Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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21
Lungo a dir fora, quanto il giovinetto
Guidon s'allegri di veder costei,
Aquilante e Grifone e Sansonetto
ch'alla citta crudel furon con lei;
Malagigi e Viviano e Ricciardetto,
ch'all'occision de' Maganzesi rei
e di quei venditori empi di Spagna
l'aveano avuta si fedel compagna.
22
Apparecchiar per lo seguente giorno,
ed ebbe cura Carlo egli medesmo,
che fosse un luogo riccamente adorno,
ove prendesse Marfisa battesmo.
I vescovi e gran chierici d'intorno,
che le leggi sapean del cristianesmo,
fece raccorre, accio da lor in tutta
la santa fe fosse Marfisa istrutta.
23
Venne in pontificale abito sacro
l'arcivesco Turpino, e battizzolla:
Carlo dal salutifero lavacro
con cerimonie debite levolla.
Ma tempo e ormai ch'al capo voto e macro
di senno si soccorra con l'ampolla,
con che dal ciel piu basso ne venia
il duca Astolfo sul carro d'Elia.
24
Sceso era Astolfo dal giro lucente
alla maggiore altezza de la terra,
con la felice ampolla che la mente
dovea sanare al gram mastro di guerra.
Un'erba quivi di virtu eccellente
mostra Giovanni al duca d'Inghilterra:
con essa vuol ch'al suo ritorno tocchi
al re di Nubia e gli risani gli occhi;
25
accio per questi e per li primi merti
gente gli dia con che Biserta assaglia.
E come poi quei populi inesperti
armi ed acconci ad uso di battaglia,
e senza danno passi pei deserti
ove l'arena gli uomini abbarbaglia,
a punto a punto l'ordine che tegna,
tutto il vecchio santissimo gl'insegna.
26
Poi lo fe' rimontar su quello alato
che di Ruggiero, e fu prima d'Atlante.
Il paladin lascio, licenziato
da San Giovanni, le contrade sante;
e secondando il Nilo a lato a lato,
tosto i Nubi apparir si vide inante;
e ne la terra che del regno e capo
scese da l'aria, e ritrovo il Senapo.
27
Molto fu il gaudio e molta fu la gioia
che porto a quel signor nel suo ritorno;
che ben si raccordava de la noia
che gli avea tolta, de l'arpie, d'intorno.
Ma poi che la grossezza gli discuoia
di quello umor che gia gli tolse il giorno,
e che gli rende la vista di prima,
l'adora e cole, e come un Dio sublima:
28
si che non pur la gente che gli chiede
per muover guerra al regno di Biserta,
ma centomila sopra gli ne diede,
e gli fe' ancor di sua persona offerta.
La gente a pena, ch'era tutta a piede,
potea capir ne la campagna aperta;
che di cavalli ha quel paese inopia,
ma d'elefanti e de camelli copia.
29
La notte inanzi il di che a suo camino
l'esercito di Nubia dovea porse,
monto su l'ippogrifo il paladino,
e verso mezzodi con fretta corse,
tanto che giunse al monte che l'austrino
vento produce e spira contra l'Orse.
Trovo la cava, onde per stretta bocca,
quando si desta, il furioso scocca.
30
E come raccordogli il suo maestro,
avea seco arrecato un utre voto,
il qual, mentre ne l'antro oscuro e alpestro,
affaticato dorme il fiero Noto,
allo spiraglio pon tacito e destro:
ed e l'aguato in modo al vento ignoto,
che, credendosi uscir fuor la dimane,
preso e legato in quello utre rimane.
31
Di tanta preda il paladino allegro,
ritorna in Nubia, e la medesma luce
si pone a caminar col popul negro,
e vettovaglia dietro si conduce.
A salvamento con lo stuolo integro
verso l'Atlante il glorioso duce
pel mezzo vien de la minuta sabbia,
senza temer che 'l vento a nuocer gli abbia.
32
E giunto poi di qua dal giogo, in parte
onde il pian si discuopre e la marina,
Astolfo elegge la piu nobil parte
del campo, e la meglio atta a disciplina;
e qua e la per ordine la parte
a pie d'un colle, ove nel pian confina.
Quivi la lascia, e su la cima ascende
in vista d'uom ch'a gran pensieri intende.
