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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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20
Ruggier, Gradasso, Iroldo, Bradamante,
Brandimarte, Prasildo, altri guerrieri
in questo nuovo error si fero inante,
per distruggere il duca accesi e fieri.
Ma ricordossi il corno in quello istante,
che fe' loro abbassar gli animi altieri.
Se non si soccorrea col grave suono,
morto era il paladin senza perdono.

21
Ma tosto che si pon quel corno a bocca
e fa sentire intorno il suono orrendo,
a guisa dei colombi, quando scocca
lo scoppio, vanno i cavallier fuggendo.
Non meno al negromante fuggir tocca,
non men fuor de la tana esce temendo
pallido e sbigottito, e se ne slunga
tanto, che 'l suono orribil non lo giunga.

22
Fuggi il guardian coi suo' prigioni; e dopo
de le stalle fuggir molti cavalli,
ch'altro che fune a ritenerli era uopo,
e seguiro i patron per vari calli.
In casa non resto gatta ne topo
al suon che par che dica: Dalli, dalli.
Sarebbe ito con gli altri Rabicano,
se non ch'all'uscir venne al duca in mano.

23
Astolfo, poi ch'ebbe cacciato il mago,
levo di su la soglia il grave sasso,
e vi ritrovo sotto alcuna imago,
ed altre cose che di scriver lasso:
e di distrugger quello incanto vago,
di cio che vi trovo, fece fraccasso,
come gli mostra il libro che far debbia;
e si sciolse il palazzo in fumo e in nebbia.

24
Quivi trovo che di catena d'oro
di Ruggiero il cavallo era legato,
parlo di quel che 'l negromante moro
per mandarlo ad Alcina gli avea dato;
a cui poi Logistilla fe' il lavoro
del freno, ond'era in Francia ritornato,
e girato da l'India all'Inghilterra
tutto avea il lato destro de la terra.

25
Non so se vi ricorda che la briglia
lascio attaccata all'arbore quel giorno
che nuda da Ruggier spari la figlia
di Galafrone, e gli fe' l'alto scorno.
Fe' il volante destrier, con maraviglia
di chi lo vide, al mastro suo ritorno;
e con lui stette infin al giorno sempre,
che de l'incanto fur rotte le tempre.

26
Non potrebbe esser stato piu giocondo
d'altra aventura Astolfo, che di questa;
che per cercar la terra e il mar, secondo
ch'avea desir, quel ch'a cercar gli resta,
e girar tutto in pochi giorni il mondo,
troppo venia questo ippogrifo a sesta.
Sapea egli ben quanto a portarlo era atto,
che l'avea altrove assai provato in fatto.

27
Quel giorno in India lo provo, che tolto
da la savia Melissa fu di mano
a quella scelerata che travolto
gli avea in mirto silvestre il viso umano:
e ben vide e noto come raccolto
gli fu sotto la briglia il capo vano
da Logistilla, e vide come istrutto
fosse Ruggier di farlo andar per tutto.

28
Fatto disegno l'ippogrifo torsi,
la sella sua, ch'appresso avea, gli messe;
e gli fece, levando da piu morsi
una cosa ed un'altra, un che lo resse;
che dei destrier ch'in fuga erano corsi,
quivi attaccate eran le briglie spesse.
Ora un pensier di Rabicano solo
lo fa tardar che non si leva a volo.

29
D'amar quel Rabicano avea ragione;
che non v'era un miglior per correr lancia,
e l'avea da l'estrema regione
de l'India cavalcato insin in Francia.
Pensa egli molto; e in somma si dispone
darne piu tosto ad un suo amico mancia,
che, lasciandolo quivi in su la strada,
se l'abbia il primo ch'a passarvi accada.

30
Stava mirando se vedea venire
pel bosco o cacciatore o alcun villano,
da cui far si potesse indi seguire
a qualche terra, e trarvi Rabicano.
Tutto quel giorno e sin all'apparire
de l'altro stette riguardando invano.
L'altro matin, ch'era ancor l'aer fosco,
veder gli parve un cavallier pel bosco.

31
Ma mi bisogna, s'io vo' dirvi il resto,
ch'io trovi Ruggier prima e Bradamante.
Poi che si tacque il corno, e che da questo
loco la bella coppia fu distante,
guardo Ruggiero, e fu a conoscer presto
quel che fin qui gli avea nascoso Atlante:
fatto avea Atlante che fin a quell'ora
tra lor non s'eran conosciuti ancora.

