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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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64
Logistilla mostro molto aver grato
ch'a lei venisse un si gentil signore;
e comando che fosse accarezzato,
e che studiasse ognun di fargli onore.
Gran pezzo inanzi Astolfo era arrivato,
che visto da Ruggier fu di buon core.
Fra pochi giorni venner gli altri tutti,
ch'a l'esser lor Melissa avea ridutti.

65
Poi che si fur posati un giorno e dui,
venne Ruggiero alla fata prudente
col duca Astolfo, che non men di lui
avea desir di riveder Ponente.
Melissa le parlo per amendui;
e supplica la fata umilemente,
che li consigli, favorisca e aiuti,
si che ritornin donde eran venuti.

66
Disse la fata: - Io ci porro il pensiero,
e fra dui di te li daro espediti. -
Discorre poi tra se, come Ruggiero,
e dopo lui, come quel duca aiti:
conchiude infin che 'l volator destriero
ritorni il primo agli aquitani liti;
ma prima vuol che se gli faccia un morso,
con che lo volga, e gli raffreni il corso.

67
Gli mostra come egli abbia a far, se vuole
che poggi in alto, e come a far che cali;
e come, se vorra che in giro vole,
o vada ratto, o che si stia su l'ali:
e quali effetti il cavallier far suole
di buon destriero in piana terra, tali
facea Ruggier che mastro ne divenne,
per l'aria, del destrier ch'avea le penne.

68
Poi che Ruggier fu d'ogni cosa in punto,
da la fata gentil comiato prese,
alla qual resto poi sempre congiunto
di grande amore; e usci di quel paese.
Prima di lui che se n'ando in buon punto,
e poi diro come il guerriero inglese
tornasse con piu tempo e piu fatica
al magno Carlo ed alla corte amica.

69
Quindi parti Ruggier, ma non rivenne
per quella via che fe' gia suo mal grado,
allor che sempre l'ippogrifo il tenne
sopra il mare, e terren vide di rado:
ma potendogli or far batter le penne
di qua di la, dove piu gli era a grado,
volse al ritorno far nuovo sentiero,
come, schivando Erode, i Magi fero.

70
Al venir quivi, era, lasciando Spagna,
venuto India a trovar per dritta riga,
la dove il mare oriental la bagna;
dove una fata avea con l'altra briga.
Or veder si dispose altra campagna,
che quella dove i venti Eolo istiga,
e finir tutto il cominciato tondo,
per aver, come il sol, girato il mondo.

71
Quinci il Cataio, e quindi Mangiana
sopra il gran Quinsai vide passando:
volo sopra l'Imavo, e Sericana
lascio a man destra; e sempre declinando
da l'iperborei Sciti a l'onda ircana,
giunse alle parti di Sarmazia: e quando
fu dove Asia da Europa si divide,
Russi e Pruteni e la Pomeria vide.

72
Ben che di Ruggier fosse ogni desire
di ritornare a Bradamante presto;
pur, gustato il piacer ch'avea di gire
cercando il mondo, non resto per questo,
ch'alli Pollacchi, agli Ungari venire
non volesse anco, alli Germani, e al resto
di quella boreale orrida terra:
e venne al fin ne l'ultima Inghilterra.

73
Non crediate, Signor, che pero stia
per si lungo camin sempre su l'ale:
ogni sera all'albergo se ne gia,
schivando a suo poter d'alloggiar male.
E spese giorni e mesi in questa via,
si di veder la terra e il mar gli cale.
Or presso a Londra giunto una matina,
sopra Tamigi il volator declina.

74
Dove ne' prati alla citta vicini
vide adunati uomini d'arme e fanti,
ch'a suon di trombe e a suon di tamburini
venian, partiti a belle schiere, avanti
il buon Rinaldo, onor de' paladini;
del qual, se vi ricorda, io dissi inanti,
che mandato da Carlo, era venuto
in queste parti a ricercar aiuto.

75
Giunse a punto Ruggier, che si facea
la bella mostra fuor di quella terra;
e per sapere il tutto, ne chiedea
un cavallier, ma scese prima in terra:
e quel, ch'affabil era, gli dicea
che di Scozia e d'Irlanda e d'Inghilterra
e de l'isole intorno eran le schiere
che quivi alzate avean tante bandiere:

76
e finita la mostra che faceano,
alla marina se distenderanno,
dove aspettati per solcar l'Oceano
son dai navili che nel porto stanno.
I Franceschi assediati si ricreano,
sperando in questi che a salvar li vanno.
- Ma accio tu te n'informi pienamente,
io ti distinguero tutta la gente.

