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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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13
Riposto gli avea Amon, che da se solo
non era per concludere altramente,
ne pria che ne parlasse col figliuolo
Rinaldo, da la corte allora assente;
il qual credea che vi verrebbe a volo,
e che di grazia avria si gran parente:
pur, per molto rispetto che gli avea,
risolver senza lui non si volea.

14
Or Rinaldo lontan dal padre, quella
pratica imperial tutta ignorando,
quivi a Ruggier promette la sorella
di suo parere, e di parer d'Orlando
e degli altri ch'avea seco alla cella,
ma sopra tutti l'eremita instando:
e crede veramente che piacere
debba ad Amon quel parentado avere.

15
Quel di e la notte, e del seguente giorno
steron gran parte col monaco saggio,
quasi obliando al legno far ritorno,
ben che il vento spirasse al lor viaggio.
Ma i lor nocchieri, a cui tanto soggiorno
increscea omai, mandar piu d'un messaggio,
che si li stimular de la partita,
ch'a forza li spiccar da l'eremita.

16
Ruggier che stato era in esilio tanto,
ne da lo scoglio avea mai mosso il piede,
tolse licenza da quel mastro santo
ch'insegnata gli avea la vera fede.
La spada Orlando gli rimesse a canto,
l'arme d'Ettorre, e il buon Frontin gli diede;
si per mostrar del suo amor segno espresso,
si per saper che dianzi erano d'esso.

17
E quantunque miglior ne l'incantata
spada ragione avesse il paladino,
che con pena e travaglio gia levata
l'avea dal formidabile giardino,
che non avea Ruggiero a cui donata
dal ladro fu, che gli die ancor Frontino;
pur volentier gliele dono col resto
de l'arme, tosto che ne fu richiesto.

18
Fur benedetti dal vecchio devoto,
e sul navilio al fin si ritornaro.
I remi all'acqua, e dier le vele al Noto;
e fu lor si sereno il tempo e chiaro,
che non vi bisogno priego ne voto,
fin che nel porto di Marsilia entraro.
Ma quivi stiano tanto, ch'io conduca
insieme Astolfo, il glorioso duca.

19
Poi che de la vittoria Astolfo intese,
che sanguinosa e poco lieta s'ebbe;
vedendo che sicura da l'offese
d'Africa oggimai Francia esser potrebbe,
penso che 'l re de' Nubi in suo paese
con l'esercito suo rimanderebbe
per la strada medesima che tenne
quando contra Biserta se ne venne.

20
L'armata che i pagan roppe ne l'onde,
gia rimandata avea il figliuol d'Ugiero;
di cui, nuovo miracolo, le sponde
(tosto che ne fu uscito il popul nero)
e le poppe e le prore muto in fronde,
e ritornolle al suo stato primiero:
poi venne il vento, e come cosa lieve
levolle in aria, e fe' sparire in breve.

21
Chi a piedi e chi in arcion tutte partita
d'Africa fer le nubiane schiere.
Ma prima Astolfo si chiamo infinita
grazia al Senapo ed immortale avere;
che gli venne in persona a dare aita
con ogni sforzo ed ogni suo potere.
Astolfo lor ne l'uterino claustro
a portar diede il fiero e turbido austro.

22
Negli utri, dico, il vento die lor chiuso,
ch'uscir di mezzodi suol con tal rabbia,
che muove a guisa d'onde, e leva in suso,
e ruota fin in ciel l'arrida sabbia;
accio se lo portassero a lor uso,
che per camino a far danno non abbia;
e che poi, giunti ne la lor regione,
avessero a lassar fuor di prigione.

23
Scrive Turpino, come furo ai passi
de l'alto Atlante, che i cavalli loro
tutti in un tempo diventaron sassi;
si che, come venir, se ne tornoro.
Ma tempo e omai ch'Astolfo in Francia passi;
e cosi, poi che del paese moro
ebbe provisto ai luoghi principali,
all'ippogrifo suo fe' spiegar l'ali.

24
Volo in Sardigna in un batter di penne,
e di Sardigna ando nel lito corso;
e quindi sopra il mar la strada tenne,
torcendo alquanto a man sinistra il morso.
Ne le maremme all'ultimo ritenne
de la ricca Provenza il leggier corso;
dove segui de l'ippogrifo quanto
gli disse gia l'evangelista santo.

