Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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23
Steron taciti al detto d'Agramante
e Ruggiero e Gradasso; ed accordarsi
che qualunque di loro uscira inante,
e l'una briga e l'altra abbia a pigliarsi.
Cosi in duo brevi, ch'avean simigliante
ed ugual forma, i nomi lor notarsi;
e dentro un'urna quelli hanno rinchiusi,
versati molto, e sozzopra confusi.
24
Un semplice fanciul nell'urna messe
la mano, e prese un breve; e venne a caso
ch'in questo il nome di Ruggier si lesse,
essendo quel del Serican rimaso.
Non si puo dir quanta allegrezza avesse,
quando Ruggier si senti trar del vaso,
e d'altra parte il Sericano doglia;
ma quel che manda il ciel, forza e che toglia.
25
Ogni suo studio il Sericano, ogni opra
a favorire, ad aiutar converte
perche Ruggiero abbia a restar di sopra:
e le cose in suo pro, ch'avea gia esperte,
come or di spada, or di scudo si cuopra,
qual sien botte fallaci e qual sien certe,
quando tentar, quando schivar fortuna
si dee, gli torna a mente ad una ad una.
26
Il resto di quel di, che da l'accordo
e dal trar de le sorti sopravanza,
e speso dagli amici in dar ricordo,
chi a l'un guerrier chi all'altro, come e usanza.
Il popul, di veder la pugna ingordo,
s'affretta a gara d'occupar la stanza:
ne basta a molti inanzi giorno andarvi,
che voglion tutta notte anco veggiarvi.
27
La sciocca turba disiosa attende
ch'i duo buon cavallier vengano in prova;
che non mira piu lungi ne comprende
di quel ch'inanzi agli occhi si ritrova.
Ma Sobrino e Marsilio, e chi piu intende
e vede cio che nuoce e cio che giova,
biasma questa battaglia, ed Agramante,
che voglia comportar che vada inante.
28
Ne cessan raccordargli il grave danno
che n'ha d'avere il popul saracino,
muora Ruggiero o il tartaro tiranno,
quel che prefisso e dal suo fier destino:
d'un sol di lor via piu bisogno avranno
per contrastare al figlio di Pipino,
che di dieci altri mila che ci sono,
tra' quai fatica e ritrovare un buono.
29
Conosce il re Agramante che gli e vero,
ma non puo piu negar cio c'ha promesso.
Ben prega Mandricardo e il buon Ruggiero,
che gli ridonin quel c'ha lor concesso;
e tanto piu che 'l lor litigio e un zero,
ne degno in prova d'arme esser rimesso:
e s'in cio pur nol vogliono ubbidire,
voglino almen la pugna differire.
30
Cinque o sei mesi il singular certame,
o meno o piu, si differisca, tanto
che cacciato abbin Carlo del reame,
tolto lo scettro, la corona e il manto.
Ma l'un e l'altro, ancor che voglia e brame
il re ubbidir, pur sta duro da canto;
che tale accordo obbrobrioso stima
a chi 'l consenso suo vi dara prima,
31
Ma piu del re, ma piu d'ognun ch'invano
spenda a placare il Tartaro parole,
la bella figlia del re Stordilano
supplice il priega, e si lamenta e duole:
lo prega che consenta al re africano
e voglia quel che tutto il campo vuole;
si lamenta e si duol che per lui sia
timida sempre e piena d'angonia.
32
- Lassa! (dicea) che ritrovar poss'io
rimedio mai ch'a riposar mi vaglia,
s'or contra questo, or quel, nuovo disio
vi trarra sempre a vestir piastra e maglia?
C'ha potuto giovare al petto mio
il gaudio che sia spenta la battaglia
per me da voi contra quell'altro presa,
se un'altra non minor se n'e gia accesa?
33
Ohime! ch'invano i' me n'andava altiera
ch'un re si degno, un cavallier si forte
per me volesse in perigliosa e fiera
battaglia porsi al risco de la morte;
ch'or veggo per cagion tanto leggiera
non meno esporvi alla medesma sorte.
Fu natural ferocita di core
ch'a quella v'istigo, piu che 'l mio amore.
34
Ma se gli e ver che 'l vostro amor sia quello
che vi sforzate di mostrarmi ognora,
per lui vi prego, e per quel gran flagello
che mi percuote l'alma e che m'accora,
che non vi caglia se 'l candido augello
ha ne lo scudo quel Ruggiero ancora.
