Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Ella si mostra tutta lieta, e finge
di queste nozze aver sommo disio;
e cio che puo indugiarle, a dietro spinge,
non ch'ella mostri averne il cor restio.
Piu de l'altre s'adorna e si dipinge:
Olindro al tutto par messo in oblio.
Ma che sian fatte queste nozze vuole,
come ne la sua patria far si suole.
62
Non era pero ver che questa usanza
che dir volea, ne la sua patria fosse:
ma, perche in lei pensier mai non avanza,
che spender possa altrove, imaginosse
una bugia, la qual le die speranza
di far morir chi 'l suo signor percosse:
e disse di voler le nozze a guisa
de la sua patria, e 'l modo gli devisa.
63
- La vedovella che marito prende,
deve, prima (dicea) ch'a lui s'appresse,
placar l'alma del morto ch'ella offende,
facendo celebrargli offici e messe,
in remission de le passate mende,
nel tempio ove di quel son l'ossa messe;
e dato fin ch'al sacrificio sia,
alla sposa l'annel lo sposo dia:
64
ma ch'abbia in questo mezzo il sacerdote
sul vino ivi portato a tale effetto
appropriate orazion devote,
sempre il liquor benedicendo, detto;
indi che 'l fiasco in una coppa vote,
e dia alli sposi il vino benedetto:
ma portare alla sposa il vino tocca,
ed esser prima a porvi su la bocca. -
65
Tanacro, che non mira quanto importe
ch'ella le nozze alla sua usanza faccia,
le dice: - Pur che 'l termine si scorte
d'essere insieme, in questo si compiaccia. -
Ne s'avede il meschin ch'essa la morte
d'Olindro vendicar cosi procaccia,
e si la voglia ha in uno oggetto intensa,
che sol di quello, e mai d'altro non pensa.
66
Avea seco Drusilla una sua vecchia,
che seco presa, seco era rimasa.
A se chiamolla, e le disse all'orecchia,
si che non pote udire uomo di casa:
- Un subitano tosco m'apparecchia,
qual so che sai comporre, e me lo invasa;
c'ho trovato la via di vita torre
il traditor figliuol di Marganorre.
67
E me so come, e te salvar non meno:
ma diferisco a dirtelo piu ad agio. -
Ando la vecchia, e apparecchio il veneno,
ed acconciollo, e ritorno al palagio.
Di vin dolce di Candia un fiasco pieno
trovo da por con quel succo malvagio,
e lo serbo pel giorno de le nozze;
ch'omai tutte l'indugie erano mozze.
68
Lo statuito giorno al tempio venne,
di gemme ornata e di leggiadre gonne,
ove d'Olindro, come gli convenne,
fatto avea l'arca alzar su due colonne.
Quivi l'officio si canto solenne:
trasseno a udirlo tutti, uomini e donne,
e lieto Marganor piu de l'usato,
venne col figlio e con gli amici a lato.
69
Tosto ch'al fin le sante esequie foro,
e fu col tosco il vino benedetto,
il sacerdote in una coppa d'oro
lo verso, come avea Drusilla detto.
Ella ne bebbe quanto al suo decoro
si conveniva, e potea far l'effetto:
poi die allo sposo con viso giocondo
il nappo; e quel gli fe' apparire il fondo.
70
Renduto il nappo al sacerdote, lieto
per abbracciar Drusilla apre le braccia.
Or quivi il dolce stile e mansueto
in lei si cangia e quella gran bonaccia.
Lo spinge a dietro, e gli ne fa divieto,
e par ch'arda negli occhi e ne la faccia;
e con voce terribile e incomposta
gli grida: - Traditor, da me ti scosta!
71
Tu dunque avrai da me solazzo e gioia,
io lagrime da te, martiri e guai?
Io vo' per le mie man ch'ora tu muoia:
questo e stato venen, se tu nol sai.
Ben mi duol c'hai troppo onorato boia,
che troppo lieve e facil morte fai;
che mani e pene io non so si nefande,
che fosson pari al tuo peccato grande.
72
Mi duol di non vedere in questa morte
il sacrificio mio tutto perfetto:
che s'io 'l poteva far di quella sorte
ch'era il disio, non avria alcun difetto.