25
Hagli commesso il santo evangelista,
che piu, giunto in Provenza, non lo sproni;
e ch'all'impeto fier piu non resista
con sella e fren, ma liberta gli doni.
Gia avea il piu basso ciel che sempre acquista
del perder nostro, al corno tolti i suoni;
che muto era restato, non che roco,
tosto ch'entro 'l guerrier nel divin loco.

26
Venne Astolfo a Marsilia, e venne a punto
il di che v'era Orlando ed Oliviero
e quel da Montalbano insieme giunto
col buon Sobrino e col meglior Ruggiero.
La memoria del sozio lor defunto
vieto che i paladini non potero
insieme cosi a punto rallegrarsi,
come in tanta vittoria dovea farsi.

27
Carlo avea di Sicilia avuto avviso
dei duo re morti e di Sobrino preso,
e ch'era stato Brandimarte ucciso;
poi di Ruggiero avea non meno inteso:
e ne stava col lor lieto e col viso
d'aver gittato intolerabil peso,
che gli fu sopra gli omeri si greve,
che stara un pezzo pria che si rileve.

28
Per onorar costor ch'eran sostegno
del santo Imperio e la maggior colonna,
Carlo mando la nobilta del regno
ad incontrarli fin sopra la Sonna.
Egli usci poi col suo drappel piu degno
di re e di duci, e con la propria donna,
fuor de le mura, in compagnia di belle
e ben ornate e nobili donzelle.

29
L'imperator con chiara e lieta fronte,
i paladini e gli amici e i parenti,
la nobilta, la plebe fanno al conte
ed agli altri d'amor segni evidenti:
gridar s'ode Mongrana e Chiaramonte.
Si tosto non finir gli abbracciamenti,
Rinaldo e Orlando insieme ed Oliviero
al signor loro appresentar Ruggiero;

30
e gli narrar che di Ruggier di Risa
era figliuol, di virtu uguale al padre:
se sia animoso e forte, ed a che guisa
sappia ferir, san dir le nostre squadre.
Con Bradamante in questo vien Marfisa,
le due compagne nobili e leggiadre:
ad abbracciar Ruggier vien la sorella;
con piu rispetto sta l'altra donzella.

31
L'imperator Ruggier fa risalire,
ch'era per riverenza sceso a piede,
e lo fa a par a par seco venire,
e di cio ch'a onorarlo si richiede,
un punto sol non lassa preterire.
Ben sapea che tornato era alla fede;
che tosto che i guerrier furo all'asciutto,
certificato avean Carlo del tutto.

32
Con pompa trionfal, con festa grande
tornaro insieme dentro alla cittade,
che di frondi verdeggia e di ghirlande:
coperte a panni son tutte le strade:
nembo d'erbe e di fior d'alto si spande,
e sopra e intorno ai vincitori cade,
che da verroni e da finestre amene
donne e donzelle gittano a man piene.

33
Al volgersi dei canti in vari lochi
trovano archi e trofei subito fatti,
che di Biserta le ruine e i fochi
mostran dipinti, ed altri degni fatti;
altrove palchi con diversi giuochi
e spettacoli e mimmi e scenici atti:
ed e per tutti i canti il titol vero
scritto: - Ai liberatori de l'Impero. -

34
Fra il suon d'argute trombe e di canore
pifare e d'ogni musica armonia,
fra riso e plauso, iubilo e favore
del populo ch'a pena vi capia,
smonto al palazzo il magno imperatore,
ove piu giorni quella compagnia
con torniamenti, personaggi e farse,
danze e conviti attese a dilettarse.

35
Rinaldo un giorno al padre fe' sapere
che la sorella a Ruggier dar volea;
ch'in presenza d'Orlando per mogliere,
e d'Olivier, promessa glie l'avea;
li quali erano seco d'un parere,
che parentado far non si potea
per nobilta di sangue e per valore,
che fosse a questo par, non che migliore.

36
Ode Amone il figliuol con qualche sdegno,
che, senza conferirlo seco, gli osa
la figlia maritar, ch'esso ha disegno
che del figliuol di Costantin sia sposa,
non di Ruggier, il qual non ch'abbi regno,
ma non puo al mondo dir: questa e mia cosa;
ne sa che nobilta poco si prezza,
e men virtu, se non v'e ancor ricchezza.

