Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Digli questo, e non altro; e se quel vuole
saper da te ch'io son, di' che nol sai. -
Quella rispose umana come suole:
- Non saro stanca in tuo servizio mai,
spender la vita, non che le parole;
che tu ancora per me cosi fatto hai. -
Grazie le rende Bradamante, e piglia
Frontino, e le lo porge per la briglia.
62
Lungo il fiume le belle e pellegrine
giovani vanno a gran giornate insieme,
tanto che veggono Arli, e le vicine
rive odon risonar del mar che freme.
Bradamante si ferma alle confine
quasi de' borghi ed alle sbarre estreme,
per dare a Fiordiligi atto intervallo,
che condurre a Ruggier possa il cavallo.
63
Vien Fiordiligi, ed entra nel rastrello,
nel ponte e ne la porta; e seco prende
chi le fa compagnia fin all'ostello
ove abita Ruggiero, e quivi scende;
e, secondo il mandato, al damigello
fa l'imbasciata, e il buon Frontin gli rende:
indi va, che risposta non aspetta,
ad eseguire il suo bisogno in fretta.
64
Ruggier riman confuso e in pensier grande,
e non sa ritrovar capo ne via
di saper chi lo sfide, e chi gli mande
a dire oltraggio e a fargli cortesia.
Che costui senza fede lo domande,
o possa domandar uomo che sia,
non sa veder ne imaginare; e prima,
ch'ogn'altro sia che Bradamante, istima.
65
Che fosse Rodomonte, era piu presto
ad aver, che fosse altri, opinione;
e perche ancor da lui debba udir questo,
pensa, ne imaginar puo la cagione.
Fuor che con lui, non sa di tutto 'l resto
del mondo, con chi lite abbia e tenzone.
Intanto la donzella di Dordona
chiede battaglia, e forte il corno suona.
66
Vien la nuova a Marsilio e ad Agramante,
ch'un cavallier di fuor chiede battaglia.
A caso Serpentin loro era avante,
ed impetro di vestir piastra e maglia,
e promesse pigliar questo arrogante.
Il popul venne sopra la muraglia;
ne fanciullo resto, ne resto veglio,
che non fosse a veder chi fesse meglio.
67
Con ricca sopravesta e bello arnese
Serpentin da la Stella in giostra venne.
Al primo scontro in terra si distese:
il destrier aver parve a fuggir penne.
Dietro gli corse la donna cortese,
e per la briglia al Saracin lo tenne,
e disse: - Monta, e fa che 'l tuo signore
mi mandi un cavallier di te migliore. -
68
Il re african, ch'era con gran famiglia
sopra le mura alla giostra vicino,
del cortese atto assai si maraviglia,
ch'usato ha la donzella a Serpentino.
- Di ragion puo pigliarlo, e non lo piglia, -
diceva, udendo il popul saracino.
Serpentin giunge, e come ella commanda,
un miglior da sua parte al re domanda.
69
Grandonio di Volterna furibondo,
il piu superbo cavallier di Spagna,
pregando fece si, che fu il secondo,
ed usci con minacce alla campagna.
- Tua cortesia nulla ti vaglia al mondo;
che, quando da me vinto tu rimagna,
al mio signor menar preso ti voglio:
ma qui morrai, s'io posso, come soglio. -
70
La donna disse lui: - Tua villania
non vo' che men cortese far mi possa,
ch'io non ti dica che tu torni pria
che sul duro terren ti doglian l'ossa.
Ritorna, e di' al tuo re da parte mia,
che per simile a te non mi son mossa;
ma per trovar guerrier che 'l pregio vaglia,
son qui venuta a domandar battaglia. -
71
Il mordace parlare, acre ed acerbo,
gran fuoco al cor del Saracino attizza;
si che senza poter replicar verbo,
volta il destrier con colera e con stizza.
Volta la donna, e contra quel superbo
la lancia d'oro e Rabicano drizza.
Come l'asta fatal lo scudo tocca,
coi piedi al cielo il Saracin trabocca.
72
Il destrier la magnanima guerriera
gli prese, e disse: - Pur tel prediss'io,
che far la mia imbasciata meglio t'era,
che de la giostra aver tanto disio.
