Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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16
Seguon gli Scotti ove la guida loro
per l'alta selva alto disdegno mena,
poi che lasciato ha l'uno e l'altro Moro,
l'un morto in tutto, e l'altro vivo a pena.
Giacque gran pezzo il giovine Medoro,
spicciando il sangue da si larga vena,
che di sua vita al fin saria venuto,
se non sopravenia chi gli die aiuto.
17
Gli sopravenne a caso una donzella,
avolta in pastorale ed umil veste,
ma di real presenza e in viso bella,
d'alte maniere e accortamente oneste.
Tanto e ch'io non ne dissi piu novella,
ch'a pena riconoscer la dovreste:
questa, se non sapete, Angelica era,
del gran Can del Catai la figlia altiera.
18
Poi che 'l suo annello Angelica riebbe,
di che Brunel l'avea tenuta priva,
in tanto fasto, in tanto orgoglio crebbe,
ch'esser parea di tutto 'l mondo schiva.
Se ne va sola, e non si degnerebbe
compagno aver qual piu famoso viva:
si sdegna a rimembrar che gia suo amante
abbia Orlando nomato, o Sacripante.
19
E sopra ogn'altro error via piu pentita
era del ben che gia a Rinaldo volse,
troppo parendole essersi avilita,
ch'a riguardar si basso gli occhi volse.
Tant'arroganza avendo Amor sentita,
piu lungamente comportar non volse:
dove giacea Medor, si pose al varco,
e l'aspetto, posto lo strale all'arco.
20
Quando Angelica vide il giovinetto
languir ferito, assai vicino a morte,
che del suo re che giacea senza tetto,
piu che del proprio mal si dolea forte;
insolita pietade in mezzo al petto
si senti entrar per disusate porte,
che le fe' il duro cor tenero e molle,
e piu, quando il suo caso egli narrolle.
21
E rivocando alla memoria l'arte
ch'in India imparo gia di chirugia
(che par che questo studio in quella parte
nobile e degno e di gran laude sia;
e senza molto rivoltar di carte,
che 'l patre ai figli ereditario il dia),
si dispose operar con succo d'erbe,
ch'a piu matura vita lo riserbe.
22
E ricordossi che passando avea
veduta un'erba in una piaggia amena;
fosse dittamo, o fosse panacea,
o non so qual, di tal effetto piena,
che stagna il sangue, e de la piaga rea
leva ogni spasmo e perigliosa pena.
La trovo non lontana, e quella colta,
dove lasciato avea Medor, die volta.
23
Nel ritornar s'incontra in un pastore
ch'a cavallo pel bosco ne veniva,
cercando una iuvenca, che gia fuore
duo di di mandra e senza guardia giva.
Seco lo trasse ove perdea il vigore
Medor col sangue che del petto usciva;
e gia n'avea di tanto il terren tinto,
ch'era omai presso a rimanere estinto.
24
Del palafreno Angelica giu scese,
e scendere il pastor seco fece anche.
Pesto con sassi l'erba, indi la prese,
e succo ne cavo fra le man bianche;
ne la piaga n'infuse, e ne distese
e pel petto e pel ventre e fin a l'anche:
e fu di tal virtu questo liquore,
che stagno il sangue, e gli torno il vigore;
25
e gli die forza, che pote salire
sopra il cavallo che 'l pastor condusse.
Non pero volse indi Medor partire
prima ch'in terra il suo signor non fusse.
E Cloridan col re fe' sepelire;
e poi dove a lei piacque si ridusse.
Ed ella per pieta ne l'umil case
del cortese pastor seco rimase.
26
Ne fin che nol tornasse in sanitade,
volea partir: cosi di lui fe' stima,
tanto se inteneri de la pietade
che n'ebbe, come in terra il vide prima.
Poi vistone i costumi e la beltade,
roder si senti il cor d'ascosa lima;
roder si senti il core, e a poco a poco
tutto infiammato d'amoroso fuoco.
27
Stava il pastore in assai buona e bella
stanza, nel bosco infra duo monti piatta,
con la moglie e coi figli; ed avea quella
tutta di nuovo e poco inanzi fatta.
Quivi a Medoro fu per la donzella
la piaga in breve a sanita ritratta:
ma in minor tempo si senti maggiore
piaga di questa avere ella nel core.
