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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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17
Poi che passo l'esercito di Spagna
con bella mostra inanzi al re Agramante,
con la sua squadra apparve alla campagna
il re d'Oran, che quasi era gigante.
L'altra che vien, per Martasin si lagna,
il qual morto le fu da Bradamante;
e si duol ch'una femina si vanti
d'aver ucciso il re de' Garamanti.

18
Segue la terza schiera di Marmonda,
ch'Argosto morto abbandono in Guascogna:
a questa un capo, come alla seconda
e come anco alla quarta, dar bisogna.
Quantunque il re Agramante non abonda
di capitani, pur ne finge e sogna:
dunque Buraldo, Ormida, Arganio elesse,
e dove uopo ne fu, guida li messe.

19
Diede ad Arganio quei di Libicana,
che piangean morto il negro Dudrinasso.
Guida Brunello i suoi di Tingitana,
con viso nubiloso e ciglio basso;
che, poi che ne la selva non lontana
dal castel ch'ebbe Atlante in cima al sasso,
gli fu tolto l'annel da Bradamante,
caduto era in disgrazia al re Agramante:

20
e se 'l fratel di Ferrau, Isoliero,
ch'a l'arbore legato ritrovollo,
non facea fede inanzi al re del vero,
avrebbe dato in su le forche un crollo.
Muto, a' prieghi di molti, il re pensiero,
gia avendo fatto porgli il laccio al collo:
gli lo fece levar, ma riserbarlo
pel primo error; che poi giuro impiccarlo:

21
si ch'avea causa di venir Brunello
col viso mesto e con la testa china.
Seguia poi Farurante, e dietro a quello
eran cavalli e fanti di Maurina.
Venia Libanio appresso, il re novello:
la gente era con lui di Constantina;
pero che la corona e il baston d'oro
gli ha dato il re, che fu di Pinadoro.

22
Con la gente d'Esperia Soridano,
e Dorilon ne vien con quei di Setta;
ne vien coi Nasamoni Puliano.
Quelli d'Amonia il re Agricalte affretta;
Malabuferso quelli di Fizano.
Da Finadurro e l'altra squadra retta,
che di Canaria viene e di Marocco;
Balastro ha quei che fur del re Tardocco.

23
Due squadre, una di Mulga, una d'Arzilla,
seguono: e questa ha 'l suo signore antico;
quella n'e priva; e pero il re sortilla,
e diella a Corineo suo fido amico.
E cosi de la gente d'Almansilla,
ch'ebbe Tanfirion, fe' re Caico;
die quella di Getulia a Rimedonte.
Poi vien con quei di Cosca Balinfronte.

24
Quell'altra schiera e la gente di Bolga:
suo re e Clarindo, e gia fu Mirabaldo.
Vien Baliverzo, il qual vuo che tu tolga
di tutto il gregge pel maggior ribaldo.
Non credo in tutto il campo si disciolga
bandiera ch'abbia esercito piu saldo
de l'altra, con che segue il re Sobrino,
ne piu di lui prudente Saracino.

25
Quei di Bellamarina, che Gualciotto
solea guidare, or guida il re d'Algieri
Rodomonte, e di Sarza, che condotto
di nuovo avea pedoni e cavallieri;
che mentre il sol fu nubiloso sotto
il gran centauro e i corni orridi e fieri,
fu in Africa mandato da Agramante,
onde venuto era tre giorni inante.

26
Non avea il campo d'Africa piu forte,
ne Saracin piu audace di costui:
e piu temean le parigine porte,
ed avean piu cagion di temer lui,
che Marsilio, Agramante e la gran corte
ch'avea seguito in Francia questi dui:
e piu d'ogni altro che facesse mostra,
era nimico de la fede nostra.

27
Vien Prusione, il re de l'Alvaracchie;
poi quel de la Zumara, Dardinello.
Non so s'abbiano o nottole o cornacchie,
o altro manco ed importuno augello,
il qual dai tetti e da le fronde gracchie
futuro mal, predetto a questo e a quello,
che fissa in ciel nel di seguente e l'ora
che l'uno e l'altro in quella pugna muora.