Utile o danno a voi non so ch'importi,
che lasci quella insegna o che la porti.
35
Poco guadagno, e perdita uscir molta
de la battaglia puo, che per far sete:
quando abbiate a Ruggier l'aquila tolta,
poca merce d'un gran travaglio avrete;
ma se Fortuna le spalle vi volta
(che non pero nel crin presa tenete),
causate un danno, ch'a pensarvi solo
mi sento il petto gia sparrar di duolo.
36
Quando la vita a voi per voi non sia
cara, e piu amate un'aquila dipinta,
vi sia almen cara per la vita mia:
non sara l'una senza l'altra estinta.
Non gia morir con voi grave mi fia:
son di seguirvi in vita e in morte accinta;
ma non vorrei morir si malcontenta
come io morro, se dopo voi son spenta. -
37
Con tai parole e simili altre assai,
che le lacrime accompagnano e sospiri,
pregar non cessa tutta notte mai
perch'alla pace il suo amator ritiri;
e quel, suggendo dagli umidi rai
quel dolce pianto, e quei dolci martiri
da le vermiglie labra piu che rose,
lacrimando egli ancor, cosi rispose:
38
- Deh, vita mia, non vi mettete affanno,
deh non, per Dio, di cosi lieve cosa;
che se Carlo e 'l re d'Africa, e cio c'hanno
qui di gente moresca e di franciosa,
spiegasson le bandiere in mio sol danno,
voi pur non ne dovreste esser pensosa.
Ben mi mostrate in poco conto avere,
se per me un Ruggier sol vi fa temere.
39
E vi dovria pur ramentar che, solo
(e spada io non avea ne scimitarra),
con un troncon di lancia a un grosso stuolo
d'armati cavallier tolsi la sbarra.
Gradasso, ancor che con vergogna e duolo
lo dica, pure, a chi 'l domanda, narra
che fu in Soria a un castel mio prigioniero;
ed e pur d'altra fama che Ruggiero.
40
Non niega similmente il re Gradasso,
e sallo Isolier vostro e Sacripante,
io dico Sacripante, il re circasso,
e 'l famoso Grifone ed Aquilante,
cent'altri e piu, che pure a questo passo
stati eran presi alcuni giorni inante,
macometani e gente di battesmo,
che tutti liberai quel di medesmo.
41
Non cessa ancor la maraviglia loro
de la gran prova ch'io feci quel giorno,
maggior, che se l'esercito del Moro
e del Franco inimici avessi intorno.
Ed or potra Ruggier, giovine soro,
farmi da solo a solo o danno o scorno?
Ed or c'ho Durindana e l'armatura
d'Ettor, vi de' Ruggier metter paura?
42
Deh, perche dianzi in prova non venni io,
se far di voi con l'arme io potea acquisto?
So che v'avrei si aperto il valor mio,
ch'avresti il fin gia di Ruggier previsto.
Asciugate le lacrime, e, per Dio,
non mi fate uno augurio cosi tristo;
e siate certa che 'l mio onor m'ha spinto,
non ne lo scudo il bianco augel dipinto. -
43
Cosi disse egli; e molto ben risposto
gli fu da la mestissima sua donna,
che non pur lui mutato di proposto,
ma di luogo avria mossa una colonna.
Ella era per dover vincer lui tosto,
ancor ch'armato, e ch'ella fosse in gonna;
e l'avea indutto a dir, se 'l re gli parla
d'accordo piu, che volea contentarla.
44
E lo facea; se non, tosto ch'al Sole
la vaga Aurora fe' l'usata scorta,
l'animoso Ruggier, che mostrar vuole
che con ragion la bella aquila porta,
per non udir piu d'atti e di parole
dilazion, ma far la lite corta,
dove circonda il popul lo steccato,
sonando il corno s'appresenta armato.
45
Tosto che sente il Tartaro superbo,
ch'alla battaglia il suono altier lo sfida,
non vuol piu de l'accordo intender verbo,
ma si lancia del letto, ed arme grida;
e si dimostra si nel viso acerbo,
che Doralice istessa non si fida
di dirgli piu di pace ne di triegua:
e forza e infin che la battaglia segua.
