Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Se d'avarizia la tua donna vinta
a voler fede romperti fu indutta,
non t'ammirar; ne prima ella ne quinta
fu de le donne prese in si gran lutta;
e mente via piu salda ancora e spinta
per minor prezzo a far cosa piu brutta.
Quanti uomini odi tu, che gia per oro
han traditi padroni e amici loro?
49
Non dovevi assalir con si fiere armi,
se bramavi veder farle difesa.
Non sai tu, contra l'oro, che ne i marmi
ne 'l durissimo acciar sta alla contesa?
Che piu fallasti tu a tentarla parmi,
di lei che cosi tosto resto presa.
Se te altretanto avesse ella tentato,
non so se tu piu saldo fossi stato. -
50
Qui Rinaldo fe' fine, e da la mensa
levossi a un tempo, e domando dormire;
che riposare un poco, e poi si pensa
inanzi al di d'un'ora o due partire.
Ha poco tempo, e 'l poco c'ha, dispensa
con gran misura, e invan nol lascia gire.
Il signor di la dentro, a suo piacere,
disse, che si potea porre a giacere;
51
ch'apparecchiata era la stanza e 'l letto:
ma che se volea far per suo consiglio,
tutta notte dormir potria a diletto,
e dormendo avanzarsi qualche miglio.
- Acconciar ti faro (disse) un legnetto,
con che volando, e senz'alcun periglio
tutta notte dormendo vo' che vada,
e una giornata avanzi de la strada. -
52
La proferta a Rinaldo accettar piacque,
e molto ringrazio l'oste cortese:
poi senza indugio la, dove ne l'acque
da' naviganti era aspettato, scese.
Quivi a grande agio riposato giacque,
mentre il corso del fiume il legno prese,
che da sei remi spinto, lieve e snello
pel fiume ando, come per l'aria augello.
53
Cosi tosto come ebbe il capo chino,
il cavallier di Francia adormentosse;
imposto avendo gia, come vicino
giungea a Ferrara, che svegliato fosse.
Resto Melara nel lito mancino;
nel lito destro Sermide restosse:
Figarolo e Stellata il legno passa,
ove le corna il Po iracondo abbassa.
54
De le due corna il nocchier prese il destro,
e lascio andar verso Vinegia il manco;
passo il Bondeno: e gia il color cilestro
si vedea in oriente venir manco,
che votando di fior tutto il canestro,
l'Aurora vi facea vermiglio e bianco;
quando, lontan scoprendo di Tealdo
ambe le rocche, il capo alzo Rinaldo.
55
- O citta bene aventurosa (disse),
di cui gia Malagigi, il mio cugino,
contemplando le stelle erranti e fisse,
e costringendo alcun spirto indovino,
nei secoli futuri mi predisse
(gia ch'io facea con lui questo camino)
ch'ancor la gloria tua salira tanto,
ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto. -
56
Cosi dicendo, e pur tuttavia in fretta
su quel battel che parea aver le penne,
scorrendo il re de' fiumi, all'isoletta
ch'alla cittade e piu propinqua, venne:
e ben che fosse allora erma e negletta,
pur s'allegro di rivederla, e fenne
non poca festa; che sapea quanto ella,
volgendo gli anni, saria ornata e bella.
57
Altra fiata che fe' questa via,
udi da Malagigi, il qual seco era,
che settecento volte che si sia
girata col monton la quarta sfera,
questa la piu ioconda isola fia
di quante cinga mar, stagno o riviera;
si che, veduta lei, non sara ch'oda
dar piu alla patria di Nausicaa loda.
58
Udi che di bei tetti posta inante
sarebbe a quella si a Tiberio cara;
che cederian l'Esperide alle piante
ch'avria il bel loco, d'ogni sorte rara;
che tante spezie d'animali, quante
vi fien, ne in mandra Circe ebbe ne in hara;
che v'avria con le Grazie e con Cupido
Venere stanza, e non piu in Cipro o in Gnido:
59
e che sarebbe tal per studio e cura
di chi al sapere ed al potere unita
la voglia avendo, d'argini e di mura
avria si ancor la sua citta munita,
che contra tutto il mondo star sicura
potria, senza chiamar di fuori aita:
e che d'Ercol figliuol, d'Ercol sarebbe
padre il signor che questo e quel far debbe.