Di', al re, ti prego, che fuor de la schiera
elegga un cavallier che sia par mio;
ne voglia con voi altri affaticarme,
ch'avete poca esperienza d'arme. -
73
Quei da le mura, che stimar non sanno
chi sia il guerriero in su l'arcion si saldo,
quei piu famosi nominando vanno,
che tremar li fan spesso al maggior caldo.
Che Brandimarte sia, molti detto hanno:
la piu parte s'accorda esser Rinaldo:
molti su Orlando avrian fatto disegno;
ma il suo caso sapean di pieta degno.
74
La terza giostra il figlio di Lanfusa
chiedendo, disse: - Non che vincer speri,
ma perche di cader piu degna scusa
abbian, cadendo anch'io, questi guerrieri. -
E poi di tutto quel ch'in giostra s'usa
si messe in punto; e di cento destrieri
che tenea in stalla, d'un tolse l'eletta,
ch'avea il correre acconcio, e di gran fretta.
75
Contra la donna per giostrar si fece;
ma prima salutolla, ed ella lui.
Disse la donna: - Se saper mi lece,
ditemi in cortesia che siate vui. -
Di questo Ferrau le satisfece,
ch'uso di rado di celarsi altrui.
Ella soggiunse: - Voi gia non rifiuto,
ma avria piu volentieri altri voluto. -
76
- E chi? - Ferrau disse. Ella rispose:
- Ruggiero; - e a pena il pote proferire,
e sparse d'un color come di rose
la bellissima faccia in questo dire.
Soggiunse al detto poi: - Le cui famose
lode a tal prova m'han fatto venire.
Altro non bramo, e d'altro non mi cale,
che di provar come egli in giostra vale. -
77
Semplicemente disse le parole
che forse alcuno ha gia prese a malizia.
Rispose Ferrau: - Prima si vuole
provar tra noi chi sa piu di milizia.
Se di me avvien quel che di molti suole,
poi verra ad emendar la mia tristizia
quel gentil cavallier che tu dimostri
aver tanto desio che teco giostri. -
78
Parlando tuttavolta la donzella
teneva la visiera alta dal viso.
Mirando Ferrau la faccia bella,
si sente rimaner mezzo conquiso,
e taciturno dentro a se favella:
- Questo un angel mi par del paradiso;
e ancor che con la lancia non mi tocchi,
abbattuto son gia da' suoi begli occhi. -
79
Preson del campo; e come agli altri avvenne,
Ferrau se n'usci di sella netto.
Bradamante il destrier suo gli ritenne,
e disse: - Torna, e serva quel c'hai detto. -
Ferrau vergognoso se ne venne,
e ritrovo Ruggier ch'era al cospetto
del re Agramante; e gli fece sapere
ch'alla battaglia il cavallier lo chere.
80
Ruggier non conoscendo ancor chi fosse
chi a sfidar lo mandava alla battaglia,
quasi certo di vincere, allegrosse;
e le piastre arrecar fece e la maglia:
ne l'aver visto alle gravi percosse,
che gli altri sian caduti, il cor gli smaglia.
Come s'armasse, e come uscisse, e quanto
poi ne segui, lo serbo all'altro canto.
CANTO TRENTASEIESIMO
1
Convien ch'ovunque sia, sempre cortese
sia un cor gentil, ch'esser non puo altrimente;
che per natura e per abito prese
quel che di mutar poi non e possente.
Convien ch'ovunque sia, sempre palese
un cor villan si mostri similmente.
Natura inchina al male, e viene a farsi
l'abito poi difficile a mutarsi.
2
Di cortesia, di gentilezza esempi
fra gli antiqui guerrier si vider molti,
e pochi fra i moderni; ma degli empi
costumi avvien ch'assai ne vegga e ascolti
in quella guerra, Ippolito, che i tempi
di segni ornaste agli nimici tolti,
e che traeste lor galee captive
di preda carche alle paterne rive.
3
Tutti gli atti crudeli ed inumani
ch'usasse mai Tartaro o Turco o Moro,
(non gia con volonta de' Veneziani,
che sempre esempio di giustizia foro),
usaron l'empie e scelerate mani
di rei soldati, mercenari loro.
Io non dico or di tanti accesi fuochi
ch'arson le ville e i nostri ameni lochi:
4
ben che fu quella ancor brutta vendetta,
massimamente contra voi, ch'appresso
Cesare essendo, mentre Padua stretta
era d'assedio, ben sapea che spesso
per voi piu d'una fiamma fu interdetta,
e spento il fuoco ancor, poi che fu messo,
da villaggi e da templi, come piacque,
all'alta cortesia che con voi nacque.
