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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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31
E voglio la maggior gomona meco,
e l'ancora maggior ch'abbi sul legno:
io ti faro veder perche l'arreco,
se con quel mostro ad affrontar mi vegno. -
Gittar fe' in mare il palischermo seco,
con tutto quel ch'era atto al suo disegno.
Tutte l'arme lascio, fuor che la spada;
e ver lo scoglio, sol, prese la strada.

32
Si tira i remi al petto, e tien le spalle
volte alla parte ove discender vuole;
a guisa che del mare o de la valle
uscendo al lito, il salso granchio suole.
Era ne l'ora che le chiome gialle
la bella Aurora avea spiegate al Sole,
mezzo scoperto ancora e mezzo ascoso,
non senza sdegno di Titon geloso.

33
Fattosi appresso al nudo scoglio, quanto
potria gagliarda man gittare un sasso,
gli pare udire e non udire un pianto;
si all'orecchie gli vien debole e lasso.
Tutto si volta sul sinistro canto;
e posto gli occhi appresso all'onde al basso,
vede una donna, nuda come nacque,
legata a un tronco; e i pie le bagnan l'acque.

34
Perche gli e ancor lontana, e perche china
la faccia tien, non ben chi sia discerne.
Tira in fretta ambi i remi, e s'avicina
con gran disio di piu notizia averne.
Ma muggiar sente in questo la marina,
e rimbombar le selve e le caverne:
gonfiansi l'onde; ed ecco il mostro appare,
che sotto il petto ha quasi ascoso il mare.

35
Come d'oscura valle umida ascende
nube di pioggia e di tempesta pregna,
che piu che cieca notte si distende
per tutto 'l mondo, e par che 'l giorno spegna;
cosi nuota la fera, e del mar prende
tanto, che si puo dir che tutto il tegna:
fremono l'onde. Orlando in se raccolto,
la mira altier, ne cangia cor ne volto.

36
E come quel ch'avea il pensier ben fermo
di quanto volea far, si mosse ratto;
e perche alla donzella essere schermo,
e la fera assalir potesse a un tratto,
entro fra l'orca e lei col palischermo,
nel fodero lasciando il brando piatto:
l'ancora con la gomona in man prese;
poi con gran cor l'orribil mostro attese.

37
Tosto che l'orca s'accosto, e scoperse
nel schifo Orlando con poco intervallo,
per ingiottirlo tanta bocca aperse,
ch'entrato un uomo vi saria a cavallo.
Si spinse Orlando inanzi, e se gl'immerse
con quella ancora in gola, e s'io non fallo,
col battello anco; e l'ancora attaccolle
e nel palato e ne la lingua molle:

38
si che ne piu si puon calar di sopra,
ne alzar di sotto le mascelle orrende.
Cosi chi ne le mine il ferro adopra,
la terra, ovunque si fa via, suspende,
che subita ruina non lo cuopra,
mentre malcauto al suo lavoro intende.
Da un amo all'altro l'ancora e tanto alta,
che non v'arriva Orlando, se non salta.

39
Messo il puntello, e fattosi sicuro
che 'l mostro piu serrar non puo la bocca,
stringe la spada, e per quel antro oscuro
di qua e di la con tagli e punte tocca.
Come si puo, poi che son dentro al muro
giunti i nimici, ben difender rocca;
cosi difender l'orca si potea
dal paladin che ne la gola avea.

40
Dal dolor vinta, or sopra il mar si lancia,
e mostra i fianchi e le scagliose schene;
or dentro vi s'attuffa, e con la pancia
muove dal fondo e fa salir l'arene.
Sentendo l'acqua il cavallier di Francia,
che troppo abonda, a nuoto fuor ne viene:
lascia l'ancora fitta, e in mano prende
la fune che da l'ancora depende.

41
E con quella ne vien nuotando in fretta
verso lo scoglio; ove fermato il piede,
tira l'ancora a se, ch'in bocca stretta
con le due punte il brutto mostro fiede.
L'orca a seguire il canape e costretta
da quella forza ch'ogni forza eccede,
da quella forza che piu in una scossa
tira, ch'in dieci un argano far possa.