37
Ma piu d'Amon la moglie Beatrice
biasma il figliuolo e chiamalo arrogante;
e in segreto e in palese contradice
che di Ruggier sia moglie Bradamante:
a tutta sua possanza imperatrice
ha disegnato farla di Levante.
Sta Rinaldo ostinato che non vuole
che manchi un iota de le sue parole.

38
La madre, ch'aver crede alle sue voglie
la magnanima figlia, la conforta
che dica che, piu tosto ch'esser moglie
d'un pover cavallier, vuole esser morta;
ne mai piu per figliuola la raccoglie,
se questa ingiuria dal fratel sopporta:
nieghi pur con audacia, e tenga saldo;
che per sforzar non la sara Rinaldo.

39
Sta Bradamante tacita, ne al detto
de la madre s'arrisca a contradire;
che l'ha in tal riverenza e in tal rispetto,
che non potria pensar non l'ubbidire.
Da l'altra parte terria gran difetto,
se quel che non vuol far, volesse dire.
Non vuol, perche non puo; che 'l poco e 'l molto
poter di se disporre Amor le ha tolto.

40
Ne negar, ne mostrarsene contenta
s'ardisce; e sol sospira, e non risponde:
poi quando e in luogo ch'altri non la senta,
versan lacrime gli occhi a guisa d'onde;
e parte del dolor che la tormenta,
sentir fa al petto ed alle chiome bionde,
che l'un percuote, e l'altro straccia e frange;
e cosi parla, e cosi seco piange:

41
- Ahime ! vorro quel che non vuol chi deve
poter del voler mio piu che poss'io?
Il voler di mia madre avro in si lieve
stima, ch'io lo posponga al voler mio?
Deh! qual peccato puote esser si grieve
a una donzella, qual biasmo si rio,
come questo sara, se, non volendo
chi sempre ho da ubbidir, marito prendo?

42
Avra, misera me! dunque possanza
la materna pieta, ch'io t'abandoni,
o mio Ruggiero, e ch'a nuova speranza,
a desir nuovo, a nuovo amor mi doni?
O pur la riverenza e l'osservanza
ch'ai buoni padri denno i figli buoni,
porro da parte, e solo avro rispetto
al mio bene, al mio gaudio, al mio diletto?

43
So quanto, ahi lassa! debbo far, so quanto
di buona figlia al debito conviensi;
io 'l so: ma che mi val, se non puo tanto
la ragion, che non possino piu i sensi?
s'Amor la caccia e la far star da canto,
ne lassa ch'io disponga, ne ch'io pensi
di me dispor, se non quanto a lui piaccia,
e sol, quanto egli detti, io dica e faccia?

44
Figlia d'Amone e di Beatrice sono,
e son, misera me! serva d'Amore.
Dai genitori miei trovar perdono
spero e pieta, s'io cadero in errore:
ma s'io offendero Amor, chi sara buono
a schivarmi con prieghi il suo furore,
che sol voglia una di mie scuse udire,
e non mi faccia subito morire?

45
Ohime! con lunga ed ostinata prova
ho cercato Ruggier trarre alla fede;
ed hollo tratto al fin: ma che mi giova,
se 'l mio ben fare in util d'altri cede?
Cosi, ma non per se, l'ape rinuova
il mele ogni anno, e mai non lo possiede.
Ma vo' prima morir, che mai sia vero,
ch'io pigli altro marito, che Ruggiero.

46
S'io non saro al mio padre ubbidiente,
ne alla mia madre, io saro al mio fratello,
che molto e molto e piu di lor prudente,
ne gli ha la troppa eta tolto il cervello.
E a questo che Rinaldo vuol, consente
Orlando ancora; e per me ho questo e quello:
li quali duo piu onora il mondo e teme,
che l'altra nostra gente tutta insieme.