28
Assai piu larga piaga e piu profonda
nel cor senti da non veduto strale,
che da' begli occhi e da la testa bionda
di Medoro avento l'Arcier c'ha l'ale.
Arder si sente, e sempre il fuoco abonda;
e piu cura l'altrui che 'l proprio male:
di se non cura, e non e ad altro intenta,
ch'a risanar chi lei fere e tormenta.
29
La sua piaga piu s'apre e piu incrudisce,
quanto piu l'altra si ristringe e salda.
Il giovine si sana: ella languisce
di nuova febbre, or agghiacciata, or calda.
Di giorno in giorno in lui belta fiorisce:
la misera si strugge, come falda
strugger di nieve intempestiva suole,
ch'in loco aprico abbia scoperta il sole.
30
Se di disio non vuol morir, bisogna
che senza indugio ella se stessa aiti:
e ben le par che di quel ch'essa agogna,
non sia tempo aspettar ch'altri la 'nviti.
Dunque, rotto ogni freno di vergogna,
la lingua ebbe non men che gli occhi arditi:
e di quel colpo domando mercede,
che, forse non sapendo, esso le diede.
31
O conte Orlando, o re di Circassia,
vostra inclita virtu, dite, che giova?
Vostro alto onor dite in che prezzo sia,
o che merce vostro servir ritruova.
Mostratemi una sola cortesia
che mai costei v'usasse, o vecchia o nuova,
per ricompensa e guidardone e merto
di quanto avete gia per lei sofferto.
32
Oh se potessi ritornar mai vivo,
quanto ti parria duro, o re Agricane!
che gia mostro costei si averti a schivo
con repulse crudeli ed inumane.
O Ferrau, o mille altri ch'io non scrivo,
ch'avete fatto mille pruove vane
per questa ingrata, quanto aspro vi fora,
s'a costu' in braccio voi la vedesse ora!
33
Angelica a Medor la prima rosa
coglier lascio, non ancor tocca inante:
ne persona fu mai si aventurosa,
ch'in quel giardin potesse por le piante.
Per adombrar, per onestar la cosa,
si celebro con cerimonie sante
il matrimonio, ch'auspice ebbe Amore,
e pronuba la moglie del pastore.
34
Fersi le nozze sotto all'umil tetto
le piu solenni che vi potean farsi;
e piu d'un mese poi stero a diletto
i duo tranquilli amanti a ricrearsi.
Piu lunge non vedea del giovinetto
la donna, ne di lui potea saziarsi;
ne, per mai sempre pendergli dal collo,
il suo disir sentia di lui satollo.
35
Se stava all'ombra o se del tetto usciva,
avea di e notte il bel giovine a lato:
matino e sera or questa or quella riva
cercando andava, o qualche verde prato:
nel mezzo giorno un antro li copriva,
forse non men di quel commodo e grato,
ch'ebber, fuggendo l'acque, Enea e Dido,
de' lor secreti testimonio fido.
36
Fra piacer tanti, ovunque un arbor dritto
vedesse ombrare o fonte o rivo puro,
v'avea spillo o coltel subito fitto;
cosi, se v'era alcun sasso men duro:
ed era fuori in mille luoghi scritto,
e cosi in casa in altritanti il muro,
Angelica e Medoro, in vari modi
legati insieme di diversi nodi.
37
Poi che le parve aver fatto soggiorno
quivi piu ch'a bastanza, fe' disegno
di fare in India del Catai ritorno,
e Medor coronar del suo bel regno.
Portava al braccio un cerchio d'oro, adorno
di ricche gemme, in testimonio e segno
del ben che 'l conte Orlando le volea;
e portato gran tempo ve l'avea.
38
Quel dono gia Morgana a Ziliante,
nel tempo che nel lago ascoso il tenne;
ed esso, poi ch'al padre Monodante,
per opra e per virtu d'Orlando venne,
lo diede a Orlando: Orlando ch'era amante,
di porsi al braccio il cerchio d'or sostenne,
avendo disegnato di donarlo
alla regina sua di ch'io vi parlo.
39
Non per amor del paladino, quanto
perch'era ricco e d'artificio egregio,
caro avuto l'avea la donna tanto,
che piu non si puo aver cosa di pregio.