5
Io non parlo di questo ne di tanti
altri lor discortesi e crudeli atti;
ma sol di quel che trar dai sassi i pianti
debbe poter, qual volta se ne tratti:
quel di, Signor, che la famiglia inanti
vostra mandaste la dove ritratti
dai legni lor con importuni auspici
s'erano in luogo forte gl'inimici.
6
Qual Ettorre ed Enea sin dentro ai flutti,
per abbruciar le navi greche, andaro;
un Ercol vidi e un Alessandro, indutti
da troppo ardir, partirsi a paro a paro,
e spronando i destrier, passarci tutti,
e i nemici turbar fin nel riparo,
e gir si inanzi, ch'al secondo molto
aspro fu il ritornare, e al primo tolto.
7
Salvossi il Ferruffin, resto il Cantelmo.
Che cor, duca di Sora, che consiglio
fu allora il tuo, che trar vedesti l'elmo
fra mille spade al generoso figlio,
e menar preso a nave, e sopra un schelmo
troncargli il capo? Ben mi maraviglio
che darti morte lo spettacol solo
non pote, quanto il ferro a tuo figliuolo.
8
Schiavon crudele, onde hai tu il modo appreso
de la milizia? In qual Scizia s'intende
ch'uccider si debba un, poi che gli e preso,
che rende l'arme, e piu non si difende?
Dunque uccidesti lui, perche ha difeso
la patria? Il sole a torto oggi risplende,
crudel seculo, poi che pieno sei
di Tiesti, di Tantali e di Atrei.
9
Festi, barbar crudel, del capo scemo
il piu ardito garzon che di sua etade
fosse da un polo e l'altro, e da l'estremo
lito degl'Indi a quello ove il sol cade.
Potea in Antropofago, in Polifemo
la belta e gli anni suoi trovar pietade;
ma non in te, piu crudo e piu fellone
d'ogni Ciclope e d'ogni Lestrigone.
10
Simile esempio non credo che sia
fra gli antiqui guerrier, di quai li studi
tutti fur gentilezza e cortesia;
ne dopo la vittoria erano crudi.
Bradamante non sol non era ria
a quei ch'avea, toccando lor gli scudi,
fatto uscir de la sella, ma tenea
loro i cavalli, e rimontar facea.
11
Di questa donna valorosa e bella
io vi dissi di sopra, che abbattuto
avea Serpentin quel da la Stella,
Grandonio di Volterra e Ferrauto,
e ciascun d'essi poi rimesso in sella;
e dissi ancor che 'l terzo era venuto,
da lei mandato a disfidar Ruggiero,
la dove era stimata un cavalliero.
12
Ruggier tenne lo 'nvito allegramente,
e l'armatura sua fece venire.
Or mentre che s'armava al re presente,
tornaron quei signor di nuovo a dire
chi fosse il cavallier tanto eccellente,
che di lancia sapea si ben ferire;
e Ferrau, che parlato gli avea,
fu domandato se lo conoscea.
13
Rispose Ferrau: - Tenete certo
che non e alcun di quei ch'avete detto.
A me parea, ch'il vidi a viso aperto,
il fratel di Rinaldo giovinetto:
ma poi ch'io n'ho l'alto valore esperto,
e so che non puo tanto Ricciardetto,
penso che sia la sua sorella, molto
(per quel ch'io n'odo) a lui simil di volto.
14
Ella ha ben fama d'esser forte a pare
del suo Rinaldo e d'ogni paladino;
ma, per quanto io ne veggo oggi, mi pare
che val piu del fratel, piu del cugino. -
Come Ruggier lei sente ricordare,
del vermiglio color che 'l matutino
sparge per l'aria, si dipinge in faccia,
e nel cor triema, e non sa che si faccia.
15
A questo annunzio, stimulato e punto
da l'amoroso stral, dentro infiammarse,
e per l'ossa senti tutto in un punto
correre un giaccio che 'l timor vi sparse,
timor ch'un nuovo sdegno abbia consunto
quel grande amor che gia per lui si l'arse.
Di cio confuso non si risolveva,
s'incontra uscirle, o pur restar doveva.
