Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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17
Ma lasciamo, per Dio, Signore, ormai
di parlar d'ira e di cantar di morte;
e sia per questa volta detto assai
del Saracin non men crudel che forte:
che tempo e ritornar dov'io lasciai
Grifon, giunto a Damasco in su le porte
con Orrigille perfida, e con quello
ch'adulter era, e non di lei fratello.
18
De le piu ricche terre di Levante,
de le piu populose e meglio ornate
si dice esser Damasco, che distante
siede a Ierusalem sette giornate,
in un piano fruttifero e abondante,
non men giocondo il verno, che l'estate.
A questa terra il primo raggio tolle
de la nascente aurora un vicin colle.
19
Per la citta duo fiumi cristallini
vanno inaffiando per diversi rivi
un numero infinito di giardini,
non mai di fior, non mai di fronde privi.
Dicesi ancor, che macinar molini
potrian far l'acque lanfe che son quivi;
e chi va per le vie vi sente, fuore
di tutte quelle case, uscire odore.
20
Tutta coperta e la strada maestra
di panni di diversi color lieti;
e d'odorifera erba, e di silvestra
fronda la terra e tutte le pareti.
Adorna era ogni porta, ogni finestra
di finissimi drappi e di tapeti,
ma piu di belle e ben ornate donne
di ricche gemme e di superbe gonne.
21
Vedeasi celebrar dentr'alle porte,
in molti lochi, solazzevol balli;
il popul, per le vie, di miglior sorte
maneggiar ben guarniti e bei cavalli:
facea piu bel veder la ricca corte
de' signor, de' baroni e de' vasalli,
con cio che d'India e d'eritree maremme
di perle aver si puo, d'oro e di gemme.
22
Venia Grifone e la sua compagnia
mirando e quinci e quindi il tutto ad agio,
quando fermolli un cavalliero in via,
e gli fece smontare a un suo palagio;
e per l'usanza e per sua cortesia
di nulla lascio lor patir disagio.
Li fe' nel bagno entrar, poi con serena
fronte gli accolse a sontuosa cena.
23
E narro lor come il re Norandino,
re di Damasco e di tutta Soria,
fatto avea il paesano e 'l peregrino
ch'ordine avesse di cavalleria,
alla giostra invitar, ch'al matutino
del di sequente in piazza si faria;
e che s'avean valor pari al sembiante,
potrian mostrarlo senza andar piu inante.
24
Ancor che quivi non venne Grifone
a questo effetto, pur lo 'nvito tenne;
che qual volta se n'abbia occasione,
mostrar virtude mai non disconvenne.
Interrogollo poi de la cagione
di quella festa, e s'ella era solenne
usata ogn'anno, o pure impresa nuova
del re ch'i suoi veder volesse in pruova.
25
Rispose il cavallier: - La bella festa
s'ha da far sempre ad ogni quarta luna:
de l'altre che verran, la prima e questa:
ancora non se n'e fatta piu alcuna.
Sara in memoria che salvo la testa
il re in tal giorno da una gran fortuna,
dopo che quattro mesi in doglie e 'n pianti
sempre era stato, e con la morte inanti.
26
Ma per dirvi la cosa pienamente,
il nostro re, che Norandin s'appella,
molti e molt'anni ha avuto il core ardente
de la leggiadra e sopra ogn'altra bella
figlia del re di Cipro: e finalmente
avutala per moglie, iva con quella,
con cavallieri e donne in compagnia;
e dritto avea il camin verso Soria.
27
Ma poi che fummo tratti a piene vele
lungi dal porto nel Carpazio iniquo,
la tempesta salto tanto crudele,
che sbigotti sin al padrone antiquo.
Tre di e tre notti andammo errando ne le
minacciose onde per camino obliquo.
Uscimo al fin nel lito stanchi e molli,
tra freschi rivi, ombrosi e verdi colli.
28
Piantare i padiglioni, e le cortine
fra gli arbori tirar facemo lieti.
S'apparechiano i fuochi e le cucine;
le mense d'altra parte in su tapeti.
Intanto il re cercando alle vicine
valli era andato e a' boschi piu secreti,
se ritrovasse capre o daini o cervi;
e l'arco gli portar dietro duo servi.
29
Mentre aspettamo, in gran piacer sedendo,
che da cacciar ritorni il signor nostro,
vedemo l'Orco a noi venir correndo
lungo il lito del mar, terribil mostro.