47
Se questi il fior, se questi ognuno stima
la gloria e lo splendor di Chiaramonte;
se sopra gli altri ognun gli alza e sublima
piu che non e del piede alta la fronte;
perche debbo voler che di me prima
Amon disponga, che Rinaldo e 'l conte?
Voler nol debbo, tanto men, che messa
in dubbio al Greco, e a Ruggier fui promessa. -

48
Se la donna s'affligge e si tormenta,
ne di Ruggier la mente e piu quieta;
ch'ancor che di cio nuova non si senta
per la citta, pur non e a lui segreta.
Seco di sua fortuna si lamenta,
la qual fruir tanto suo ben gli vieta,
poi che ricchezze non gli ha date e regni,
di che e stata si larga a mille indegni.

49
Di tutti gli altri beni, o che concede
Natura al mondo, o proprio studio acquista,
aver tanta e tal parte egli si vede,
qual e quanta altri aver mai s'abbia vista;
ch'a sua bellezza ogni bellezza cede,
ch'a sua possanza e raro chi resista:
di magnanimita, di splendor regio
a nessun, piu ch'a lui, si debbe il pregio.

50
Ma il volgo, nel cui arbitrio son gli onori,
che, come pare a lui, li leva e dona
(ne dal nome del volgo voglio fuori,
eccetto l'uom prudente, trar persona;
che ne papi ne re ne imperatori
non ne tra' scettro, mitra ne corona;
ma la prudenza, ma il giudizio buono,
grazie che dal ciel date a pochi sono);

51
questo volgo (per dir quel ch'io vo' dire)
ch'altro non riverisce che ricchezza,
ne vede cosa al mondo, che piu ammire,
e senza, nulla cura e nulla apprezza,
sia quanto voglia la belta, l'ardire,
la possanza del corpo, la destrezza,
la virtu, il senno, la bonta; e piu in questo
di ch'ora vi ragiono, che nel resto.

52
Dicea Ruggier: - Se pur e Amon disposto
che la figliuola imperatrice sia,
con Leon non concluda cosi tosto:
almen termine un anno anco mi dia;
ch'io spero intanto, che da me deposto
Leon col padre de l'imperio fia;
e poi che tolto avro lor le corone,
genero indegno non saro d'Amone.

53
Ma se fa senza indugio, come ha detto,
suocero de la figlia Costantino;
s'alla promessa non avra rispetto
di Rinaldo e d'Orlando suo cugino,
fattami inanzi al vecchio benedetto,
al marchese Uliviero, al re Sobrino,
che faro? vo' patir si grave torto?
o, prima che patirlo, esser pur morto?

54
Deh che faro? faro dunque vendetta
contra il padre di lei di questo oltraggio?
Non miro ch'io non son per farlo in fretta,
o s'in tentarlo io mi sia stolto o saggio.
Ma voglio presupor ch'a morte io metta
l'iniquo vecchio e tutto il suo lignaggio:
questo non mi fara pero contento;
anzi in tutto sara contra il mio intento.

55
E fu sempre il mio intento, ed e, che m'ami
la bella donna, e non che mi sia odiosa:
ma, quando Amone uccida, o facci o trami
cosa al fratello o agli altri suoi dannosa,
non le do iusta causa che mi chiami
nimico, e piu non voglia essermi sposa?
Che debbo dunque far? debbol patire?
Ah non, per Dio! piu tosto io vo' morire.

56
Anzi non vo' morir; ma vo' che muoia
con piu ragion questo Leone Augusto,
venuto a disturbar tanta mia gioia:
o vo' che muoia egli e 'l suo padre ingiusto.
Elena bella all'amator di Troia
non costo si, ne a tempo piu vetusto
Proserpina a Piritoo, come voglio
ch'al padre e al figlio costi il mio cordoglio.

57
Puo esser, vita mia, che non ti doglia
lasciare il tuo Ruggier per questo Greco?
Potra tuo padre far che tu lo toglia,
ancor ch'avesse i tuoi fratelli seco?
Ma sto in timor, ch'abbi piu tosto voglia
d'esser d'accordo con Amon, che meco;
e che ti paia assai miglior partito
Cesare aver, ch'un privato uom marito.

58
Sara possibil mai che nome regio,
titolo imperial, grandezza e pompa,
di Bradamante mia l'animo egregio,
il gran valor, l'alta virtu corrompa?
si ch'abbia da tenere in minor pregio
la data fede, e le promesse rompa?
ne piu tosto d'Amon farsi nimica,
che quel che detto m'ha, sempre non dica? -

59
Diceva queste ed altre cose molte
ragionando fra se Ruggiero; e spesso
le dicea in guisa ch'erano raccolte
da chi talor se gli trovava appresso:
si che il tormento suo piu di due volte
era a colei per cui pativa, espresso,
a cui non dolea meno il sentir lui
cosi doler, che i propri affanni sui.