77
Tu vedi ben quella bandiera grande,
ch'insieme pon la fiordaligi e i pardi:
quella il gran capitano all'aria spande,
e quella han da seguir gli altri stendardi.
Il suo nome, famoso in queste bande,
e Leonetto, il fior de li gagliardi,
di consiglio e d'ardire in guerra mastro,
del re nipote, e duca di Lincastro.

78
La prima, appresso il gonfalon reale,
che 'l vento tremolar fa verso il monte,
e tien nel campo verde tre bianche ale,
porta Ricardo, di Varvecia conte.
Del duca di Glocestra e quel segnale,
c'ha duo corna di cervio e mezza fronte.
Del duca di Chiarenza e quella face;
quel arbore e del duca d'Eborace.

79
Vedi in tre pezzi una spezzata lancia:
gli e 'l gonfalon del duca di Nortfozia.
La fulgure e del buon conte di Cancia;
il grifone e del conte di Pembrozia.
Il duca di Sufolcia ha la bilancia.
Vedi quel giogo che due serpi assozia:
e del conte d'Esenia, e la ghirlanda
in campo azzurro ha quel di Norbelanda.

80
Il conte d'Arindelia e quel c'ha messo
in mar quella barchetta che s'affonda.
Vedi il marchese di Barclei; e appresso
di Marchia il conte e il conte di Ritmonda:
il primo porta in bianco un monte fesso,
l'altro la palma, il terzo un pin ne l'onda.
Quel di Dorsezia e conte, e quel d'Antona,
che l'uno ha il carro, e l'altro la corona.

81
Il falcon che sul nido i vanni inchina,
porta Raimondo, il conte di Devonia.
Il giallo e negro ha quel di Vigorina;
il can quel d'Erbia un orso quel d'Osonia.
La croce che la vedi cristallina,
e del ricco prelato di Battonia.
Vedi nel bigio una spezzata sedia:
e del duca Ariman di Sormosedia.

82
Gli uomini d'arme e gli arcieri a cavallo
di quarantaduomila numer fanno.
Sono duo tanti, o di cento non fallo,
quelli ch'a pie ne la battaglia vanno.
Mira quei segni, un bigio, un verde, un giallo,
e di nero e d'azzur listato un panno:
Gofredo, Enrigo, Ermante ed Odoardo
guidan pedoni, ognun col suo stendardo.

83
Duca di Bocchingamia e quel dinante;
Enrigo ha la contea di Sarisberia;
signoreggia Burgenia il vecchio Ermante;
quello Odoardo e conte di Croisberia.
Questi alloggiati piu verso levante
sono gl'Inglesi. Or volgeti all'Esperia,
dove si veggion trentamila Scotti,
da Zerbin, figlio del lor re, condotti.

84
Vedi tra duo unicorni il gran leone,
che la spada d'argento ha ne la zampa:
quell'e del re di Scozia il gonfalone;
il suo figliol Zerbino ivi s'accampa.
Non e un si bello in tante altre persone:
natura il fece, e poi roppe la stampa.
Non e in cui tal virtu, tal grazia luca,
o tal possanza: ed e di Roscia duca.

85
Porta in azzurro una dorata sbarra
il conte d'Ottonlei ne lo stendardo.
L'altra bandiera e del duca di Marra,
che nel travaglio porta il leopardo.
Di piu colori e di piu augei bizzarra
mira l'insegna d'Alcabrun gagliardo,
che non e duca, conte, ne marchese,
ma primo nel salvatico paese.

86
Del duca di Trasfordia e quella insegna,
dove e l'augel ch'al sol tien gli occhi franchi.
Lurcanio conte, ch'in Angoscia regna,
porta quel tauro, c'ha duo veltri ai fianchi.
Vedi la il duca d'Albania, che segna
il campo di colori azzurri e bianchi.
Quel avoltor, ch'un drago verde lania,
e l'insegna del conte di Boccania.