16
Or quivi ritrovandosi Marfisa,
che d'uscire alla giostra avea gran voglia,
ed era armata, perche in altra guisa
e raro, o notte o di, che tu la coglia;
sentendo che Ruggier s'arma, s'avisa
che di quella vittoria ella si spoglia
se lascia che Ruggiero esca fuor prima:
pensa ire inanzi, e averne il pregio stima.
17
Salta a cavallo, e vien spronando in fretta
ove nel campo la figlia d'Amone
con palpitante cor Ruggiero aspetta,
desiderosa farselo prigione,
e pensa solo ove la lancia metta,
perche del colpo abbia minor lesione.
Marfisa se ne vien fuor de la porta,
e sopra l'elmo una fenice porta;
18
o sia per sua superbia, dinotando
se stessa unica al mondo in esser forte,
o pur sua casta intenzion lodando
di viver sempremai senza consorte.
La figliuola d'Amon la mira; e quando
le fattezze ch'amava non ha scorte,
come si nomi le domanda, ed ode
esser colei che del suo amor si gode;
19
o per dir meglio, esser colei che crede
che goda del suo amor, colei che tanto
ha in odio e in ira, che morir si vede,
se sopra lei non vendica il suo pianto.
Volta il cavallo, e con gran furia riede,
non per desir di porla in terra, quanto
di passarle con l'asta in mezzo il petto,
e libera restar d'ogni suspetto.
20
Forza e a Marfisa ch'a quel colpo vada
a provar se 'l terreno e duro o molle;
e cosa tanto insolita le accada,
ch'ella n'e per venir di sdegno folle.
Fu in terra a pena, che trasse la spada,
e vendicar di quel cader si volle.
La figliuola d'Amon non meno altiera
grido: - Che fai? tu sei mia prigioniera.
21
Se bene uso con gli altri cortesia,
usar teco, Marfisa, non la voglio,
come a colei che d'ogni villania
odo che sei dotata e d'ogni orgoglio. -
Marfisa a quel parlar fremer s'udia
come un vento marino in uno scoglio.
Grida, ma si per rabbia si confonde,
che non puo esprimer fuor quel che risponde.
22
Mena la spada, e piu ferir non mira
lei, che 'l destrier, nel petto e ne la pancia:
ma Bradamante al suo la briglia gira,
e quel da parte subito si lancia;
e tutto a un tempo con isdegno ed ira
la figliuola d'Amon spinge la lancia,
e con quella Marfisa tocca a pena,
che la fa riversar sopra l'arena.
23
A pena ella fu in terra, che rizzosse,
cercando far con la spada mal'opra.
Di nuovo l'asta Bradamante mosse,
e Marfisa di nuovo ando sozzopra.
Ben che possente Bradamante fosse,
non pero si a Marfisa era di sopra,
che l'avesse ogni colpo riversata;
ma tal virtu ne l'asta era incantata.
24
Alcuni cavallieri in questo mezzo,
alcuni, dico, de la parte nostra,
se n'erano venuti dove, in mezzo
l'un campo e l'altro, si facea la giostra
(che non eran lontani un miglio e mezzo),
veduta la virtu che 'l suo dimostra;
il suo che non conoscono altrimente
che per un cavallier de la lor gente.
25
Questi vedendo il generoso figlio
di Troiano alle mura approssimarsi,
per ogni caso, per ogni periglio
non volse sproveduto ritrovarsi;
e fe' che molti all'arme dier di piglio,
e che fuor dei ripari appresentarsi.
Tra questi fu Ruggiero, a cui la fretta
di Marfisa la giostra avea intercetta.
26
L'inamorato giovene mirando
stava il successo, e gli tremava il core,
de la sua cara moglie dubitando;
che di Marfisa ben sapea il valore.
Dubito, dico, nel principio, quando
si mosse l'una e l'altra con furore;
ma visto poi come successe il fatto,
resto maraviglioso e stupefatto:
27
e poi che fin la lite lor non ebbe,
come avean l'altre avute, al primo incontro,
nel cor profundamente gli ne 'ncrebbe,
dubbioso pur di qualche strano incontro.
De l'una egli e de l'altra il ben vorrebbe;
ch'ama amendue: non che da porre incontro
sien questi amori: e l'un fiamma e furore,
l'altro benivolenza piu ch'amore.