Se lo serbo ne l'Isola del pianto,
non so gia dirvi con che privilegio,
la dove esposta al marin mostro nuda
fu da la gente inospitale e cruda.
40
Quivi non si trovando altra mercede
ch'al buon pastor ed alla moglie dessi,
che serviti gli avea con si gran fede
dal di che nel suo albergo si fur messi,
levo dal braccio il cerchio e gli lo diede,
e volse per suo amor che lo tenessi.
Indi saliron verso la montagna
che divide la Francia da la Spagna.
41
Dentro a Valenza o dentro a Barcellona
per qualche giorno avea pensato porsi,
fin che accadesse alcuna nave buona
che per Levante apparecchiasse a sciorsi.
Videro il mar scoprir sotto a Girona
ne lo smontar giu dei montani dorsi;
e costeggiando a man sinistra il lito,
a Barcellona andar pel camin trito.
42
Ma non vi giunser prima, ch'un uom pazzo
giacer trovato in su l'estreme arene,
che, come porco, di loto e di guazzo
tutto era brutto e volto e petto e schene.
Costui si scaglio lor come cagnazzo
ch'assalir forestier subito viene;
e die lor noia, e fu per far lor scorno.
Ma di Marfisa a ricontarvi torno.
43
Di Marfisa, d'Astolfo, d' Aquilante,
di Grifone e degli altri io vi vuo' dire,
che travagliati, e con la morte inante,
mal si poteano incontra il mar schermire:
che sempre piu superba e piu arrogante
crescea fortuna le minacce e l'ire;
e gia durato era tre di lo sdegno,
ne di placarsi ancor mostrava segno.
44
Castello e ballador spezza e fracassa
l'onda nimica e 'l vento ognor piu fiero:
se parte ritta il verno pur ne lassa,
la taglia e dona al mar tutta il nocchiero.
Chi sta col capo chino in una cassa
su la carta appuntando il suo sentiero
a lume di lanterna piccolina,
e chi col torchio giu ne la sentina.
45
Un sotto poppe, un altro sotto prora
si tiene inanzi l'oriuol da polve:
e torna a rivedere ogni mezz'ora
quanto e gia corso, ed a che via si volve:
indi ciascun con la sua carta fuora
a mezza nave il suo parer risolve,
la dove a un tempo i marinari tutti
sono a consiglio dal padron ridutti.
46
Chi dice: - Sopra Linmisso venuti
siamo, per quel ch'io trovo, alle seccagne; -
chi: - Di Tripoli appresso i sassi acuti,
dove il mar le piu volte i legni fragne; -
chi dice: - Siamo in Satalia perduti,
per cui piu d'un nocchier sospira e piagne. -
Ciascun secondo il parer suo argomenta,
ma tutti ugual timor preme e sgomenta.
47
Il terzo giorno con maggior dispetto
gli assale il vento, e il mar piu irato freme;
e l'un ne spezza e portane il trinchetto,
e 'l timon l'altro, e chi lo volge insieme.
Ben e di forte e di marmoreo petto
e piu duro ch'acciar, ch'ora non teme.
Marfisa, che gia fu tanto sicura,
non nego che quel giorno ebbe paura.
48
Al monte Sinai fu peregrino,
a Gallizia promesso, a Cipro, a Roma,
al Sepolcro, alla Vergine d'Ettino,
e se celebre luogo altro si noma.
Sul mare intanto, e spesso al ciel vicino
l'afflitto e conquassato legno toma,
di cui per men travaglio avea il padrone
fatto l'arbor tagliar de l'artimone.
49
E colli e casse e cio che v'e di grave
gitta da prora e da poppe e da sponde;
e fa tutte sgombrar camere e giave,
e dar le ricche merci all'avide onde.
Altri attende alle trombe, e a tor di nave
l'acque importune, e il mar nel mar rifonde;
soccorre altri in sentina, ovunque appare
legno da legno aver sdrucito il mare.
50
Stero in questo travaglio, in questa pena
ben quattro giorni, e non avean piu schermo;
e n'avria avuto il mar vittoria piena,
poco piu che 'l furor tenesse fermo:
ma diede speme lor d'aria serena
la disiata luce di santo Ermo,
ch'in prua s'una cocchina a por si venne;
che piu non v'erano arbori ne antenne.
