Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Nel fondo avea una porta ampla e capace,
ch'in maggior stanza largo adito dava;
e fuor n'uscia splendor, come di face
ch'ardesse in mezzo alla montana cava.
Mentre quivi il fellon suspeso tace,
la donna, che da lungi il seguitava
(perche perderne l'orme si temea),
alla spelonca gli sopragiungea.
72
Poi che si vide il traditore uscire,
quel ch'avea prima disegnato, invano,
o da se torla, o di farla morire,
nuovo argumento imaginossi e strano.
Le si fe' incontra, e su la fe' salire
la dove il monte era forato e vano;
e le disse ch'avea visto nel fondo
una donzelIa di viso giocondo.
73
Ch'a' bei sembianti ed alla ricca vesta
esser parea di non ignobil grado;
ma quanto piu potea turbata e mesta,
mostrava esservi chiusa suo mal grado:
e per saper la condizion di questa,
ch'avea gia cominciato a entrar nel guado;
e ch'era uscito de l'interna grotta
un che dentro a furor l'avea ridotta.
74
Bradamante, che come era animosa,
cosi mal cauta, a Pinabel die fede;
e d'aiutar la donna, disiosa,
si pensa come por cola giu il piede.
Ecco d'un olmo alla cima frondosa
volgendo gli occhi, un lungo ramo vede;
e con la spada quel subito tronca,
e lo declina giu ne la spelonca.
75
Dove e tagliato, in man lo raccomanda
a Pinabello, e poscia a quel s'apprende:
prima giu i piedi ne la tana manda,
e su le braccia tutta si suspende.
Sorride Pinabello, e le domanda
come ella salti; e le man apre e stende,
dicendole: - Qui fosser teco insieme
tutti li tuoi, ch'io ne spegnessi il seme! -
76
Non come volse Pinabello avvenne
de l'innocente giovane la sorte;
perche, giu diroccando a ferir venne
prima nel fondo il ramo saldo e forte.
Ben si spezzo, ma tanto la sostenne,
che 'l suo favor la libero da morte.
Giacque stordita la donzella alquanto,
come io vi seguiro ne l'altro canto.
CANTO TERZO
1
Chi mi dara la voce e le parole
convenienti a si nobil suggetto?
chi l'ale al verso prestera, che vole
tanto ch'arrivi all'alto mio concetto?
Molto maggior di quel furor che suole,
ben or convien che mi riscaldi il petto;
che questa parte al mio signor si debbe,
che canta gli avi onde l'origin ebbe:
2
Di cui fra tutti li signori illustri,
dal ciel sortiti a governar la terra,
non vedi, o Febo, che 'l gran mondo lustri,
piu gloriosa stirpe o in pace o in guerra;
ne che sua nobiltade abbia piu lustri
servata, e servara (s'in me non erra
quel profetico lume che m'ispiri)
fin che d'intorno al polo il ciel s'aggiri.
3
E volendone a pien dicer gli onori,
bisogna non la mia, ma quella cetra
con che tu dopo i gigantei furori
rendesti grazia al regnator dell'etra.
S'istrumenti avro mai da te migliori,
atti a sculpire in cosi degna pietra,
in queste belle imagini disegno
porre ogni mia fatica, ogni mio ingegno.
4
Levando intanto queste prime rudi
scaglie n'andro con lo scarpello inetto:
forse ch'ancor con piu solerti studi
poi ridurro questo lavor perfetto.
Ma ritorniano a quello, a cui ne scudi
potran ne usberghi assicurare il petto:
parlo di Pinabello di Maganza,
che d'uccider la donna ebbe speranza.
5
Il traditor penso che la donzella
fosse ne l'alto precipizio morta;
e con pallida faccia lascio quella
trista e per lui contaminata porta,
e torno presto a rimontar in sella:
e come quel ch'avea l'anima torta,
per giunger colpa a colpa e fallo a fallo,
di Bradamante ne meno il cavallo.
6
Lascian costui, che mentre all'altrui vita
ordisce inganno, il suo morir procura;
e torniamo alla donna che, tradita,
quasi ebbe a un tempo e morte e sepoltura.
Poi ch'ella si levo tutta stordita,
ch'avea percosso in su la pietra dura,
dentro la porta ando, ch'adito dava
ne la seconda assai piu larga cava.
