Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Spera, s'alquanto il tien da se rispinto,
in poco spazio uscir di quella pena.
Tutto di sangue il vede molle e tinto,
e che ne versa tanto in su l'arena,
che gli par ch'abbia tosto a restar vinto:
debole e si, che si sostiene a pena.
Fa per levarsi Olivier molte prove,
ne da dosso il destrier pero si muove.
91
Trovato ha Brandimarte il re Agramante,
e cominciato a tempestargli intorno:
or con Frontin gli e al fianco, or gli e davante,
con quel Frontin che gira come un torno.
Buon cavallo ha il figliuol di Monodante:
non l'ha peggiore il re di Mezzogiorno;
ha Brigliador che gli dono Ruggiero
poi che lo tolse a Mandricardo altiero.
92
Vantaggio ha bene assai de l'armatura;
a tutta prova l'ha buona e perfetta.
Brandimarte la sua tolse a ventura,
qual pote avere a tal bisogno in fretta:
ma sua animosita si l'assicura,
ch'in miglior tosto di cangiarla aspetta;
come che 'l re african d'aspra percossa
la spalla destra gli avea fatta rossa;
93
e serbi da Gradasso anco nel fianco
piaga da non pigliar pero da giuoco.
Tanto l'attese al varco il guerrier franco,
che di cacciar la spada trovo loco.
Spezzo lo scudo, e feri il braccio manco,
e poi ne la man destra il tocco un poco.
Ma questo un scherzo si puo dire e un spasso
verso quel che fa Orlando e 'l re Gradasso.
94
Gradasso ha mezzo Orlando disarmato;
l'elmo gli ha in cima e da dui lati rotto,
e fattogli cader lo scudo al prato,
osbergo e maglia apertagli di sotto:
non l'ha ferito gia, ch'era affatato.
Ma il paladino ha lui peggio condotto:
in faccia, ne la gola, in mezzo il petto
l'ha ferito, oltre a quel che gia v'ho detto.
95
Gradasso disperato, che si vede
del proprio sangue tutto molle e brutto,
e ch'Orlando del suo dal capo al piede
sta dopo tanti colpi ancora asciutto;
leva il brando a due mani, e ben si crede
partirgli il capo, il petto, il ventre e 'l tutto:
e a punto, come vuol, sopra la fronte
percuote a mezza spada il fiero conte.
96
E s'era altro ch'Orlando, l'avria fatto,
l'avria sparato fin sopra la sella:
ma, come colto l'avesse di piatto,
la spada ritorno lucida e bella.
De la percossa Orlando stupefatto,
vide, mirando in terra, alcuna stella:
lascio la briglia, e 'l brando avria lasciato;
ma di catena al braccio era legato.
97
Del suon del colpo fu tanto smarrito
il corridor ch'Orlando avea sul dorso,
che discorrendo il polveroso lito,
mostrando gia quanto era buono al corso.
De la percossa il conte tramortito,
non ha valor di ritenergli il morso.
Segue Gradasso, e l'avria tosto giunto,
poco piu che Baiardo avesse punto.
98
Ma nel voltar degli occhi, il re Agramante
vide condotto all'ultimo periglio:
che ne l'elmo il figliuol di Monodante
col braccio manco gli ha dato di piglio;
e glie l'ha dislacciato gia davante,
e tenta col pugnal nuovo consiglio:
ne gli puo far quel re difesa molta,
perche di man gli ha ancor la spada tolta.
99
Volta Gradasso, e piu non segue Orlando,
ma, dove vede il re Agramante, accorre.
L'incauto Brandimarte, non pensando
ch'Orlando costui lasci da se torre,
non gli ha ne gli occhi ne 'l pensiero, instando
il coltel ne la gola al pagan porre.
Giunge Gradasso, e a tutto suo potere
con la spada a due man l'elmo gli fere.
100
Padre del ciel, da fra gli eletti tuoi
spiriti luogo al martir tuo fedele,
che giunto al fin de' tempestosi suoi
viaggi, in porto ormai lega le vele.
Ah Durindana, dunque esser tu puoi
al tuo signore Orlando si crudele,
che la piu grata compagnia e piu fida
ch'egli abbia al mondo, inanzi tu gli uccida?
101
Di ferro un cerchio grosso era duo dita
intorno all'elmo, e fu tagliato e rotto
dal gravissimo colpo, e fu partita
la cuffia de l'acciar ch'era di sotto.