46
Subito s'arma, ed a fatica aspetta
da' suoi scudieri i debiti servigi;
poi monta sopra il buon cavallo in fretta,
che del gran difensor fu di Parigi;
e vien correndo inver la piazza eletta
a terminar con l'arme i gran litigi.
Vi giunse il re e la corte allora allora;
si ch'all'assalto fu poca dimora.
47
Posti lor furo ed allacciati in testa
i lucidi elmi, e date lor le lance.
Siegue la tromba a dare il segno presta,
che fece a mille impallidir le guance.
Posero l'aste i cavallieri in resta,
e i corridori punsero alle pance;
e venner con tale impeto a ferirsi,
che parve il ciel cader, la terra aprirsi.
48
Quinci e quindi venir si vede il bianco
augel che Giove per l'aria sostenne;
come ne la Tessalia si vide anco
venir piu volte, ma con altre penne.
Quanto sia l'uno e l'altro ardito e franco,
mostra il portar de le massicce antenne;
e molto piu, ch'a quello incontro duro,
quai torri ai venti, o scogli all'onde furo.
49
I tronchi fin al ciel ne sono ascesi:
scrive Turpin, verace in questo loco,
che dui o tre giu ne tornaro accesi,
ch'eran saliti alla sfera del fuoco.
I cavallieri i brandi aveano presi:
e come quei che si temeano poco,
si ritornaro incontra; e a prima giunta
ambi alla vista si ferir di punta.
50
Ferirsi alla visiera al primo tratto;
e non miraron, per mettersi in terra,
dare ai cavalli morte, ch'e mal atto,
perch'essi non han colpa de la guerra.
Chi pensa che tra lor fosse tal patto,
non sa l'usanza antiqua, e di molto erra:
senz'altro patto, era vergogna e fallo
e biasmo eterno a chi feria il cavallo.
51
Ferirsi alla visiera, ch'era doppia,
ed a pena anco a tanta furia resse.
L'un colpo appresso all'altro si raddoppia:
le botte piu che grandine son spesse,
che spezza fronde e rami e grano e stoppia,
e uscir invan fa la sperata messe.
Se Durindana e Balisarda taglia,
sapete, e quanto in queste mani vaglia.
52
Ma degno di se colpo ancor non fanno,
si l'uno e l'altro ben sta su l'aviso.
Usci da Mandricardo il primo danno,
per cui fu quasi il buon Ruggiero ucciso:
d'uno di quei gran colpi che far sanno,
gli fu lo scudo pel mezzo diviso,
e la corazza apertagli di sotto;
e fin sul vivo il crudel brando ha rotto.
53
L'aspra percossa agghiaccio il cor nel petto,
per dubbio di Ruggiero, ai circostanti,
nel cui favor si conoscea lo affetto
dei piu inchinar, se non di tutti quanti.
E se Fortuna ponesse ad effetto
quel che la maggior parte vorria inanti,
gia Mandricardo saria morto o preso:
si che 'l suo colpo ha tutto il campo offeso.
54
Io credo che qualche agnol s'interpose
per salvar da quel colpo il cavalliero.
Ma ben senza piu indugio gli rispose,
terribil piu che mai fosse, Ruggiero.
La spada in capo a Mandricardo pose;
ma si lo sdegno fu subito e fiero,
e tal fretta gli fe', ch'io men l'incolpo
se non mando a ferir di taglio il colpo.
55
Se Balisarda lo giungea pel dritto,
l'elmo d'Ettorre era incantato invano.
Fu si del colpo Mandricardo afflitto,
che si lascio la briglia uscir di mano.
D'andar tre volte accenna a capo fitto,
mentre scorrendo va d'intorno il piano
quel Brigliador che conoscete al nome,
dolente ancor de le mutate some.
56
Calcata serpe mai tanto non ebbe,
ne ferito leon, sdegno e furore,
quanto il Tartaro, poi che si riebbe
dal colpo che di se lo trasse fuore.
E quanto l'ira e la superbia crebbe,
tanto e piu crebbe in lui forza e valore:
fece spiccare a Brigliadoro un salto
verso Ruggiero, e alzo la spada in alto.
57
Levossi in su le staffe, ed all'elmetto
segnolli; e si credette veramente
partirlo a quella volta fin al petto:
ma fu di lui Ruggier piu diligente;
che, pria che 'l braccio scenda al duro effetto,
gli caccia sotto la spada pungente,
e gli fa ne la maglia ampla finestra,
che sotto difendea l'ascella destra.
