Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Fugge Agramante ed ha con lui Sobrino,
con cui si duol di non gli aver creduto,
quando previde con occhio divino,
e 'l mal gli annunzio, ch'or gli e avvenuto.
Ma torniamo ad Orlando paladino,
che, prima che Biserta abbia altro aiuto,
consiglia Astolfo che la getti in terra,
si che a Francia mai piu non faccia guerra.
10
E cosi fu publicamente detto
che 'l campo in arme al terzo di sia istrutto.
Molti navili Astolfo a questo effetto
tenuti avea, ne Dudon n'ebbe il tutto;
di quai diede il governo a Sansonetto,
si buon guerrier al mar come all'asciutto:
e quel si pose, in su l'ancore sorto,
contra a Biserta, un miglio appresso al porto.
11
Come veri cristiani Astolfo e Orlando,
che senza Dio non vanno a rischio alcuno,
ne l'esercito fan publico bando,
che sieno orazion fatte e digiuno;
e che si trovi il terzo giorno, quando
si dara il segno, apparecchiato ognuno
per espugnar Biserta, che data hanno,
vinta che s'abbia, a fuoco e a saccomanno.
12
E cosi, poi che le astinenze e i voti
devotamente celebrati foro,
parenti, amici, e gli altri insieme noti
si cominciaro a convitar tra loro.
Dato restauro a' corpi esausti e voti,
abbracciandosi insieme lacrimoro,
tra loro usando i modi e le parole
che tra i piu cari al dipartir si suole.
13
Dentro a Biserta i sacerdoti santi
supplicando col populo dolente,
battonsi il petto, e con dirotti pianti
chiamano il lor Macon che nulla sente.
Quante vigilie, quante offerte, quanti
doni promessi son privatamente!
quanto in publico templi, statue, altari,
memoria eterna de' lor casi amari!
14
E poi che dal Cadi fu benedetto,
prese il populo l'arme, e torno al muro.
Ancor giacea col suo Titon nel letto
la bella Aurora, ed era il cielo oscuro,
quando Astolfo da un canto, e Sansonetto
da un altro, armati agli ordini lor furo:
e poi che 'l segno che die il conte udiro,
Biserta con grande impeto assaliro.
15
Avea Biserta da duo canti il mare,
sedea dagli altri duo nel lito asciutto.
Con fabrica eccellente e singulare
fu antiquamente il suo muro costrutto.
Poco altro ha che l'aiuti o la ripare;
che poi che 'l re Branzardo fu ridutto
dentro da quella, pochi mastri, e poco
pote aver tempo a riparare il loco.
16
Astolfo da l'assunto al re de' Neri,
che faccia a' merli tanto nocumento
con falariche, fonde e con arcieri,
che levi d'affacciarsi ogni ardimento;
si che passin pedoni e cavallieri
fin sotto la muraglia a salvamento,
che vengon, chi di pietre e chi di travi,
chi d'asce e chi d'altra materia gravi.
17
Chi questa cosa e chi quell'altra getta
dentro alla fossa, e vien di mano in mano;
di cui l'acqua il di inanzi fu intercetta,
si che in piu parti si scopria il pantano.
Ella fu piena ed atturata in fretta,
e fatto uguale insin al muro il piano.
Astolfo, Orlando ed Olivier procura
di far salir i fanti in su le mura.
18
I Nubi d'ogni indugio impazienti,
da la speranza del guadagno tratti,
non mirando a' pericoli imminenti,
coperti da testuggini e da gatti,
con arieti e loro altri istrumenti
a forar torri, e porte rompere atti,
tosto si fero alla citta vicini;
ne trovaro sprovisti i Saracini:
19
che ferro e fuoco e merli e tetti gravi
cader facendo a guisa di tempeste,
per forza aprian le tavole e le travi
de le machine in lor danno conteste.
Ne l'aria oscura e nei principi pravi
molto patir le battezzate teste;
ma poi che 'l sole usci del ricco albergo,
volto Fortuna ai Saracini il tergo.
20
Da tutti i canti risforzar l'assalto
fe' il conte Orlando e da mare e da terra.
Sansonetto ch'avea l'armata in alto,
entro nel porto e s'accosto alla terra;
e con frombe e con archi facea d'alto,
e con vari tormenti estrema guerra;
e facea insieme espedir lance e scale,
ogni apparecchio e munizion navale.