Di cio mi scusi il dolce mio consorte:
riguardi al buon volere, e l'abbia accetto;
che non potendo come avrei voluto,
io t'ho fatto morir come ho potuto.
73
E la punizion che qui, secondo
il desiderio mio, non posso darti,
spero l'anima tua ne l'altro mondo
veder patire; ed io staro a mirarti. -
Poi disse, alzando con viso giocondo
i turbidi occhi alle superne parti:
- Questa vittima, Olindro, in tua vendetta
col buon voler de la tua moglie accetta;
74
ed impetra per me dal Signor nostro
grazia, ch'in paradiso oggi io sia teco.
Se ti dira che senza merto al vostro
regno anima non vien, di' ch'io l'ho meco;
che di questo empio e scelerato mostro
le spoglie opime al santo tempio arreco.
E che merti esser puon maggior di questi,
spegner si brutte e abominose pesti? -
75
Fini il parlare insieme con la vita;
e morta anco parea lieta nel volto
d'aver la crudelta cosi punita
di chi il caro marito le avea tolto.
Non so se prevenuta, o se seguita
fu da lo spirto di Tanacro sciolto:
fu prevenuta, credo; ch'effetto ebbe
prima il veneno in lui, perche piu bebbe.
76
Marganor che cader vede il figliuolo,
e poi restar ne le sue braccia estinto,
fu per morir con lui, dal grave duolo
ch'alla sprovista lo trafisse, vinto.
Duo n'ebbe un tempo, or si ritrova solo:
due femine a quel termine l'han spinto.
La morte a l'un da l'una fu causata;
e l'altra all'altro di sua man l'ha data.
77
Amor, pieta, sdegno, dolore ed ira,
disio di morte e di vendetta insieme
quell'infelice ed orbo padre aggira,
che, come il mar che turbi il vento, freme.
Per vendicarsi va a Drusilla, e mira
che di sua vita ha chiuse l'ore estreme;
e come il punge e sferza l'odio ardente,
cerca offendere il corpo che non sente.
78
Qual serpe che ne l'asta ch'alla sabbia
la tenga fissa, indarno i denti metta;
o qual mastin ch'al ciottolo che gli abbia
gittato il viandante, corra in fretta,
e morda invano con stizza e con rabbia,
ne se ne voglia andar senza vendetta:
tal Marganor d'ogni mastin, d'ogni angue
via piu crudel, fa contra il corpo esangue.
79
E poi che per stracciarlo e farne scempio
non si sfoga il fellon ne disacerba,
vien fra le donne di che e pieno il tempio,
ne piu l'una de l'altra ci riserba;
ma di noi fa col brando crudo ed empio
quel che fa con la falce il villan d'erba.
Non vi fu alcun ripar, ch'in un momento
trenta n'uccise, e ne feri ben cento.
80
Egli da la sua gente e si temuto,
ch'uomo non fu ch'ardisse alzar la testa.
Fuggon le donne col popul minuto
fuor de la chiesa, e chi puo uscir, non resta.
Quel pazzo impeto al fin fu ritenuto
dagli amici con prieghi e forza onesta,
e lasciando ogni cosa in pianto al basso,
fatto entrar ne la rocca in cima al sasso.
81
E tuttavia la colera durando,
di cacciar tutte per partito prese;
poi che gli amici e 'l populo pregando,
che non ci uccise a fatto, gli contese:
e quel medesmo di fe' andare un bando,
che tutte gli sgombrassimo il paese;
e darci qui gli piacque le confine.
Misera chi al castel piu s'avvicine!
82
Da le mogli cosi furo i mariti,
da le madri cosi i figli divisi.
S'alcuni sono a noi venire arditi,
nol sappia gia chi Marganor n'avisi;
che di multe gravissime puniti
n'ha molti, e molti crudelmente uccisi.
Al suo castello ha poi fatto una legge,
di cui peggior non s'ode ne si legge.
83
Ogni donna che trovin ne la valle,
la legge vuol (ch'alcuna pur vi cade)
che percuotan con vimini alle spalle,
e la faccian sgombrar queste contrade:
ma scorciar prima i panni, e mostrar falle
quel che Natura asconde ed Onestade;
e s'alcuna vi va, ch'armata scorta
abbia di cavallier, vi resta morta.
84
Quelle c'hanno per scorta cavallieri,
son da questo nimico di pietate,
come vittime, tratte ai cimiteri
dei morti figli, e di sua man scannate.