Dio vi guardi, signor, che 'l viso orrendo
de l'Orco agli occhi mai vi sia dimostro:
meglio e per fama aver notizia d'esso,
ch'andargli, si che lo veggiate, appresso.
30
Non gli puo comparir quanto sia lungo,
si smisuratamente e tutto grosso.
In luogo d'occhi, di color di fungo
sotto la fronte ha duo coccole d'osso.
Verso noi vien (come vi dico) lungo
il lito, e par ch'un monticel sia mosso.
Mostra le zanne fuor, come fa il porco;
ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco.
31
Correndo viene, e 'l muso a guisa porta
che 'l bracco suol, quando entra in su la traccia.
Tutti che lo veggiam, con faccia smorta
in fuga andamo ove il timor ne caccia.
Poco il veder lui cieco ne conforta,
quando, fiutando sol, par che piu faccia,
ch'altri non fa, ch'abbia odorato e lume:
e bisogno al fuggire eran le piume.
32
Corron chi qua chi la; ma poco lece
da lui fuggir, veloce piu che 'l Noto.
Di quaranta persone, a pena diece
sopra il navilio si salvaro a nuoto.
Sotto il braccio un fastel d'alcuni fece,
ne il grembio si lascio ne il seno voto;
un suo capace zaino empissene anco,
che gli pendea, come a pastor, dal fianco.
33
Portoci alla sua tana il mostro cieco,
cavata in lito al mar dentr'uno scoglio.
Di marmo cosi bianco e quello speco,
come esser soglia ancor non scritto foglio.
Quivi abitava una matrona seco,
di dolor piena in vista e di cordoglio;
ed avea in compagnia donne e donzelle
d'ogni eta, d'ogni sorte, e brutte e belle.
34
Era presso alla grotta in ch'egli stava,
quasi alla cima del giogo superno,
un'altra non minor di quella cava,
dove del gregge suo facea governo.
Tanto n'avea, che non si numerava;
e n'era egli il pastor l'estate e 'l verno.
Ai tempi suoi gli apriva e tenea chiuso,
per spasso che n'avea, piu che per uso.
35
L'umana carne meglio gli sapeva:
e prima il fa veder ch'all'antro arrivi;
che tre de' nostri giovini ch'aveva,
tutti li mangia, anzi trangugia vivi.
Viene alla stalla, e un gran sasso ne leva:
ne caccia il gregge, e noi riserra quivi.
Con quel sen va dove il suol far satollo,
sonando una zampogna ch'avea in collo.
36
Il signor nostro intanto ritornato
alla marina, il suo danno comprende;
che truova gran silenzio in ogni lato,
voti frascati, padiglioni e tende.
Ne sa pensar chi si l'abbia rubato;
e pien di gran timore al lito scende,
onde i nocchieri suoi vede in disparte
sarpar lor ferri e in opra por le sarte.
37
Tosto ch'essi lui veggiono sul lito,
il palischermo mandano a levarlo:
ma non si tosto ha Norandino udito
de l' Orco che venuto era a rubarlo,
che, senza piu pensar, piglia partito,
dovunque andato sia, di seguitarlo.
Vedersi tor Lucina si gli duole,
ch'o racquistarla, o non piu viver vuole.
38
Dove vede apparir lungo la sabbia
la fresca orma, ne va con quella fretta
con che lo spinge l'amorosa rabbia,
fin che giunge alla tana ch'io v'ho detta;
ove con tema la maggior che s'abbia
a patir mai, l'Orco da noi s'aspetta:
ad ogni suono di sentirlo parci,
ch'affamato ritorni a divorarci.
39
Quivi Fortuna il re da tempo guida,
che senza l'Orco in casa era la moglie.
Come ella 'l vede: - Fuggine! (gli grida)
misero te, se l'Orco ti ci coglie! -
- Coglia (disse) o non coglia, o salvi o uccida,
che miserrimo i' sia non mi si toglie.
Disir mi mena, e non error di via,
c'ho di morir presso alla moglie mia. -
40
Poi segui, dimandandole novella
di quei che prese l'Orco in su la riva;
prima degli altri, di Lucina bella,
se l'avea morta, o la tenea captiva.
