Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Con maggior fretta fa movere il piede
al suo cavallo; e non fece via molta,
che lasciar le campagne a un pastor vede,
che s'avea la sua gregge inanzi tolta.
La donna lui con molta istanza chiede
che le 'nsegni ove possa esser raccolta
o ben o mal; che mal si non s'alloggia,
che non sia peggio star fuori alla pioggia.
65
Disse il pastore: - Io non so loco alcuno
ch'io vi sappia insegnar, se non lontano
piu di quattro o di sei leghe, for ch'uno
che si chiama la rocca di Tristano.
Ma d'alloggiarvi non succede a ognuno;
perche bisogna, con la lancia in mano
che se l'acquisti e che se la difenda
il cavallier che d'alloggiarvi intenda.
66
Se, quando arriva un cavallier, si trova
vota la stanza, il castellan l'accetta;
ma vuol se sopravien poi gente nuova,
ch'uscir fuori alla giostra gli prometta.
Se non vien, non accade che si mova:
se vien, forza e che l'arme si rimetta
e con lui giostri, e chi di lor val meno.
ceda l'albergo ed esca al ciel sereno.
67
Se duo, tre, quattro o piu guerrieri a un tratto
vi giungon prima, in pace albergo v'hanno;
e chi di poi vien solo, ha peggior patto,
perche seco giostrar quei piu lo fanno.
Cosi, se prima un sol si sara fatto
quivi alloggiar, con lui giostrar voranno
in duo, tre, quattro o piu che verran dopo;
si che, s'avra valor, gli fia a grande uopo.
68
Non men, se donna capita o donzella,
accompagnata o sola a questa rocca,
e poi v'arrivi un'altra, alla piu bella
l'albergo, ed alla men star di fuor tocca. -
Domanda Bradamante ove sia quella;
e il buon pastor non pur dice con bocca,
ma le dimostra il loco anco con mano,
da cinque o dai sei miglia indi lontano.
69
La donna, ancor che Rabican ben trotte,
solecitar pero non lo sa tanto
per quelle vie tutte fangose e rotte
da la stagion ch'era piovosa alquanto,
che prima arrivi, che la cieca notte
fatt'abbia oscuro il mondo in ogni canto.
Trovo chiusa la porta; e a chi n'avea
la guardia disse ch'alloggiar volea.
70
Rispose quel, ch'era occupato il loco
da donne e da guerrier che venner dianzi,
e stavano aspettando intorno al fuoco
che posta fosse lor la cena inanzi.
- Per lor non credo l'avra fatta il cuoco,
s'ella v'e ancor, ne l'han mangiata inanzi
(disse la donna): or va, che qui gli attendo;
che so l'usanza, e di servarla intendo.-
71
Parte la guardia, e porta l'imbasciata
la dove i cavallier stanno a grand'agio,
la qual non pote lor troppo esser grata,
ch'all'aer li fa uscir freddo e malvagio;
ed era una gran pioggia incomminciata.
Si levan pure, e piglian l'arme adagio:
restano gli altri; e quei non troppo in fretta
escono insieme ove la donna aspetta.
72
Eran tre cavallier che valean tanto,
che pochi al mondo valean piu di loro;
ed eran quei che 'l di medesmo a canto
veduti a quella messaggiera foro;
quei ch'in Islanda s'avean dato vanto
di Francia riportar lo scudo d'oro:
e perche avean meglio i cavalli punti,
prima di Bradamante eran giunti.
73
Di loro in arme pochi erano migliori,
ma di quei pochi ella sara ben l'una;
ch'a nessun patto rimaner di fuori
quella notte intendea molle e digiuna.
Quei dentro alle finestre e ai corridori
miran la giostra al lume de la luna,
che mal grado de' nugoli lo spande
e fa veder, ben che la pioggia e grande.
74
Come s'allegra un bene acceso amante
ch'ai dolci furti per entrar si trova,
quando al fin senta dopo indugie tante,
che 'l taciturno chiavistel si muova;
cosi volontarosa Bradamante
di far di se coi cavallieri prova,
s'allegro quando udi le porte aprire,
calare il ponte, e fuor li vide uscire.