60
Ma piu d'ogni altro duol che le sia detto,
che tormenti Ruggier, di questo ha doglia,
ch'intende che s'affligge per sospetto
ch'ella lui lasci, e che quel Greco voglia.
Onde, accio si conforti, e che del petto
questa credenza e questo error si toglia,
per una di sue fide cameriere
gli fe' queste parole un di sapere:

61
- Ruggier, qual sempre fui, tal esser voglio
fin alla morte, e piu, se piu si puote.
O siami Amor benigno o m'usi orgoglio,
o me Fortuna in alto o in basso ruote,
immobil son di vera fede scoglio
che d'ogn'intorno il vento e il mar percuote:
ne gia mai per bonaccia ne per verno
luogo mutai, ne mutero in eterno.

62
Scarpello si vedra di piombo o lima
formare in varie imagini diamante,
prima che colpo di Fortuna, o prima
ch'ira d'Amor rompa il mio cor costante;
e si vedra tornar verso la cima
de l'alpe il fiume turbido e sonante,
che per nuovi accidenti, o buoni o rei,
faccino altro viaggio i pensier miei.

63
A voi, Ruggier, tutto il dominio ho dato
di me, che forse e piu ch'altri non crede.
So ben ch'a nuovo principe giurato
non fu di questa mai la maggior fede.
So che ne al mondo il piu sicuro stato
di questo, re ne imperator possiede.
Non vi bisogna far fossa ne torre,
per dubbio ch'altri a voi lo venga a torre.

64
Che, senza ch'assoldiate altra persona,
non verra assalto a cui non si resista.
Non e ricchezza ad espugnarmi buona,
ne si vil prezzo un cor gentile acquista.
Ne nobilta, ne altezza di corona,
ch'al sciocco volgo abbagliar suol la vista,
non belta, ch'in lieve animo puo assai,
vedro, che piu di voi mi piaccia mai.

65
Non avete a temer ch'in forma nuova
intagliare il mio cor mai piu si possa:
si l'imagine vostra si ritrova
sculpita in lui, ch'esser non puo rimossa.
Che 'l cor non ho di cera, e fatto prova;
che gli die cento, non ch'una percossa,
Amor, prima che scaglia ne levasse,
quando all'imagin vostra lo ritrasse.

66
Avorio e gemma ed ogni pietra dura
che meglio da l'intaglio si difende,
romper si puo; ma non ch'altra figura
prenda, che quella ch'una volta prende.
Non e il mio cor diverso alla natura
del marmo o d'altro ch'al ferro contende.
Prima esser puo che tutto Amor lo spezze,
che lo possa sculpir d'altre bellezze. -

67
Suggiunse a queste altre parole molte,
piene d'amor, di fede e di conforto,
da ritornarlo in vita mille volte,
se stato mille volte fosse morto.
Ma quando piu de la tempesta tolte
queste speranze esser credeano in porto,
da un nuovo turbo impetuoso e scuro
rispinte in mar, lungi dal lito, furo:

68
pero che Bradamante, ch'eseguire
vorria molto piu ancor, che non ha detto,
rivocando nel cor l'usato ardire,
e lasciando ir da parte ogni rispetto,
s'appresenta un di a Carlo, e dice: - Sire,
s'a vostra Maestade alcuno effetto
io feci mai, che le paresse buono,
contenta sia di non negarmi un dono.

69
E prima che piu espresso io le lo chieggia,
su la real sua fede mi prometta
farmene grazia; e vorro poi, che veggia
che sara iusta la domanda e retta. -
- Merta la tua virtu che dar ti deggia
cio che domandi, o giovane diletta
(rispose Carlo); e giuro, se ben parte
chiedi del regno mio, di contentarte. -

70
- Il don ch'io bramo da l'Altezza vostra,
e che non lasci mai marito darme
(disse la damigella), se non mostra
che piu di me sia valoroso in arme.
Con qualunche mi vuol, prima o con giostra
o con la spada in mano ho da provarme.
Il primo che mi vinca, mi guadagni:
chi vinto sia, con altra s'accompagni. -

71
Disse l'imperator con viso lieto,
che la domanda era di lei ben degna;
e che stesse con l'animo quieto,
che fara a punto quanto ella disegna.
Non e questo parlar fatto in segreto
si, ch'a notizia altrui tosto non vegna;
e quel giorno medesimo alla vecchia
Beatrice e al vecchio Amon corre all'orecchia.