28
In campo non aveano altri a venire,
che quei di Tremisenne e di Norizia;
ne si vedea alla mostra comparire
il segno lor, ne dar di se notizia.
Non sapendo Agramante che si dire,
ne che pensar di questa lor pigrizia,
uno scudiero al fin gli fu condutto
del re di Tremisen, che narro il tutto.

29
E gli narro ch'Alzirdo e Manilardo
con molti altri de' suoi giaceano al campo.
- Signor (diss'egli), il cavallier gagliardo
ch'ucciso ha i nostri, ucciso avria il tuo campo,
se fosse stato a torsi via piu tardo
di me, ch'a pena ancor cosi ne scampo.
Fa quel de' cavallieri e de' pedoni,
che 'l lupo fa di capre e di montoni. -

30
Era venuto pochi giorni avante
nel campo del re d'Africa un signore;
ne in Ponente era, ne in tutto Levante,
di piu forza di lui, ne di piu core.
Gli facea grande onore il re Agramante,
per esser costui figlio e successore
in Tartaria del re Agrican gagliardo:
suo nome era il feroce Mandricardo.

31
Per molti chiari gesti era famoso,
e di sua fama tutto il mondo empia;
ma lo facea piu d'altro glorioso,
ch'al castel de la fata di Soria
l'usbergo avea acquistato luminoso
ch'Ettor troian porto mille anni pria,
per strana e formidabile aventura,
che 'l ragionarne pur mette paura.

32
Trovandosi costui dunque presente
a quel parlar, alzo l'ardita faccia;
e si dispose andare immantinente,
per trovar quel guerrier, dietro alla traccia.
Ritenne occulto il suo pensiero in mente,
o sia perche d'alcun stima non faccia,
o perche tema, se 'l pensier palesa,
ch'un altro inanzi a lui pigli l'impresa.

33
Allo scudier fe' dimandar come era
la sopravesta di quel cavalliero.
Colui rispose: - Quella e tutta nera,
lo scudo nero, e non ha alcun cimiero. -
E fu, Signor, la sua risposta vera,
perche lasciato Orlando avea il quartiero;
che come dentro l'animo era in doglia,
cosi imbrunir di fuor volse la spoglia.

34
Marsilio a Mandricardo avea donato
un destrier baio a scorza di castagna,
con gambe e chiome nere; ed era nato
di frisa madre e d'un villan di Spagna.
Sopra vi salta Mandricardo armato,
e galoppando va per la campagna;
e giura non tornare a quelle schiere
se non truova il campion da l'arme nere.

35
Molta incontro de la paurosa gente
che da le man d'Orlando era fuggita,
chi del figliuol, chi del fratel dolente,
ch'inanzi agli occhi suoi perde la vita.
Ancora la codarda e trista mente
ne la pallida faccia era sculpita;
ancor, per la paura che avuta hanno,
pallidi, muti ed insensati vanno.

36
Non fe' lungo camin, che venne dove
crudel spettaculo ebbe ed inumano,
ma testimonio alle mirabil pruove
che fur raconte inanzi al re africano.
Or mira questi, or quelli morti, e muove,
e vuol le piaghe misurar con mano,
mosso da strana invidia ch'egli porta
al cavallier ch'avea la gente morta.

37
Come lupo o mastin ch'ultimo giugne
al bue lasciato morto da' villani,
che truova sol le corna, l'ossa e l'ugne,
del resto son sfamati augelli e cani;
riguarda invano il teschio che non ugne:
cosi fa il crudel barbaro in que' piani.
Per duol bestemmia, e mostra invidia immensa,
che venne tardi e cosi ricca mensa.

38
Quel giorno e mezzo l'altro segue incerto
il cavallier dal negro, e ne domanda.
Ecco vede un pratel d'ombre coperto,
che si d'un alto fiume si ghirlanda,
che lascia a pena un breve spazio aperto,
dove l'acqua si torce ad altra banda.
Un simil luogo con girevol onda
sotto Ocricoli il Tevere circonda.

39
Dove entrar si potea, con l'arme indosso
stavano molti cavallieri armati.
Chiede il pagan, chi gli avea in stuol si grosso,
ed a che effetto insieme ivi adunati.
Gli fe' risposta il capitano, mosso
dal signoril sembiante e da' fregiati
d'oro e di gemme arnesi di gran pregio,
che lo mostravan cavalliero egregio.