La donna umanamente gli favella,
e lo conforta, che Lucina e viva,
e che non e alcun dubbio ch'ella muora;
che mai femina l'Orco non divora.
41
- Esser di cio argumento ti poss'io,
e tutte queste donne che son meco:
ne a me ne a lor mai l'Orco e stato rio,
pur che non ci scostian da questo speco.
A chi cerca fuggir, pon grave fio;
ne pace mai puon ritrovar piu seco:
o le sotterra vive, o l'incatena,
o fa star nude al sol sopra l'arena.
42
Quando oggi egli porto qui la tua gente,
le femine dai maschi non divise;
ma, si come gli avea, confusamente
dentro a quella spelonca tutti mise.
Sentira a naso il sesso differente.
Le donne non temer che sieno uccise:
gli uomini, siene certo; ed empieranne
di quattro, il giorno, o sei, l'avide canne.
43
Di levar lei di qui non ho consiglio
che dar ti possa; e contentar ti puoi
che ne la vita sua non e periglio:
stara qui al ben e al mal ch'avremo noi.
Ma vattene, per Dio, vattene, figlio,
che l'Orco non ti senta e non t'ingoi.
Tosto che giunge, d'ogn'intorno annasa,
e sente sin a un topo che sia in casa. -
44
Rispose il re, non si voler partire,
se non vedea la sua Lucina prima;
e che piu tosto appresso a lei morire,
che viverne lontan, faceva stima.
Quando vede ella non potergli dire
cosa che 'l muova da la voglia prima,
per aiutarlo fa nuovo disegno,
e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno.
45
Morte avea in casa, e d'ogni tempo appese,
con lor mariti, assai capre ed agnelle,
onde a se ed alle sue facea le spese;
e dal tetto pendea piu d'una pelle.
La donna fe' che 'l re del grasso prese,
ch'avea un gran becco intorno alle budelle,
e che se n'unse dal capo alle piante,
fin che l'odor caccio ch'egli ebbe inante.
46
E poi che 'l tristo puzzo aver le parve,
di che il fetido becco ognora sape,
piglia l'irsuta pelle, e tutto entrarve
lo fe'; ch'ella e si grande che lo cape.
Coperto sotto a cosi strane larve,
facendol gir carpon, seco lo rape
la dove chiuso era d'un sasso grave
de la sua donna il bel viso soave.
47
Norandino ubidisce; ed alla buca
de la spelonca ad aspettar si mette,
accio col gregge dentro si conduca;
e fin a sera disiando stette.
Ode la sera il suon de la sambuca,
con che 'nvita a lassar l'umide erbette,
e ritornar le pecore all'albergo
il fier pastor che lor venia da tergo.
48
Pensate voi se gli tremava il core,
quando l'Orco senti che ritornava,
e che 'l viso crudel pieno d'orrore
vide appressare all'uscio de la cava;
ma pote la pieta piu che 'l timore:
s'ardea, vedete, o se fingendo amava.
Vien l'Orco inanzi, e leva il sasso, ed apre:
Norandino entra fra pecore e capre.
49
Entrato il gregge, l'Orco a noi descende;
ma prima sopra se l'uscio si chiude.
Tutti ne va fiutando: al fin duo prende;
che vuol cenar de le lor carni crude.
Al rimembrar di quelle zanne orrende,
non posso far ch'ancor non trieme e sude.
Partito l'Orco, il re getta la gonna
ch'avea di becco, e abbraccia la sua donna.
50
Dove averne piacer deve e conforto,
vedendol quivi, ella n'ha affanno e noia:
lo vede giunto ov'ha da restar morto;
e non puo far pero ch'essa non muoia.
- Con tutto 'l mal (diceagli) ch'io supporto,
signor, sentia non mediocre gioia,
che ritrovato non t'eri con nui
quando da l'Orco oggi qui tratta fui.
51
Che se ben il trovarmi ora in procinto
d'uscir di vita m'era acerbo e forte;
pur mi sarei, come e commune istinto,
dogliuta sol de la mia trista sorte:
ma ora, o prima o poi che tu sia estinto,
piu mi dorra la tua che la mia morte. -
E seguito, mostrando assai piu affanno
di quel di Norandin, che del suo danno.
52
- La speme (disse il re) mi fa venire,
c'ho di salvarti, e tutti questi teco:
e s'io nol posso far, meglio e morire,
che senza te, mio sol, viver poi cieco.