42
Come toro selvatico ch'al corno
gittar si senta un improvviso laccio,
salta di qua di la, s'aggira intorno,
si colca e lieva, e non puo uscir d'impaccio;
cosi fuor del suo antico almo soggiorno
l'orca tratta per forza di quel braccio,
con mille guizzi e mille strane ruote
segue la fune, e scior non se ne puote.

43
Di bocca il sangue in tanta copia fonde,
che questo oggi il mar Rosso si puo dire,
dove in tal guisa ella percuote l'onde,
ch'insino al fondo le vedreste aprire;
ed or ne bagna il cielo, e il lume asconde
del chiaro sol: tanto le fa salire.
Rimbombano al rumor ch'intorno s'ode,
le selve, i monti e le lontane prode.

44
Fuor de la grotta il vecchio Proteo, quando
ode tanto rumor, sopra il mare esce;
e visto entrare e uscir de l'orca Orlando,
e al lito trar si smisurato pesce,
fugge per l'alto oceano, obliando
lo sparso gregge: e si il tumulto cresce,
che fatto al carro i suoi delfini porre,
quel di Nettuno in Etiopia corre.

45
Con Melicerta in collo Ino piangendo,
e le Nereide coi capelli sparsi,
Glauci e Tritoni, e gli altri, non sappiendo
dove, chi qua chi la van per salvarsi.
Orlando al lito trasse il pesce orrendo,
col qual non bisogno piu affaticarsi;
che pel travaglio e per l'avuta pena,
prima mori, che fosse in su l'arena.

46
De l'isola non pochi erano corsi
a riguardar quella battaglia strana;
i quai da vana religion rimorsi,
cosi sant'opra riputar profana:
e dicean che sarebbe un nuovo torsi
Proteo nimico, e attizzar l'ira insana,
da farli porre il marin gregge in terra,
e tutta rinovar l'antica guerra;

47
e che meglio sara di chieder pace
prima all'offeso dio, che peggio accada;
e questo si fara, quando l'audace
gittato in mare a placar Proteo vada.
Come da fuoco l'una a l'altra face,
e tosto alluma tutta una contrada,
cosi d'un cor ne l'altro si difonde
l'ira ch'Orlando vuol gittar ne l'onde.

48
Chi d'una fromba e chi d'un arco armato,
chi d'asta, chi di spada, al lito scende;
e dinanzi e di dietro e d'ogni lato,
lontano e appresso, a piu poter l'offende.
Di si bestiale insulto e troppo ingrato
gran meraviglia il paladin si prende:
pel mostro ucciso ingiuria far si vede,
dove aver ne spero gloria e mercede.

49
Ma come l'orso suol, che per le fiere
menato sia da Rusci o da Lituani,
passando per la via, poco temere
l'importuno abbaiar di picciol cani,
che pur non se li degna di vedere;
cosi poco temea di quei villani
il paladin, che con un soffio solo
ne potra fracassar tutto lo stuolo.

50
E ben si fece far subito piazza
che lor si volse, e Durindana prese.
S'avea creduto quella gente pazza
che le dovesse far poche contese,
quando ne indosso gli vedea corazza,
ne scudo in braccio, ne alcun altro arnese;
ma non sapea che dal capo alle piante
dura la pelle avea piu che diamante.

51
Quel che d'Orlando agli altri far non lece,
di far degli altri a lui gia non e tolto.
Trenta n'uccise, e furo in tutto diece
botte, o se piu, non le passo di molto.
Tosto intorno sgombrar l'arena fece;
e per slegar la donna era gia volto,
quando nuovo tumulto e nuovo grido
fe' risuonar da un'altra parte il lido.

52
Mentre avea il paladin da questa banda
cosi tenuto i barbari impediti,
eran senza contrasto quei d'Irlanda
da piu parte ne l'isola saliti;
e spenta ogni pieta, strage nefanda
di quel popul facean per tutti i liti:
fosse iustizia, o fosse crudeltade,
ne sesso riguardavano ne etade.

53
Nessun ripar fan gl'isolani, o poco;
parte, ch'accolti son troppo improviso,
parte, che poca gente ha il picciol loco,
e quella poca e di nessun aviso.
L'aver fu messo a sacco; messo fuoco
fu ne le case: il populo fu ucciso:
le mura fur tutte adeguate al suolo:
non fu lasciato vivo un capo solo.

