Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Questo si presso l'una all'altra fero,
che testimonie se ne fur tra loro;
poi si scostaro, ed a ferir si diero,
ove le trasse l'ira, il popul Moro.
Chi potra conto aver d'ogni guerriero
ch'a terra mandi quella lancia d'oro?
o d'ogni testa che tronca o divisa
sia da la orribil spada di Marfisa?
14
Come al soffiar de' piu benigni venti,
quando Apennin scuopre l'erbose spalle,
muovonsi a par duo turbidi torrenti
che nel cader fan poi diverso calle;
svellono i sassi e gli arbori eminenti
da l'alte ripe, e portan ne la valle
le biade e i campi; e quasi a gara fanno
a chi far puo nel suo camin piu danno:
15
cosi le due magnanime guerriere,
scorrendo il campo per diversa strada,
gran strage fan ne l'africane schiere,
l'una con l'asta, e l'altra con la spada.
Tiene Agramante a pena alle bandiere
la gente sua, ch'in fuga non ne vada.
Invan domanda, invan volge la fronte;
ne puo saper che sia di Rodomonte.
16
A conforto di lui rotto avea il patto
(cosi credea) che fu solennemente,
i dei chiamando in testimonio, fatto;
poi s'era dileguato si repente.
Ne Sobrin vede ancor: Sobrin ritratto
in Arli s'era, e dettosi innocente;
perche di quel pergiuro aspra vendetta
sopra Agramante il di medesmo aspetta.
17
Marsilio anco e fuggito ne la terra:
si la religion gli preme il core.
Percio male Agramante il passo serra
a quei che mena Carlo imperatore,
d'Italia, di Lamagna e d'Inghilterra,
che tutte gente son d'alto valore;
ed hanno i paladin sparsi tra loro,
come le gemme in un riccamo d'oro:
18
e presso ai paladini alcun perfetto
quanto esser possa al mondo cavalliero,
Guidon Selvaggio, l'intrepido petto,
e i duo famosi figli d'Oliviero.
Io non voglio ridir, ch'io l'ho gia detto,
di quel par di donzelle ardito e fiero.
Questi uccidean di genti saracine
tanto, che non v'e numero ne fine.
19
Ma differendo questa pugna alquanto,
io vo' passar senza navilio il mare.
Non ho con quei di Francia da far tanto,
ch'io non m'abbia d'Astolfo a ricordare.
La grazia che gli die l'apostol santo
io v'ho gia detto, e detto aver mi pare,
che 'l re Branzardo e il re de l'Algazera
per girli incontra armasse ogni sua schiera.
20
Furon di quei ch'aver poteano in fretta,
le schiere di tutta Africa raccolte,
non men d'inferma eta che di perfetta;
quasi ch'ancor le femine fur tolte.
Agramante ostinato alla vendetta
avea gia vota l'Africa due volte.
Poche genti rimase erano, e quelle
esercito facean timido e imbelle.
21
Ben lo mostrar; che gli nimici a pena
vider lontan, che se n'andaron rotti.
Astolfo, come pecore, li mena
dinanzi ai suoi di guerreggiar piu dotti,
e fa restarne la campagna piena:
pochi a Biserta se ne son ridotti.
Prigion rimase Bucifar gagliardo;
salvossi ne la terra il re Branzardo,
22
via piu dolente sol di Bucifaro,
che se tutto perduto avesse il resto.
Biserta e grande, e farle gran riparo
bisogna, e senza lui mal puo far questo:
poterlo riscattar molto avria caro.
Mentre vi pensa e ne sta afflitto e mesto,
gli viene in mente come tien prigione
gia molti mesi il paladin Dudone.
23
Lo prese sotto a Monaco in riviera
il re di Sarza nel primo passaggio.
Da indi in qua prigion sempre stato era
Dudon che del Danese fu lignaggio.
Mutar costui col re de l'Algazera
penso Branzardo, e ne mando messaggio
al capitan de' Nubi, perche intese
per vera spia, ch'egli era Astolfo inglese.
24
Essendo Astolfo paladin, comprende
che dee aver caro un paladino sciorre.
Il gentil duca, come il caso intende,
col re Branzardo in un voler concorre.
Liberato Dudon, grazie ne rende
al duca, e seco si mette a disporre
le cose che appertengono alla guerra,
cosi quelle da mar, come da terra.