Come io ci venni, mi potro partire;
e voi tutt'altri ne verrete meco,
se non avrete, come io non ho avuto,
schivo a pigliare odor d'animal bruto. -
53
La fraude insegno a noi, che contra il naso
de l'Orco insegno a lui la moglie d'esso;
di vestirci le pelli, in ogni caso
ch'egli ne palpi ne l'uscir del fesso.
Poi che di questo ognun fu persuaso;
quanti de l'un, quanti de l'altro sesso
ci ritroviamo, uccidian tanti becchi,
quelli che piu fetean, ch'eran piu vecchi.
54
Ci ungemo i corpi di quel grasso opimo
che ritroviamo all'intestina intorno,
e de l'orride pelli ci vestimo.
Intanto usci da l'aureo albergo il giorno.
Alla spelonca, come apparve il primo
raggio del sol, fece il pastor ritorno;
e dando spirto alle sonore canne,
chiamo il suo gregge fuor de le capanne.
55
Tenea la mano al buco de la tana,
accio col gregge non uscissin noi:
ci prendea al varco; e quando pelo o lana
sentia sul dosso, ne lasciava poi.
Uomini e donne uscimmo per si strana
strada, coperti dagl'irsuti cuoi:
e l'Orco alcun di noi mai non ritenne,
fin che con gran timor Lucina venne.
56
Lucina, o fosse perch'ella non volle
ungersi come noi, che schivo n'ebbe;
o ch'avesse l'andar piu lento e molle,
che l'imitata bestia non avrebbe;
o quando l'Orco la groppa toccolle,
gridasse per la tema che le accrebbe;
o che se le sciogliessero le chiome;
sentita fu, ne ben so dirvi come.
57
Tutti eravam si intenti al caso nostro,
che non avemmo gli occhi agli altrui fatti.
Io mi rivolsi al grido; e vidi il mostro
che gia gl'irsuti spogli le avea tratti,
e fattola tornar nel cavo chiostro.
Noi altri dentro a nostre gonne piatti
col gregge andamo ove 'l pastor ci mena,
tra verdi colli in una piaggia amena.
58
Quivi attendiamo infin che steso all'ombra
d'un bosco opaco il nasuto Orco dorma.
Chi lungo il mar, chi verso 'l monte sgombra:
sol Norandin non vuol seguir nostr'orma.
L'amor de la sua donna si lo 'ngombra,
ch'alla grotta tornar vuol fra la torma,
ne partirsene mai sin alla morte,
se non racquista la fedel consorte:
59
che quando dianzi avea all'uscir del chiuso
vedutala restar captiva sola,
fu per gittarsi, dal dolor confuso,
spontaneamente al vorace Orco in gola;
e si mosse, e gli corse infino al muso,
ne fu lontano a gir sotto la mola:
ma pur lo tenne in mandra la speranza
ch'avea di trarla ancor di quella stanza.
60
La sera, quando alla spelonca mena
il gregge l'Orco, e noi fuggiti sente,
e c'ha da rimaner privo di cena,
chiama Lucina d'ogni mal nocente,
e la condanna a star sempre in catena
allo scoperto in sul sasso eminente.
Vedela il re per sua cagion patire,
e si distrugge, e sol non puo morire.
61
Matina e sera l'infelice amante
la puo veder come s'affliga e piagna;
che le va misto fra le capre avante,
torni alla stalla o torni alla campagna.
Ella con viso mesto e supplicante
gli accenna che per Dio non vi rimagna,
perche vi sta a gran rischio de la vita,
ne pero a lei puo dare alcuna aita.
62
Cosi la moglie ancor de l'Orco priega
il re che se ne vada, ma non giova;
che d'andar mai senza Lucina niega,
e sempre piu costante si ritruova.
In questa servitude, in che lo lega
Pietate e Amor, stette con lunga pruova
tanto, ch'a capitar venne a quel sasso
il figlio d'Agricane e 'l re Gradasso.
63
Dove con loro audacia tanto fenno,
che liberaron la bella Lucina;
ben che vi fu aventura piu che senno:
e la portar correndo alla marina;
e al padre suo, che quivi era, la denno:
e questo fu ne l'ora matutina,
che Norandin con l'altro gregge stava
a ruminar ne la montana cava.