21
Facea Oliviero, Orlando e Brandimarte,
e quel che fu si dianzi in aria ardito,
aspra e fiera battaglia da la parte
che lungi al mare era piu dentro al lito.
Ciascun d'essi venia con una parte
de l'oste che s'avean quadripartito.
Quale a mur, quale a porte, e quale altrove,
tutti davan di se lucide prove.
22
Il valor di ciascun meglio si puote
veder cosi, che se fosser confusi:
chi sia degno di premio e chi di note,
appare inanzi a mill'occhi non chiusi.
Torri di legno trannosi con ruote,
e gli elefanti altre ne portano usi,
che su lor dossi cosi in alto vanno,
che i merli sotto a molto spazio stanno.
23
Vien Brandimarte, e pon la scala a' muri,
e sale, e di salir altri conforta:
lo seguon molti intrepidi e sicuri;
che non puo dubitar chi l'ha in sua scorta.
Non e chi miri, o chi mirar si curi,
se quella scala il gran peso comporta.
Sol Brandimarte agli nimici attende;
pugnando sale, e al fine un merlo prende.
24
E con mano e con pie quivi s'attacca,
salta sui merli, e mena il brando in volta,
urta, riversa e fende e fora e ammacca,
e di se mostra esperienza molta.
Ma tutto a un tempo la scala si fiacca,
che troppa soma e di soperchio ha tolta:
e for che Brandimarte, giu nel fosso
vanno sozzopra, e l'uno all'altro adosso.
25
Per cio non perde il cavallier l'ardire,
ne pensa riportare a dietro il piede;
ben che de' suoi non vede alcun seguire,
ben che berzaglio alla citta si vede.
Pregavan molti (e non volse egli udire)
che ritornasse; ma dentro si diede:
dico che giu ne la citta d'un salto
dal muro entro, che trenta braccia era alto.
26
Come trovato avesse o piume o paglia,
presse il duro terren senza alcun danno;
e quei c'ha intorno affrappa e fora e taglia,
come s'affrappa e taglia e fora il panno.
Or contra questi or contra quei si scaglia;
e quelli e questi in fuga se ne vanno.
Pensano quei di fuor, che l'han veduto
dentro saltar, che tardo fia ogni aiuto.
27
Per tutto 'l campo alto rumor si spande
di voce in voce, e 'l mormorio e 'l bisbiglio.
La vaga Fama intorno si fa grande,
e narra, ed accrescendo va il periglio.
Ove era Orlando (perche da piu bande
si dava assalto), ove d'Otone il figlio,
ove Olivier, quella volando venne,
senza posar mai le veloci penne.
28
Questi guerrier, e piu di tutti Orlando,
ch'amano Brandimarte e l'hanno in pregio,
udendo che se van troppo indugiando,
perderanno un compagno cosi egregio,
piglian le scale, e qua e la montando,
mostrano a gara animo altiero e regio,
con si audace sembiante e si gagliardo,
che i nimici tremar fan con lo sguardo.
29
Come nel mar che per tempesta freme,
assaglion l'acque il temerario legno,
ch'or da la prora, or da le parti estreme
cercano entrar con rabbia e con isdegno;
il pallido nocchier sospira e geme,
ch'aiutar deve, e non ha cor ne ingegno;
una onda viene al fin, ch'occupa il tutto,
e dove quella entro, segue ogni flutto:
30
cosi dipoi ch'ebbono presi i muri
questi tre primi, fu si largo il passo,
che gli altri ormai seguir ponno sicuri,
che mille scale hanno fermate al basso.
Aveano intanto gli arieti duri
rotto in piu lochi, e con si gran fraccasso,
che si poteva in piu che in una parte
soccorrer l'animoso Brandimarte.
31
Con quel furor che 'l re de' fiumi altiero,
quando rompe talvolta argini e sponde,
e che nei campi Ocnei s'apre il sentiero,
e i grassi solchi e le biade feconde,
e con le sue capanne il gregge intero,
e coi cani i pastor porta ne l'onde;
guizzano i pesci agli olmi in su la cima,
ove solean volar gli augelli in prima:
32
con quel furor l'impetuosa gente,
la dove avea in piu parti il muro rotto,
entro col ferro e con la face ardente
a distruggere il popul mal condotto.