25
Avendo Astolfo esercito infinito
da non gli far sette Afriche difesa;
e rammentando come fu ammonito
dal santo vecchio che gli die l'impresa
di tor Provenza e d'Acquamorta il lito
di man di Saracin che l'avean presa;
d'una gran turba fece nuova eletta,
quella ch'al mar gli parve manco inetta.
26
Ed avendosi piene ambe le palme,
quanto potean capir, di varie fronde
a lauri, a cedri tolte, a olive, a palme,
venne sul mare, e le gitto ne l'onde.
Oh felici, e dal ciel ben dilette alme!
Grazia che Dio raro a' mortali infonde!
Oh stupendo miracolo che nacque
di quelle frondi, come fur ne l'acque!
27
Crebbero in quantita fuor d'ogni stima;
si feron curve e grosse e lunghe e gravi;
le vene ch'attraverso aveano prima,
mutaro in dure spranghe e in grosse travi:
e rimanendo acute inver la cima,
tutte in un tratto diventaro navi
di differenti qualitadi, e tante,
quante raccolte fur da varie piante.
28
Miracol fu veder le fronde sparte
produr fuste, galee, navi da gabbia.
Fu mirabile ancor, che vele e sarte
e remi avean, quanto alcun legno n'abbia.
Non manco al duca poi chi avesse l'arte
di governarsi alla ventosa rabbia;
che di Sardi e di Corsi non remoti,
nocchier, padron, pennesi ebbe e piloti.
29
Quelli che entraro in mar, contati foro
ventiseimila, e gente d'ogni sorte.
Dudon ando per capitano loro,
cavallier saggio, e in terra e in acqua forte.
Stava l'armata ancora al lito moro,
miglior vento aspettando, che la porte,
quando un navilio giunse a quella riva,
che di presi guerrier carco veniva.
30
Portava quei ch'al periglioso ponte,
ove alla giostre il campo era si stretto,
pigliato avea l'audace Rodomonte,
come piu volte io v'ho di sopra detto.
Il cognato tra questi era del conte,
e 'l fedel Brandimarte e Sansonetto,
ed altri ancor, che dir non mi bisogna,
d'Alemagna, d'Italia e di Guascogna.
31
Quivi il nocchier, ch'ancor non s'era accorto
degli inimici, entro con la galea,
lasciando molte miglia a dietro il porto
d'Algieri, ove calar prima volea,
per un vento gagliardo ch'era sorto,
e spinto oltre il dover la poppa avea.
Venir tra i suoi credette e in loco fido,
come vien Progne al suo loquace nido.
32
Ma come poi l'imperiale augello,
i gigli d'oro e i pardi vide appresso,
resto pallido in faccia, come quello
che 'l piede incauto d'improviso ha messo
sopra il serpente venenoso e fello,
dal pigro sonno in mezzo l'erbe oppresso;
che spaventato e smorto si ritira,
fuggendo quel, ch'e pien di tosco e d'ira.
33
Gia non pote fuggir quindi il nocchiero,
ne tener seppe i prigion suoi di piatto.
Con Brandimarte fu, con Oliviero,
con Sansonetto e con molti altri tratto
ove dal duca e dal figliuol d'Uggiero
fu lieto viso agli suo' amici fatto;
e per mercede lui che li condusse,
volson che condannato al remo fusse.
34
Come io vi dico, dal figliuol d'Otone
i cavallier cristian furon ben visti,
e di mensa onorati al padiglione,
d'arme e di cio che bisogno provisti.
Per amor d'essi differi Dudone
l'andata sua; che non minori acquisti
di ragionar con tai baroni estima,
che d'esser gito uno o duo giorni prima.
35
In che stato, in che termine si trove
e Francia e Carlo, istruzion vera ebbe;
e dove piu sicuramente, e dove,
per far miglior effetto, calar debbe.
Mentre da lor venia intendendo nuove,
s'udi un rumor che tuttavia piu crebbe;
e un dar all'arme ne segui si fiero,
che fece a tutti far piu d'un pensiero.
36
Il duca Astolfo e la compagnia bella,
che ragionando insieme si trovaro,
in un momento armati furo e in sella,
e verso il maggior grido in fretta andaro,
di qua di la cercando pur novella
di quel romore; e in loco capitaro,
ove videro un uom tanto feroce,
che nudo e solo a tutto 'l campo nuoce.
