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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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113
e senza piu dimora, come pria
liberato d'assedio abbian lor gente,
non s'intendano aver piu compagnia,
ma crudel guerra e inimicizia ardente,
fin che con l'arme diffinito sia
chi la donna aver de' meritamente.
Quella, ne le cui man giurato fue,
fece la sicurta per amendue.

114
Quivi era la Discordia impaziente,
inimica di pace e d'ogni triegua;
e la Superbia v'e, che non consente
ne vuol patir che tale accordo segua.
Ma piu di lor puo Amor quivi presente,
di cui l'alto valor nessuno adegua;
e fe' ch'indietro, a colpi di saette,
e la Discordia e la Superbia stette.

115
Fu conclusa la triegua fra costoro
si come piacque a chi di lor potea.
Vi mancava uno dei cavalli loro,
che morto quel del Tartaro giacea:
pero vi venne a tempo Brigliadoro,
che le fresche erbe lungo il rio pascea.
Ma al fin del canto io mi trovo esser giunto;
si ch'io faro, con vostra grazia, punto.


CANTO VENTICINQUESIMO

1
Oh gran contrasto in giovenil pensiero,
desir di laude ed impeto d'amore!
ne chi piu vaglia, ancor si trova il vero;
che resta or questo or quel superiore.
Ne l'uno ebbe e ne l'altro cavalliero
quivi gran forza il debito e l'onore;
che l'amorosa lite s'intermesse,
fin che soccorso il campo lor s'avesse.

2
Ma piu ve l'ebbe Amor: che se non era
che cosi commando la donna loro,
non si sciogliea quella battaglia fiera,
che l'un n'avrebbe il triunfale alloro;
ed Agramante invan con la sua schiera
l'aiuto avria aspettato di costoro.
Dunque Amor sempre rio non si ritrova:
se spesso nuoce, anco talvolta giova.

3
Or l'uno e l'altro cavallier pagano,
che tutti ha differiti i suoi litigi,
va, per salvar l'esercito africano,
con la donna gentil verso Parigi;
e va con essi ancora il piccol nano
che seguito del Tartaro i vestigi,
fin che con lui condotto a fronte a fronte
avea quivi il geloso Rodomonte.

4
Capitaro in un prato ove a diletto
erano cavallier sopra un ruscello,
duo disarmati e duo ch'avean l'elmetto,
e una donna con lor di viso bello.
Chi fosser quelli, altrove vi fia detto;
or no, che di Ruggier prima favello,
del buon Ruggier di cui vi fu narrato
che lo scudo nel pozzo avea gittato.

5
Non e dal pozzo ancor lontano un miglio,
che venire un corrier vede in gran fretta,
di quei che manda di Troiano il figlio
ai cavallieri onde soccorso aspetta;
dal qual ode che Carlo in tal periglio
la gente saracina tien ristretta,
che, se non e chi tosto le dia aita,
tosto l'onor vi lascera o la vita.

6
Fu da molti pensier ridutto in forse
Ruggier, che tutti l'assaliro a un tratto;
ma qual per lo miglior dovesse torse,
ne luogo avea ne tempo a pensar atto.
Lascio andare il messaggio, e 'l freno torse
la dove fu da quella donna tratto,
ch'ad or ad or in modo egli affrettava,
che nessun tempo d'indugiar le dava.

7
Quindi seguendo il camin preso, venne
(gia declinando il sole) ad una terra
che 'l re Marsilio in mezzo Francia tenne,
tolta di man di Carlo in quella guerra.
Ne al ponte ne alla porta si ritenne,
che non gli niega alcuno il passo o serra,
ben ch'intorno al rastrello e in su le fosse
gran quantita d'uomini e d'arme fosse.

8
Perch'era conosciuta da la gente
quella donzella ch'avea in compagnia,
fu lasciato passar liberamente,
ne domandato pure onde venia.
Giunse alla piazza, e di fuoco lucente,
e piena la trovo di gente ria;
e vide in mezzo star con viso smorto
il giovine dannato ad esser morto.

9
Ruggier come gli alzo gli occhi nel viso,
che chino a terra e lacrimoso stava,
di veder Bradamante gli fu aviso,
tanto il giovine a lei rassimigliava.
Piu dessa gli parea, quanto piu fiso
al volto e alla persona il riguardava;
e fra se disse: - O questa e Bradamante,
o ch'io non son Ruggier com'era inante.