28
Partita volentier la pugna avria,
se con suo onor potuto avesse farlo.
Ma quei ch'egli avea seco in compagnia,
perche non vinca la parte di Carlo,
che gia lor par che superior ne sia,
saltan nel campo, e vogliono turbarlo.
Da l'altra parte i cavallier cristiani
si fanno inanzi, e son quivi alle mani.
29
Di qua di la gridar si sente all'arme,
come usati eran far quasi ogni giorno.
Monti chi e a pie, chi non e armato s'arme,
alla bandiera ognun faccia ritorno!
dicea con chiaro e bellicoso carme
piu d'una tromba che scorrea d'intorno:
e come quelle svegliano i cavalli,
svegliano i fanti i timpani e i taballi.
30
La scaramuccia fiera e sanguinosa,
quanto si possa imaginar, si mesce.
La donna di Dordona valorosa,
a cui mirabilmente aggrava e incresce
che quel di ch'era tanto disiosa,
di por Marfisa a morte, non riesce;
di qua di la si volge e si raggira,
se Ruggier puo veder, per cui sospira.
31
Lo riconosco all'aquila d'argento
c'ha nello scudo azzurro il giovinetto.
Ella con gli occhi e col pensiero intento
si ferma a contemplar le spalle e 'l petto,
le leggiadre fattezze, e 'l movimento
pieno di grazia; e poi con gran dispetto,
imaginando ch'altra ne gioisse,
da furore assalita cosi disse:
32
- Dunque baciar si belle e dolce labbia
deve altra, se baciar non le poss'io?
Ah non sia vero gia ch'altra mai t'abbia;
che d'altra esser non dei, se non sei mio.
Piu tosto che morir sola di rabbia,
che meco di mia man mori, disio;
che se ben qui ti perdo, almen l'inferno
poi mi ti renda, e stii meco in eterno.
33
Se tu m'occidi, e ben ragion che deggi
darmi de la vendetta anco conforto;
che voglion tutti gli ordini e le leggi,
che chi da morte altrui debba esser morto.
Ne par ch'anco il tuo danno il mio pareggi;
che tu mori a ragione, io moro a torto.
Faro morir chi brama, ohime! ch'io muora;
ma tu, crudel, chi t'ama e chi t'adora.
34
Perche non dei tu, mano, essere ardita
d'aprir col ferro al mio nimico il core?
che tante volte a morte m'ha ferita
sotto la pace in sicurta d'amore,
ed or puo consentir tormi la vita,
ne pur aver pieta del mio dolore.
Contra questo empio ardisci, animo forte:
vendica mille mie con la sua morte. -
35
Gli sprona contra in questo dir, ma prima:
- Guardati (grida), perfido Ruggiero:
tu non andrai, s'io posso, de la opima
spoglia del cor d'una donzella altiero. -
Come Ruggiero ode il parlare, estima
che sia la moglie sua, com'era in vero,
la cui voce in memoria si bene ebbe,
ch'in mille riconoscer la potrebbe.
36
Ben pensa quel che le parole denno
volere inferir piu; ch'ella l'accusa
che la convenzion ch'insieme fenno,
non le osservava: onde per farne iscusa,
di volerle parlar le fece cenno:
ma quella gia con la visiera chiusa
venia dal dolor spinta e da la rabbia,
per porlo, e forse ove non era sabbia.
37
Quando Ruggier la vede tanto accesa,
si ristringe ne l'arme e ne la sella:
la lancia arresta; ma la tien sospesa,
piegata in parte ove non nuoccia a quella.
La donna, ch'a ferirlo e a fargli offesa
venia con mente di pieta rubella,
non pote sofferir, come fu appresso,
di porlo in terra e fargli oltraggio espresso.
38
Cosi lor lance van d'effetto vote
a quello incontro; e basta ben s'Amore
con l'un giostra e con l'altro, e gli percuote
d'una amorosa lancia in mezzo il core.
Poi che la donna sofferir non puote
di far onta a Ruggier, volge il furore
che l'arde il petto, altrove; e vi fa cose
che saran, fin che giri il ciel, famose.
39
In poco spazio ne gitto per terra
trecento e piu con quella lancia d'oro.
Ella sola quel di vinse la guerra,
messe ella sola in fuga il popul Moro.