37
Menava un suo baston di legno in volta,
che era si duro e si grave e si fermo,
che declinando quel, facea ogni volta
cader in terra un uom peggio ch'infermo.
Gia a piu di cento avea la vita tolta;
ne piu se gli facea riparo o schermo,
se non tirando di lontan saette:
d'appresso non e alcun gia che l'aspette.
38
Dudone, Astolfo, Brandimarte, essendo
corsi in fretta al romore, ed Oliviero,
de la gran forza e del valor stupendo
stavan maravigliosi di quel fiero;
quando venir s'un palafren correndo
videro una donzella in vestir nero,
che corse a Brandimarte e salutollo,
e gli alzo a un tempo ambe le braccia al collo.
39
Questa era Fiordiligi, che si acceso
avea d'amor per Brandimarte il core,
che quando al ponte stretto il lascio preso,
vicina ad impazzar fu di dolore.
Di la dal mare era passata, inteso
avendo dal pagan che ne fu autore,
che mandato con molti cavallieri
era prigion ne la citta d'Algieri.
40
Quando fu per passare, avea trovato
a Marsilia una nave di Levante,
ch'un vecchio cavalliero avea portato
de la famiglia del re Monodante;
il qual molte province avea cercato,
quando per mar, quando per terra errante,
per trovar Brandimarte; che nuova ebbe
tra via di lui, ch'in Francia il troverebbe.
41
Ed ella, conosciuto che Bardino
era costui, Bardino che rapito
al padre Brandimarte piccolino,
ed a Rocca Silvana avea notrito,
e la cagione intesa del camino,
seco fatto l'avea scioglier dal lito,
avendogli narrato in che maniera
Brandimarte passato in Africa era.
42
Tosto che furo a terra, udir le nuove,
ch'assediata d'Astolfo era Biserta:
che seco Brandimarte si ritrove
udito avean, ma non per cosa certa.
Or Fiordiligi in tal fretta si muove,
come lo vede, che ben mostra aperta
quella allegrezza ch'i precessi guai
le fero la maggior ch'avesse mai.
43
Il gentil cavallier, non men giocondo
di veder la diletta e fida moglie
ch'amava piu che cosa altra del mondo,
l'abraccia e stringe e dolcemente accoglie:
ne per saziare al primo ne al secondo
ne al terzo bacio era l'accese voglie;
se non ch'alzando gli occhi ebbe veduto
Bardin che con la donna era venuto.
44
Stese le mani, ed abbracciar lo volle,
e insieme domandar perche venia;
ma di poterlo far tempo gli tolle
il campo ch'in disordine fuggia
dinanzi a quel baston che 'l nudo folle
menava intorno, e gli facea dar via.
Fiordiligi miro quel nudo in fronte,
e grido a Brandimarte: - Eccovi il conte! -
45
Astolfo tutto a un tempo, ch'era quivi,
che questo Orlando fosse, ebbe palese
per alcun segno che dai vecchi divi
su nel terrestre paradiso intese.
Altrimente restavan tutti privi
di cognizion di quel signor cortese;
che per lungo sprezzarsi, come stolto,
avea di fera, piu che d'uomo, il volto.
46
Astolfo per pieta che gli traffisse
il petto e il cor, si volse lacrimando;
ed a Dudon (che gli era appresso) disse,
ed indi ad Oliviero: - Eccovi Orlando! -
Quei gli occhi alquanto e le palpebre fisse
tenendo in lui, l'andar raffigurando;
e 'l ritrovarlo in tal calamitade,
gli empi di meraviglie e di pietade.
47
Piangeano quei signor per la piu parte:
si lor ne dolse, e lor ne 'ncrebbe tanto.
- Tempo e (lor disse Astolfo) trovar arte
di risanarlo, e non di fargli il pianto. -
E salto a piedi, e cosi Brandimarte,
Sansonetto, Oliviero e Dudon santo;
e s'aventaro al nipote di Carlo
tutti in un tempo; che volean pigliarlo.