Omicidio, rapina e man violente
nel sangue e ne l'aver, trasse di botto
la ricca e trionfal citta a ruina,
che fu di tutta l'Africa regina.
33
D'uomini morti pieno era per tutto;
e de le innumerabili ferite
fatto era un stagno piu scuro e piu brutto
di quel che cinge la citta di Dite.
Di casa in casa un lungo incendio indutto
ardea palagi, portici e meschite.
Di pianti e d'urli e di battuti petti
suonano i voti e depredati tetti.
34
I vincitori uscir de le funeste
porte vedeansi di gran preda onusti,
chi con bei vasi e chi con ricche veste,
chi con rapiti argenti a' dei vetusti:
chi traea i figli, e chi le madri meste:
fur fatti stupri e mille altri atti ingiusti,
dei quali Orlando una gran parte intese,
ne lo pote vietar, ne 'l duca inglese.
35
Fu Bucifar de l'Algazera morto
con esso un colpo da Olivier gagliardo.
Perduta ogni speranza, ogni conforto,
s'uccise di sua mano il re Branzardo,
con tre ferite, onde mori di corto,
fu preso Folvo dal duca dal Pardo.
Questi eran tre ch'al suo partir lasciato
avea Agramante a guardia de lo stato.
36
Agramante ch'intanto avea deserta
l'armata, e con Sobrin n'era fuggito,
pianse da lungi e sospiro Biserta,
veduto si gran fiamma arder sul lito.
Poi piu d'appresso ebbe novella certa
come de la sua terra il caso era ito:
e d'uccider se stesso in pensier venne,
e lo facea; ma il re Sobrin lo tenne.
37
Dicea Sobrin: - Che piu vittoria lieta,
signor, potrebbe il tuo inimico avere,
che la tua morte udire, onde quieta
si speraria poi l'Africa godere?
Questo contento il viver tuo gli vieta:
quindi avra cagion sempre di temere.
Sa ben che lungamente Africa sua
esser non puo, se non per morte tua.
38
Tutti i sudditi tuoi, morendo, privi
de la speranza, un ben che sol ne resta.
Spero che n'abbi a liberar, se vivi,
e trar d'affanno e ritornarne in festa.
So che, se muori, sian sempre captivi,
Africa sempre tributaria e mesta.
Dunque, s'in util tuo viver non vuoi,
vivi, signor, per non far danno ai tuoi.
39
Dal soldano d'Egitto, tuo vicino,
certo esser puoi d'aver danari e gente:
malvolentieri il figlio di Pipino
in Africa vedra tanto potente.
Verra con ogni sforzo Norandino
per ritornarti in regno, il tuo parente:
Armeni, Turchi, Persi, Arabi e Medi,
tutti in soccorso avrai, se tu li chiedi. -
40
Con tali e simil detti il vecchio accorto
studia tornare il suo signore in speme
di racquistarsi l'Africa di corto;
ma nel suo cor forse il contrario teme:
sa ben quanto e a mal termine e a mal porto,
e come spesso invan sospira e geme
chiunque il regno suo si lascia torre,
e per soccorso a' barbari ricorre.
41
Annibal e Iugurta di cio foro
buon testimoni, ed altri al tempo antico:
al tempo nostro Ludovico il Moro,
dato in poter d'un altro Ludovico.
Vostro fratello Alfonso da costoro
ben ebbe esempio (a voi, Signor mio, dico),
che sempre ha riputato pazzo espresso
chi piu si fida in altri ch'in se stesso.
42
E pero ne la guerra che gli mnosse
del pontifice irato un duro sdegno,
ancor che ne le deboli sue posse
non potessi egli far molto disegno,
e chi lo difendea, d'Italia fosse
spinto, e n'avesse il suo nimico il regno;
ne per minacce mai ne per promesse
s'indusse che lo stato altrui cedesse.
43
Il re Agramante all'oriente avea
volta la prora, e s'era spinto in alto,
quando da terra una tempesta rea
mosse da banda impetuoso assalto.
Il nocchier ch'al governo vi sedea:
- Io veggo (disse alzando gli occhi ad alto)
una procella apparecchiar si grave,
che contrastar non le potra la nave.