72
Li quali parimente arser di grande
sdegno contro alla figlia, e di grand'ira;
che vider ben con queste sue domande,
ch'ella a Ruggier piu ch'a Leone aspira:
e presti per vietar che non si mande
questo ad effetto, a ch'ella intende e mira,
la levaro con fraude de la corte,
e la menaron seco a Roccaforte.

73
Quest'era una fortezza ch'ad Amone
donato Carlo avea pochi di inante,
tra Pirpignano assisa e Carcassone,
in loco a ripa il mar, molto importante.
Quivi la ritenean come in prigione
con pensier di mandarla un di in Levante;
si ch'ogni modo, voglia ella o non voglia,
lasci Ruggier da parte, e Leon toglia.

74
La valorosa donna, che non meno
era modesta, ch'animosa e forte;
ancor che posto guardia non l'avieno,
e potea entrare e uscir fuor de le porte;
pur stava ubbidiente sotto il freno
del padre: ma patir prigione e morte,
ogni martire e crudelta piu tosto
che mai lasciar Ruggier, s'avea proposto.

75
Rinaldo, che si vide la sorella
per astuzia d'Amon tolta di mano,
e che dispor non potra piu di quella,
e ch'a Ruggier l'avra promessa invano;
si duol del padre, e contra a lui favella,
posto il rispetto filial lontano.
Ma poco cura Amon di tai parole,
e di sua figlia a modo suo far vuole.

76
Ruggier, che questo sente, ed ha timore
di rimaner de la sua donna privo,
e che l'abbia o per forza o per amore
Leon, se resta lungamente vivo;
senza parlarne altrui si mette in core
di far che muoia, e sia d'Augusto, Divo;
e tor, se non l'inganna la sua speme,
al padre e a lui la vita e 'l regno insieme.

77
L'arme che fur gia del troiano Ettorre,
e poi di Mandricardo, si riveste,
e fa la sella al buon Frontino porre,
e cimier muta, scudo e sopraveste.
A questa impresa non gli piacque torre
l'aquila bianca nel color celeste,
ma un candido liocorno, come giglio,
vuol ne lo scudo, e 'l campo abbia vermiglio.

78
Sceglie de' suoi scudieri il piu fedele,
e quel vuole e non altri in compagnia;
e gli fa commission, che non rivele
in alcun loco mai, che Ruggier sia.
Passa la Mosa e 'l Reno, e passa de le
contrade d'Ostericche, in Ungheria;
e lungo l'Istro per la destra riva
tanto cavalca, ch'a Belgrado arriva.

79
Ove la Sava nel Danubio scende,
e verso il mar maggior con lui da volta,
vede gran gente in padiglioni e tende
sotto l'insegne imperial raccolta;
che Costantino ricovrare intende
quella citta che i Bulgari gli han tolta.
Costantin v'e in persona, e 'l figliuol seco
con quanto puo tutto l'imperio greco.

80
Dentro a Belgrado, e fuor per tutto il monte,
e giu fin dove il fiume il pie gli lava,
l'esercito del Bulgari gli e a fronte;
e l'uno e l'altro a ber viene alla Sava.
Sul fiume il Greco per gittare il ponte,
il Bulgar per vietarlo armato stava,
quando Ruggier vi giunse; e zuffa grande
attaccata trovo fra le due bande.

81
I Greci son quattro contr'uno, ed hanno
navi coi ponti da gittar ne l'onda;
e di voler fiero sembiante fanno
passar per forza alla sinistra sponda.
Leone intanto, con occulto inganno
dal fiume discostandosi, circonda
molto paese, e poi vi torna, e getta
ne l'altra ripa i ponti, e passa in fretta:

82
e con gran gente, chi in arcion, chi a piede
(che non n'avea di ventimila un manco),
cavalco lungo la riviera, e diede
con fiero assalto agl'inimici al fianco.
L'imperator, tosto che 'l figlio vede
sul fiume comparirsi al lato manco,
ponte aggiungendo a ponte e nave a nave,
passa di la con quanto esercito have.