7
La stanza, quadra e spaziosa, pare
una devota e venerabil chiesa,
che su colonne alabastrine e rare
con bella architettura era suspesa.
Surgea nel mezzo un ben locato altare,
ch'avea dinanzi una lampada accesa;
e quella di splendente e chiaro foco
rendea gran lume all'uno e all'altro loco.
8
Di devota umilta la donna tocca,
come si vide in loco sacro e pio,
incomincio col core e con la bocca,
inginocchiata, a mandar prieghi a Dio.
Un picciol uscio intanto stride e crocca,
ch'era all'incontro, onde una donna uscio
discinta e scalza, e sciolte avea le chiome,
che la donzella saluto per nome.
9
E disse: - O generosa Bradamante,
non giunta qui senza voler divino,
di te piu giorni m'ha predetto inante
il profetico spirto di Merlino,
che visitar le sue reliquie sante
dovevi per insolito camino:
e qui son stata accio ch'io ti riveli
quel c'han di te gia statuito i cieli.
10
Questa e l'antiqua e memorabil grotta
ch'edifico Merlino, il savio mago
che forse ricordare odi talotta,
dove ingannollo la Donna del Lago.
Il sepolcro e qui giu, dove corrotta
giace la carne sua; dove egli, vago
di sodisfare a lei, che glil suase,
vivo corcossi, e morto ci rimase.
11
Col corpo morto il vivo spirto alberga,
sin ch'oda il suon de l'angelica tromba
che dal ciel lo bandisca o che ve l'erga,
secondo che sara corvo o colomba.
Vive la voce; e come chiara emerga,
udir potrai dalla marmorea tomba,
che le passate e le future cose
a chi gli domando, sempre rispose.
12
Piu giorni son ch'in questo cimiterio
venni di remotissimo paese,
perche circa il mio studio alto misterio
mi facesse Merlin meglio palese:
e perche ebbi vederti desiderio,
poi ci son stata oltre il disegno un mese;
che Merlin, che 'l ver sempre mi predisse,
termine al venir tuo questo di fisse. -
13
Stassi d'Amon la sbigottita figlia
tacita e fissa al ragionar di questa;
ed ha si pieno il cor di maraviglia,
che non sa s'ella dorme o s'ella e desta:
e con rimesse e vergognose ciglia
(come quella che tutta era modesta)
rispose: - Di che merito son io,
ch'antiveggian profeti il venir mio? -
14
E lieta de l'insolita avventura,
dietro alla Maga subito fu mossa,
che la condusse a quella sepoltura
che chiudea di Merlin l'anima e l'ossa.
Era quell'arca d'una pietra dura,
lucida e tersa, e come fiamma rossa;
tal ch'alla stanza, ben che di sol priva,
dava splendore il lume che n'usciva.
15
O che natura sia d'alcuni marmi
che muovin l'ombre a guisa di facelle,
o forza pur di suffumigi e carmi
e segni impressi all'osservate stelle
(come piu questo verisimil parmi),
discopria lo splendor piu cose belle
e di scoltura e di color, ch'intorno
il venerabil luogo aveano adorno.
16
A pena ha Bradamante da la soglia
levato il pie ne la secreta cella,
che 'l vivo spirto da la morta spoglia
con chiarissima voce le favella:
- Favorisca Fortuna ogni tua voglia,
o casta e nobilissima donzella,
del cui ventre uscira il seme fecondo
che onorar deve Italia e tutto il mondo.
17
L'antiquo sangue che venne da Troia,
per li duo miglior rivi in te commisto,
produrra l'ornamento, il fior, la gioia
d'ogni lignaggio ch'abbia il sol mai visto
tra l'Indo e 'l Tago e 'l Nilo e la Danoia,
tra quanto e 'n mezzo Antartico e Calisto.
Ne la progenie tua con sommi onori
saran marchesi, duci e imperatori.
18
I capitani e i cavallier robusti
quindi usciran, che col ferro e col senno
ricuperar tutti gli onor vetusti
de l'arme invitte alla sua Italia denno.
Quindi terran lo scettro i signor giusti,
che, come il savio Augusto e Numa fenno,
sotto il benigno e buon governo loro
ritorneran la prima eta de l'oro.
