Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Un giorno che d'andar per la contrada
e da la stanza allontanar m'occorse,
vi sopravenne a caso una masnada
d'Arabi (e ricordarvene de' forse),
che te, Marfisa, tolser ne la strada,
ma non poter Ruggier, che meglio corse.
Restai de la tua perdita dolente,
e di Ruggier guardian piu diligente.
64
Ruggier, se ti guardo, mentre che visse,
il tuo maestro Atlante, tu lo sai.
Di te senti' predir le stelle fisse,
che tra' cristiani a tradigion morrai;
e perche il male influsso non seguisse,
tenertene lontan m'affaticai:
ne ostare al fin potendo alla tua voglia,
infermo caddi, e mi mori' di doglia.
65
Ma inanzi a morte, qui dove previdi
che con Marfisa aver pugna dovevi,
feci raccor con infernal sussidi
a formar questa tomba i sassi grevi;
ed a Caron dissi con alti gridi:
- Dopo morte non vo' lo spirto levi
di questo bosco, fin che non ci giugna
Ruggier con la sorella per far pugna. -
66
Cosi lo spirto mio per le belle ombre
ha molti di aspettato il venir vostro:
si che mai gelosia piu non t'ingombre,
o Bradamante, ch'ami Ruggier nostro.
Ma tempo e ormai che de la luce io sgombre,
e mi conduca al tenebroso chiostro. -
Qui si tacque; e a Marfisa ed alla figlia
d'Amon lascio e a Ruggier gran maraviglia.
67
Riconosce Marfisa per sorella
Ruggier con molto gaudio, ed ella lui;
e ad abbracciarsi, senza offender quella
che per Ruggiero ardea, vanno ambidui:
e rammentando de l'eta novella
alcune cose: i' feci, io dissi, io fui;
vengon trovando con piu certo effetto,
tutto esser ver quel c'ha lo spirto detto.
68
Ruggiero alla sorella non ascose
quanto avea nel cor fissa Bradamante;
e narro con parole affettuose
de le obligazion che le avea tante:
e non cesso, ch'in grand'amor compose
le discordie ch'insieme ebbono avante;
e fe', per segno di pacificarsi,
ch'umanamente andaro ad abbracciarsi.
69
A domandar poi ritorno Marfisa
chi stato fosse, e di che gente il padre;
e chi l'avesse morto, ed a che guisa,
s'in campo chiuso o fra l'armate squadre;
e chi commesso avea che fosse uccisa
dal mar atroce la misera madre:
che se gia l'avea udito da fanciulla,
or ne tenea poca memoria o nulla.
70
Ruggiero incomincio, che da' Troiani
per la linea d'Ettorre erano scesi;
che poi che Astianatte de le mani
campo d'Ulisse e da li aguati tesi,
avendo un de' fanciulli coetani
per lui lasciato, usci di quei paesi;
e dopo un lungo errar per la marina,
venne in Sicilia e domino Messina.
71
- I descendenti suoi di qua dal Faro
signoreggiar de la Calabria parte;
e dopo piu successioni andaro
ad abitar ne la citta di Marte.
Piu d'uno imperatore e re preclaro
fu di quel sangue in Roma e in altra parte,
cominciando a Costante e a Costantino,
sino a re Carlo figlio de Pipino.
72
Fu Ruggier primo e Gianbaron di questi,
Buovo, Rambaldo, al fin Ruggier secondo,
che fe', come d'Atlante udir potesti,
di nostra madre l'utero fecondo.
De la progenie nostra i chiari gesti
per l'istorie vedrai celebri al mondo. -
Segui poi, come venne il re Agolante
con Almonte e col padre d'Agramante;
73
e come meno seco una donzella
ch'era sua figlia, tanto valorosa,
che molti paladin gitto di sella;
e di Ruggiero al fin venne amorosa,
e per suo amor del padre fu ribella,
e battezzossi, e diventogli sposa.
Narro come Beltramo traditore
per la cognata arse d'incesto amore;
74
e che la patria e 'l padre e duo fratelli
tradi, cosi sperando acquistar lei;
aperse Risa agli nimici, e quelli
fer di lor tutti i portamenti rei;
come Agolante e i figli iniqui e felli
poser Galaciella, che di sei
mesi era grave, in mar senza governo,
quando fu tempestoso al maggior verno.
