Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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92
e sul lito del mar s'era condutto
ove dovea la pugna diffinire:
ma Malagigi a turbar venne il tutto,
che fe' il cugin, mal grado suo, partire,
avendol sopra un legno in mar ridutto.
Lungo saria tutta l'istoria dire.
Da indi in qua stimo timido e vile
sempre Gradasso il paladin gentile.
93
Or che Gradasso esser Rinaldo intende
costui ch'assale il campo, se n'allegra.
Si veste l'arme, e la sua alfana prende,
e cercando lo va per l'aria negra:
e quanti ne riscontra, a terra stende;
ed in confuso lascia afflitta ed egra
la gente, o sia di Libia o sia di Francia:
tutti li mena a un par la buona lancia.
94
Lo va di qua di la tanto cercando,
chiamando spesso e quanto puo piu forte,
e sempre a quella parte declinando,
ove piu folte son le genti morte,
ch'al fin s'incontra in lui brando per brando
poi che le lance loro ad una sorte
eran salite in mille schegge rotte
sin al carro stellato de la Notte.
95
Quando Gradasso il paladin gagliardo
conosce, e non perche ne vegga insegna,
ma per gli orrendi colpi e per Baiardo,
che par che sol tutto quel campo tegna;
non e, gridando, a improverargli tardo
la prova che di se fece non degna:
ch'al dato campo il giorno non comparse,
che tra lor la battaglia dovea farse.
96
Suggiunse poi: - Tu forse avevi speme,
se potevi nasconderti quel punto,
che non mai piu per raccozzarci insieme
fossimo al mondo: or vedi ch'io t'ho giunto.
Sie certo, se tu andassi ne l'estreme
fosse di Stige, o fossi in cielo assunto,
ti seguiro, quando abbi il destrier teco,
ne l'alta luce e giu nel mondo cieco.
97
Se d'aver meco a far non ti da il core,
e vedi gia che non puoi starmi a paro,
e piu stimi la vita che l'onore,
senza periglio ci puoi far riparo,
quando mi lasci in pace il corridore;
e viver puoi, se si t'e il viver caro:
ma vivi a pie, che non merti cavallo,
s'alla cavalleria fai si gran fallo. -
98
A quel parlar si ritrovo presente
con Ricciardetto il cavallier Selvaggio;
e le Spade ambi trassero ugualmente,
per far parere il Serican mal saggio.
Ma Rinaldo s'oppose immantinente,
e non pati che se gli fesse oltraggio,
dicendo: - Senza voi dunque non sono
a chi m'oltraggia per risponder buono? -
99
Poi se ne ritorno verso il pagano,
e disse: - Odi, Gradasso; io voglio farte,
e tu m'ascolti, manifesto e piano
ch'io venni alla marina a ritrovarte:
e poi ti sosterro con l'arme in mano,
che t'avro detto il vero in ogni parte;
e sempre che tu dica mentirai,
ch'alla cavalleria mancass'io mai.
100
Ma ben ti priego che prima che sia
pugna tra noi, che pianamente intenda
la giustissima e vera scusa mia,
accio ch'a torto piu non mi riprenda;
e poi Baiardo al termine di pria
tra noi vorro ch'a piedi si contenda
da solo a solo in solitario lato,
si come a punto fu da te ordinato. -
101
Era cortese il re di Sericana,
come ogni cor magnanimo esser suole;
ed e contento udir la cosa piana,
e come il paladin scusar si vuole.
Con lui ne viene in ripa alla fiumana,
ove Rinaldo in semplici parole
alla sua vera istoria trasse il velo,
e chiamo in testimonio tutto 'l cielo:
102
e poi chiamar fece il figliuol di Buovo,
l'uom che di questo era informato a pieno,
ch'a parte a parte replico di nuovo
l'incanto suo, ne disse piu ne meno.
Soggiunse poi Rinaldo: - Cio ch'io provo
col testimonio, io vo' che l'arme sieno,
che ora e in ogni tempo che ti piace,
te n'abbiano a far prova piu verace. -
103
Il re Gradasso, che lasciar non volle
per la seconda la querela prima,
le scuse di Rinaldo in pace tolle,
ma se son vere o false in dubbio stima.