Brandimarte con faccia sbigottita
giu del destrier si riverscio di botto;
e fuor del capo fe' con larga vena
correr di sangue un fiume in su l'arena.
102
Il conte si risente, e gli occhi gira,
ed ha il suo Brandimarte in terra scorto;
e sopra in atto il Serican gli mira,
che ben conoscer puo che glie l'ha morto.
Non so se in lui pote piu il duolo o l'ira;
ma da piangere il tempo avea si corto,
che resto il duolo, e l'ira usci piu in fretta.
Ma tempo e ormai che fine al canto io metta.
CANTO QUARANTADUESIMO
1
Qual duro freno o qual ferrigno nodo,
qual, s'esser puo, catena di diamante
fara che l'ira servi ordine e modo,
che non trascorra oltre al prescritto inante,
quando persona che con saldo chiodo
t'abbia gia fissa Amor nel cor costante,
tu vegga o per violenza o per inganno
patire o disonore o mortal danno?
2
E s'a crudel, s'ad inumano effetto
quell'impeto talor l'animo svia,
merita escusa, perche allor del petto
non ha ragione imperio ne balia.
Achille, poi che sotto il falso elmetto
vide Patroclo insanguinar la via,
d'uccider chi l'uccise non fu sazio,
se nol traea, se non ne facea strazio.
3
Invitto Alfonso, simile ira accese
la vostra gente il di che vi percosse
la fronte il grave sasso, e si v'offese,
ch'ognun penso che l'alma gita fosse:
l'accese in tal furor, che non difese
vostri inimici argini o mura o fosse,
che non fossino insieme tutti morti,
senza lasciar chi la novella porti.
4
Il vedervi cader causo il dolore
che i vostri a furor mosse e a crudeltade.
S'eravate in pie voi, forse minore
licenza avriano avute le lor spade.
Eravi assai, che la Bastia in manche ore
v'aveste ritornata in potestade,
che tolta in giorni a voi non era stata
da gente cordovese e di Granata.
5
Forse fu da Dio vindice permesso
che vi trovaste a quel caso impedito,
accio che 'l crudo e scelerato eccesso
che dianzi fatto avean, fosse punito:
che, poi ch'in lor man vinto si fu messo
il miser Vestidel, lasso e ferito,
senz'arme fu tra cento spade ucciso
dal popul la piu parte circonciso.
6
Ma perch'io vo' concludere, vi dico
che nessun'altra quell'ira pareggia,
quando signor, parente, o sozio antico
dinanzi agli occhi ingiuriar ti veggia.
Dunque e ben dritto per si caro amico,
che subit'ira il cor d'Orlando feggia;
che de l'orribil colpo che gli diede
il re Gradasso, morto in terra il vede.
7
Quel nomade pastor che vedut'abbia
fuggir strisciando l'orrido serpente
che il figliuol che giocava ne la sabbia,
ucciso gli ha col venenoso dente,
stringe il baston con colera e con rabbia;
tal la spada d'ogni altra piu tagliente
stringe con ira il cavallier d'Anglante:
il primo che trovo, fu 'l re Agramante;
8
che sanguinoso e de la spada privo,
con mezzo scudo e con l'elmo disciolto,
e ferito in piu parti ch'io non scrivo,
s'era di man di Brandimarte tolto,
come di pie all'astor sparvier mal vivo,
a cui lascio alla coda invido o stolto.
Orlando giunse, e messe il colpo giusto
ove il capo si termina col busto.
9
Sciolto era l'elmo e disarmato il collo,
si che lo taglio netto come un giunco.
Cadde, e die nel sabbion l'ultimo crollo
del regnator di Libia il grave trunco.
Corse lo spirto all'acque, onde tirollo
Caron nel legno suo col graffio adunco.
Orlando sopra lui non si ritarda,
ma trova il Serican con Balisarda.
10
Come vide Gradasso d'Agramante
cadere il busto dal capo diviso;
quel ch'accaduto mai non gli era inante,
tremo nel core e si smarri nel viso;
e all'arrivar del cavallier d'Anglante,
presago del suo mal, parve conquiso.
Per schermo suo partito alcun non prese,
quando il colpo mortal sopra gli scese.
11
Orlando lo feri nel destro fianco
sotto l'ultima costa; e il ferro, immerso
nel ventre, un palmo usci dal lato manco,
di sangue sin all'elsa tutto asperso.