75
Stava Marfisa con serena fronte
fisa al parlar che 'l suo german facea:
ed esser scesa da la bella fonte
ch'avea si chiari rivi, si godea.
Quindi Mongrana e quindi Chiaramonte
le due progenie derivar sapea,
ch'al mondo fu molti e molt'anni e lustri
splendide, e senza par d'uomini illustri.
76
Poi che 'l fratello al fin le venne a dire
che 'l padre d'Agramante e l'avo e 'l zio
Ruggiero a tradigion feron morire,
e posero la moglie a caso rio;
non lo pote piu la sorella udire,
che lo 'nterroppe, e disse: - Fratel mio
(salva tua grazia), avuto hai troppo torto
a non ti vendicar del padre morto.
77
Se in Almonte e in Troian non ti potevi
insanguinar, ch'erano morti inante,
dei figli vendicar tu ti dovevi.
Perche, vivendo tu, vive Agramante?
Questa e una macchia che mai non ti levi
dal viso; poi che dopo offese tante
non pur posto non hai questo re a morte,
ma vivi al soldo suo ne la sua corte.
78
Io fo ben voto a Dio (ch'adorar voglio
Cristo Dio vero, ch'adoro mio padre)
che di questa armatura non mi spoglio,
fin che Ruggier non vendico e mia madre.
E vo' dolermi, e fin ora mi doglio,
di te, se piu ti veggo fra le squadre
del re Agramante o d'altro signor Moro,
se non col ferro in man per danno loro. -
79
Oh come a quel parlar leva la faccia
la bella Bradamante, e ne gioisce!
E conforta Ruggier che cosi faccia
come Marfisa sua ben l'ammonisce;
e venga a Carlo, e conoscer si faccia,
che tanto onora, lauda e riverisce
del suo padre Ruggier la chiara fama,
ch'ancor guerrier senza alcun par lo chiama.
80
Ruggiero accortamente le rispose
che da principio questo far dovea;
ma per non bene aver note le cose,
come ebbe poi, tardato troppo avea.
Ora, essendo Agramante che gli pose
la spada al fianco, farebbe opra rea
dandogli morte, e saria traditore;
che gia tolto l'avea per suo signore.
81
Ben, come a Bradamante gia promesse,
promettea a lei di tentare ogni via,
tanto ch'occasione, onde potesse
levarsi con suo onor, nascer faria.
E se gia fatto non l'avea, non desse
la colpa a lui, m'al re di Tartaria,
dal qual ne la battaglia che seco ebbe,
lasciato fu, come saper si debbe.
82
Ed ella ch'ogni di gli venia al letto,
buon testimon, quanto alcun altro, n'era.
Fu sopra questo assai risposto e detto
da l'una e da l'altra inclita guerriera.
L'ultima conclusion, l'ultimo effetto
e che Ruggier ritorni alla bandiera
del suo signor, fin che cagion gli accada,
che giustamente a Carlo se ne vada.
83
- Lascialo pur andar (dicea Marfisa
a Bradamante), e non aver timore:
fra pochi giorni io faro bene in guisa
che non gli fia Agramante piu signore. -
Cosi dice ella, ne pero devisa
quanto di voler fare abbia nel core.
Tolta da lor licenza, al fin Ruggiero
per tornare al suo re volgea il destriero;
84
quando un pianto s'udi da le vicine
valli sonar, che li fe' tutti attenti.
A quella voce fan l'orecchie chine,
che di femina par che si lamenti.
Ma voglio questo canto abbia qui fine,
e di quel che voglio io, siate contenti;
che miglior cose vi prometto dire,
s'all'altro canto mi verrete a udire.
CANTO TRENTASETTESIMO
1
Se, come in acquistar qualch'altro dono
che senza industria non puo dar Natura,
affaticate notte e di si sono
con somma diligenza e lunga cura
le valorose donne, e se con buono
successo n'e uscit'opra non oscura;
cosi si fosson poste a quelli studi
ch'immortal fanno le mortal virtudi;
2
e che per se medesime potuto
avesson dar memoria alle sue lode,
non mendicar dagli scrittori aiuto,
ai quali astio ed invidia il cor si rode,
che 'l ben che ne puon dir, spesso e taciuto,
e 'l mal, quanto ne san, per tutto s'ode;
tanto il lor nome sorgeria, che forse
viril fama a tal grado unqua non sorse.