Non tolgon campo piu sul lito molle
di Barcelona, ove lo tolser prima;
ma s'accordaro per l'altra matina
trovarsi a una fontana indi vicina:
104
ove Rinaldo seco abbia il cavallo,
che posto sia communemente in mezzo:
se 'l re uccide Rinaldo o il fa vassallo,
se ne pigli il destrier senz'altro mezzo,
ma se Gradasso e quel che faccia fallo,
che sia condotto all'ultimo ribrezzo,
o, per piu non poter, che gli si renda,
da lui Rinaldo Durindana prenda.
105
Con maraviglia molta e piu dolore
(come v'ho detto) avea Rinaldo udito
da Fiordiligi bella, ch'era fuore
de l'intelletto il suo cugino uscito.
Avea de l'arme inteso anco il tenore,
e del litigio che n'era seguito;
e ch'in somma Gradasso avea quel brando
ch'orno di mille e mille palme Orlando.
106
Poi che furon d'accordo, ritornosse
il re Gradasso ai servitori sui
ben che dal paladin pregato fosse
che ne venisse ad alloggiar con lui.
Come fu giorno, il re pagano armosse;
cosi Rinaldo: e giunsero ambedui
ove dovea non lungi alla fontana
combattersi Baiardo e Durindana.
107
De la battaglia che Rinaldo avere
con Gradasso dovea da solo a solo,
parean gli amici suoi tutti temere,
e inanzi il caso ne faceano il duolo.
Molto ardir, molta forza, alto sapere
avea Gradasso; ed or che del figliuolo
del gran Milone avea la spada al fianco,
di timor per Rinaldo era ognun bianco.
108
E piu degli altri il frate di Viviano
stava di questa pugna in dubbio e in tema,
ed anco volentier vi porria mano
per farla rimaner d'effetto scema:
ma non vorria che quel da Montalbano
seco venisse a inimicizia estrema;
ch'anco avea di quell'altra seco sdegno,
che gli turbo, quando il levo sul legno.
109
Ma stiano gli altri in dubbio, in tema, in doglia:
Rinaldo se ne va lieto e sicuro,
sperando ch'ora il biasmo se gli toglia,
ch'avere a torto gli parea pur duro;
si che quei da Pontieri e d'Altafoglia
faccia cheti restar, come mai furo.
Va con baldanza e sicurta di core
di riportarne il trionfale onore.
110
Poi che l'un quinci e l'altro quindi giunto
fu quasi a un tempo in su la chiara fonte,
s'accarezzaro, e fero a punto a punto
cosi serena ed amichevol fronte,
come di sangue e d'amista congiunto
fosse Gradasso a quel di Chiaramonte.
Ma come poi s'andassero a ferire,
vi voglio a un'altra volta differire.
CANTO TRENTADUESIMO
1
Soviemmi che cantar io vi dovea
(gia lo promisi, e poi m'usci di mente)
d'una sospizion che fatto avea
la bella donna di Ruggier dolente,
de l'altra piu spiacevole e piu rea,
e di piu acuto e venenoso dente,
che per quel ch'ella udi da Ricciardetto,
a devorare il cor l'entro nel petto.
2
Dovea cantarne, ed altro incominciai,
perche Rinaldo in mezzo sopravenne;
e poi Guidon mi die che fare assai,
che tra camino a bada un pezzo il tenne.
D'una cosa in un'altra in modo entrai,
che mal di Bradamante mi sovenne:
sovienmene ora, e vo' narrarne inanti
che di Rinaldo e di Gradasso io canti.
3
Ma bisogna anco, prima ch'io ne parli,
che d'Agramante io vi ragioni un poco,
ch'avea ridutte le reliquie in Arli,
che gli restar del gran notturno fuoco,
quando a raccor lo sparso campo e a darli
soccorso e vettovaglie era atto il loco:
l'Africa incontra, e la Spagna ha vicina,
ed e in sul fiume assiso alla marina.
4
Per tutto 'l regno fa scriver Marsilio
gente a piedi e a cavallo, e trista e buona.
Per forza e per amore ogni navilio
atto a battaglia s'arma in Barcelona.
Agramante ogni di chiama a concilio;
ne a spesa ne a fatica si perdona.
Intanto gravi esazioni e spesse
tutte hanno le citta d'Africa oppresse.
5
Egli ha fatto offerire a Rodomonte,
perche ritorni (ed impetrar nol puote),
una cugina sua, figlia d'Almonte,
e 'l bel regno d'Oran dargli per dote.