32
Ruggier riguarda Bradamante, ed ella
riguarda lui con alta maraviglia,
che tanti di l'abbia offuscato quella
illusion si l'animo e le ciglia.
Ruggiero abbraccia la sua donna bella,
che piu che rosa ne divien vermiglia;
e poi di su la bocca i primi fiori
cogliendo vien dei suoi beati amori.

33
Tornaro ad iterar gli abbracciamenti
mille fiate, ed a tenersi stretti
i duo felici amanti, e si contenti,
ch'a pena i gaudi lor capiano i petti.
Molto lor duol che per incantamenti,
mentre che fur negli errabondi tetti,
tra lor non s'eran mai riconosciuti,
e tanti lieti giorni eran perduti.

34
Bradamante, disposta di far tutti
i piaceri che far vergine saggia
debbia ad un suo amator, si che di lutti,
senza il suo onore offendere, il sottraggia;
dice a Ruggier, se a dar gli ultimi frutti
lei non vuol sempre aver dura e selvaggia,
la faccia domandar per buoni mezzi
al padre Amon: ma prima si battezzi.

35
Ruggier, che tolto avria non solamente
viver cristiano per amor di questa,
com'era stato il padre, e antiquamente
l'avolo e tutta la sua stirpe onesta;
ma, per farle piacere, immantinente
data le avria la vita che gli resta:
- Non che ne l'acqua (disse), ma nel fuoco
per tuo amor porre il capo mi fia poco. -

36
Per battezzarsi dunque, indi per sposa
la donna aver, Ruggier si messe in via,
guidando Bradamante a Vallombrosa
(cosi fu nominata una badia
ricca e bella, ne men religiosa,
e cortese a chiunque vi venia);
e trovaro all'uscir de la foresta
donna che molto era nel viso mesta.

37
Ruggier, che sempre uman, sempre cortese
era a ciascun, ma piu alle donne molto,
come le belle lacrime comprese
cader rigando il delicato volto,
n'ebbe pietade, e di disir s'accese
di saper il suo affanno; ed a lei volto,
dopo onesto saluto, domandolle
perch'avea si di pianto il viso molle.

38
Ed ella, alzando i begli umidi rai,
umanissimamente gli rispose,
e la cagion de' suoi penosi guai,
poi che le domando, tutta gli espose.
- Gentil signor (disse ella), intenderai
che queste guance son si lacrimose
per la pieta ch'a un giovinetto porto,
ch'in un castel qui presso oggi fia morto.

39
Amando una gentil giovane e bella,
che di Marsilio re di Spagna e figlia,
sotto un vel bianco e in feminil gonella,
finta la voce e il volger de le ciglia,
egli ogni notte si giacea con quella,
senza darne sospetto alla famiglia:
ma si secreto alcuno esser non puote,
ch'al lungo andar non sia chi 'l vegga e note.

40
Se n'accorse uno, e ne parlo con dui;
gli dui con altri, insin ch'al re fu detto.
Venne un fedel del re l'altr'ieri a nui,
che questi amanti fe' pigliar nel letto;
e ne la rocca gli ha fatto ambedui
divisamente chiudere in distretto:
ne credo per tutto oggi ch'abbia spazio
il gioven, che non mora in pena e in strazio.

41
Fuggita me ne son per non vedere
tal crudelta; che vivo l'arderanno:
ne cosa mi potrebbe piu dolere,
che faccia di si bel giovine il danno;
ne potro aver giamai tanto piacere,
che non si volga subito in affanno,
che de la crudel fiamma mi rimembri,
ch'abbia arsi i belli e delicati membri. -

42
Bradamante ode, e par ch'assai le prema
questa novella, e molto il cor l'annoi;
ne par che men per quel dannato tema,
che se fosse uno dei fratelli suoi.
Ne certo la paura in tutto scema
era di causa, come io diro poi.
Si volse ella a Ruggiero, e disse: - Parme
ch'in favor di costui sien le nostr'arme. -

43
E disse a quella mesta: - Io ti conforto
che tu vegga di porci entro alle mura,
che se 'l giovine ancor non avran morto,
piu non l'uccideran, stanne sicura. -
Ruggiero, avendo il cor benigno scorto
de la sua donna e la pietosa cura,
senti tutto infiammarsi di desire
di non lasciare il giovine morire.

