Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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Qual su le mosse il barbaro si vede,
che 'l cenno del partir fugoso attende,
ne qua ne la poter fermare il piede,
gonfiar le nare, e che l'orecchie tende;
tal l'animosa donna che non crede
che questo sia Ruggier con chi contende,
aspettando la tromba, par che fuoco
ne le vene abbia, e non ritrovi loco.
72
Qual talor, dopo il tuono, orrido vento
subito segue, che sozzopra volve
l'ondoso mare, e leva in un momento
da terra fin al ciel l'oscura polve;
fuggon le fiere, e col pastor l'armento;
l'aria in grandine e in pioggia si risolve;
udito il segno la donzella, tale
stringe la spada, e 'l suo Ruggiero assale.
73
Ma non piu quercia antica, o grosso muro
di ben fondata torre a borea cede,
ne piu all'irato mar lo scoglio duro,
che d'ogni intorno il di e la notte il fiede;
che sotto l'arme il buon Ruggier sicuro,
che gia al troiano Ettor Vulcano diede,
ceda all'odio e al furor che lo tempesta
or ne' fianchi, or nel petto, or ne la testa.
74
Quando di taglio la donzella, quando
mena di punta; e tutta intenta mira
ove cacciar tra ferro e ferro il brando,
si che si sfoghi e disacerbi l'ira.
Or da un lato, or da un altro il va tentando;
quando di qua, quando di la s'aggira;
e si rode e si duol che non le avegna
mai fatta alcuna cosa che disegna.
75
Come chi assedia una citta che forte
sia di buon fianchi e di muraglia grossa,
spesso l'assalta, or vuol batter le porte,
or l'alte torri, or atturar la fossa;
e pone indarno le sue genti a morte,
ne via sa ritrovar ch'entrar vi possa:
cosi molto s'affanna e si travaglia,
ne puo la donna aprir piastra ne maglia.
76
Quando allo scudo e quando al buon elmetto,
quando all'osbergo fa gittar scintille
con colpi ch'alle braccia, al capo, al petto
mena dritti e riversi, e mille e mille,
e spessi piu, che sul sonante tetto
la grandine far soglia de le ville.
Ruggier sta su l'avviso, e si difende
con gran destrezza, e lei mai non offende.
77
Or si ferma, or volteggia, or si ritira,
e con la man spesso accompagna il piede.
Porge or lo scudo, ed or la spada gira
ove girar la man nimica vede.
O lei non fere, o se la fere, mira
ferirla in parte ove men nuocer crede.
La donna, prima che quel di s'inchine,
brama di dare alla battaglia fine.
78
Si ricordo del bando, e si ravvide
del suo periglio, se non era presta;
che se in un di non prende o non uccide
il suo domandator, presa ella resta.
Era gia presso ai termini d'Alcide
per attuffar nel mar Febo la testa,
quando ella comincio di sua possanza
a difidarsi, e perder la speranza.
79
Quanto manco piu la speranza, crebbe
tanto piu l'ira, e radoppio le botte;
che pur quell'arme rompere vorrebbe,
ch'in tutto un di non avea ancora rotte:
come colui ch'al lavorio che debbe,
sia stato lento, e gia vegga esser notte,
s'affretta indarno, si travaglia e stanca,
fin che la forza a un tempo e il di gli manca.
80
O misera donzella, se costui
tu conoscessi, a cui dar morte brami,
se lo sapessi esser Ruggier, da cui
de la tua vita pendono li stami;
so ben ch'uccider te, prima che lui,
vorresti; che di te so che piu l'ami:
e quando lui Ruggiero esser saprai,
di questi colpi ancor, so, ti dorrai.
81
Carlo e molt'altri seco, che Leone
esser costui credeansi, e non Ruggiero,
veduto come in arme, al paragone
di Bradamante, forte era e leggiero;
e, senza offender lei, con che ragione
difender si sapea; mutan pensiero,
e dicon: - Ben convengono amendui;
ch'egli e di lei ben degno, ella di lui. -
82
Poi che Febo nel mar tutt'e nascoso,
Carlo, fatta partir quella battaglia,
giudica che la donna per suo sposo
prenda Leon, ne ricusar lo vaglia.
Ruggier, senza pigliar quivi riposo,
senz'elmo trarsi o alleggierirsi maglia,
sopra un picciol ronzin torna in gran fretta
ai padiglioni ove Leon l'aspetta.
83
Gitto Leone al cavallier le braccia
duo volte e piu fraternamente al collo;
e poi, trattogli l'elmo da la faccia,
di qua e di la con grande amor baciollo.