60
Cosi venia Rinaldo ricordando
quel che gia il suo cugin detto gli avea,
de le future cose divinando,
che spesso conferir seco solea.
E tuttavia l'umil citta mirando:
- Come esser puo ch'ancor (seco dicea)
debban cosi fiorir queste paludi
de tutti i liberali e degni studi?
61
e crescer abbia di si piccol borgo
ampla cittade e di si gran bellezza?
e cio ch'intorno e tutto stagno e gorgo,
sien lieti e pieni campi di ricchezza?
Citta, sin ora a riverire assorgo
l'amor, la cortesia, la gentilezza
de' tuoi signori, e gli onorati pregi
dei cavallier, dei cittadini egregi.
62
L'ineffabil bonta del Redentore,
de' tuoi principi il senno e la iustizia,
sempre con pace, sempre con amore
ti tenga in abondanza ed in letizia;
e ti difenda contra ogni furore
de' tuoi nimici, e scuopra lor malizia:
del tuo contento ogni vicino arrabbi,
piu tosto che tu invidia ad alcuno abbi. -
63
Mentre Rinaldo cosi parla, fende
con tanta fretta il suttil legno l'onde,
che con maggiore a logoro non scende
falcon ch'al grido del padron risponde.
Del destro corno il destro ramo prende
quindi il nocchiero, e mura e tetti asconde:
San Georgio a dietro, a dietro s'allontana
la torre e de la Fossa e di Gaibana.
64
Rinaldo, come accade ch'un pensiero
un altro dietro, e quello un altro mena,
si venne a ricordar del cavalliero
nel cui palagio fu la sera a cena;
che per questa cittade, a dire il vero,
avea giusta cagion di stare in pena:
e ricordossi del vaso da bere,
che mostra altrui l'error de la mogliere;
65
e ricordossi insieme de la prova
che d'aver fatta il cavallier narrolli;
che di quanti avea esperti, uomo non trova
che bea nel vaso, e 'l petto non s'immolli.
Or si pente, or tra se dice: - E mi giova
ch'a tanto paragon venir non volli.
Riuscendo, accertava il creder mio;
non riuscendo, a che partito era io?
66
Gli e questo creder mio, come io l'avessi
ben certo, e poco accrescer lo potrei:
si che, s'al paragon mi succedessi,
poco il meglio saria ch'io ne trarrei;
ma non gia poco il mal, quando vedessi
quel di Clarice mia, ch'io non vorrei.
Metter saria mille contra uno a giuoco;
che perder si puo molto, e acquistar poco. -
67
Stando in questo pensoso il cavalliero
di Chiaramonte, e non alzando il viso,
con molta attenzion fu da un nocchiero
che gli era incontra, riguardato fiso:
e perche di veder tutto il pensiero
che l'occupava tanto, gli fu aviso,
come uom che ben parlava ed avea ardire,
a seco ragionar lo fece uscire.
68
La somma fu del lor ragionamento,
che colui malaccorto era ben stato,
che ne la moglie sua l'esperimento
maggior che puo far donna, avea tentato;
che quella che da l'oro e da l'argento
difende il cor di pudicizia armato,
tra mille spade via piu facilmente
difenderallo, e in mezzo al fuoco ardente.
69
Il nocchler suggiungea: - Ben gli dicesti,
che non dovea offerirle si gran doni;
che contrastare a questi assalti e a questi
colpi non sono tutti i petti buoni.
Non so se d'una giovane intendesti
(ch'esser po che tra voi se ne ragioni),
che nel medesmo error vide il consorte,
di ch'esso avea lei condannata a morte.
70
Dovea in memoria avere il signor mio,
che l'oro e 'l premio ogni durezza inchina;
ma, quando bisogno, l'ebbe in oblio,
ed ei si procaccio la sua ruina.