58
E Balisarda al suo ritorno trasse
di fuori il sangue tiepido e vermiglio,
e vieto a Durindana che calasse
impetuosa con tanto periglio;
ben che fin su la groppa si piegasse
Ruggiero, e per dolor strignesse il ciglio:
e s'elmo in capo avea di peggior tempre,
gli era quel colpo memorabil sempre.
59
Ruggier non cessa, e spinge il suo cavallo,
e Mandricardo al destro fianco trova.
Quivi scelta finezza di metallo
e ben condutta tempra poco giova
contra la spada che non scende in fallo,
che fu incantata non per altra prova,
che per far ch'a' suoi colpi nulla vaglia
piastra incantata ed incantata maglia.
60
Taglionne quanto ella ne prese, e insieme
lascio ferito il Tartaro nel fianco,
che 'l ciel bestemmia, e di tant'ira freme,
che 'l tempestoso mare e orribil manco.
Or s'apparecchia a por le forze estreme:
lo scudo ove in azzurro e l'augel bianco,
vinto da sdegno, si gitto lontano,
e messe al brando e l'una e l'altra mano.
61
- Ah (disse a lui Ruggier), senza piu basti
a mostrar che non merti quella insegna,
ch'or tu la getti, e dianzi la tagliasti;
ne potrai dir mai piu che ti convegna. -
Cosi dicendo, forza e che egli attasti
con quanta furia Durindana vegna;
che si gli grava e si gli pesa in fronte,
che piu leggier potea cadervi un monte.
62
E per mezzo gli fende la visiera;
buon per lui che dal viso si discosta:
poi calo su l'arcion che ferrato era,
ne lo difese averne doppia crosta:
giunse al fin su l'arnese, e come cera
l'aperse con la falda sopraposta;
e feri gravemente ne la coscia
Ruggier, si ch'assai stette a guarir poscia.
63
De l'un, come de l'altro, fatte rosse
il sangue l'arme avea con doppia riga;
tal che diverso era il parer, chi fosse
di lor, ch'avesse il meglio in quella briga.
Ma quel dubbio Ruggier tosto rimosse
con la spada che tanti ne castiga:
mena di punta, e drizza il colpo crudo
onde gittato avea colui lo scudo.
64
Fora de la corazza il lato manco,
e di venire al cor trova la strada,
che gli entra piu d'un palmo sopra il fianco:
si che convien che Mandricardo cada
d'ogni ragion che puo ne l'augel bianco,
o che puo aver ne la famosa spada;
e da la cara vita cada insieme,
che, piu che spada e scudo, assai gli preme.
65
Non mori quel meschin senza vendetta;
ch'a quel medesmo tempo che fu colto,
la spada, poco sua, meno di fretta;
ed a Ruggier avria partito il volto,
se gia Ruggier non gli avesse intercetta
prima la forza, e assai del vigor tolto:
di forza e di vigor troppo gli tolse
dianzi, che sotto il destro braccio il colse.
66
Da Mandricardo fu Ruggier percosso
nel punto ch'egli a lui tolse la vita;
tal ch'un cerchio di ferro, anco che grosso,
e una cuffia d'acciar ne fu partita.
Durindana taglio cotenna ed osso,
e nel capo a Ruggiero entro due dita.
Ruggier stordito in terra si riversa,
e di sangue un ruscel dal capo versa.
67
Il primo fu Ruggier, ch'ando per terra;
e dipoi stette l'altro a cader tanto,
che quasi crede ognun che de la guerra
riporti Mandricardo il pregio e il vanto:
e Doralice sua, che con gli altri erra,
e che quel di piu volte ha riso e pianto,
Dio ringrazio con mani al ciel supine,
ch'avesse avuta la pugna tal fine.
68
Ma poi ch'appare a manifesti segni
vivo chi vive, e senza vita il morto,
nei petti dei fautor mutano regni:
di la mestizia, e di qua vien conforto.
I re, i signori, i cavallier piu degni,
con Ruggier ch'a fatica era risorto,
a rallegrarsi ed abbracciarsi vanno,
e gloria senza fine e onor gli danno.
69
Ognun s'allegra con Ruggiero, e sente
il medesmo nel cor, c'ha ne la bocca.