Leva con ignominia arme e destrieri,
e poi caccia in prigion chi l'ha guidate:
e lo puo far; che sempre notte e giorno
si trova piu di mille uomini intorno.
85
E dir di piu vi voglio ancora, ch'esso,
s'alcun ne lascia, vuol che prima giuri
su l'ostia sacra, che 'l femineo sesso
in odio avra fin che la vita duri.
Se perder queste donne e voi appresso
dunque vi pare, ite a veder quei muri
ove alberga il fellone, e fate prova
s'in lui piu forza o crudelta si trova. -
86
Cosi dicendo, le guerriere mosse
prima a pietade, e poscia a tanto sdegno,
che se, come era notte, giorno fosse,
sarian corse al castel senza ritegno.
La bella compagnia quivi pososse;
e tosto che l'Aurora fece segno
che dar dovesse al Sol loco ogni stella,
ripiglio l'arme e si rimesse in sella.
87
Gia sendo in atto di partir, s'udiro
le strade risonar dietro le spalle
d'un lungo calpestio, che gli occhi in giro
fece a tutti voltar giu ne la valle.
E lungi quanto esser potrebbe un tiro
di mano, andar per uno istretto calle
vider da forse venti armati in schiera,
di che parte in arcion, parte a pied'era;
88
e che traean con lor sopra un cavallo
donna ch'al viso aver parea molt'anni,
a guisa che si mena un che per fallo
a fuoco o a ceppo o a laccio si condanni:
la qual fu, non ostante l'intervallo,
tosto riconosciuta al viso e ai panni.
La riconobber queste de la villa
esser la cameriera di Drusilla:
89
la cameriera che con lei fu presa
dal rapace Tanacro, come ho detto,
ed a chi fu dipoi data l'impresa
di quel venen che fe' 'l crudele effetto.
Non era entrata ella con l'altre in chiesa;
che di quel che segui stava in sospetto:
anzi in quel tempo, de la villa uscita,
ove esser spero salva, era fugita.
90
Avuto Marganor poi di lei spia,
la qual s'era ridotta in Ostericche,
non ha cessato mai di cercar via
come in man l'abbia, accio l'abruci o impicche:
e finalmente l'Avarizia ria,
mossa da doni e da proferte ricche,
ha fatto ch'un baron, ch'assicurata
l'avea in sua terra, a Marganor l'ha data:
91
e mandata glie l'ha fin a Costanza
sopra un somier, come la merce s'usa,
legata e stretta, e toltole possanza
di far parole, e in una cassa chiusa:
onde poi questa gente l'ha ad istanza
de l'uom ch'ogni pietade ha da se esclusa,
quivi condotta con disegno ch'abbia
l'empio a sfogar sopra di lei sua rabbia.
92
Come il gran fiume che di Vesulo esce,
quanto piu inanzi e verso il mar discende,
e che con lui Lambra e Ticin si mesce,
ed Ada e gli altri onde tributo prende,
tanto piu altiero e impetuoso cresce;
cosi Ruggier, quante piu colpe intende
di Marganor, cosi le due guerriere
se gli fan contra piu sdegnose e fiere.
93
Elle fur d'odio, elle fur d'ira tanta
contra il crudel, per tante colpe, accese,
che di punirlo, mal grado di quanta
gente egli avea, conclusion si prese.
Ma dargli presta morte troppo santa
pena lor parve e indegna a tante offese;
ed era meglio fargliela sentire,
fra strazio prolungandola e martire.
94
Ma prima liberar la donna e onesto,
che sia condotta da quei birri a morte.
Lentar di briglia col calcagno presto
fece a' presti destrier far le vie corte.
Non ebbon gli assaliti mai di questo
uno incontro piu acerbo ne piu forte;
si che han di grazia di lasciar gli scudi
e la donna e l'arnese, e fuggir nudi:
95
si come il lupo che di preda vada
carco alla tana, e quando piu si crede
d'esser sicur, dal cacciator la strada
e da' suoi cani attraversar si vede,
getta la soma, e dove appar men rada
la scura macchia inanzi, affretta il piede.
Gia men presti non fur quelli a fuggire,
che li fusson quest'altri ad assalire.
