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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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45
In altra parte ucciso avea Rinaldo
tanti pagan, ch'io non potrei contarli.
Dinanzi a lui non stava ordine saldo:
vedreste piazza in tutto 'l campo darli.
Non men Zerbin, non men Lurcanio e caldo:
per modo fan, ch'ognun sempre ne parli:
questo di punta avea Balastro ucciso,
e quello a Finadur l'elmo diviso.

46
L'esercito d'Alzerbe avea il primiero,
che poco inanzi aver solea Tardocco;
l'altro tenea sopra le squadre impero
di Zamor e di Saffi e di Marocco.
- Non e tra gli Africani un cavalliero
che di lancia ferir sappia o di stocco? -
mi si potrebbe dir: ma passo passo
nessun di gloria degno a dietro lasso.

47
Del re de la Zumara non si scorda
il nobil Dardinel figlio d'Almonte,
che con la lancia Uberto da Mirforda,
Claudio dal Bosco, Elio e Dulfin dal Monte,
e con la spada Anselmo da Stanforda,
e da Londra Raimondo e Pinamonte
getta per terra (ed erano pur forti),
dui storditi, un piagato, e quattro morti.

48
Ma con tutto 'l valor che di se mostra,
non puo tener si ferma la sua gente,
si ferma, ch'aspettar voglia la nostra
di numero minor, ma piu valente.
Ha piu ragion di spada e piu di giostra
e d'ogni cosa a guerra appertinente.
Fugge la gente maura, di Zumara,
di Setta, di Marocco e di Canara.

49
Ma piu degli altri fuggon quei d'Alzerbe,
a cui s'oppose il nobil giovinetto;
ed or con prieghi, or con parole acerbe
ripor lor cerca l'animo nel petto.
- S'Almonte merito ch'in voi si serbe
di lui memoria, or ne vedro l'effetto:
io vedro (dicea lor) se me, suo figlio,
lasciar vorrete in cosi gran periglio.

50
State, vi priego per mia verde etade,
in cui solete aver si larga speme:
deh non vogliate andar per fil di spade,
ch'in Africa non torni di noi seme.
Per tutto ne saran chiuse le strade,
se non andiam raccolti e stretti insieme:
troppo alto muro e troppo larga fossa
e il monte e il mar, pria che tornar si possa.

51
Molto e meglio morir qui, ch'ai supplici
darsi e alla discrezion di questi cani.
State saldi, per Dio, fedeli amici;
che tutti son gli altri rimedi vani.
Non han di noi piu vita gli nimici;
piu d'un'alma non han, piu di due mani. -
Cosi dicendo, il giovinetto forte
al conte d'Otonlei diede la morte.

52
Il rimembrare Almonte cosi accese
l'esercito african che fuggia prima,
che le braccia e le mani in sue difese
meglio, che rivoltar le spalle, estima.
Guglielmo da Burnich era uno Inglese
maggior di tutti, e Dardinello il cima,
e lo pareggia agli altri; e apresso taglia
il capo ad Aramon di Cornovaglia.

53
Morto cadea questo Aramone a valle;
e v'accorse il fratel per dargli aiuto:
ma Dardinel l'aperse per le spalle
fin giu dove lo stomaco e forcuto.
Poi foro il ventre a Bogio da Vergalle,
e lo mando del debito assoluto:
avea promesso alla moglier fra sei
mesi, vivendo, di tornare a lei.

54
Vide non lungi Dardinel gagliardo
venir Lurcanio, ch'avea in terra messo
Dorchin, passato ne la gola, e Gardo
per mezzo il capo e insin ai denti fesso;
e ch'Alteo fuggir volse, ma fu tardo,
Alteo ch'amo quanto il suo core istesso;
che dietro alla collottola gli mise
il fier Lurcanio un colpo che l'uccise.

55
Piglia una lancia, e va per far vendetta,
dicendo al suo Macon (s'udir lo puote),
che se morto Lurcanio in terra getta,
ne la moschea ne porra l'arme vote.
Poi traversando la campagna in fretta,
con tanta forza il fianco gli percuote,
che tutto il passa sin all'altra banda;
ed ai suoi, che lo spoglino, commanda.