10
Per troppo ardir si sara forse messa
del garzon condennato alla difesa;
e poi che mal la cosa l'e successa,
ne sara stata, come io veggo, presa.
Deh perche tanta fretta, che con essa
io non potei trovarmi a questa impresa?
Ma Dio ringrazio che ci son venuto,
ch'a tempo ancora io potro darle aiuto. -

11
E sanza piu indugiar la spada stringe
(ch'avea all'altro castel rotta la lancia),
e adosso il vulgo inerme il destrier spinge
per lo petto, pei fianchi e per la pancia.
Mena la spada a cerco, ed a chi cinge
la fronte, a chi la gola, a chi la guancia.
Fugge il popul gridando; e la gran frotta
resta o sciancata o con la testa rotta.

12
Come stormo d'augei ch'in ripa a un stagno
vola sicuro e a sua pastura attende,
s'improviso dal ciel falcon grifagno
gli da nel mezzo ed un ne batte o prende,
si sparge in fuga, ognun lascia il compagno,
e de lo scampo suo cura si prende;
cosi veduto avreste far costoro,
tosto che 'l buon Ruggier diede fra loro.

13
A quattro o sei dai colli i capi netti
levo Ruggier, ch'indi a fuggir fur lenti;
ne divise altretanti infin ai petti,
fin agli occhi infiniti e fin ai denti.
Concedero che non trovasse elmetti,
ma ben di ferro assai cuffie lucenti:
e s'elmi fini anco vi fosser stati,
cosi gli avrebbe, o poco men, tagliati.

14
La forza di Ruggier non era quale
or si ritrovi in cavallier moderno,
ne in orso ne in leon ne in animale
altro piu fiero, o nostrale od esterno.
Forse il tremuoto le sarebbe uguale,
forse il Gran Diavol: non quel de lo 'nferno,
ma quel del mio signor, che va col fuoco
ch'a cielo e a terra e a mar si fa dar loco.

15
D'ogni suo colpo mai non cadea manco
d'un uomo in terra, e le piu volte un paio;
e quattro a un colpo e cinque n'uccise anco,
si che si venne tosto al centinaio.
Tagliava il brando che trasse dal fianco,
come un tenero latte, il duro acciaio.
Falerina, per dar morte ad Orlando,
fe' nel giardin d'Orgagna il crudel brando.

16
Averlo fatto poi ben le rincrebbe,
che 'l suo giardin disfar vide con esso.
Che strazio dunque, che ruina debbe
far or ch'in man di tal guerriero e messo?
Se mai Ruggier furor, se mai forza ebbe,
se mai fu l'alto suo valore espresso,
qui l'ebbe, il pose qui, qui fu veduto,
sperando dare alla sua donna aiuto.

17
Qual fa la lepre contra i cani sciolti,
facea la turba contra lui riparo.
Quei che restaro uccisi, furo molti;
furo infiniti quei ch'in fuga andaro.
Avea la donna intanto i lacci tolti,
ch'ambe le mani al giovine legaro;
e come pote meglio, presto armollo,
gli die una spada in mano e un scudo al collo.

18
Egli che molto e offeso, piu che puote
si cerca vendicar di quella gente:
e quivi son si le sue forze note,
che riputar si fa prode e valente.
Gia avea attuffato le dorate ruote
il Sol ne la marina d'occidente,
quando Ruggier vittorioso e quello
giovine seco uscir fuor del castello.

19
Quando il garzon sicuro de la vita
con Ruggier si trovo fuor de le porte,
gli rende molta grazia ed infinita
con gentil modi e con parole accorte,
che non lo conoscendo, a dargli aita
si fosse messo a rischio de la morte;
e prego che 'l suo nome gli dicesse,
per sapere a chi tanto obligo avesse.

