Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Tenea quell'Altaripa il vecchio conte
Anselmo, di ch'usci questo malvagio,
che, per fuggir la man di Chiaramonte,
d'amici e di soccorso ebbe disagio.
La donna al traditore a pie d'un monte
tolse l'indegna vita a suo grande agio;
che d'altro aiuto quel non si provede,
che d'alti gridi e di chiamar mercede.
5
Morto ch'ella ebbe il falso cavalliero
che lei voluto avea gia porre a morte,
volse tornare ove lascio Ruggiero;
ma non lo consenti sua dura sorte,
che la fe' traviar per un sentiero
che la porto dov'era spesso e forte,
dove piu strano e piu solingo il bosco,
lasciando il sol gia il mondo all'aer fosco.
6
Ne sappiendo ella ove potersi altrove
la notte riparar, si fermo quivi
sotto le frasche in su l'erbette nuove,
parte dormendo, fin che 'l giorno arrivi,
parte mirando ora Saturno or Giove,
Venere e Marte e gli altri erranti divi;
ma sempre, o vegli o dorma, con la mente
contemplando Ruggier come presente.
7
Spesso di cor profondo ella sospira,
di pentimento e di dolor compunta,
ch'abbia in lei, piu ch'amor, potuto l'ira.
- L'ira (dicea) m'ha dal mio amor disgiunta:
almen ci avessi io posta alcuna mira,
poi ch'avea pur la mala impresa assunta,
di saper ritornar donde io veniva;
che ben fui d'occhi e di memoria priva. -
8
Queste ed altre parole ella non tacque,
e molto piu ne ragiono col core.
Il vento intanto di sospiri, e l'acque
di pianto facean pioggia di dolore.
Dopo una lunga aspettazion pur nacque
in oriente il disiato albore:
ed ella prese il suo destrier ch'intorno
giva pascendo, ed ando contra il giorno.
9
Ne molto ando, che si trovo all'uscita
del bosco, ove pur dianzi era il palagio,
la dove molti di l'avea schernita
con tanto error l'incantator malvagio.
Ritrovo quivi Astolfo, che fornita
la briglia all'ippogrifo avea a grande agio,
e stava in gran pensier di Rabicano,
per non sapere a chi lasciarlo in mano.
10
A caso si trovo che fuor di testa
l'elmo allor s'avea tratto il paladino;
si che tosto ch'usci de la foresta,
Bradamante conobbe il suo cugino.
Di lontan salutollo, e con gran festa
gli corse, e l'abbraccio poi piu vicino;
e nominossi, ed alzo la visiera,
e chiaramente fe' veder ch'ell'era.
11
Non potea Astolfo ritrovar persona
a chi il suo Rabican meglio lasciasse,
perche dovesse averne guardia buona
e renderglielo poi come tornasse,
de la figlia del duca di Dordona;
e parvegli che Dio gli la mandasse.
Vederla volentier sempre solea,
ma pel bisogno or piu ch'egli n'avea.
12
Da poi che due o tre volte ritornati
fraternamente ad abbracciar si foro,
e si for l'uno a l'altro domandati
con molta affezion de l'esser loro,
Astolfo disse: - Ormai, se dei pennati
vo' 'l paese cercar, troppo dimoro: -
ed aprendo alla donna il suo pensiero,
veder le fece il volator destriero.
13
A lei non fu di molta maraviglia
veder spiegare a quel destrier le penne;
ch'altra volta, reggendogli la briglia
Atlante incantator, contra le venne;
e le fece doler gli occhi e le ciglia:
si fisse dietro a quel volar le tenne
quel giorno, che da lei Ruggier lontano
portato fu per camin lungo e strano.
14
Astolfo disse a lei, che le volea
dar Rabican, che si nel corso affretta,
che, se scoccando l'arco si movea,
si solea lasciar dietro la saetta;
e tutte l'arme ancor, quante n'avea,
che vuol che a Montalban gli le rimetta,
e gli le serbi fin al suo ritorno;
che non gli fanno or di bisogno intorno.
15
Volendosene andar per l'aria a volo,
aveasi a far quanto potea piu lieve.
Tiensi la spada e 'l corno, ancor che solo
bastargli il corno ad ogni risco deve.
Bradamante la lancia che 'l figliuolo
porto di Galafrone, anco riceve;
la lancia che di quanti ne percuote
fa le selle restar subito vote.