44
Ed alla donna, a cui dagli occhi cade
un rio di pianto, dice: - Or che s'aspetta?
Soccorrer qui, non lacrimare accade:
fa ch'ove e questo tuo, pur tu ci metta.
Di mille lance trar, di mille spade
tel promettian, pur che ci meni in fretta:
ma studia il passo piu che puoi, che tarda
non sia l'aita, e intanto il fuoco l'arda. -

45
L'alto parlare e la fiera sembianza
di quella coppia a maraviglia ardita,
ebbon di tornar forza la speranza
cola dond'era gia tutta fuggita;
ma perch'ancor, piu che la lontananza,
temeva il ritrovar la via impedita,
e che saria per questo indarno presa,
stava la donna in se tutta sospesa.

46
Poi disse lor: - Facendo noi la via
che dritta e piana va fin a quel loco,
credo ch'a tempo vi si giungeria,
che non sarebbe ancora acceso il fuoco:
ma gir convien per cosi torta e ria,
che 'l termine d'un giorno saria poco
a riuscirne; e quando vi saremo,
che troviam morto il giovine mi temo. -

47
- E perche non andian (disse Ruggiero)
per la piu corta? - E la donna rispose:
- Perche un castel de' conti da Pontiero
tra via si trova, ove un costume pose,
non son tre giorni ancora, iniquo e fiero
a cavallieri e a donne aventurose,
Pinabello, il peggior uomo che viva,
figliuol del conte Anselmo d'Altariva.

48
Quindi ne cavallier ne donna passa,
che se ne vada senza ingiuria e danni:
l'uno e l'altro a pie resta; ma vi lassa
il guerrier l'arme, e la donzella i panni.
Miglior cavallier lancia non abbassa,
e non abbasso in Francia gia molt'anni,
di quattro che giurato hanno al castello
la legge mantener di Pinabello.

49
Come l'usanza (che non e piu antiqua
di tre di) comincio, vi vo' narrare;
e sentirete se fu dritta o obliqua
cagion che i cavallier fece giurare.
Pinabello ha una donna cosi iniqua,
cosi bestial, ch'al mondo e senza pare;
che con lui, non so dove, andando un giorno,
ritrovo un cavallier che le fe' scorno.

50
Il cavallier, perche da lei beffato
fu d'una vecchia che portava in groppa,
giostro con Pinabel ch'era dotato
di poca forza e di superbia troppa;
ed abbattello, e lei smontar nel prato
fece, e provo s'andava dritta o zoppa:
lasciolla a piede, e fe' de la gonella
di lei vestir l'antiqua damigella.

51
Quella ch'a pie rimase, dispettosa,
e di vendetta ingorda e sitibonda,
congiunta a Pinabel che d'ogni cosa
dove sia da mal far, ben la seconda,
ne giorno mai, ne notte mai riposa,
e dice che non fia mai piu gioconda,
se mille cavallieri e mille donne
non mette a piedi, e lor tolle arme e gonne.

52
Giunsero il di medesmo, come accade,
quattro gran cavallieri ad un suo loco,
li quai di rimotissime contrade
venuti a queste parti eran di poco;
di tal valor, che non ha nostra etade
tant'altri buoni al bellicoso gioco:
Aquilante, Grifone e Sansonetto,
ed un Guidon Selvaggio giovinetto.

53
Pinabel con sembiante assai cortese
al castel ch'io v'ho detto gli raccolse.
La notte poi tutti nel letto prese,
e presi tenne; e prima non li sciolse,
che li fece giurar ch'un anno e un mese
(questo fu a punto il termine che tolse)
stariano quivi, e spogliarebbon quanti
vi capitasson cavallieri erranti;

54
e le donzelle ch'avesson con loro
porriano a piedi, e torrian lor le vesti.
Cosi giurar, cosi costretti foro
ad osservar, ben che turbati e mesti.
Non par che fin a qui contra costoro
alcun possa giostrar, ch'a pie non resti:
e capitati vi sono infiniti,
ch'a pie e senz'arme se ne son partiti.

55
E ordine tra lor, che chi per sorte
esce fuor prima, vada a correr solo:
ma se trova il nimico cosi forte,
che resti in sella, e getti lui nel suolo,
sono ubligati gli altri infin a morte
pigliar l'impresa tutti in uno stuolo.
Vedi or, se ciascun d'essi e cosi buono,
quel ch'esser de', se tutti insieme sono.