33
Poi che, inchinando le ginocchia, fece
al santo suo maestro orazione,
sicuro che sia udita la sua prece,
copia di sassi a far cader si pone.
Oh quanto a chi ben crede in Cristo, lece!
I sassi, fuor di natural ragione
crescendo, si vedean venire in giuso,
e formar ventre e gambe e collo e muso:
34
e con chiari anitrir giu per quei calli
venian saltando, e giunti poi nel piano
scuotean le groppe, e fatti eran cavalli,
chi baio e chi leardo e chi rovano.
La turba ch'aspettando ne le valli
stava alla posta, lor dava di mano:
si che in poche ore fur tutti montati;
che con sella e con freno erano nati.
35
Ottantamila cento e dua in un giorno
fe', di pedoni, Astolfo cavallieri.
Con questi tutta scorse Africa intorno,
facendo prede, incendi e prigionieri.
Posto Agramante avea fin al ritorno
il re di Fersa e 'l re degli Algazeri,
col re Branzardo a guardia del paese:
e questi si fer contra al duca inglese;
36
prima avendo spacciato un suttil legno,
ch'a vele e a remi ando battendo l'ali,
ad Agramante aviso, come il regno
patia dal re de' Nubi oltraggi e mali.
Giorno e notte ando quel senza ritegno,
tanto che giunse ai liti provenzali;
e trovo in Arli il suo re mezzo oppresso,
che 'l campo avea di Carlo un miglio appresso.
37
Sentendo il re Agramante a che periglio,
per guadagnare il regno di Pipino,
lasciava il suo, chiamar fece a consiglio
principi e re del popul saracino.
E poi ch'una o due volte giro il ciglio
quinci a Marsilio e quindi al re Sobrino,
i quai d'ogni altro fur, che vi venisse,
i duo piu antiqui e saggi, cosi disse:
38
- Quantunque io sappia come mal convegna
a un capitano dir: non mel pensai,
pur lo diro; che quando un danno vegna
da ogni discorso uman lontano assai,
a quel fallir par che sia escusa degna:
e qui si versa il caso mio; ch'errai
a lasciar d'arme l'Africa sfornita,
se da li Nubi esser dovea assalita.
39
Ma chi pensato avria, fuor che Dio solo,
a cui non e cosa futura ignota,
che dovesse venir con si gran stuolo
a farne danno gente si remota?
tra i quali e noi giace l'instabil suolo
di quella arena ognor da' venti mota.
Pur e venuta ad assediar Biserta,
ed ha in gran parte l'Africa deserta.
40
Or sopra cio vostro consiglio chieggio:
se partirmi di qui senza far frutto,
o pur seguir tanto l'impresa deggio,
che prigion Carlo meco abbi condutto;
o come insieme io salvi il nostro seggio,
e questo imperial lasci distrutto.
S'alcun di voi sa dir, priego nol taccia,
accio si trovi il meglio, e quel si faccia. -
41
Cosi disse Agramante; e volse gli occhi
al re di Spagna, che gli sedea appresso,
come mostrando di voler che tocchi
di quel c'ha detto, la risposta ad esso.
E quel, poi che surgendo ebbe i ginocchi
per riverenza, e cosi il capo flesso,
nel suo onorato seggio si raccolse;
indi la lingua a tai parole sciolse:
42
- O bene o mal che la Fama ci apporti,
signor, di sempre accrescere ha in usanza.
Percio non sara mai ch'io mi sconforti,
o mai piu del dover pigli baldanza
per casi o buoni o rei, che sieno sorti:
ma sempre avro di par tema e speranza
ch'esser debban minori, e non del modo
ch'a noi per tante lingue venir odo.
43
E tanto men prestar gli debbo fede,
quanto piu al verisimile s'oppone.
Or se gli e verisimile si vede,
ch'abbia con tanto numer di persone
posto ne la pugnace Africa il piede
un re di si lontana regione,
traversando l'arene a cui Cambise
con male augurio il popul suo commise.
44
Credero ben, che sian gli Arabi scesi
da le montagne, ed abbian dato il guasto,
e saccheggiato, e morti uomini e presi,
ove trovato avran poco contrasto;
e che Branzardo che di quei paesi
luogotenente e vicere e rimasto,
per le decine scriva le migliaia,
accio la scusa sua piu degna paia.