40
- Dal nostro re sian (disse) di Granata
chiamati in compagnia de la figliuola,
la quale al re di Sarza ha maritata,
ben che di cio la fama ancor non vola.
Come appresso la sera racchetata
la cicaletta sia, ch'or s'ode sola,
avanti al padre fra l'ispane torme
la condurremo: intanto ella si dorme. -

41
Colui, che tutto il mondo vilipende,
disegna di veder tosto la pruova,
se quella gente o bene o mal difende
la donna, alla cui guardia si ritruova.
Disse: - Costei, per quanto se n'intende,
e bella; e di saperlo ora mi giova.
A lei mi mena, o falla qui venire;
ch'altrove mi convien subito gire. -

42
- Esser per certo dei pazzo solenne, -
rispose il Granatin, ne piu gli disse.
Ma il Tartaro a ferir tosto lo venne
con l'asta bassa, e il petto gli trafisse;
che la corazza il colpo non sostenne,
e forza fu che morto in terra gisse.
L'asta ricovra il figlio d'Agricane,
perche altro da ferir non gli rimane.

43
Non porta spada ne baston; che quando
l'arme acquisto, che fu d'Ettor troiano,
perche trovo che lor mancava il brando,
gli convenne giurar (ne giuro invano)
che fin che non togliea quella d'Orlando,
mai non porrebbe ad altra spada mano:
Durindana ch'Almonte ebbe in gran stima,
e Orlando or porta, Ettor portava prima.

44
Grande e l'ardir del Tartaro, che vada
con disvantaggio tal contra coloro,
gridando: - Chi mi vuol vietar la strada? -
E con la lancia si caccio tra loro.
Chi l'asta abbassa, e chi tra' fuor la spada;
e d'ogn'intorno subito gli foro.
Egli ne fece morir una frotta,
prima che quella lancia fosse rotta.

45
Rotta che se la vede, il gran troncone
che resta intero, ad ambe mani afferra;
e fa morir con quel tante persone,
che non fu vista mai piu crudel guerra.
Come tra' Filistei l'ebreo Sansone
con la mascella che levo di terra,
scudi spezza, elmi schiaccia, e un colpo spesso
spenge i cavalli ai cavallieri appresso.

46
Correno a morte que' miseri a gara,
ne perche cada l'un, l'altro andar cessa;
che la maniera del morire, amara
lor par piu assai che non e morte istessa.
Patir non ponno che la vita cara
tolta lor sia da un pezzo d'asta fessa,
e sieno sotto alle picchiate strane
a morir giunti, come biscie o rane.

47
Ma poi ch'a spese lor si furo accorti
che male in ogni guisa era morire,
sendo gia presso alli duo terzi morti,
tutto l'avanzo comincio a fuggire.
Come del proprio aver via se gli porti,
il Saracin crudel non puo patire
ch'alcun di quella turba sbigottita
da lui partir si debba con la vita.

48
Come in palude asciutta dura poco
stridula canna, o in campo arrida stoppia
contra il soffio di borea e contra il fuoco
che 'l cauto agricultore insieme accoppia,
quando la vaga fiamma occupa il loco,
e scorre per li solchi, e stride e scoppia;
cosi costor contra la furia accesa
di Mandricardo fan poca difesa.

49
Poscia ch'egli restar vede l'entrata,
che mal guardata fu, senza custode;
per la via che di nuovo era segnata
ne l'erba, e al suono dei ramarchi ch'ode,
viene a veder la donna di Granata,
se di bellezze e pari alle sue lode:
passa tra i corpi de la gente morta,
dove gli da, torcendo, il fiume porta.

50
E Doralice in mezzo il prato vede
(che cosi nome la donzella avea),
la qual, suffolta da l'antico piede
d'un frassino silvestre, si dolea.
Il pianto, come un rivo che succede
di viva vena, nel bel sen cadea;
e nel bel viso si vedea che insieme
de l'altrui mal si duole, e del suo teme.

51
Crebbe il timor, come venir lo vide
di sangue brutto e con faccia empia e oscura,
e'l grido sin al ciel l'aria divide,
di se e de la sua gente per paura;
che, oltre i cavallier, v'erano guide,
che de la bella infante aveano cura,
maturi vecchi, e assai donne e donzelle
del regno di Granata, e le piu belle.