96
Non pur la donna e l'arme vi lasciaro,
ma de' cavalli ancor lasciaron molti,
e da rive e da grotte si lanciaro,
parendo lor cosi d'esser piu sciolti.
Il che alle donne ed a Ruggier fu caro;
che tre di quei cavalli ebbono tolti
per portar quelle tre che 'l giorno d'ieri
feron sudar le groppe ai tre destrieri.
97
Quindi espediti segueno la strada
verso l'infame e dispietata villa.
Voglion che seco quella vecchia vada,
per veder la vendetta di Drusilla.
Ella che teme che non ben le accada,
lo niega indarno, e piange e grida e strilla;
ma per forza Ruggier la leva in groppa
del buon Frontino, e via con lei galoppa.
98
Giunseno in somma onde vedeano al basso
di molte case un ricco borgo e grosso,
che non serrava d'alcun lato il passo,
perche ne muro intorno avea ne fosso.
Avea nel mezzo un rilevato sasso
ch'un'alta rocca sostenea sul dosso.
A quella si drizzar con gran baldanza,
ch'esser sapean di Marganor la stanza.
99
Tosto che son nel borgo, alcuni fanti
che v'erano alla guardia de l'entrata,
dietro chiudon la sbarra, e gia davanti
veggion che l'altra uscita era serrata:
ed ecco Marganorre, e seco alquanti
a pie e a cavallo, e tutta gente armata;
che con brevi parole, ma orgogliose,
la ria costuma di sua terra espose.
100
Marfisa, la qual prima avea composta
con Bradamante e con Ruggier la cosa,
gli sprono incontro in cambio di risposta;
e com'era possente e valorosa,
senza ch'abbassi lancia, o che sia posta
in opra quella spada si famosa,
col pugno in guisa l'elmo gli martella,
che lo fa tramortir sopra la sella.
101
Con Marfisa la giovane di Francia
spinge a un tempo il destrier, ne Ruggier resta
ma con tanto valor corre la lancia,
che sei, senza levarsela di resta,
n'uccide, uno ferito ne la pancia,
duo nel petto, un nel collo, un ne la testa:
nel sesto che fuggia l'asta si roppe,
ch'entro alle schene e riusci alle poppe.
102
La figliuola d'Amon quanti ne tocca
con la sua lancia d'or, tanti n'atterra:
fulmine par, che 'l cielo ardendo scocca,
che cio ch'incontra, spezza e getta a terra.
Il popul sgombra, chi verso la rocca,
chi verso il piano; altri si chiude e serra,
chi ne le chiese e chi ne le sue case;
ne, fuor che morti, in piazza uomo rimase.
103
Marfisa Marganorre avea legato
intanto con le man dietro alle rene,
ed alla vecchia di Drusilla dato,
ch'appagata e contenta se ne tiene.
D'arder quel borgo poi fu ragionato,
s'a penitenza del suo error non viene:
levi la legge ria di Marganorre,
e questa accetti, ch'essa vi vuol porre.
104
Non fu gia d'ottener questo fatica;
con quella gente, oltre al timor ch'avea
che piu faccia Marfisa che non dica,
ch'uccider tutti ed abbruciar volea,
di Marganorre affatto era nimica
e de la legge sua crudele e rea.
Ma 'l populo facea come i piu fanno,
ch'ubbidiscon piu a quei che piu in odio hanno.
105
Pero che l'un de l'altro non si fida,
e non ardisce conferir sua voglia,
lo lascian ch'un bandisca, un altro uccida,
a quel l'avere, a questo l'onor toglia.
Ma il cor che tace qui, su nel ciel grida,
fin che Dio e santi alla vendetta invoglia;
la qual, se ben tarda a venir, compensa
l'indugio poi con punizione immensa.
106
Or quella turba d'ira e d'odio pregna
con fatti e con mal dir cerca vendetta:
com'e in proverbio, ognun corre a far legna
all'arbore che 'l vento in terra getta.
Sia Marganorre esempio di chi regna;
che chi mal opra, male al fine aspetta.
Di vederlo punir de' suoi nefandi
peccati, avean piacer piccioli e grandi.
107
Molti a chi fur le mogli o le sorelle
o le figlie o le madri da lui morte,
non piu celando l'animo ribelle,
correan per dargli di lor man la morte:
e con fatica lo difeser quelle
magnanime guerriere e Ruggier forte;
che disegnato avean farlo morire
d'affanno, di disagio e di martire.