3
Non basta a molti di prestarsi l'opra
in far l'un l'altro glorioso al mondo,
ch'anco studian di far che si discuopra
cio che le donne hanno fra lor d'immondo.
Non le vorrian lasciar venir di sopra,
e quanto puon, fan per cacciarle al fondo:
dico gli antiqui; quasi l'onor debbia
d'esse il lor oscurar, come il sol nebbia.
4
Ma non ebbe e non ha mano ne lingua,
formando in voce o discrivendo in carte
(quantunque il mal, quanto puo, accresce e impingua,
e minuendo il ben va con ogni arte),
poter pero, che de le donne estingua
la gloria si, che non ne resti parte;
ma non gia tal, che presso al segno giunga,
ne ch'anco se gli accosti di gran lunga:
5
ch'Arpalice non fu, non fu Tomiri,
non fu chi Turno, non chi Ettor soccorse;
non chi seguita da Sidoni e Tiri
ando per lungo mare in Libia a porse;
non Zenobia, non quella che gli Assiri,
i Persi e gl'Indi con vittoria scorse:
non fur queste e poch'altre degne sole,
di cui per arme eterna fama vole.
6
E di fedeli e caste e sagge e forti
stato ne son, non pur in Grecia e in Roma,
ma in ogni parte ove fra gl'Indi e gli Orti
de le Esperide il Sol spiega la chioma:
de le quai sono i pregi agli onor morti,
si ch'a pena di mille una si noma;
e questo, perche avuto hanno ai lor tempi
gli scrittori bugiardi, invidi ed empi.
7
Non restate pero, donne, a cui giova
il bene oprar, di seguir vostra via;
ne da vostra alta impresa vi rimuova
tema che degno onor non vi si dia:
che, come cosa buona non si trova
che duri sempre, cosi ancor ne ria.
Se le carte sin qui state e gl'inchiostri
per voi non sono, or sono a' tempi nostri.
8
Dianzi Marullo ed il Pontan per vui
sono, e duo Strozzi, il padre e 'l figlio, stati:
c'e il Bembo, c'e il Capel, c'e chi, qual lui
vediamo, ha tali i cortigian formati:
c'e un Luigi Alaman: ce ne son dui,
di par da Marte e da le Muse amati,
ambi del sangue che regge la terra
che 'l Menzo fende e d'alti stagni serra.
9
Di questi l'uno, oltre che 'l proprio istinto
ad onorarvi e a riverirvi inchina,
e far Parnasso risonare e Cinto
di vostra laude, e porla al ciel vicina;
l'amor, la fede, il saldo e non mai vinto
per minacciar di strazi e di ruina,
animo ch'Issabella gli ha dimostro,
lo fa, assai piu che di se stesso, vostro:
10
si che non e per mai trovarsi stanco
di farvi onor nei suoi vivaci carmi:
e s'altri vi da biasmo, non e ch'anco
sia piu pronto di lui per pigliar l'armi:
e non ha il mondo cavallier che manco
la vita sua per la virtu rispiarmi.
Da insieme egli materia ond'altri scriva,
e fa la gloria altrui, scrivendo, viva.
11
Ed e ben degno che si ricca donna,
ricca di tutto quel valor che possa
esser fra quante al mondo portin gonna,
mai non si sia di sua costanza mossa;
e sia stata per lui vera colonna,
sprezzando di Fortuna ogni percossa:
di lei degno egli, e degna ella di lui;
ne meglio s'accoppiaro unque altri dui.
12
Nuovi trofei pon su la riva d'Oglio;
ch'in mezzo a ferri, a fuochi, a navi, a ruote
ha sparso alcun tanto ben scritto foglio,
che 'l vicin fiume invidia aver gli puote.
Appresso a questo un Ercol Bentivoglio
fa chiaro il vostro onor con chiare note,
e Renato Trivulcio, e 'l mio Guidetto,
e 'l Molza, a dir di voi da Febo eletto.
13
C'e 'l duca de' Carnuti Ercol, figliuolo
del duca mio, che spiega l'ali come
canoro cigno, e va cantando a volo,
e fin al cielo udir fa il vostro nome.
C'e il mio signor del Vasto, a cui non solo
di dare a mille Atene e a mille Rome
di se materia basta, ch'anco accenna
volervi eterne far con la sua penna.