45
Vo' concedergli ancor che sieno i Nubi
per miracol dal ciel forse piovuti:
o forse ascosi venner ne le nubi;
poi che non fur mai per camin veduti.
Temi tu che tal gente Africa rubi,
se ben di piu soccorso non l'aiuti?
Il tuo presidio avria ben trista pelle,
quando temesse un populo si imbelle.
46
Ma se tu mandi ancor che poche navi,
pur che si veggan gli stendardi tuoi,
non scioglieran di qua si tosto i cavi,
che fuggiranno nei confini suoi
questi, o sien Nubi o sieno Arabi ignavi,
ai quali il ritrovarti qui con noi,
separato pel mar da la tua terra,
ha dato ardir di romperti la guerra.
47
Or piglia il tempo che, per esser senza
il suo nipote Carlo, hai di vendetta:
poi ch'Orlando non c'e, far resistenza
non ti puo alcun de la nimica setta.
Se per non veder lasci, o negligenza,
l'onorata vittoria che t'aspetta,
voltera il calvo, ove ora il crin ne mostra,
con molto danno e lunga infamia nostra. -
48
Con questo ed altri detti accortamente
l'Ispano persuader vuol nel concilio
che non esca di Francia questa gente,
fin che Carlo non sia spinto in esilio.
Ma il re Sobrin, che vide apertamente
il camino a che andava il re Marsilio,
che piu per l'util proprio queste cose,
che pel commun dicea, cosi rispose:
49
- Quando io ti confortava a stare in pace,
fosse io stato, signor, falso indovino;
o tu, se io dovea pure esser verace,
creduto avessi al tuo fedel Sobrino,
e non piu tosto a Rodomonte audace,
a Marbalusto, a Alzirdo e a Martasino,
li quali ora vorrei qui avere a fronte:
ma vorrei piu degli altri Rodomonte,
50
per rinfacciargli che volea di Francia
far quel che si faria d'un fragil vetro,
e in cielo e ne lo 'nferno la tua lancia
seguire, anzi lasciarsela di dietro;
poi nel bisogno si gratta la pancia
ne l'ozio immerso abominoso e tetro:
ed io, che per predirti il vero allora
codardo detto fui, son teco ancora;
51
e saro sempremai, fin ch'io finisca
questa vita ch'ancor che d'anni grave,
porsi incontra ogni di per te s'arrisca
a qualunque di Francia piu nome have.
Ne sara alcun, sia chi si vuol, ch'ardisca
di dir che l'opre mie mai fosser prave:
e non han piu di me fatto, ne tanto,
molti che si donar di me piu vanto.
52
Dico cosi, per dimostrar che quello
ch'io dissi allora, e che ti voglio or dire,
ne da viltade vien ne da cor fello,
ma d'amor vero e da fedel servire.
Io ti conforto ch'al paterno ostello,
piu tosto che tu poi, vogli redire;
che poco saggio si puo dir colui
che perde il suo per acquistar l'altrui.
53
S'acquisto c'e, tu 'l sai. Trentadui fummo
re tuoi vassalli a uscir teco del porto:
or, se di nuovo il conto ne rassummo,
c'e a pena il terzo, e tutto 'l resto e morto.
Che non ne cadan piu, piaccia a Dio summo:
ma se tu vuoi seguir, temo di corto,
che non ne rimarra quarto ne quinto;
e 'l miser popul tuo fia tutto estinto.
54
Ch'Orlando non ci sia, ne aiuta; ch'ove
sian pochi, forse alcun non ci saria.
Ma per questo il periglio non rimuove,
se ben prolunga nostra sorte ria.
Ecci Rinaldo, che per molte prove
mostra che non minor d'Orlando sia:
c'e il suo lignaggio e tutti i paladini,
timore eterno a' nostri Saracini.
55
Ed hanno appresso quel secondo Marte
(ben che i nimici al mio dispetto lodo),
io dico il valoroso Brandimarte,
non men d'Orlando ad ogni prova sodo;
del qual provata ho la virtude in parte,
parte ne veggo all'altrui spese ed odo.
Poi son piu di che non c'e Orlando stato;
e piu perduto abbian che guadagnato.
56
Se per adietro abbian perduto, io temo
che da qui inanzi perderen piu in grosso.