87
Signoreggia Forbesse il forte Armano,
che di bianco e di nero ha la bandiera;
ed ha il conte d'Erelia a destra mano,
che porta in campo verde una lumiera.
Or guarda gl'Ibernesi appresso il piano:
sono duo squadre; e il conte di Childera
mena la prima, e il conte di Desmonda
da fieri monti ha tratta la seconda.

88
Ne lo stendardo il primo ha un pino ardente;
l'altro nel bianco una vermiglia banda.
Non da soccorso a Carlo solamente
la terra inglese, e la Scozia e l'Irlanda;
ma vien di Svezia e di Norvegia gente,
da Tile, e fin da la remota Islanda:
da ogni terra, insomma, che la giace,
nimica naturalmente di pace.

89
Sedicimila sono, o poco manco,
de le spelonche usciti e de le selve;
hanno piloso il viso, il petto, il fianco,
e dossi e braccia e gambe, come belve.
Intorno allo stendardo tutto bianco
par che quel pian di lor lance s'inselve:
cosi Moratto il porta, il capo loro,
per dipingerlo poi di sangue Moro. -

90
Mentre Ruggier di quella gente bella,
che per soccorrer Francia si prepara,
mira le varie insegne e ne favella,
e dei signor britanni i nomi impara;
uno ed un altro a lui, per mirar quella
bestia sopra cui siede, unica o rara,
maraviglioso corre e stupefatto;
e tosto il cerchio intorno gli fu fatto.

91
Si che per dare ancor piu maraviglia,
e per pigliarne il buon Ruggier piu gioco,
al volante corsier scuote la briglia,
e con gli sproni ai fianchi il tocca un poco:
quel verso il ciel per l'aria il camin piglia,
e lascia ognuno attonito in quel loco.
Quindi Ruggier, poi che di banda in banda
vide gl'Inglesi, ando verso l'Irlanda.

92
E vide Ibernia fabulosa, dove
il santo vecchiarel fece la cava,
in che tanta merce par che si truove,
che l'uom vi purga ogni sua colpa prava.
Quindi poi sopra il mare il destrier muove
la dove la minor Bretagna lava:
e nel passar vide, mirando a basso,
Angelica legata al nudo sasso.

93
Al nudo sasso, all'Isola del pianto;
che l'Isola del pianto era nomata
quella che da crudele e fiera tanto
ed inumana gente era abitata,
che (come io vi dicea sopra nel canto)
per vari liti sparsa iva in armata
tutte le belle donne depredando,
per farne a un mostro poi cibo nefando.

94
Vi fu legata pur quella matina,
dove venia per trangugiarla viva
quel smisurato mostro, orca marina,
che di aborrevole esca si nutriva.
Dissi di sopra, come fu rapina
di quei che la trovaro in su la riva
dormire al vecchio incantatore a canto,
ch'ivi l'avea tirata per incanto.

95
La fiera gente inospitale e cruda
alla bestia crudel nel lito espose
la bellissima donna, cosi ignuda
come Natura prima la compose.
Un velo non ha pure, in che richiuda
i bianchi gigli e le vermiglie rose,
da non cader per luglio o per dicembre,
di che son sparse le polite membre.

96
Creduto avria che fosse statua finta
o d'alabastro o d'altri marmi illustri
Ruggiero, e su lo scoglio cosi avinta
per artificio di scultori industri;
se non vedea la lacrima distinta
tra fresche rose e candidi ligustri
far rugiadose le crudette pome,
e l'aura sventolar l'aurate chiome.

97
E come ne' begli occhi gli occhi affisse,
de la sua Bradamante gli sovvenne.
Pietade e amore a un tempo lo trafisse,
e di piangere a pena si ritenne;
e dolcemente alla donzella disse,
poi che del suo destrier freno le penne:
- O donna, degna sol de la catena
con chi i suoi servi Amor legati mena,

98
e ben di questo e d'ogni male indegna,
chi e quel crudel che con voler perverso
d'importuno livor stringendo segna
di queste belle man l'avorio terso? -
Forza e ch'a quel parlare ella divegna
quale e di grana un bianco avorio asperso,
di se vedendo quelle parti ignude,
ch'ancor che belle sian, vergogna chiude.