108
A quella vecchia che l'odiava quanto
femina odiare alcun nimico possa,
nudo in mano lo dier, legato tanto,
che non si sciogliera per una scossa;
ed ella, per vendetta del suo pianto,
gli ando facendo la persona rossa
con un stimulo aguzzo ch'un villano,
che quivi si trovo, le pose in mano.
109
La messaggera e le sue giovani anco,
che quell'onta non son mai per scordarsi,
non s'hanno piu a tener le mani al fianco,
ne meno che la vecchia, a vendicarsi;
ma si e il desir d'offenderlo, che manco
viene il potere, e pur vorrian sfogarsi:
chi con sassi il percuote, chi con l'unge;
altra lo morde, altra cogli aghi il punge.
110
Come torrente che superbo faccia
lunga pioggia talvolta o nievi sciolte,
va ruinoso, e giu da' monti caccia
gli arbori e i sassi e i campi e le ricolte;
vien tempo poi, che l'orgogliosa faccia
gli cade, e si le forze gli son tolte,
ch'un fanciullo, una femina per tutto
passar lo puote, e spesso a piede asciutto:
111
cosi gia fu che Marganorre intorno
fece tremar, dovunque udiasi il nome;
or venuto e chi gli ha spezzato il corno
di tanto orgoglio, e si le forze dome,
che gli puon far sin a' bambini scorno,
chi pelargli la barba e chi le chiome.
Quindi Ruggiero e le donzelle il passo
alla rocca voltar, ch'era sul sasso.
112
La die senza contrasto in poter loro
chi v'era dentro, e cosi i ricchi arnesi,
ch'in parte messi a sacco, in parte foro
dati ad Ullania ed a' compagni offesi.
Ricovrato vi fu lo scudo d'oro,
e quei tre re ch'avea il tiranno presi,
li quai venendo quivi, come parmi
d'avervi detto, erano a pie senz'armi;
113
perche dal di che fur tolti di sella
da Bradamante, a pie sempre eran iti
senz'arme, in compagnia de la donzella
la qual venia da si lontani liti.
Non so se meglio o peggio fu di quella,
che di lor armi non fusson guerniti.
Era ben meglio esser da lor difesa;
ma peggio assai, se ne perdean l'impresa:
114
perche stata saria, com'eran tutte
quelle ch'armate avean seco le scorte,
al cimitero misere condutte
dei due fratelli, e in sacrificio morte.
Gli e pur men che morir, mostrar le brutte
e disoneste parti, duro e forte;
e sempre questo e ogn'altro obbrobrio amorza
il poter dir che le sia fatto a forza.
115
Prima ch'indi si partan le guerriere,
fan venir gli abitanti a giuramento,
che daranno i mariti alle mogliere
de la terra e del tutto il reggimento;
e castigato con pene severe
sara chi contrastare abbia ardimento.
In somma quel ch'altrove e del marito,
che sia qui de la moglie e statuito.
116
Poi si feccion promettere ch'a quanti
mai verrian quivi, non darian ricetto,
o fosson cavallieri, o fosson fanti,
ne 'ntrar li lascerian pur sotto un tetto,
se per Dio non giurassino e per santi,
o s'altro giuramento v'e piu stretto,
che sarian sempre de le donne amici,
e dei nimici lor sempre nimici;
117
e s'avranno in quel tempo, e se saranno,
tardi o piu tosto, mai per aver moglie,
che sempre a quelle sudditi saranno,
e ubbidienti a tutte le lor voglie.
Tornar Marfisa, prima ch'esca l'anno,
disse, e che perdan gli arbori le foglie;
e se la legge in uso non trovasse,
fuoco e ruina il borgo s'aspettasse.
118
Ne quindi si partir, che de l'immondo
luogo dov'era, fer Drusilla torre,
e col marito in uno avel, secondo
ch'ivi potean piu riccamente porre.
La vecchia facea intanto rubicondo
con lo stimulo il dosso a Marganorre:
sol si dolea di non aver tal lena,
che potesse non dar triegua alla pena.
119
L'animose guerriere a lato un tempio
videno quivi una colonna in piazza,
ne la qual fatt'avea quel tiranno empio
scriver la legge sua crudele e pazza.