56
Non e da domandarmi, se dolere
se ne dovesse Ariodante il frate;
se desiasse di sua man potere
por Dardinel fra l'anime dannate:
ma nol lascian le genti adito avere,
non men de le 'nfedel le battezzate.
Vorria pur vendicarsi, e con la spada
di qua di la spianando va la strada.

57
Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fende
qualunque lo 'mpedisce o gli contrasta.
E Dardinel che quel disire intende,
a volerlo saziar gia non sovrasta:
ma la gran moltitudine contende
con questa ancora, e i suoi disegni guasta.
Se' Mori uccide l'un, l'altro non manco
gli Scotti uccide e il campo inglese e 'l franco.

58
Fortuna sempremai la via lor tolse,
che per tutto quel di non s'accozzaro.
A piu famosa man serbar l'un volse;
che l'uomo il suo destin fugge di raro.
Ecco Rinaldo a questa strada volse,
perch'alla vita d'un non sia riparo:
ecco Rinaldo vien: Fortuna il guida
per dargli onor che Dardinello uccida.

59
Ma sia per questa volta detto assai
dei gloriosi fatti di Ponente.
Tempo e ch'io torni ove Grifon lasciai,
che tutto d'ira e di disdegno ardente
facea, con piu timor ch'avesse mai,
tumultuar la sbigottita gente.
Re Norandino a quel rumor corso era
con piu di mille armati in una schiera.

60
Re Norandin con la sua corte armata,
vedendo tutto 'l populo fuggire,
venne alla porta in battaglia ordinata,
e quella fece alla sua giunta aprire.
Grifone intanto avendo gia cacciata
da se la turba sciocca e senza ardire,
la sprezzata armatura in sua difesa
(qual la si fosse) avea di nuovo presa;

61
e presso a un tempio ben murato e forte,
che circondato era d'un'alta fossa,
in capo un ponticel si fece forte,
perche chiuderlo in mezzo alcun non possa.
Ecco, gridando e minacciando forte,
fuor de la porta esce una squadra grossa.
L'animoso Grifon non muta loco,
e fa sembiante che ne tema poco.

62
E poi ch'avicinar questo drappello
si vide, ando a trovarlo in su la strada;
e molta strage fattane e macello
(che menava a due man sempre la spada),
ricorso avea allo stretto ponticello,
e quindi li tenea non troppo a bada:
di nuovo usciva e di nuovo tornava;
e sempre orribil segno vi lasciava.

63
Quando di dritto e quando di riverso
getta or pedoni or cavallieri in terra.
Il popul contra lui tutto converso
piu e piu sempre inaspera la guerra.
Teme Grifone al fin restar sommerso:
si cresce il mar che d'ogn'intorno il serra;
e ne la spalla e ne la coscia manca
e gia ferito, e pur la lena manca.

64
Ma la virtu, ch'ai suoi spesso soccorre,
gli fa appo Norandin trovar perdono.
Il re, mentre al tumulto in dubbio corre,
vede che morti gia tanti ne sono:
vede le piaghe che di man d'Ettorre
pareano uscite: un testimonio buono,
che dianzi esso avea fatto indegnamente
vergogna a un cavallier molto eccellente.

65
Poi, come gli e piu presso, e vede in fronte
quel che la gente a morte gli ha condutta,
e fattosene avanti orribil monte,
e di quel sangue il fosso e l'acqua brutta;
gli e aviso di veder proprio sul ponte
Orazio sol contra Toscana tutta:
e per suo onore, e perche gli ne 'ncrebbe,
ritrasse i suoi, ne gran fatica v'ebbe.

66
Ed alzando la man nuda e senz'arme,
antico segno di tregua o di pace,
disse a Grifon: - Non so, se non chiamarme
d'avere il torto, e dir che mi dispiace:
ma il mio poco giudicio, e lo istigarme
altrui, cadere in tanto error mi face.
Quel che di fare io mi credea al piu vile
guerrier del mondo, ho fatto al piu gentile.

67
E se bene alla ingiuria ed a quell'onta
ch'oggi fatta ti fu per ignoranza,
l'onor che ti fai qui s'adegua e sconta,
o (per piu vero dir) supera e avanza;
la satisfazion ci sera pronta
a tutto mio sapere e mia possanza,
quando io conosca di poter far quella
per oro o per cittadi o per castella.