Cosi sapea lo esempio egli, com'io,
che fu in questa citta di qui vicina,
sua patria e mia, che 'l lago e la palude
del rifrenato Menzo intorno chiude:
71
d'Adonio voglio dir, che 'l ricco dono
fe' alla moglie del giudice, d'un cane. -
- Di questo (disse il paladino) il suono
non passa l'Alpe, e qui tra voi rimane;
perche ne in Francia, ne dove ito sono,
parlar n'udi' ne le contrade estrane:
si che di pur, se non t'incresce il dire;
che volentieri io mi t'acconcio a udire. -
72
Il nocchier comincio: - Gia fu di questa
terra un Anselmo di famiglia degna,
che la sua gioventu con lunga vesta
spese in saper cio ch'Ulpiano insegna
e di nobil progenie, bella e onesta
moglie cerco, ch'al grado suo convegna;
e d'una terra quindi non lontana
n'ebbe una di bellezza sopraumana;
73
e di bei modi e tanto graziosi,
che parea tutto amore e leggiadria;
e di molto piu forse, ch'ai riposi,
ch'allo stato di lui non convenia.
Tosto che l'ebbe, quanti mai gelosi
al mondo fur, passo di gelosia:
non gia ch'altra cagion gli ne desse ella,
che d'esser troppo accorta e troppo bella.
74
Ne la citta medesma un cavalliero
era d'antiqua e d'onorata gente,
che discendea da quel lignaggio altiero
ch'usci d'una mascella di serpente,
onde gia Manto, e chi con essa fero
la patria mia, disceser similmente.
Il cavallier, ch'Adonio nominosse,
di questa bella donna inamorosse.
75
E per venire a fin di questo amore,
a spender comincio senza ritegno
in vestire, in conviti, in farsi onore,
quanto puo farsi un cavallier piu degno.
Il tesor di Tiberio imperatore
non saria stato a tante spese al segno.
Io credo ben che non passar duo verni,
ch'egli usci fuor di tutti i ben paterni.
76
La casa ch'era dianzi frequentata
matina e sera tanto dagli amici,
sola resto, tosto che fu privata
di starne, di fagian, di coturnici.
Egli che capo fu de la brigata,
rimase dietro, e quasi fra mendici.
Penso, poi ch'in miseria era venuto,
d'andare ove non fosse conosciuto.
77
Con questa intenzione una mattina,
senza far motto altrui, la patria lascia;
e con sospiri e lacrime camina
lungo lo stagno che le mura fascia.
La donna che del cor gli era regina,
gia non oblia per la seconda ambascia.
Ecco un'alta aventura che lo viene
di sommo male a porre in sommo bene.
78
Vede un villan che con un gran bastone
intorno alcuni sterpi s'affatica.
Quivi Adonio si ferma, e la cagione
di tanto travagliar vuol che gli dica.
Disse il villan, che dentro a quel macchione
veduto avea una serpe molto antica,
di che piu lunga e grossa a' giorni suoi
non vide, ne credea mai veder poi;
79
e che non si voleva indi partire,
che non l'avesse ritrovata e morta.
Come Adonio lo sente cosi dire,
con poca pazienza lo sopporta.
Sempre solea le serpi favorire;
che per insegna il sangue suo le porta
in memoria ch'usci sua prima gente
de' denti seminati di serpente.
80
e disse e fece col villano in guisa
che, suo mal grado, abbandono l'impresa;
si che da lui non fu la serpe uccisa,
ne piu cercata, ne altrimenti offesa.
Adonio ne va poi dove s'avisa
che sua condizion sia meno intesa;
e dura con disagio e con affanno
fuor de la patria appresso al settimo anno.
81
Ne mai per lontananza, ne strettezza
del viver, che i pensier non lascia ir vaghi,
cessa Amor che si gli ha la mano avezza,
ch'ognor non li arda il core, ognor impiaghi.
E forza al fin che torni alla bellezza
che son di riveder si gli occhi vaghi.
Barbuto, afflitto, e assai male in arnese,
la donde era venuto, il camin prese.
82
In questo tempo alla mia patria accade
mandare uno oratore al Padre santo,
che resti appresso alla sua Santitade
per alcun tempo e non fu detto quanto.
Gettan la sorte, e nel giudice cade.
Oh giorno a lui cagion sempre di pianto!
Fe' scuse, prego assai, diede e promesse
per non partirsi; e al fin sforzato cesse.