48
Orlando che si vide fare il cerchio,
meno il baston da disperato e folle;
ed a Dudon che si facea coperchio
al capo de lo scudo ed entrar volle,
fe' sentir ch'era grave di soperchio:
e se non che Olivier col brando tolle
parte del colpo, avria il bastone ingiusto
rotto lo scudo, l'elmo, il capo e il busto.
49
Lo scudo roppe solo, e su l'elmetto
tempesto si, che Dudon cadde in terra.
Meno la spada a un tempo Sansonetto;
e del baston piu di duo braccia afferra
con valor tal, che tutto il taglia netto.
Brandimarte ch'addosso se gli serra,
gli cinge i fianchi, quanto puo, con ambe
le braccia, e Astolfo il piglia ne le gambe.
50
Scuotesi Orlando, e lungi dieci passi
da se l'Inglese fe' cader riverso:
non fa pero che Brandimarte il lassi,
che con piu forza l'ha preso a traverso.
Ad Olivier che troppo inanzi fassi,
meno un pugno si duro e si perverso,
che lo fe' cader pallido ed esangue,
e dal naso e dagli occhi uscirgli il sangue.
51
E se non era l'elmo piu che buono,
ch'avea Olivier, l'avria quel pugno ucciso:
cadde pero, come se fatto dono
avesse de lo spirto al paradiso.
Dudone e Astolfo che levati sono,
ben che Dudone abbia gonfiato il viso,
e Sansonetto che 'l bel colpo ha fatto,
adosso a Orlando son tutti in un tratto.
52
Dudon con gran vigor dietro l'abbraccia,
pur tentando col pie farlo cadere:
Astolfo e gli altri gli han prese le braccia,
ne lo puon tutti insieme anco tenere.
C'ha visto toro a cui si dia la caccia,
e ch'alle orecchie abbia le zanne fiere,
correr mugliando, e trarre ovunque corre
i cani seco, e non potersi sciorre;
53
imagini ch'Orlando fosse tale,
che tutti quei guerrier seco traea.
In quel tempo Olivier di terra sale,
la dove steso il gran pugno l'avea;
e visto che cosi si potea male
far di lui quel ch'Astolfo far volea,
si penso un modo, ed ad effetto il messe,
di far cader Orlando, e gli successe.
54
Si fe' quivi arrecar piu d'una fune,
e con nodi correnti adatto presto;
ed alle gambe ed alle braccia alcune
fe' porre al conte, ed a traverso il resto.
Di quelle i capi poi parti in commune,
e li diede a tenere a quello e a questo.
Per quella via che maniscalco atterra
cavallo o bue, fu tratto Orlando in terra.
55
Come egli e in terra, gli son tutti adosso,
e gli legan piu forte e piedi e mani.
Assai di qua di la s'e Orlando scosso,
ma sono i suoi risforzi tutti vani.
Commanda Astolfo che sia quindi mosso,
che dice voler far che si risani.
Dudon ch'e grande, il leva in su le schene,
e porta al mar sopra l'estreme arene.
56
Lo fa lavar Astolfo sette volte;
e sette volte sotto acqua l'attuffa;
si che dal viso e da le membra stolte
leva la brutta rugine e la muffa:
poi con certe erbe, a questo effetto colte,
la bocca chiuder fa, che soffia e buffa;
che non volea ch'avesse altro meato
onde spirar, che per lo naso, il fiato.
57
Aveasi Astolfo apparecchiato il vaso
in che il senno d'Orlando era rinchiuso;
e quello in modo appropinquogli al naso,
che nel tirar che fece il fiato in suso,
tutto il voto: maraviglioso caso!
che ritorno la mente al primier uso;
e ne' suoi bei discorsi l'intelletto
rivenne, piu che mai lucido e netto.
58
Come chi da noioso e grave sonno,
ove o vedere abominevol forme
di mostri che non son, ne ch'esser ponno,
o gli par cosa far strana ed enorme,
ancor si maraviglia, poi che donno
e fatto de' suoi sensi, e che non dorme;
cosi, poi che fu Orlando d'error tratto,
resto maraviglioso e stupefatto.
59
E Brandimarte, e il fratel d'Aldabella,
e quel che 'l senno in capo gli ridusse,
pur pensando riguarda, e non favella,
come egli quivi e quando si condusse.
Girava gli occhi in questa parte e in quella,
ne sapea imaginar dove si fusse.