Non si volse l'altier muover dal ponte,
ove tant'arme e tante selle vote
di quei che son gia capitati al passo
ha ragunate, che ne cuopre il sasso.
6
Gia non volse Marfisa imitar l'atto
di Rodomonte: anzi com'ella intese
ch'Agramante da Carlo era disfatto,
sue genti morte, saccheggiate e prese,
e che con pochi in Arli era ritratto,
senza aspettare invito, il camin prese:
venne in aiuto de la sua corona,
e l'aver gli proferse e la persona.
7
E gli meno Brunello, e gli ne fece
libero dono, il qual non avea offeso:
l'avea tenuto dieci giorni e diece
notti sempre in timor d'essere appeso;
e poi che ne con forza ne con prece
da nessun vide il patrocinio preso,
in si sprezzato sangue non si volse
bruttar l'altiere mani, e lo disciolse.
8
Tutte l'antique ingiurie gli remesse,
e seco in Arli ad Agramante il trasse.
Ben dovete pensar che gaudio avesse
il re di lei ch'ad aiutarlo andasse:
e del gran conto ch'egli ne facesse,
volse che Brunel prova le mostrasse;
che quel di ch'ella gli avea fatto cenno,
di volerlo impiccar, fe' da buon senno.
9
Il manigoldo, in loco inculto ed ermo,
pasto di corvi e d'avoltoi lasciollo.
Ruggier ch'un'altra volta gli fu schermo,
e che 'l laccio gli avria tolto dal collo,
la giustizia di Dio fa ch'ora infermo
s'e ritrovato, ed aiutar non puollo:
e quando il seppe, era gia il fatto occorso;
si che resto Brunel senza soccorso.
10
Intanto Bradamante iva accusando
che cosi lunghi sian quei venti giorni,
li quai finiti, il termine era quando
a lei Ruggiero ed alla fede torni.
A chi aspetta di carcere o di bando
uscir, non par che 'l tempo piu soggiorni
a dargli libertade, o de l'amata
patria vista gioconda e disiata.
11
In quel duro aspettare ella talvolta
pensa ch'Eto e Piroo sia fatto zoppo;
o sia la ruota guasta, ch'a dar volta
le par che tardi, oltr'all'usato, troppo.
Piu lungo di quel giorno a cui, per molta
fede, nel cielo il giusto Ebreo fe' intoppo,
piu de la notte ch'Ercole produsse,
parea lei ch'ogni notte, ogni di fusse.
12
Oh quante volte da invidiar le diero
e gli orsi e i ghiri e i sonnacchiosi tassi!
che quel tempo voluto avrebbe intero
tutto dormir, che mai non si destassi;
ne potere altro udir, fin che Ruggiero
dal pigro sonno lei non richiamassi.
Ma non pur questo non puo far, ma ancora
non puo dormir di tutta notte un'ora.
13
Di qua di la va le noiose piume
tutte premendo, e mai non si riposa.
Spesso aprir la finestra ha per costume,
per veder s'anco di Titon la sposa
sparge dinanzi al matutino lume
il bianco giglio e la vermiglia rosa:
non meno ancor, poi che nasciuto e 'l giorno,
brama vedere il ciel di stelle adorno.
14
Poi che fu quattro o cinque giorni appresso
il termine a finir, piena di spene
stava aspettando d'ora in ora il messo
che le apportasse: - Ecco Ruggier che viene. -
Montava sopra un'alta torre spesso,
ch'i folti boschi e le campagne amene
scopria d'intorno, e parte de la via
onde di Francia a Montalban si gia.
15
Se di lontano o splendor d'arme vede,
o cosa tal ch'a cavallier simiglia,
che sia il suo disiato Ruggier crede,
e rasserena i begli occhi e le ciglia;
se disarmato o viandante a piede,
che sia messo di lui speranza piglia:
e se ben poi fallace la ritrova,
pigliar non cessa una ed un'altra nuova.
16
Credendolo incontrar, talora armossi,
scese dal monte e giu calo nel piano;
ne lo trovando, si spero che fossi
per altra strada giunto a Montalbano:
e col disir con ch'avea i piedi mossi
fuor del castel, ritorno dentro invano.
Ne qua ne la trovollo; e passo intanto
il termine aspettato da lei tanto.