83
Non gli parea crudele e duro manco
a dover sopportar tanto dolore,
che se veduto aprir s'avesse il fianco,
e vedutosi trar con mano il core.
Di geloso timor pallido e bianco
per la sua donna, mentre staria fuore,
lei con quei modi che giovar si crede,
supplice priega a non mancar di fede:
84
dicendole ch'a donna ne bellezza,
ne nobilta, ne gran fortuna basta,
si che di vero onor monti in altezza,
se per nome e per opre non e casta;
e che quella virtu via piu si prezza,
che di sopra riman quando contrasta,
e ch'or gran campo avria per questa assenza,
di far di pudicizia esperienza.
85
Con tai le cerca ed altre assai parole
persuader ch'ella gli sia fedele.
De la dura partita ella si duole,
con che lacrime, oh Dio! con che querele!
E giura che piu tosto oscuro il sole
vedrassi, che gli sia mai si crudele,
che rompa fede; e che vorria morire
piu tosto ch'aver mai questo desire.
86
Ancor ch'a sue promesse e a suoi scongiuri
desse credenza e si achetasse alquanto,
non resta che piu intender non procuri,
e che materia non procacci al pianto.
Avea uno amico suo, che dei futuri
casi predir teneva il pregio e 'l vanto;
e d'ogni sortilegio e magica arte,
o il tutto, o ne sapea la maggior parte.
87
Diegli, pregando di vedere assunto,
se la sua moglie, nominata Argia,
nel tempo che da lei stara disgiunto,
fedele e casta, o pel contario fia.
Colui da prieghi vinto, tolle il punto,
il ciel figura come par che stia.
Anselmo il lascia in opra, e l'altro giorno
a lui per la risposta fa ritorno.
88
L'astrologo tenea le labra chiuse,
per non dire al dottor cosa che doglia,
e cerca di tacer con molte scuse.
Quando pur del suo mal vede c'ha voglia,
che gli rompera fede gli concluse,
tosto ch'egli abbia il pie fuor de la soglia,
non da bellezza ne da prieghi indotta,
ma da guadagno e da prezzo corrotta.
89
Giunte al timore, al dubbio ch'avea prima,
queste minacce dei superni moti,
come gli stesse il cor, tu stesso stima,
se d'amor gli accidenti ti son noti.
E sopra ogni mestizia che l'opprima,
e che l'afflitta mente aggiri e arruoti,
e 'l saper come, vinta d'avarizia,
per prezzo abbia a lasciar sua pudicizia.
90
Or per far quanti potea far ripari
da non lasciarla in quel error cadere
(perche il bisogno a dispogliar gli altari
tra' l'uom talvolta, che sel trova avere),
cio che tenea di gioie e di danari
(che n'avea somma) pose in suo potere:
rendite e frutti d'ogni possessione,
e cio c'ha al mondo, in man tutto le pone.
91
- Con facultade (disse) che ne' tuoi
non sol bisogni te li goda e spenda,
ma che ne possi far cio che ne vuoi,
li consumi, li getti, e doni e venda;
altro conto saper non ne vo' poi,
pur che, qual ti lascio or, tu mi ti renda:
pur che, come or tu sei, mi sie rimasa,
fa che io non trovi ne poder ne casa. -
92
La prega che non faccia, se non sente
ch'egli ci sia, ne la citta dimora;
ma ne la villa, ove piu agiatamente
viver potra d'ogni commercio fuora.
Questo dicea, pero che l'umil gente
che nel gregge o ne' campi gli lavora,
non gli era aviso che le caste voglie
contaminar potessero alla moglie.
93
Tenendo tuttavia le belle braccia
al timido marito al collo Argia,
e di lacrime empiendogli la faccia,
ch'un fiumicel dagli occhi le n'uscia;
s'attrista che colpevole la faccia,
come di fe mancata gia gli sia;
che questa sua sospizion procede,
perche non ha ne la sua fede fede.
94
Troppo sara, s'io voglio ir rimembrando
cio ch'al partir da tramendua fu detto.
- Il mio onor (dice al fin) ti raccomando: -
piglia licenza, e partesi in effetto;
e ben si sente veramente, quando
volge il cavallo, uscire il cor del petto.
Ella lo segue, quanto seguir puote,
con gli occhi che le rigano le gote.
