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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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98
Le donne, che gran pezzo mirato hanno
continuar tante percosse orrende,
e che nei cavallier segno d'affanno
e di stanchezza ancor non si comprende;
dei duo miglior guerrier lode lor danno,
che sien tra quanto il mar sua braccia estende.
Par lor che, se non fosser piu che forti,
esser dovrian sol del travaglio morti.

99
Ragionando tra se, dicea Marfisa:
- Buon fu per me, che costui non si mosse;
ch'andava a risco di restarne uccisa,
se dianzi stato coi compagni fosse,
quando io mi truovo a pena a questa guisa
di potergli star contra alle percosse. -
Cosi dice Marfisa; e tuttavolta
non resta di menar la spada in volta.

100
- Buon fu per me (dicea quell'altro ancora),
che riposar costui non ho lasciato.
Difender me ne posso a fatica ora
che de la prima pugna e travagliato.
Se fin al nuovo di facea dimora
a ripigliar vigor, che saria stato?
Ventura ebbi io, quanto piu possa aversi,
che non volesse tor quel ch'io gli offersi. -

101
La battaglia duro fin alla sera,
ne chi avesse anco il meglio era palese;
ne l'un ne l'altro piu senza lumiera
saputo avria come schivar l'offese.
Giunta la notte, all'inclita guerriera
fu primo a dir il cavallier cortese:
- Che faren, poi che con ugual fortuna
n'ha sopragiunti la notte importuna?

102
Meglio mi par che 'l viver tuo prolunghi
almeno insino a tanto che s'aggiorni.
Io non posso concederti che aggiunghi
fuor ch'una notte picciola ai tua giorni.
E di cio che non gli abbi aver piu lunghi,
la colpa sopra me non vuo' che torni:
torni pur sopra alla spietata legge
del sesso feminil che 'l loco regge.

103
Se di te duolmi e di quest'altri tuoi,
lo sa colui che nulla cosa ha oscura.
Con tuoi compagni star meco tu puoi:
con altri non avrai stanza sicura;
perche la turba, a cu' i mariti suoi
oggi uccisi hai, gia contra te congiura.
Ciascun di questi a cui dato hai la morte,
era di diece femine consorte.

104
Del danno c'han da te ricevut'oggi,
disian novanta femine vendetta:
si che se meco ad albergar non poggi,
questa notte assalito esser t'aspetta. -
Disse Marfisa: - Accetto che m'alloggi,
con sicurta che non sia men perfetta
in te la fede e la bonta del core,
che sia l'ardire e il corporal valore.

105
Ma che t'incresca che m'abbi ad uccidere,
ben ti puo increscere anco del contrario.
Fin qui non credo che l'abbi da ridere,
perch'io sia men di te duro avversario.
O la pugna seguir vogli o dividere,
o farla all'uno o all'altro luminario,
ad ogni cenno pronta tu m'avrai,
e come ed ogni volta che vorrai. -

106
Cosi fu differita la tenzone
fin che di Gange uscisse il nuovo albore,
e si resto senza conclusione
chi d'essi duo guerrier fosse il migliore.
Ad Aquilante venne ed a Grifone
e cosi agli altri il liberal signore,
e li prego che fin al nuovo giorno
piacesse lor di far seco soggiorno.

107
Tenner lo 'nvito senza alcun sospetto:
indi, a splendor de bianchi torchi ardenti,
tutti saliro ov'era un real tetto,
distinto in molti adorni alloggiamenti.
Stupefatti al levarsi de l'elmetto,
mirandosi, restaro i combattenti;
che 'l cavallier, per quanto apparea fuora,
non eccedeva i diciotto anni ancora.

108
Si maraviglia la donzella, come
in arme tanto un giovinetto vaglia;
si maraviglia l'altro, ch'alle chiome
s'avede con chi avea fatto battaglia:
e si domandan l'un con l'altro il nome,
e tal debito tosto si ragguaglia.
Ma come si nomasse il giovinetto,
ne l'altro canto ad ascoltar v'aspetto.


CANTO VENTESIMO


1
Le donne antique hanno mirabil cose
fatto ne l'arme e ne le sacre muse;
e di lor opre belle e gloriose
Gran lume in tutto il mondo si diffuse.
Arpalice e Camilla son famose,
perche in battaglia erano esperte ed use;
Safo e Corinna, perche furon dotte,
splendono illustri, e mai non veggon notte.