83
Il capo, il re de' Bulgari Vatrano,
animoso e prudente e pro' guerriero,
di qua e di la s'affaticava invano
per riparare a un impeto si fiero;
quando cingendol con robusta mano
Leon, gli fe' cader sotto il destriero:
e poi che dar prigion mai non si volse,
con mille spade la vita gli tolse.

84
I Bulgari sin qui fatto avean testa;
ma quando il lor signor si vider tolto,
e crescer d'ogn'intorno la tempesta,
voltar le spalle ove avean prima il volto.
Ruggier, che misto vien fra i Greci, e questa
sconfitta vede, senza pensar molto,
i Bulgari soccorrer si dispone,
perch'odia Costantino e piu Leone.

85
Sprona Frontin che sembra al corso un vento,
e inanzi a tutti i corridori passa;
e tra la gente vien, che per spavento
al monte fugge, e la pianura lassa.
Molti ne ferma, e fa voltare il mento
contra i nimici, e poi la lancia abassa;
e con si fier sembiante il destrier muove,
che fin nel ciel Marte ne teme e Giove.

86
Dinanzi agli altri un cavalliero adocchia,
che riccamato nel vestir vermiglio
avea d'oro e di seta una pannocchia
con tutto il garbo, che parea di miglio;
nipote a Costantin per la sirocchia,
ma che non gli era men caro, che figlio:
gli spezza scudo e osbergo, come vetro,
e fa la lancia un palmo apparir dietro.

87
Lascia quel morto, e Balisarda stringe
verso uno stuol che piu si vede appresso;
e contra a questo e contra a quel si spinge,
ed a chi tronco ed a chi il capo ha fesso:
a chi nel petto, a chi nel fianco tinge
il brando, e a chi l'ha ne la gola messo:
taglia busti, anche, braccia, mani e spalle;
e il sangue, come un rio, corre alla valle.

88
Non e, visti quei colpi, chi gli faccia
contrasto piu, cosi n'e ognun smarrito;
si che si cangia subito la faccia
de la battaglia; che tornando ardito,
il petto volge, e ai Greci da la caccia
il Bulgaro che dianzi era fuggito:
in un momento ogni ordine disciolto
si vede, e ogni stendardo a fuggir volto.

89
Leone Augusto s'un poggio eminente,
vedendo i suoi fuggir, s'era ridutto;
e sbigottito e mesto ponea mente
(perch'era in loco che scopriva il tutto)
al cavallier ch'uccidea tanta gente,
che per lui sol quel campo era distrutto:
e non puo far, se ben n'e offeso tanto,
che non lo lodi e gli dia in arme il vanto.

90
Ben comprende all'insegne e sopravesti,
all'arme luminose e ricche d'oro,
che quantunque il guerrier dia aiuto a questi
nimici suoi, non sia pero di loro.
Stupido mira i soprumani gesti,
e talor pensa che dal sommo coro
sia per punire i Greci un agnol sceso,
che tante e tante volte hanno Dio offeso.

91
E come uom d'alto e di sublime core,
ove l'avrian molt'altri in odio avuto,
egli s'innamoro del suo valore,
ne veder fargli oltraggio avria voluto:
gli sarebbe per un de' suoi che muore,
vederne morir sei manco spiaciuto,
e perder anco parte del suo regno,
che veder morto un cavallier si degno.

92
Come bambin, se ben la cara madre
iraconda lo batte e da se caccia,
non ha ricorso alla sorella o al padre,
ma a lei ritorna, e con dolcezza abbraccia;
cosi Leon, se ben le prime squadre
Ruggier gli uccide, e l'altre gli minaccia,
non lo puo odiar, perch'all'amor piu tira
l'alto valor, che quella offesa all'ira.

93
Ma se Leon Ruggiero ammira ed ama,
mi par che duro cambio ne riporte;
che Ruggiero odia lui, ne cosa brama
piu che di dargli di sua man la morte.
Molto con gli occhi il cerca, ed alcun chiama,
che gliele mostri; ma la buona sorte
e la prudenza de l'esperto Greco
non lascio mai che s'affrontasse seco.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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