Mostro ben che di man fu del piu franco
e del meglior guerrier de l'universo
il colpo ch'un signor condusse a morte,
di cui non era in Pagania il piu forte.
12
Di tal vittoria non troppo gioioso,
presto di sella il paladin si getta;
e col viso turbato e lacrimoso
a Brandimarte suo corre a gran fretta.
Gli vede intorno il campo sanguinoso:
l'elmo che par ch'aperto abbia una accetta,
se fosse stato fral piu che di scorza,
difeso non l'avria con minor forza.
13
Orlando l'elmo gli levo dal viso,
e ritrovo che 'l capo sino al naso
fra l'uno e l'altro ciglio era diviso:
ma pur gli e tanto spirto anco rimaso,
che de' suoi falli al Re del paradiso
puo domandar perdono anzi l'occaso;
e confortare il conte, che le gote
sparge di pianto, a pazienza puote;
14
e dirgli: - Orlando, fa che ti raccordi
di me ne l'orazion tue grate a Dio;
ne men ti raccomando la mia Fiordi... -
ma dir non pote: - ... ligi -, e qui finio.
E voci e suoni d'angeli concordi
tosto in aria s'udir, che l'alma uscio;
la qual disciolta dal corporeo velo
fra dolce melodia sali nel cielo.
15
Orlando, ancor che far dovea allegrezza
di si devoto fine, e sapea certo
che Brandimarte alla suprema altezza
salito era (che 'l ciel gli vide aperto);
pur da la umana volontade, avezza
coi fragil sensi, male era sofferto
ch'un tal piu che fratel gli fosse tolto,
e non aver di pianto umido il volto.
16
Sobrin che molto sangue avea perduto,
che gli piovea sul fianco e su le gote,
riverso gia gran pezzo era caduto,
e aver ne dovea ormai le vene vote.
Ancor giacea Olivier, ne riavuto
il piede avea, ne riaver lo puote
se non ismosso, e de lo star che tanto
gli fece il destrier sopra, mezzo infranto:
17
e se 'l cognato non venia ad aitarlo
(si come lacrimoso era e dolente),
per se medesmo non potea ritrarlo;
e tanta doglia e tal martir ne sente,
che ritratto che l'ebbe, ne a mutarlo
ne a fermarvisi sopra era possente;
e n'ha insieme la gamba si stordita,
che muover non si puo, se non si aita.
18
De la vittoria poco rallegrosse
Orlando; e troppo gli era acerbo e duro
veder che morto Brandimarte fosse,
ne del cognato molto esser sicuro.
Sobrin, che vivea ancora, ritrovosse,
ma poco chiaro avea con molto oscuro;
che la sua vita per l'uscito sangue
era vicina a rimanere esangue.
19
Lo fece tor, che tutto era sanguigno,
il conte, e medicar discretamente;
e confortollo con parlar benigno,
come se stato gli fosse parente;
che dopo il fatto nulla di maligno
in se tenea, ma tutto era clemente.
Fece dei morti arme e cavalli torre;
del resto a' servi lor lascio disporre.
20
Qui de la istoria mia, che non sia vera,
Federigo Fulgoso e in dubbio alquanto;
che con l'armata avendo la riviera
di Barberia trascorsa in ogni canto,
capito quivi, e l'isola si fiera,
montuosa e inegual ritrovo tanto,
che non e, dice, in tutto il luogo strano,
ove un sol pie si possa metter piano:
21
ne verisimil tien che ne l'alpestre
scoglio sei cavallieri, il fior del mondo,
potesson far quella battaglia equestre.
Alla quale obiezion cosi rispondo:
ch'a quel tempo una piazza de le destre,
che sieno a questo, avea lo scoglio al fondo;
ma poi, ch'un sasso che 'l tremuoto aperse,
le cadde sopra, e tutta la coperse.
22
Si che, o chiaro fulgor de la Fulgosa
stirpe, o serena, o sempre viva luce,
se mai mi riprendeste in questa cosa,
e forse inanti a quello invitto duce
per cui la vostra patria or si riposa,
lascia ogni odio, e in amor tutta s'induce;
vi priego che non siate a dirgli tardo,
ch'esser puo che ne in questo io sia bugiardo.