68
Chiedimi la meta di questo regno,
ch'io son per fartene oggi possessore;
che l'alta tua virtu non ti fa degno
di questo sol, ma ch'io ti doni il core:
e la tua mano in questo mezzo, pegno
di fe mi dona e di perpetuo amore. -
Cosi dicendo, da cavallo scese,
e ver Grifon la destra mano stese.

69
Grifon, vedendo il re fatto benigno
venirgli per gittar le braccia al collo,
lascio la spada e l'animo maligno,
e sotto l'anche ed umile abbracciollo.
Lo vide il re di due piaghe sanguigno,
e tosto fe' venir chi medicollo;
indi portar ne la cittade adagio,
e riposar nel suo real palagio.

70
Dove, ferito, alquanti giorni, inante
che si potesse armar, fece soggiorno.
Ma lascio lui, ch'al suo frate Aquilante
ed ad Astolfo in Palestina torno,
che di Grifon, poi che lascio le sante
mura, cercare han fatto piu d'un giorno
in tutti i lochi in Solima devoti,
e in molti ancor da la citta remoti.

71
Or ne l'uno ne l'altro e si indovino,
che di Grifon possa saper che sia:
ma venne lor quel Greco peregrino,
nel ragionare, a caso a darne spia,
dicendo ch'Orrigille avea il camino
verso Antiochia preso di Soria,
d'un nuovo drudo, ch'era di quel loco,
di subito arsa e d'improviso fuoco.

72
Dimandogli Aquilante, se di questo
cosi notizia avea data a Grifone:
e come l'affermo, s'aviso il resto,
perche fosse partito, e la cagione.
Ch'Orrigille ha seguito e manifesto
in Antiochia con intenzione
di levarla di man del suo rivale
con gran vendetta e memorabil male.

73
Non tolero Aquilante che 'l fratello
solo e senz'esso a quell'impresa andasse;
e prese l'arme, e venne dietro a quello:
ma prima prego il duca che tardasse
l'andata in Francia ed al paterno ostello,
fin ch'esso d'Antiochia ritornasse.
Scende al Zaffo e s'imbarca, che gli pare
e piu breve e miglior la via del mare.

74
Ebbe un ostro-silocco allor possente
tanto nel mare, e si per lui disposto,
che la terra del Surro il di seguente
vide e Saffetto, un dopo l'altro tosto.
Passa Barutti e il Zibeletto, e sente
che da man manca gli e Cipro discosto.
A Tortosa da Tripoli, e alla Lizza
e al golfo di Laiazzo il camin drizza.

75
Quindi a levante fe' il nocchier la fronte
del navilio voltar snello e veloce;
ed a sorger n'ando sopra l'Oronte,
e colse il tempo, e ne piglio la foce.
Gittar fece Aquilante in terra il ponte,
e n'usci armato sul destrier feroce;
e contra il fiume il camin dritto tenne,
tanto ch'in Antiochia se ne venne.

76
Di quel Martano ivi ebbe ad informarse;
ed udi ch'a Damasco se n'era ito
con Orrigille, ove una giostra farse
dovea solenne per reale invito.
Tanto d'andargli dietro il desir l'arse,
certo che 'l suo german l'abbia seguito,
che d'Antiochia anco quel di si tolle;
ma gia per mar piu ritornar non volle.

77
Verso Lidia e Larissa il camin piega:
resta piu sopra Aleppe ricca e piena.
Dio, per mostrar ch'ancor di qua non niega
mercede al bene, ed al contrario pena,
Martano appresso a Mamuga una lega
ad incontrarsi in Aquilante mena.
Martano si facea con bella mostra
portare inanzi il pregio de la giostra.

78
Penso Aquilante al primo comparire,
che 'l vil Martano il suo fratello fosse;
che l'ingannaron l'arme, e quel vestire
candido piu che nievi ancor non mosse:
e con quell'oh! che d'allegrezza dire
si suole, incomincio; ma poi cangiosse
tosto di faccia e di parlar, ch'appresso
s'avide meglio, che non era desso.