14
Ed oltre a questi ed altri ch'oggi avete,
che v'hanno dato gloria e ve la danno,
voi per voi stesse dar ve la potete;
poi che molte, lasciando l'ago e 'l panno,
son con le Muse a spegnersi la sete
al fonte d'Aganippe andate, e vanno;
e ne ritornan tai, che l'opra vostra
e piu bisogno a noi, ch'a voi la nostra.
15
Se chi sian queste, e di ciascuna voglio
render buon conto, e degno pregio darle,
bisognera ch'io verghi piu d'un foglio,
e ch'oggi il canto mio d'altro non parle:
e s'a lodarne cinque o sei ne toglio,
io potrei l'altre offendere e sdegnarle.
Che faro dunque? Ho da tacer d'ognuna,
o pur fra tante sceglierne sol una?
16
Sceglieronne una; e sceglierolla tale,
che superato avra l'invidia in modo,
che nessun'altra potra avere a male,
se l'altre taccio, e se lei sola lodo.
Quest'una ha non pur se fatta immortale
col dolce stil di che il meglior non odo;
ma puo qualunque di cui parli o scriva,
trar del sepolcro, e far ch'eterno viva.
17
Come Febo la candida sorella
fa piu di luce adorna, e piu la mira,
che Venere o che Maia o ch'altra stella
che va col cielo o che da se si gira:
cosi facundia, piu ch'all'altre, a quella
di ch'io vi parlo, e piu dolcezza spira;
e da tal forza all'alte sue parole,
ch'orna a' di nostri il ciel d'un altro sole.
18
Vittoria e 'l nome; e ben conviensi a nata
fra le vittorie, ed a chi, o vada o stanzi,
di trofei sempre e di trionfi ornata,
la vittoria abbia seco, o dietro o inanzi.
Questa e un'altra Artemisia, che lodata
fu di pieta verso il suo Mausolo; anzi
tanto maggior, quanto e piu assai bell'opra,
che por sotterra un uom, trarlo di sopra.
19
Se Laodamia se la moglier di Bruto,
s'Arria, s'Argia, s'Evadne, e s'altre molte
meritar laude per aver voluto,
morti i mariti, esser con lor sepolte;
quanto onore a Vittoria e piu dovuto,
che di Lete e del rio che nove volte
l'ombre circonda, ha tratto il suo consorte,
mal grado de le Parche e de la Morte!
20
S'al fiero Achille invidia de la chiara
meonia tromba il Macedonico ebbe,
quanto, invitto Francesco di Pescara,
maggior a te, se vivesse or, l'avrebbe!
che si casta mogliere e a te si cara
canti l'eterno onor che ti si debbe,
e che per lei si 'l nome tuo rimbombe,
che da bramar non hai piu chiare trombe.
21
Se quanto dir se ne potrebbe, o quanto
io n'ho desir, volessi porre in carte,
ne direi lungamente; ma non tanto,
ch'a dir non ne restasse anco gran parte:
e di Marfisa e dei compagni intanto
la bella istoria rimarria da parte,
la quale io vi promisi di seguire,
s'in questo canto mi verreste a udire.
22
Ora essendo voi qui per ascoltarmi,
ed io per non mancar de la promessa,
serbero a maggior ozio di provarmi
ch'ogni laude di lei sia da me espressa;
non perch'io creda bisognar miei carmi
a chi se ne fa copia da se stessa;
ma sol per satisfare a questo mio.
c'ho d'onorarla e di lodar, disio.
23
Donne, io conchiudo in somma, ch'ogni etate
molte ha di voi degne d'istoria avute;
ma per invidia di scrittori state
non sete dopo morte conosciute:
il che piu non sara, poi che voi fate
per voi stesse immortal vostra virtute.
Se far le due cognate sapean questo,
si sapria meglio ogni lor degno gesto.
24
Di Bradamante e di Marfisa dico,
le cui vittoriose inclite prove
di ritornare in luce m'affatico;
ma de le diece mancanmi le nove.
Queste ch'io so, ben volentieri esplico;
si perche ogni bell'opra si de', dove
occulta sia, scoprir, si perche bramo
a voi, donne, aggradir, ch'onoro ed amo.