75
Tosto che fuor del ponte i guerrier vede
uscire insieme o con poco intervallo,
si volge a pigliar campo, e di poi riede
cacciando a tutta briglia il buon cavallo,
e la lancia arrestando, che le diede
il suo cugin, che non si corre in fallo,
che fuor di sella e forza che trabocchi,
se fosse Marte, ogni guerrier che tocchi.
76
Il re di Svezia, che primier si mosse,
fu primier anco a riversciarsi al piano:
con tanta forza l'elmo gli percosse
l'asta che mai non fu abbassata invano.
Poi corse il re di Gotia, e ritrovosse
coi piedi in aria al suo destrier lontano.
Rimase il terzo sottosopra volto,
ne l'acqua e nel pantan mezzo sepolto.
77
Tosto ch'ella ai tre colpi tutti gli ebbe
fatto andar coi piedi alti e i capi bassi,
alla rocca ne va, dove aver debbe
la notte albergo; ma prima che passi,
v'e chi la fa giurar che n'uscirebbe,
sempre ch'a giostrar fuori altri chiamassi.
Il signor de la dentro, che 'l valore
ben n'ha veduto, le fa grande onore.
78
Cosi le fa la donna che venuta
era con quegli tre quivi la sera,
come io dicea, da l'Isola Perduta,
mandata al re di Francia messaggiera.
Cortesemente a lei che la saluta,
si come graziosa e affabil era,
si leva incontra, e con faccia serena
piglia per mano, e seco al fuoco mena.
79
La donna, cominciando a disarmarsi,
s'avea lo scudo e dipoi l'elmo tratto;
quando una cuffia d'oro, in che celarsi
soleano i capei lunghi e star di piatto,
usci con l'elmo; onde caderon sparsi
giu per le spalle, e la scopriro a un tratto
e la feron conoscer per donzella,
non men che fiera in arme, in viso bella.
80
Quale al cader de le cortine suole
parer fra mille lampade la scena,
d'archi e di piu d'una superba mole,
d'oro e di statue e di pitture piena;
o come suol fuor de la nube il sole
scoprir la faccia limpida e serena:
cosi, l'elmo levandosi dal viso,
mostro la donna aprisse il paradiso.
81
Gia son cresciute e fatte lunghe in modo
le belle chiome che tagliolle il frate,
che dietro al capo ne puo fare un nodo,
ben che non sian come son prima state.
Che Bradamante sia, tien fermo e sodo
(che ben l'avea veduta altre fiate)
il signor de la rocca; e piu che prima
or l'accarezza e mostra farne stima.
82
Siedono al fuoco, e con giocondo e onesto
ragionamento dan cibo all'orecchia,
mentre, per ricreare ancora il resto
del corpo, altra vivanda s'apparecchia.
La donna all'oste domando se questo
modo d'albergo e nuova usanza o vecchia,
e quando ebbe principio, e chi la pose;
e 'l cavalliero a lei cosi rispose:
83
- Nel tempo che regnava Fieramonte,
Clodione, il figliuolo, ebbe una amica
leggiadra e bella e di maniere conte
quant'altra fosse a quella etade antica;
la quale amava tanto, che la fronte
non rivolgea da lei, piu che si dica
che facesse da Ione il suo pastore,
perch'avea ugual la gelosia all'amore.
84
Qui la tenea; che 'l luogo avuto in dono
avea dal padre, e raro egli n'uscia;
e con lui dieci cavallier ci sono,
e dei miglior di Francia tuttavia.
Qui stando, venne a capitarci il buono
Tristano, ed una donna in compagnia,
liberata da lui poch'ore inante,
che traea presa a forza un fier gigante.
85
Tristano ci arrivo che 'l sol gia volto
avea le spalle ai liti di Siviglia;
e domando qui dentro esser raccolto,
perche non c'e altra stanza a dieci miglia.
Ma Clodion, che molto amava e molto
era geloso, in somma si consiglia
che forestier, sia chi si voglia, mentre
ci stia la bella donna, qui non entre.
86
Poi che con lunghe ed iterate preci
non pote aver qui albergo il cavalliero:
- Or quel che far con prieghi io non ti feci,
che 'l facci (disse) tuo mal grado, spero, -
E sfido Clodion con tutti i dieci
che tenea appresso, e con un grido altiero
se gli offerse con lancia e spada in mano
provar che discortese era e villano;
87
con patto, che se fa che con lo stuolo
suo cada in terra, ed ei stia in sella forte,
ne la rocca alloggiar vuole egli solo,
e vuol gli altri serrar fuor de le porte.