44
S'attendete, signori, al mio consiglio,
qui da man manca ha un'isola vicina,
a cui mi par ch'abbiamo a dar di piglio,
fin che passi il furor de la marina. -
Consenti il re Agramante; e di periglio
usci, pigliando la spiaggia mancina,
che per salute de' nocchier giace
tra gli Afri e di Vulcan l'alta fornace.
45
D'abitazioni e l'isoletta vota,
piena d'umil mortelle e di ginepri,
ioconda solitudine e remota
a cervi, a daini, a capriuoli, a lepri;
e fuor ch'a piscatori, e poco nota,
ove sovente a rimondati vepri
sospendon, per seccar, l'umide reti:
dormeno intanto i pesci in mar quieti.
46
Quivi trovar che s'era un altro legno,
cacciato da fortuna, gia ridutto:
il gran guerrier ch'in Sericana ha regno,
levato d'Arli, avea quivi condutto.
Con modo riverente e di se degno
l'un re con l'altro s'abbraccio all'asciutto;
ch'erano amici, e poco inanzi furo
compagni d'arme al parigino muro.
47
Con molto dispiacer Gradasso intese
del re Agramante le fortune avverse:
poi confortollo, e come re cortese,
con la propria persona se gli offerse:
ma che egli andasse all'infedel paese
d'Egitto, per aiuto, non sofferse.
- Che vi sia (disse) periglioso gire,
dovria Pompeio i profugi ammonire.
48
E perche detto m'hai che con l'aiuto
degli Etiopi, sudditi al Senapo,
Astolfo a torti l'Africa e venuto,
e ch'arsa ha la citta che n'era capo;
e ch'Orlando e con lui, che diminuto
poco inanzi di senno aveva il capo;
mi pare al tutto un ottimo rimedio
aver pensato a farti uscir di tedio.
49
Io pigliero per amor tuo l'impresa
d'entrar col conte a singular certame.
Contra me so che non avra difesa,
se tutto fosse di ferro o di rame.
Morto lui, stimo la cristiana Chiesa,
quel che l'agnelle il lupo ch'abbia fame.
Ho poi pensato (e mi fia cosa lieve)
di fare i Nubi uscir d'Africa in breve.
50
Faro che gli altri Nubi che da loro
il Nilo parte e la diversa legge,
e gli Arabi e i Macrobi, questi d'oro
ricchi e di gente, e quei d'equino gregge,
Persi e Caldei (perche tutti costoro
con altri molti il mio scettro corregge);
faro ch'in Nubia lor faran tal guerra,
che non si fermeran ne la tua terra. -
51
Al re Agramante assai parve oportuna
del re Gradasso la seconda offerta;
e si chiamo obligato alla Fortuna,
che l'avea tratto all'isola deserta:
ma non vuol torre a condizione alcuna,
se racquistar credesse indi Biserta,
che battaglia per lui Gradasso prenda;
che 'n cio gli par che l'onor troppo offenda.
52
- S'a disfidar s'ha Orlando, son quell'io
(rispose) a cui la pugna piu conviene:
e pronto vi saro; poi faccia Dio
di me, come gli pare, o male o bene. -
- Faccian (disse Gradasso) al modo mio,
a un nuovo modo ch'in pensier mi viene:
questa battaglia pigliamo ambedui
incontra Orlando, e un altro sia con lui. -
53
- Pur ch'io non resti fuor, non me ne lagno
(disse Agramante), o sia primo o secondo:
ben so ch'in arme ritrovar compagno
di te miglior non si puo in tutto 'l mondo. -
- Ed io (disse Sobrin) dove rimagno?
E se vecchio vi paio, vi rispondo
ch'io debbo esser piu esperto, e nel periglio
presso alla forza e buono aver consiglio. -
54
D'una vecchiezza valida e robusta
era Sobrino, e di famosa prova;
e dice ch'in vigor l'eta vetusta
si sente pari alla gia verde e nuova.
Stimata fu la sua domanda giusta;
e senza indugio un messo si ritrova,
il qual si mandi agli africani lidi,
e da lor parte il conte Orlando sfidi;
55
che s'abbia a ritrovar con numer pare
di cavallieri armati in Lipadusa.
Una isoletta e questa, che dal mare
medesmo che li cinge, e circonfusa.
Non cessa il messo a vela e a remi andare,
come quel che prestezza al bisogno usa,
che fu a Biserta; e trovo Orlando quivi,
ch'a suoi le spoglie dividea e i captivi.