2
Le donne son venute in eccellenza
Di ciascun'arte ove hanno posto cura;
e qualunque all'istorie abbia avvertenza,
ne sente ancor la fama non oscura.
Se 'l mondo n'e gran tempo stato senza,
non pero sempre il mal influsso dura;
e forse ascosi han lor debiti onori
l'invidia o il non saper degli scrittori.

3
Ben mi par di veder ch'al secol nostro
tanta virtu fra belle donne emerga,
che puo dare opra a carte ed ad inchiostro,
perche nei futuri anni si disperga,
e perche, odiose lingue, il mal dir vostro
con vostra eterna infamia si sommerga:
e le lor lode appariranno in guisa,
che di gran lunga avanzeran Marfisa.

4
Or pur tornando a lei, questa donzella
al cavallier che l'uso cortesia,
de l'esser suo non niega dar novella,
quando esso a lei voglia contar chi sia.
Sbrigossi tosto del suo debito ella:
tanto il nome di lui saper disia.
- Io son (disse) Marfisa: - e fu assai questo;
che si sapea per tutto 'l mondo il resto.

5
L'altro comincia, poi che tocca a lui,
con piu proemio a darle di se conto,
dicendo: - Io credo che ciascun di vui
abbia de la mia stirpe il nome in pronto;
che non pur Francia e Spagna e i vicin sui,
ma l'India, l'Etiopia e il freddo Ponto
han chiara cognizion di Chiaramonte,
onde usci il cavallier ch'uccise Almonte,

6
quel ch'a Chiariello e al re Mambrino
diede la morte, e il regno lor disfece.
Di questo sangue, dove ne l'Eusino
l'Istro ne vien con otto corna o diece,
al duca Amone, il qual gia peregrino
vi capito, la madre mia mi fece:
e l'anno e ormai ch'io la lasciai dolente,
per gire in Francia a ritrovar mia gente.

7
Ma non potei finire il mio viaggio,
che qua mi spinse un tempestoso Noto.
Son dieci mesi o piu che stanza v'aggio,
che tutti i giorni e tutte l'ore noto.
Nominato son io Guidon Selvaggio,
di poca pruova ancora e poco noto.
Uccisi qui Argilon da Melibea
con dieci cavallier che seco avea.

8
Feci la pruova ancor de le donzelle:
cosi n'ho diece a' miei piaceri allato;
ed alla scelta mia son le piu belle,
e son le piu gentil di questo stato.
E queste reggo e tutte l'altre; ch'elle
di se m'hanno governo e scettro dato:
cosi daranno a qualunque altro arrida
Fortuna si, che la decina ancida. -

9
I cavallier domandano a Guidone,
com'ha si pochi maschi il tenitoro;
e s'alle moglie hanno suggezione,
come esse l'han negli altri lochi a loro.
Disse Guidon: - Piu volte la cagione
udita n'ho da poi che qui dimoro;
e vi sara, secondo ch'io l'ho udita,
da me, poi che v'aggrada, riferita.

10
Al tempo che tornar dopo anni venti
da Troia i Greci (che duro l'assedio
dieci, e dieci altri da contrari venti
furo agitati in mar con troppo tedio),
trovar che le lor donne agli tormenti
di tanta assenza avean preso rimedio:
tutte s'avean gioveni amanti eletti,
per non si raffreddar sole nei letti.

11
Le case lor trovaro i Greci piene
de l'altrui figli; e per parer commune
perdonano alle mogli, che san bene
che tanto non potean viver digiune:
ma ai figli degli adulteri conviene
altrove procacciarsi altre fortune;
che tolerar non vogliono i mariti
che piu alle spese lor sieno notriti.

12
Sono altri esposti, altri tenuti occulti
da le lor madri e sostenuti in vita.
In vane squadre quei ch'erano adulti
feron, chi qua chi la, tutti partita.
Per altri l'arme son, per altri culti
gli studi e l'arti; altri la terra trita;
serve altri in corte; altri e guardian di gregge,
come piace a colei che qua giu regge.