Sol Gradasso il pensiero ha differente
tutto da quel che fuor la lingua scocca:
mostra gaudio nel viso; e occultamente
del glorioso acquisto invidia il tocca;
e maledice o sia destino o caso,
il qual trasse Ruggier prima del vaso.
70
Che diro del favor, che de le tante
carezze e tante, affettuose e vere,
che fece a quel Ruggiero il re Agramante,
senza il qual dare al vento le bandiere,
ne volse muover d'Africa le piante,
ne senza lui si fido in tante schiere?
Or che del re Agricane ha spento il seme,
prezza piu lui, che tutto il mondo insieme.
71
Ne di tal volonta gli uomini soli
eran verso Ruggier, ma le donne anco,
che d'Africa e di Spagna fra gli stuoli
eran venute al tenitorio franco.
E Doralice istessa, che con duoli
piangea l'amante suo pallido e bianco,
forse con l'altre ita sarebbe in schiera,
se di vergogna un duro fren non era.
72
Io dico forse, non ch'io ve l'accerti,
ma potrebbe esser stato di leggiero:
tal la bellezza e tali erano i merti,
i costumi e i sembianti di Ruggiero.
Ella, per quel che gia ne siamo esperti,
si facile era a variar pensiero,
che per non si veder priva d'amore,
avria potuto in Ruggier porre il core.
73
Per lei buono era vivo Mandricardo:
ma che ne volea far dopo la morte?
Proveder le convien d'un che gagliardo
sia notte e di ne' suoi bisogni, e forte.
Non era stato intanto a venir tardo
il piu perito medico di corte,
che di Ruggier veduta ogni ferita,
gia l'avea assicurato de la vita.
74
Con molta diligenza il re Agramante
fece colcar Ruggier ne le sue tende;
che notte e di veder sel vuole inante:
si l'ama, si di lui cura si prende.
Lo scudo al letto e l'arme tutte quante,
che fur di Mandricardo, il re gli appende;
tutte le appende, eccetto Durindana,
che fu lasciata al re di Sericana.
75
Con l'arme l'altre spoglie a Ruggier sono
date di Mandricardo, e insieme dato
gli e Brigliador, quel destrier bello e buono,
che per furore Orlando avea lasciato.
Poi quello al re diede Ruggiero in dono,
che s'avide ch'assai gli saria grato.
Non piu di questo; che tornar bisogna
a chi Ruggiero invan sospira e agogna.
76
Gli amorosi tormenti che sostenne
Bradamante aspettando, io v'ho da dire.
A Montalbano Ippalca a lei rivenne
e nuova le arreco del suo desire.
Prima, di quanto di Frontin le avenne
con Rodomonte, l'ebbe a riferire;
poi di Ruggier, che ritrovo alla fonte
con Ricciardetto e' frati d'Agrismonte:
77
e che con esso lei s'era partito
con speme di trovare il Saracino,
e punirlo di quanto avea fallito
d'aver tolto a una donna il suo Frontino;
e che 'l disegno poi non gli era uscito,
perche diverso avea fatto il camino.
La cagione anco, perche non venisse
a Montalban Ruggier, tutta le disse;
78
e riferille le parole a pieno,
ch'in sua scusa Ruggier le avea commesse.
Poi si trasse la lettera di seno,
ch'egli le die, perch'ella a lei la desse.
Con viso piu turbato che sereno
prese la carta Bradamante, e lesse;
che, se non fosse la credenza stata
gia di veder Ruggier, fora piu grata.
79
L'aver Ruggiero ella aspettato, e invece
di lui vedersi ora appagar d'un scritto,
del bel viso turbar l'aria le fece
di timor, di cordoglio e di despitto.
Bacio la carta diece volte e diece,
avendo a chi la scrisse il cor diritto.
Le lacrime vietar, che su vi sparse,
che con sospiri ardenti ella non l'arse.
80
Lesse la carta quattro volte e sei,
e volse ch'altretante l'imbasciata
replicata le fosse da colei
che l'una e l'altra avea quivi arrecata,
pur tuttavia piangendo: e crederei
che mai non si saria piu racchetata,
se non avesse avuto pur conforto
di riveder il suo Ruggier di corto.
81
Termine a ritornar quindici o venti
giorni avea Ruggier tolto, ed affermato
l'avea ad Ippalca poi con giuramenti
da non temer che mai fosse mancato.