Si maraviglia che nudo si vede,
e tante funi ha da le spalle al piede.
60
Poi disse, come gia disse Sileno
a quei che lo legar nel cavo speco:
Solvite me, con viso si sereno,
con guardo si men de l'usato bieco,
che fu slegato; e de' panni ch'avieno
fatti arrecar participaron seco,
consolandolo tutti del dolore,
che lo premea, di quel passato errore.
61
Poi che fu all'esser primo ritornato
Orlando piu che mai saggio e virile,
d'amor si trovo insieme liberato;
si che colei, che si bella e gentile
gli parve dianzi, e ch'avea tanto amato,
non stima piu se non per cosa vile.
Ogni suo studio, ogni disio rivolse
a racquistar quanto gia amor gli tolse.
62
Narro Bardino intanto a Brandimarte,
che morto era il suo padre Monodante;
e che a chiamarlo al regno egli da parte
veniva prima del fratel Gigliante,
poi de le genti ch'abitan le sparte
isole in mare, e l'ultime in Levante;
di che non era un altro regno al mondo
si ricco, populoso, o si giocondo.
63
Disse, tra piu ragion che dovea farlo,
che dolce cosa era la patria; e quando
si disponesse di voler gustarlo,
avria poi sempre in odio andare errando.
Brandimarte rispose voler Carlo
servir per tutta questa guerra e Orlando;
e se potea vederne il fin, che poi
penseria meglio sopra i casi suoi.
64
Il di seguente la sua armata spinse
verso Provenza il figlio del Danese.
Indi Orlando col duca si ristrinse,
ed in che stato era la guerra, intese:
tutta Biserta poi d'assedio cinse,
dando pero l'onore al duca inglese
d'ogni vittoria; ma quel duca il tutto
facea, come dal conte venia istrutto.
65
Ch'ordine abbian tra lor, come s'assaglia
la gran Biserta, e da che lato e quando,
come fu presa alla prima battaglia,
chi ne l'onor parte ebbe con Orlando,
s'io non vi seguito ora, non vi caglia;
ch'io non me ne vo molto dilungando.
In questo mezzo di saper vi piaccia,
come dai Franchi i Mori hanno la caccia.
66
Fu quasi il re Agramante abbandonato
nel pericol maggior di quella guerra;
che con molti pagani era tornato
Marsilio e 'l re Sobrin dentro alla terra,
poi su l'armata e questo e quel montato,
che dubbio avean di non salvarsi in terra;
e duci e cavallier del popul Moro
molti seguito avean l'esempio loro.
67
Pure Agramante la pugna sostiene;
e quando finalmente piu non puote,
volta le spalle, e la via dritta tiene
alle porte non troppo indi remote.
Rabican dietro in gran fretta gli viene,
che Bradamante stimola e percuote:
d'ucciderlo era disiosa molto;
che tante volte il suo Ruggier le ha tolto.
68
Il medesmo desir Marfisa avea,
per far del padre suo tarda vendetta;
e con gli sproni, quanto piu potea,
facea il destrier sentir ch'ella avea fretta.
Ma ne l'una ne l'altra vi giungea
si a tempo, che la via fosse intercetta
al re d'entrar ne la citta serrata,
ed indi poi salvarsi in su l'armata.
69
Come due belle e generose parde
che fuor del lascio sien di pari uscite,
poscia ch'i cervi o le capre gagliarde
indarno aver si veggano seguite,
vergognandosi quasi, che fur tarde,
sdegnose se ne tornano e pentite;
cosi tornar le due donzelle, quando
videro il pagan salvo, sospirando.
70
Non pero si fermar; ma ne la frotta
degli altri che fuggivano, cacciarsi,
di qua di la facendo ad ogni botta
molti cader senza mai piu levarsi.
A mal partito era la gente rotta,
che per fuggir non potea ancor salvarsi;
ch'Agramante avea fatto per suo scampo
chiuder la porta ch'uscia verso il campo,
71
e fatto sopra il Rodano tagliare
i ponti tutti. Ah sfortunata plebe,
che dove del tiranno utile appare,
sempre e in conto di pecore e di zebe!
Chi s'affoga nel fiume e chi nel mare,
chi sanguinose fa di se le glebe.