13
Parti fra gli altri un giovinetto, figlio
di Clitemnestra, la crudel regina,
di diciotto anni, fresco come un giglio,
o rosa colta allor di su la spina.
Questi, armato un suo legno, a dar di piglio
si pose e a depredar per la marina
in compagnia di cento giovinetti
del tempo suo, per tutta Grecia eletti.

14
I Cretesi, in quel tempo che cacciato
il crudo Idomeneo del regno aveano,
e per assicurarsi il nuovo stato,
d'uomini e d'arme adunazion faceano;
fero con bon stipendio lor soldato
Falanto (cosi al giovine diceano),
e lui con tutti quei che seco avea,
poser per guardia alla citta Dictea.

15
Fra cento alme citta ch'erano in Creta,
Dictea piu ricca e piu piacevol era,
di belle donne ed amorose lieta,
lieta di giochi da matino a sera:
e com'era ogni tempo consueta
d'accarezzar la gente forestiera,
fe' a costor si, che molto non rimase
a fargli anco signor de le lor case.

16
Eran gioveni tutti e belli affatto
(che 'l fior di Grecia avea Falanto eletto):
si ch'alle belle donne, al primo tratto
che v'apparir, trassero i cor del petto.
Poi che non men che belli, ancora in fatto
si dimostrar buoni e gagliardi al letto,
si fero ad esse in pochi di si grati,
che sopra ogn'altro ben n'erano amati.

17
Finita che d'accordo e poi la guerra
per cui stato Falanto era condutto,
e lo stipendio militar si serra,
si che non v'hanno i gioveni piu frutto,
e per questo lasciar voglion la terra;
fan le donne di Creta maggior lutto,
e per cio versan piu dirotti pianti,
che se i lor padri avesson morti avanti.

18
Da le lor donne i gioveni assai foro,
ciascun per se, di rimaner pregati:
ne volendo restare, esse con loro
n'andar, lasciando e padri e figli e frati,
di ricche gemme e di gran summa d'oro
avendo i lor dimestici spogliati;
che la pratica fu tanto secreta,
che non senti la fuga uomo di Creta.

19
Si fu propizio il vento, si fu l'ora
commoda, che Falanto a fuggir colse,
che molte miglia erano usciti fuora,
quando del danno suo Creta si dolse.
Poi questa spiaggia, inabitata allora,
trascorsi per fortuna li raccolse.
Qui si posaro, e qui sicuri tutti
meglio del furto lor videro i frutti.

20
Questa lor fu per dieci giorni stanza
di piaceri amorosi tutta piena.
Ma come spesso avvien, che l'abondanza
seco in cor giovenil fastidio mena,
tutti d'accordo fur di restar sanza
femine, e liberarsi di tal pena;
che non e soma da portar si grave,
come aver donna, quando a noia s'have.

21
Essi che di guadagno e di rapine
eran bramosi, e di dispendio parchi,
vider ch'a pascer tante concubine,
d'altro che d'aste avean bisogno e d'archi:
si che sole lasciar qui le meschine,
e se n'andar di lor ricchezze carchi
la dove in Puglia in ripa al mar poi sento
ch'edificar la terra di Tarento.

22
Le donne, che si videro tradite
dai loro amanti in che piu fede aveano,
restar per alcun di si sbigottite,
che statue immote in lito al mar pareano.
Visto poi che da gridi e da infinite
lacrime alcun profitto non traeano,
a pensar cominciaro e ad aver cura
come aiutarsi in tanta lor sciagura.

23
E proponendo in mezzo i lor pareri,
altre diceano: in Creta e da tornarsi;
e piu tosto all'arbitrio de' severi
padri e d'offesi lor mariti darsi,
che nei deserti liti e boschi fieri,
di disagio e di fame consumarsi.
Altre dicean che lor saria piu onesto
affogarsi nel mar, che mai far questo;

24
e che manco mal era meretrici
andar pel mondo, andar mendiche o schiave,
che se stesse offerire agli supplici
di ch'eran degne l'opere lor prave.
Questi e simil partiti le infelici
si proponean, ciascun piu duro e grave.
Tra loro al fine una Orontea levosse,
ch'origine traea dal re Minosse;

25
la piu gioven de l'artre e la piu bella
e la piu accorta, e ch'avea meno errato:
amato avea Falanto, e a lui pulzella
datasi, e per lui il padre avea lasciato.
Costei mostrando in viso ed in favella
il magnanimo cor d'ira infiammato,
redarguendo di tutte altre il detto,
suo parer disse, e fe' seguirne effetto.