56
Lo 'nvito di Gradasso e d'Agramante
e di Sobrino in publico fu espresso,
tanto giocondo al principe d'Anglante,
che d'ampli doni onorar fece il messo.
Avea dai suoi compagni udito inante,
che Durindana al fianco s'avea messo
il re Gradasso: onde egli, per desire
di racquistarla, in India volea gire,
57
stimando non aver Gradasso altrove,
poi ch'udi che di Francia era partito.
Or piu vicin gli e offerto luogo, dove
spera che 'l suo gli fia restituito.
Il bel corno d'Almonte anco lo muove
ad accettar si volentier lo 'nvito,
e Brigliador non men; che sapea in mano
esser venuti al figlio di Troiano.
58
Per compagno s'elegge alla battaglia
il fedel Brandimarte e 'l suo cognato.
Provato ha quanto l'uno e l'altro vaglia;
sa che da trambi e sommamente amato.
Buon destrier, buona piastra e buona maglia,
e spade cerca e lance in ogni lato
a se e a' compagni: che sappiate parme,
che nessun d'essi avea le solite arme.
59
Orlando (come io v'ho detto piu volte)
de le sue sparse per furor la terra:
agli altri ha Rodomonte le lor tolte,
ch'or alta torre in ripa un fiume serra.
Non se ne puo per Africa aver molte;
si perche in Francia avea tratto alla guerra
il re Agramante cio ch'era di buono,
si perche poche in Africa ne sono.
60
Cio che di ruginoso e di brunito
aver si puo, fa ragunare Orlando;
e coi compagni intanto va pel lito
de la futura pugna ragionando.
Gli avvien ch'essendo fuor del campo uscito
piu di tre miglia, e gli occhi al mare alzando,
vide calar con le vele alte un legno
verso il lito african senza ritegno.
61
Senza nocchieri e senza naviganti,
sol come il vento e sua fortuna il mena,
venia con le vele alte il legno avanti,
tanto che se ritenne in su l'arena.
Ma prima che di questo piu vi canti,
l'amor ch'a Ruggier porto mi rimena
alla sua istoria, e vuol ch'io vi racconte
di lui e del guerrier di Chiaramonte.
62
Di questi duo guerrier dissi che tratti
s'erano fuor del marziale agone,
viste convenzion rompere e patti,
e turbarsi ogni squadra e legione.
Chi prima i giuramenti abbia disfatti,
e stato sia di tanto mal cagione,
o l'imperator Carlo, o il re Agramante,
studian saper da chi lor passa avante.
63
Un servitor intanto di Ruggiero,
ch'era fedele e pratico ed astuto,
ne pel conflitto dei duo campi fiero
avea di vista il patron mai perduto,
venne a trovarlo, e la spada e 'l destriero
gli diede, perche a' suoi fosse in aiuto.
Monto Ruggiero e la sua spada tolse,
ma ne la zuffa entrar non pero volse.
64
Quindi si parte; ma prima rinuova
la convenzion che con Rinaldo avea;
che se pergiuro il suo Agramante trova,
lo lasciera con la sua setta rea.
Per quel giorno Ruggier fare altra prova
d'arme non volse; ma solo attendea
a fermar questo e quello, e a domandarlo
chi prima roppe, o 'l re Agramante, o Carlo.
65
Ode da tutto 'l mondo, che la parte
del re Agramante fu, che roppe prima.
Ruggiero ama Agramante, e se si parte
da lui per questo, error non lieve stima.
Fur le gente africane e rotte e sparte
(questo ho gia detto inanzi), e da la cima
de la volubil ruota tratte al fondo,
come piacque a colei ch'aggira il mondo.
66
Tra se volve Ruggiero e fa discorso,
se restar deve, o il suo signor seguire.
Gli pon l'amor de la sua donna un morso
per non lasciarlo in Africa piu gire:
lo volta e gira, ed a contrario corso
lo sprona, e lo minaccia di punire,
se l' patto e 'l giuramento non tien saldo,
che fatto avea col paladin Rinaldo.
67
Non men da l'altra parte sferza e sprona
la vigilante e stimulosa cura,
che s'Agramante in quel caso abbandona,
a vilta gli sia ascritto ed a paura.