95
Adonio intanto misero e tapino,
e (come io dissi) pallido e barbuto,
verso la patria avea preso il camino,
sperando di non esser conosciuto.
Sul lago giunse alla citta vicino,
la dove avea dato alla biscia aiuto,
ch'era assediata entro la macchia forte
da quel villan che por la volea a morte.
96
Quivi arrivando in su l'aprir del giorno,
ch'ancor splendea nel cielo alcuna stella,
si vede in peregrino abito adorno
venir pel lito incontra una donzella
in signoril sembiante, ancor ch'intorno
non l'apparisse ne scudier ne ancella.
Costei con grata vista lo raccolse,
e poi la lingua a tai parole sciolse:
97
- Se ben non mi conosci, o cavalliero,
son tua parente, e grande obligo t'aggio:
parente son, perche da Cadmo fiero
scende d'amenduo noi l'alto lignaggio.
Io son la fata Manto, che 'l primiero
sasso messi a fondar questo villaggio;
e dal mio nome (come ben forse hai
contare udito) Mantua la nomai.
98
De le fate io son una; ed il fatale
stato per farti anco saper ch'importe,
nascemo a un punto, che d'ogn'altro male
siamo capaci, fuor che de la morte.
Ma giunto e con questo essere immortale
condizion non men del morir forte;
ch'ogni settimo giorno ogniuna e certa
che la sua forma in biscia si converta.
99
Il vedersi coprir del brutto scoglio,
e gir serpendo, e cosa tanto schiva,
che non e pare al mondo altro cordoglio;
tal che bestemmia ogniuna d'esser viva.
E l'obbligo ch'io t'ho (perche ti voglio
insiememente dire onde deriva),
tu saprai che quel di, per esser tali,
siamo a periglio d'infiniti mali.
100
Non e si odiato altro animale in terra,
come la serpe; e noi, che n'abbian faccia,
patimo da ciascuno oltraggio e guerra;
che chi ne vede, ne percuote e caccia.
Se non troviamo ove tornar sotterra,
sentiamo quanto pesa altrui le braccia.
Meglio saria poter morir, che rotte
e storpiate restar sotto le botte.
101
L'obligo ch'io t'ho grande, e ch'una volta
che tu passavi per quest'ombre amene,
per te di mano fui d'un villan tolta,
che gran travagli m'avea dati e pene.
Se tu non eri, io non andava asciolta,
ch'io non portassi rotto e capo e schene,
e che sciancata non restassi e storta,
se ben non vi potea rimaner morta:
102
perche quei giorni che per terra il petto
traemo avvolte in serpentile scorza,
il ciel ch'in altri tempi e a noi suggetto,
niega ubbidirci, e prive sian di forza.
In altri tempi ad un sol nostro detto
il sol si ferma e la sua luce ammorza;
l'immobil terra gira e muta loco;
s'infiamma il ghiaccio, e si congela il fuoco.
103
Ora io son qui per renderti mercede
del beneficio che mi festi allora.
Nessuna grazia indarno or mi si chiede
ch'io son del manto viperino fuora.
Tre volte piu che di tuo padre erede
non rimanesti, io ti fo ricco or ora:
ne vo' che mai piu povero diventi,
ma quanto spendi piu, che piu augumenti.
104
E perche so che ne l'antiquo nodo,
in che gia Amor t'avinse, anco ti trovi,
voglioti dimostrar l'ordine e 'l modo
ch'a disbramar tuoi desideri giovi.
Io voglio, or che lontano il marito odo,
che senza indugio il mio consiglio provi;
vadi a trovar la donna che dimora
fuori alla villa, e saro teco io ancora. -
105
E seguito narrandogli in che guisa
alla sua donna vuol che s'appresenti;
dico come vestir, come precisa-
mente abbia a dir, come la prieghi e tenti;
e che forma essa vuol pigliar, devisa;
che, fuor che 'l giorno ch'erra tra serpenti,
in tutti gli altri si puo far, secondo
che piu le pare, in quante forme ha il mondo.
106
Messe in abito lui di peregrino
il qual per Dio di porta in porta accatti:
mutosse ella in un cane, il piu piccino
di quanti mai n'abbia Natura fatti,
di pel lungo, piu bianco ch'armellino,
di grato aspetto e di mirabili atti.