20
- Veggo (dicea Ruggier) la faccia bella
e le belle fattezze e 'l bel sembiante,
ma la suavita de la favella
non odo gia de la mia Bradamante;
ne la relazion di grazie e quella
ch'ella usar debba al suo fedele amante.
Ma se pur questa e Bradamante, or come
ha si tosto in oblio messo il mio nome? -

21
Per ben saperne il certo, accortamente
Ruggier le disse: - Io v'ho veduto altrove;
ed ho pensato e penso, e finalmente
non so ne posso ricordarmi dove.
Ditemel voi, se vi ritorna a mente,
e fate che 'l nome anco udir mi giove,
accio che saper possa a cui mia aita
dal fuoco abbia salvata oggi la vita. -

22
- Che voi m'abbiate visto esser potria
(rispose quel), che non so dove o quando:
ben vo pel mondo anch'io la parte mia,
strane aventure or qua or la cercando.
Forse una mia sorella stata fia,
che veste l'arme e porta al lato il brando;
che nacque meco, e tanto mi somiglia,
che non ne puo discerner la famiglia.

23
Ne primo ne secondo ne ben quarto
sete di quei ch'errore in cio preso hanno:
ne 'l padre ne i fratelli ne chi a un parto
ci produsse ambi, scernere ci sanno.
Gli e ver che questo crin raccorcio e sparto
ch'io porto, come gli altri uomini fanno,
ed il suo lungo e in treccia al capo avvolta,
ci solea far gia differenza molta:

24
ma poi ch'un giorno ella ferita fu
nel capo (lungo saria a dirvi come),
e per sanarla un servo di Iesu
a mezza orecchia le taglio le chiome,
alcun segno tra noi non resto piu
di differenza, fuor che 'l sesso e 'l nome.
Ricciardetto son io, Bradamante ella;
io fratel di Rinaldo, essa sorella.

25
E se non v'increscesse l'ascoltarmi,
cosa direi che vi faria stupire,
la qual m'occorse per assimigliarmi
a lei: gioia al principio e al fin martire. -
Ruggiero il qual piu graziosi carmi,
piu dolce istoria non potrebbe udire,
che dove alcun ricordo intervenisse
de la sua donna, il prego si, che disse.

26
- Accadde a questi di, che pei vicini
boschi passando la sorella mia,
ferita da uno stuol de Saracini
che senza l'elmo la trovar per via,
fu di scorciarsi astretta i lunghi crini,
se sanar volse d'una piaga ria
ch'avea con gran periglio ne la testa;
e cosi scorcia erro per la foresta.

27
Errando giunse ad una ombrosa fonte;
e perche afflitta e stanca ritrovosse,
dal destrier scese e disarmo la fronte,
e su le tenere erbe addormentosse.
Io non credo che fabula si conte,
che piu di questa istoria bella fosse.
Fiordispina di Spagna soprarriva,
che per cacciar nel bosco ne veniva.

28
E quando ritrovo la mia sirocchia
tutta coperta d'arme, eccetto il viso,
ch'avea la spada in luogo di conocchia,
le fu vedere un cavalliero aviso.
La faccia e le viril fattezze adocchia
tanto, che se ne sente il cor conquiso;
la invita a caccia, e tra l'ombrose fronde
lunge dagli altri al fin seco s'asconde.

29
Poi che l'ha seco in solitario loco
dove non teme d'esser sopraggiunta,
con atti e con parole a poco a poco
le scopre il fisso cuor di grave punta.
Con gli occhi ardenti e coi sospir di fuoco
le mostra l'alma di disio consunta.
Or si scolora in viso, or si raccende;
tanto s'arrischia, ch'un bacio ne prende.

30
La mia sorella avea ben conosciuto
che questa donna in cambio l'avea tolta:
ne dar poteale a quel bisogno aiuto,
e si trovava in grande impaccio avvolta.
- Gli e meglio (dicea seco) s'io rifiuto
questa avuta di me credenza stolta
e s'io mi mostro femina gentile,
che lasciar riputarmi un uomo vile. -

31
E dicea il ver; ch'era viltade espressa,
conveniente a un uom fatto di stucco,
con cui si bella donna fosse messa,
piena di dolce e di nettareo succo,
e tuttavia stesse a parlar con essa,
tenendo basse l'ale come il cucco.
Con modo accorto ella il parlar ridusse,
che venne a dir come donzella fusse;

32
che gloria, qual gia Ippolita e Camilla,
cerca ne l'arme; e in Africa era nata
in lito al mar ne la citta d'Arzilla,
a scudo e a lancia da fanciulla usata.
Per questo non si smorza una scintilla
del fuoco de la donna inamorata.
Questo rimedio all'alta piaga e tardo:
tant'avea Amor cacciato inanzi il dardo.