54
Orlando, come gli appertenga nulla
l'alto rumor, le strida e la ruina,
viene a colei che su la pietra brulla
avea da divorar l'orca marina.
Guarda, e gli par conoscer la fanciulla;
e piu gli pare, e piu che s'avicina:
gli pare Olimpia: ed era Olimpia certo,
che di sua fede ebbe si iniquo merto.

55
Misera Olimpia! a cui dopo lo scorno
che gli fe' Amore, anco Fortuna cruda
mando i corsari (e fu il medesmo giorno),
che la portaro all'isola d'Ebuda.
Riconosce ella Orlando nel ritorno
che fa allo scoglio: ma perch'ella e nuda,
tien basso il capo; e non che non gli parli,
ma gli occhi non ardisce al viso alzarli.

56
Orlando domando ch'iniqua sorte
l'avesse fatta all'isola venire
di la dove lasciata col consorte
lieta l'avea, quanto si puo piu dire.
- Non so (disse ella) s'io v'ho, che la morte
voi mi schivaste, grazie a riferire,
o da dolermi che per voi non sia
oggi finita la miseria mia.

57
Io v'ho da ringraziar ch'una maniera
di morir mi schivaste troppo enorme;
che troppo saria enorme, se la fera
nel brutto ventre avesse avuto a porme.
Ma gia non vi ringrazio ch'io non pera;
che morte sol puo di miseria torme:
ben vi ringraziero, se da voi darmi
quella vedro, che d'ogni duol puo trarmi. -

58
Poi con gran pianto seguito, dicendo
come lo sposo suo l'avea tradita;
che la lascio su l'isola dormendo,
donde ella poi fu dai corsar rapita.
E mentre ella parlava, rivolgendo
s'andava in quella guisa che scolpita
o dipinta e Diana ne la fonte,
che getta l'acqua ad Ateone in fronte;

59
che, quanto puo, nasconde il petto e 'l ventre,
piu liberal dei fianchi e de le rene.
Brama Orlando ch'in porto il suo legno entre;
che lei, che sciolta avea da le catene,
vorria coprir d'alcuna veste. Or mentre
ch'a questo e intento, Oberto sopraviene,
Oberto il re d'Ibernia, ch'avea inteso
che 'l marin mostro era sul lito steso;

60
E che nuotando un cavallier era ito
a porgli in gola un'ancora assai grave;
e che l'avea cosi tirato al lito,
come si suol tirar contr'acqua nave.
Oberto, per veder se riferito
colui da chi l'ha inteso, il vero gli have,
se ne vien quivi; e la sua gente intanto
arde e distrugge Ebuda in ogni canto.

61
Il re d'Ibernia, ancor che fosse Orlando,
di sangue tinto, e d'acqua molle e brutto,
brutto del sangue che si trasse quando
usci de l'orca in ch'era entrato tutto,
pel conte l'ando pur raffigurando;
tanto piu che ne l'animo avea indutto,
tosto che del valor senti la nuova,
ch'altri ch'Orlando non faria tal pruova.

62
Lo conoscea, perch'era stato infante
d'onore in Francia, e se n'era partito
per pigliar la corona, l'anno inante,
del padre suo ch'era di vita uscito.
Tante volte veduto, e tante e tante
gli avea parlato, ch'era in infinito.
Lo corse ad abbracciare e a fargli festa,
trattasi la celata ch'avea in testa.

63
Non meno Orlando di veder contento
si mostro il re, che 'l re di veder lui.
Poi che furo a iterar l'abbracciamento
una o due volte tornati amendui,
narro ad Oberto Orlando il tradimento
che fu fatto alla giovane, e da cui
fatto le fu; dal perfido Bireno,
che via d'ogn'altro lo dovea far meno.

64
Le prove gli narro, che tante volte
ella d'amarlo dimostrato avea:
come i parenti e le sustanze tolte
le furo, e al fin per lui morir volea;
e ch'esso testimonio era di molte,
e renderne buon conto ne potea.
Mentre parlava, i begli occhi sereni
de la donna di lagrime eran pieni.