Ruggier di qua di la s'aggira ed erra
tanto, che se le accosta e dice: - Io moro,
s'io non ti parlo: ohime! che t'ho fatto io,
che mi debbi fuggire? Odi, per Dio! -
40
Come ai meridional tiepidi venti,
che spirano dal mare il fiato caldo,
le nievi si disciolveno e i torrenti,
e il ghiaccio che pur dianzi era si saldo;
cosi a quei prieghi, a quei brevi lamenti
il cor de la sorella di Rinaldo
subito ritorno pietoso e molle,
che l'ira, piu che marmo, indurar volle.
41
Non vuol dargli, o non puote, altra risposta;
ma da traverso sprona Rabicano,
e quanto puo dagli altri si discosta,
ed a Ruggiero accenna con la mano.
Fuor de la moltitudine in reposta
valle si trasse, ov'era un piccol piano
ch'in mezzo avea un boschetto di cipressi
che parean d'una stampa, tutti impressi.
42
In quel boschetto era di bianchi marmi
fatta di nuovo un'alta sepoltura.
Chi dentro giaccia, era con brevi carmi
notato a chi saperlo avesse cura.
Ma quivi giunta Bradamante, parmi
che gia non pose mente alla scrittura.
Ruggier dietro il cavallo affretta e punge
tanto, ch'al bosco e alla donzella giunge.
43
Ma ritorniamo a Marfisa che s'era
in questo mezzo in sul destrier rimessa,
e venia per trovar quella guerriera
che l'avea al primo scontro in terra messa:
e la vide partir fuor de la schiera,
e partir Ruggier vide e seguir essa;
ne si penso che per amor seguisse,
ma per finir con l'arme ingiurie e risse.
44
Urta il cavallo, e vien dietro alla pesta
tanto, ch'a un tempo con lor quasi arriva.
Quanto sua giunta ad ambi sia molesta,
chi vive amando, il sa, senza ch'io 'l scriva.
Ma Bradamante offesa piu ne resta,
che colei vede, onde il suo mal deriva.
Chi le puo tor che non creda esser vero
che l'amor ve la sproni di Ruggiero?
45
E perfido Ruggier di nuovo chiama.
- Non ti bastava, perfido (disse ella),
che tua perfidia sapessi per fama,
se non mi facevi anco veder quella?
Di cacciarmi da te veggo c'hai brama:
e per sbramar tua voglia iniqua e fella,
io vo' morir; ma sforzerommi ancora
che muora meco chi e cagion ch'io mora. -
46
Sdegnosa piu che vipera, si spicca,
cosi dicendo, e va contra Marfisa;
ed allo scudo l'asta si le appicca,
che la fa a dietro riversare in guisa,
che quasi mezzo l'elmo in terra ficca;
ne si puo dir che sia colta improvisa:
anzi fa incontra cio che far si puote;
e pure in terra del capo percuote.
47
La figliuola d'Amon, che vuol morire
o dar morte a Marfisa, e in tanta rabbia,
che non ha mente di nuovo a ferire
con l'asta, onde a gittar di nuovo l'abbia;
ma le pensa dal busto dipartire
il capo mezzo fitto ne la sabbia:
getta da se la lancia d'oro, e prende
la spada, e del destrier subito scende.
48
Ma tarda e la sua giunta; che si trova
Marfisa incontra, e di tanta ira piena
(poi che s'ha vista alla seconda prova
cader si facilmente su l'arena),
che pregar nulla, e nulla gridar giova
a Ruggier che di questo avea gran pena:
si l'odio e l'ira le guerriere abbaglia,
che fan da disperate la battaglia.
49
A mezzo spada vengono di botto;
e per la gran superbia che l'ha accese,
van pur inanzi, e si son gia si sotto,
ch'altro non puon che venire alle prese.
Le spade, il cui bisogno era interrotto,
lascian cadere, e cercan nuove offese.
Priega Ruggiero e supplica amendue,
ma poco frutto han le parole sue.
50
Quando pur vede che 'l pregar non vale,
di partirle per forza si dispone:
leva di mano ad amendua il pugnale,
ed al pie d'un cipresso li ripone.
Poi che ferro non han piu da far male,
con prieghi e con minaccie s'interpone:
ma tutto e invan; che la battaglia fanno
a pugni e a calci, poi ch'altro non hanno.