Molti perir, pochi restar prigioni;
che pochi a farsi taglia erano buoni.
72
De la gran moltitudine ch'uccisa
fu da ogni parte in questa ultima guerra
(ben che la cosa non fu ugual divisa;
ch'assai piu andar dei Saracin sotterra
per man di Bradamante e di Marfisa),
se ne vede ancor segno in quella terra;
che presso ad Arli, ove il Rodano stagna,
piena di sepolture e la campagna.
73
Fatto avea intanto il re Agramante sciorre
e ritirar in alto i legni gravi,
lasciando alcuni, e i piu leggieri, a torre
quei che volean salvarsi in su le navi.
Vi ste' duo di per chi fuggia raccorre,
e perche venti eran contrari e pravi.
Fece lor dar le vele il terzo giorno;
ch'in Africa credea di far ritorno.
74
Il re Marsilio che sta in gran paura
ch'alla sua Spagna il fio pagar non tocche,
e la tempesta orribilmente oscura
sopra suoi campi all'ultimo non scocche;
si fe' porre a Valenza, e con gran cura
comincio a riparar castella e rocche,
e preparar la guerra che fu poi
la sua ruina e degli amici suoi.
75
Verso Africa Agramante alzo le vele
de' legni male armati, e voti quasi;
d'uomini voti, e pieni di querele,
perch'in Francia i tre quarti eran rimasi.
Chi chiama il re superbo, chi crudele,
chi stolto; e come avviene in simil casi,
tutti gli voglion mal ne' lor secreti;
ma timor n'hanno, e stan per forza cheti.
76
Pur duo talora o tre schiudon le labbia,
ch'amici sono, e che tra lor s'han fede,
e sfogano la colera e la rabbia;
e 'l misero Agramante ancor si crede
ch'ognun gli porti amore, e pieta gli abbia:
e questo gl'intervien, perche non vede
mai visi se non finti, e mai non ode
se non adulazion, menzogne e frode.
77
Erasi consigliato il re africano
di non smontar nel porto di Biserta,
pero ch'avea del popul nubiano,
che quel lito tenea, novella certa;
ma tenersi di sopra si lontano,
che non fosse acre la discesa ed erta;
mettersi in terra, e ritornare al dritto
a dar soccorso al suo populo afflitto.
78
Ma il suo fiero destin che non risponde
a quella intenzion provida e saggia,
vuol che l'armata che nacque di fronde
miracolosamente ne la spiaggia,
e vien solcando inverso Francia l'onde,
con questa ad incontrar di notte s'aggia,
a nubiloso tempo, oscuro e tristo,
perche sia in piu disordine sprovisto.
79
Non ha avuto Agramante ancora spia,
ch'Astolfo mandi una armata si grossa;
ne creduto anco a chi 'l dicesse, avria,
che cento navi un ramuscel far possa:
e vien senza temer ch'intorno sia
che contra lui s'ardisca di far mossa;
ne pone guardie ne veletta in gabbia,
che di cio che si scuopre avisar abbia.
80
Si che i navili che d'Astolfo avuti
avea Dudon, di buona gente armati,
e che la sera avean questi veduti,
ed alla volta lor s'eran drizzati,
assalir gli nimici sproveduti,
gittaro i ferri, e sonsi incatenati,
poi ch'al parlar certificati foro,
ch'erano Mori e gli nimici loro.
81
Ne l'arrivar i gran navili fenno
(spirando il vento a' lor desir secondo),
nei Saracin con tale impeto denno,
che molti legni ne cacciaro al fondo.
Poi cominciaro oprar le mani e il senno,
e ferro e fuoco e sassi di gran pondo
tirar con tanta e si fiera tempesta,
che mai non ebbe il mar simile a questa.
82
Quei di Dudone, a cui possanza e ardire
piu del solito e lor dato di sopra
(che venuto era il tempo di punire
i Saracin di piu d'una mal'opra),
sanno appresso e lontan si ben ferire,
che non trova Agramante ove si cuopra.
Gli cade sopra un nembo di saette;
da lato ha spade e graffi e picche e accette.
83
D'alto cader sente gran sassi e gravi
da machine cacciati e da tormenti;
e prore e poppe fraccassar de navi,
ed aprire usci al mar larghi e patenti;
e 'l maggior danno e de l'incendi pravi,
a nascer presti, ad ammorzarsi lenti.