25
Stava Ruggier, com'io vi dissi, in atto
di partirsi, ed avea commiato preso,
e dall'arbore il brando gia ritratto,
che, come dianzi, non gli fu conteso;
quando un gran pianto, che non lungo tratto
era lontan, lo fe' restar sospeso;
e con le donne a quella via si mosse,
per aiutar, dove bisogno fosse.
26
Spingonsi inanzi, e via piu chiaro il suon ne
viene, e via piu son le parole intese.
Giunti ne la vallea, trovan tre donne
che fan quel duolo, assai strane in arnese;
che fin all'ombilico ha lor le gonne
scorciate non so chi poco cortese:
e per non saper meglio elle celarsi,
sedeano in terra, e non ardian levarsi.
27
Come quel figlio di Vulcan, che venne
fuor de la polve senza madre in vita,
e Pallade nutrir fe' con solenne
cura d'Aglauro, al veder troppo ardita,
sedendo, ascosi i brutti piedi tenne
su la quadriga da lui prima ordita;
cosi quelle tre giovani le cose
secrete lor tenean, sedendo, ascose.
28
Lo spettacolo enorme e disonesto
l'una e l'altra magnanima guerriera
fe' del color che nei giardin di Pesto
esser la rosa suol da primavera.
Riguardo Bradamante, e manifesto
tosto le fu ch'Ullania una d'esse era,
Ullania che da l'Isola Perduta
in Francia messaggera era venuta:
29
e riconobbe non men l'altre due;
che dove vide lei, vide esse ancora.
Ma se n'andaron le parole sue
a quella de le tre ch'ella piu onora;
e le domanda chi si iniquo fue,
e si di legge e di costumi fuora,
che quei segreti agli occhi altrui riveli,
che, quanto puo, par che Natura celi.
30
Ullania che conosce Bradamante,
non meno ch'alle insegne, alla favella,
esser colei che pochi giorni inante
avea gittati i tre guerrier di sella,
narra che ad un castel poco distante
una ria gente e di pieta ribella,
oltre all'ingiuria di scorciarle i panni,
l'avea battuta e fattol'altri danni.
31
Ne le sa dir che de lo scudo sia,
ne dei tre re che per tanti paesi
fatto le avean si lunga compagnia:
non sa se morti, o sian restati presi;
e dice c'ha pigliata questa via,
ancor ch'andare a pie molto le pesi,
per richiamarsi de l'oltraggio a Carlo,
sperando che non sia per tolerarlo.
32
Alle guerriere ed a Ruggier, che meno
non han pietosi i cor, ch'audaci e forti,
de' bei visi turbo l'aer sereno
l'udire, e piu il veder si gravi torti:
et obliando ogn'altro affar che avieno,
e senza che li prieghi o che gli esorti
la donna afflitta a far la sua vendetta,
piglian la via verso quel luogo in fretta.
33
Di commune parer le sopraveste,
mosse da gran bonta, s'aveano tratte,
cha' ricoprir le parti meno oneste
di quelle sventurate assai furo atte.
Bradamante non vuol ch'Ullania peste
le strade a pie, ch'avea a piede anco fatte,
e se la leva in groppa del destriero;
l'altra Marfisa, l'altra il buon Ruggiero.
34
Ullania a Bradamante che la porta,
mostra la via che va al castel piu dritta:
Bradamante all'incontro lei conforta,
che la vendichera di chi l'ha afflitta.
Lascian la valle, e per via lunga e torta
sagliono un colle or a man manca or ritta;
e prima il sol fu dentro il mare ascoso,
che volesser tra via prender riposo.
35
Trovaro una villetta che la schena
d'un erto colle, aspro a salir, tenea;
ove ebbon buono albergo e buona cena,
quale avere in quel loco si potea.
Si mirano d'intorno, e quivi piena
ogni parte di donne si vedea,
quai giovani, quai vecchie; e in tanto stuolo
faccia non v'apparia d'un uomo solo.
36
Non piu a Iason di maraviglia denno,
ne agli Argonauti che venian con lui,
le donne che i mariti morir fenno
e i figli e i padri coi fratelli sui,
si che per tutta l'isola di Lenno
di viril faccia non si vider dui;
che Ruggier quivi, e chi con Ruggier era
maraviglia ebbe all'alloggiar la sera.