Elle, imitando d'un trofeo l'esempio,
lo scudo v'attaccaro e la corazza
di Marganorre e l'elmo; e scriver fenno
la legge appresso, ch'esse al loco denno.
120
Quivi s'indugiar tanto, che Marfisa
fe' por la legge sua ne la colonna,
contraria a quella che gia v'era incisa
a morte ed ignominia d'ogni donna.
Da questa compagnia resto divisa
quella d'Islanda, per rifar la gonna;
che comparire in corte obbrobrio stima,
se non si veste ed orna come prima.
121
Quivi rimase Ullania; e Marganorre
di lei resto in potere: ed essa poi,
perche non s'abbia in qualche modo a sciorre,
e le donzelle un'altra volta annoi,
lo fe' un giorno saltar giu d'una torre,
che non fe' il maggior salto a' giorni suoi.
Non piu di lei, ne piu dei suoi si parli,
ma de la compagnia che va verso Arli.
122
Tutto quel giorno, e l'altro fin appresso
l'ora di terza andaro; e poi che furo
giunti dove in due strade e il camin fesso
(l'una va al campo, e l'altra d'Arli al muro),
tornar gli amanti ad abbracciarsi, e spesso
a tor commiato, e sempre acerbo e duro.
Al fin le donne in campo, e in Arli e gito
Ruggiero; ed io il mio canto ho qui finito.
CANTO TRENTOTTESIMO
1
Cortesi donne, che benigna udienza
date a' miei versi, io vi veggo al sembiante,
che quest'altra si subita partenza
che fa Ruggier da la sua fida amante,
vi da gran noia, e avete displicenza
poco minor ch'avesse Bradamante;
e fate anco argumento ch'esser poco
in lui dovesse l'amoroso fuoco.
2
Per ogni altra cagion ch'allontanato
contra la voglia d'essa se ne fusse,
ancor ch'avesse piu tesor sperato
che Creso o Crasso insieme non ridusse,
io crederia con voi, che penetrato
non fosse al cor lo stral che lo percusse;
ch'un almo gaudio, un cosi gran contento
non potrebbe comprare oro ne argento.
3
Pur, per salvar l'onor, non solamente
d'escusa, ma di laude e degno ancora;
per salvar, dico, in caso ch'altrimente
facendo, biasmo ed ignominia fora:
e se la donna fosse renitente
ed ostinata in fargli far dimora,
darebbe di se indizio e chiaro segno
o d'amar poco o d'aver poco ingegno.
4
Che se l'amante de l'amato deve
la vita amar piu de la propria, o tanto
(io parlo d'uno amante a cui non lieve
colpo d'Amor passo piu la del manto);
al piacer tanto piu, ch'esso riceve,
l'onor di quello antepor deve, quanto
l'onore e di piu pregio che la vita,
ch'a tutti altri piaceri e preferita.
5
Fece Ruggiero il debito a seguire
il suo signor, che non se ne potea,
se non con ignominia, dipartire;
che ragion di lasciarlo non avea.
E s'Almonte gli fe' il padre morire,
tal colpa in Agramante non cadea;
ch'in molti effetti avea con Ruggier poi
emendato ogni error dei maggior suoi.
6
Fara Ruggiero il debito a tornare
al suo signore; ed ella ancor lo fece,
che sforzar non lo volse di restare,
come potea, con iterata prece.
Ruggier potra alla donna satisfare
a un altro tempo, s'or non satisfece:
ma all'onor, chi gli manca d'un momento,
non puo in cento anni satisfar ne in cento.
7
Torna Ruggiero in Arli, ove ha ritratta
Agramante la gente che gli avanza.
Bradamante e Marfisa, che contratta
col parentado avean grande amistanza,
andaro insieme ove re Carlo fatta
la maggior prova avea di sua possanza,
sperando, o per battaglia o per assedio,
levar di Francia cosi lungo tedio.
8
Di Bradamante, poi che conosciuta
in campo fu, si fe' letizia e festa:
ognun la riverisce e la saluta;
ed ella a questo e a quel china la testa.
Rinaldo, come udi la sua venuta,
le venne incontra; ne Ricciardo resta
ne Ricciardetto od altri di sua gente,
e la raccoglion tutti allegramente.