17
Il termine passo d'uno, di dui,
di tre giorni, di sei, d'otto e di venti;
ne vedendo il suo sposo, ne di lui
sentendo nuova, incomincio lamenti
ch'avrian mosso a pieta nei regni bui
quelle Furie crinite di serpenti;
e fece oltraggio a' begli occhi divini,
al bianco petto, all'aurei crespi crini.
18
- Dunque fia ver (dicea) che mi convegna
cercare un che mi fugge e mi s'asconde?
Dunque debbo prezzare un che mi sdegna?
Debbo pregar chi mai non mi risponde?
Patiro che chi m'odia, il cor mi tegna?
un che si stima sue virtu profonde,
che bisogno sara che dal ciel scenda
immortal dea che 'l cor d'amor gli accenda.
19
Sa questo altier ch'io l'amo e ch'io l'adoro,
ne mi vuol per amante ne per serva.
Il crudel sa che per lui spasmo e moro,
e dopo morte a darmi aiuto serva.
E perche io non gli narri il mio martoro
atto a piegar la sua voglia proterva,
da me s'asconde, come aspide suole,
che, per star empio, il canto udir non vuole.
20
Deh, ferma, Amor, costui che cosi sciolto
dinanzi al lento mio correr s'affretta;
o tornami nel grado onde m'hai tolto
quando ne a te ne ad altri era suggetta!
Deh, come e il mio sperar fallace e stolto,
ch'in te con prieghi mai pieta si metta;
che ti diletti, anzi ti pasci e vivi
di trar dagli occhi lacrimosi rivi!
21
Ma di che debbo lamentarmi, ahi lassa
fuor che del mio desire irrazionale?
ch'alto mi leva, e si ne l'aria passa,
ch'arriva in parte ove s'abbrucia l'ale;
poi non potendo sostener, mi lassa
dal ciel cader: ne qui finisce il male;
che le rimette, e di nuovo arde: ond'io
non ho mai fine al precipizio mio.
22
Anzi via piu che del disir, mi deggio
di me doler, che si gli apersi il seno;
onde cacciata ha la ragion di seggio,
ed ogni mio poter puo di lui meno.
Quel mi trasporta ognor di male in peggio,
ne lo posso frenar, che non ha freno:
e mi fa certa che mi mena a morte,
perch'aspettando il mal noccia piu forte.
23
Deh perche voglio anco di me dolermi?
Ch'error, se non d'amarti, unqua commessi?
Che maraviglia, se fragili e infermi
feminil sensi fur subito oppressi?
Perche dovev'io usar ripari e schermi
che la somma belta non mi piacessi,
gli alti sembianti e le sagge parole?
Misero e ben chi veder schiva il sole!
24
Ed oltre al mio destino, io ci fui spinta
da le parole altrui degne di fede:
somma felicita mi fu dipinta,
ch'esser dovea di questo amor mercede.
Se la persuasione, ohime! fu finta,
se fu inganno il consiglio che mi diede
Merlin, posso di lui ben lamentarmi,
ma non d'amar Ruggier posso ritrarmi.
25
Di Merlin posso e di Melissa insieme
dolermi, e mi dorro d'essi in eterno,
che dimostrare i frutti del mio seme
mi fero dagli spirti de lo 'nferno,
per pormi sol con questa falsa speme
in servitu; ne la cagion discerno,
se non ch'erano forse invidiosi
dei miei dolci, sicuri, almi riposi. -
26
Si l'occupa il dolor, che non avanza
loco ove in lei conforto abbia ricetto;
ma, mal grado di quel, vien la speranza
e vi vuole alloggiare in mezzo il petto,
rifrescandole pur la rimembranza
di quel ch'al suo partir l'ha Ruggier detto:
e vuol, contra il parer degli altri affetti,
che d'ora in ora il suo ritorno aspetti.
27
Questa speranza dunque la sostenne,
finito i venti giorni, un mese appresso;
si che il dolor si forte non le tenne,
come tenuto avria, l'animo oppresso.
Un di che per la strada se ne venne,
che per trovar Ruggier solea far spesso,
novella udi la misera, ch'insieme
fe' dietro all'altro ben fuggir la speme.
28
Venne a incontrare un cavallier guascone
che dal campo african venia diritto,
ove era stato da quel di prigione,
che fu inanzi a Parigi il gran conflitto.