51
Ruggier non cessa: or l'una or l'altra prende
per le man, per le braccia, e la ritira;
e tanto fa, che di Marfisa accende
contra di se, quanto si puo piu, l'ira.
Quella che tutto il mondo vilipende,
alla amicizia di Ruggier non mira.
Poi che da Bradamante si distacca,
corre alla spada, e con Ruggier s'attacca.
52
- Tu fai da discortese e da villano,
Ruggiero, a disturbar la pugna altrui;
ma ti faro pentir con questa mano
che vo' che basti a vincervi ambedui.
Cerca Ruggier con parlar molto umano
Marfisa mitigar; ma contra lui
la trova in modo disdegnosa e fiera,
ch'un perder tempo ogni parlar seco era.
53
All'ultimo Ruggier la spada trasse,
poi che l'ira anco lui fe' rubicondo.
Non credo che spettacolo mirasse
Atene o Roma o luogo altro del mondo,
che cosi a' riguardanti dilettasse,
come diletto questo e fu giocondo
alla gelosa Bradamante, quando
questo le pose ogni sospetto in bando.
54
La sua spada avea tolta ella di terra,
e tratta s'era a riguardar da parte;
e le parea veder che 'l dio di guerra
fosse Ruggiero alla possanza e all'arte.
Una furia infernal quando si sferra
sembra Marfisa, se quel sembra Marte.
Vero e ch'un pezzo il giovene gagliardo
di non far il potere ebbe riguardo.
55
Sapea ben la virtu de la sua spada;
che tante esperienze n'ha gia fatto.
Ove giunge, convien che se ne vada
l'incanto, o nulla giovi, e stia di piatto:
si che ritien che 'l colpo suo non cada
di taglio o punta, ma sempre di piatto.
Ebbe a questo Ruggier lunga avvertenza:
ma perde pure un tratto la pazienza;
56
perche Marfisa una percossa orrenda
gli mena per dividergli la testa.
Leva lo scudo che 'l capo difenda
Ruggiero, e 'l colpo in su l'aquila pesta.
Vieta lo 'ncanto che lo spezzi o fenda;
ma di stordir non pero il braccio resta:
e s'avea altr'arme che quelle d'Ettorre,
gli potea il fiero colpo il braccio torre:
57
e saria sceso indi alla testa, dove
disegno di ferir l'aspra donzella.
Ruggiero il braccio manco a pena muove,
a pena piu sostien l'aquila bella.
Per questo ogni pieta da se rimuove;
par che negli occhi avampi una facella:
e quanto puo cacciar, caccia una punta.
Marfisa, mal per te, se n'eri giunta!
58
Io non vi so ben dir come si fosse:
la spada ando a ferire in un cipresso,
e un palmo e piu ne l'arbore cacciosse:
in modo era piantato il luogo spesso.
In quel momento il monte e il piano scosse
un gran tremuoto; e si senti con esso
da quell'avel ch'in mezzo il bosco siede,
gran voce uscir, ch'ogni mortale eccede.
59
Grida la voce orribile: - Non sia
lite tra voi: gli e ingiusto ed inumano
ch'alla sorella il fratel morte dia,
o la sorella uccida il suo germano.
Tu, mio Ruggiero, e tu, Marfisa mia,
credete al mio parlar che non e vano:
in un medesimo utero d'un seme
foste concetti, e usciste al mondo insieme.
60
Concetti foste da Ruggier secondo:
vi fu Galaciella genitrice,
i cui fratelli avendole dal mondo
cacciato il genitor vostro infelice,
senza guardar ch'avesse in corpo il pondo
di voi, ch'usciste pur di lor radice,
la fer, perche s'avesse ad affogare,
s'un debol legno porre in mezzo al mare.
61
Ma Fortuna che voi, ben che non nati,
avea gia eletti a gloriose imprese,
fece che 'l legno ai liti inabitati
sopra le Sirti a salvamento scese;
ove, poi che nel mondo v'ebbe dati,
l'anima eletta al paradiso ascese.
Come Dio volse e fu vostro destino,
a questo caso io mi trovai vicino.
62
Diedi alla madre sepoltura onesta,
qual potea darsi in si deserta arena;
e voi teneri avolti ne la vesta
meco portai sul monte di Carena;
e mansueta uscir de la foresta
fecie lasciare i figli una leena,
de le cui poppe dieci mesi e dieci
ambi nutrir con molto studio feci.
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