Per non patir quest'onta, va il figliuolo
del re di Francia a rischio de la morte;
ch'aspramente percosso cade in terra,
e cadon gli altri, e Tristan fuor li serra.
88
Entrato ne la rocca, trova quella
la qual v'ho detta a Clodion si cara,
e ch'avea, a par d'ogn'altra, fatto bella
Natura, a dar bellezze cosi avara.
Con lei ragiona: intanto arde e martella
di fuor l'amante aspra passione amara;
il qual non differisce a mandar prieghi
al cavallier, che dar non gli la nieghi.
89
Tristano, ancor che lei molto non prezze,
ne prezzar, fuor ch'Isotta, altra potrebbe
(ch'altra ne ch'ami vuol ne ch'accarezze
la pozion che gia incantata bebbe),
pur, perche vendicarsi de l'asprezze
che Clodion gli ha usate si vorebbe:
- Di far gran torto mi parria (gli disse)
che tal bellezza del suo albergo uscisse.
90
E quando a Clodion dormire incresca
solo alla frasca, e compagnia domandi,
una giovane ho meco bella e fresca,
non pero di bellezze cosi grandi.
Questa saro contento che fuor esca,
e ch'ubbidisca a tutti i suoi comandi;
ma la piu bella mi par dritto e giusto
che stia con quel di noi ch'e piu robusto. -
91
Escluso Clodione e malcontento,
ando sbuffando tutta notte in volta,
come s'a quei che ne l'alloggiamento
dormiano ad agio, fesse egli l'ascolta;
e molto piu che del freddo e del vento,
si dolea de la donna che gli e tolta.
La mattina Tristano a cui ne 'ncrebbe,
gli la rende, donde il dolor fin ebbe:
92
perche gli disse, e lo fe' chiaro e certo,
che qual trovolla, tal gli la rendea;
e ben che degno era d'ogni onta in merto
de la discortesia ch'usata avea,
pur contentar d'averlo allo scoperto
fatto star tutta notte si volea:
ne l'escusa accetto, che fosse Amore
stato cagion di cosi grave errore;
93
ch'Amor de' far gentile un cor villano,
e non far d'un gentil contrario effetto.
Partito che si fu di qui Tristano,
Clodion non ste' molto a mutar tetto;
ma prima consegno la rocca in mano
a un cavallier, che molto gli era accetto,
con patto ch'egli e chi da lui venisse,
quest'uso in albergar sempre seguisse:
94
che 'l cavallier ch'abbia maggior possanza,
e la donna belta, sempre ci alloggi;
e chi vinto riman, voti la stanza,
dorma sul prato, o altrove scenda e poggi.
E finalmente ci fe' por l'usanza
che vedete durar fin al di d'oggi. -
Or, mentre il cavallier questo dicea,
lo scalco por la mensa fatto avea.
95
Fatto l'avea ne la gran sala porre,
di che non era al mondo la piu bella;
indi con torchi accesi venne a torre
le belle donne, e le condusse in quella.
Bradamante, all'entrar, con gli occhi scorre,
e similmente fa l'altra donzella;
e tutte piene le superbe mura
veggon di nobilissima pittura.
96
Di si belle figure e adorno il loco,
che per mirarle oblian la cena quasi,
ancor che ai corpi non bisogni poco,
pel travaglio del di lassi rimasi,
e lo scalco si doglia e doglia il coco,
che i cibi lascin raffreddar nei vasi.
Pur fu chi disse: - Meglio fia che voi
pasciate prima il ventre, e gli occhi poi. -
97
S'erano assisi, e porre alle vivande
voleano man, quando il signor s'avide
che l'alloggiar due donne e un error grande:
l'una ha da star, l'altra convien che snide.
Stia la piu bella, e la men fuor si mande,
dove la pioggia bagna e 'l vento stride.
Perche non vi son giunte amendue a un'ora,
l'una ha a partire, e l'altra a far dimora.
98
Chiama duo vecchi, e chiama alcune sue
donne di casa, a tal giudizio buone;
e le donzelle mira, e di lor due
chi la piu bella sia, fa paragone.
Finalmente parer di tutti fue
ch'era piu bella la figlia d'Amone;
e non men di belta l'altra vincea,
che di valore i guerrier vinti avea.