Del nostro campo Mandricardo e scemo:
Gradasso il suo soccorso n'ha rimosso:
Marfisa n'ha lasciata al punto estremo,
e cosi il re d' Algier, di cui dir posso
che, se fosse fedel come gagliardo,
poco uopo era Gradasso o Mandricardo.
57
Ove sono a noi tolti questi aiuti,
e tante mila son dei nostri morti;
e quei ch'a venir han, son gia venuti,
ne s'aspetta altro legno che n'apporti:
quattro son giunti a Carlo, non tenuti
manco d'Orlando o di Rinaldo forti;
e con ragion; che da qui sino a Battro
potresti mal trovar tali altri quattro.
58
Non so se sai chi sia Guidon Selvaggio
e Sansonetto e i figli d'Oliviero.
Di questi fo piu stima e piu tema aggio,
che d'ogni altro lor duca e cavalliero
che di Lamagna o d'altro stran linguaggio
sia contra noi per aiutar l'Impero:
ben ch'importa anco assai la gente nuova
ch' a' nostri danni in campo si ritrova.
59
Quante volte uscirai alla campagna,
tanto avrai la peggiore, o sarai rotto.
Se spesso perde il campo Africa e Spagna,
quando sian stati sedici per otto,
che sara poi ch'Italia e che Lamagna
con Francia e unita, e 'l populo anglo e scotto,
e che sei contra dodici saranno?
Ch'altro si puo sperar, che biasmo e danno?
60
La gente qui, la perdi a un tempo il regno,
s'in questa impresa piu duri ostinato;
ove, s'al ritornar muti disegno,
l'avanzo di noi servi con lo stato.
Lasciar Marsilio e di te caso indegno,
ch'ognun te ne terrebbe molto ingrato:
ma c'e rimedio, far con Carlo pace;
ch'a lui deve piacer, se a te pur piace.
61
Pur se ti par che non ci sia il tuo onore,
se tu, che prima offeso sei, la chiedi;
e la battaglia piu ti sta nel core,
che, come sia fin qui successa, vedi;
studia almen di restarne vincitore:
il che forse averra, se tu mi credi;
se d'ogni tua querela a un cavalliero
darai l'assunto, e se quel fia Ruggiero.
62
Io 'l so, e tu 'l sai che Ruggier nostro e tale,
che gia da solo a sol con l'arme in mano
non men d'Orlando o di Rinaldo vale,
ne d'alcun altro cavallier cristiano.
Ma se tu vuoi far guerra universale,
ancor che 'l valor suo sia sopraumano,
egli pero non sara piu ch'un solo,
ed avra di par suoi contra uno stuolo.
63
A me par, s'a te par, ch'a dir si mandi
al re cristian, che per finir le liti,
e perche cessi il sangue che tu spandi
ognor de' suoi, egli de' tuo' infiniti;
che contra un tuo guerrier tu gli domandi
che metta in campo uno dei suoi piu arditi;
e faccian questi duo tutta la guerra,
fin che l'un vinca, e l'altro resti in terra:
64
con patto, che qual d'essi perde, faccia
che 'l suo re all'altro re tributo dia.
Questa condizion non credo spiaccia
a Carlo, ancor che sul vantaggio sia.
Mi fido si ne le robuste braccia
poi di Ruggier, che vincitor ne fia;
e ragion tanta e da la nostra parte,
che vincera, s'avesse incontra Marte. -
65
Con questi ed altri piu efficaci detti
fece Sobrin si che 'l partito ottenne;
e gl'interpreti fur quel giorno eletti,
e quel di a Carlo l'imbasciata venne.
Carlo ch'avea tanti guerrier perfetti,
vinta per se quella battaglia tenne,
di cui l'impresa al buon Rinaldo diede,
in ch'avea, dopo Orlando, maggior fede.
66
Di questo accordo lieto parimente
l'uno esercito e l'altro si godea;
che 'l travaglio del corpo e de la mente
tutti avea stanchi e a tutti rincrescea.
Ognun di riposare il rimanente
de la sua vita disegnato avea;
ognun maledicea l'ire e i furori
ch'a risse e a gare avean lor desti i cori.
67
Rinaldo che esaltar molto si vede,
che Carlo in lui di quel che tanto pesa,
via piu ch'in tutti gli altri, ha avuto fede,
lieto si mette all'onorata impresa.