Cosi trasfigurato, entraro in via
verso la casa de la bella Argia:
107
e dei lavoratori alle capanne
prima ch'altrove, il giovene fermosse;
e comincio a sonar certe sue canne,
al cui suono danzando il can rizzosse.
La voce e 'l grido alla padrona vanne,
e fece si, che per veder si mosse.
Fece il romeo chiamar ne la sua corte,
si come del dottor traea la sorte.
108
E quivi Adonio a comandare al cane
incomincio, ed il cane a ubbidir lui,
e far danze nostral, farne d'estrane,
con passi e continenze e modi sui,
e finalmente con maniere umane
far cio che comandar sapea colui,
con tanta attenzion, che chi lo mira,
non batte gli occhi, e a pena il fiato spira.
109
Gran maraviglia, ed indi gran desire
venne alla donna di quel can gentile;
e ne fa per la balia proferire
al cauto peregrin prezzo non vile,
- S'avessi piu tesor, che mai sitire
potesse cupidigia feminile
(colui rispose), non saria mercede
di comprar degna del mio cane un piede. -
110
E per mostrar che veri i detti foro,
con la balia in un canto si ritrasse,
e disse al cane, ch'una marca d'oro
a quella donna in cortesia donasse.
Scossesi il cane, e videsi il tesoro.
Disse Adonio alla balia, che pigliasse,
soggiungendo: - Ti par che prezzo sia,
per cui si bello e util cane io dia?
111
Cosa, qual vogli sia, non gli domando,
di ch'io ne torni mai con le man vote;
e quando perle, e quando annella, e quando
leggiadra veste e di gran prezzo scuote.
Pur di' a madonna, che fia al suo comando;
per oro no, ch'oro pagar nol puote:
ma se vuol ch'una notte seco io giaccia,
abbiasi il cane, e 'l suo voler ne faccia. -
112
Cosi dice: e una gemma allora nata
le da, ch'alla padrona l'appresenti.
Pare alla balia averne piu derata,
che di pagar dieci ducati o venti.
Torna alla donna, e le fa l'imbasciata;
e la conforta poi, che si contenti
d'acquistare il bel cane; ch'acquistarlo
per prezzo puo, che non si perde a darlo.
113
La bella Argia sta ritrosetta in prima;
parte, che la sua fe romper non vuole,
parte, ch'esser possibile non stima
tutto cio che ne suonan le parole.
La balia le ricorda, e rode e lima,
che tanto ben di rado avvenir suole;
e fe' che l'agio un altro di si tolse,
che 'l can veder senza tanti occhi volse.
114
Quest'altro comparir ch'Adonio fece,
fu la ruina e del dottor la morte.
Facea nascer le doble a diece a diece,
filze di perle, e gemme d'ogni sorte:
si che il superbo cor mansuefece,
che tanto meno a contrastar fu forte,
quanto poi seppe che costui ch'inante
gli fa partito, e 'l cavallier suo amante.
115
De la puttana sua balia i conforti,
i prieghi de l'amante e la presenza,
il veder che guadagno se l'apporti,
del misero dottor la lunga assenza,
lo sperar ch'alcun mai non lo rapporti,
fero ai casti pensier tal violenza,
ch'ella accetto il bel cane, e per mercede
in braccio e in preda al suo amator si diede.
116
Adonio lungamente frutto colse
de la sua bella donna, a cui la fata
grande amor pose, e tanto le ne volse,
che sempre star con lei si fu ubligata.
Per tutti i segni il sol prima si volse,
ch'al giudice licenza fosse data:
al fin torno, ma pien di gran sospetto
per quel che gia l'astrologo avea detto.
117
Fa, giunto ne la patria, il primo volo
a casa de l'astrologo, e gli chiede,
se la sua donna fatto inganno e dolo,
o pur servato gli abbia amore e fede.
Il sito figuro colui del polo,
ed a tutti i pianeti il luogo diede:
poi rispose che quel ch'avea temuto,
come predetto fu, gli era avvenuto;
118
che da doni grandissimi corrotta,
data ad altri s'avea la donna in preda.