33
Per questo non le par men bello il viso,
men bel lo sguardo e men belli i costumi;
per cio non torna il cor, che gia diviso
da lei, godea dentro gli amati lumi.
Vedendola in quell'abito, l'e aviso
che puo far che 'l desir non la consumi;
e quando, ch'ella e pur femina, pensa,
sospira e piange e mostra doglia immensa.

34
Chi avesse il suo ramarico e 'l suo pianto
quel giorno udito, avria pianto con lei.
- Quai tormenti (dicea) furon mai tanto
crudel, che piu non sian crudeli i miei?
D'ogn'altro amore, o scelerato o santo,
il desiato fin sperar potrei;
saprei partir la rosa da le spine:
solo il mio desiderio e senza fine!

35
Se pur volevi, Amor, darmi tormento
che t'increscesse il mio felice stato,
d'alcun martir dovevi star contento,
che fosse ancor negli altri amanti usato.
Ne tra gli uomini mai ne tra l'armento,
che femina ami femina ho trovato:
non par la donna all'altre donne bella,
ne a cervie cervia, ne all'agnelle agnella.

36
In terra, in aria, in mar, sola son io
che patisco da te si duro scempio;
e questo hai fatto accio che l'error mio
sia ne l'imperio tuo l'ultimo esempio.
La moglie del re Nino ebbe disio,
il figlio amando, scelerato ed empio,
e Mirra il padre, e la Cretense il toro:
ma gli e piu folle il mio, ch'alcun dei loro.

37
La femina nel maschio fe' disegno,
speronne il fine, ed ebbelo, come odo:
Pasife ne la vacca entro del legno,
altre per altri mezzi e vario modo.
Ma se volasse a me con ogni ingegno
Dedalo, non potria scioglier quel nodo
che fece il mastro troppo diligente,
Natura d'ogni cosa piu possente. -

38
Cosi si duole e si consuma ed ange
la bella donna, e non s'accheta in fretta.
Talor si batte il viso e il capel frange,
e di se contra se cerca vendetta.
La mia sorella per pieta ne piange,
ed e a sentir di quel dolor costretta.
Del folle e van disio si studia trarla,
ma non fa alcun profitto, e invano parla.

39
Ella ch'aiuto cerca e non conforto,
sempre piu si lamenta e piu si duole.
Era del giorno il termine ormai corto,
che rosseggiava in occidente il sole,
ora oportuna da ritrarsi in porto
a chi la notte al bosco star non vuole;
quando la donna invito Bradamante
a questa terra sua poco distante.

40
Non le seppe negar la mia sorella:
e cosi insieme ne vennero al loco,
dove la turba scelerata e fella
posto m'avria, se tu non v'eri, al fuoco.
Fece la dentro Fiordispina bella
la mia sirocchia accarezzar non poco:
e rivestita di feminil gonna,
conoscer fe' a ciascun ch'ella era donna.

41
Pero che conoscendo che nessuno
util traea da quel virile aspetto,
non le parve anco di voler ch'alcuno
biasmo di se per questo fosse detto:
fello anco, accio che 'l mal ch'avea da l'uno
virile abito, errando, gia concetto,
ora con l'altro, discoprendo il vero,
provassi di cacciar fuor del pensiero.

42
Commune il letto ebbon la notte insieme,
ma molto differente ebbon riposo;
che l'una dorme, e l'altra piange e geme
che sempre il suo desir sia piu focoso.
E se 'l sonno talor gli occhi le preme,
quel breve sonno e tutto imaginoso:
le par veder che 'l ciel l'abbia concesso
Bradamante cangiata in miglior sesso.

43
Come l'infermo acceso di gran sete,
s'in quella ingorda voglia s'addormenta,
nell'interrotta e turbida quiete,
d'ogn'acqua che mai vide si ramenta;
cosi a costei di far sue voglie liete
l'imagine del sonno rappresenta.
Si desta; e nel destar mette la mano,
e ritrova pur sempre il sogno vano.

44
Quanti prieghi la notte, quanti voti,
offerse al suo Macone e a tutti i dei,
che con miracoli apparenti e noti
mutassero in miglior sesso costei!
ma tutti vede andar d'effetto voti,
e forse ancora il ciel ridea di lei.
Passa la notte; e Febo il capo biondo
traea del mare, e dava luce al mondo.