51
Veduto fiammeggiar la bella face,
s'inginocchiaro tutti i naviganti,
e domandaro il mar tranquillo e pace
con umidi occhi e con voci tremanti.
La tempesta crudel, che pertinace
fu sin allora, non ando piu inanti:
Maestro e Traversia piu non molesta,
e sol del mar tiran Libecchio resta.
52
Questo resta sul mar tanto possente,
e da la negra bocca in modo esala,
ed e con lui si il rapido corrente
de l'agitato mar ch'in fretta cala,
che porta il legno piu velocemente,
che pelegrin falcon mai facesse ala,
con timor del nocchier ch'al fin del mondo
non lo trasporti, o rompa, o cacci al fondo.
53
Rimedio a questo il buon nocchier ritruova,
che commanda gittar per poppa spere,
e caluma la gomona, e fa pruova
di duo terzi del corso ritenere.
Questo consiglio, e piu l'augurio giova
di chi avea acceso in proda le lumiere:
questo il legno salvo che peria forse,
e fe' ch'in alto mar sicuro corse.
54
Nel golfo di Laiazzo inver Soria
sopra una gran citta si trovo sorto,
e si vicino al lito, che scopria
l'uno e l'altro castel che serra il porto.
Come il padron s'accorse de la via
che fatto avea, ritorno in viso smorto;
che ne porto pigliar quivi volea,
ne stare in alto, ne fuggir potea.
55
Ne potea stare in alto, ne fuggire,
che gli arbori e l'antenne avea perdute:
eran tavole e travi pel ferire
del mar, sdrucite, macere e sbattute.
E 'l pigliar porto era un voler morire,
o perpetuo legarsi in servitute;
che riman serva ogni persona, o morta,
che quivi errore o ria fortuna porta.
56
E 'l stare in dubbio era con gran periglio
che non salisser genti de la terra
con legni armati, e al suo desson di piglio,
mal atto a star sul mar, non ch'a far guerra.
Mentre il padron non sa pigliar consiglio,
fu domandato da quel d'Inghilterra,
chi gli tenea si l'animo suspeso,
e perche gia non avea il porto preso.
57
Il padron narro lui che quella riva
tutta tenean le femine omicide,
di quai l'antiqua legge ognun ch'arriva
in perpetuo tien servo, o che l'uccide;
e questa sorte solamente schiva
chi nel campo dieci uomini conquide,
e poi la notte puo assaggiar nel letto
diece donzelle con carnal diletto.
58
E se la prima pruova gli vien fatta,
e non fornisca la seconda poi,
egli vien morto, e chi e con lui si tratta
da zappatore o da guardian di buoi.
Se di far l'uno e l'altro e persona atta,
impetra libertade a tutti i suoi;
a se non gia, c'ha da restar marito
di diece donne, elette a suo appetito.
59
Non pote udire Astolfo senza risa
de la vicina terra il rito strano.
Sopravien Sansonetto, e poi Marfisa,
indi Aquilante, e seco il suo germano.
Il padron parimente lor divisa
la causa che dal porto il tien lontano:
- Voglio (dicea) che inanzi il mar m'affoghi,
ch'io senta mai di servitude i gioghi. -
60
Del parer del padrone i marinari
e tutti gli altri naviganti furo;
ma Marfisa e' compagni eran contrari,
che, piu che l'acque, il lito avean sicuro.
Via piu il vedersi intorno irati i mari,
che centomila spade, era lor duro.
Parea lor questo e ciascun altro loco
dov'arme usar potean, da temer poco.
61
Bramavano i guerrier venire a proda,
ma con maggior baldanza il duca inglese;
che sa, come del corno il rumor s'oda,
sgombrar d'intorno si fara il paese.
Pigliare il porto l'una parte loda,
e l'altra il biasma, e sono alle contese;
ma la piu forte in guisa il padron stringe,
ch'al porto, suo malgrado, il legno spinge.
62
Gia, quando prima s'erano alla vista
de la citta crudel sul mar scoperti,
veduto aveano una galea provista
di molta ciurma e di nochieri esperti
venire al dritto a ritrovar la trista
nave, confusa di consigli incerti;
che, l'alta prora alle sua poppe basse
legando, fuor de l'empio mar la trasse.
63
Entrar nel porto remorchiando, e a forza
di remi piu che per favor di vele;
pero che l'alternar di poggia e d'orza
avea levato il vento lor crudele.