99
E coperto con man s'avrebbe il volto,
se non eran legate al duro sasso;
ma del pianto, ch'almen non l'era tolto,
lo sparse, e si sforzo di tener basso.
E dopo alcun' signozzi il parlar sciolto,
incomincio con fioco suono e lasso:
ma non segui; che dentro il fe' restare
il gran rumor che si senti nel mare.

100
Ecco apparir lo smisurato mostro
mezzo ascoso ne l'onda e mezzo sorto.
Come sospinto suol da borea o d'ostro
venir lungo navilio a pigliar porto,
cosi ne viene al cibo che l'e mostro
la bestia orrenda; e l'intervallo e corto.
La donna e mezza morta di paura;
ne per conforto altrui si rassicura.

101
Tenea Ruggier la lancia non in resta,
ma sopra mano, e percoteva l'orca.
Altro non so che s'assimigli a questa,
ch'una gran massa che s'aggiri e torca;
ne forma ha d'animal, se non la testa,
c'ha gli occhi e i denti fuor, come di porca.
Ruggier in fronte la feria tra gli occhi;
ma par che un ferro o un duro sasso tocchi.

102
Poi che la prima botta poco vale,
ritorna per far meglio la seconda.
L'orca, che vede sotto le grandi ale
l'ombra di qua e di la correr su l'onda,
lascia la preda certa litorale,
e quella vana segue furibonda:
dietro quella si volve e si raggira.
Ruggier giu cala, e spessi colpi tira.

103
Come d'alto venendo aquila suole,
ch'errar fra l'erbe visto abbia la biscia,
o che stia sopra un nudo sasso al sole,
dove le spoglie d'oro abbella e liscia;
non assalir da quel lato la vuole
onde la velenosa e soffia e striscia,
ma da tergo la adugna, e batte i vanni,
accio non se le volga e non la azzanni:

104
cosi Ruggier con l'asta e con la spada,
non dove era de' denti armato il muso,
ma vuol che 'l colpo tra l'orecchie cada,
or su le schene, or ne la coda giuso.
Se la fera si volta, ei muta strada,
ed a tempo giu cala, e poggia in suso:
ma come sempre giunga in un diaspro,
non puo tagliar lo scoglio duro ed aspro.

105
Simil battaglia fa la mosca audace
contra il mastin nel polveroso agosto,
o nel mese dinanzi o nel seguace,
l'uno di spiche e l'altro pien di mosto:
negli occhi il punge e nel grifo mordace,
volagli intorno e gli sta sempre accosto;
e quel suonar fa spesso il dente asciutto:
ma un tratto che gli arrivi, appaga il tutto.

106
Si forte ella nel mar batte la coda,
che fa vicino al ciel l'acqua inalzare;
tal che non sa se l'ale in aria snoda,
o pur se 'l suo destrier nuota nel mare.
Gli e spesso che disia trovarsi a proda;
che se lo sprazzo in tal modo ha a durare,
teme si l'ale inaffi all'ippogrifo,
che brami invano avere o zucca o schifo.

107
Prese nuovo consiglio, e fu il migliore,
di vincer con altre arme il mostro crudo:
abbarbagliar lo vuol con lo splendore
ch'era incantato nel coperto scudo.
Vola nel lito; e per non fare errore,
alla donna legata al sasso nudo
lascia nel minor dito de la mano
l'annel, che potea far l'incanto vano:

108
dico l'annel che Bradamante avea,
per liberar Ruggier, tolto a Brunello,
poi per trarlo di man d'Alcina rea,
mandato in India per Melissa a quello.
Melissa (come dianzi io vi dicea)
in ben di molti adopero l'annello;
indi l'avea a Ruggier restituito,
dal qual poi sempre fu portato in dito.

109
Lo da ad Angelica ora, perche teme
che del suo scudo il fulgurar non viete,
e perche a lei ne sien difesi insieme
gli occhi che gia l'avean preso alla rete.
Or viene al lito e sotto il ventre preme
ben mezzo il mar la smisurata cete.
Sta Ruggiero alla posta, e lieva il velo;
e par ch'aggiunga un altro sole al cielo.

110
Feri negli occhi l'incantato lume
di quella fera, e fece al modo usato.
Quale o trota o scaglion va giu pel fiume
c'ha con calcina il montanar turbato,
tal si vedea ne le marine schiume
il mostro orribilmente riversciato.
Di qua di la Ruggier percuote assai,
ma di ferirlo via non truova mai.