19
Accio dunque il voler del ciel si metta
in effetto per te, che di Ruggiero
t'ha per moglier fin da principio eletta,
segue animosamente il tuo sentiero;
che cosa non sara che s'intrometta
da poterti turbar questo pensiero,
si che non mandi al primo assalto in terra
quel rio ladron ch'ogni tuo ben ti serra. -
20
Tacque Merlino avendo cosi detto,
ed agio all'opre de la Maga diede,
ch'a Bradamante dimostrar l'aspetto
si preparava di ciascun suo erede.
Avea di spirti un gran numero eletto,
non so se da l'Inferno o da qual sede,
e tutti quelli in un luogo raccolti
sotto abiti diversi e vari volti.
21
Poi la donzella a se richiama in chiesa,
la dove prima avea tirato un cerchio
che la potea capir tutta distesa,
ed avea un palmo ancora di superchio.
E perche da li spirti non sia offesa,
le fa d'un gran pentacolo coperchio;
e le dice che taccia e stia a mirarla:
poi scioglie il libro, e coi demoni parla.
22
Eccovi fuor de la prima spelonca,
che gente intorno al sacro cerchio ingrossa;
ma, come vuole entrar, la via l'e tronca,
come lo cinga intorno muro e fossa.
In quella stanza, ove la bella conca
in se chiudea del gran profeta l'ossa,
entravan l'ombre, poi ch'avean tre volte
fatto d'intorno lor debite volte.
23
- Se i nomi e i gesti di ciascun vo' dirti
(dicea l'incantatrice a Bradamante),
di questi ch'or per gl'incantati spirti,
prima che nati sien, ci sono avante,
non so veder quando abbia da espedirti;
che non basta una notte a cose tante:
si ch'io te ne verro scegliendo alcuno,
secondo il tempo, e che sara oportuno.
24
Vedi quel primo che ti rassimiglia
ne' bei sembianti e nel giocondo aspetto:
capo in Italia fia di tua famiglia,
del seme di Ruggiero in te concetto.
Veder del sangue di Pontier vermiglia
per mano di costui la terra aspetto,
e vendicato il tradimento e il torto
contra quei che gli avranno il padre morto.
25
Per opra di costui sara deserto
il re de' Longobardi Desiderio:
d'Este e di Calaon per questo merto
il bel dominio avra dal sommo Imperio.
Quel che gli e dietro, e il tuo nipote Uberto,
onor de l'arme e del paese esperio:
per costui contra Barbari difesa
piu d'una volta fia la santa Chiesa.
26
Vedi qui Alberto, invitto capitano
ch'ornera di trofei tanti delubri:
Ugo il figlio e con lui, che di Milano
fara l'acquisto, e spieghera i colubri.
Azzo e quell'altro, a cui restera in mano
dopo il fratello, il regno degli Insubri.
Ecco Albertazzo, il cui savio consiglio
torra d'Italia Beringario e il figlio;
27
e sara degno a cui Cesare Otone
Alda sua figlia, in matrimonio aggiunga.
Vedi un altro Ugo: oh bella successione,
che dal patrio valor non si dislunga!
Costui sara, che per giusta cagione
ai superbi Roman l'orgoglio emunga,
che 'l terzo Otone e il pontefice tolga
de le man loro, e 'l grave assedio sciolga.
28
Vedi Folco, che par ch'al suo germano,
cio che in Italia avea, tutto abbi dato,
e vada a possedere indi lontano
in mezzo agli Alamanni un gran ducato;
e dia alla casa di Sansogna mano,
che caduta sara tutta da un lato;
e per la linea de la madre, erede,
con la progenie sua la terra in piede.
29
Questo ch'or a nui viene e il secondo Azzo,
di cortesia piu che di guerre amico,
tra dui figli, Bertoldo ed Albertazzo.
Vinto da l'un sara il secondo Enrico,
e del sangue tedesco orribil guazzo
Parma vedra per tutto il campo aprico:
de l'altro la contessa gloriosa,
saggia e casta Matilde, sara sposa.
30
Virtu il fara di tal connubio degno;
ch'a quella eta non poca laude estimo
quasi di mezza Italia in dote il regno,
e la nipote aver d'Enrico primo.
Ecco di quel Bertoldo il caro pegno,
Rinaldo tuo, ch'avra l'onor opimo
d'aver la Chiesa de le man riscossa
de l'empio Federico Barbarossa.