99
Alla donna d'Islanda, che non sanza
molta sospizion stava di questo,
il signor disse: - Che servian l'usanza,
non v'ha, donna, a parer se non onesto.
A voi convien procacciar d'altra stanza,
quando a noi tutti e chiaro e manifesto
che costei di bellezze e di sembianti,
ancor ch'inculta sia, vi passa inanti. -
100
Come si vede in un momento oscura
nube salir d'umida valle al cielo,
che la faccia che prima era si pura
cuopre del sol con tenebroso velo;
cosi la donna alla sentenza dura
che fuor la caccia ove e la pioggia e 'l gielo,
cangiar si vide, e non parer piu quella
che fu pur dianzi si gioconda e bella.
101
S'impallidisce e tutta cangia in viso,
che tal sentenza udir poco le aggrada.
Ma Bradamante con un saggio aviso,
che per pieta non vuol che se ne vada,
rispose: - A me non par che ben deciso,
ne che ben giusto alcun giudicio cada,
ove prima non s'oda quanto nieghi
la parte o affermi, e sue ragioni alleghi.
102
Io ch'a difender questa causa toglio,
dico: o piu bella o men ch'io sia di lei,
non venni come donna qui, ne voglio
che sian di donna ora i progressi miei.
Ma chi dira, se tutta non mi spoglio,
s'io sono o s'io non son quel ch'e costei?
E quel che non si sa non si de' dire,
e tanto men, quando altri n'ha a patire.
103
Ben son degli altri ancor, c'hanno le chiome
lunghe, com'io, ne donne son per questo.
Se come cavallier la stanza, o come
donna acquistata m'abbia, e manifesto:
perche dunque volete darmi nome
di donna, se di maschio e ogni mio gesto?
La legge vostra vuol che ne sian spinte
donne da donne, e non da guerrier vinte.
104
Poniamo ancor, che, come a voi pur pare,
io donna sia (che non pero il concedo),
ma che la mia belta non fosse pare
a quella di costei; non pero credo
che mi vorreste la merce levare
di mia virtu, se ben di viso io cedo.
Perder per men belta giusto non parmi
quel c'ho acquistato per virtu con l'armi.
105
E quando ancor fosse l'usanza tale,
che chi perde in belta ne dovesse ire,
io ci vorrei restare, o bene o male
che la mia ostinazion dovesse uscire.
Per questo, che contesa diseguale
e tra me e questa donna, vo' inferire
che, contendendo di belta, puo assai
perdere, e meco guadagnar non mai.
106
E se guadagni e perdite non sono
in tutto pari, ingiusto e ogni partito:
si ch'a lei per ragion, si ancor per dono
spezial, non sia l'albergo proibito.
E s'alcuno di dir che non sia buono
e dritto il mio giudizio sara ardito,
saro per sostenergli a suo piacere,
che 'l mio sia vero, e falso il suo parere. -
107
La figliuola d'Amon, mossa a pietade
che questa gentil donna debba a torto
esser cacciata ove la pioggia cade,
ove ne tetto, ove ne pure e un sporto,
al signor de l'albergo persuade
con ragion molte e con parlare accorto,
ma molto piu con quel ch'al fin concluse,
che resti cheto e accetti le sue scuse.
108
Qual sotto il piu cocente ardore estivo,
quando di ber piu desiosa e l'erba,
il fior ch'era vicino a restar privo
di tutto quell'umor ch'in vita il serba,
sente l'amata pioggia e si fa vivo;
cosi, poi che difesa si superba
si vide apparecchiar la messaggera,
lieta e bella torno come prim'era.
109
La cena, stata lor buon pezzo avante,
ne ancor pur tocca, al fin godersi in festa,
senza che piu di cavalliero errante
nuova venuta fosse lor molesta.
La goder gli altri, ma non Bradamante,
pure all'usanza addolorata e mesta;
che quel timor, che quel sospetto ingiusto
che sempre avea nel cor, le tollea il gusto.
110
Finita ch'ella fu (che saria forse
stata piu lunga, se 'l desir non era
di cibar gli occhi), Bradamante sorse,
e sorse appresso a lei la messaggera.
Accenno quel signore ad un che corse
e prestamente allumo molta cera,
che splender fe' la sala in ogni canto.