Da lei fu molto posto per ragione,
fin che si venne al termine prescritto.
Domando di Ruggiero, e in lui fermosse;
ne fuor di questo segno piu si mosse.
29
Il cavallier buon conto ne rendette,
che ben conoscea tutta quella corte:
e narro di Ruggier, che contrastette
da solo a solo a Mandricardo forte;
e come egli l'uccise, e poi ne stette
ferito piu d'un mese presso a morte:
e s'era la sua istoria qui conclusa,
fatto avria di Ruggier la vera escusa.
30
Ma come poi soggiunse, una donzella
esser nel campo, nomata Marfisa,
che men non era che gagliarda, bella,
ne meno esperta d'arme in ogni guisa;
che lei Ruggiero amava e Ruggiero ella,
ch'egli da lei, ch'ella da lui divisa
si vedea raro, e ch'ivi ognuno crede
che s'abbiano tra lor data la fede;
31
e che come Ruggier si faccia sano,
il matrimonio publicar si deve;
e ch'ogni re, ogni principe pagano
gran piacere e letizia ne riceve,
che de l'uno e de l'altro sopraumano
conoscendo il valor, sperano in breve
far una razza d'uomini da guerra
la piu gagliarda che mai fosse in terra;
32
credea il Guascon quel che dicea, non senza
cagion; che ne l'esercito de' Mori
openione e universal credenza,
e publico parlar n'era di fuori.
I molti segni di benivolenza
stati tra lor facean questi romori;
che tosto o buona o ria che la fama esce
fuor d'una bocca, in infinito cresce.
33
L'esser venuta a' Mori ella in aita
con lui, ne senza lui comparir mai,
avea questa credenza stabilita;
ma poi l'avea accresciuta pur assai,
ch'essendosi del campo gia partita
portandone Brunel (come io contai),
senza esservi d'alcuno richiamata,
sol per veder Ruggier v'era tornata.
34
Sol per lui visitar, che gravemente
languia ferito, in campo venuta era,
non una sola volta, ma sovente;
vi stava il giorno e si partia la sera:
e molto piu da dir dava alla gente,
ch'essendo conosciuta cosi altiera,
che tutto 'l mondo a se le parea vile,
solo a Ruggier fosse benigna e umile;
35
come il Guascon questo affermo per vero,
fu Bradamante da cotanta pena,
da cordoglio assalita cosi fiero,
che di quivi cader si tenne a pena.
Volto, senza far motto, il suo destriero,
di gelosia, d'ira e di rabbia piena;
e da se discacciata ogni speranza,
ritorno furibonda alla sua stanza.
36
E senza disarmarsi, sopra il letto,
col viso volta in giu, tutta si stese,
ove per non gridar, si che sospetto
di se facesse, i panni in bocca prese;
e ripetendo quel che l'avea detto
il cavalliero, in tal dolor discese,
che piu non lo potendo sofferire,
fu forza a disfogarlo, e cosi a dire:
37
- Misera! a chi mai piu creder debb'io?
Vo' dir ch'ognuno e perfido e crudele,
se perfido e crudel sei, Ruggier mio,
che si pietoso tenni e si fedele.
Qual crudelta, qual tradimento rio
unqua s'udi per tragiche querele,
che non trovi minor, se pensar mai
al mio merto e al tuo debito vorai?
38
Perche, Ruggier, come di te non vive
cavallier di piu ardir, di piu bellezza,
ne che a gran pezzo al tuo valore arrive,
ne a' tuoi costumi, ne a tua gentilezza;
perche non fai che fra tue illustri e dive
virtu, si dica ancor ch'abbi fermezza?
si dica ch'abbi inviolabil fede?
a chi ogn'altra virtu s'inchina e cede.
39
Non sai che non compar, se non v'e quella,
alcun valore, alcun nobil costume?
come ne cosa (e sia quanto vuol bella)
si puo vedere ove non splenda lume.
Facil ti fu ingannare una donzella
di cui tu signore eri, idolo e nume,
a cui potevi far con tue parole
creder che fosse oscuro e freddo il sole.
40
Crudel, di che peccato a doler t'hai,
se d'uccider chi t'ama non ti penti?
Se 'l mancar di tua fe si leggier fai,
di ch'altro peso il cor gravar ti senti?
