consorte:
25
e dove non potea la debil voce,
supliva il pianto e 'l batter' palma a palma.
- Dove fuggi, crudel, cosi veloce?
Non ha il tuo legno la debita salma.
Fa che lievi me ancor: poco gli nuoce
che porti il corpo, poi che porta l'alma. -
E con le braccia e con le vesti segno
fa tuttavia, perche ritorni il legno.
26
Ma i venti che portavano le vele
per l'alto mar di quel giovene infido,
portavano anco i prieghi e le querele
de l'infelice Olimpia, e 'l pianto e 'l grido;
la qual tre volte, a se stessa crudele,
per affogarsi si spicco dal lido:
pur al fin si levo da mirar l'acque,
e ritorno dove la notte giacque.
27
E con la faccia in giu stesa sul letto,
bagnandolo di pianto, dicea lui:
- Iersera desti insieme a dui ricetto;
perche insieme al levar non siamo dui?
O perfido Bireno, o maladetto
giorno ch'al mondo generata fui!
Che debbo far? che poss'io far qui sola?
chi mi da aiuto? ohime, chi mi consola?
28
Uomo non veggio qui, non ci veggio opra
donde io possa stimar ch'uomo qui sia;
nave non veggio, a cui salendo sopra,
speri allo scampo mio ritrovar via.
Di disagio morro; ne chi mi cuopra
gli occhi sara, ne chi sepolcro dia,
se forse in ventre lor non me lo danno
i lupi, ohime, ch'in queste selve stanno.
29
Io sto in sospetto, e gia di veder parmi
di questi boschi orsi o leoni uscire,
o tigri o fiere tal, che natura armi
d'aguzzi denti e d'ugne da ferire.
Ma quai fere crudel potriano farmi,
fera crudel, peggio di te morire?
darmi una morte, so, lor parra assai;
e tu di mille, ohime, morir mi fai.
30
Ma presupongo ancor ch'or ora arrivi
nochier che per pieta di qui mi porti;
e cosi lupi, orsi, leoni schivi,
strazi, disagi ed altre orribil morti:
mi portera forse in Olanda, s'ivi
per te si guardan le fortezze e i porti?
mi portera alla terra ove son nata,
se tu con fraude gia me l'hai levata?
31
Tu m'hai lo stato mio, sotto pretesto
di parentado e d'amicizia, tolto.
Ben fosti a porvi le tue genti presto,
per avere il dominio a te rivolto.
Tornero in Fiandra? ove ho venduto il resto
di che io vivea, ben che non fossi molto,
per sovenirti e di prigione trarte.
Mischina! dove andro? non so in qual parte.
32
Debbo forse ire in Frisa, ove io potei,
e per te non vi volsi esser regina?
il che del padre e dei fratelli miei
e d'ogn'altro mio ben fu la ruina.
Quel c'ho fatto per te, non ti vorrei,
ingrato, improverar, ne disciplina
dartene; che non men di me lo sai:
or ecco il guiderdon che me ne dai.
33
Deh, pur che da color che vanno in corso
io non sia presa, e poi venduta schiava!
Prima che questo, il lupo, il leon, l'orso
venga, e la tigre e ogn'altra fera brava,
di cui l'ugna mi stracci, e franga il morso;
e morta mi strascini alla sua cava. -
Cosi dicendo, le mani si caccia
ne' capei d'oro, e a chiocca a chiocca straccia.
34
Corre di nuovo in su l'estrema sabbia,
e ruota il capo e sparge all'aria il crine;
e sembra forsennata, e ch'adosso abbia
non un demonio sol, ma le decine;
o, qual Ecuba, sia conversa in rabbia,
vistosi morto Polidoro al fine.
Or si ferma s'un sasso, e guarda il mare;
ne men d'un vero sasso, un sasso pare.
35
Ma lascianla doler fin ch'io ritorno,
per voler di Ruggier dirvi pur anco,
che nel piu intenso ardor del mezzo giorno
cavalca il lito, affaticato e stanco.
Percuote il sol nel colle e fa ritorno:
di sotto bolle il sabbion trito e bianco.
Mancava all'arme ch'avea indosso, poco
ad esser, come gia, tutte di fuoco.
36
Mentre la sete, e de l'andar fatica
per l'alta sabbia e la solinga via
gli facean, lungo quella spiaggia aprica,
noiosa e dispiacevol compagnia;
trovo ch'all'ombra d'una torre antica
che fuor de l'onde appresso il lito uscia,
de la corte d'Alcina eran tre donne,
che le conobbe ai gesti ed alle gonne.
37
Corcate su tapeti allessandrini
godeansi il fresco rezzo in gran diletto,
fra molti vasi di diversi vini
e d'ogni buona sorte di confetto.