Quel che segui diro ne l'altro canto.
CANTO TRENTATREESIMO
1
Timagora, Parrasio, Polignoto,
Protogene, Timante, Apollodoro,
Apelle, piu di tutti questi noto,
e Zeusi, e gli altri ch'a quei tempi foro;
di quai la fama (mal grado di Cloto,
che spinse i corpi e dipoi l'opre loro)
sempre stara, fin che si legga e scriva,
merce degli scrittori, al mondo viva:
2
e quei che furo a' nostri di, o sono ora,
Leonardo, Andrea Mantegna, Gian Bellino,
duo Dossi, e quel ch'a par sculpe e colora,
Michel, piu che mortale, angel divino;
Bastiano, Rafael, Tizian, ch'onora
non men Cador, che quei Venezia e Urbino;
e gli altri di cui tal l'opra si vede,
qual de la prisca eta si legge e crede:
3
questi che noi veggian pittori, e quelli
che gia mille e mill'anni in pregio furo,
le cose che son state, coi pennelli
fatt'hanno, altri su l'asse, altri sul muro.
Non pero udiste antiqui, ne novelli
vedeste mai dipingere il futuro:
e pur si sono istorie anco trovate,
che son dipinte inanzi che sian state.
4
Ma di saperlo far non si dia vanto
pittore antico ne pittor moderno;
e ceda pur quest'arte al solo incanto,
del qual trieman gli spirti de lo 'nferno.
La sala ch'io dicea ne l'altro canto,
Merlin col libro, o fosse al lago Averno,
o fosse sacro alle Nursine grotte,
fece far dai demonii in una notte.
5
Quest'arte, con che i nostri antiqui fenno
mirande prove, a nostra etade e estinta.
Ma ritornando ove aspettar mi denno
quei che la sala hanno a veder dipinta,
dico ch'a uno scudier fu fatto cenno,
ch'accese i torchi; onde la notte, vinta
dal gran splendor, si dileguo d'intorno;
ne piu vi si vedria, se fosse giorno.
6
Quel signor disse lor: - Vo' che sappiate,
che de le guerre che son qui ritratte,
fin al di d'oggi poche ne son state;
e son prima dipinte, che sian fatte.
Chi l'ha dipinte, ancor l'ha indovinate.
Quando vittoria avran, quando disfatte
in Italia saran le genti nostre,
potrete qui veder come si mostre.
7
Le guerre ch'i Franceschi da far hanno
di la da l'Alpe, o bene o mal successe,
dal tempo suo fin al millesim'anno,
Merlin profeta in questa sala messe;
il qual mandato fu dal re britanno
al franco re ch'a Marcomir successe:
e perche lo mandassi, e perche fatto
da Merlin fu il lavor, vi diro a un tratto.
8
Re Fieramonte, che passo primiero
con l'esercito franco in Gallia il Reno,
poi che quella occupo, facea pensiero
di porre alla superba Italia il freno.
Faceal percio, che piu 'l romano Impero
vedea di giorno in giorno venir meno:
e per tal causa col britanno Arturo
volse far lega; ch'ambi a un tempo furo.
9
Artur, ch'impresa ancor senza consiglio
del profeta Merlin non fece mai,
di Merlin, dico, del demonio figlio,
che del futuro antivedeva assai,
per lui seppe, e saper fece il periglio
a Fieramonte, a che di molti guai
porra sua gente, s'entra ne la terra
ch'Apenin parte, e il mare e l'Alpe serra.
10
Merlin gli fe' veder che quasi tutti
gli altri che poi di Francia scettro avranno,
o di ferro gli eserciti distrutti,
o di fame o di peste si vedranno;
e che brevi allegrezze e lunghi lutti,
poco guadagno ed infinito danno
riporteran d'Italia; che non lice
che 'l Giglio in quel terreno abbia radice.
11
Re Fieramonte gli presto tal fede,
ch'altrove disegno volger l'armata;
e Merlin, che cosi la cosa vede,
ch'abbia a venir, come se gia sia stata,
avere a' prieghi di quel re si crede
la sala per incanto istoriata,
ove dei Franchi ogni futuro gesto,
come gia stato sia, fa manifesto.