64
Ma poi che 'l giorno aperta fu la sbarra,
e seppe il re la donna esser partita
(che la moglie de l'Orco gli lo narra),
e come a punto era la cosa gita;
grazie a Dio rende, e con voto n'inarra,
ch'essendo fuor di tal miseria uscita,
faccia che giunga onde per arme possa,
per prieghi o per tesoro, esser riscossa.
65
Pien di letizia va con l'altra schiera
del simo gregge, e viene ai verdi paschi;
e quivi aspetta fin ch'all'ombra nera
il mostro per dormir ne l'erba caschi.
Poi ne vien tutto il giorno e tutta sera;
e al fin sicur che l'Orco non lo 'ntaschi,
sopra un navilio monta in Satalia;
e son tre mesi ch'arrivo in Soria.
66
In Rodi, in Cipro, e per citta e castella
e d'Africa e d'Egitto e di Turchia,
il re cercar fe' di Lucina bella;
ne fin l'altr'ieri aver ne pote spia.
L'altr'ier n'ebbe dal suocero novella,
che seco l'avea salva in Nicosia,
dopo che molti di vento crudele
era stato contrario alle sue vele.
67
Per allegrezza de la buona nuova
prepara il nostro re la ricca festa;
e vuol ch'ad ogni quarta luna nuova,
una se n'abbia a far simile a questa:
che la memoria rifrescar gli giova
dei quattro mesi che 'n irsuta vesta
fu tra il gregge de l'Orco; e un giorno, quale
sara dimane, usci di tanto male.
68
Questo ch'io v'ho narrato, in parte vidi,
in parte udi' da chi trovossi al tutto;
dal re, vi dico, che calende ed idi
vi stette, fin che volse in riso il lutto:
e se n'udite mai far altri gridi,
direte a chi gli fa, che mal n'e istrutto. -
Il gentiluomo in tal modo a Grifone
de la festa narro l'alta cagione.
69
Un gran pezzo di notte si dispensa
dai cavallieri in tal ragionamento;
e conchiudon ch'amore e pieta immensa
mostro quel re con grande esperimento.
Andaron, poi che si levar da mensa,
ove ebbon grato e buono alloggiamento.
Nel seguente matin sereno e chiaro,
al suon de l'allegrezze si destaro.
70
Vanno scorrendo timpani e trombette,
e ragunando in piazza la cittade.
Or, poi che de cavalli e de carrette
e ribombar de gridi odon le strade,
Grifon le lucide arme si rimette,
che son di quelle che si trovan rade;
che l'avea impenetrabili e incantate
la Fata bianca di sua man temprate.
71
Quel d'Antiochia, piu d'ogn'altro vile,
armossi seco, e compagnia gli tenne.
Preparate avea lor l'oste gentile
nerbose lance, e salde e grosse antenne,
e del suo parentado non umile
compagnia tolta; e seco in piazza venne;
e scudieri a cavallo, e alcuni a piede,
a tal servigi attissimi, lor diede.
72
Giunsero in piazza, e trassonsi in disparte,
ne pel campo curar far di se mostra,
per veder meglio il bel popul di Marte,
ch'ad uno, o a dua, o a tre, veniano in giostra.
Chi con colori accompagnati ad arte
letizia o doglia alla sua donna mostra;
chi nel cimier, chi nel dipinto scudo
disegna Amor, se l'ha benigno o crudo.
73
Soriani in quel tempo aveano usanza
d'armarsi a questa guisa di Ponente.
Forse ve gli inducea la vicinanza
che de' Franceschi avean continuamente,
che quivi allor reggean la sacra stanza
dove in carne abito Dio onnipotente;
ch'ora i superbi e miseri cristiani,
con biasmi lor, lasciano in man de' cani.
74
Dove abbassar dovrebbono la lancia
in augumento de la santa fede,
tra lor si dan nel petto e ne la pancia
a destruzion del poco che si crede.
Voi, gente ispana, e voi, gente di Francia,
volgete altrove, e voi, Svizzeri, il piede,
e voi, Tedeschi, a far piu degno acquisto;
che quanto qui cercate e gia di Cristo.
75
Se Cristianissimi esser voi volete,
e voi altri Catolici nomati,
perche di Cristo gli uomini uccidete?
perche de' beni lor son dispogliati?
Perche Ierusalem non riavete,
che tolto e stato a voi da' rinegati?