- Chi m'assicura, ohime, degli accidenti
(ella dicea), c'han forza in ogni lato,
ma ne le guerre piu, che non distorni
alcun tanto Ruggier, che piu non torni?
82
Ohime! Ruggiero, ohime! chi aria creduto
ch'avendoti amato io piu di me stessa,
tu piu di me, non ch'altri, ma potuto
abbi amar gente tua inimica espressa?
A chi opprimer dovresti, doni aiuto:
chi tu dovresti aitare, e da te oppressa.
Non so se biasmo o laude esser ti credi,
ch'al premiar e al punir si poco vedi.
83
Fu morto da Troian (non so se 'l sai)
il padre tuo; ma fin ai sassi il sanno:
e tu del figlio di Troian cura hai
che non riceva alcun disnor ne danno.
E questa la vendetta che ne fai,
Ruggiero? e a quei che vendicato l'hanno,
rendi tal premio, che del sangue loro
me fai morir di strazio e di martoro? -
84
Dicea la donna al suo Ruggiero assente
queste parole ed altre, lacrimando,
non una sola volta, ma sovente.
Ippalca la venia pur confortando,
che Ruggier servarebbe interamente
sua fede, e ch'ella l'aspettasse, quando
altro far non potea, fin a quel giorno
ch'avea Ruggier prescritto al suo ritorno.
85
I conforti d'Ippalca, e la speranza
che degli amanti suole esser compagna,
alla tema e al dolor tolgon possanza
di far che Bradamante ognora piagna;
in Montalban senza mutar mai stanza
voglion che fin al termine rimagna,
fino al promesso termine e giurato,
che poi fu da Ruggier male osservato.
86
Ma ch'egli alla promessa sua mancasse
non pero debbe aver la colpa affatto;
ch'una causa ed un'altra si lo trasse,
che gli fu forza preterire il patto.
Convenne che nel letto si colcasse,
e piu d'un mese si stesse di piatto
in dubbio di morir, si il dolor crebbe
dopo la pugna che col Tartaro ebbe.
87
L'innamorata giovane l'attese
tutto quel giorno e desiollo invano,
ne mai ne seppe, fuor quanto ne 'ntese
ora da Ippalca, e poi dal suo germano,
che le narro che Ruggier lui difese,
e Malagigi libero e Viviano.
Questa novella, ancor ch'avesse grata,
pur di qualche amarezza era turbata:
88
che di Marfisa in quel discorso udito
l'alto valore e le bellezze avea:
udi come Ruggier s'era partito
con esso lei, e che d'andar dicea
la dove con disagio in debol sito
malsicuro Agramante si tenea.
Si degna compagnia la donna lauda
ma non che se n'allegri, o che l'applauda.
89
Ne picciolo e il sospetto che la preme;
che se Marfisa e bella, come ha fama,
e che fin a quel di sien giti insieme,
e maraviglia se Ruggier non l'ama.
Pur non vuol creder anco, e spera e teme:
e 'l giorno che la puo far lieta e grama,
misera aspetta; e sospirando stassi,
da Montalban mai non movendo i passi.
90
Stando ella quivi, il principe, il signore
del bel castello, il primo de' suoi frati
(io non dico d'etade, ma d'onore,
che di lui prima dui n'erano nati),
Rinaldo, che di gloria e di splendore
gli ha, come il sol le stelle, illuminati,
giunse al castello un giorno in su la nona;
ne, fuor ch'un paggio, era con lui persona.
91
Cagion del suo venir fu, che da Brava
ritornandosi un di verso Parigi
(come v'ho detto che sovente andava
per ritrovar d'Angelica vestigi),
avea sentita la novella prava
del suo Viviano e del suo Malagigi,
ch'eran per essere dati al Maganzese;
e percio ad Agrismonte la via prese.
92
Dove intendendo poi ch'eran salvati,
e gli aversari lor morti e distrutti,
e Marfisa e Ruggiero erano stati,
che gli aveano a quei termini ridutti;
e suoi fratelli e suoi cugin tornati
a Montalbano insieme erano tutti;
gli parve un'ora un anno di trovarsi
con esso lor la dentro ad abbracciarsi.