Come tratti il nimico, se tu dai
a me, che t'amo si, questi tormenti?
Ben diro che giustizia in ciel non sia,
s'a veder tardo la vendetta mia.
41
Se d'ogn'altro peccato assai piu quello
de l'empia ingratitudine l'uomo grava,
e per questo dal ciel l'angel piu bello
fu relegato in parte oscura e cava;
e se gran fallo aspetta gran flagello
quando debita emenda il cor non lava;
guarda ch'aspro flagello in te non scenda,
che mi se' ingrato e non vuoi farne emenda.
42
Di furto ancora, oltre ogni vizio rio,
di te, crudele, ho da dolermi molto.
Che tu mi tenga il cor, non ti dico io;
di questo io vo' che tu ne vada assolto:
dico di te, che t'eri fatto mio
e poi contra ragion mi ti sei tolto.
Renditi, iniquo, a me; che tu sai bene
che non si puo salvar chi l'altrui tiene.
43
Tu m'hai, Ruggier, lasciata: io te non voglio,
ne lasciarti volendo anco potrei;
ma per uscir d'affanno e di cordoglio,
posso e voglio, finire i giorni miei.
Di non morirti in grazia sol mi doglio;
che se concesso m'avessero i dei
ch'io fossi morta quando t'era grata,
morte non fu giamai tanto beata. -
44
Cosi dicendo, di morir disposta,
salta dal letto, e di rabbia infiammata
si pon la spada alla sinistra costa;
ma si ravvede poi che tutta e armata.
Il miglior spirto in questo le s'accosta,
e nel cor le ragiona: - O donna nata
di tant'alto lignaggio, adunque vuoi
finir con si gran biasmo i giorni tuoi?
45
Non e meglio ch'al campo tu ne vada,
ove morir si puo con laude ognora?
Quivi, s'avvien ch'inanzi a Ruggier cada,
del morir tuo si dorra forse ancora:
ma s'a morir t'avvien per la sua spada,
chi sara mai che piu contenta muora?
Ragione e ben che di vita ti privi,
poi ch'e cagion ch'in tanta pena vivi.
46
Verra forse anco che prima che muori
farai vendetta di quella Marfisa
che t'ha con fraudi e disonesti amori,
da te Ruggiero alienando, uccisa. -
Questi pensieri parveno migliori
alla donzella; e tosto una divisa
si fe' su l'arme, che volea inferire
disperazione e voglia di morire.
47
Era la sopraveste del colore
in che riman la foglia che s'imbianca
quando del ramo e tolta, o che l'umore
che facea vivo l'arbore le manca.
Ricamata a tronconi era, di fuore,
di cipresso che mai non si rinfranca,
poi ch'ha sentita la dura bipenne;
l'abito al suo dolor molto convenne.
48
Tolse il destrier ch'Astolfo aver solea,
e quella lancia d'or, che, sol toccando,
cader di sella i cavallier facea.
Perche la le die Astolfo, e dove e quando,
e da chi prima avuta egli l'avea,
non credo che bisogni ir replicando.
Ella la tolse, non pero sapendo
che fosse del valor ch'era, stupendo.
49
Senza scudiero e senza compagnia
scese dal monte, e si pose in camino
verso Parigi alla piu dritta via,
ove era dianzi il campo saracino;
che la novella ancora non s'udia,
che l'avesse Rinaldo paladino,
aiutandolo Carlo e Malagigi,
fatto tor da l'assedio di Parigi.
50
Lasciati avea i Cadurci e la cittade
di Caorse alle spalle, e tutto 'l monte
ove nasce Dordona, e le contrade
scopria di Monferrante e di Clarmonte,
quando venir per le medesme strade
vide una donna di benigna fronte,
ch'uno scudo all'arcione avea attaccato;
e le venian tre cavallieri a lato.
51
Altre donne e scudier venivano anco,
qual dietro e qual dinanzi, in lunga schiera.
Domando ad un che le passo da fianco,
la figlia d'Amon, chi la donna era;
e quel le disse: - Al re del popul franco
questa donna, mandata messaggera
fin di la dal polo artico, e venuta
per lungo mar da l'Isola Perduta.
52
Altri Perduta, altri ha nomata Islanda
l'isola, donde la regina d'essa,
di belta sopra ogni belta miranda,
dal ciel non mai, se non a lei, concessa,
lo scudo che vedete, a Carlo manda;
ma ben con patto e condizione espressa,
ch'al miglior cavallier lo dia, secondo
il suo parer, ch'oggi si trovi al mondo.