- Vo' (disse) che di me sempre tu faccia
come ti par; che mai trovar satollo
non mi potrai, che me e lo stato mio
spender tu possa ad ogni tuo disio.
84
Ne veggo ricompensa che mai questa
obligazion ch'io t'ho, possi disciorre;
e non, s'ancora io mi levi di testa
la mia corona, e a te la venghi a porre. -
Ruggier, di cui la mente ange e molesta
alto dolore, e che la vita aborre,
poco risponde, e l'insegne gli rende,
che n'avea aute, e 'l suo liocorno prende.
85
E stanco dimostrandosi e svogliato,
piu tosto che pote, da lui levosse;
ed al suo alloggiamento ritornato,
poi che fu mezzanotte, tutto armosse;
e sellato il destrier, senza commiato,
e senza che d'alcun sentito fosse,
sopra vi salse, e si drizzo al camino
che piu piacer gli parve al suo Frontino.
86
Frontino or per via dritta or per via torta,
quando per selve e quando per campagna
il suo signor tutta la notte porta,
che non cessa un momento che non piagna:
chiama la morte, e in quella si conforta,
che l'ostinata doglia sola fragna;
ne vede, altro che morte, chi finire
possa l'insopportabil suo martire.
87
- Di chi mi debbo, ohime! (dicea) dolere,
che cosi m'abbia a un punto ogni ben tolto?
Deh, s'io non vo' l'ingiuria sostenere
senza vendetta, incontra a cui mi volto?
Fuor che me stesso, altri non so vedere,
che m'abbia offeso ed in miseria volto.
Io m'ho dunque di me contra a me stesso
da vendicar, c'ho tutto il mal commesso.
88
Pur, quando io avessi fatto solamente
a me l'ingiuria, a me forse potrei
donar perdon, se ben difficilmente;
anzi vo' dir che far non lo vorrei:
or quanto, poi che Bradamante sente
meco l'ingiuria ugual, men lo farei?
Quando bene a me ancora io perdonassi,
lei non convien ch'invendicata lassi.
89
Per vendicar lei dunque debbo e voglio
ogni modo morir, ne cio mi pesa;
ch'altra cosa non so ch'al mio cordoglio,
fuor che la morte, far possa difesa.
Ma sol, ch'allora io non mori', mi doglio,
che fatto ancora io non le aveva offesa.
Oh me felice, s'io moriva allora
ch'era prigion de la crudel Teodora!
90
Se ben m'avesse ucciso, tormentato
prima ad arbitrio di sua crudeltade,
da Bradamante almeno avrei sperato
di ritrovare al mio caso pietade.
Ma quando ella sapra ch'avro piu amato
Leon di lei, e di mia volontade
io me ne sia, perch'egli l'abbia, privo;
avra ragion d'odiarmi e morto e vivo. -
91
Questo dicendo e molte altre parole
che sospiri accompagnano e singulti,
si trova all'apparir del nuovo sole
fra scuri boschi, in luoghi strani e inculti;
e perche e disperato, e morir vuole,
e, piu che puo, che 'l suo morir s'occulti,
questo luogo gli par molto nascosto,
ed atto a far quant'ha di se disposto.
92
Entra nel folto bosco, ove piu spesse
l'ombrose frasche e piu intricate vede;
ma Frontin prima al tutto sciolto messe
da se lontano, e liberta gli diede.
- O mio Frontin (gli disse), s'a me stesse
di dare a' merti tuoi degna mercede,
avresti a quel destrier da invidiar poco,
che volo al cielo, e fra le stelle ha loco.
93
Cillaro, so, non fu, non fu Arione
di te miglior, ne merito piu lode;
ne alcun altro destrier di cui menzione
fatta da' Greci o da' Latini s'ode.
Se ti fur par ne l'altre parti buone,
di questa so ch'alcun di lor non gode,
di potersi vantar ch'avuto mai
abbia il pregio e l'onor che tu avuto hai;
94
poi ch'alla piu che mai sia stata o sia
donna gentile e valorosa e bella
si caro stato sei, che ti nutria,
e di sua man ti ponea freno e sella.
Caro eri alla mia donna: ah perche mia
la diro piu, se mia non e piu quella?
s'io l'ho donata ad altri? Ohime! che cesso
di volger questa spada ora in me stesso?
95
Se Ruggier qui s'affligge e si tormenta,
e le fere e gli augelli a pieta muove
(ch'altri non e che questi gridi senta
ne vegga il pianto che nel sen gli piove),
non dovete pensar che piu contenta
Bradamante in Parigi si ritrove,
poi che scusa non ha che la difenda,
o piu l'indugi, che Leon non prenda.