37
Fero ad Ullania ed alle damigelle
che venivan con lei, le due guerriere
la sera proveder di tre gonnelle,
se non cosi polite, almeno intere.
A se chiama Ruggiero una di quelle
donne ch'abitan quivi, e vuol sapere
ove gli uomini sian, ch'un non ne vede;
ed ella a lui questa risposta diede:
38
- Questa che forse e maraviglia a voi,
che tante donne senza uomini siamo,
e grave e intolerabil pena a noi,
che qui bandite misere viviamo.
E perche il duro esilio piu ci annoi,
padri, figli e mariti, che si amiamo,
aspro e lungo divorzio da noi fanno,
come piace al crudel nostro tiranno.
39
Da le sue terre, le quai son vicine
a noi due leghe, e dove noi sian nate,
qui ci ha mandato il barbaro in confine,
prima di mille scorni ingiuriate;
ed ha gli uomini nostri e noi meschine
di morte e d'ogni strazio minacciate,
se quelli a noi verranno, o gli fia detto
che noi dian lor, venendoci, ricetto.
40
Nimico e si costui del nostro nome,
che non ci vuol, piu ch'io vi dico, appresso,
ne ch'a noi venga alcun de' nostri, come
l'odor l'ammorbi del femineo sesso.
Gia due volte l'onor de le lor chiome
s'hanno spogliato gli alberi e rimesso,
da indi in qua che 'l rio signor vaneggia
in furor tanto: e non e chi 'l correggia;
41
che 'l populo ha di lui quella paura
che maggior aver puo l'uom de la morte;
ch'aggiunto al mal voler gli ha la natura
una possanza fuor d'umana sorte.
Il corpo suo di gigantea statura
e piu, che di cent'altri insieme, forte.
Ne pure a noi sue suddite e molesto,
ma fa alle strane ancor peggio di questo.
42
Se l'onor vostro, e queste tre vi sono
punto care, ch'avete in compagnia,
piu vi sara sicuro, utile e buono
non gir piu inanzi, e trovar altra via.
Questa al castel de l'uom di ch'io ragiono,
a provar mena la costuma ria
che v'ha posta il crudel con scorno e danno
di donne e di guerrier che di la vanno.
43
Marganor il fellon (cosi si chiama
il signore, il tiran di quel castello),
del qual Nerone, o s'altri e ch'abbia fama
di crudelta, non fu piu iniquo e fello,
il sangue uman, ma 'l feminil piu brama,
che 'l lupo non lo brama de l'agnello.
Fa con onta scacciar le donne tutte
da lor ria sorte a quel castel condutte. -
44
Perche quell'empio in tal furor venisse,
volson le donne intendere e Ruggiero:
pregar colei, ch'in cortesia seguisse,
anzi che cominciasse il conto intero.
- Fu il signor del castel (la donna disse)
sempre crudel, sempre inumano e fiero;
ma tenne un tempo il cor maligno ascosto,
ne si lascio conoscer cosi tosto:
45
che mentre duo suoi figli erano vivi,
molto diversi dai paterni stili,
ch'amavan forestieri, ed eran schivi
di crudeltade e degli altri atti vili;
quivi le cortesie fiorivan, quivi
i bei costumi e l'opere gentili:
che 'l padre mai, quantunque avaro fosse,
da quel che lor piacea non li rimosse.
46
Le donne e i cavallier che questa via
facean talor, venian si ben raccolti,
che si partian de l'alta cortesia
dei duo germani inamorati molti.
Amendui questi di cavalleria
parimente i santi ordini avean tolti:
Cilandro l'un, l'altro Tanacro detto,
gagliardi, arditi e di reale aspetto.
47
Ed eran veramente, e sarian stati
sempre di laude degni e d'ogni onore,
s'in preda non si fossino si dati
a quel desir che nominiamo amore;
per cui dal buon sentier fur traviati
al labirinto ed al camin d'errore;
e cio che mai di buono aveano fatto,
resto contaminato e brutto a un tratto.
48
Capito quivi un cavallier di corte
del greco imperator, che seco avea
una sua donna di maniere accorte,
bella quanto bramar piu si potea.
Cilandro in lei s'inamoro si forte,
che morir, non l'avendo, gli parea:
gli parea che dovesse, alla partita
di lei, partire insieme la sua vita.
49
E perche i prieghi non v'avriano loco,
di volerla per forza si dispose.