Perche Costantinopoli e del mondo
la miglior parte occupa il Turco immondo?
76
Non hai tu, Spagna, l'Africa vicina,
che t'ha via piu di questa Italia offesa?
E pur, per dar travaglio alla meschina,
lasci la prima tua si bella impresa.
O d'ogni vizio fetida sentina,
dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa
ch'ora di questa gente, ora di quella
che gia serva ti fu, sei fatta ancella?
77
Se 'l dubbio di morir ne le tue tane,
Svizzer, di fame, in Lombardia ti guida,
e tra noi cerchi o chi ti dia del pane,
o, per uscir d'inopia, chi t'uccida;
le richezze del Turco hai non lontane:
caccial d'Europa, o almen di Grecia snida;
cosi potrai o del digiuno trarti,
o cader con piu merto in quelle parti.
78
Quel ch'a te dico, io dico al tuo vicino
tedesco ancor; la le richezze sono,
che vi porto da Roma Costantino:
portonne il meglio, e fe' del resto dono.
Pattolo ed Ermo onde si tra' l'or fino,
Migdonia e Lidia, e quel paese buono
per tante laudi in tante istorie noto,
non e, s'andar vi vuoi, troppo remoto.
79
Tu, gran Leone, a cui premon le terga
de le chiavi del ciel le gravi some,
non lasciar che nel sonno si sommerga
Italia, se la man l'hai ne le chiome.
Tu sei Pastore; e Dio t'ha quella verga
data a portare, e scelto il fiero nome,
perche tu ruggi, e che le braccia stenda,
si che dai lupi il grege tuo difenda.
80
Ma d'un parlar ne l'altro, ove sono ito
si lungi, dal camin ch'io faceva ora?
Non lo credo pero si aver smarrito,
ch'io non lo sappia ritrovare ancora.
Io dicea ch'in Soria si tenea il rito
d'armarsi, che i Franceschi aveano allora:
si che bella in Damasco era la piazza
di gente armata d'elmo e di corazza.
81
Le vaghe donne gettano dai palchi
sopra i giostranti fior vermigli e gialli,
mentre essi fanno a suon degli oricalchi
levare a salti ed aggirar cavalli.
Ciascuno, o bene o mal ch'egli cavalchi,
vuol far quivi vedersi, e sprona e dalli:
di ch'altri ne riporta pregio e lode;
mentre altri a riso, e gridar dietro s'ode.
82
De la giostra era il prezzo un'armatura
che fu donata al re pochi di inante,
che su la strada ritrovo a ventura,
ritornando d'Armenia, un mercatante.
Il re di nobilissima testura
le sopraveste all'arme aggiunse, e tante
perle vi pose intorno e gemme ed oro,
che la fece valer molto tesoro.
83
Se conosciute il re quell'arme avesse,
care avute l'avria sopra ogni arnese;
ne in premio de la giostra l'avria messe,
come che liberal fosse e cortese.
Lungo saria chi raccontar volesse
chi l'avea si sprezzate e vilipese,
che 'n mezzo de la strada le lasciasse,
preda chiunque o inanzi o indietro andasse.
84
Di questo ho da contarvi piu di sotto:
or diro di Grifon, ch'alla sua giuuta
un paio e piu di lance trovo rotto,
menato piu d'un taglio e d'una punta.
Dei piu cari e piu fidi al re fur otto
che quivi insieme avean lega congiunta;
gioveni; in arme pratichi ed industri,
tutti o signori o di famiglie illustri.
85
Quei rispondean ne la sbarrata piazza
per un di, ad uno ad uno, a tutto 'l mondo,
prima con lancia, e poi con spada o mazza,
fin ch'al re di guardarli era giocondo;
e si foravan spesso la corazza:
per giuoco in somma qui facean, secondo
fan gli nimici capitali, eccetto
che potea il re partirli a suo diletto.
86
Quel d'Antiochia, un uom senza ragione,
che Martano il codardo nominosse,
come se de la forza di Grifone,
poi ch'era seco, participe fosse,
audace entro nel marziale agone;
e poi da canto ad aspettar fermosse,
sin che finisce una battaglia fiera
che tra duo cavallier cominciata era.