26
Di questa terra a lei non parve torsi,
che conobbe feconda e d'aria sana,
e di limpidi fiumi aver discorsi,
di selve opaca, e la piu parte piana;
con porti e foci, ove dal mar ricorsi
per ria fortuna avea la gente estrana,
ch'or d'Africa portava, ora d'Egitto
cose diverse e necessarie al vitto.

27
Qui parve a lei fermarsi, e far vendetta
del viril sesso che le avea si offese:
vuol ch'ogni nave, che da venti astretta
a pigliar venga porto in suo paese,
a sacco, a sangue, a fuoco al fin si metta;
ne de la vita a un sol si sia cortese.
Cosi fu detto e cosi fu concluso,
e fu fatta la legge e messa in uso.

28
Come turbar l'aria sentiano, armate
le femine correan su la marina,
da l'implacabile Orontea guidate,
che die lor legge e si fe' lor regina:
e de le navi ai liti lor cacciate
faceano incendi orribili e rapina,
uom non lasciando vivo, che novella
dar ne potesse o in questa parte o in quella.

29
Cosi solinghe vissero qualch'anno
aspre nimiche del sesso virile:
ma conobbero poi, che 'l proprio danno
procaccierian, se non mutavan stile;
che se di lor propagine non fanno,
sara lor legge in breve irrita e vile,
e manchera con l'infecondo regno,
dove di farla eterna era il disegno.

30
Si che, temprando il suo rigore un poco
scelsero, in spazio di quattro anni interi,
di quanti capitaro in questo loco
dieci belli e gagliardi cavallieri,
che per durar ne l'amoroso gioco
contr'esse cento fosser buon guerrieri.
Esse in tutto eran cento; e statuito
ad ogni lor decina fu un marito.

31
Prima ne fur decapitati molti
che riusciro al paragon mal forti.
Or questi dieci a buona pruova tolti,
del letto e del governo ebbon consorti;
facendo lor giurar che, se piu colti
altri uomini verriano in questi porti,
essi sarian che, spenta ogni pietade,
li porriano ugualmente a fil di spade.

32
Ad ingrossare, ed a figliar appresso
le donne, indi a temere incominciaro
che tanti nascerian del viril sesso,
che contra lor non avrian poi riparo;
e al fine in man degli uomini rimesso
saria il governo ch'elle avean si caro:
si ch'ordinar, mentre eran gli anni imbelli,
far si, che mai non fosson lor ribelli.

33
Accio il sesso viril non le soggioghi,
uno ogni madre vuol la legge orrenda,
che tenga seco; gli altri, o li suffoghi,
o fuor del regno li permuti o venda.
Ne mandano per questo in vari luoghi:
e a chi gli porta dicono che prenda
femine, se a baratto aver ne puote;
se non, non torni almen con le man vote.

34
Ne uno ancora alleverian, se senza
potesson fare, e mantenere il gregge.
Questa e quanta pieta, quanta clemenza
piu ai suoi ch'agli altri usa l'iniqua legge:
gli altri condannan con ugual sentenza;
e solamente in questo si corregge,
che non vuol che, secondo il primiero uso,
le femine gli uccidano in confuso.

35
Se dieci o venti o piu persone a un tratto
vi fosser giunte, in carcere eran messe:
e d'una al giorno, e non di piu, era tratto
il capo a sorte, che perir dovesse
nel tempio orrendo ch'Orontea avea fatto,
dove un altare alla Vendetta eresse;
e dato all'un de' dieci il crudo ufficio
per sorte era di farne sacrificio.

36
Dopo molt'anni alle ripe omicide
a dar venne di capo un giovinetto,
la cui stirpe scendea dal buono Alcide,
di gran valor ne l'arme, Elbanio detto.
Qui preso fu, ch'a pena se n'avide,
come quel che venia senza sospetto;
e con gran guardia in stretta parte chiuso,
con gli altri era serbato al crudel uso.