31
Ecco un altro Azzo, ed e quel che Verona
avra in poter col suo bel tenitorio;
e sara detto marchese d'Ancona
dal quarto Otone e dal secondo Onorio.
Lungo sara s'io mostro ogni persona
del sangue tuo, ch'avra del consistorio
il confalone, e s'io narro ogni impresa
vinta da lor per la romana Chiesa.
32
Obizzo vedi e Folco, altri Azzi, altri Ughi,
ambi gli Enrichi, il figlio al padre a canto;
duo Guelfi, di quai l'uno Umbria soggiughi,
e vesta di Spoleti il ducal manto.
Ecco che 'l sangue e le gran piaghe asciughi
d'Italia afflitta, e volga in riso il pianto:
di costui parlo (e mostrolle Azzo quinto)
onde Ezellin fia rotto, preso, estinto.
33
Ezellino, immanissimo tiranno,
che fia creduto figlio del demonio,
fara, troncando i sudditi, tal danno,
e distruggendo il bel paese ausonio,
che pietosi apo lui stati saranno
Mario, Silla, Neron, Caio ed Antonio.
E Federico imperator secondo
fia per questo Azzo rotto e messo al fondo.
34
Terra costui con piu felice scettro
la bella terra che siede sul fiume,
dove chiamo con lacrimoso plettro
Febo il figliuol ch'avea mal retto il lume,
quando fu pianto il fabuloso elettro,
e Cigno si vesti di bianche piume;
e questa di mille oblighi mercede
gli donera l'Apostolica sede.
35
Dove lascio il fratel Aldrobandino?
che per dar al pontefice soccorso
contra Oton quarto e il campo ghibellino
che sara presso al Campidoglio corso,
ed avra preso ogni luogo vicino,
e posto agli Umbri e alli Piceni il morso;
ne potendo prestargli aiuto senza
molto tesor, ne chiedera a Fiorenza;
36
e non avendo gioie o miglior pegni,
per sicurta daralle il frate in mano.
Spieghera i suoi vittoriosi segni,
e rompera l'esercito germano;
in seggio riporra la Chiesa, e degni
dara supplici ai conti di Celano;
ed al servizio del sommo Pastore
finira gli anni suoi nel piu bel fiore.
37
Ed Azzo, il suo fratel, lasciera erede
del dominio d'Ancona e di Pisauro,
d'ogni citta che da Troento siede
tra il mare e l'Apennin fin all'Isauro,
e di grandezza d'animo e di fede,
e di virtu, miglior che gemme ed auro:
che dona e tolle ogn'altro ben Fortuna;
sol in virtu non ha possanza alcuna.
38
Vedi Rinaldo, in cui non minor raggio
splendera di valor, pur che non sia
a tanta esaltazion del bel lignaggio
Morte o Fortuna invidiosa e ria.
Udirne il duol fin qui da Napoli aggio,
dove del padre allor statico fia.
Or Obizzo ne vien, che giovinetto
dopo l'avo sara principe eletto.
39
Al bel dominio accrescera costui
Reggio giocondo, e Modona feroce.
Tal sara il suo valor, che signor lui
domanderanno i populi a una voce.
Vedi Azzo sesto, un de' figliuoli sui,
confalonier de la cristiana croce:
avra il ducato d'Andria con la figlia
del secondo re Carlo di Siciglia.
40
Vedi in un bello ed amichevol groppo
de li principi illustri l'eccellenza:
Obizzo, Aldrobandin, Nicolo zoppo,
Alberto, d'amor pieno e di clemenza.
Io tacero, per non tenerti troppo,
come al bel regno aggiungeran Favenza,
e con maggior fermezza Adria, che valse
da se nomar l'indomite acque salse;
41
Come la terra, il cui produr di rose
le die piacevol nome in greche voci,
e la citta ch'in mezzo alle piscose
paludi, del Po teme ambe le foci,
dove abitan le genti disiose
che 'l mar si turbi e sieno i venti atroci.
Taccio d'Argenta, di Lugo e di mille
altre castella e populose ville.
42
Ve' Nicolo, che tenero fanciullo
il popul crea signor de la sua terra,
e di Tideo fa il pensier vano e nullo,
che contra lui le civil arme afferra.