Presso alla spiaggia, coi flutti marini
scherzando, le aspettava un lor legnetto
fin che la vela empiesse agevol ora;
ch'un fiato pur non ne spirava allora.
38
Queste, ch'andar per la non ferma sabbia
vider Ruggier al suo viaggio dritto,
che sculta avea la sete in su le labbia,
tutto pien di sudore il viso afflitto,
gli cominciaro a dir che si non abbia
il cor voluntaroso al camin fitto,
ch'alla fresca e dolce ombra non si pieghi,
e ristorar lo stanco corpo nieghi.
39
E di lor una s'accosto al cavallo
per la staffa tener, che ne scendesse;
l'altra con una coppa di cristallo
di vin spumante, piu sete gli messe:
ma Ruggiero a quel suon non entro in ballo;
perche d'ogni tardar che fatto avesse,
tempo di giunger dato avria ad Alcina,
che venia dietro ed era omai vicina.
40
Non cosi fin salnitro e zolfo puro,
tocco dal fuoco, subito s'avampa;
ne cosi freme il mar quando l'oscuro
turbo discende e in mezzo se gli accampa:
come, vedendo che Ruggier sicuro
al suo dritto camin l'arena stampa,
e che le sprezza (e pur si tenean belle),
d'ira arse e di furor la terza d'elle.
41
- Tu non sei ne gentil ne cavalliero
(dice gridando quanto puo piu forte),
ed hai rubate l'arme; e quel destriero
non saria tuo per veruna altra sorte:
e cosi, come ben m'appongo al vero,
ti vedessi punir di degna morte;
che fossi fatto in quarti, arso o impiccato,
brutto ladron, villan, superbo, ingrato. -
42
Oltr'a queste e molt'altre ingiuriose
parole che gli uso la donna altiera,
ancor che mai Ruggier non le rispose,
che di si vil tenzon poco onor spera;
con le sorelle tosto ella si pose
sul legno in mar, che al lor servigio v'era:
ed affrettando i remi, lo seguiva,
vedendol tuttavia dietro alla riva.
43
Minaccia sempre, maledice e incarca;
che l'onte sa trovar per ogni punto.
Intanto a quello stretto, onde si varca
alla fata piu bella, e Ruggier giunto;
dove un vecchio nochiero una sua barca
scioglier da l'altra ripa vede, a punto
come, avisato e gia provisto, quivi
si stia aspettando che Ruggiero arrivi.
44
Scioglie il nochier, come venir lo vede,
di trasportarlo a miglior ripa lieto;
che, se la faccia puo del cor dar fede,
tutto benigno e tutto era discreto.
Pose Ruggier sopra il navilio il piede,
Dio ringraziando; e per lo mar quieto
ragionando venia col galeotto,
saggio e di lunga esperienza dotto.
45
Quel lodava Ruggier, che si se avesse
saputo a tempo tor da Alcina, e inanti
che 'l calice incantato ella gli desse,
ch'avea al fin dato a tutti gli altri amanti;
e poi, che a Logistilla si traesse,
dove veder potria costumi santi,
bellezza eterna ed infinita grazia
che 'l cor notrisce e pasce, e mai non sazia.
46
- Costei (dicea) stupore e riverenza
induce all'alma, ove si scuopre prima.
Contempla meglio poi l'alta presenza:
ogn'altro ben ti par di poca stima.
Il suo amore ha dagli altri differenza:
speme o timor negli altri il cor ti lima;
in questo il desiderio piu non chiede,
e contento riman come la vede.
47
Ella t'insegnera studi piu grati,
che suoni, danze, odori, bagni e cibi:
ma come i pensier tuoi meglio formati
poggin piu ad alto, che per l'aria i nibi,
e come de la gloria de' beati
nel mortal corpo parte si delibi. -
Cosi parlando il marinar veniva,
lontano ancora alla sicura riva;
48
quando vide scoprire alla marina
molti navili, e tutti alla sua volta.
Con quei ne vien l'ingiuriata Alcina;
e molta di sua gente have raccolta
per por lo stato a se stessa in ruina,
o racquistar la cara cosa tolta.
E bene e amor di cio cagion non lieve,
ma l'ingiuria non men che ne riceve.
49
Ella non ebbe sdegno, da che nacque,
di questo il maggior mai, ch'ora la rode;
onde fa i remi si affrettar per l'acque,
che la spuma ne sparge ambe le prode.
Al gran rumor ne mar ne ripa tacque,
ed Ecco risonar per tutto s'ode.
- Scuopre, Ruggier, lo scudo, che bisogna;
se non, sei morto, o preso con vergogna. -
50
Cosi disse il nocchier di Logistilla:
ed oltre il detto, egli medesmo prese
la tasca e da lo scudo dipartilla,
e fe' il lume di quel chiaro e palese.