37
Di viso era costui bello e giocondo,
e di maniere e di costumi ornato,
e di parlar si dolce e si facondo,
ch'un aspe volentier l'avria ascoltato:
si che, come di cosa rara al mondo,
de l'esser suo fu tosto rapportato
ad Alessandra figlia d'Orontea,
che di molt'anni grave anco vivea.

38
Orontea vivea ancora; e gia mancate
tutt'eran l'altre ch'abitar qui prima:
e diece tante e piu n'erano nate,
e in forza eran cresciute e in maggior stima;
ne tra diece fucine che serrate
stavan pur spesso, avean piu d'una lima;
e dieci cavallieri anco avean cura
di dare a chi venia fiera aventura.

39
Alessandra, bramosa di vedere
il giovinetto ch'avea tante lode,
da la sua matre in singular piacere
impetra si, ch'Elbanio vede ed ode;
e quando vuol partirne, rimanere
si sente il core ove e chi'l punge e rode:
legar si sente e non sa far contesa,
e al fin dal suo prigion si trova presa.

40
Elbanio disse a lei: - Se di pietade
s'avesse, donna, qui notizia ancora,
come se n'ha per tutt'altre contrade,
dovunque il vago sol luce e colora;
io vi osarei, per vostr'alma beltade
ch'ogn'animo gentil di se inamora,
chiedervi in don la vita mia, che poi
saria ognor presto a spenderla per voi.

41
Or quando fuor d'ogni ragion qui sono
privi d'umanitade i cori umani,
non vi domandero la vita in dono,
che i prieghi miei so ben che sarian vani;
ma che da cavalliero, o tristo o buono
ch'io sia, possi morir con l'arme in mani,
e non come dannato per giudicio,
o come animal bruto in sacrificio. -

42
Alessandra gentil, ch'umidi avea,
per la pieta del giovinetto, i rai,
rispose: - Ancor che piu crudele e rea
sia questa terra, ch'altra fosse mai;
non concedo pero che qui Medea
ogni femina sia, come tu fai:
e quando ogn'altra cosi fosse ancora,
me sola di tant'altre io vo' trar fuora.

43
E se ben per adietro io fossi stata
empia e crudel, come qui sono tante,
dir posso che suggetto ove mostrata
per me fosse pieta, non ebbi avante.
Ma ben sarei di tigre piu arrabbiata,
e piu duro avre' il cor che di diamante,
se non m'avesse tolto ogni durezza
tua belta, tuo valor, tua gentilezza.

44
Cosi non fosse la legge piu forte,
che contra i peregrini e statuita,
come io non schiverei con la mia morte
di ricomprar la tua piu degna vita.
Ma non e grado qui di si gran sorte,
che ti potesse dar libera aita;
e quel che chiedi ancor, ben che sia poco,
difficile ottener fia in questo loco.

45
Pur io vedro di far che tu l'ottenga,
ch'abbi inanzi al morir questo contento;
ma mi dubito ben che te n'avenga,
tenendo il morir lungo, piu tormento. -
Suggiunse Elbanio: - Quando incontra io venga
a dieci armato, di tal cor mi sento,
che la vita ho speranza di salvarme,
e uccider lor, se tutti fosser arme. -

46
Alessandra a quel detto non rispose
se non un gran sospiro, e dipartisse,
e porto nel partir mille amorose
punte nel cor, mai non sanabil, fisse.
Venne alla madre, e volunta le pose
di non lasciar che 'l cavallier morisse,
quando si dimostrasse cosi forte,
che, solo, avesse posto i dieci a morte.

47
La regina Orontea fece raccorre
il suo consiglio, e disse: - A noi conviene
sempre il miglior che ritroviamo, porre
a guardar nostri porti e nostre arene;
e per saper chi ben lasciar, chi torre,
prova e sempre da far quando gli avviene;
per non patir con nostro danno a torto,
che regni il vile, e chi ha valor sia morto.

48
A me par, se a voi par, che statuito
sia, ch'ogni cavallier per lo avvenire,
che fortuna abbia tratto al nostro lito,
prima ch'al tempio si faccia morire,
possa egli sol, se gli piace il partito,
incontra i dieci alla battaglia uscire;
e se di tutti vincerli e possente,
guardi egli il porto, e seco abbia altra gente.