23
In questo tempo, alzando gli occhi al mare,
vide Orlando venire a vela in fretta
un navilio leggier, che di calare
facea sembiante sopra l'isoletta.
Di chi si fosse, io non voglio or contare,
perc'ho piu d'uno altrove che m'aspetta.
Veggiamo in Francia, poi che spinto n'hanno
i Saracin, se mesti o lieti stanno.
24
Veggian che fa quella fedele amante
che vede il suo contento ir si lontano;
dico la travagliata Bradamante,
poi che ritrova il giuramento vano,
ch'avea fatto Ruggier pochi di inante,
udendo il nostro e l'altro stuol pagano.
Poi ch'in questo ancor manca, non le avanza
in ch'ella debba piu metter speranza.
25
E ripetendo i pianti e le querele
che pur troppo domestiche le furo,
torno a sua usanza a nominar crudele
Ruggiero, e 'l suo destin spietato e duro.
Indi sciogliendo al gran dolor le vele,
il ciel, che consentia tanto pergiuro,
ne fatto n'avea ancor segno evidente,
ingiusto chiama, debole e impotente.
26
Ad accusar Melissa si converse,
e maledir l'oracol de la grotta;
ch'a lor mendace suasion s'immerse
nel mar d'amore, ov'e a morir condotta.
Poi con Marfisa ritorno a dolerse
del suo fratel che le ha la fede rotta:
con lei grida e si sfoga, e le domanda,
piangendo, aiuto, e se le raccomanda.
27
Marfisa si ristringe ne le spalle,
e, quel sol che po far, le da conforto;
ne crede che Ruggier mai cosi falle,
ch'a lei non debba ritornar di corto.
E se non torna pur, sua fede dalle,
ch'ella non patira si grave torto;
o che battaglia pigliera con esso,
o gli fara osservar cio c'ha promesso.
28
Cosi fa ch'ella un poco il duol raffrena;
ch'avendo ove sfogarlo, e meno acerbo.
Or ch'abbiam vista Bradamante in pena,
chiamar Ruggier pergiuro, empio e superbo;
veggiamo ancor, se miglior vita mena
il fratel suo che non ha polso o nerbo,
osso o medolla che non senta caldo
de le fiamme d'amor; dico Rinaldo.
29
dico Rinaldo, il qual, come sapete,
Angelica la bella amava tanto;
ne l'avea tratto all'amorosa rete
si la belta di lei, come l'incanto.
Aveano gli altri paladin quiete,
essendo ai Mori ogni vigore affranto:
tra i vincitori era rimaso solo
egli captivo in amoroso duolo.
30
Cento messi a cercar che di lei fusse
avea mandato, e cerconne egli stesso.
Al fine a Malagigi si ridusse,
che nei bisogni suoi l'aiuto spesso.
A narrar il suo amor se gli condusse
col viso rosso e col ciglio demesso;
indi lo priega che gli insegni dove
la desiata Angelica si trove.
31
Gran maraviglia di si strano caso
va rivolgendo a Malagigi il petto.
Sa che sol per Rinaldo era rimaso
d'averla cento volte e piu nel letto:
ed egli stesso, accio che persuaso
fosse di questo, avea assai fatto e detto
con prieghi e con minacce per piegarlo;
ne mai avuto avea poter di farlo:
32
e tanto piu, ch'allor Rinaldo avrebbe
tratto fuor Malagigi di prigione.
Fare or spontaneamente lo vorrebbe,
che nulla giova, e n'ha minor cagione.
Poi priega lui che ricordar si debbe
pur quanto ha offeso in questo oltr'a ragione;
che per negargli gia, vi manco poco
di non farlo morire in scuro loco.
33
Ma quanto a Malagigi le domande
di Rinaldo importune piu pareano,
tanto, che l'amor suo fosse piu grande,
indizio manifesto gli faceano.
I prieghi che con lui vani non spande,
fan che subito immerge ne l'oceano
ogni memoria de la ingiuria vecchia,
e che a dargli soccorso s'apparecchia.
34
Termine tolse alla risposta, e spene
gli die, che favorevol gli saria,
e che gli sapra dir la via che tiene
Angelica, o sia in Francia o dove sia.
E quindi Malagigi al luogo viene
ove i demoni scongiurar solia,
ch'era fra monti inaccessibil grotta:
apre il libro, e li spirti chiama in frotta.