65
Era il bel viso suo, quale esser suole
da primavera alcuna volta il cielo,
quando la pioggia cade, e a un tempo il sole
si sgombra intorno il nubiloso velo.
E come il rosignuol dolci carole
mena nei rami alor del verde stelo,
cosi alle belle lagrime le piume
si bagna Amore, e gode al chiaro lume.

66
E ne la face de' begli occhi accende
l'aurato strale, e nel ruscello amorza,
che tra vermigli e bianchi fiori scende:
e temprato che l'ha, tira di forza
contra il garzon, che ne scudo difende,
ne maglia doppia, ne ferrigna scorza;
che mentre sta a mirar gli occhi e le chiome,
si sente il cor ferito, e non sa come.

67
Le bellezze d'Olimpia eran di quelle
che son piu rare: e non la fronte sola,
gli occhi e le guance e le chiome avea belle,
la bocca, il naso, gli omeri e la gola;
ma discendendo giu da le mammelle,
le parti che solea coprir la stola,
fur di tanta eccellenza, ch'anteporse
a quante n'avea il mondo potean forse.

68
Vinceano di candor le nievi intatte,
ed eran piu ch'avorio a toccar molli:
le poppe ritondette parean latte
che fuor dei giunchi allora allora tolli.
Spazio fra lor tal discendea, qual fatte
esser veggian fra picciolini colli
l'ombrose valli, in sua stagione amene,
che 'l verno abbia di nieve allora piene.

69
I rilevati fianchi e le belle anche,
e netto piu che specchio il ventre piano,
pareano fatti, e quelle coscie bianche,
da Fidia a torno, o da piu dotta mano.
Di quelle parti debbovi dir anche,
che pur celare ella bramava invano?
Diro insomma, ch'in lei dal capo al piede,
quant'esser puo belta, tutta si vede.

70
Se fosse stata ne le valli Idee
vista dal Pastor frigio, io non so quanto
Vener, sebben vincea quell'altre dee,
portato avesse di bellezza il vanto:
ne forso ito saria ne le Amiclee
contrade esso a violar l'ospizio santo;
ma detto avria: - Con Menelao ti resta,
Elena pur; ch'altra io non vo' che questa. -

71
E se fosse costei stata a Crotone,
quando Zeusi l'imagine far volse,
che por dovea nel tempio di Iunone,
e tante belle nude insieme accolse;
e che, per una farne in perfezione,
da chi una parte e da chi un'altra tolse:
non avea da torre altra che costei;
che tutte le bellezze erano in lei.

72
Io non credo che mai Bireno, nudo
vedesse quel bel corpo; ch'io son certo
che stato non saria mai cosi crudo,
che l'avesse lasciata in quel deserto.
Ch'Oberto se n'accende, io vi concludo,
tanto che 'l fuoco non puo star coperto.
Si studia consolarla, e darle speme
ch'uscira in bene il mal ch'ora la preme:

73
e le promette andar seco in Olanda;
ne fin che ne lo stato la rimetta,
e ch'abbia fatto iusta e memoranda
di quel periuro e traditor vendetta,
non cessera con cio che possa Irlanda,
e lo fara quanto potra piu in fretta.
Cercare intanto in quelle case e in queste
facea di gonne e di feminee veste.

74
Bisogno non sara, per trovar gonne,
ch'a cercar fuor de l'isola si mande;
ch'ogni di se n'avea da quelle donne
che de l'avido mostro eran vivande.
Non fe' molto cercar, che ritrovonne
di varie fogge Oberto copia grande;
e fe' vestir Olimpia, e ben gl'increbbe
non la poter vestir come vorrebbe.

75
Ma ne si bella seta o si fin'oro
mai Fiorentini industri tesser fenno;
ne chi ricama fece mai lavoro,
postovi tempo, diligenza e senno,
che potesse a costui parer decoro,
se lo fesse Minerva o il dio di Lenno,
e degno di coprir si belle membre,
che forza e ad or ad or se ne rimembre.

76
Per piu rispetti il paladino molto
si dimostro di questo amor contento:
ch'oltre che 'l re non lascerebbe asciolto
Bireno andar di tanto tradimento,
sarebbe anch'esso per tal mezzo tolto
di grave e di noioso impedimento,
quivi non per Olimpia, ma venuto
per dar, se v'era, alla sua donna aiuto.