16
Salito Astolfo sul destrier volante,
lo fa mover per l'aria lento lento;
indi lo caccia si, che Bradamante
ogni vista ne perde in un momento.
Cosi si parte col pilota inante
il nochier che gli scogli teme e 'l vento;
e poi che 'l porto e i liti a dietro lassa,
spiega ogni vela e inanzi ai venti passa.
17
La donna, poi che fu partito il duca,
rimase in gran travaglio de la mente;
che non sa come a Montalban conduca
l'armatura e il destrier del suo parente;
pero che 'l cuor le cuoce e le manuca
l'ingorda voglia e il desiderio ardente
di riveder Ruggier, che, se non prima,
a Vallombrosa ritrovar lo stima.
18
Stando quivi suspesa, per ventura
si vede inanzi giungere un villano,
dal qual fa rassettar quella armatura,
come si puote, e por su Rabicano;
poi di menarsi dietro gli die cura
i duo cavalli, un carco e l'altro a mano:
ella n'avea duo prima; ch'avea quello
sopra il qual levo l'altro a Pinabello.
19
Di Vallombrosa penso far la strada,
che trovar quivi il suo Ruggier ha speme;
ma qual piu breve o qual miglior vi vada,
poco discerne, e d'ire errando teme.
Il villan non avea de la contrada
pratica molta; ed erreranno insieme.
Pur andare a ventura ella si messe,
dove penso che 'l loco esser dovesse.
20
Di qua di la si volse, ne persona
incontro mai da domandar la via.
Si trovo uscir del bosco in su la nona
dove un castel poco lontan scopria,
il qual la cima a un monticel corona.
Lo mira, e Montalban le par che sia:
ed era certo Montalbano; e in quello
avea la matre ed alcun suo fratello.
21
Come la donna conosciuto ha il loco,
nel cor s'attrista, e piu ch'i' non so dire:
sara scoperta, se si ferma un poco,
ne piu le sara lecito a partire;
se non si parte, l'amoroso foco
l'ardera si, che la fara morire:
non vedra piu Ruggier, ne fara cosa
di quel ch'era ordinato a Vallombrosa.
22
Stette alquanto a pensar; poi si risolse
di voler dar a Montalban le spalle:
e verso la badia pur si rivolse,
che quindi ben sapea qual era il calle.
Ma sua fortuna, o buona o trista, volse
che prima ch'ella uscisse de la valle,
scontrasse Alardo, un de' fratelli sui;
ne tempo di celarsi ebbe da lui.
23
Veniva da partir gli alloggiamenti
per quel contado a cavallieri e a fanti;
ch'ad istanza di Carlo nuove genti
fatto avea de le terre circostanti.
I saluti e i fraterni abbracciamenti
con le grate accoglienze andaro inanti;
e poi, di molte cose a paro a paro
tra lor parlando, in Montalban tornaro.
24
Entro la bella donna in Montalbano,
dove l'avea con lacrimosa guancia
Beatrice molto desiata invano,
e fattone cercar per tutta Francia.
Or quivi i baci e il giunger mano a mano
di matre e di fratelli estimo ciancia
verso gli avuti con Ruggier complessi,
ch'avra ne l'alma eternamente impressi.
25
Non potendo ella andar, fece pensiero
ch'a Vallombrosa altri in suo nome andasse
immantinente ad avisar Ruggiero
de la cagion ch'andar lei non lasciasse;
e lui pregar (s'era pregar mestiero)
che quivi per suo amor si battezzasse,
e poi venisse a far quanto era detto,
si che si desse al matrimonio effetto.
26
Pel medesimo messo fe' disegno
di mandar a Ruggiero il suo cavallo,
che gli solea tanto esser caro: e degno
d'essergli caro era ben senza fallo;
che non s'avria trovato in tutto 'l regno
dei Saracin, ne sotto il signor Gallo,
piu bel destrier di questo o piu gagliardo,
eccetti Brigliador, soli, e Baiardo.
27
Ruggier, quel di che troppo audace ascese
su l'ippogrifo, e verso il ciel levosse,
lascio Frontino, e Bradamante il prese
(Frontino, che 'l destrier cosi nomosse);
mandollo a Montalbano, e a buone spese
tener lo fece, e mai non cavalcosse,
se non per breve spazio e a picciol passo;
si ch'era piu che mai lucido e grasso.