Ruggier non stima; e veramente crede
che contra se non potra far difesa:
che suo pari esser possa non gli e aviso,
se ben in campo ha Mandricardo ucciso.
68
Ruggier da l'altra parte, ancor che molto
onor gli sia che 'l suo re l'abbia eletto,
e pel miglior di tutti i buoni tolto,
a cui commetta un si importante effetto;
pur mostra affanno e gran mestizia in volto,
non per paura che gli turbi il petto;
che non ch'un sol Rinaldo, ma non teme
se fosse con Rinaldo Orlando insieme:
69
ma perche vede esser di lui sorella
la sua cara e fidissima consorte
ch'ognor scriver do stimula e martella,
come colei ch'e ingiuriata forte.
Or s'alle vecchie offese aggiunge quella
d'entrare in campo a porle il frate a morte,
se la fara, d'amante, cosi odiosa,
ch'a placarla mai piu fia dura cosa.
70
Se tacito Ruggier s'affligge ed ange
de la battaglia che mal grado prende,
la sua cara moglier lacrima e piange,
come la nuova indi a poche ore intende.
Batte il bel petto, e l'auree chiome frange,
e le guance innocenti irriga e offende;
e chiama con ramarichi e querele
Ruggiero ingrato, e il suo destin crudele.
71
D'ogni fin che sortisca la contesa,
a lei non puo venir altro che doglia.
Ch'abbia a morir Ruggiero in questa impresa,
pensar non vuol; che par che 'l cor le toglia.
Quando anco, per punir piu d'una offesa,
la ruina di Francia Cristo voglia,
oltre che sara morto il suo fratello,
seguira un danno a lei piu acerbo e fello:
72
che non potra, se non con biasmo e scorno,
e nimicizia di tutta sua gente,
fare al marito suo mai piu ritorno,
si che lo sappia ognun publicamente,
come s'avea, pensando notte e giorno,
piu volte disegnato ne la mente:
e tra lor era la promessa tale,
che 'l ritrarsi e il pentir piu poco vale.
73
Ma quella usata ne le cose avverse
di non mancarle di soccorsi fidi,
dico Melissa maga, non sofferse
udirne il pianto e i dolorosi gridi;
e venne a consolarla, e le proferse,
quando ne fosse il tempo, alti sussidi,
e disturbar quella pugna futura
di ch'ella piange e si pon tanta cura.
74
Rinaldo intanto e l'inclito Ruggiero
apparechiavan l'arme alla tenzone,
di cui dovea l'eletta al cavalliero
che del romano Imperio era campione:
e come quel, che poi che 'l buon destriero
perde Baiardo, ando sempre pedone,
si elesse a pie, coperto a piastra e a maglia,
con l'azza e col pugnal far la battaglia.
75
O fosse caso, o fosse pur ricordo
di Malagigi suo provido e saggio,
che sapea quanto Balisarda ingordo
il taglio avea di fare all'arme oltraggio;
combatter senza spada fur d'accordo
l'uno e l'altro guerrier, come detto aggio.
Del luogo s'accordar presso alle mura
de l'antiquo Arli, in una gran pianura.
76
A pena avea la vigilante Aurora
da l'ostel di Titon fuor messo il capo,
per dare al giorno terminato, e all'ora
ch'era prefissa alla battaglia, capo;
quando di qua e di la vennero fuora
i deputati; e questi in ciascun capo
degli steccati i padiglion tiraro,
appresso ai quali ambi un altar fermaro.
77
Non molto dopo, istrutto a schiera a schiera,
si vide uscir l'esercito pagano.
In mezzo armato e suntuoso v'era
di barbarica pompa il re africano;
e s'un baio corsier di chioma nera,
di fronte bianca, e di duo pie balzano,
a par a par con lui venia Ruggiero,
a cui servir non e Marsilio altiero.
78
L'elmo, che dianzi con travaglio tanto
trasse di testa al re di Tartaria,
l'elmo, che celebrato in maggior canto
porto il troiano Ettor mill'anni pria,
gli porta il re Marsilio a canto a canto:
altri principi ed altra baronia
s'hanno partite l'altr'arme fra loro,
ricche di gioie e ben fregiate d'oro.
79
Da l'altra parte fuor dei gran ripari
re Carlo usci con la sua gente d'arme,
con gli ordini medesmi e modi pari
che terria se venisse al fatto d'arme.