77
Ch'ella non v'era si chiari di corto,
ma gia non si chiari se v'era stata;
perche ogn'uomo ne l'isola era morto,
ne un sol rimaso di si gran brigata.
Il di seguente si partir del porto,
e tutti insieme andaro in una armata.
Con loro ando in Irlanda il paladino;
che fu per gire in Francia il suo camino.

78
A pena un giorno si fermo in Irlanda;
non valser preghi a far che piu vi stesse:
Amor, che dietro alla sua donna il manda,
di fermarvisi piu non gli concesse.
Quindi si parte; e prima raccomanda
Olimpia al re, che servi le promesse:
ben che non bisognasse; che gli attenne
molto piu, che di far non si convenne.

79
Cosi fra pochi di gente raccolse;
e fatto lega col re d'Inghilterra
e con l'altro di Scozia, gli ritolse
Olanda, e in Frisa non gli lascio terra;
ed a ribellione anco gli volse
la sua Selandia: e non fini la guerra,
che gli die morte; ne pero fu tale
la pena, ch'al delitto andasse eguale.

80
Olimpia Oberto si piglio per moglie,
e di contessa la fe' gran regina.
Ma ritorniamo al paladin che scioglie
nel mar le vele, e notte e di camina;
poi nel medesmo porto le raccoglie,
donde pria le spiego ne la marina:
e sul suo Brigliadoro armato salse,
e lascio dietro i venti e l'onde salse.

81
Credo che 'l resto di quel verno cose
facesse degne di tenerne conto;
ma fur sin a quel tempo si nascose,
che non e colpa mia s'or non le conto;
perche Orlando a far l'opre virtuose,
piu che a narrarle poi, sempre era pronto:
ne mai fu alcun de li suoi fatti espresso,
se non quando ebbe i testimoni appresso.

82
Passo il resto del verno cosi cheto,
che di lui non si seppe cosa vera:
ma poi che 'l sol ne l'animal discreto
che porto Friso, illumino la sfera,
e Zefiro torno soave e lieto
a rimenar la dolce primavera;
d'Orlando usciron le mirabil pruove
coi vaghi fiori e con l'erbette nuove.

83
Di piano in monte, e di campagna in lido,
pien di travaglio e di dolor ne gia;
quando all'entrar d'un bosco, un lungo grido,
un alto duol l'orecchie gli feria.
Spinge il cavallo, e piglia il brando fido,
e donde viene il suon, ratto s'invia:
ma diferisco un'altra volta a dire
quel che segui, se mi vorrete udire.


CANTO DODICESIMO


1
Cerere, poi che da la madre Idea
tornando in fretta alla solinga valle,
la dove calca la montagna Etnea
al fulminato Encelado le spalle,
la figlia non trovo dove l'avea
lasciata fuor d'ogni segnato calle;
fatto ch'ebbe alle guance, al petto, ai crini
e agli occhi danno, al fin svelse duo pini;

2
e nel fuoco gli accese di Vulcano,
e die lor non potere esser mai spenti:
e portandosi questi uno per mano
sul carro che tiravan dui serpenti,
cerco le selve, i campi, il monte, il piano,
le valli, i fiumi, li stagni, i torrenti,
la terra e 'l mare; e poi che tutto il mondo
cerco di sopra, ando al tartareo fondo.

3
S'in poter fosse stato Orlando pare
all'Eleusina dea, come in disio,
non avria, per Angelica cercare,
lasciato o selva o campo o stagno o rio
o valle o monte o piano o terra o mare,
il cielo e 'l fondo de l'eterno oblio;
ma poi che 'l carro e i draghi non avea,
la gia cercando al meglio che potea.

4
L'ha cercata per Francia: or s'apparecchia
per Italia cercarla e per Lamagna,
per la nuova Castiglia e per la vecchia,
e poi passare in Libia il mar di Spagna.
Mentre pensa cosi, sente all'orecchia
una voce venir, che par che piagna:
si spinge inanzi; e sopra un gran destriero
trottar si vede innanzi un cavalliero,

5
che porta in braccio e su l'arcion davante
per forza una mestissima donzella.
Piange ella, e si dibatte, e fa sembiante
di gran dolore; ed in soccorso appella
il valoroso principe d'Anglante;
che come mira alla giovane bella,
gli par colei, per cui la notte e il giorno
cercato Francia avea dentro e d'intorno.