Se del restar la causa parra buona
a molti, a molti ad accettar fia dura.
Molti diran che non si de' osservare
quel ch'era ingiusto e illicito a giurare.
68
Tutto quel giorno e la notte seguente
stette solingo, e cosi l'altro giorno,
pur travagliando la dubbiosa mente,
se partir deve o far quivi soggiorno.
Pel signor suo conclude finalmente
di fargli dietro in Africa ritorno.
Potea in lui molto il coniugale amore,
ma vi potea piu il debito e l'onore.
69
Torna verso Arli; che trovarvi spera
l'armata ancor, ch'in Africa il trasporti:
ne legno in mar ne dentro alla rivera,
ne Saracini vede, se non morti.
Seco al partire ogni legno che v'era
trasse Agramante, e 'l resto arse nei porti.
Fallitogli il pensier, prese il camino
verso Marsilia pel lito marino.
70
A qualche legno pensa dar di piglio,
ch'a prieghi o forza il porti all'altra riva.
Gia v'era giunto del Danese il figlio
con l'armata de' barbari captiva.
Non si avrebbe potuto un gran di miglio
gittar ne l'acqua: tanto la copriva
la spessa moltitudine de navi,
di vincitori e di prigioni, gravi.
71
Le navi de' pagani, ch'avanzaro
dal fuoco e dal naufragio quella notte,
eccetto poche ch'in fuga n'andaro,
tutte a Marsilia avea Dudon condotte.
Sette di quei ch'in Africa regnaro,
che, poi che le lor genti vider rotte,
con sette legni lor s'eran renduti,
stavan dolenti, lacrimosi e muti.
72
Era Dudon sopra la spiaggia uscito,
ch'a trovar Carlo andar volea quel giorno;
e de' captivi e de lor spoglie ordito
con lunga pompa avea un trionfo adorno.
Eran tutti i prigion stesi nel lito,
e i Nubi vincitori allegri intorno,
che faceano del nome di Dudone
intorno risonar la regione.
73
Venne in speranza di lontan Ruggiero,
che questa fosse armata d'Agramante;
e, per saperne il vero, urto il destriero:
ma riconobbe, come fu piu inante,
il re de Nasamona prigionero,
Bambirago, Agricalte e Farurante,
Manilardo e Balastro e Rimedonte,
che piangendo tenean bassa la fronte.
74
Ruggier che gli ama, sofferir non puote
che stian ne la miseria in che li trova.
Quivi sa ch'a venir con le man vote,
senza usar forza, il pregar poco giova.
La lancia abbassa, e chi li tien percuote;
e fa del suo valor l'usata prova;
stringe la spada, e in un piccol momento
ne fa cadere intorno piu di cento.
75
Dudone ode il rumor, la strage vede
che fa Ruggier, ma chi sia non conosce.
Vede i suoi c'hanno in fuga volto il piede
con gran timor, con pianto e con angosce.
Presto il destrier, lo scudo e l'elmo chiede;
che gia avea armato e petto e braccia e cosce:
salta a cavallo e si fa dar la lancia,
e non oblia ch'e paladin di Francia.
76
Grida che si ritiri ognun da canto,
spinge il cavallo e fa sentir gli sproni.
Ruggier cent'altri n'avea uccisi intanto,
e gran speranza dato a quei prigioni:
e come venir vide Dudon santo
solo a cavallo, e gli altri esser pedoni,
stimo che capo e che signor lor fosse;
e contra lui con gran desir si mosse.
77
Gia mosso prima era Dudon; ma quando
senza lancia Ruggier vide venire,
lunge da se la sua gitto, sdegnando
con tal vantaggio il cavallier ferire.
Ruggiero, al cortese atto riguardando,
disse fra se: - Costui non puo mentire,
ch'uno non sia di quei guerrier perfetti
che paladin di Francia sono detti.
78
S'impetrar lo potro, vo' che 'l suo nome,
inanzi che segua altro, mi palese; -
e cosi domandollo: e seppe come
era Dudon figliuol d'Uggier danese.
Dudon gravo Ruggier poi d'ugual some,
e parimente lo trovo cortese.
Poi che i nomi tra lor s'ebbono detti,
si disfidaro, e vennero agli effetti.