93
Venne Rinaldo a Montalbano, e quivi
madre, moglie abbraccio, figli e fratelli,
e i cugini che dianzi eran captivi;
e parve, quando egli arrivo tra quelli,
dopo gran fame irondine ch'arrivi
col cibo in bocca ai pargoletti augelli.
E poi ch'un giorno vi fu stato o dui,
partissi, e fe' partire altri con lui.
94
Ricciardo, Alardo, Ricciardetto, e d'essi
figli d'Amone, il piu vecchio Guicciardo,
Malagigi e Vivian, si furon messi
in arme dietro al paladin gagliardo.
Bradamante aspettando che s'appressi
il tempo ch'al disio suo ne vien tardo,
inferma disse agli fratelli ch'era,
e non volse con lor venire in schiera.
95
E ben lor disse il ver, ch'ella era inferma,
ma non per febbre o corporal dolore:
era il disio che l'alma dentro inferma,
e le fa alterazion patir d'amore.
Rinaldo in Montalban piu non si ferma,
e seco mena di sua gente il fiore.
Come a Parigi appropinquosse, e quanto
Carlo aiuto, vi dira l'altro canto.
CANTO TRENTUNESIMO
1
Che dolce piu, che piu giocondo stato
saria di quel d'un amoroso core?
che viver piu felice e piu beato,
che ritrovarsi in servitu d'Amore?
se non fosse l'uom sempre stimulato
da quel sospetto rio, da quel timore,
da quel martir, da quella frenesia,
da quella rabbia detta gelosia.
2
Pero ch'ogni altro amaro che si pone
tra questa soavissima dolcezza,
e un augumento, una perfezione,
ed e un condurre amore a piu finezza.
L'acque parer fa saporite e buone
la sete, e il cibo pel digiun s'apprezza:
non conosce la pace e non l'estima
chi provato non ha la guerra prima.
3
Se ben non veggon gli occhi cio che vede
ognora il core, in pace si sopporta.
Lo star lontano, poi quando si riede,
quanto piu lungo fu, piu riconforta.
Lo stare in servitu senza mercede
(pur che non resti la speranza morta)
patir si puo: che premio al ben servire
pur viene al fin, se ben tarda a venire.
4
Gli sdegni, le repulse, e finalmente
tutti i martir d'amor, tutte le pene,
fan per lor rimembranza, che si sente
con miglior gusto un piacer quando viene.
Ma se l'infernal peste una egra mente
avvien ch'infetti, ammorbi ed avelene;
se ben segue poi festa ed allegrezza,
non la cura l'amante e non l'apprezza.
5
Questa e la cruda e avelenata piaga
a cui non val liquor, non vale impiastro,
ne murmure, ne imagine di saga,
ne val lungo osservar di benigno astro,
ne quanta esperienza d'arte maga
fece mai l'inventor suo Zoroastro:
piaga crudel che sopra ogni dolore
conduce l'uom, che disperato muore.
6
Oh incurabil piaga che nel petto
d'un amator si facile s'imprime,
non men per falso che per ver sospetto!
piaga che l'uom si crudelmente opprime,
che la ragion gli offusca e l'intelletto,
e lo tra' fuor de le sembianze prime!
Oh iniqua gelosia, che cosi a torto
levasti a Bradamante ogni conforto!
7
Non di questo ch'Ippalca e che 'l fratello
le avea nel core amaramente impresso,
ma dico d'uno annunzio crudo e fello
che le fu dato pochi giorni appresso.
Questo era nulla a paragon di quello
ch'io vi diro, ma dopo alcun digresso.
Di Rinaldo ho da dir primieramente,
che ver Parigi vien con la sua gente.
8
Scontraro il di seguente inver la sera
un cavallier ch'avea una donna al fianco,
con scudo e sopravesta tutta nera,
se non che per traverso ha un fregio bianco.
Sfido alla giostra Ricciardetto, ch'era
dinanzi, e vista avea di guerrier franco:
e quel, che mai nessun ricusar volse,
giro la briglia e spazio a correr tolse.
9
Senza dir altro, o piu notizia darsi
de l'esser lor, si vengono all'incontro.
Rinaldo e gli altri cavallier fermarsi
per veder come seguiria lo scontro.
- Tosto costui per terra ha da versarsi,
se in luogo fermo a mio modo lo incontro -
dicea tra se medesmo Ricciardetto;
ma contrario al pensier segui l'effetto:
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