53
Ella, come si stima, e come in vero
e la piu bella donna che mai fosse,
cosi vorria trovare un cavalliero
che sopra ogn'altro avesse ardire e posse:
perche fondato e fisso e il suo pensiero,
da non cader per centomila scosse,
che sol chi terra in arme il primo onore,
abbia d'esser suo amante e suo signore.
54
Spera ch'in Francia, alla famosa corte
di Carlo Magno, il cavallier si trove,
che d'esser piu d'ogn'altro ardito e forte
abbia fatto veder con mille prove.
I tre che son con lei come sue scorte,
re sono tutti, e dirovvi anco dove:
uno in Svezia, uno in Gotia, in Norvegia uno,
che pochi pari in arme hanno o nessuno.
55
Questi tre, la cui terra non vicina,
ma men lontana e all'Isola Perduta
(detta cosi, perche quella marina
da pochi naviganti e conosciuta),
erano amanti, e son, de la regina,
e a gara per moglier l'hanno voluta;
e per aggradir lei, cose fatt'hanno,
che, fin che giri il ciel, dette saranno.
56
Ma ne questi ella, ne alcun altro vuole,
ch'al mondo in arme esser non creda il primo.
- Ch'abbiate fatto prove (lor dir suole)
in questi luoghi appresso, poco istimo;
e s'un di voi, qual fra le stelle il sole,
fra gli altri duo sara, ben lo sublimo:
ma non pero che tenga il vanto parme
del miglior cavallier ch'oggi port'arme.
57
A Carlo Magno, il quale io stimo e onoro
pel piu savio signor ch'al mondo sia,
son per mandare un ricco scudo d'oro,
con patto e condizion ch'esso lo dia
al cavalliero il quale abbia fra loro
il vanto e il primo onor di gagliardia.
Sia il cavalliero o suo vasallo o d'altri,
il parer di quel re vo' che mi scaltri.
58
Se, poi che Carlo avra lo scudo avuto,
e l'avra dato a quel si ardito e forte,
che d'ogn'altro migliore abbia creduto,
che 'n sua si trovi o in alcun'altra corte,
uno di voi sara, che con l'aiuto
di sua virtu lo scudo mi riporte;
porro in quello ogni amore, ogni disio,
e quel sara il marito e 'l signor mio. -
59
Queste parole han qui fatto venire
questi tre re dal mar tanto discosto,
che riportarne lo scudo, o morire
per man di chi l'avra, s'hanno proposto. -
Ste' molto attenta Bradamante a udire
quanto le fu da lo scudier risposto;
il qual poi l'entro inanzi, e cosi punse
il suo cavallo, che i compagni giunse.
60
Dietro non gli galoppa ne gli corre
ella; ch'adagio il suo camin dispensa,
e molte cose tuttavia discorre,
che son per accadere: e in somma pensa
che questo scudo di Francia sia per porre
discordia e rissa e nimicizia immensa
fra paladini ed altri, se vuol Carlo
chiarir chi sia il miglior, e a colui darlo.
61
Le preme il cor questo pensier; ma molto
piu le lo preme e strugge in peggior guisa
quel ch'ebbe prima, di Ruggier, che tolto
il suo amor le abbia e datolo a Marfisa.
Ogni suo senso in questo e si sepolto,
che non mira la strada, ne divisa
ove arrivar, ne se trovera inanzi
commodo albergo ove la notte stanzi.
62
Come nave, che vento da la riva,
o qualch'altro accidente abbia disciolta,
va di nochiero e di governo priva
ove la porti o meni il fiume in volta;
cosi l'amante giovane veniva,
tutta a pensare al suo Ruggier rivolta,
ove vuol Rabican; che molte miglia
lontano e il cor che de' girar la briglia.
63
Leva al fin gli occhi, e vede il sol che 'l tergo
avea mostrato alle citta di Bocco,
e poi s'era attuffato, come il mergo,
in grembo alla nutrice oltr'a Marocco:
e se disegna che la frasca albergo
le dia ne' campi, fa pensier di sciocco;
che soffia un vento freddo, e l'aria grieve
pioggia la notte le minaccia o nieve.
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