45
Poi che 'l di venne e che lasciaro il letto,
a Fiordispina s'augumenta doglia;
che Bradamante ha del partir gia detto,
ch'uscir di questo impaccio avea gran voglia.
La gentil donna un ottimo ginetto
in don da lei vuol che partendo toglia,
guernito d'oro, ed una sopravesta
che riccamente ha di sua man contesta.

46
Accompagnolla un pezzo Fiordispina,
poi fe' piangendo al suo castel ritorno.
La mia sorella si ratto camina,
che venne a Montalbano anco quel giorno.
Noi suoi fratelli e la madre meschina
tutti le siamo festeggiando intorno;
che di lei non sentendo, avuto forte
dubbio e tema avevan de la sua morte.

47
Mirammo (al trar de l'elmo) al mozzo crine,
ch'intorno al capo prima s'avolgea;
cosi le sopraveste peregrine
ne fer meravigliar, ch'indosso avea.
Ed ella il tutto dal principio al fine
narronne, come dianzi io vi dicea:
come ferita fosse al bosco, e come
lasciasse, per guarir, le belle chiome;

48
e come poi dormendo in ripa all'acque,
la bella cacciatrice sopragiunse,
a cui la falsa sua sembianza piacque;
e come da la schiera la disgiunse.
Del lamento di lei poi nulla tacque,
che di pietade l'anima ci punse;
e come alloggio seco, e tutto quello
che fece fin che ritorno al castello.

49
Di Fiordispina gran notizia ebb'io,
ch'in Siragozza e gia la vidi in Francia,
e piacquer molto all'appetito mio
i suoi begli occhi e la polita guancia:
ma non lasciai fermarvisi il disio,
che l'amar senza speme e sogno e ciancia.
Or, quando in tal ampiezza mi si porge,
l'antiqua fiamma subito risorge.

50
Di queste speme Amor ordisce i nodi,
che d'altre fila ordir non li potea,
onde mi piglia: e mostra insieme i modi
che da la donna avrei quel ch'io chiedea.
A succeder saran facil le frodi;
che come spesso altri ingannato avea
la simiglianza c'ho di mia sorella,
forse anco ingannera questa donzella.

51
Faccio o nol faccio? Al fin mi par che buono
sempre cercar quel che diletti sia.
Del mio pensier con altri non ragiono,
ne vo' ch'in cio consiglio altri mi dia.
Io vo la notte ove quell'arme sono
che s'avea tratte la sorella mia:
tolgole, e col destrier suo via camino,
ne sto aspettar che luca il matutino.

52
Io me ne vo la notte (Amore e duce)
a ritrovar la bella Fiordispina;
e v'arrivai che non era la luce
del sole ascosa ancor ne la marina.
Beato e chi correndo si conduce
prima degli altri a dirlo alla regina,
da lei sperando per l'annunzio buono
acquistar grazia e riportarne dono.

53
Tutti m'aveano tolto cosi in fallo,
com'hai tu fatto ancor, per Bradamante;
tanto piu che le vesti ebbi e 'l cavallo
con che partita era ella il giorno inante.
Vien Fiordispina di poco intervallo
con feste incontra e con carezze tante,
e con si allegro viso e si giocondo,
che piu gioia mostrar non potria al mondo.

54
Le belle braccia al collo indi mi getta,
e dolcemente stringe, e bacia in bocca.
Tu puoi pensar s'allora la saetta
dirizzi Amor, s'in mezzo il cor mi tocca.
Per man mi piglia, e in camera con fretta
mi mena; e non ad altri, ch'a lei, tocca
che da l'elmo allo spron l'arme mi slacci
e nessun altro vuol che se n'impacci.

55
Poi fattasi arrecare una sua veste
adorna e ricca, di sua man la spiega,
e come io fossi femina, mi veste,
e in reticella d'oro il crin mi lega.
Io muovo gli occhi con maniere oneste,
ne ch'io sia donna alcun mio gesto niega.
La voce ch'accusar mi potea forse,
si ben usai, ch'alcun non se n'accorse.