28
Ogni sua donna tosto, ogni donzella
pon seco in opra, e con suttil lavoro
fa sopra seta candida e morella
tesser ricamo di finissimo oro;
e di quel cuopre ed orna briglia e sella
del buon destrier: poi sceglie una di loro
figlia di Callitrefia sua nutrice,
d'ogni secreto suo fida uditrice.
29
Quanto Ruggier l'era nel core impresso,
mille volte narrato avea a costei;
la belta, la virtude, i modi d'esso
esaltato l'avea fin sopra i dei.
A se chiamolla, e disse: - Miglior messo
a tal bisogno elegger non potrei;
che di te ne piu fido ne piu saggio
imbasciator, Ippalca mia, non aggio. -
30
Ippalca la donzella era nomata.
- Va, - le dice, e l'insegna ove de' gire;
e pienamente poi l'ebbe informata
di quanto avesse al suo signore a dire;
e far la scusa se non era andata
al monaster: che non fu per mentire;
ma che Fortuna, che di noi potea
piu che noi stessi, da imputar s'avea.
31
Montar la fece s'un ronzino, e in mano
la ricca briglia di Frontin le messe:
e se si pazzo alcuno o si villano
trovasse, che levar le lo volesse;
per fargli a una parola il cervel sano,
di chi fosse il destrier sol gli dicesse;
che non sapea si ardito cavalliero,
che non tremasse al nome di Ruggiero.
32
Di molte cose l'ammonisce e molte,
che trattar con Ruggier abbia in sua vece;
le qual poi ch'ebbe Ippalca ben raccolte,
si pose in via, ne piu dimora fece.
Per strade e campi e selve oscure e folte
cavalco de le miglia piu di diece;
che non fu a darle noia chi venisse,
ne a domandarla pur dove ne gisse.
33
A mezzo il giorno, nel calar d'un monte,
in una stretta e malagevol via
si venne ad incontrar con Rodomonte,
ch'armato un piccol nano e a pie seguia.
Il Moro alzo ver lei 1'altiera fronte,
e bestemmio l'eterna Ierarchia,
poi che si bel destrier, si bene ornato,
non avea in man d'un cavallier trovato.
34
Avea giurato che 'l primo cavallo
torria per forza, che tra via incontrasse.
Or questo e stato il primo; e trovato hallo
piu bello e piu per lui, che mai trovasse:
ma torlo a una donzella gli par fallo;
e pur agogna averlo, e in dubbio stasse.
Lo mira, lo contempla, e dice spesso:
- Deh perche il suo signor non e con esso! -
35
- Deh ci fosse egli! (gli rispose Ippalca)
che ti faria cangiar forse pensiero.
Assai piu di te val chi lo cavalca,
ne lo pareggia al mondo altro guerriero. -
- Chi e (le disse il Moro) che si calca
l'onore altrui? - Rispose ella: - Ruggiero. -
E quel suggiunse: - Adunque il destrier voglio,
poi ch'a Ruggier, si gran campion, lo toglio.
36
Il qual, se sara ver, come tu parli,
che sia si forte, e piu d'ogn'altro vaglia,
non che il destrier, ma la vettura darli
converrammi, e in suo albitrio fia la taglia.
Che Rodomonte io sono, hai da narrarli,
e che, se pur vorra meco battaglia,
mi trovera; ch'ovunque io vada o stia,
mi fa sempre apparir la luce mia.
37
Dovunque io vo, si gran vestigio resta,
che non lo lascia il fulmine maggiore. -
Cosi dicendo, avea tornate in testa
le redine dorate al corridore:
sopra gli salta; e lacrimosa e mesta
rimane Ippalca, e spinta dal dolore
minaccia Rodomonte e gli dice onta:
non l'ascolta egli, e su pel poggio monta.
38
Per quella via dove lo guida il nano
per trovar Mandricardo e Doralice,
gli viene Ippalca dietro di lontano,
e lo bestemmia sempre e maledice.
Cio che di questo avvenne, altrove e piano.
Turpin, che tutta questa istoria dice,
fa qui digresso, e torna in quel paese
dove fu dianzi morto il Maganzese.