Sara di questo il pueril trastullo
sudar nel ferro e travagliarsi in guerra;
e da lo studio del tempo primiero
il fior riuscira d'ogni guerriero.
43
Fara de' suoi ribelli uscire a voto
ogni disegno, e lor tornare in danno;
ed ogni stratagema avra si noto,
che sara duro il poter fargli inganno.
Tardi di questo s'avedra il terzo Oto,
e di Reggio e di Parma aspro tiranno,
che da costui spogliato a un tempo fia
e del dominio e de la vita ria.
44
Avra il bel regno poi sempre augumento
senza torcer mai pie dal camin dritto;
ne ad alcuno fara mai nocumento,
da cui prima non sia d'ingiuria afflitto:
ed e per questo il gran Motor contento
che non gli sia alcun termine prescritto:
ma duri prosperando in meglio sempre,
fin che si volga il ciel ne le sue tempre.
45
Vedi Leonello, e vedi il primo duce,
fama de la sua eta, l'inclito Borso,
che siede in pace, e piu trionfo adduce
di quanti in altrui terre abbino corso.
Chiudera Marte ove non veggia luce,
e stringera al Furor le mani al dorso.
Di questo signor splendido ogni intento
sara che 'l popul suo viva contento.
46
Ercole or vien, ch'al suo vicin rinfaccia,
col pie mezzo arso e con quei debol passi,
come a Budrio col petto e con la faccia
il campo volto in fuga gli fermassi;
non perche in premio poi guerra gli faccia,
ne, per cacciarlo, fin nel Barco passi.
Questo e il signor, di cui non so esplicarme
se fia maggior la gloria o in pace o in arme.
47
Terran Pugliesi, Calabri e Lucani
de' gesti di costui lunga memoria,
la dove avra dal Re de' Catalani
di pugna singular la prima gloria;
e nome tra gl'invitti capitani
s'acquistera con piu d'una vittoria:
avra per sua virtu la signoria,
piu di trenta anni a lui debita pria.
48
E quanto piu aver obligo si possa
a principe, sua terra avra a costui;
non perche fia de le paludi mossa
tra campi fertilissimi da lui;
non perche la fara con muro e fossa
meglio capace a' cittadini sui,
e l'ornara di templi e di palagi,
di piazze, di teatri e di mille agi;
49
non perche dagli artigli de l'audace
aligero Leon terra difesa;
non perche, quando la gallica face
per tutto avra la bella Italia accesa,
si stara sola col suo stato in pace,
e dal timore e dai tributi illesa:
non si per questi ed altri benefici
saran sue genti ad Ercol debitrici:
50
quanto che dara lor l'inclita prole,
il giusto Alfonso e Ippolito benigno,
che saran quai l'antiqua fama suole
narrar de' figli del Tindareo cigno,
ch'alternamente si privan del sole
per trar l'un l'altro de l'aer maligno.
Sara ciascuno d'essi e pronto e forte
l'altro salvar con sua perpetua morte.
51
Il grande amor di questa bella coppia
rendera il popul suo via piu sicuro,
che se, per opra di Vulcan, di doppia
cinta di ferro avesse intorno il muro.
Alfonso e quel che col saper accoppia
si la bonta, ch'al secolo futuro
la gente credera che sia dal cielo
tornata Astrea dove puo il caldo e il gielo.
52
A grande uopo gli fia l'esser prudente,
e di valore assimigliarsi al padre;
che si ritrovera, con poca gente,
da un lato aver le veneziane squadre,
colei dall'altro, che piu giustamente
non so se devra dir matrigna o madre;
ma se per madre, a lui poco piu pia,
che Medea ai figli o Progne stata sia.
53
E quante volte uscira giorno o notte
col suo popul fedel fuor de la terra,
tante sconfitte e memorabil rotte
dara a' nimici o per acqua o per terra.
Le genti di Romagna mal condotte,
contra i vicini e lor gia amici, in guerra,
se n'avedranno, insanguinando il suolo
che serra il Po, Santerno e Zanniolo.
54
Nei medesmi confini anco saprallo
del gran Pastore il mercenario Ispano,
che gli avra dopo con poco intervallo
la Bastia tolta, e morto il castellano,
quando l'avra gia preso; e per tal fallo
non fia, dal minor fante al capitano,
che del racquisto e del presidio ucciso
a Roma riportar possa l'aviso.