56
Uscimmo poi la dove erano molte
persone in sala, e cavallieri e donne,
dai quali fummo con l'onor raccolte,
ch'alle regine fassi e gran madonne.
Quivi d'alcuni mi risi io piu volte,
che non sappiendo cio che sotto gonne
si nascondesse valido e gagliardo,
mi vagheggiavan con lascivo sguardo.

57
Poi che si fece la notte piu grande,
e gia un pezzo la mensa era levata,
la mensa, che fu d'ottime vivande,
secondo la stagione, apparecchiata;
non aspetta la donna ch'io domande
quel che m'era cagion del venir stata:
ella m'invita per sua cortesia,
che quella notte a giacer seco io stia.

58
Poi che donne e donzelle ormai levate
si furo, e paggi e camerieri intorno,
essendo ambe nel letto dispogliate,
coi torchi accesi che parea di giorno,
io cominciai: - Non vi maravigliate,
madonna, se si tosto a voi ritorno;
che forse v'andavate imaginando
di non mi riveder fin Dio sa quando.

59
Diro prima la causa del partire,
poi del ritorno l'udirete ancora.
Se 'l vostro ardor, madonna, intiepidire
potuto avessi col mio far dimora,
vivere in vostro servizio e morire
voluto avrei, ne starne senza un'ora;
ma visto quanto il mio star vi nocessi,
per non poter far meglio, andare elessi.

60
Fortuna mi tiro fuor del camino
in mezzo un bosco d'intricati rami,
dove odo un grido risonar vicino,
come di donna che soccorso chiami.
V'accorro, e sopra un lago cristallino
ritrovo un fauno ch'avea preso agli ami
in mezzo l'acqua una donzella nuda,
e mangiarsi, il crudel, la volea cruda.

61
Cola mi trassi, e con la spada in mano
(perch'aiutar non la potea altrimente)
tolsi di vita il pescator villano:
ella salto ne l'acqua immantinente.
- Non m'avrai (disse) dato aiuto invano:
ben ne sarai premiato e riccamente
quanto chieder saprai, perche son ninfa
che vivo dentro a questa chiara linfa;

62
ed ho possanza far cose stupende,
e sforzar gli elementi e la natura.
Ghiedi tu, quanto il mio valor s'estende,
poi lascia a me di satisfarti cura.
Dal ciel la luna al mio cantar discende,
s'agghiaccia il fuoco, e l'aria si fa dura;
ed ho talor con semplici parole
mossa la terra, ed ho fermato il sole. -

63
Non le domando a questa offerta unire
tesor, ne dominar populi e terre,
ne in piu virtu ne in piu vigor salire,
ne vincer con onor tutte le guerre;
ma sol che qualche via donde il desire
vostro s'adempia, mi schiuda e disserre:
ne piu le domando un ch'un altro effetto,
ma tutta al suo giudicio mi rimetto.

64
Ebbile a pena mia domanda esposta,
ch'un'altra volta la vidi attuffata;
ne fece al mio parlare altra risposta,
che di spruzzar ver me l'acqua incantata:
la qual non prima al viso mi s'accosta,
ch'io (non so come) son tutta mutata.
Io 'l veggo, io 'l sento, e a pena vero parmi:
sento in maschio, di femina, mutarmi.

65
E se non fosse che senza dimora
vi potete chiarir, nol credereste:
e qual nell'altro sesso, in questo ancora
ho le mie voglie ad ubbidirvi preste.
Commandate lor pur, che fieno or ora
e sempremai per voi vigile e deste. -
Cosi le dissi; e feci ch'ella istessa
trovo con man la veritade espressa.

66
Come interviene a chi gia fuor di speme
di cosa sia che nel pensier molt'abbia,
che mentre piu d'esserne privo geme,
piu se n'afflige e se ne strugge e arrabbia;
se ben la trova poi, tanto gli preme
l'aver gran tempo seminato in sabbia,
e la disperazion l'ha si male uso,
che non crede a se stesso, e sta confuso:

67
cosi la donna, poi che tocca e vede
quel di ch'avuto avea tanto desire,
agli occhi, al tatto, a se stessa non crede,
e sta dubbiosa ancor di non dormire;
e buona prova bisogno a far fede,
che sentia quel che le parea sentire.
- Fa, Dio (disse ella), se son sogni questi,
ch'io dorma sempre, e mai piu non mi desti. -

68
Non rumor di tamburi o suon di trombe
furon principio all'amoroso assalto,
ma baci ch'imitavan le colombe,
davan segno or di gire, or di fare alto.
Usammo altr'arme che saette o frombe.
Io senza scale in su la rocca salto
e lo stendardo piantovi di botto,
e la nimica mia mi caccio sotto.