49
Parlo cosi, perche abbian qui un prigione
che par che vincer dieci s'offerisca.
Quando, sol, vaglia tante altre persone,
dignissimo e, per Dio, che s'esaudisca.
Cosi in contrario avra punizione,
quando vaneggi e temerario ardisca. -
Orontea fine al suo parlar qui pose,
a cui de le piu antique una rispose:

50
- La principal cagion ch'a far disegno
sul comercio degli uomini ci mosse,
non fu perch'a difender questo regno
del loro aiuto alcun bisogno fosse;
che per far questo abbiamo ardire e ingegno
da noi medesme, e a sufficienza posse:
cosi senza sapessimo far anco,
che non venisse il propagarci a manco!

51
Ma poi che senza lor questo non lece,
tolti abbian, ma non tanti, in compagnia,
che mai ne sia piu d'uno incontra diece,
si ch'aver di noi possa signoria.
Per conciper di lor questo si fece,
non che di lor difesa uopo ci sia.
La lor prodezza sol ne vaglia in questo,
e sieno ignavi e inutili nel resto.

52
Tra noi tenere un uom che sia si forte,
contrario e in tutto al principal disegno.
Se puo un solo a dieci uomini dar morte,
quante donne fara stare egli al segno?
Se i dieci nostri fosser di tal sorte,
il primo di n'avrebbon tolto il regno.
Non e la via di dominar, se vuoi
por l'arme in mano a chi puo piu di noi.

53
Pon mente ancor, che quando cosi aiti
Fortuna questo tuo, che i dieci uccida,
di cento donne che de' lor mariti
rimarran prive, sentirai le grida.
Se vuol campar, proponga altri partiti,
ch'esser di dieci gioveni omicida.
Pur, se per far con cento donne e buono
quel che dieci fariano, abbi perdono. -

54
Fu d'Artemia crudel questo il parere
(cosi avea nome), e non manco per lei
di far nel tempio Elbanio rimanere
scannato inanzi agli spietati dei.
Ma la madre Orontea che compiacere
volse alla figlia, replico a colei
altre ed altre ragioni, e modo tenne
che nel senato il suo parer s'ottenne.

55
L'aver Elbanio di bellezza il vanto
sopra ogni cavallier che fosse al mondo,
fu nei cor de le giovani di tanto,
ch'erano in quel consiglio, e di tal pondo,
che 'l parer de le vecchie ando da canto,
che con Artemia volean far secondo
l'ordine antiquo; ne lontan fu molto
ad esser per favore Elbanio assolto.

56
Di perdonargli in somma fu concluso,
ma poi che la decina avesse spento,
e che ne l'altro assalto fosse ad uso
di diece donne buono, e non di cento.
Di carcer l'altro giorno fu dischiuso;
e avuto arme e cavallo a suo talento,
contra dieci guerrier, solo, si mise,
e l'uno appresso all'altro in piazza uccise.

57
Fu la notte seguente a prova messo
contra diece donzelle ignudo e solo,
dove ebbe all'ardir suo si buon successo,
che fece il saggio di tutto lo stuolo.
E questo gli acquisto tal grazia appresso
ad Orontea, che l'ebbe per figliuolo;
e gli diede Alessandra e l'altre nove
con ch'avea fatto le notturne prove.

58
E lo lascio con Alessandra bella,
che poi die nome a questa terra, erede,
con patto, ch'a servare egli abbia quella
legge, ed ogn'altro che da lui succede:
che ciascun che gia mai sua fiera stella
fara qui por lo sventurato piede,
elegger possa, o in sacrificio darsi,
o con dieci guerrier, solo, provarsi.

59
E se gli avvien che 'l di gli uomini uccida,
la notte con le femine si provi;
e quando in questo ancor tanto gli arrida
la sorte sua, che vincitor si trovi,
sia del femineo stuol principe e guida,
e la decina a scelta sua rinovi,
con la qual regni, fin ch'un altro arrivi,
che sia piu forte, e lui di vita privi.

60
Appresso a duamila anni il costume empio
si e mantenuto, e si mantiene ancora;
e sono pochi giorni che nel tempio
uno infelice peregrin non mora.
Se contra dieci alcun chiede, ad esempio
d'Elbanio, armarsi (che ve n'e talora),
spesso la vita al primo assalto lassa;
ne di mille uno all'altra prova passa.