87
Il signor di Seleucia, di quell'uno,
ch'a sostener l'impresa aveano tolto,
combattendo in quel tempo con Ombruno,
lo feri d'una punta in mezzo 'l volto,
si che l'uccise: e pieta n'ebbe ognuno,
perche buon cavallier lo tenean molto;
ed oltra la bontade, il piu cortese
non era stato in tutto quel paese.
88
Veduto cio, Martano ebbe paura
che parimente a se non avvenisse;
e ritornando ne la sua natura,
a pensar comincio come fugisse.
Grifon, che gli era appresso e n'avea cura,
lo spinse pur, poi ch'assai fece e disse,
contra un gentil guerrier che s'era mosso,
come si spinge il cane al lupo adosso;
89
che dieci passi gli va dietro o venti,
e poi si ferma, ed abbaiando guarda
come digrigni i minacciosi denti,
come negli occhi orribil fuoco gli arda.
Quivi ov'erano e principi presenti
e tanta gente nobile e gagliarda,
fuggi lo 'ncontro il timido Martano,
e torse 'l freno e 'l capo a destra mano.
90
Pur la colpa potea dar al cavallo,
chi di scusarlo avesse tolto il peso;
ma con la spada poi fe' si gran fallo,
che non l'avria Demostene difeso.
Di carta armato par, non di metallo;
si teme da ogni colpo essere offeso.
Fuggesi al fine, e gli ordini disturba,
ridendo intorno a lui tutta la turba.
91
Il batter de le mani, il grido intorno
se gli levo del populazzo tutto.
Come lupo cacciato, fe' ritorno
Martano in molta fretta al suo ridutto.
Resta Grifone; e gli par de lo scorno
del suo compagno esser macchiato e brutto:
esser vorrebbe stato in mezzo il foco,
piu tosto che trovarsi in questo loco.
92
Arde nel core, e fuor nel viso avampa,
come sia tutta sua quella vergogna;
perche l'opere sue di quella stampa
vedere aspetta il populo ed agogna:
si che rifulga chiara piu che lampa
sua virtu, questa volta gli bisogna;
ch'un'oncia, un dito sol d'error che faccia,
per la mala impression parra sei braccia.
93
Gia la lancia avea tolta su la coscia
Grifon, ch'errare in arme era poco uso:
spinse il cavallo a tutta briglia, e poscia
ch'alquanto andato fu, la messe suso,
e porto nel ferire estrema angoscia
al baron di Sidonia, ch'ando guiso.
Ognun maravigliando in pie si leva;
che 'l contrario di cio tutto attendeva.
94
Torno Grifon con la medesma antenna,
che 'ntiera e ferma ricovrata avea,
ed in tre pezzi la roppe alla penna
de lo scudo al signor di Lodicea.
Quel per cader tre volte e quattro accenna,
che tutto steso alla groppa giacea:
pur rilevato al fin la spada strinse,
volto il cavallo, e ver Grifon si spinse.
95
Grifon, che 'l vede in sella, e che non basta
si fiero incontro perche a terra vada,
dice fra se: - Quel che non pote l'asta,
in cinque colpi o 'n sei fara la spada. -
E su la tempia subito l'attasta
d'un dritto tal, che par che dal ciel cada;
e un altro gli accompagna e un altro appresso,
tanto che l'ha stordito e in terra messo.
96
Quivi erano d'Apamia duo germani,
soliti in giostra rimaner di sopra,
Tirse e Corimbo; ed ambo per le mani
del figlio d'Uliver cader sozzopra.
L'uno gli arcion lascia allo scontro vani;
con l'altro messa fu la spada in opra.
Gia per commun giudicio si tien certo
che di costui fia de la giostra il merto.
97
Ne la lizza era entrato Salinterno,
gran diodarro e maliscalco regio,
e che di tutto 'l regno avea il governo,
e di sua mano era guerriero egregio.
Costui, sdegnoso ch'un guerriero esterno
debba portar di quella giostra il pregio,
piglia una lancia, e verso Grifon grida,
e molto minacciandolo lo sfida.
98
Ma quel con un lancion gli fa risposta,
ch'avea per lo miglior fra dieci eletto,
e per non far error, lo scudo apposta,
e via lo passa e la corazza e 'l petto:
passa il ferro crudel tra costa e costa,
e fuor pel tergo un palmo esce di netto.
Il colpo, eccetto al re, fu a tutti caro;
ch'ognuno odiava Salinterno avaro.
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