Cingonlo intorno i suoi famosi pari;
e Rinaldo e con lui con tutte l'arme,
fuor che l'elmo che fu del re Mambrino,
che porta Ugier Danese paladino.
80
E di due azze ha il duca Namo l'una,
e l'altra Salamon re di Bretagna.
Carlo da un lato i suoi tutti raguna;
da l'altro son quei d'Africa e di Spagna.
Nel mezzo non appar persona alcuna:
voto riman gran spazio di campagna,
che per bando commune a chi vi sale,
eccetto ai duo guerrieri, e capitale.
81
Poi che de l'arme la seconda eletta
si die al campion del populo pagano,
duo sacerdoti, l'un de l'una setta,
l'altro de l'altra, uscir coi libri in mano.
In quel del nostro e la vita perfetta
scritta di Cristo; e l'altro e l'Alcorano.
Con quel de l'Evangelio si fe' inante
l'imperator, con l'altro il re Agramante.
82
Giunto Carlo all'altar che statuito
i suoi gli aveano, al ciel levo le palme,
e disse: - O Dio, c'hai di morir patito
per redimer da morte le nostr'alme;
o Donna, il cui valor fu si gradito,
che Dio prese da te l'umane salme,
e nove mesi fu nel tuo santo alvo,
sempre serbando il fior virgineo salvo:
83
siatemi testimoni, ch'io prometto
per me e per ogni mia successione
al re Agramante, ed a chi dopo eletto
sara al governo di sua regione,
dar venti some ogni anno d'oro schietto,
s'oggi qui riman vinto il mio campione;
e ch'io prometto subito la triegua
incominciar, che poi perpetua segua:
84
e se 'n cio manco, subito s'accenda
la formidabil ira d'ambidui,
la qual me solo e i miei figliuoli offenda,
non alcun altro che sia qui con nui;
si che in brevissima ora si comprenda
che sia il mancar de la promessa a vui. -
Cosi dicendo, Carlo sul Vangelo
tenea la mano, e gli occhi fissi al cielo.
85
Si levan quindi, e poi vanno all'altare
che riccamente avean pagani adorno;
ove giuro Agramante, ch'oltre al mare
con l'esercito suo faria ritorno,
ed a Carlo daria tributo pare,
se restasse Ruggier vinto quel giorno;
e perpetua tra lor triegua saria,
coi patti ch'avea Carlo detti pria.
86
E similmente con parlar non basso,
chiamando in testimonio il gran Maumette,
sul libro ch'in man tiene il suo papasso,
cio che detto ha, tutto osservar promette.
Poi del campo si partono a gran passo,
e tra i suoi l'uno e l'altro si rimette:
poi quel par di campioni a giurar venne;
e 'l giuramento lor questo contenne:
87
Ruggier promette, se de la tenzone
il suo re viene o manda a disturbarlo,
che ne suo guerrier piu, ne suo barone
esser mai vuol, ma darsi tutto a Carlo.
Giura Rinaldo ancor, che se cagione
sara del suo signor quindi levarlo,
fin che non resti vinto egli o Ruggiero,
si fara d'Agramante cavalliero.
88
Poi che le cerimonie finite hanno,
si ritorna ciascun da la sua parte;
ne v'indugiano molto, che lor danno
le chiare trombe segno al fiero marte.
Or gli animosi a ritrovar si vanno,
con senno i passi dispensando ed arte.
Ecco si vede incominciar l'assalto,
sonar il ferro, or girar basso, or alto.
89
Or inanzi col calce, or col martello
accennan quando al capo e quando al piede,
con tal destrezza e con modo si snello,
ch'ogni credenza il raccontarlo eccede.
Ruggier che combattea contro il fratello
di chi la misera alma gli possiede,
a ferir lo venia con tal riguardo,
che stimato ne fu manco gagliardo.
90
Era a parar, piu ch'a ferire, intento,
e non sapea egli stesso il suo desire:
spegner Rinaldo saria malcontento,
ne vorria volentieri egli morire.
Ma ecco giunto al termine mi sento,
ove convien l'istoria diferire.
Ne l'altro canto il resto intenderete,
s'udir ne l'altro canto mi vorrete.