Intanto ripigliar la dura scorza
i cavallieri e il brando lor fedele;
ed al padrone ed a ciascun che teme
non cessan dar con lor conforti speme.
64
Fatto e 'l porto a sembianza d'una luna,
e gira piu di quattro miglia intorno:
seicento passi e in bocca, ed in ciascuna
parte una rocca ha nel finir del corno.
Non teme alcuno assalto di fortuna,
se non quando gli vien dal mezzogiorno.
A guisa di teatro se gli stende
la citta a cerco, e verso il poggio ascende.
65
Non fu quivi si tosto il legno sorto
(gia l'aviso era per tutta la terra),
che fur seimila femine sul porto,
con gli archi in mano, in abito di guerra;
e per tor de la fuga ogni conforto,
tra l'una rocca e l'altra il mar si serra:
da navi e da catene fu rinchiuso,
che tenean sempre istrutte a cotal uso.
66
Una che d'anni alla Cumea d'Apollo
pote uguagliarsi e alla madre d'Ettorre,
fe' chiamare il padrone, e domandollo
se si volean lasciar la vita torre,
o se voleano pur al giogo il collo,
secondo la costuma, sottoporre.
Degli dua l'uno aveano a torre: o quivi
tutti morire, o rimaner captivi.
67
- Gli e ver (dicea) che s'uom si ritrovasse
tra voi cosi animoso e cosi forte,
che contra dieci nostri uomini osasse
prender battaglia, e desse lor la morte,
e far con diece femine bastasse
per una notte ufficio di consorte;
egli si rimarria principe nostro,
e gir voi ne potreste al camin vostro.
68
E sara in vostro arbitrio il restar anco,
vogliate o tutti o parte; ma con patto,
che chi vorra restare, e restar franco,
marito sia per diece femine atto.
Ma quando il guerrier vostro possa manco
dei dieci che gli fian nimici a un tratto,
o la seconda pruova non fornisca,
voglian voi siate schiavi, egli perisca. -
69
Dove la vecchia ritrovar timore
credea nei cavallier, trovo baldanza;
che ciascun si tenea tal feritore,
che fornir l'uno e l'altro avea speranza:
ed a Marfisa non mancava il core,
ben che mal atta alla seconda danza;
ma dove non l'aitasse la natura,
con la spada supplir stava sicura.
70
Al padron fu commessa la risposta,
prima conchiusa per commun consiglio:
ch'avean chi lor potria di se a lor posta
ne la piazza e nel letto far periglio.
Levan l'offese, ed il nocchier s'accosta,
getta la fune e le fa dar di piglio;
e fa acconciare il ponte, onde i guerrieri
escono armati, e tranno i lor destrieri.
71
E quindi van per mezzo la cittade,
e vi ritruovan le donzelle altiere,
succinte cavalcar per le contrade,
ed in piazza armeggiar come guerriere.
Ne calciar quivi spron, ne cinger spade,
ne cosa d'arme puoi gli uomini avere,
se non dieci alla volta, per rispetto
de l'antiqua costuma ch'io v'ho detto.
72
Tutti gli altri alla spola, all'aco, al fuso,
al pettine ed all'aspo sono intenti,
con vesti feminil che vanno giuso
insin al pie, che gli fa molli e lenti.
Si tengono in catena alcuni ad uso
d'arar la terra o di guardar gli armenti.
Son pochi i maschi, e non son ben, per mille
femine, cento, fra cittadi e ville.
73
Volendo torre i cavallieri a sorte
chi di lor debba, per commune scampo
l'una decina in piazza porre a morte,
e poi l'altra ferir ne l'altro campo;
non disegnavan di Marfisa forte,
stimando che trovar dovesse inciampo
ne la seconda giostra de la sera,
ch'ad averne vittoria abil non era.
74
Ma con gli altri esser volse ella sortita:
or sopra lei la sorte in somma cade.
Ella dicea: - Prima v'ho a por la vita,
che v'abbiate a por voi la libertade;
ma questa spada (e lor la spada addita,
che cinta avea) vi do per securtade
ch'io vi sciorro tutti gl'intrichi al modo
che fe' Alessandro il gordiano nodo.
75
Non vuo' mai piu che forestier si lagni
di questa terra, fin che 'l mondo dura. -
Cosi disse; e non potero i compagni
torle quel che le dava sua aventura.