56
Poi non conviene all'importanza nostra
che ne vieta ogni indugio, ogni dimora,
che punto vi fermiate a quella giostra;
e presuppongo che vinciate ancora,
che vostra alta presenza lo dimostra,
ma non e cosa da fare in un'ora;
ed e gran dubbio che 'l giovine s'arda,
se tutto oggi a soccorrerlo si tarda. -

57
Disse Ruggier: - Non riguardiamo a questo:
faccian nui quel che si puo far per nui;
abbia chi regge il ciel cura del resto,
o la Fortuna, se non tocca a lui.
Ti fia per questa giostra manifesto,
se buoni siamo d'aiutar colui
che per cagion si debole e si lieve,
come n'hai detto, oggi bruciar si deve. -

58
Senza risponder altro, la donzella
si messe per la via ch'era piu corta.
Piu di tre miglia non andar per quella,
che si trovaro al ponte ed alla porta
dove si perdon l'arme e la gonnella,
e de la vita gran dubbio si porta.
Al primo apparir lor, di su la rocca
e chi duo botti la campana tocca.

59
Ed ecco de la porta con gran fretta,
trottando s'un ronzino, un vecchio uscio;
e quel venia gridando: - Aspetta aspetta:
restate ola, che qui si paga il fio:
e se l'usanza non v'e stata detta,
che qui si tiene, or ve la vo' dir io. -
E contar loro incomincio di quello
costume, che servar fa Pinabello.

60
Poi seguito, volendo dar consigli,
com'era usato agli altri cavallieri:
- Fate spogliar la donna (dicea), figli,
e voi l'arme lasciateci e i destrieri;
e non vogliate mettervi a perigli
d'andare incontra a tai quattro guerrieri.
Per tutto vesti, arme e cavalli s'hanno:
la vita sol mai non ripara il danno. -

61
- Non piu (disse Ruggier), non piu; ch'io sono
del tutto informatissimo, e qui venni
per far prova di me, se cosi buono
in fatti son, come nel cor mi tenni.
Arme, vesti e cavallo altrui non dono,
s'altro non sento che minacce e cenni;
e son ben certo ancor, che per parole
il mio compagno le sue dar non vuole.

62
Ma, per Dio, fa ch'io vegga tosto in fronte
quei che ne voglion torre arme e cavallo;
ch'abbiamo da passar anco quel monte,
e qui non si puo far troppo intervallo. -
Rispose il vecchio: - Eccoti fuor del ponte
chi vien per farlo: - e non lo disse in fallo;
ch'un cavallier n'usci, che sopraveste
vermiglie avea, di bianchi fior conteste.

63
Bradamante prego molto Ruggiero
che le lasciasse in cortesia l'assunto
di gittar de la sella il cavalliero,
ch'avea di fiori il bel vestir trapunto;
ma non pote impetrarlo, e fu mestiero
a lei far cio che Ruggier volse a punto.
Egli volse l'impresa tutta avere,
e Bradamante si stesse a vedere.

64
Ruggiero al vecchio domando chi fosse
questo primo ch'uscia fuor de la porta.
- E Sansonetto (disse); che le rosse
veste conosco e i bianchi fior che porta. -
L'uno di qua, l'altro di la si mosse
senza parlarsi, e fu l'indugia corta;
che s'andaro a trovar coi ferri bassi,
molto affrettando i lor destrieri i passi.

65
In questo mezzo de la rocca usciti
eran con Pinabel molti pedoni,
presti per levar l'arme ed espediti
ai cavallier ch'uscian fuor degli arcioni.
Veniansi incontra i cavallieri arditi,
fermando in su le reste i gran lancioni,
grossi duo palmi, di nativo cerro,
che quasi erano uguali insino al ferro.

66
Di tali n'avea piu d'una decina
fatto tagliar di su lor ceppi vivi
Sansonetto a una selva indi vicina,
e portatone duo per giostrar quivi.
Aver scudo e corazza adamantina
bisogna ben, che le percosse schivi.
Aveane fatto dar, tosto che venne,
l'uno a Ruggier, l'altro per se ritenne.