CANTO TRENTANOVESIMO
1
L'affanno di Ruggier ben veramente
e sopra ogn'altro duro, acerbo e forte,
di cui travaglia il corpo, e piu la mente,
poi che di due fuggir non puo una morte;
o da Rinaldo, se di lui possente
fia meno, o se fia piu, da la consorte:
che se 'l fratel le uccide, sa ch'incorre
ne l'odio suo, che piu che morte aborre.
2
Rinaldo, che non ha simil pensiero,
in tutti i modi alla vittoria aspira:
mena de l'azza dispettoso e fiero;
quando alle braccia e quando al capo mira.
Volteggiando con l'asta il buon Ruggiero
ribatte il colpo, e quinci e quindi gira;
e se percuote pur, disegna loco
ove possa a Rinaldo nuocer poco.
3
Alla piu parte dei signor pagani
troppo par disegual esser la zuffa:
troppo e Ruggier pigro a menar le mani,
troppo Rinaldo il giovine ribuffa.
Smarrito in faccia il re degli Africani
mira l'assalto, e ne sospira e sbuffa:
ed accusa Sobrin, da cui procede
tutto l'error, che 'l mal consiglio diede.
4
Melissa in questo tempo, ch'era fonte
di quanto sappia incantatore o mago,
avea cangiata la feminil fronte,
e del gran re d'Algier presa l'imago:
sembrava al viso, ai gesti Rodomonte,
e parea armata di pelle di drago;
e tal lo scudo e tal la spada al fianco
avea, quale usava egli, e nulla manco.
5
Spinse il demonio inanzi al mesto figlio
del re Troiano, in forma di cavallo;
e con gran voce e con turbato ciglio
disse: - Signor, questo e pur troppo fallo,
ch'un giovene inesperto a far periglio,
contra un si forte e si famoso Gallo
abbiate eletto in cosa di tal sorte,
che 'l regno e l'onor d'Africa n'importe.
6
Non si lassi seguir questa battaglia,
che ne sarebbe in troppo detrimento.
Su Rodomonte sia, ne ve ne caglia,
l'avere il patto rotto e 'l giuramento.
Dimostri ognun come sua spada taglia:
poi ch'io ci sono, ognun di voi val cento. -
Pote questo parlar si in Agramante,
che senza piu pensar si caccio inante.
7
Il creder d'aver seco il re d'Algieri
fece che si curo poco del patto;
e non avria di mille cavallieri
giunti in suo aiuto si gran stima fatto.
Percio lance abbassar, spronar destrieri
di qua di la veduto fu in un tratto.
Melissa, poi che con sue finte larve
la battaglia attacco, subito sparve.
8
I duo campion che vedeno turbarsi
contra ogni accordo, contra ogni promessa,
senza piu l'un con l'altro travagliarsi,
anzi ogni ingiuria avendosi rimessa,
fede si dan ne qua ne la impacciarsi,
fin che la cosa non sia meglio espressa,
chi stato sia che i patti ha rotto inante,
o 'l vecchio Carlo, o 'l giovene Agramante.
9
E replican con nuovi giuramenti
d'esser nimici a chi manco di fede.
Sozzopra se ne van tutte le genti:
chi porta inanzi e chi ritorna il piede.
Chi sia fra i vili, e chi tra i piu valenti
in un atto medesimo si vede:
son tutti parimente al correr presti;
ma quei corrono inanzi, e indietro questi.
10
Come levrier che la fugace fera
correre intorno ed aggirarsi mira,
ne puo con gli altri cani andare in schiera,
che 'l cacciator lo tien, si strugge d'ira,
si tormenta, s'affligge e si dispera,
schiattisce indarno, e si dibatte e tira;
cosi sdegnosa infin allora stata
Marfisa era quel di con la cognata.
11
Fin a quell'ora avean quel di vedute
si ricche prede in spazioso piano;
e che fosser dal patto ritenute
di non poter seguirle e porvi mano,
ramaricate s'erano e dolute,
e n'avean molto sospirato invano.
Or che i patti e le triegue vider rotte,
liete saltar ne l'africane frotte.
12
Marfisa caccio l'asta per lo petto
al primo che scontro, due braccia dietro:
poi trasse il brando, e in men che non l'ho detto,
spezzo quattro elmi, che sembrar di vetro.
Bradamante non fe' minore effetto;
ma l'asta d'or tenne diverso metro:
tutti quei che tocco, per terra mise;
duo tanti fur, ne pero alcuno uccise.
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