35
Poi ne sceglie un che de' casi d'amore
avea notizia, e da lui saper volle,
come sia che Rinaldo ch'avea il core
dianzi si duro, or l'abbia tanto molle:
e di quelle due fonti ode il tenore,
di che l'una da il fuoco, e l'altra il tolle;
e al mal che l'una fa, nulla soccorre,
se non l'altra acqua che contraria corre.
36
Ed ode come avendo gia di quella
che l'amor caccia, beuto Rinaldo,
ai lunghi prieghi d'Angelica bella
si dimostro cosi ostinato e saldo;
e che poi giunto per sua iniqua stella
a ber ne l'altra l'amoroso caldo,
torno ad amar, per forza di quelle acque,
lei che pur dianzi oltr'al dover gli spiacque.
37
Da iniqua stella e fier destin fu giunto
a ber la fiamma in quel ghiacciato rivo;
perche Angelica venne quasi a un punto
a ber ne l'altro di dolcezza privo,
che d'ogni amor le lascio il cor si emunto,
ch'indi ebbe lui piu che le serpi a schivo:
egli amo lei, e l'amor giunse al segno
in ch'era gia di lei l'odio e lo sdegno.
38
Del caso strano di Rinaldo a pieno
fu Malagigi dal demonio istrutto,
che gli narro d'Angelica non meno,
ch'a un giovine african si dono in tutto;
e come poi lasciato avea il terreno
tutto d'Europa, e per l'instabil flutto
verso India sciolto avea dai liti ispani
su l'audaci galee de' Catallani.
39
Poi che venne il cugin per la risposta,
molto gli disuase Malagigi
di piu Angelica amar, che s'era posta
d'un vilissimo barbaro ai servigi;
ed ora si da Francia si discosta,
che mal seguir se ne potria i vestigi:
ch'era oggimai piu la ch'a mezza strada,
per andar con Medoro in sua contrada.
40
La partita d'Angelica non molto
sarebbe grave all'animoso amante;
ne pur gli avria turbato il sonno, o tolto
il pensier di tornarsene in Levante:
ma sentendo ch'avea del suo amor colto
un Saracino le primizie inante,
tal passione e tal cordoglio sente,
che non fu in vita sua, mai, piu dolente.
41
Non ha poter d'una risposta sola;
triema il cor dentro, e trieman fuor le labbia;
non puo la lingua disnodar parola;
la bocca ha amara, e par che tosco v'abbia.
Da Malagigi subito s'invola;
e come il caccia la gelosa rabbia,
dopo gran pianto e gran ramaricarsi,
verso Levante fa pensier tornarsi.
42
Chiede licenza al figlio di Pipino:
e trova scusa che 'l destrier Baiardo,
che ne mena Gradasso saracino
contra il dover di cavallier gagliardo,
lo muove per suo onore a quel camino,
accio che vieti al Serican bugiardo
di mai vantarsi che con spada o lancia
l'abbia levato a un paladin di Francia.
43
Lasciollo andar con sua licenza Carlo,
ben che ne fu con tutta Francia mesto;
ma finalmente non seppe negarlo,
tanto gli parve il desiderio onesto.
Vuol Dudon, vuol Guidone accompagnarlo;
ma lo niega Rinaldo a quello e a questo.
Lascia Parigi, e se ne va via solo,
pien di sospiri e d'amoroso duolo.
44
Sempre ha in memoria, e mai non se gli tolle,
ch'averla mille volte avea potuto,
e mille volte avea ostinato e folle
di si rara belta fatto rifiuto;
e di tanto piacer ch'aver non volle,
si bello e si buon tempo era perduto:
ed ora eleggerebbe un giorno corto
averne solo, e rimaner poi morto.
45
Ha sempre in mente, e mai non se ne parte,
come esser puote ch'un povero fante
abbia del cor di lei spinto da parte
merito e amor d'ogni altro primo amante.
Con tal pensier che 'l cor gli straccia e parte,
Rinaldo se ne va verso Levante;
e dritto al Reno e a Basilea si tiene,
fin che d'Ardenna alla gran selva viene.
46
Poi che fu dentro a molte miglia andato
il paladin pel bosco aventuroso,
da ville e da castella allontanato,
ove aspro era piu il luogo e periglioso,
tutto in un tratto vide il ciel turbato,
sparito il sol tra nuvoli nascoso,
ed uscir fuor d'una caverna oscura
un strano mostro in feminil figura.