69
Se fu quel letto la notte dinanti
pien di sospiri e di querele gravi,
non stette l'altra poi senza altretanti
risi, feste, gioir, giochi soavi.
Non con piu nodi i flessuosi acanti
le colonne circondano e le travi,
di quelli con che noi legammo stretti
e colli e fianchi e braccia e gambe e petti.

70
La cosa stava tacita fra noi,
si che duro il piacer per alcun mese:
pur si trovo chi se n'accorse poi,
tanto che con mio danno il re lo 'ntese.
Voi che mi liberaste da quei suoi
che ne la piazza avean le fiamme accese,
comprendere oggimai potete il resto;
ma Dio sa ben con che dolor ne resto. -

71
Cosi a Ruggier narrava Ricciardetto,
e la notturna via facea men grave,
salendo tuttavia verso un poggetto
cinto di ripe e di pendici cave.
Un erto calle e pien di sassi e stretto
apria il camin con faticosa chiave.
Sedea al sommo un castel detto Agrismonte,
ch'ave' in guardia Aldigier di Chiaramonte.

72
Di Buovo era costui figliuol bastardo,
fratel di Malagigi e di Viviano;
chi legitimo dice di Gherardo,
e testimonio temerario e vano.
Fosse come si voglia, era gagliardo,
prudente, liberal, cortese, umano;
e facea quivi le fraterne mura
la notte e il di guardar con buona cura.

73
Raccolse il cavallier cortesemente,
come dovea, il cugin suo Ricciardetto,
ch'amo come fratello; e parimente
fu ben visto Ruggier per suo rispetto.
Ma non gli usci gia incontra allegramente,
come era usato, anzi con tristo aspetto,
perch'uno aviso il giorno avuto avea,
che nel viso e nel cor mesto il facea.

74
A Ricciardetto in cambio di saluto
disse: - Fratello, abbian nuova non buona.
Per certissimo messo oggi ho saputo
che Bertolagi iniquo di Baiona
con Lanfusa crudel s'e convenuto,
che preziose spoglie esso a lei dona,
ed essa a lui pon nostri frati in mano,
il tuo bon Malagigi e il tuo Viviano.

75
Ella dal di che Ferrau li prese,
gli ha ognor tenuti in loco oscuro e fello,
fin che 'l brutto contratto e discortese
n'ha fatto con costui di ch'io favello.
Gli de' mandar domane al Maganzese
nei confin tra Baiona e un suo castello.
Verra in persona egli a pagar la mancia
che compra il miglior sangue che sia in Francia.

76
Rinaldo nostro n'ho avisato or ora,
ed ho cacciato il messo di galoppo;
ma non mi par ch'arrivar possa ad ora
che non sia tarda, che 'l camino e troppo.
Io non ho meco gente da uscir fuora:
l'animo e pronto, ma il potere e zoppo.
Se gli ha quel traditor, li fa morire:
si che non so che far, non so che dire. -

77
La dura nuova a Ricciardetto spiace,
e perche spiace a lui, spiace a Ruggiero;
che poi che questo e quel vede che tace,
ne tra' profitto alcun del suo pensiero,
disse con grande ardir: - Datevi pace:
sopra me quest'impresa tutta chero;
e questa mia varra per mille spade
a riporvi i fratelli in libertade.

78
Io non voglio altra gente, altri sussidi,
ch'io credo bastar solo a questo fatto;
io vi domando solo un che mi guidi
al luogo ove si dee fare il baratto.
Io vi faro sin qui sentire i gridi
di chi sara presente al rio contratto. -
Cosi dicea; ne dicea cosa nuova
all'un de' dui, che n'avea visto pruova.

79
L'altro non l'ascoltava, se non quanto
s'ascolti un ch'assai parli e sappia poco:
ma Ricciardetto gli narro da canto
come fu per costui tratto del fuoco;
e ch'era certo che maggior del vanto
faria veder l'effetto a tempo e a loco.
Gli diede allor udienza piu che prima,
e riverillo, e fe' di lui gran stima.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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