111
La bella donna tuttavolta priega
ch'invan la dura squama oltre non pesti.
- Torna, per Dio, signor: prima mi slega
(dicea piangendo), che l'orca si desti:
portami teco e in mezzo il mar mi anniega:
non far ch'in ventre al brutto pesce io resti. -
Ruggier, commosso dunque al giusto grido,
slego la donna, e la levo dal lido.

112
Il destrier punto, ponta i pie all'arena
e sbalza in aria, e per lo ciel galoppa;
e porta il cavalliero in su la schena,
e la donzella dietro in su la groppa.
Cosi privo la fera de la cena
per lei soave e delicata troppa.
Ruggier si va volgendo, e mille baci
figge nel petto e negli occhi vivaci.

113
Non piu tenne la via, come propose
prima, di circundar tutta la Spagna;
ma nel propinquo lito il destrier pose,
dove entra in mar piu la minor Bretagna.
Sul lito un bosco era di querce ombrose,
dove ognor par che Filomena piagna;
ch'in mezzo avea un pratel con una fonte,
e quinci e quindi un solitario monte.

114
Quivi il bramoso cavallier ritenne
l'audace corso, e nel pratel discese;
e fe' raccorre al suo destrier le penne,
ma non a tal che piu le avea distese.
Del destrier sceso, a pena si ritenne
di salir altri; ma tennel l'arnese:
l'arnese il tenne, che bisogno trarre,
e contra il suo disir messe le sbarre.

115
Frettoloso, or da questo or da quel canto
confusamente l'arme si levava.
Non gli parve altra volta mai star tanto;
che s'un laccio sciogliea, dui n'annodava.
Ma troppo e lungo ormai, Signor, il canto,
e forse ch'anco l'ascoltar vi grava:
si ch'io differiro l'istoria mia
in altro tempo che piu grata sia.


CANTO UNDICESIMO


1
Quantunque debil freno a mezzo il corso
animoso destrier spesso raccolga,
raro e pero che di ragione il morso
libidinosa furia a dietro volga,
quando il piacere ha in pronto; a guisa d'orso
che dal mel non si tosto si distolga,
poi che gli n'e venuto odore al naso,
o qualche stilla ne gusto sul vaso.

2
Qual ragion fia che 'l buon Ruggier raffrene,
si che non voglia ora pigliar diletto
d'Angelica gentil che nuda tiene
nel solitario e commodo boschetto?
Di Bradamante piu non gli soviene,
che tanto aver solea fissa nel petto:
e se gli ne sovien pur come prima,
pazzo e se questa ancor non prezza e stima;

3
con la qual non saria stato quel crudo
Zenocrate di lui piu continente.
Gittato avea Ruggier l'asta e lo scudo,
e si traea l'altre arme impaziente;
quando abbassando pel bel corpo ignudo
la donna gli occhi vergognosamente,
si vide in dito il prezioso annello
che gia le tolse ad Albracca Brunello.

4
Questo e l'annel ch'ella porto gia in Francia
la prima volta che fe' quel camino
col fratel suo, che v'arreco la lancia,
la qual fu poi d'Astolfo paladino.
Con questo fe' gl'incanti uscire in ciancia
di Malagigi al petron di Merlino;
con questo Orlando ed altri una matina
tolse di servitu di Dragontina;

5
con questo usci invisibil de la torre
dove l'avea richiusa un vecchio rio.
A che voglio io tutte sue prove accorre,
se le sapete voi cosi come io?
Brunel sin nel giron lel venne a torre;
ch'Agramante d'averlo ebbe disio.
Da indi in qua sempre Fortuna a sdegno
ebbe costei, fin che le tolse il regno.

6
Or che sel vede, come ho detto, in mano,
si di stupore e d'allegrezza e piena,
che quasi dubbia di sognarsi invano,
agli occhi, alla man sua da fede a pena.
Del dito se lo leva, e a mano a mano
sel chiude in bocca: e in men che non balena,
cosi dagli occhi di Ruggier si cela,
come fa il sol quando la nube il vela.