61
Pur ci passano alcuni, ma si rari,
che su le dita annoverar si ponno.
Uno di questi fu Argilon: ma guari
con la decina sua non fu qui donno;
che cacciandomi qui venti contrari,
gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno.
Cosi fossi io con lui morto quel giorno,
prima che viver servo in tanto scorno.

62
che piaceri amorosi e riso e gioco,
che suole amar ciascun de la mia etade,
le purpure e le gemme e l'aver loco
inanzi agli altri ne la sua cittade,
potuto hanno, per Dio, mai giovar poco
all'uom che privo sia di libertade:
e 'l non poter mai piu di qui levarmi,
servitu grave e intolerabil parmi.

63
Il vedermi lograr dei miglior anni
il piu bel fiore in si vile opra e molle,
tiemmi il cor sempre in stimulo e in affanni,
ed ogni gusto di piacer mi tolle.
La fama del mio sangue spiega i vanni
per tutto 'l mondo, e fin al ciel s'estolle;
che forse buona parte anch'io n'avrei,
s'esser potessi coi fratelli miei.

64
Parmi ch'ingiuria il mio destin mi faccia,
avendomi a si vil servigio eletto;
come chi ne l'armento il destrier caccia,
il qual d'occhi o di piedi abbia difetto,
o per altro accidente che dispiaccia,
sia fatto all'arme e a miglior uso inetto:
ne sperando io, se non per morte, uscire
di si vil servitu, bramo morire. -

65
Guidon qui fine alle parole pose,
e maledi quel giorno per isdegno,
il qual dei cavallieri e de le spose
gli die vittoria in acquistar quel regno.
Astolfo stette a udire, e si nascose
tanto, che si fe' certo a piu d'un segno,
che, come detto avea, questo Guidone
era figliol del suo parente Amone.

66
Poi gli rispose: - Io sono il duca inglese,
il tuo cugino Astolfo; - ed abbracciollo,
e con atto amorevole e cortese,
non senza sparger lagrime, baciollo.
- Caro parente mio, non piu palese
tua madre ti potea por segno al collo;
ch'a farne fede che tu sei de' nostri,
basta il valor che con la spada mostri. -

67
Guidon, ch'altrove avria fatto gran festa
d'aver trovato un si stretto parente,
quivi l'accolse con la faccia mesta,
perche fu di vedervilo dolente.
Se vive, sa ch'Astolfo schiavo resta,
ne il termine e piu la che 'l di seguente;
se fia libero Astolfo, ne more esso:
si che 'l ben d'uno e il mal de l'altro espresso.

68
Gli duol che gli altri cavallieri ancora
abbia, vincendo, a far sempre captivi;
ne piu, quando esso in quel contrasto mora,
potra giovar che servitu lor schivi:
che se d'un fango ben gli porta fuora,
e poi s'inciampi come all'altro arrivi,
avra lui senza pro vinto Marfisa;
ch'essi pur ne fien schiavi, ed ella uccisa.

69
Da l'altro canto avea l'acerba etade,
la cortesia e il valor del giovinetto
d'amore intenerito e di pietade
tanto a Marfisa ed ai compagni il petto,
che, con morte di lui lor libertade
esser dovendo, avean quasi a dispetto:
e se Marfisa non puo far con manco
ch'uccider lui, vuol essa morir anco.

70
Ella disse a Guidon: - Vientene insieme
con noi, ch'a viva forza usciren quinci. -
- Deh (rispose Guidon) lascia ogni speme
di mai piu uscirne, o perdi meco o vinci. -
Ella suggiunse: - Il mio cor mai non teme
di non dar fine a cosa che cominci;
ne trovar so la piu sicura strada
di quella ove mi sia guida la spada.

71
Tal ne la piazza ho il tuo valor provato,
che, s'io son teco, ardisco ad ogn'impresa.
Quando la turba intorno allo steccato
sara domani in sul teatro ascesa,
io vo' che l'uccidian per ogni lato,
o vada in fuga o cerchi far difesa,
e ch'agli lupi e agli avoltoi del loco
lasciamo i corpi, e la cittade al fuoco. -

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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