L'incantato splendor che ne sfavilla,
gli occhi degli aversari cosi offese,
che li fe' restar ciechi allora allora,
e cader chi da poppa e chi da prora.
51
Un ch'era alla veletta in su la rocca,
de l'armata d'Alcina si fu accorto;
e la campana martellando tocca,
onde il soccorso vien subito al porto.
L'artegliaria, come tempesta, fiocca
contra chi vuole al buon Ruggier far torto:
si che gli venne d'ogni parte aita,
tal che salvo la liberta e la vita.
52
Giunte son quattro donne in su la spiaggia,
che subito ha mandate Logistilla:
la valorosa Andronica e la saggia
Fronesia e l'onestissima Dicilla
e Sofrosina casta, che, come aggia
quivi a far piu che l'altre, arde e sfavilla.
L'esercito ch'al mondo e senza pare,
del castello esce, e si distende al mare.
53
Sotto il castel ne la tranquilla foce
di molti e grossi legni era una armata,
ad un botto di squilla, ad una voce
giorno e notte a battaglia apparecchiata.
E cosi fu la pugna aspra ed atroce,
e per acqua e per terra, incominciata;
per cui fu il regno sottosopra volto,
ch'avea gia Alcina alla sorella tolto.
54
Oh di quante battaglie il fin successe
diverso a quel che si credette inante!
Non sol ch'Alcina alor non riavesse,
come stimossi, il fugitivo amante;
ma dele navi che pur dianzi spesse
fur si, ch'a pena il mar ne capia tante,
fuor de la fiamma che tutt'altre avampa,
con un legnetto sol misera scampa.
55
Fuggesi Alcina, e sua misera gente
arsa e presa riman, rotta e sommersa.
D'aver Ruggier perduto, ella si sente
via piu doler che d'altra cosa aversa:
notte e di per lui geme amaramente,
e lacrime per lui dagli occhi versa;
e per dar fine a tanto aspro martire,
spesso si duol di non poter morire.
56
Morir non puote alcuna fata mai,
fin che 'l sol gira, o il ciel non muta stilo.
Se cio non fosse, era il dolore assai
per muover Cloto ad inasparle il filo;
o, qual Didon, finia col ferro i guai;
o la regina splendida del Nilo
avria imitata con mortifer sonno:
ma le fate morir sempre non ponno.
57
Torniamo a quel di eterna gloria degno
Ruggiero; e Alcina stia ne la sua pena.
Dico di lui, che poi che fuor del legno
si fu condutto in piu sicura arena,
Dio ringraziando che tutto il disegno
gli era successo, al mar volto la schiena;
ed affrettando per l'asciutto il piede,
alla rocca ne va che quivi siede.
58
Ne la piu forte ancor ne la piu bella
mai vide occhio mortal prima ne dopo.
Son di piu prezzo le mura di quella,
che se diamante fossino o piropo.
Di tai gemme qua giu non si favella:
ed a chi vuol notizia averne, e d'uopo
che vada quivi; che non credo altrove,
se non forse su in ciel, se ne ritruove.
59
Quel che piu fa che lor si inchina e cede
ogn'altra gemma, e che, mirando in esse,
l'uom sin in mezzo all'anima si vede;
vede suoi vizi e sue virtudi espresse,
si che a lusinghe poi di se non crede,
ne a chi dar biasmo a torto gli volesse:
fassi, mirando allo specchio lucente
se stesso, conoscendosi, prudente.
60
Il chiaro lume lor, ch'imita il sole,
manda splendore in tanta copia intorno,
che chi l'ha, ovunque sia, sempre che vuole,
Febo, mal grado tuo, si puo far giorno.
Ne mirabil vi son le pietre sole;
ma la materia e l'artificio adorno
contendon si, che mal giudicar puossi
qual de le due eccellenze maggior fossi.
61
Sopra gli altissimi archi, che puntelli
parean che del ciel fossino a vederli,
eran giardin si spaziosi e belli,
che saria al piano anco fatica averli.
Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli
si puon veder fra i luminosi merli,
ch'adorni son l'estate e il verno tutti
di vaghi fiori e di maturi frutti.
62
Di cosi nobili arbori non suole
prodursi fuor di questi bei giardini,
ne di tai rose o di simil viole,
di gigli, di amaranti o di gesmini.
Altrove appar come a un medesmo sole
e nasca e viva, e morto il capo inchini,
e come lasci vedovo il suo stelo
il fior suggetto al variar del cielo:
63
ma quivi era perpetua la verdura,
perpetua la belta de' fiori eterni:
non che benignita de la Natura
si temperatamente li governi;
ma LogistilIa con suo studio e cura,
senza bisogno de' moti superni
(quel che agli altri impossibile parea),
sua primavera ognor ferma tenea.
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