79
Dubito che per fraude di colei
ch'era con lui, Grifon gli avesse ucciso;
e: - Dimmi (gli grido) tu ch'esser dei
un ladro e un traditor, come n'hai viso,
onde hai quest'arme avute? onde ti sei
sul buon destrier del mio fratello assiso?
Dimmi se 'l mio fratello e morto o vivo;
come de l'arme e del destrier l'hai privo. -

80
Quando Orrigille udi l'irata voce,
a dietro il palafren per fuggir volse;
ma di lei fu Aquilante piu veloce,
e fecela fermar, volse o non volse.
Martano al minacciar tanto feroce
del cavallier, che si improviso il colse,
pallido triema, come al vento fronda,
ne sa quel che si faccia o che risponda.

81
Grida Aquilante, e fulminar non resta,
e la spada gli pon dritto alla strozza;
e giurando minaccia che la testa
ad Orrigille e a lui rimarra mozza,
se tutto il fatto non gli manifesta.
Il mal giunto Martano alquanto ingozza,
e tra se volve se puo sminuire
sua grave colpa, e poi comincia a dire:

82
- Sappi, signor, che mia sorella e questa,
nata di buona e virtuosa gente,
ben che tenuta in vita disonesta
l'abbia Grifone obbrobriosamente:
e tale infamia essendomi molesta,
ne per forza sentendomi possente
di torla a si grande uom, feci disegno
d'averla per astuzia e per ingegno.

83
Tenni modo con lei, ch'avea desire
di ritornare a piu lodata vita,
ch'essendosi Grifon messo a dormire,
chetamente da lui fesse partita.
Cosi fece ella; e perche egli a seguire
non n'abbia, ed a turbar la tela ordita,
noi lo lasciammo disarmato e a piedi;
e qua venuti sian, come tu vedi. -

84
Poteasi dar di somma astuzia vanto,
che colui facilmente gli credea;
e, fuor che 'n torgli arme e destrier e quanto
tenesse di Grifon, non gli nocea;
se non volea pulir sua scusa tanto,
che la facesse di menzogna rea:
buona era ogn'altra parte, se non quella
che la femina a lui fosse sorella.

85
Avea Aquilante in Antiochia inteso
essergli concubina, da piu genti;
onde gridando, di furore acceso:
- Falsissimo ladron, tu te ne menti! -
un pugno gli tiro di tanto peso,
che ne la gola gli caccio duo denti:
e senza piu contesa, ambe le braccia
gli volge dietro, e d'una fune allaccia;

86
e parimente fece ad Orrigille,
ben che in sua scusa ella dicesse assai.
Quindi li trasse per casali e ville,
ne li lascio fin a Damasco mai;
e de le miglia mille volte mille
tratti gli avrebbe con pene e con guai,
fin ch'avesse trovato il suo fratello,
per farne poi come piacesse a quello.

87
Fece Aquilante lor scudieri e some
seco tornare, ed in Damasco venne,
e trovo di Grifon celebre il nome
per tutta la citta batter le penne:
piccoli e grandi, ognun sapea gia come
egli era, che si ben corse l'antenne,
ed a cui tolto fu con falsa mostra
dal compagno la gloria de la giostra.

88
Il popul tutto al vil Martano infesto,
l'uno all'altro additandolo, lo scuopre.
- Non e (dicean), non e il ribaldo questo,
che si fa laude con l'altrui buone opre?
e la virtu di chi non e ben desto,
con la sua infamia e col suo obbrobrio copre?
Non e l'ingrata femina costei,
la qual tradisce i buoni e aiuta i rei? -

89
Altri dicean: - Come stan bene insieme
segnati ambi d'un marchio e d'una razza! -
Chi li bestemmia, chi lor dietro freme,
chi grida: - Impicca, abrucia, squarta, amazza! -
La turba per veder s'urta, si preme,
e corre inanzi alle strade, alla piazza.
Venne la nuova al re, che mostro segno
d'averla cara piu ch'un altro regno.

90
Senza molti scudier dietro o davante,
come si ritrovo, si mosse in fretta,
e venne ad incontrarsi in Aquilante,
ch'avea del suo Grifon fatto vendetta;
e quello onora con gentil sembiante,
seco lo 'nvita, e seco lo ricetta;
di suo consenso avendo fatto porre
i duo prigioni in fondo d'una torre.

91
Andaro insieme ove del letto mosso
Grifon non s'era, poi che fu ferito,
che vedendo il fratel, divenne rosso;
che ben stimo ch'avea il suo caso udito.
E poi che motteggiando un poco adosso
gli ando Aquilante, messero a partito
di dare a quelli duo iusto martoro,
venuti in man degli avversari loro.