67
Con questi, che passar dovean gl'incudi
(si ben ferrate avean le punte estreme),
di qua e di la fermandoli agli scudi,
a mezzo il corso si scontraro insieme.
Quel di Ruggiero, che i demoni ignudi
fece sudar, poco del colpo teme:
de lo scudo vo' dir che fece Atlante,
de le cui forze io v'ho gia detto inante.

68
Io v'ho gia detto che con tanta forza
l'incantato splendor negli occhi fere,
ch'al discoprirsi ogni veduta ammorza,
e tramortito l'uom fa rimanere:
percio, s'un gran bisogno non lo sforza,
d'un vel coperto lo solea tenere.
Si crede ch'anco impenetrabil fosse,
poi ch'a questo incontrar nulla si mosse.

69
L'altro, ch'ebbe l'artefice men dotto,
il gravissimo colpo non sofferse.
Come tocco da fulmine, di botto
die loco al ferro, e pel mezzo s'aperse;
die loco al ferro, e quel trovo di sotto
il braccio ch'assai mal si ricoperse;
si che ne fu ferito Sansonetto,
e de la sella tratto al suo dispetto.

70
E questo il primo fu di quei compagni
che quivi mantenean l'usanza fella,
che de le spoglie altrui non fe' guadagni,
e ch'alla giostra usci fuor de la sella.
Convien chi ride, anco talor si lagni,
e Fortuna talor trovi ribella.
Quel da la rocca, replicando il botto,
ne fece agli altri cavallieri motto.

71
S'era accostato Pinabello intanto
a Bradamante, per saper chi fusse
colui che con prodezza e valor tanto
il cavallier del suo castel percusse.
La giustizia di Dio, per dargli quanto
era il merito suo, vi lo condusse
su quel destrier medesimo ch'inante
tolto avea per inganno a Bradamante.

72
Fornito a punto era l'ottavo mese
che, con lei ritrovandosi a camino,
(se 'l vi raccorda) questo Maganzese
la gitto ne la tomba di Merlino,
quando da morte un ramo la difese,
che seco cadde, anzi il suo buon destino;
e trassene, credendo ne lo speco
ch'ella fosse sepolta, il destrier seco.

73
Bradamante conosce il suo cavallo,
e conosce per lui l'iniquo conte;
e poi ch'ode la voce, e vicino hallo
con maggiore attenzion mirato in fronte:
- Questo e il traditor (disse), senza fallo,
che procaccio di farmi oltraggio ed onte:
ecco il peccato suo, che l'ha condutto
ove avra de' suoi merti il premio tutto. -

74
Il minacciare e il por mano alla spada
fu tutto a un tempo, e lo aventarsi a quello;
ma inanzi tratto gli levo la strada,
che non pote fuggir verso il castello.
Tolta e la speme ch'a salvar si vada,
come volpe alla tana, Pinabello.
Egli gridando e senza mai far testa,
fuggendo si caccio ne la foresta.

75
Pallido e sbigottito il miser sprona,
che posto ha nel fuggir l'ultima speme.
L'animosa donzella di Dordona
gli ha il ferro ai fianchi, e lo percuote e preme:
vien con lui sempre, e mai non l'abbandona.
Grande e il rumore, e il bosco intorno geme.
Nulla al castel di questo ancor s'intende,
pero ch'ognuno a Ruggier solo attende.

76
Gli altri tre cavallier de la fortezza
intanto erano usciti in su la via;
ed avean seco quella male avezza
che v'avea posta la costuma ria.
A ciascun di lor tre, che 'l morir prezza
piu ch'aver vita che con biasmo sia,
di vergogna arde il viso, e il cor di duolo,
che tanti ad assalir vadano un solo.

77
La crudel meretrice ch'avea fatto
por quella iniqua usanza ed osservarla,
il giuramento lor ricorda e il patto
ch'essi fatti l'avean, di vendicarla.
- Se sol con questa lancia te gli abbatto,
perche mi voi con altre accompagnarla?
(dicea Guidon Selvaggio): e s'io ne mento,
levami il capo poi, ch'io son contento. -

78
Cosi dicea Grifon, cosi Aquilante.
Giostrar da sol a sol volea ciascuno,
e preso e morto rimanere inante
ch'incontra un sol volere andar piu d'uno.
La donna dicea loro: - A che far tante
parole qui senza profitto alcuno?
Per torre a colui l'arme io v'ho qui tratti,
non per far nuove leggi e nuovi patti.