12
Accio chi poi succedera, comprenda
che, come ha d'acquistar vittoria e onore,
qualor d'Italia la difesa prenda
incontra ogn'altro barbaro furore;
cosi, s'avvien ch'a danneggiarla scenda,
per porle il giogo e farsene signore,
comprenda, dico, e rendasi ben certo
ch'oltre a quei monti avra il sepulcro aperto. -
13
Cosi disse; e meno le donne dove
incomincian l'istorie: e Singiberto
fa lor veder, che per tesor si muove,
che gli ha Maurizio imperatore offerto.
- Ecco che scende dal monte di Giove
nel pian da l'Ambra e dal Ticino aperto.
Vedete Eutar, che non pur l'ha respinto,
ma volto in fuga e fracassato e vinto.
14
Vedete Clodoveo, ch'a piu di cento
mila persone fa passare il monte:
vedete il duca la di Benevento,
che con numer dispar vien loro a fronte.
Ecco finge lasciar l'alloggiamento,
e pon gli aguati: ecco, con morti ed onte,
al vin lombardo la gente francesca
corre, e riman come la lasca all'esca.
15
Ecco in Italia Childiberto quanta
gente di Francia e capitani invia;
ne piu che Clodoveo, si gloria e vanta
ch'abbia spogliata o vinta Lombardia;
che la spada del ciel scende con tanta
strage de' suoi, che n'e piena ogni via,
morti di caldo e di profluvio d'alvo;
si che di dieci un non ne torna salvo.
16
Mostra Pipino, e mostra Carlo appresso,
come in Italia un dopo l'altro scenda,
e v'abbia questo e quel lieto successo,
che venuto non v'e perche l'offenda;
ma l'uno, accio il pastor Stefano oppresso,
l'altro Adriano, e poi Leon difenda:
l'un doma Aistulfo, e l'altro vince e prende
il successore, e al papa il suo onor rende.
17
Lor mostra appresso un giovene Pipino,
che con sua gente par che tutto cuopra
da le Fornaci al lito pelestino;
e faccia con gran spesa e con lung'opra
il ponte a Malamocco, e che vicino
giunga a Rialto, e vi combatta sopra.
Poi fuggir sembra, e che i suoi lasci sotto
l'acque; che 'l ponte il vento e 'l mar gli han rotto.
18
- Ecco Luigi Borgognon, che scende
la dove par che resti vinto e preso,
e che giurar gli faccia chi lo prende,
che piu da l'arme sue non sara offeso.
Ecco che 'l giuramento vilipende;
ecco di nuovo cade al laccio teso;
ecco vi lascia gli occhi, e come talpe
lo riportano i suoi di qua da l'Alpe.
19
Vedete un Ugo d'Arli far gran fatti,
e che d'Italia caccia i Berengari;
e due o tre volte gli ha rotti e disfatti,
or dagli Unni rimessi, or dai Bavari.
Poi da piu forza e stretto di far patti
con l'inimico, e non sta in vita guari;
ne guari dopo lui vi sta l'erede,
e 'l regno intero a Berengario cede.
20
Vedete un altro Carlo, che a' conforti
del buon Pastor fuoco in Italia ha messo;
e in due fiere battaglie ha duo re morti,
Manfredi prima, e Coradino appresso.
Poi la sua gente, che con mille torti
sembra tenere il nuovo regno oppresso,
di qua e di la per le citta divisa,
vedete a un suon di vespro tutta uccisa. -
21
Lor mostra poi (ma vi parea intervallo
di molti e molti, non ch'anni, ma lustri)
scender dai monti un capitano Gallo,
e romper guerra ai gran Visconti illustri;
e con gente francesca a pie e a cavallo
par ch'Alessandria intorno cinga e lustri;
e che 'l duca il presidio dentro posto,
e fuor abbia l'aguato un po' discosto;
22
e la gente di Francia malaccorta,
tratta con arte ove la rete e tesa,
col conte Armeniaco, la cui scorta
l'avea condotta all'infelice impresa,
giaccia per tutta la campagna morta,
parte sia tratta in Alessandria presa:
e di sangue non men che d'acqua grosso,
il Tanaro si vede il Po far rosso.
23
Un, detto de la Marca, e tre Angioini
mostra l'un dopo l'altro, e dice: - Questi
a Bruci, a Dauni, a Marsi, a Salentini
vedete come son spesso molesti.