92
Vuole Aquilante, vuole il re che mille
strazi ne sieno fatti; ma Grifone
(perche non osa dir sol d'Orrigille)
all'uno e all'altro vuol che si perdone.
Disse assai cose, e molto ben ordille;
fugli risposto; or per conclusione
Martano e disegnato in mano al boia,
ch'abbia a scoparlo, e non pero che moia.

93
Legar lo fanno, e non tra' fiori e l'erba,
e per tutto scopar l'altra matina.
Orrigille captiva si riserba
fin che ritorni la bella Lucina,
al cui saggio parere, o lieve o acerba,
rimetton quei signor la disciplina.
Quivi stette Aquilante a ricrearsi
fin che 'l fratel fu sano e pote armarsi.

94
Re Norandin, che temperato e saggio
divenuto era dopo un tanto errore,
non potea non aver sempre il coraggio
di penitenza pieno e di dolore,
d'aver fatto a colui danno ed oltraggio,
che degno di mercede era e d'onore:
si che di e notte avea il pensiero intento
par farlo rimaner di se contento.

95
E statui nel publico cospetto
de la citta, di tanta ingiuria rea,
con quella maggior gloria ch'a perfetto
cavallier per un re dar si potea,
di rendergli quel premio ch'intercetto
con tanto inganno il traditor gli avea:
e percio fe' bandir per quel paese,
che faria un'altra giostra indi ad un mese.

96
Di ch'apparecchio fa tanto solenne,
quanto a pompa real possibil sia:
onde la Fama con veloci penne
porto la nuova per tutta Soria;
ed in Fenicia e in Palestina venne,
e tanto, ch'ad Astolfo ne die spia,
il qual col vicere deliberosse
che quella giostra senza lor non fosse.

97
Per guerrier valoroso e di gran nome
la vera istoria Sansonetto vanta.
Gli die battesmo Orlando, e Carlo (come
v'ho detto) a governar la Terra Santa.
Astolfo con costui levo le some,
per ritrovarsi ove la Fama canta,
si che d'intorno n'ha piena ogni orecchia,
ch'in Damasco la giostra s'apparecchia.

98
Or cavalcando per quelle contrade
con non lunghi viaggi, agiati e lenti,
per ritrovarsi freschi alla cittade
poi di Damasco il di de' torniamenti,
scontraro in una croce di due strade
persona ch'al vestire e a' movimenti
avea sembianza d'uomo, e femin' era,
ne le battaglie a maraviglia fiera.

99
La vergine Marfisa si nomava,
di tal valor, che con la spada in mano
fece piu volte al gran signor di Brava
sudar la fronte e a quel di Montalbano;
e 'l di e la notte armata sempre andava
di qua di la cercando in monte e in piano
con cavallieri erranti riscontrarsi,
ed immortale e gloriosa farsi.

100
Com'ella vide Astolfo e Sansonetto,
ch'appresso le venian con l'arme indosso,
prodi guerrier le parvero all'aspetto;
ch'erano ambeduo grandi e di buono osso:
e perche di provarsi avria diletto,
per isfidarli avea il destrier gia mosso;
quando, affissando l'occhio piu vicino,
conosciuto ebbe il duca paladino.

101
De la piacevolezza le sovenne
del cavallier, quando al Catai seco era:
e lo chiamo per nome, e non si tenne
la man nel guanto, e alzossi la visiera;
e con gran festa ad abbracciarlo venne,
come che sopra ogn'altra fosse altiera.
Non men da l'altra parte riverente
fu il paladino alla donna eccellente.

102
Tra lor si domandaron di lor via:
e poi ch'Astolfo, che prima rispose,
narro come a Damasco se ne gia,
dove le genti in arme valorose
avea invitato il re de la Soria
a dimostrar lor opre virtuose;
Marfisa, sempre a far gran pruove accesa,
- Voglio esser con voi (disse) a questa impresa. -

103
Sommamente ebbe Astolfo grata questa
compagna d'arme, e cosi Sansonetto.
Furo a Damasco il di inanzi la festa,
e di fuora nel borgo ebbon ricetto:
e sin all'ora che dal sonno desta
l' Aurora il vecchiarel gia suo diletto,
quivi si riposar con maggior agio,
che se smontati fossero al palagio.