La sfortunata ciurma si vuol torre
del gran periglio, e via piu ognor vi corre.
84
Altri che 'l ferro e l'inimico caccia,
nel mar si getta, e vi s'affoga e resta:
altri che muove a tempo piedi e braccia,
va per salvarsi o in quella barca o in questa;
ma quella, grave oltre il dover, lo scaccia,
e la man, per salir troppo molesta,
fa restare attaccata ne la sponda:
ritorna il resto a far sanguigna l'onda.
85
Altri che spera in mar salvar la vita,
o perderlavi almen con minor pena,
poi che notando non ritrova aita,
e mancar sente l'animo e la lena,
alla vorace fiamma c'ha fuggita,
la tema di annegarsi anco rimena:
s'abbraccia a un legno ch'arde, e per timore
c'ha di due morte, in ambe se ne muore.
86
Altri per tema di spiedo o d'accetta
che vede appresso, al mar ricorre invano,
perche dietro gli vien pietra o saetta
che non lo lascia andar troppo lontano.
Ma saria forse, mentre che diletta
il mio cantar, consiglio utile e sano
di finirlo, piu tosto che seguire
tanto, che v'annoiasse il troppo dire.
CANTO QUARANTESIMO
1
Lungo sarebbe, se i diversi casi
volessi dir di quel naval conflitto;
e raccontarlo a voi mi parria quasi,
magnanimo figliuol d'Ercole invitto,
portar, come si dice, a Samo vasi,
nottole Atene, e crocodili a Egitto;
che quanto per udita io ve ne parlo,
Signor, miraste, e feste altrui mirarlo.
2
Ebbe lungo spettacolo il fedele
vostro popul la notte e 'l di che stette,
come in teatro, l'inimiche vele
mirando in Po tra ferro e fuoco astrette.
Che gridi udir si possano e querele,
ch'onde veder di sangue umano infette,
per quanti modi in tal pugna si muora,
vedeste, e a molti il dimostraste allora.
3
Nol vide io gia, ch'era sei giorni inanti,
mutando ogn'ora altre vetture, corso
con molta fretta e molta ai piedi santi
del gran Pastore a domandar soccorso:
poi ne cavalli bisognar ne fanti;
ch'intanto al Leon d'or l'artiglio e 'l morso
fu da voi rotto si, che piu molesto
non l'ho sentito da quel giorno a questo.
4
Ma Alfonsin Trotto il qual si trovo in fatto,
Annibal e Pier Moro e Afranio e Alberto,
e tre Ariosti, e il Bagno e il Zerbinatto
tanto me ne contar, ch'io ne fui certo:
me ne chiarir poi le bandiere affatto,
vistone al tempio il gran numero offerto,
e quindice galee ch'a queste rive
con mille legni star vidi captive.
5
Chi vide quelli incendi e quei naufragi,
le tante uccisioni e si diverse,
che, vendicando i nostri arsi palagi,
fin che fu preso ogni navilio, ferse;
potra, veder le morti anco e i disagi
che 'l miser popul d'Africa sofferse
col re Agramante in mezzo l'onde salse,
la scura notte che Dudon l'assalse.
6
Era la notte, e non si vedea lume,
quando s'incominciar l'aspre contese:
ma poi che 'l zolfo e la pece e 'l bitume
sparso in gran copia, ha prore e sponde accese,
e la vorace fiamma arde e consume
le navi e le galee poco difese;
si chiaramente ognun si vedea intorno,
che la notte parea mutata in giorno.
7
Onde Agramante che per l'aer scuro,
non avea l'inimico in si gran stima,
ne aver contrasto si credea si duro,
che, resistendo, al fin non lo reprima;
poi che rimosse le tenebre furo,
e vide quel che non credeva in prima,
che le navi nimiche eran duo tante,
fece pensier diverso a quel d'avante.
8
Smonta con pochi, ove in piu lieve barca
ha Brigliadoro e l'altre cose care.
Tra legno e legno taciturno varca,
fin che si trova in piu sicuro mare
da' suoi lontan, che Dudon preme e carca,
e mena a condizioni acri ed amare.
Gli arde il foco, il mar sorbe, il ferro strugge:
egli che n'e cagion, via se ne fugge.
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