Ma ne de' Franchi val ne de' Latini
aiuto si, ch'alcun di lor vi resti:
ecco li caccia fuor del regno, quante
volte vi vanno, Alfonso e poi Ferrante.
24
Vedete Carlo ottavo, che discende
da l'Alpe, e seco ha il fior di tutta Francia,
che passa il Liri e tutto 'l regno prende
senza mai stringer spada o abbassar lancia,
fuor che lo scoglio ch'a Tifeo si stende
su le braccia, sul petto e su la pancia;
che del buon sangue d'Avalo al contrasto
la virtu trova d'Inico del Vasto. -
25
Il signor de la rocca, che venia
quest'istoria additando a Bradamante,
mostrato che l'ebbe Ischia, disse: - Pria
ch'a vedere altro piu vi meni avante,
io vi diro quel ch'a me dir solia
il bisavolo mio, quand'io era infante,
e quel che similmente mi dicea
che da suo padre udito anch'esso avea;
26
e 'l padre suo da un altro, o padre o fosse
avolo, e l'un da l'altro sin a quello
ch'a udirlo da quel proprio ritrovosse,
che l'imagini fe' senza pennello,
che qui vedete bianche, azzurre e rosse:
udi che, quando al re mostro il castello
ch'or mostro a voi su quest'altiero scoglio,
gli disse quel ch'a voi riferir voglio.
27
Udi che gli dicea ch'in in questo loco
di quel buon cavallier che lo difende
con tanto ardir, che par disprezzi il fuoco
che d'ogn'intorno e sino al Faro incende,
nascer debbe in quei tempi o dopo poco
(e ben gli disse l'anno e le calende)
un cavalliero, a cui sara secondo
ogn'altro che sin qui sia stato al mondo.
28
Non fu Nireo si bel, non si eccellente
di forze Achille, e non si ardito Ulisse,
non si veloce Lada, non prudente
Nestor, che tanto seppe e tanto visse,
non tanto liberal, tanto clemente,
l'antica fama Cesare descrisse;
che verso l'uom ch'in Ischia nascer deve,
non abbia ogni lor vanto a restar lieve.
29
E se si glorio l'antiqua Creta,
quando il nipote in lei nacque di Celo,
se Tebe fece Ercole e Bacco lieta,
se si vanto dei duo gemelli Delo;
ne questa isola avra da starsi cheta,
che non s'esalti e non si levi in cielo,
quando nascera in lei quel gran marchese
ch'avra si d'ogni grazia il ciel cortese.
30
Merlin gli disse, e replicogli spesso,
ch'era serbato a nascere all'etade
che piu il romano Imperio saria oppresso,
accio per lui tornasse in libertade.
Ma perche alcuno de' suoi gesti appresso
vi mostrero, predirli non accade. -
Cosi disse; e torno all'istoria dove
di Carlo si vedean l'inclite prove.
31
- Ecco (dicea) si pente Ludovico
d'aver fatto in ltalia venir Carlo;
che sol per travagliar l'emulo antico
chiamato ve l'avea, non per cacciarlo;
e se gli scuopre al ritornar nimico
con Veneziani in lega, e vuol pigliarlo.
Ecco la lancia il re animoso abbassa,
apre la strada e, lor mal grado, passa.
32
Ma la sua gente ch'a difesa resta
del nuovo regno, ha ben contraria sorte;
che Ferrante, con l'opra che gli presta
il signor mantuan, torna si forte,
ch'in pochi mesi non ne lascia testa,
o in terra o in mar, che non sia messa a morte:
poi per un uom che gli e con fraude estinto,
non par che senta il gaudio d'aver vinto. -
33
Cosi dicendo, mostragli il marchese
Alfonso di Pescara, e dice: - Dopo
che costui comparito in mille imprese
sara piu risplendente che piropo,
ecco qui ne l'insidie che gli ha tese
con un trattato doppio il rio Etiopo,
come scannato di saetta cade
il miglior cavallier di quella etade.
34
Poi mostra ove il duodecimo Luigi
passa con scorta italiana i monti,
e svelto il Moro, pon la Fiordaligi
nel fecondo terren gia de' Visconti.
Indi manda sua gente pei vestigi
di Carlo, a far sul Garigliano i ponti;
la quale appresso andar rotta e dispersa
si vede, e morta e nel fiume summersa.
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