104
E poi che 'l nuovo sol lucido e chiaro
per tutto sparsi ebbe i fulgenti raggi,
la bella donna e i duo guerrier s'armaro,
mandato avendo alla citta messaggi;
che, come tempo fu, lor rapportaro
che per veder spezzar frassini e faggi
re Norandino era venuto al loco
ch'avea costituito al fiero gioco.

105
Senza piu indugio alla citta ne vanno,
e per la via maestra alla gran piazza,
dove aspettando il real segno stanno
quinci e quindi i guerrier di buona razza.
I premi che quel giorno si daranno
a chi vince, e uno stocco ed una mazza
guerniti riccamente, e un destrier, quale
sia convenevol dono a un signor tale.

106
Avendo Norandin fermo nel core
che, come il primo pregio, il secondo anco,
e d'ambedue le giostre il sommo onore
si debba guadagnar Grifone il bianco;
per dargli tutto quel ch'uom di valore
dovrebbe aver, ne debbe far con manco,
posto con l'arme in questo ultimo pregio
ha stocco e mazza e destrier molto egregio.

107
L'arme che ne la giostra fatta dianzi
si doveano a Grifon che 'l tutto vinse,
e che usurpate avea con tristi avanzi
Martano che Grifone esser si finse,
quivi si fece il re pendere inanzi,
e il ben guernito stocco a quelle cinse,
e la mazza all'arcion del destrier messe,
perche Grifon l'un pregio e l'altro avesse.

108
Ma che sua intenzione avesse effetto
vieto quella magnanima guerriera,
che con Astolfo e col buon Sansonetto
in piazza nuovamente venuta era.
Costei, vedendo l'arme ch'io v'ho detto,
subito n'ebbe conoscenza vera:
pero che gia sue furo, e l'ebbe care
quanto si suol le cose ottime e rare;

109
ben che l'avea lasciate in su la strada
a quella volta che le fur d'impaccio,
quando per riaver sua buona spada
correa dietro a Brunel degno di laccio.
Questa istoria non credo che m'accada
altrimenti narrar; pero la taccio.
Da me vi basti intendere a che guisa
quivi trovasse l'arme sue Marfisa.

110
Intenderete ancor, che come l'ebbe
riconosciute a manifeste note,
per altro che sia al mondo, non le avrebbe
lasciate un di di sua persona vote.
Se piu tenere un modo o un altro debbe
per racquistarle, ella pensar non puote:
ma se gli accosta a un tratto, e la man stende,
e senz'altro rispetto se le prende;

111
e per la fretta ch'ella n'ebbe, avenne
ch'altre ne prese, altre mandonne in terra.
Il re, che troppo offeso se ne tenne,
con uno sguardo sol le mosse guerra;
che 'l popul, che l'ingiuria non sostenne,
per vendicarlo e lance e spade afferra,
non rammentando cio ch'i giorni inanti
nocque il dar noia ai cavallieri erranti.

112
Ne fra vermigli fiori, azzurri e gialli
vago fanciullo alla stagion novella,
ne mai si ritrovo fra suoni e balli
piu volentieri ornata donna e bella;
che fra strepito d'arme e di cavalli,
e fra punte di lance e di quadrella,
dove si sparga sangue e si dia morte,
costei si truovi, oltre ogni creder forte.

113
Spinge il cavallo, e ne la turba sciocca
con l'asta bassa impetuosa fere;
e chi nel collo e chi nel petto imbrocca,
e fa con l'urto or questo or quel cadere:
poi con la spada uno ed un altro tocca,
e fa qual senza capo rimanere,
e qual rotto, e qual passato al fianco,
e qual del braccio privo o destro o manco.

114
L'ardito Astolfo e il forte Sansonetto,
ch'avean con lei vestita e piastra e maglia,
ben che non venner gia per tal effetto,
pur, vedendo attaccata la battaglia,
abbassan la visiera de l'elmetto,
e poi la lancia per quella canaglia;
ed indi van con la tagliente spada
di qua di la facendosi far strada.