6
Non dico ch'ella fosse, ma parea
Angelica gentil ch'egli tant'ama.
Egli, che la sua donna e la sua dea
vede portar si addolorata e grama,
spinto da l'ira e da la furia rea,
con voce orrenda il cavallier richiama;
richiama il cavalliero e gli minaccia,
e Brigliadoro a tutta briglia caccia.

7
Non resta quel fellon, ne gli risponde,
all'alta preda, al gran guadagno intento,
e si ratto ne va per quelle fronde,
che saria tardo a seguitarlo il vento.
L'un fugge, e l'altro caccia; e le profonde
selve s'odon sonar d'alto lamento.
Correndo usciro in un gran prato; e quello
avea nel mezzo un grande e ricco ostello.

8
Di vari marmi con suttil lavoro
edificato era il palazzo altiero.
Corse dentro alla porta messa d'oro
con la donzella in braccio il cavalliero.
Dopo non molto giunse Brigliadoro,
che porta Orlando disdegnoso e fiero.
Orlando, come e dentro, gli occhi gira;
ne piu il guerrier, ne la donzella mira.

9
Subito smonta, e fulminando passa
dove piu dentro il bel tetto s'alloggia:
corre di qua, corre di la, ne lassa
che non vegga ogni camera, ogni loggia.
Poi che i segreti d'ogni stanza bassa
ha cerco invan, su per le scale poggia;
e non men perde anco a cercar di sopra,
che perdessi di sotto, il tempo e l'opra.

10
D'oro e di seta i letti ornati vede:
nulla de muri appar ne de pareti;
che quelle, e il suolo ove si mette il piede,
son da cortine ascose e da tapeti.
Di su di giu va il conte Orlando e riede;
ne per questo puo far gli occhi mai lieti
che riveggiano Angelica, o quel ladro
che n'ha portato il bel viso leggiadro.

11
E mentre or quinci or quindi invano il passo
movea, pien di travaglio e di pensieri,
Ferrau, Brandimarte e il re Gradasso,
re Sacripante ed altri cavallieri
vi ritrovo, ch'andavano alto e basso,
ne men facean di lui vani sentieri;
e si ramaricavan del malvagio
invisibil signor di quel palagio.

12
Tutti cercando il van, tutti gli danno
colpa di furto alcun che lor fatt'abbia:
del destrier che gli ha tolto, altri e in affanno;
ch'abbia perduta altri la donna, arrabbia;
altri d'altro l'accusa: e cosi stanno,
che non si san partir di quella gabbia;
e vi son molti, a questo inganno presi,
stati le settimane intiere e i mesi.

13
Orlando, poi che quattro volte e sei
tutto cercato ebbe il palazzo strano,
disse fra se: - Qui dimorar potrei,
gittare il tempo e la fatica invano:
e potria il ladro aver tratta costei
da un'altra uscita, e molto esser lontano. -
Con tal pensiero usci nel verde prato,
dal qual tutto il palazzo era aggirato.

14
Mentre circonda la casa silvestra,
tenendo pur a terra il viso chino,
per veder s'orma appare, o da man destra
o da sinistra, di nuovo camino;
si sente richiamar da una finestra:
e leva gli occhi; e quel parlar divino
gli pare udire, e par che miri il viso,
che l'ha da quel che fu, tanto diviso.

15
Pargli Angelica udir, che supplicando
e piangendo gli dica: - Aita, aita!
la mia virginita ti raccomando
piu che l'anima mia, piu che la vita.
Dunque in presenza del mio caro Orlando
da questo ladro mi sara rapita?
piu tosto di tua man dammi la morte,
che venir lasci a si infelice sorte. -

16
Queste parole una ed un'altra volta
fanno Orlando tornar per ogni stanza,
con passione e con fatica molta,
ma temperata pur d'alta speranza.
Talor si ferma, ed una voce ascolta,
che di quella d'Angelica ha sembianza
(e s'egli e da una parte, suona altronde),
che chieggia aiuto; e non sa trovar donde.