47
Mill'occhi in capo avea senza palpebre;
non puo serrarli, e non credo che dorma:
non men che gli occhi, avea l'orecchie crebre;
avea in loco de crin serpi a gran torma.
Fuor de le diaboliche tenebre
nel mondo usci la spaventevol forma.
Un fiero e maggior serpe ha per la coda,
che pel petto si gira e che l'annoda.
48
Quel ch'a Rinaldo in mille e mille imprese
piu non avvenne mai, quivi gli avviene;
che come vede il mostro ch'all'offese
se gli apparecchia, e ch'a trovar lo viene,
tanta paura, quanta mai non scese
in altri forse, gli entra ne le vene:
ma pur l'usato ardir simula e finge,
e con trepida man la spada stringe.
49
S'acconcia il mostro in guisa al fiero assalto,
che si puo dir che sia mastro di guerra:
vibra il serpente venenoso in alto,
e poi contra Rinaldo si disserra;
di qua di la gli vien sopra a gran salto.
Rinaldo contra lui vaneggia ed erra:
colpi a dritto e a riverso tira assai,
ma non ne tira alcun che fera mai.
50
Il mostro al petto il serpe ora gli appicca,
che sotto l'arme e sin nel cor l'agghiaccia;
ora per la visiera gliele ficca,
e fa ch'erra pel collo e per la faccia.
Rinaldo da l'impresa si dispicca,
e quanto puo con sproni il destrier caccia:
ma la Furia infernal gia non par zoppa,
che spicca un salto, e gli e subito in groppa.
51
Vada al traverso, al dritto, ove si voglia,
sempre ha con lui la maledetta peste;
ne sa modo trovar, che se ne scioglia,
ben che 'l destrier di calcitrar non reste.
Triema a Rinaldo il cor come una foglia:
non ch'altrimente il serpe lo moleste;
ma tanto orror ne sente e tanto schivo,
che stride e geme, e duolsi ch'egli e vivo.
52
Nel piu tristo sentier, nel peggior calle
scorrendo va, nel piu intricato bosco,
ove ha piu asprezza il balzo, ove la valle
e piu spinosa, ov'e l'aer piu fosco,
cosi sperando torsi da le spalle
quel brutto, abominoso, orrido tosco;
e ne saria mal capitato forse,
se tosto non giungea chi lo soccorse.
53
Ma lo soccorse a tempo un cavalliero
di bello armato e lucido metallo,
che porta un giogo rotto per cimiero,
di rosse fiamme ha pien lo scudo giallo;
cosi trapunto il suo vestire altiero,
cosi la sopravesta del cavallo:
la lancia ha in pugno, e la spada al suo loco,
e la mazza all'arcion, che getta foco.
54
Piena d'un foco eterno e quella mazza,
che senza consumarsi ognora avampa:
ne per buon scudo o tempra di corazza
o per grossezza d'elmo se ne scampa.
Dunque si debbe il cavallier far piazza,
giri ove vuol l'inestinguibil lampa:
ne manco bisognava al guerrier nostro,
per levarlo di man del crudel mostro.
55
E come cavallier d'animo saldo,
ove ha udito il rumor, corre e galoppa,
tanto che vede il mostro che Rinaldo
col brutto serpe in mille nodi agroppa,
e sentir fagli a un tempo freddo e caldo;
che non ha via di torlosi di groppa.
Va il cavalliero, e fere il mostro al fianco,
e lo fa trabboccar dal lato manco.
56
Ma quello e a pena in terra che si rizza,
e il lungo serpe intorno aggira e vibra.
Quest'altro piu con l'asta non l'attizza;
ma di farla col fuoco si delibra.
La mazza impugna, e dove il serpe guizza,
spessi come tempesta i colpi libra;
ne lascia tempo a quel brutto animale,
che possa farne un solo o bene o male:
57
e mentre a dietro il caccia o tiene a bada,
e lo percuote, e vendica mille onte,
consiglia il paladin che se ne vada
per quella via che s'alza verso il monte.
Quel s'appiglia al consiglio ed alla strada;
e senza dietro mai volger la fronte,
non cessa, che di vista se gli tolle,
ben che molto aspro era a salir quel colle.