39
Dato avea a pena a quel loco le spalle
la figliuola d'Amon, ch'in fretta gia,
che v'arrivo Zerbin per altro calle
con la fallace vecchia in compagnia:
e giacer vide il corpo ne la valle
del cavallier, che non sa gia chi sia;
ma, come quel ch'era cortese e pio,
ebbe pieta del caso acerbo e rio.
40
Giaceva Pinabello in terra spento,
versando il sangue per tante ferite,
ch'esser doveano assai, se piu di cento
spade in sua morte si fossero unite.
Il cavallier di Scozia non fu lento
per l'orme che di fresco eran scolpite
a porsi in avventura, se potea
saper chi l'omicidio fatto avea.
41
Ed a Gabrina dice che l'aspette;
che senza indugio a lei fara ritorno.
Ella presso al cadavero si mette,
e fissamente vi pon gli occhi intorno;
perche, se cosa v'ha che le dilette,
non vuol ch'un morto invan piu ne sia adorno,
come colei che fu, tra l'altre note,
quanto avara esser piu femina puote.
42
Se di portarne il furto ascosamente
avesse avuto modo o alcuna speme,
la sopravesta fatta riccamente
gli avrebbe tolta, e le bell'arme insieme.
Ma quel che puo celarsi agevolmente,
si piglia, e 'l resto fin al cor le preme.
Fra l'altre spoglie un bel cinto levonne,
e se ne lego i fianchi infra due gonne.
43
Poco dopo arrivo Zerbin, ch'avea
seguito invan di Bradamante i passi,
perche trovo il sentier che si torcea
in molti rami ch'ivano alti e bassi:
e poco ormai del giorno rimanea,
ne volea al buio star fra quelli sassi;
e per trovare albergo die le spalle
con l'empia vecchia alla funesta valle.
44
Quindi presso a dua miglia ritrovaro
un gran castel che fu detto Altariva,
dove per star la notte si fermaro,
che gia a gran volo inverso il ciel saliva.
Non vi ster molto, ch'un lamento amaro
l'orecchie d'ogni parte lor feriva;
e veggon lacrimar da tutti gli occhi,
come la cosa a tutto il popul tocchi.
45
Zerbino dimandonne, e gli fu detto
che venut'era al cont'Anselmo aviso,
che fra duo monti in un sentiero istretto
giacea il suo figlio Pinabello ucciso.
Zerbin, per non ne dar di se sospetto,
di cio si finge nuovo, e abbassa il viso;
ma pensa ben, che senza dubbio sia
quel ch'egli trovo morto in su la via.
46
Dopo non molto la bara funebre
giunse, a splendor di torchi e di facelle,
la dove fece le strida piu crebre
con un batter di man gire alle stelle,
e con piu vena fuor de le palpebre
le lacrime inundar per le mascelle:
ma piu de l'altre nubilose ed atre
era la faccia del misero patre.
47
Mentre apparecchio si facea solenne
di grandi esequie e di funebri pompe,
secondo il modo ed ordine che tenne
l'usanza antiqua e ch'ogni eta corrompe;
da parte del signore un bando venne,
che tosto il popular strepito rompe,
e promette gran premio a chi dia aviso
chi stato sia che gli abbia il figlio ucciso.
48
Di voce in voce e d'una in altra orecchia
il grido e 'l bando per la terra scorse,
fin che l'udi la scelerata vecchia
che di rabbia avanzo le tigri e l'orse;
e quindi alla ruina s'apparecchia
di Zerbino, o per l'odio che gli ha forse,
o per vantarsi pur, che sola priva
d'umanitade in uman corpo viva;
49
o fosse pur per guadagnarsi il premio:
a ritrovar n'ando quel signor mesto;
e dopo un verisimil suo proemio,
gli disse che Zerbin fatto avea questo:
e quel bel cinto si levo di gremio,
che 'l miser padre a riconoscer presto,
appresso il testimonio e tristo uffizio
de l'empia vecchia, ebbe per chiaro indizio.
50
E lacrimando al ciel leva le mani,
che 'l figliuol non sara senza vendetta.
Fa circundar l'albergo ai terrazzani;
che tutto 'l popul s'e levato in fretta.
Zerbin che gli nimici aver lontani
si crede, e questa ingiuria non aspetta,
dal conte Anselmo, che si chiama offeso
tanto da lui, nel primo sonno e preso;
51
e quella notte in tenebrosa parte
incatenato, e in gravi ceppi messo.