7
Ruggier pur d'ogn'intorno riguardava,
e s'aggirava a cerco come un matto;
ma poi che de l'annel si ricordava,
scornato vi rimase e stupefatto:
e la sua inavvertenza bestemiava,
e la donna accusava di quello atto
ingrato e discortese, che renduto
in ricompensa gli era del suo aiuto.

8
- Ingrata damigella, e questo quello
guiderdone (dicea), che tu mi rendi?
che piu tosto involar vogli l'annello,
ch'averlo in don? Perche da me nol prendi?
Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello
e me ti dono, e come vuoi mi spendi;
sol che 'l bel viso tuo non mi nascondi.
Io so, crudel, che m'odi, e non rispondi. -

9
Cosi dicendo, intorno alla fontana
brancolando n'andava come cieco.
Oh quante volte abbraccio l'aria vana,
sperando la donzella abbracciar seco!
Quella, che s'era gia fatta lontana,
mai non cesso d'andar, che giunse a un speco
che sotto un monte era capace e grande,
dove al bisogno suo trovo vivande.

10
Quivi un vecchio pastor, che di cavalle
un grande armento avea, facea soggiorno.
Le iumente pascean giu per la valle
le tenere erbe ai freschi rivi intorno.
Di qua di la da l'antro erano stalle,
dove fuggiano il sol del mezzo giorno.
Angelica quel di lunga dimora
la dentro fece, e non fu vista ancora.

11
E circa il vespro, poi che rifrescossi,
e le fu aviso esser posata assai,
in certi drappi rozzi aviluppossi,
dissimil troppo ai portamenti gai,
che verdi, gialli, persi, azzurri e rossi
ebbe, e di quante fogge furon mai.
Non le puo tor pero tanto umil gonna,
che bella non rassembri e nobil donna.

12
Taccia chi loda Fillide, o Neera,
o Amarilli, o Galatea fugace;
che d'esse alcuna si bella non era,
Titiro e Melibeo, con vostra pace.
La bella donna tra' fuor de la schiera
de le iumente una che piu le piace.
Allora allora se le fece inante
un pensier di tornarsene in Levante.

13
Ruggiero intanto, poi ch'ebbe gran pezzo
indarno atteso s'ella si scopriva,
e che s'avide del suo error da sezzo,
che non era vicina e non l'udiva;
dove lasciato avea il cavallo, avezzo
in cielo e in terra, a rimontar veniva:
e ritrovo che s'avea tratto il morso,
e salia in aria a piu libero corso.

14
Fu grave e mala aggiunta all'altro danno
vedersi anco restar senza l'augello.
Questo, non men che 'l feminile inganno,
gli preme al cor; ma piu che questo e quello,
gli preme e fa sentir noioso affanno
l'aver perduto il prezioso annello;
per le virtu non tanto ch'in lui sono,
quanto che fu de la sua donna dono.

15
Oltremodo dolente si ripose
indosso l'arme, e lo scudo alle spalle;
dal mar slungossi, e per le piaggie erbose
prese il camin verso una larga valle,
dove per mezzo all'alte selve ombrose
vide il piu largo e 'l piu segnato calle.
Non molto va, ch'a destra, ove piu folta
e quella selva, un gran strepito ascolta.

16
Strepito ascolta e spaventevol suono
d'arme percosse insieme; onde s'affretta
tra pianta e pianta, e trova dui, che sono
a gran battaglia in poca piazza e stretta.
Non s'hanno alcun riguardo ne perdono,
per far, non so di che, dura vendetta.
L'uno e gigante, alla sembianza fiero;
ardito l'altro e franco cavalliero.

17
E questo con lo scudo e con la spada,
di qua di la saltando, si difende,
perche la mazza sopra non gli cada,
con che il gigante a due man sempre offende.
Giace morto il cavallo in su la strada.
Ruggier si ferma, e alla battaglia attende;
e tosto inchina l'animo, e disia
che vincitore il cavallier ne sia.

18
Non che per questo gli dia alcun aiuto;
ma si tira da parte, e sta a vedere.
Ecco col baston grave il piu membruto
sopra l'elmo a due man del minor fere.
De la percossa e il cavallier caduto:
l'altro, che 'l vide attonito giacere,
per dargli morte l'elmo gli dislaccia;
e fa si che Ruggier lo vede in faccia.