58
Il cavallier, poi ch'alla scura buca
fece tornare il mostro da l'inferno,
ove rode se stesso e si manuca,
e da mille occhi versa il pianto eterno;
per esser di Rinaldo guida e duca
gli sali dietro, e sul giogo superno
gli fu alle spalle, e si mise con lui
per trarlo fuor de' luoghi oscuri e bui.
59
Come Rinaldo il vide ritornato,
gli disse che gli avea grazia infinita,
e ch'era debitore in ogni lato
di porre a beneficio suo la vita.
Poi lo domanda come sia nomato,
accio dir sappia chi gli ha dato aita,
e tra guerrieri possa e inanzi a Carlo
de l'alta sua bonta sempre esaltarlo.
60
Rispose il cavallier: - Non ti rincresca
se 'l nome mio scoprir non ti vogli'ora:
ben tel diro prima ch'un passo cresca
l'ombra; che ci sara poca dimora. -
Trovaro, andando insieme, un'acqua fresca
che col suo mormorio facea talora
pastori e viandanti al chiaro rio
venire, e berne l'amoroso oblio.
61
Signor, queste eran quelle gelide acque,
quelle che spengon l'amoroso caldo;
di cui bevendo, ad Angelica nacque
l'odio ch'ebbe di poi sempre a Rinaldo.
E s'ella un tempo a lui prima dispiacque,
e se ne l'odio il ritrovo si saldo,
non derivo, Signor, la causa altronde,
se non d'aver beuto di queste onde.
62
Il cavallier che con Rinaldo viene,
come si vede inanzi al chiaro rivo,
caldo per la fatica il destrier tiene,
e dice: - Il posar qui non fia nocivo. -
- Non fia (disse Rinaldo) se non bene;
ch'oltre che prema il mezzogiorno estivo,
m'ha cosi il brutto mostro travagliato,
che 'l riposar mi fia commodo e grato. -
63
L'un e l'altro smonto del suo cavallo,
e pascer lo lascio per la foresta;
e nel fiorito verde a rosso e a giallo
ambi si trasson l'elmo de la testa.
Corse Rinaldo al liquido cristallo,
spinto da caldo e da sete molesta,
e caccio, a un sorso del freddo liquore,
dal petto ardente e la sete e l'amore.
64
Quando lo vide l'altro cavalliero
la bocca sollevar de l'acqua molle,
e ritrarne pentito ogni pensiero
di quel desir ch'ebbe d'amor si folle;
si levo ritto, e con sembiante altiero
gli disse quel che dianzi dir non volle:
- Sappi, Rinaldo, il nome mio e lo Sdegno,
venuto sol per sciorti il giogo indegno. -
65
Cosi dicendo, subito gli sparve,
e sparve insieme il suo destrier con lui.
Questo a Rinaldo un gran miracol parve;
s'aggiro intorno, e disse: - Ove e costui? -
Stimar non sa se sian magiche larve,
che Malagigi un de' ministri sui
gli abbia mandato a romper la catena
che lungamente l'ha tenuto in pena:
66
o pur che Dio da l'alta ierarchia
gli abbia per ineffabil sua bontade
mandato, come gia mando a Tobia,
un angelo a levar di cecitade.
Ma buono o rio demonio, o quel che sia,
che gli ha renduta la sua libertade,
ringrazia e loda; e da lui sol conosce
che sano ha il cor da l'amorose angosce.
67
Gli fu nel primier odio ritornata
Angelica; e gli parve troppo indegna
d'esser, non che si lungi seguitata,
ma che per lei pur mezza lega vegna.
Per Baiardo riaver tutta fiata
verso India in Sericana andar disegna,
si perche l'onor suo lo stringe a farlo,
si per averne gia parlato a Carlo.
68
Giunse il giorno seguente a Basilea,
ove la nuova era venuta inante,
che 'l conte Orlando aver pugna dovea
contra Gradasso e contro il re Agramante.
Ne questo per aviso si sapea,
ch'avesse dato il cavallier d'Anglante;
ma di Sicilia in fretta venut'era
chi la novella v'apporto per vera.
69
Rinaldo vuol trovarsi con Orlando
alla battaglia, e se ne vede lunge.
Di dieci in dieci miglia va mutando
cavalli e guide, e corre e sferza e punge.
Passa il Reno a Costanza, e in su volando,
traversa l'Alpe, ed in Italia giunge.
Verona a dietro, a dietro Mantua lassa;
sul Po si trova, e con gran fretta il passa.
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