Armossi, e dal castel lontano un poco,
ove passar dovean, cheto s'ascose.
L'usata audacia e l'amoroso fuoco
non gli lascio pensar troppo le cose:
si che vedendo il cavallier venire,
l'ando lancia per lancia ad assalire.
50
Al primo incontro credea porlo in terra,
portar la donna e la vittoria indietro:
ma 'l cavallier, che mastro era di guerra,
l'osbergo gli spezzo come di vetro.
Venne la nuova al padre ne la terra,
che lo fe' riportar sopra un feretro;
e ritrovandol morto, con gran pianto
gli die sepulcro agli antiqui avi a canto.
51
Ne piu pero ne manco si contese
l'albergo e l'accoglienza a questo e a quello,
perche non men Tanacro era cortese,
ne meno era gentil di suo fratello.
L'anno medesmo di lontan paese
con la moglie un baron venne al castello,
a maraviglia egli gagliardo, ed ella,
quanto si possa dir, leggiadra e bella;
52
ne men che bella, onesta e valorosa,
e degna veramente d'ogni loda:
il cavallier, di stirpe generosa,
di tanto ardir, quanto piu d'altri s'oda.
E ben conviensi a tal valor, che cosa
di tanto prezzo e si eccellente goda.
Olindro il cavallier da Lungavilla,
la donna nominata era Drusilla.
53
Non men di questa il giovene Tanacro
arse, che 'l suo fratel di quella ardesse,
che gli fe' gustar fine acerbo ed acro
del desiderio ingiusto ch'in lei messe.
Non men di lui di violar del sacro
e santo ospizio ogni ragione ellesse,
piu tosto che patir che 'l duro e forte
nuovo desir lo conducesse a morte.
54
Ma perch'avea dinanzi agli occhi il tema
del suo fratel che n'era stato morto,
pensa di torla in guisa, che non tema
ch'Olindro s'abbia a vendicar del torto.
Tosto s'estingue in lui, non pur si scema
quella virtu su che solea star sorto;
che non lo sommergean dei vizi l'acque,
de le quai sempre al fondo il padre giacque.
55
Con gran silenzio fece quella notte
seco raccor da vent'uomini armati;
e lontan dal castel, fra certe grotte
che si trovan tra via, messe gli aguati.
Quivi ad Olindro il di le strade rotte,
e chiusi i passi fur da tutti i lati;
e ben che fe' lunga difesa e molta,
pur la moglie e la vita gli fu tolta.
56
Ucciso Olindro, ne meno captiva
la bella donna, addolorata in guisa,
ch'a patto alcun restar non volea viva,
e di grazia chiedea d'essere uccisa.
Per morir si gitto giu d'una riva
che vi trovo sopra un vallone assisa;
e non pote morir, ma con la testa
rotta rimase, e tutta fiacca e pesta.
57
Altrimente Tanacro riportarla
a casa non pote che s'una bara.
Fece con diligenza medicarla;
che perder non volea preda si cara.
E mentre che s'indugia a risanarla,
di celebrar le nozze si prepara:
ch'aver si bella donna e si pudica
debbe nome di moglie, e non d'amica.
58
Non pensa altro Tanacro, altro non brama,
d'altro non cura, e d'altro mai non parla.
Si vede averla offesa, e se ne chiama
in colpa, e cio che puo, fa d'emendarla.
Ma tutto e invano: quanto egli piu l'ama,
quanto piu s'affatica di placarla,
tant'ella odia piu lui, tanto e piu forte,
tanto e piu ferma in voler porlo a morte.
59
Ma non pero quest'odio cosi ammorza
la conoscenza in lei, che non comprenda
che, se vuol far quanto disegna, e forza
che simuli, ed occulte insidie tenda;
e che 'l desir sotto contraria scorza
(il quale e sol come Tanacro offenda)
veder gli faccia; e che si mostri tolta
dal primo amore, e tutto a lui rivolta.
60
Simula il viso pace; ma vendetta
chiama il cor dentro, e ad altro non attende.
Molte cose rivolge, alcune accetta,
altre ne lascia, ed altre in dubbio appende.
Le par che quando essa a morir si metta,
avra il suo intento; e quivi al fin s'apprende.
E dove meglio puo morire, o quando,
che 'l suo caro marito vendicando?
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