Il sole ancor non ha le luci sparte,
che l'ingiusto supplicio e gia commesso;
che nel loco medesimo si squarte,
dove fu il mal c'hanno imputato ad esso.
Altra esamina in cio non si facea:
bastava che 'l signor cosi credea.
52
Poi che l'altro matin la bella Aurora
l'aer seren fe' bianco e rosso e giallo,
tutto 'l popul gridando: - Mora, mora, -
vien per punir Zerbin del non suo fallo.
Lo sciocco vulgo l'accompagna fuora,
senz'ordine, chi a piede e chi a cavallo,
e 'l cavallier di Scozia a capo chino
ne vien legato in s'un piccol ronzino.
53
Ma Dio, che spesso gl'innocenti aiuta,
ne lascia mai ch'in sua bonta si fida,
tal difesa gli avea gia proveduta,
che non v'e dubbio piu ch'oggi s'uccida.
Quivi Orlando arrivo, la cui venuta
alla via del suo scampo gli fu guida.
Orlando giu nel pian vide la gente
che trae a morte il cavallier dolente.
54
Era con lui quella fanciulla, quella
che ritrovo ne la selvaggia grotta,
del re galego la figlia lssabella,
in poter gia de' malandrin condotta,
poi che lasciato avea ne la procella
del truculento mar la nave rotta:
quella che piu vicino al core avea
questo Zerbin, che l'alma onde vivea.
55
Orlando se l'avea fatta compagna,
poi che de la caverna la riscosse.
Quando costei li vide alla campagna,
domando Orlando, chi la turba fosse.
- Non so, - diss'egli; e poi su la montagna
lasciolla, e verso il pian ratto si mosse.
Guardo Zerbino, ed alla vista prima
lo giudico baron di molta stima.
56
E fattosegli appresso, domandollo
per che cagione e dove il menin preso.
Levo il dolente cavalliero il collo,
e meglio avendo il paladino inteso,
rispose il vero; e cosi ben narrollo,
che merito dal conte esser difeso.
Bene avea il conte alle parole scorto
ch'era innocente, e che moriva a torto.
57
E poi che 'ntese che commesso questo
era dal conte Anselmo d'Altariva,
fu certo ch'era torto manifesto;
ch'altro da quel fellon mai non deriva.
Ed oltre a cio, l'uno era all'altro infesto
per l'antiquissimo odio che bolliva
tra il sangue di Maganza e di Chiarmonte;
e tra lor eran morti e danni ed onte.
58
- Slegate il cavallier (grido), canaglia,
(il conte a' masnadieri), o ch'io v'uccido. -
- Chi e costui che si gran colpi taglia?
(rispose un che parer volle il piu fido).
Se di cera noi fussimo o di paglia,
e di fuoco egli, assai fora quel grido. -
E venne contra il paladin di Francia:
Orlando contra lui chino la lancia.
59
La lucente armatura il Maganzese,
che levata la notte avea a Zerbino,
e postasela indosso, non difese
contro l'aspro incontrar del paladino.
Sopra la destra guancia il ferro prese:
l'elmo non passo gia, perch'era fino;
ma tanto fu de la percossa il crollo,
che la vita gli tolse e roppe il collo.
60
Tutto in un corso, senza tor di resta
la lancia, passo un altro in mezzo 'l petto:
quivi lasciolla, e la mano ebbe presta
a Durindana; e nel drappel piu stretto
a chi fece due parti de la testa,
a chi levo dal busto il capo netto;
foro la gola a molti; e in un momento
n'uccise e messe in rotta piu di cento.
61
Piu del terzo n'ha morto, e 'l resto caccia
e taglia e fende e fiere e fora e tronca.
Chi lo scudo, e chi l'elmo che lo 'mpaccia,
e chi lascia lo spiedo e chi la ronca;
chi al lungo, chi al traverso il camin spaccia;
altri s'appiatta in bosco, altri in spelonca.
Orlando, di pieta questo di privo,
a suo poter non vuol lasciarne un vivo.
62
Di cento venti (che Turpin sottrasse
il conto), ottanta ne periro almeno.
Orlando finalmente si ritrasse
dove a Zerbin tremava il cor nel seno.
S'al ritornar d'Orlando s'allegrasse,
non si potria contare in versi a pieno.