52
Come il Tartaro vede quel bel viso
che non ha paragone in tutta Spagna,
e c'ha nel pianto (or ch'esser de' nel riso?)
tesa d'Amor l'inestricabil ragna;
non sa se vive in terra o in paradiso:
ne de la sua vittoria altro guadagna,
se non che in man de la sua prigioniera
si da prigione, e non sa in qual maniera.

53
A lei pero non si concede tanto,
che del travaglio suo le doni il frutto;
ben che piangendo ella dimostri, quanto
possa donna mostrar, dolore e lutto.
Egli, sperando volgerle quel pianto
in sommo gaudio, era disposto al tutto
menarla seco; e sopra un bianco ubino
montar la fece, e torno al suo camino.

54
Donne e donzelle e vecchi ed altra gente,
ch'eran con lei venuti di Granata,
tutti licenzio benignamente,
dicendo: - Assai da me fia accompagnata;
io mastro, io balia, io le saro sergente
in tutti i suoi bisogni: a Dio brigata. -
Cosi, non gli possendo far riparo,
piangendo e sospirando se n'andaro;

55
tra lor dicendo: - Quanto doloroso
ne sara il padre, come il caso intenda!
quanta ira, quanto duol ne avra il suo sposo!
oh come ne fara vendetta orrenda!
Deh, perche a tempo tanto bisognoso
non e qui presso a far che costui renda
il sangue illustre del re Stordilano,
prima che se lo porti piu lontano? -

56
De la gran preda il Tartaro contento,
che fortuna e valor gli ha posta inanzi,
di trovar quel dal negro vestimento
non par ch'abbia la fretta ch'avea dianzi.
Correva dianzi: or viene adagio e lento;
e pensa tuttavia dove si stanzi,
dove ritruovi alcun commodo loco,
per esalar tanto amoroso foco.

57
Tuttavolta conforta Doralice,
ch'avea di pianto e gli occhi e 'l viso molle:
compone e finge molte cose, e dice
che per fama gran tempo ben le volle;
e che la patria, e il suo regno felice
che 'l nome di grandezza agli altri tolle,
lascio, non per vedere o Spagna o Francia,
ma sol per contemplar sua bella guancia.

58
- Se per amar, l'uom debbe essere amato,
merito il vostro amor; che v'ho amat'io:
se per stirpe, di me chi e meglio nato?
che'l possente Agrican fu il padre mio:
se per ricchezza, chi ha di me piu stato?
che di dominio io cedo solo a Dio:
se per valor, credo oggi aver esperto
ch'esser amato per valore io merto. -

59
Queste parole ed altre assai, ch'Amore
a Mandricardo di sua bocca ditta,
van dolcemente a consolar il core
de la donzella di paura afflitta.
Il timor cessa, e poi cessa il dolore
che le avea quasi l'anima trafitta.
Ella comincia con piu pazienza
a dar piu grata al nuovo amante udienza;

60
poi con risposte piu benigne molto
a mostrarsegli affabile e cortese,
e non negargli di fermar nel volto
talor le luci di pietade accese:
onde il pagan, che da lo stral fu colto
altre volte d'Amor, certezza prese,
non che speranza, che la donna bella
non saria a' suo' desir sempre ribella.

61
Con questa compagnia lieto e gioioso,
che si gli satisfa, si gli diletta,
essendo presso all'ora ch'a riposo
la fredda notte ogni animale alletta,
vedendo il sol gia basso e mezzo ascoso,
commincio a cavalcar con maggior fretta;
tanto ch'udi sonar zuffoli e canne,
e vide poi fumar ville e capanne.

62
Erano pastorali alloggiamenti,
miglior stanza e piu commoda, che bella.
Quivi il guardian cortese degli armenti
onoro il cavalliero e la donzella,
tanto che si chiamar da lui contenti;
che non pur per cittadi e per castella,
ma per tuguri ancora e per fenili
spesso si trovan gli uomini gentili.

63
Quel che fosse dipoi fatto all'oscuro
tra Doralice e il figlio d'Agricane,
a punto racontar non m'assicuro;
si ch'al giudicio di ciascun rimane.
Creder si puo che ben d'accordo furo;
che si levar piu allegri la dimane,
e Doralice ringrazio il pastore,
che nel suo albergo le avea fatto onore.