79
Avea Dudon quella ferrata mazza
ch'in mille imprese gli die eterno onore:
con essa mostra ben ch'egli e di razza
di quel Danese pien d'alto valore.
La spada ch'apre ogni elmo, ogni corazza,
di che non era al mondo la migliore,
trasse Ruggiero, e fece paragone
di sua virtude al paladin Dudone.
80
Ma perche in mente ognora avea di meno
offender la sua donna, che potea;
ed era certo, se spargea il terreno
del sangue di costui, che la offendea
(de le case di Francia istrutto a pieno,
la madre di Dudone esser sapea
Armelina sorella di Beatrice,
ch'era di Bradamante genitrice):
81
per questo mai di punta non gli trasse,
e di taglio rarissimo feria.
Schermiasi, ovunque la mazza calasse,
or ribattendo, or dandole la via.
Crede Turpin che per Ruggier restasse,
che Dudon morto in pochi colpi avria:
ne mai, qualunque volta si scoperse,
ferir, se non di piatto, lo sofferse.
82
Di piatto usar potea, come di taglio,
Ruggier la spada sua ch'avea gran schena;
e quivi a strano giuoco di sonaglio
sopra Dudon con tanta forza mena,
che spesso agli occhi gli pon tal barbaglio,
che si ritien di non cadere a pena.
Ma per esser piu grato a chi mi ascolta,
io differisco il canto a un'altra volta.
CANTO QUARANTUNESIMO
1
L'odor ch'e sparso in ben notrita e bella
o chioma o barba o delicata vesta
di giovene leggiadro o di donzella,
ch'Amor sovente lacrimando desta,
se spira e fa sentir di se novella,
e dopo molti giorni ancora resta;
mostra con chiaro ed evidente effetto,
come a principio buono era e perfetto.
2
L'almo liquor che ai meditori suoi
fece Icaro gustar con suo gran danno,
e che si dice che gia Celte e Boi
fe' passar l'Alpe e non sentir l'affanno;
mostra che dolce era a principio, poi
che si serva ancor dolce al fin de l'anno.
L'arbor ch'al tempo rio foglia non perde,
mostra ch'a primavera era ancor verde.
3
L'inclita stirpe che per tanti lustri
mostro di cortesia sempre gran lume,
e par ch'ognor piu ne risplenda e lustri,
fa che con chiaro indizio si presume,
che chi progenero gli Estensi illustri,
dovea d'ogni laudabile costume
che sublimar al ciel gli uomini suole,
splender non men che fra le stelle il sole.
4
Ruggier, come in ciascun suo degno gesto,
d'alto valor, di cortesia solea
dimostrar chiaro segno e manifesto,
e sempre piu magnanimo apparea;
cosi verso Dudon lo mostro in questo,
col qual (come di sopra io vi dicea)
dissimulato avea quanto era forte,
per pieta che gli avea di porlo a morte.
5
Avea Dudon ben conosciuto certo,
ch'ucciderlo Ruggier non l'ha voluto;
perch'or s'ha ritrovato allo scoperto,
or stanco si, che piu non ha potuto.
Poi che chiaro comprende, e vede aperto
che gli ha rispetto, e che va ritenuto;
quando di forza e di vigor val meno,
di cortesia non vuol cedergli almeno.
6
- Per Dio (dice), signor, pace facciamo;
ch'esser non puo piu la vittoria mia:
esser non puo piu mia; che gia mi chiamo
vinto e prigion de la tua cortesia. -
Ruggier rispose: - Ed io la pace bramo
non men di te; ma che con patto sia,
che questi sette re c'hai qui legati,
lasci ch'in liberta mi sieno dati. -
7
E gli mostro quei sette re ch'io dissi
che stavano legati a capo chino;
e gli soggiunse che non gli impedissi
pigliar con essi in Africa il camino.
E cosi furo in liberta remissi
quei re; che gliel concesse il paladino;
e gli concesse ancor ch'un legno tolse,
quel ch'a lui parve, e verso Africa sciolse.
8
Il legno sciolse, e fe' scioglier la vela,
e se die al vento perfido in possanza,
che da principio la gonfiata tela
drizzo a camino, e die al nocchier baldanza.
Il lito fugge, e in tal modo si cela,
che par che ne sia il mar rimaso sanza.
Ne l'oscurar del giorno fece il vento
chiara la sua perfidia e 'l tradimento.
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