Dunque, o ch'in tutto perda, o lor guadagni
la liberta, le lasciano la cura.
Ella di piastre gia guernita e maglia,
s'appresento nel campo alla battaglia.
76
Gira una piazza al sommo de la terra,
di gradi a seder atti intorno chiusa;
che solamente a giostre, a simil guerra,
a cacce, a lotte, e non ad altro s'usa:
quattro porte ha di bronzo, onde si serra.
Quivi la moltitudine confusa
de l'armigere femine si trasse;
e poi fu detto a Marfisa ch'entrasse.
77
Entro Marfisa s'un destrier leardo,
tutto sparso di macchie e di rotelle,
di piccol capo e d'animoso sguardo,
d'andar superbo e di fattezze belle.
Pel maggiore e piu vago e piu gagliardo,
di mille che n'avea con briglie e selle,
scelse in Damasco, e realmente ornollo,
ed a Marfisa Norandin donollo.
78
Da mezzogiorno e da la porta d'austro
entro Marfisa; e non vi stette guari,
ch'appropinquare e risonar pel claustro
udi di trombe acuti suoni e chiari:
e vide poi di verso il freddo plaustro
entrar nel campo i dieci suoi contrari.
Il primo cavallier ch'apparve inante,
di valer tutto il resto avea sembiante.
79
Quel venne in piazza sopra un gran destriero,
che, fuor ch'in fronte e nel pie dietro manco,
era, piu che mai corbo, oscuro e nero:
nel pie e nel capo avea alcun pelo bianco.
Del color del cavallo il cavalliero
vestito, volea dir che, come manco
del chiaro era l'oscuro, era altretanto
il riso in lui verso l'oscuro pianto.
80
Dato che fu de la battaglia il segno,
nove guerrier l'aste chinaro a un tratto:
ma quel dal nero ebbe il vantaggio a sdegno;
si ritiro, ne di giostrar fece atto.
Vuol ch'alle leggi inanzi di quel regno,
ch'alla sua cortesia, sia contrafatto.
Si tra' da parte e sta a veder le pruove
ch'una sola asta fara contra a nove.
81
Il destrier, ch'avea andar trito e soave,
porto all'incontro la donzella in fretta,
che nel corso arresto lancia si grave,
che quattro uomini avriano a pena retta.
L'avea pur dianzi al dismontar di nave
per la piu salda in molte antenne eletta.
Il fier sembiante con ch'ella si mosse,
mille facce imbianco, mille cor scosse.
82
Aperse al primo che trovo si il petto,
che fora assai che fosse stato nudo:
gli passo la corazza e il soprapetto,
ma prima un ben ferrato e grosso scudo.
Dietro le spalle un braccio il ferro netto
si vide uscir: tanto fu il colpo crudo.
Quel fitto ne la lancia a dietro lassa,
e sopra gli altri a tutta briglia passa.
83
E diede d'urto a chi venia secondo,
ed a chi terzo si terribil botta,
che rotto ne la schiena uscir del mondo
fe' l'uno e l'altro, e de la sella a un'otta;
si duro fu l'incontro e di tal pondo,
si stretta insieme ne venia la frotta.
Ho veduto bombarde a quella guisa
le squadre aprir, che fe' lo stuol Marfisa.
84
Sopra di lei piu lance rotte furo;
ma tanto a quelli colpi ella si mosse,
quanto nel giuoco de le cacce un muro
si muova a' colpi de le palle grosse.
L'usbergo suo di tempra era si duro,
che non gli potean contra le percosse;
e per incanto al fuoco de l'Inferno
cotto, e temprato all'acque fu d'Averno.
85
Al fin del campo il destrier tenne e volse,
e fermo alquanto: e in fretta poi lo spinse
incontra gli altri, e sbarragliolli e sciolse,
e di lor sangue insin all'elsa tinse.
All'uno il capo, all'altro il braccio tolse;
e un altro in guisa con la spada cinse,
che 'l petto in terra ando col capo ed ambe
le braccia, e in sella il ventre era e le gambe.
86
Lo parti, dico, per dritta misura,
de le coste e de l'anche alle confine,
e lo fe' rimaner mezza figura,
qual dinanzi all'imagini divine,
poste d'argento, e piu di cera pura
son da genti lontane e da vicine,
ch'a ringraziarle e sciorre il voto vanno
de le domande pie ch'ottenute hanno.