Se gli saria per onorar prostrato;
ma si trovo sopra il ronzin legato.
63
Mentre ch'Orlando, poi che lo disciolse,
l'aiutava a ripor l'arme sue intorno,
ch'al capitan de la sbirraglia tolse,
che per suo mal se n'era fatto adorno;
Zerbino gli occhi ad Issabella volse,
che sopra il colle avea fatto soggiorno,
e poi che de la pugna vide il fine,
porto le sue bellezze piu vicine.
64
Quando apparir Zerbin si vide appresso
la donna che da lui fu amata tanto,
la bella donna che per falso messo
credea sommersa, e n'ha piu volte pianto;
com'un ghiaccio nel petto gli sia messo,
sente dentro aggelarsi, e triema alquanto:
ma tosto il freddo manca, ed in quel loco
tutto s'avampa d'amoroso fuoco.
65
Di non tosto abbracciarla lo ritiene
la riverenza del signor d'Anglante;
perche si pensa, e senza dubbio tiene
ch'Orlando sia de la donzella amante.
Cosi cadendo va di pene in pene,
e poco dura il gaudio ch'ebbe inante:
il vederla d'altrui peggio sopporta,
che non fe' quando udi ch'ella era morta.
66
E molto piu gli duol che sia in podesta
del cavalliero a cui cotanto debbe;
perche volerla a lui levar ne onesta
ne forse impresa facile sarebbe.
Nessuno altro da se lassar con questa
preda partir senza romor vorrebbe:
ma verso il conte il suo debito chiede
che se lo lasci por sul collo il piede.
67
Giunsero taciturni ad una fonte,
dove smontaro e fer qualche dimora.
Trassesi l'elmo il travagliato conte,
ed a Zerbin lo fece trarre ancora.
Vede la donna il suo amatore in fronte,
e di subito gaudio si scolora;
poi torna come fiore umido suole
dopo gran pioggia all'apparir del sole.
68
E senza indugio e senza altro rispetto
corre al suo caro amante, e il collo abbraccia;
e non puo trar parola fuor del petto,
ma di lacrime il sen bagna e la faccia.
Orlando attento all'amoroso affetto,
senza che piu chiarezza se gli faccia,
vide a tutti gl'indizi manifesto
ch'altri esser, che Zerbin, non potea questo.
69
Come la voce aver pote Issabella,
non bene asciutta ancor l'umida guancia,
sol de la molta cortesia favella,
che l'avea usata il paladin di Francia.
Zerbino, che tenea questa donzella
con la sua vita pare a una bilancia,
si getta a' pie del conte, e quello adora
come a chi gli ha due vite date a un'ora.
70
Molti ringraziamenti e molte offerte
erano per seguir tra i cavallieri,
se non udian sonar le vie coperte
dagli arbori di frondi oscuri e neri.
Presti alle teste lor, ch'eran scoperte,
posero gli elmi, e presero i destrieri:
ed ecco un cavalliero e una donzella
lor sopravien, ch'a pena erano in sella.
71
Era questo guerrier quel Mandricardo
che dietro Orlando in fretta si condusse
per vendicar Alzirdo e Manilardo,
che 'l paladin con gran valor percusse:
quantunque poi lo seguito piu tardo;
che Doralice in suo poter ridusse,
la quale avea con un troncon di cerro
tolta a cento guerrier carchi di ferro.
72
Non sapea il Saracin pero, che questo,
ch'egli seguia, fosse il signor d'Anglante:
ben n'avea indizio e segno manifesto
ch'esser dovea gran cavalliero errante.
A lui miro piu ch'a Zerbino, e presto
gli ando con gli occhi dal capo alle piante;
e i dati contrasegni ritrovando,
disse: - Tu se' colui ch'io vo cercando.
73
Sono omai dieci giorni (gli soggiunse)
che di cercar non lascio i tuo' vestigi:
tanto la fama stimolommi e punse,
che di te venne al campo di Parigi,
quando a fatica un vivo sol vi giunse
di mille che mandasti ai regni stigi;
e la strage conto, che da te venne
sopra i Norizi e quei di Tremisenne.