Questa al dottor nel cor fu si gran botta,
che lancia e spiedo io vo' che ben le ceda.
Per esserne piu certo, ne va allotta
(ben che pur troppo allo indivino creda)
ov'e la balia, e la tira da parte,
e per saperne il certo usa grande arte.
119
Con larghi giri circondando prova
or qua or la di ritrovar la traccia;
e da principio nulla ne ritrova,
con ogni diligenza che ne faccia;
ch'ella, che non avea tal cosa nuova,
stava negando con immobil faccia;
e come bene istrutta, piu d'un mese
tra il dubbio e 'l certo il suo patron sospese.
120
Quanto dovea parergli il dubio buono,
se pensava il dolor ch'avria del certo!
Poi ch'indarno provo con priego e dono,
che da la balia il ver gli fosse aperto,
ne tocco tasto ove sentisse suono
altro che falso; come uom ben esperto,
aspetto che discordia vi venisse;
ch'ove femine son, son liti e risse.
121
E come egli aspetto, cosi gli avvenne;
ch'al primo sdegno che tra loro nacque,
senza suo ricercar, la balia venne
il tutto a ricontargli, e nulla tacque.
Lungo a dir fora cio che 'l cor sostenne,
come la mente costernata giacque
del giudice meschin, che fu si oppresso,
che stette per uscir fuor di se stesso:
122
e si dispose al fin, da l'ira vinto,
morir, ma prima uccider la sua moglie;
e che d'amendue i sangui un ferro tinto
levassi lei di biasmo, e se di doglie.
Ne la citta se ne ritorna, spinto
da cosi furibonde e cieche voglie;
indi alla villa un suo fidato manda,
e quanto esequir debba, gli commanda.
123
Commanda al servo, ch'alla moglie Argia
torni alla villa, e in nome suo le dica
ch'egli e da febbre oppresso cosi ria,
che di trovarlo vivo avra fatica;
si che, senza aspettar piu compagnia,
venir debba con lui, s'ella gli e amica
(verra: sa ben che non fara parola);
e che tra via le seghi egli la gola.
124
A chiamar la patrona ando il famiglio,
per far di lei quanto il signor commesse.
Dato prima al suo cane ella di piglio,
monto a cavallo ed a camin si messe.
L'avea il cane avisata del periglio,
ma che d'andar per questo ella non stesse;
ch'avea ben disegnato e proveduto
onde nel gran bisogno avrebbe aiuto.
125
Levato il servo del camino s'era;
e per diverse e solitarie strade
a studio capito su una riviera
che d'Apennino in questo fiume cade;
ov'era bosco e selva oscura e nera,
lungi da villa e lungi da cittade.
Gli parve loco tacito e disposto
per l'effetto crudel che gli fu imposto.
126
Trasse la spada e alla padrona disse
quanto commesso il suo signor gli avea;
si che chiedesse, prima che morisse,
perdono a Dio d'ogni colpa rea.
Non ti so dir com'ella si coprisse:
quando il servo ferirla si credea,
piu non la vide, e molto d'ogn'intorno
l'ando cercando, e al fin resto con scorno.
127
Torna al patron con gran vergogna ed onta,
tutto attonito in faccia e sbigottito;
e l'insolito caso gli racconta,
ch'egli non sa come si sia seguito.
Ch'a' suoi servigi abbia la moglie pronta
la fata Manto, non sapea il marito;
che la balia onde il resto avea saputo,
questo, non so perche, gli avea taciuto.
128
Non sa che far; che ne l'oltraggio grave
vendicato ha, ne le sue pene ha sceme.
Quel ch'era una festuca, ora e una trave,
tanto gli pesa, tanto al cor gli preme.
L'error che sapean pochi, or si aperto have,
che senza indugio si palesi, teme.
Potea il primo celarsi; ma il secondo,
publico in breve fia per tutto il mondo.
129
Conosce ben che, poi che 'l cor fellone
avea scoperto il misero contra essa,
ch'ella, per non tornargli in suggezione,
d'alcun potente in man si sara messa;
il qual se la terra con irrisione
ed ignominia del marito espressa;
e forse anco verra d'alcuno in mano,
che ne fia insieme adultero e ruffiano.
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