87
Ad uno che fuggia, dietro si mise,
ne fu a mezzo la piazza, che lo giunse;
e 'l capo e 'l collo in modo gli divise,
che medico mai piu non lo raggiunse.
In somma tutti un dopo l'altro uccise,
o feri si ch'ogni vigor n'emunse;
e fu sicura che levar di terra
mai piu non si potrian per farle guerra.
88
Stato era il cavallier sempre in un canto,
che la decina in piazza avea condutta;
pero che contra un solo andar con tanto
vantaggio opra gli parve iniqua e brutta.
Or che per una man torsi da canto
vide si tosto la compagna tutta,
per dimostrar che la tardanza fosse
cortesia stata e non timor, si mosse.
89
Con man fe' cenno di volere, inanti
che facesse altro, alcuna cosa dire;
e non pensando in si viril sembianti
che s'avesse una vergine a coprire,
le disse; - Cavalliero, omai di tanti
esser dei stanco, c'hai fatto morire;
e s'io volessi, piu di quel che sei,
stancarti ancor, discortesia farei.
90
Che ti risposi in sino al giorno nuovo,
e doman torni in campo, ti concedo.
Non mi fia onor se teco oggi mi pruovo,
che travagliato e lasso esser ti credo. -
- Il travagliare in arme non m'e nuovo,
ne per si poco alla fatica cedo
(disse Marfisa); e spero ch'a tuo costo
io ti faro di questo aveder tosto.
91
De la cortese offerta ti ringrazio,
ma riposare ancor non mi bisogna;
e ci avanza del giorno tanto spazio,
ch'a porlo tutto in ozio e pur vergogna. -
Rispose il cavallier: - Fuss'io si sazio
d'ogn'altra cosa che 'l mio core agogna,
come t'ho in questo da saziar; ma vedi
che non ti manchi il di piu che non credi. -
92
Cosi disse egli, e fe' portare in fretta
due grosse lance, anzi due gravi antenne;
ed a Marfisa dar ne fe' l'eletta:
tolse l'altra per se, ch'indietro venne.
Gia sono in punto, ed altro non s'aspetta
ch'un alto suon che lor la giostra accenne.
Ecco la terra e l'aria e il mar rimbomba
nel mover loro al primo suon di tromba.
93
Trar fiato, bocca aprir, o battere occhi
non si vedea de' riguardanti alcuno:
tanto a mirare a chi la palma tocchi
dei duo campioni, intento era ciascuno.
Marfisa, accio che de l'arcion trabocchi,
si che mai non si levi, il guerrier bruno,
drizza la lancia; e il guerrier bruno forte
studia non men di por Marfisa a morte.
94
Le lance ambe di secco e suttil salce,
non di cerro sembrar grosso ed acerbo,
cosi n'andaro in tronchi fin al calce;
e l'incontro ai destrier fu si superbo,
che parimente parve da una falce
de le gambe esser lor tronco ogni nerbo.
Cadero ambi ugualmente; ma i campioni
fur presti a disbrigarsi dagli arcioni.
95
A mille cavallieri alla sua vita
al primo incontro avea la sella tolta
Marfisa, ed ella mai non n'era uscita;
e n'usci, come udite, a questa volta.
Del caso strano non pur sbigottita,
ma quasi fu per rimanerne stolta.
Parve anco strano al cavallier dal nero,
che non solea cader gia di leggiero.
96
Tocca avean nel cader la terra a pena,
che furo in piedi e rinovar l'assalto.
Tagli e punte a furor quivi si mena,
quivi ripara or scudo, or lama, or salto.
Vada la botta vota o vada piena,
l'aria ne stride e ne risuona in alto.
Quelli elmi, quelli usberghi, quelli scudi
mostrar ch'erano saldi piu ch'incudi.
97
Se de l'aspra donzella il braccio e grave,
ne quel del cavallier nimico e lieve.
Ben la misura ugual l'un da l'altro have:
quanto a punto l'un da, tanto riceve.
Chi vol due fiere audaci anime brave,
cercar piu la di queste due non deve,
ne cercar piu destrezza ne piu possa;
che n'han tra lor quanto piu aver si possa.
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