19
Vede Ruggier de la sua dolce e bella
e carissima donna Bradamante
scoperto il viso; e lei vede esser quella
a cui dar morte vuol l'empio gigante:
si che a battaglia subito l'appella,
e con la spada nuda si fa inante:
na quel, che nuova pugna non attende,
la donna tramortita in braccio prende;

20
e se l'arreca in spalla, e via la porta,
come lupo talor piccolo agnello,
o l'aquila portar ne l'ugna torta
suole o colombo o simile altro augello.
Vede Ruggier quanto il suo aiuto importa,
e vien correndo a piu poter; ma quello
con tanta fretta i lunghi passi mena,
che con gli occhi Ruggier lo segue a pena.

21
Cosi correndo l'uno, e seguitando
l'altro, per un sentiero ombroso e fosco,
che sempre si venia piu dilatando,
in un gran prato uscir fuor di quel bosco.
Non piu di questo; ch'io ritorno a Orlando,
che 'l fulgur che porto gia il re Cimosco,
avea gittato in mar nel maggior fondo,
accio mai piu non si trovasse al mondo.

22
Ma poco ci giovo: che 'l nimico empio
de l'umana natura, il qual del telo
fu l'inventor, ch'ebbe da quel l'esempio,
ch'apre le nubi e in terra vien dal cielo;
con quasi non minor di quello scempio
che ci die quando Eva inganno col melo,
lo fece ritrovar da un negromante,
al tempo de' nostri avi, o poco inante.

23
La machina infernal, di piu di cento
passi d'acqua ove ste ascosa molt'anni,
al sommo tratta per incantamento,
prima portata fu tra gli Alamanni;
li quali uno ed un altro esperimento
facendone, e il demonio a' nostri danni
assuttigliando lor via piu la mente,
ne ritrovaro l'uso finalmente.

24
Italia e Francia e tutte l'altre bande
del mondo han poi la crudele arte appresa.
Alcuno il bronzo in cave forme spande,
che liquefatto ha la fornace accesa;
bugia altri il ferro; e chi picciol, chi grande
il vaso forma, che piu e meno pesa:
e qual bombarda e qual nomina scoppio,
qual semplice cannon, qual cannon doppio;

25
qual sagra, qual falcon, qual colubrina
sento nomar, come al suo autor piu agrada;
che 'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina,
e ovunque passa si fa dar la strada.
Rendi, miser soldato, alla fucina
per tutte l'arme c'hai, fin alla spada;
e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi;
che senza, io so, non toccherai stipendi.

26
Come trovasti, o scelerata e brutta
invenzion, mai loco in uman core?
Per te la militar gloria e distrutta,
per te il mestier de l'arme e senza onore;
per te e il valore e la virtu ridutta,
che spesso par del buono il rio migliore:
non piu la gagliardia, non piu l'ardire
per te puo in campo al paragon venire.

27
Per te son giti ed anderan sotterra
tanti signori e cavallieri tanti,
prima che sia finita questa guerra,
che 'l mondo, ma piu Italia ha messo in pianti;
che s'io v'ho detto, il detto mio non erra,
che ben fu il piu crudele e il piu di quanti
mai furo al mondo ingegni empi e maligni,
ch'imagino si abominosi ordigni.

28
E credero che Dio, perche vendetta
ne sia in eterno, nel profondo chiuda
del cieco abisso quella maladetta
anima, appresso al maladetto Giuda.
Ma seguitiamo il cavallier ch'in fretta
brama trovarsi all'isola d'Ebuda,
dove le belle donne e delicate
son per vivanda a un marin mostro date.

29
Ma quanto avea piu fretta il paladino,
tanto parea che men l'avesse il vento.
Spiri o dal lato destro o dal mancino,
o ne le poppe, sempre e cosi lento,
che si puo far con lui poco camino;
e rimanea talvolta in tutto spento:
soffia talor si averso, che gli e forza
o di tornare, o d'ir girando all'orza.

30
Fu volonta di Dio che non venisse
prima che 'l re d'Ibernia in quella parte,
accio con piu facilita seguisse
quel ch'udir vi faro fra poche carte.
Sopra l'isola sorti, Orlando disse
al suo nochiero: - Or qui potrai fermarte,
e 'l battel darmi; che portar mi voglio
senz'altra compagnia sopra lo scoglio.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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