79
Quando io v'avea in prigione, era da farme
queste escuse, e non ora, che son tarde.
Voi dovete il preso ordine servarme,
non vostre lingue far vane e bugiarde. -
Ruggier gridava lor: - Eccovi l'arme,
ecco il destrier c'ha nuovo e sella e barde;
i panni de la donna eccovi ancora:
se li volete, a che piu far dimora? -

80
La donna del castel da un lato preme,
Ruggier da l'altro li chiama e rampogna,
tanto ch'a forza si spiccaro insieme,
ma nel viso infiammati di vergogna.
Dinanzi apparve l'uno e l'altro seme
del marchese onorato di Borgogna;
ma Guidon, che piu grave ebbe il cavallo,
venia lor dietro con poco intervallo.

81
Con la medesima asta con che avea
Sansonetto abbattuto, Ruggier viene,
coperto da lo scudo che solea
Atlante aver sui monti di Pirene:
dico quello incantato, che splendea
tanto, ch'umana vista nol sostiene;
a cui Ruggier per l'ultimo soccorso
nei piu gravi perigli avea ricorso.

82
Ben che sol tre fiate bisognolli,
e certo in gran perigli, usarne il lume:
le prime due, quando dai regni molli
si trasse a piu lodevole costume;
la terza, quando i denti mal satolli
lascio de l'orca alle marine spume,
che dovean devorar la bella nuda
che fu a chi la campo poi cosi cruda.

83
Fuor che queste tre volte, tutto 'l resto
lo tenea sotto un velo in modo ascoso,
ch'a discoprirlo esser potea ben presto,
che del suo aiuto fosse bisognoso.
Quivi alla giostra ne venia con questo,
come io v'ho detto ancora, si animoso,
che quei tre cavallier che vedea inanti,
manco temea che pargoletti infanti.

84
Ruggier scontra Grifone, ove la penna
de lo scudo alla vista si congiunge.
Quel di cader da ciascun lato accenna,
ed al fin cade, e resta al destrier lunge.
Mette allo scudo a lui Grifon l'antenna;
ma pel traverso e non pel dritto giunge:
e perche lo trovo forbito e netto,
l'ando strisciando, e fe' contrario effetto.

85
Roppe il velo e squarcio, che gli copria
lo spaventoso ed incantato lampo,
al cui splendor cader si convenia
con gli occhi ciechi, e non vi s'ha alcun scampo.
Aquilante, ch'a par seco venia,
straccio l'avanzo, e fe' lo scudo vampo.
Lo splendor feri gli occhi ai duo fratelli
ed a Guidon, che correa dopo quelli.

86
Chi di qua, chi di la cade per terra:
lo scudo non pur lor gli occhi abbarbaglia,
ma fa che ogn'altro senso attonito erra.
Ruggier, che non sa il fin de la battaglia,
volta il cavallo; e nel voltare afferra
la spada sua che si ben punge e taglia:
e nessun vede che gli sia all'incontro,
che tutti eran caduti a quello scontro.

87
I cavallieri e insieme quei ch'a piede
erano usciti, e cosi le donne anco,
e non meno i destrieri in guisa vede,
che par che per morir battano il fianco.
Prima si maraviglia, e poi s'avvede
che 'l velo ne pendea dal lato manco:
dico il velo di seta, in che solea
chiuder la luce di quel caso rea.

88
Presto si volge, e nel voltar, cercando
con gli occhi va l'amata sua guerriera;
e vien la dove era rimasa, quando
la prima giostra cominciata s'era.
Pensa ch'andata sia (non la trovando)
a vietar che quel giovine non pera,
per dubbio ch'ella ha forse che non s'arda
in questo mezzo ch'a giostrar si tarda.

89
Fra gli altri che giacean vede la donna,
la donna che l'avea quivi guidato.
Dinanzi se la pon, si come assonna,
e via cavalca tutto conturbato.
D'un manto ch'essa avea sopra la gonna,
poi ricoperse lo scudo incantato;
e i sensi riaver le fece, tosto
che 'l nocivo splendore ebbe nascosto.