17
Ma tornando a Ruggier, ch'io lasciai quando
dissi che per sentiero ombroso e fosco
il gigante e la donna seguitando,
in un gran prato uscito era del bosco;
io dico ch'arrivo qui dove Orlando
dianzi arrivo, se 'l loco riconosco.
Dentro la porta il gran gigante passa:
Ruggier gli e appresso, e di seguir non lassa.

18
Tosto che pon dentro alla soglia il piede,
per la gran corte e per le logge mira;
ne piu il gigante ne la donna vede,
e gli occhi indarno or quinci or quindi aggira.
Di su di giu va molte volte e riede;
ne gli succede mai quel che desira:
ne si sa imaginar dove si tosto
con la donna il fellon si sia nascosto.

19
Poi che revisto ha quattro volte e cinque
di su di giu camere e logge e sale,
pur di nuovo ritorna, e non relinque
che non ne cerchi fin sotto le scale.
Con speme al fin che sian ne le propinque
selve, si parte: ma una voce, quale
richiamo Orlando, lui chiamo non manco;
e nel palazzo il fe' ritornar anco.

20
Una voce medesma, una persona
che paruta era Angelica ad Orlando,
parve a Ruggier la donna di Dordona,
che lo tenea di se medesmo in bando.
Se con Gradasso o con alcun ragiona
di quei ch'andavan nel palazzo errando,
a tutti par che quella cosa sia,
che piu ciascun per se brama e desia.

21
Questo era un nuovo e disusato incanto
ch'avea composto Atlante di Carena,
perche Ruggier fosse occupato tanto
in quel travaglio, in quella dolce pena,
che 'l mal'influsso n'andasse da canto,
l'influsso ch'a morir giovene il mena.
Dopo il castel d'acciar, che nulla giova,
e dopo Alcina, Atlante ancor fa pruova.

22
Non pur costui, ma tutti gli altri ancora,
che di valore in Francia han maggior fama,
accio che di lor man Ruggier non mora,
condurre Atlante in questo incanto trama.
E mentre fa lor far quivi dimora,
perche di cibo non patischin brama,
si ben fornito avea tutto il palagio,
che donne e cavallier vi stanno ad agio.

23
Ma torniamo ad Angelica, che seco
avendo quell'annel mirabil tanto,
ch'in bocca a veder lei fa l'occhio cieco,
nel dito, l'assicura da l'incanto;
e ritrovato nel montano speco
cibo avendo e cavalla e veste e quanto
le fu bisogno, avea fatto disegno
di ritornare in India al suo bel regno.

24
Orlando volentieri o Sacripante
voluto avrebbe in compania: non ch'ella
piu caro avesse l'un che l'altro amante;
anzi di par fu a' lor disii ribella:
ma dovendo, per girsene in Levante,
passar tante citta, tante castella,
di compagnia bisogno avea e di guida,
ne potea aver con altri la piu fida.

25
Or l'uno or l'altro ando molto cercando,
prima ch'indizio ne trovasse o spia,
quando in cittade, e quando in ville, e quando
in alti boschi, e quando in altra via.
Fortuna al fin la dove il conte Orlando,
Ferrau e Sacripante era, la invia,
con Ruggier, con Gradasso ed altri molti
che v'avea Atlante in strano intrico avolti.

26
Quivi entra, che veder non la puo il mago,
e cerca il tutto, ascosa dal suo annello;
e trova Orlando e Sacripante vago
di lei cercare invan per quello ostello.
Vede come, fingendo la sua immago,
Atlante usa gran fraude a questo e a quello.
Chi tor debba di lor, molto rivolve
nel suo pensier, ne ben se ne risolve.

27
Non sa stimar chi sia per lei migliore,
il conte Orlando o il re dei fier Circassi.
Orlando la potra con piu valore
meglio salvar nei perigliosi passi:
ma se sua guida il fa, sel fa signore;
ch'ella non vede come poi l'abbassi,
qualunque volta, di lui sazia, farlo
voglia minore, o in Francia rimandarlo.

28
Ma il Circasso depor, quando le piaccia,
potra, se ben l'avesse posto in cielo.
Questa sola cagion vuol ch'ella il faccia
sua scorta, e mostri avergli fede e zelo.
L'annel trasse di bocca, e di sua faccia
levo dagli occhi a Sacripante il velo.
Credette a lui sol dimostrarsi, e avenne
ch'Orlando e Ferrau le sopravenne.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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