55
Costui sara, col senno e con la lancia,
ch'avra l'onor, nei campi di Romagna,
d'aver dato all'esercito di Francia
la gran vittoria contra Iulio e Spagna.
Nuoteranno i destrier fin alla pancia
nel sangue uman per tutta la campagna;
ch'a sepelire il popul verra manco
tedesco, ispano, greco, italo, e franco.
56
Quel ch'in pontificale abito imprime
del purpureo capel la sacra chioma,
e il liberal, magnanimo, sublime,
gran cardinal de la Chiesa di Roma
Ippolito, ch'a prose, a versi, a rime
dara materia eterna in ogni idioma;
la cui fiorita eta vuole il ciel iusto
ch'abbia un Maron, come un altro ebbe Augusto.
57
Adornera la sua progenie bella,
come orna il sol la machina del mondo
molto piu de la luna e d'ogni stella;
ch'ogn'altro lume a lui sempre e secondo.
Costui con pochi a piedi e meno in sella
veggio uscir mesto, e poi tornar iocondo;
che quindici galee mena captive,
oltra mill'altri legni alle sue rive.
58
Vedi poi l'uno e l'altro Sigismondo.
Vedi d'Alfonso i cinque figli cari,
alla cui fama ostar, che di se il mondo
non empia, i monti non potran ne i mari:
gener del re di Francia, Ercol secondo
e l'un; quest'altro (accio tutti gl'impari)
Ippolito e, che non con minor raggio
che 'l zio, risplendera nel suo lignaggio;
59
Francesco, il terzo; Alfonsi gli altri dui
ambi son detti. Or, come io dissi prima,
s'ho da mostrarti ogni tuo ramo, il cui
valor la stirpe sua tanto sublima,
bisognera che si rischiari e abbui
piu volte prima il ciel, ch'io te li esprima:
e sara tempo ormai, quando ti piaccia,
ch'io dia licenza all'ombre e ch'io mi taccia. -
60
Cosi con volunta de la donzella
la dotta incantatrice il libro chiuse.
Tutti gli spirti allora ne la cella
spariro in fretta, ove eran l'ossa chiuse.
Qui Bradamante, poi che la favella
le fu concessa usar, la bocca schiuse,
e domando: - Chi son li dua si tristi,
che tra Ippolito e Alfonso abbiamo visti?
61
Veniano sospirando, e gli occhi bassi
parean tener d'ogni baldanza privi;
e gir lontan da loro io vedea i passi
dei frati si, che ne pareano schivi. -
Parve ch'a tal domanda si cangiassi
la maga in viso, e fe' degli occhi rivi,
e grido: - Ah sfortunati, a quanta pena
lungo istigar d'uomini rei vi mena!
62
O bona prole, o degna d'Ercol buono,
non vinca il lor fallir vostra bontade:
di vostro sangue i miseri pur sono;
qui ceda la iustizia alla pietade. -
Indi soggiunse con piu basso suono:
- Di cio dirti piu inanzi non accade.
Statti col dolce in bocca; e non ti doglia
ch'amareggiare al fin non te la voglia.
63
Tosto che spunti in ciel la prima luce,
piglierai meco la piu dritta via
ch'al lucente castel d'acciai' conduce,
dove Ruggier vive in altrui balia.
Io tanto ti saro compagna e duce,
che tu sia fuor de l'aspra selva ria:
t'insegnero, poi che saren sul mare,
si ben la via, che non potresti errare. -
64
Quivi l'audace giovane rimase
tutta la notte, e gran pezzo ne spese
a parlar con Merlin, che le suase
rendersi tosto al suo Ruggier cortese.
Lascio di poi le sotterranee case,
che di nuovo splendor l'aria s'accese,
per un camin gran spazio oscuro e cieco,
avendo la spirtal femmina seco.
65
E riusciro in un burrone ascoso
tra monti inaccessibili alle genti;
e tutto 'l di senza pigliar riposo
saliron balze e traversar torrenti.
E perche men l'andar fosse noioso,
di piacevoli e bei ragionamenti,
di quel che fu piu conferir soave,
l'aspro camin facean parer men grave:
66
di quali era pero la maggior parte,
ch'a Bradamante vien la dotta maga
mostrando con che astuzia e con qual arte
proceder de', se di Ruggiero e vaga.