9
Come s'intese poi che la compagna
era Marfisa, in arme si famosa,
che dal Cataio ai termini di Spagna
di mille chiare palme iva pomposa;
non e povero o ricco che rimagna
nel padiglion: la turba disiosa
vien quinci e quindi, e s'urta, storpia e preme
sol per veder si bella coppia insieme.
10
A Carlo riverenti appresentarsi.
Questo fu il primo di (scrive Turpino)
che fu vista Marfisa inginocchiarsi;
che sol le parve il figlio di Pipino
degno, a cui tanto onor dovesse farsi,
tra quanti, o mai nel popul saracino
o nel cristiano, imperatori e regi
per virtu vide o per ricchezza egregi.
11
Carlo benignamente la raccolse,
e le usci incontra fuor dei padiglioni;
e che sedesse a lato suo poi volse
sopra tutti re, principi e baroni.
Si die licenza a chi non se la tolse;
si che tosto restaro in pochi e buoni:
restaro i paladini e i gran signori;
la vilipesa plebe ando di fuori.
12
Marfisa comincio con grata voce:
- Eccelso, invitto e glorioso Augusto,
che dal mar Indo alla Tirinzia foce,
dal bianco Scita all'Etiope adusto
riverir fai la tua candida croce,
ne di te regna il piu saggio o 'l piu giusto;
tua fama, ch'alcun termine non serra,
qui tratto m'ha fin da l'estrema terra.
13
E, per narrarti il ver, sola mi mosse
invidia, e sol per farti guerra io venni,
accio che si possente un re non fosse,
che non tenesse la legge ch'io tenni.
Per questo ho fatto le campagne rosse
del cristian sangue; ed altri fieri cenni
era per farti da crudel nimica,
se non cadea chi mi t'ha fatto amica.
14
Quando nuocer pensai piu alle tue squadre,
io trovo (e come sia diro piu adagio)
che 'l bon Ruggier di Risa fu mio padre,
tradito a torto dal fratel malvagio.
Portommi in corpo mia misera madre
di la dal mare, e nacqui in gran disagio.
Nutrimmi un mago infin al settimo anno,
a cui gli Arabi poi rubata m'hanno.
15
E mi vendero in Persia per ischiava
a un re che poi cresciuta io posi a morte;
che mia virginita tor mi cercava.
Uccisi lui con tutta la sua corte;
tutta cacciai la sua progenie prava,
e presi il regno; e tal fu la mia sorte,
che diciotto anni d'uno o di due mesi
io non passai, che sette regni presi.
16
E di tua fama invidiosa, come
io t'ho gia detto, avea fermo nel core
la grande altezza abbatter del tuo nome:
forse il faceva, o forse era in errore.
Ma ora avvien che questa voglia dome,
e faccia cader l'ale al mio furore,
l'aver inteso, poi che qui son giunta,
come io ti son d'affinita congiunta.
17
E come il padre mio parente e servo
ti fu, ti son parente e serva anch'io:
e quella invidia e quell'odio protervo
il qual io t'ebbi un tempo, or tutto oblio;
anzi contra Agramante io lo riservo,
e contra ogn'altro che sia al padre o al zio
di lui stato parente, che fur rei
di porre a morte i genitori miei. -
18
E seguito, voler cristiana farsi,
e dopo ch'avra estinto il re Agramante,
voler piacendo a Carlo, ritornarsi
a battezzare il suo regno in Levante;
ed indi contra tutto il mondo armarsi,
ove Macon s'adori e Trivigante;
e con promission, ch'ogni suo acquisto
sia de l'Impero e de la fe di Cristo.
19
L'imperator, che non meno eloquente
era, che fosse valoroso e saggio,
molto esaltando la donna eccellente,
e molto il padre e molto il suo lignaggio,
rispose ad ogni parte umanamente,
e mostro in fronte aperto il suo coraggio;
e conchiuse ne l'ultima parola,
per parente accettarla e per figliuola.
20
E qui si leva, e di nuovo l'abbraccia,
e, come figlia, bacia ne la fronte.
vengono tutti con allegra faccia
quei di Mongrana e quei di Chiaramonte.
Lungo a dir fora, quanto onor le faccia
Rinaldo, che di lei le prove conte
vedute avea piu volte al paragone,
quando Albracca assediar col suo girone.
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