64
Indi d'uno in un altro luogo errando,
si ritrovaro al fin sopra un bel fiume
che con silenzio al mar va declinando,
e se vada o se stia, mal si prosume;
limpido e chiaro si, ch'in lui mirando,
senza contesa al fondo porta il lume.
In ripa a quello, a una fresca ombra e bella,
trovar dui cavallieri e una donzella.

65
Or l'alta fantasia, ch'un sentier solo
non vuol ch'i'segua ognor, quindi mi guida,
e mi ritorna ove il moresco stuolo
assorda di rumor Francia e di grida,
d'intorno il padiglione ove il figliuolo
del re Troiano il santo Impero sfida,
e Rodomonte audace se gli vanta
arder Parigi e spianar Roma santa.

66
Venuto ad Agramante era all'orecchio,
che gia l'Inglesi avean passato il mare:
pero Marsilio e il re del Garbo vecchio
e gli altri capitan fece chiamare.
Consiglian tutti a far grande apparecchio,
si che Parigi possino espugnare.
Ponno esser certi che piu non s'espugna,
se nol fan prima che l'aiuto giugna.

67
Gia scale innumerabili per questo
da' luoghi intorno avea fatto raccorre,
ed asse e travi, e vimine contesto,
che lo poteano a diversi usi porre;
e navi e ponti: e piu facea che 'l resto,
il primo e il secondo ordine disporre
a dar l'assalto; ed egli vuol venire
tra quei che la citta denno assalire.

68
L'imperatore il di che 'l di precesse
de la battaglia, fe' dentro a Parigi
per tutto celebrare uffici e messe
a preti, a frati bianchi, neri e bigi;
e le gente che dianzi eran confesse,
e di man tolte agl'inimici stigi,
tutti communicar, non altramente
ch'avessino a morir il di seguente.

69
Ed egli tra baroni e paladini,
principi ed oratori, al maggior tempio
con molta religione a quei divini
atti intervenne, e ne die agli altri esempio.
Con le man giunte e gli occhi al ciel supini,
disse: - Signor, ben ch'io sia iniquo ed empio,
non voglia tua bonta, pel mio fallire,
che 'l tuo popul fedele abbia a patire.

70
E se gli e tuo voler ch'egli patisca,
e ch'abbia il nostro error degni supplici,
almeno la punizion si differisca
si, che per man non sia de' tuoi nemici;
che quando lor d'uccider noi sortisca,
che nome avemo pur d'esser tuo' amici,
i pagani diran che nulla puoi,
che perir lasci i partigiani tuoi.

71
E per un che ti sia fatto ribelle,
cento ti si faran per tutto il mondo;
tal che la legge falsa di Babelle
caccera la tua fede e porra al fondo.
Difendi queste genti, che son quelle
che 'l tuo sepulcro hanno purgato e mondo
da' brutti cani, e la tua santa Chiesa
con li vicari suoi spesso difesa.

72
So che i meriti nostri atti non sono
a satisfare al debito d'un'oncia;
ne devemo sperar da te perdono,
se riguardiamo a nostra vita sconcia:
ma se vi aggiugni di tua grazia il dono,
nostra ragion fia ragguagliata e concia;
ne del tuo aiuto disperar possiamo,
qualor di tua pieta ci ricordiamo. -

73
Cosi dicea l'imperator devoto,
con umiltade e contrizion di core.
Giunse altri prieghi e convenevol voto
al gran bisogno e all'alto suo splendore.
Non fu il caldo pregar d'effetto voto;
pero che 'l genio suo, l'angel migliore,
i prieghi tolse e spiego al ciel le penne,
ed a narrare al Salvator li venne.

74
E furo altri infiniti in quello instante
da tali messagger portati a Dio;
che come gli ascoltar l'anime sante,
dipinte di pietade il viso pio,
tutte miraro il sempiterno Amante,
e gli mostraro il commun lor disio,
che la giusta orazion fosse esaudita
del populo cristian che chiede aita.

75
E la Bonta ineffabile, ch'invano
non fu pregata mai da cor fedele,
leva gli occhi pietosi, e fa con mano
cenno che venga a se l'angel Michele.
- Va (gli disse) all'esercito cristiano
che dianzi in Picardia calo le vele,
e al muro di Parigi l'appresenta
si, che 'l campo nimico non lo senta.