74
Non fui, come lo seppi, a seguir lento,
e per vederti e per provarti appresso:
e perche m'informai del guernimento
c'hai sopra l'arme, io so che tu sei desso;
e se non l'avessi anco, e che fra cento
per celarti da me ti fossi messo,
il tuo fiero sembiante mi faria
chiaramente veder che tu quel sia. -
75
- Non si puo (gli rispose Orlando) dire
che cavallier non sii d'alto valore;
pero che si magnanimo desire
non mi credo albergasse in umil core.
Se 'l volermi veder ti fa venire,
vo' che mi veggi dentro, come fuore:
mi levero questo elmo da le tempie,
accio ch'a punto il tuo desire adempie.
76
Ma poi che ben m'avrai veduto in faccia,
all'altro desiderio ancora attendi:
resta ch'alla cagion tu satisfaccia,
che fa che dietro questa via mi prendi;
che veggi se 'l valor mio si confaccia
a quel sembiante fier che si commendi. -
- Orsu (disse il pagano), al rimanente;
ch'al primo ho satisfatto interamente. -
77
Il conte tuttavia dal capo al piede
va cercando il pagan tutto con gli occhi:
mira ambi i fianchi, indi l'arcion; ne vede
pender ne qua ne la mazze ne stocchi.
Gli domanda di ch'arme si provede,
s'avvien che con la lancia in fallo tocchi.
Rispose quel: - Non ne pigliar tu cura:
cosi a molt'altri ho ancor fatto paura.
78
Ho sacramento di non cinger spada,
fin ch'io non tolgo Durindana al conte;
e cercando lo vo per ogni strada,
accio piu d'una posta meco sconte.
Lo giurai (se d'intenderlo t'aggrada)
quando mi posi quest'elmo alla fronte,
il qual con tutte l'altr'arme ch'io porto,
era d'Ettor, che gia mill'anni e morto.
79
La spada sola manca alle buone arme:
come rubata fu, non ti so dire.
Or che la porti il paladino, parme;
e di qui vien ch'egli ha si grande ardire.
Ben penso, se con lui posso accozzarme,
fargli il mal tolto ormai ristituire.
Cercolo ancor, che vendicar disio
il famoso Agrican genitor mio.
80
Orlando a tradimento gli die morte:
ben so che non potea farlo altrimente. -
Il conte piu non tacque, e grido forte:
- E tu e qualunque il dice, se ne mente.
Ma quel che cerchi t'e venuto in sorte:
io sono Orlando, e uccisil giustamente;
e questa e quella spada che tu cerchi,
che tua sara, se con virtu la merchi.
81
Quantunque sia debitamente mia,
tra noi per gentilezza si contenda:
ne voglio in questa pugna ch'ella sia
piu tua che mia; ma a un arbore s'appenda.
Levala tu liberamente via,
s'avvien che tu m'uccida o che mi prenda. -
Cosi dicendo, Durindana prese,
e 'n mezzo il campo a un arbuscel l'appese.
82
Gia l'un da l'altro e dipartito lunge,
quanto sarebbe un mezzo tratto d'arco:
gia l'uno contra l'altro il destrier punge,
ne de le lente redine gli e parco:
gia l'uno e l'altro di gran colpo aggiunge
dove per l'elmo la veduta ha varco.
Parveno l'aste, al rompersi, di gielo;
e in mille schegge andar volando al cielo.
83
L'una e l'altra asta e forza che si spezzi;
che non voglion piegarsi i cavallieri,
i cavallier che tornano coi pezzi
che son restati appresso i calci interi.
Quelli, che sempre fur nel ferro avezzi,
or, come duo villan per sdegno fieri
nel partir acque o termini de prati,
fan crudel zuffa di duo pali armati.
84
Non stanno l'aste a quattro colpi salde,
e mancan nel furor di quella pugna.
Di qua e di la si fan l'ire piu calde;
ne da ferir lor resta altro che pugna.
Schiodano piastre, e straccian maglie e falde,
pur che la man, dove s'aggraffi, giugna.
Non desideri alcun, perche piu vaglia,
martel piu grave o piu dura tanaglia.
85
Come puo il Saracin ritrovar sesto
di finir con suo onore il fiero invito?
Pazzia sarebbe il perder tempo in questo,
che nuoce al feritor piu ch'al ferito.
Ando alle strette l'uno e l'altro, e presto
il re pagano Orlando ebbe ghermito:
lo strigne al petto; e crede far le prove
che sopra Anteo fe' gia il figliol di Giove.
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