- Se tu fossi (dicea) Pallade o Marte,
e conducessi gente alla tua paga
piu che non ha il re Carlo e il re Agramante,
non dureresti contra il negromante;
67
che oltre che d'acciar murata sia
la rocca inespugnabile, e tant'alta;
oltre che 'l suo destrier si faccia via
per mezzo l'aria, ove galoppa e salta;
ha lo scudo mortal, che come pria
si scopre, il suo splendor si gli occhi assalta,
la vista tolle, e tanto occupa i sensi,
che come morto rimaner conviensi.
68
E se forse ti pensi che ti vaglia
combattendo tener serrati gli occhi,
come potrai saper ne la battaglia
quando ti schivi, o l'avversario tocchi?
Ma per fuggire il lume ch'abbarbaglia,
e gli altri incanti di colui far sciocchi,
ti mostrero un rimedio, una via presta;
ne altra in tutto 'l mondo e se non questa.
69
Il re Agramante d'Africa uno annello,
che fu rubato in India a una regina,
ha dato a un suo baron detto Brunello,
che poche miglia inanzi ne camina;
di tal virtu, che chi nel dito ha quello,
contra il mal degl'incanti ha medicina.
Sa de furti e d'inganni Brunel, quanto
colui, che tien Ruggier, sappia d'incanto.
70
Questo Brunel si pratico e si astuto,
come io ti dico, e dal suo re mandato
accio che col suo ingegno e con l'aiuto
di questo annello, in tal cose provato,
di quella rocca dove e ritenuto,
traggia Ruggier, che cosi s'e vantato,
ed ha cosi promesso al suo signore,
a cui Ruggiero e piu d'ogn'altro a core.
71
Ma perche il tuo Ruggiero a te sol abbia,
e non al re Agramante, ad obligarsi
che tratto sia de l'incantata gabbia,
t'insegnero il rimedio che de' usarsi.
Tu te n'andrai tre di lungo la sabbia
del mar, ch'e oramai presso a dimostrarsi;
il terzo giorno in un albergo teco
arrivera costui c'ha l'annel seco.
72
La sua statura, accio tu lo conosca,
non e sei palmi, ed ha il capo ricciuto;
le chiome ha nere, ed ha la pelle fosca;
pallido il viso, oltre il dover barbuto;
gli occhi gonfiati e guardatura losca;
schiacciato il naso, e ne le ciglia irsuto:
l'abito, accio ch'io lo dipinga intero,
e stretto e corto, e sembra di corriero.
73
Con esso lui t'accadera soggetto
di ragionar di quell'incanti strani:
mostra d'aver, come tu avra' in effetto,
disio che 'l mago sia teco alle mani;
ma non mostrar che ti sia stato detto
di quel suo annel che fa gl'incanti vani.
Egli t'offerira mostrar la via
fin alla rocca e farti compagnia.
74
Tu gli va dietro: e come t'avicini
a quella rocca si ch'ella si scopra,
dagli la morte; ne pieta t'inchini
che tu non metta il mio consiglio in opra.
Ne far ch'egli il pensier tuo s'indovini,
e ch'abbia tempo che l'annel lo copra;
perche ti spariria dagli occhi, tosto
ch'in bocca il sacro annel s'avesse posto. -
75
Cosi parlando, giunsero sul mare,
dove presso a Bordea mette Garonna.
Quivi, non senza alquanto lagrimare,
si diparti l'una da l'altra donna.
La figliuola d'Amon, che per slegare
di prigione il suo amante non assonna,
camino tanto, che venne una sera
ad uno albergo, ove Brunel prim'era.
76
Conosce ella Brunel come lo vede,
di cui la forma avea sculpita in mente:
onde ne viene, ove ne va, gli chiede;
quel le risponde, e d'ogni cosa mente.
La donna, gia prevista, non gli cede
in dir menzogne, e simula ugualmente
e patria e stirpe e setta e nome e sesso;
e gli volta alle man pur gli occhi spesso.
77
Gli va gli occhi alle man spesso voltando,
in dubbio sempre esser da lui rubata;
ne lo lascia venir troppo accostando,
di sua condizion bene informata.
Stavano insieme in questa guisa, quando
l'orecchia da un rumor lor fu intruonata.
Poi vi diro, Signor, che ne fu causa,
ch'avro fatto al cantar debita pausa.
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