76
Truova prima il Silenzio, e da mia parte
gli di' che teco a questa impresa venga;
ch'egli ben proveder con ottima arte
sapra di quanto proveder convenga.
Fornito questo, subito va in parte
dove il suo seggio la Discordia tenga:
dille che l'esca e il fucil seco prenda,
e nel campo de' Mori il fuoco accenda;

77
e tra quei che vi son detti piu forti
sparga tante zizzanie e tante liti,
che combattano insieme; ed altri morti,
altri ne sieno presi, altri feriti,
e fuor del campo altri lo sdegno porti
si che il lor re poco di lor s'aiti. -
Non replica a tal detto altra parola
il benedetto augel, ma dal ciel vola.

78
Dovunque drizza Michel angel l'ale,
fuggon le nubi, e torna il ciel sereno.
Gli gira intorno un aureo cerchio, quale
veggian di notte lampeggiar baleno.
Seco pensa tra via, dove si cale
il celeste corrier per fallir meno
a trovar quel nimico di parole,
a cui la prima commission far vuole.

79
Vien scorrendo ov'egli abiti, ov'egli usi;
e se accordaro infin tutti i pensieri,
che de frati e de monachi rinchiusi
lo puo trovare in chiese e in monasteri,
dove sono i parlari in modo esclusi,
che 'l Silenzio, ove cantano i salteri,
ove dormeno, ove hanno la piatanza,
e finalmente e scritto in ogni stanza.

80
Credendo quivi ritrovarlo, mosse
con maggior fretta le dorate penne;
e di veder ch'ancor Pace vi fosse,
Quiete e Carita, sicuro tenne.
Ma da la opinion sua ritrovosse
tosto ingannato, che nel chiostro venne:
non e Silenzio quivi; e gli fu ditto
che non v'abita piu, fuor che in iscritto.

81
Ne Pieta, ne Quiete, ne Umiltade,
ne quivi Amor, ne quivi Pace mira.
Ben vi fur gia, ma ne l'antiqua etade;
che le cacciar Gola, Avarizia ed Ira,
Superbia, Invidia, Inerzia e Crudeltade.
Di tanta novita l'angel si ammira:
ando guardando quella brutta schiera,
e vide ch'anco la Discordia v'era.

82
Quella che gli avea detto il Padre eterno,
dopo il Silenzio, che trovar dovesse.
Pensato avea di far la via d'Averno,
che si credea che tra' dannati stesse;
e ritrovolla in questo nuovo inferno
(ch'il crederia?) tra santi uffici e messe.
Par di strano a Michel ch'ella vi sia,
che per trovar credea di far gran via.

83
La conobbe al vestir di color cento,
fatto a liste inequali ed infinite,
ch'or la cuoprono or no; che i passi e 'l vento
le giano aprendo, ch'erano sdrucite.
I crini avea qual d'oro e qual d'argento,
e neri e bigi, e aver pareano lite;
altri in treccia, altri in nastro eran raccolti,
molti alle spalle, alcuni al petto sciolti.

84
Di citatorie piene e di libelli,
d'esamine e di carte di procure
avea le mani e il seno, e gran fastelli
di chiose, di consigli e di letture;
per cui le faculta de' poverelli
non sono mai ne le citta sicure.
Aveva dietro e dinanzi e d'ambi i lati,
notai, procuratori ed avocati.

85
La chiama a se Michele, e le commanda
che tra i piu forti Saracini scenda,
e cagion truovi, che con memoranda
ruina insieme a guerreggiar gli accenda.
Poi del Silenzio nuova le domanda:
facilmente esser puo ch'essa n'intenda,
si come quella ch'accendendo fochi
di qua e di la, va per diversi lochi.

86
Rispose la Discordia: - Io non ho a mente
in alcun loco averlo mai veduto:
udito l'ho ben nominar sovente,
e molto commendarlo per astuto.
Ma la Fraude, una qui di nostra gente,
che compagnia talvolta gli ha tenuto,
penso che dir te ne sapra novella; -
e verso una alzo il dito, e disse: - E quella. -

87
Avea piacevol viso, abito onesto,
un umil volger d'occhi, un andar grave,
un parlar si benigno e si modesto,
che parea Gabriel che dicesse: Ave.
Era brutta e deforme in tutto il resto:
ma nascondea queste fattezze prave
con lungo abito e largo; e sotto quello,
attosicato avea sempre il coltello.