115
I cavallieri di nazion diverse,
ch'erano per giostrar quivi ridutti,
vedendo l'arme in tal furor converse,
e gli aspettati giuochi in gravi lutti
(che la cagion ch'avesse di dolerse
la plebe irata non sapeano tutti,
ne ch'al re tanta ingiuria fosse fatta),
stavan con dubbia mente e stupefatta.

116
Di ch'altri a favorir la turba venne,
che tardi poi non se ne fu a pentire;
altri, a cui la citta piu non attenne
che gli stranieri, accorse a dipartire;
altri, piu saggio, in man la briglia tenne,
mirando dove questo avesse a uscire.
Di quelli fu Grifone ed Aquilante,
che per vendicar l'arme andaro inante.

117
Essi vedendo il re che di veneno
avea le luci inebriate e rosse,
ed essendo da molti istrutti a pieno
de la cagion che la discordia mosse,
e parendo a Grifon che sua, non meno
che del re Norandin, l'ingiuria fosse;
s'avean le lance fatte dar con fretta,
e venian fulminando alla vendetta.

118
Astolfo d'altra parte Rabicano
venia spronando a tutti gli altri inante,
con l'incantata lancia d'oro in mano,
ch'al fiero scontro abbatte ogni giostrante.
Feri con essa e lascio steso al piano
prima Grifone, e poi trovo Aquilante;
e de lo scudo tocco l'orlo a pena,
che lo gitto riverso in su l'arena.

119
I cavallier di pregio e di gran pruova
votan le selle inanzi a Sansonetto.
L'uscita de la piazza il popul truova:
il re n'arrabbia d'ira e di dispetto.
Con la prima corazza e con la nuova
Marfisa intanto, e l'uno e l'altro elmetto,
poi che si vide a tutti dare il tergo,
vincitrice venia verso l'albergo.

120
Astolfo e Sansonetto non fur lenti
a seguitarla, e seco a ritornarsi
verso la porta (che tutte le genti
gli davan loco), ed al rastrel fermarsi.
Aquilante e Grifon, troppo dolenti
di vedersi a uno incontro riversarsi,
tenean per gran vergogna il capo chino,
ne ardian venire inanzi a Norandino.

121
Presi e montati c'hanno i lor cavalli,
spronano dietro agli nimici in fretta.
Li segue il re con molti suoi vasalli,
tutti pronti o alla morte o alla vendetta.
La sciocca turba grida: - Dalli dalli -;
e sta lontana, e le novelle aspetta.
Grifone arriva ove volgean la fronte
i tre compagni, ed avean preso il ponte.

122
A prima giunta Astolfo raffigura,
ch'avea quelle medesime divise,
avea il cavallo, avea quella armatura
ch'ebbe dal di ch'Orril fatale uccise.
Ne miratol, ne posto gli avea cura,
quando in piazza a giostrar seco si mise:
quivi il conobbe e salutollo; e poi
gli domando de li compagni suoi;

123
e perche tratto avean quell'arme a terra,
portando al re si poca riverenza.
Di suoi compagni il duca d'Inghilterra
diede a Grifon non falsa conoscenza:
de l'arme ch'attaccate avean la guerra,
disse che non n'avea troppa scienza;
ma perche con Marfisa era venuto,
dar le volea con Sansonetto aiuto.

124
Quivi con Grifon stando il paladino,
viene Aquilante, e lo conosce tosto
che parlar col fratel l'ode vicino,
e il voler cangia, ch'era mal disposto.
Giungean molti di quei di Norandino,
ma troppo non ardian venire accosto;
e tanto piu, vedendo i parlamenti,
stavano cheti, e per udire intenti.

125
Alcun ch'intende quivi esser Marfisa,
che tiene al mondo il vanto in esser forte,
volta il cavallo, e Norandino avisa
che s'oggi non vuol perder la sua corte,
proveggia, prima che sia tutta uccisa,
di man trarla a Tesifone e alla Morte;
perche Marfisa veramente e stata,
che l'armatura in piazza gli ha levata.

126
Come re Norandino ode quel nome
cosi temuto per tutto Levante,
che facea a molti anco arricciar le chiome,
ben che spesso da lor fosse distante,
e certo che ne debbia venir come
dice quel suo, se non provede inante;
pero gli suoi, che gia mutata l'ira
hanno in timore, a se richiama e tira.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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