90
Via se ne va Ruggier con faccia rossa
che, per vergogna, di levar non osa:
gli par ch'ognuno improverar gli possa
quella vittoria poco gloriosa.
- Ch'emenda poss'io fare, onde rimossa
mi sia una colpa tanto obbrobriosa?
che cio ch'io vinsi mai, fu per favore,
diran, d'incanti, e non per mio valore. -

91
Mentre cosi pensando seco giva,
venne in quel che cercava a dar di cozzo;
che 'n mezzo de la strada soprarriva
dove profondo era cavato un pozzo.
Quivi l'armento alla calda ora estiva
si ritraea, poi ch'avea pieno il gozzo.
Disse Ruggiero: - Or proveder bisogna,
che non mi facci, o scudo, piu vergogna.

92
Piu non starai tu meco; e questo sia
l'ultimo biasmo c'ho d'averne al mondo. -
Cosi dicendo, smonta ne la via:
piglia una grossa pietra e di gran pondo,
e la lega allo scudo, ed ambi invia
per l'alto pozzo a ritrovarne il fondo;
e dice: - Costa giu statti sepulto,
e teco stia sempre il mio obbrobrio occulto. -

93
Il pozzo e cavo, e pieno al sommo d'acque:
grieve e lo scudo, e quella pietra grieve.
Non si fermo fin che nel fondo giacque:
sopra si chiuse il liquor molle e lieve.
Il nobil atto e di splendor non tacque
la vaga Fama, e divulgollo in breve;
e di rumor n'empi, suonando il corno,
e Francia e Spagna e le province intorno.

94
Poi che di voce in voce si fe' questa
strana aventura in tutto il mondo nota,
molti guerrier si missero all'inchiesta
e di parte vicina e di remota:
ma non sapean qual fosse la foresta
dove nel pozzo il sacro scudo nuota;
che la donna che fe' l'atto palese,
dir mai non volse il pozzo ne il paese.

95
Al partir che Ruggier fe' dal castello,
dove avea vinto con poca battaglia;
che i quattro gran campion di Pinabello
fece restar come uomini di paglia;
tolto lo scudo, avea levato quello
lume che gli occhi e gli animi abbarbaglia:
e quei che giaciuti eran come morti,
pieni di meraviglia eran risorti.

96
Ne per tutto quel giorno si favella
altro fra lor, che de lo strano caso,
e come fu che ciascun d'essi a quella
orribil luce vinto era rimaso.
Mentre parlan di questo, la novella
vien lor di Pinabel giunto all'occaso:
che Pinabello e morto hanno l'aviso,
ma non sanno pero chi l'abbia ucciso.

97
L'ardita Bradamante in questo mezzo
giunto avea Pinabello a un passo stretto;
e cento volte gli avea fin a mezzo
messo il brando pei fianchi e per lo petto.
Tolto ch'ebbe dal mondo il puzzo e 'l lezzo
che tutto intorno avea il paese infetto,
le spalle al bosco testimonio volse
con quel destrier che gia il fellon le tolse.

98
Volse tornar dove lasciato avea
Ruggier; ne seppe mai trovar la strada.
Or per valle or per monte s'avvolgea:
tutta quasi cerco quella contrada.
Non volse mai la sua fortuna rea,
che via trovasse onde a Ruggier si vada.
Questo altro canto ad ascoltare aspetto
chi de l'istoria mia prende diletto.


CANTO VENTITREESIMO


1
Studisi ognun giovare altrui; che rade
volte il ben far senza il suo premio fia:
e se pur senza, almen non te ne accade
morte ne danno ne ignominia ria.
Chi nuoce altrui, tardi o per tempo cade
il debito a scontar, che non s'oblia.
Dice il proverbio, ch'a trovar si vanno
gli uomini spesso, e i monti fermi stanno.

2
Or vedi quel ch'a Pinabello avviene
per essersi portato iniquamente:
e giunto in somma alle dovute pene,
dovute e giuste alla sua ingiusta mente.
E Dio, che le piu volte non sostiene
veder patire a torto uno innocente,
salvo la donna; e salvera ciascuno
che d'ogni fellonia viva digiuno.

3
Credette Pinabel questa donzella
gia d'aver morta, e cola giu sepulta;
ne la pensava mai veder, non ch'ella
gli avesse a tor degli error suoi la multa.
Ne il ritrovarsi in mezzo le castella
del padre, in alcun util gli risulta.
Quivi Altaripa era tra monti fieri
vicina al tenitorio di Pontieri.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancĂŠe, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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