88
Domanda a costei l'angelo, che via
debba tener, si che 'l Silenzio truove.
Disse la Fraude: - Gia costui solia
fra virtudi abitare, e non altrove,
con Benedetto e con quelli d'Elia
ne le badie, quando erano ancor nuove:
fe' ne le scuole assai de la sua vita
al tempo di Pitagora e d'Archita.

89
Mancati quei filosofi e quei santi
che lo solean tener pel camin ritto,
dagli onesti costumi ch'avea inanti,
fece alle sceleraggini tragitto.
Comincio andar la notte con gli amanti,
indi coi ladri, e fare ogni delitto.
Molto col Tradimento egli dimora:
veduto l'ho con l'Omicidio ancora.

90
Con quei che falsan le monete ha usanza
di ripararsi in qualche buca scura.
Cosi spesso compagni muta e stanza,
che 'l ritrovarlo ti saria ventura;
ma pur ho d'insegnartelo speranza:
se d'arrivare a mezza notte hai cura
alla casa del Sonno, senza fallo
potrai (che quivi dorme) ritrovallo. -

91
Ben che soglia la Fraude esser bugiarda,
pur e tanto il suo dir simile al vero,
che l'angelo le crede; indi non tarda
a volarsene fuor del monastero.
Tempra il batter de l'ale, e studia e guarda
giungere in tempo al fin del suo sentiero,
ch'alla casa del Sonno, che ben dove
era sapea, questo Silenzio truove.

92
Giace in Arabia una valletta amena,
lontana da cittadi e da villaggi,
ch'all'ombra di duo monti e tutta piena
d'antiqui abeti e di robusti faggi.
Il sole indarno il chiaro di vi mena;
che non vi puo mai penetrar coi raggi,
si gli e la via da folti rami tronca:
e quivi entra sotterra una spelonca.

93
Sotto la negra selva una capace
e spaziosa grotta entra nel sasso,
di cui la fronte l'edera seguace
tutta aggirando va con storto passo.
In questo albergo il grave Sonno giace;
l'Ozio da un canto corpulento e grasso,
da l'altro la Pigrizia in terra siede,
che non puo andare, e mal reggersi in piede.

94
Lo smemorato Oblio sta su la porta:
non lascia entrar, ne riconosce alcuno;
non ascolta imbasciata, ne riporta;
e parimente tien cacciato ognuno.
Il Silenzio va intorno, e fa la scorta:
ha le scarpe di feltro, e 'l mantel bruno;
ed a quanti n'incontra, di lontano,
che non debban venir, cenna con mano.

95
Se gli accosta all'orecchio e pianamente
l'angel gli dice: - Dio vuol che tu guidi
a Parigi Rinaldo con la gente
che per dar, mena, al suo signor sussidi:
ma che lo facci tanto chetamente,
ch'alcun de' Saracin non oda i gridi;
si che piu tosto che ritruovi il calle
la Fama d'avisar, gli abbia alle spalle. -

96
Altrimente il Silenzio non rispose,
che col capo accennando che faria;
e dietro ubidiente se gli pose;
e furo al primo volo in Picardia.
Michel mosse le squadre coraggiose,
e fe' lor breve un gran tratto di via;
si che in un di a Parigi le condusse,
ne alcun s'avide che miracol fusse.

97
Discorreva il Silenzio, e tuttavolta,
e dinanzi alle squadre e d'ogn'intorno
facea girare un'alta nebbia in volta,
ed avea chiaro ogn'altra parte il giorno;
e non lasciava questa nebbia folta,
che s'udisse di fuor tromba ne corno:
poi n'ando tra' pagani, e meno seco
un non so che, ch'ognun fe' sordo e cieco.

98
Mentre Rinaldo in tal fretta venia,
che ben parea da l'angelo condotto,
e con silenzio tal, che non s'udia
nel campo saracin farsene motto;
il re Agramante avea la fanteria
messo ne' borghi di Parigi, e sotto
le minacciate mura in su la fossa,
per far quel di l'estremo di sua possa.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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