96
Ella, prima ch'avere altro consorte
che 'l suo Ruggier, vuol far cio che puo farsi;
mancar del detto suo; Carlo e la corte,
i parenti e gli amici inimicarsi:
e quando altro non possa, al fin la morte
o col veneno o con la spada darsi;
che le par meglio assai non esser viva,
che, vivendo, restar di Ruggier priva.
97
- Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito?
Puote esser che tu sia tanto discosto,
che tu non abbi questo bando udito,
a nessun altro, fuor ch'a te, nascosto?
Se tu 'l sapesse, io so che comparito
nessun altro saria di te piu tosto.
Misera me! ch'altro pensar mi deggio,
se non quel che pensar si possa peggio?
98
Come e, Ruggier, possibil che tu solo
non abbi quel che tutto il mondo ha inteso?
Se inteso l'hai, ne sei venuto a volo,
come esser puo che non sii morto o preso?
Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo
di Costantin t'avra alcun laccio teso;
il traditor t'avra chiusa la via,
accio prima di lui tu qui non sia.
99
Da Carlo impetrai grazia, ch'a nessuno
men di me forte avessi ad esser data,
con credenza che tu fossi quell'uno
a cui star contra io non potessi armata.
Fuor che te solo, io non stimava alcuno:
ma de l'audacia mia m'ha Dio pagata;
poi che costui che mai piu non fe' impresa
d'onore in vita sua, cosi m'ha presa.
100
Se pero presa son per non avere
uccider lui ne prenderlo potuto;
il che non mi par giusto; ne al parere
mai son per star, ch'in questo ha Carlo avuto.
So ch'incostante io mi faro tenere,
se da quel c'ho gia detto ora mi muto;
ma ne la prima son ne la sezzaia,
la qual paruta sia incostante, e paia.
101
Basti che nel servar fede al mio amante,
d'ogni scoglio piu salda mi ritrovi,
e passi in questo di gran lunga quante
mai furo ai tempi antichi, o sieno ai nuovi.
Che nel resto mi dichino incostante,
non curo, pur che l'incostanza giovi:
pur ch'io non sia di costui torre astretta,
volubil piu che foglia anco sia detta. -
102
Queste parole ed altre, ch'interrotte
da sospiri e da pianti erano spesso,
segui dicendo tutta quella notte
ch'all'infelice giorno venne appresso.
Ma poi che dentro alle cimerie grotte
con l'ombre sue Notturno fu rimesso,
il ciel, ch'eternamente avea voluto
farla di Ruggier moglie, le die aiuto.
103
Fe' la mattina la donzella altiera
Marfisa inanzi a Carlo comparire,
dicendo ch'al fratel suo Ruggier era
fatto gran torto, e nol volea patire,
che gli fosse levata la mogliera,
ne pure una parola gliene dire:
e contra chi si vuol di provar toglie,
che Bradamante di Ruggiero e moglie.
104
E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole,
quando pur di negarlo fosse ardita,
ch'in sua presenza ella ha quelle parole
dette a Ruggier, che fa chi si marita;
e con la cerimonia che si suole,
gia si tra lor la cosa e stabilita,
che piu di se non possono disporre,
ne l'un l'altro lasciar, per altri torre.
105
Marfisa, o 'l vero o 'l falso che dicesse,
pur lo dicea, ben credo con pensiero,
perche Leon piu tosto interrompesse
a dritto e a torto, che per dire il vero,
e che di volontade lo facesse
di Bradamante, che a riaver Ruggiero
ed escluder Leon, ne la piu onesta
ne la piu breve via vedea di questa.
106
Turbato il re di questa cosa molto,
Bradamante chiamar fa immantinente;
e quanto di provar Marfisa ha tolto,
le fa sapere, ed ecci Amon presente.
Tien Bradamante chino a terra il volto,
e confusa non niega ne consente,
in guisa che comprender di leggiero
si puo che Marfisa abbia detto il vero.
107
Piace a Rinaldo, e piace a quel d'Anglante
tal cosa udir, ch'esser potra cagione
che 'l parentado non andra piu inante,
che gia conchiuso aver credea Leone;
e pur Ruggier la bella Bradamante
mal grado avra de l'ostinato Amone;
e potran senza lite, e senza trarla
di man per forza al padre, a Ruggier darla.
108
Che se tra lor queste parole stanno,
la cosa e ferma, e non andra per terra,
cosi atterran quel che promesso gli hanno,
piu onestamente e senza nuova guerra.
- Questo e (diceva Amon), questo e un inganno
contra me ordito: ma 'l pensier vostro erra;
ch'ancor che fosse ver quanto voi finto
tra voi v'avete, io non son pero vinto.
109
Che prosupposto (che ne ancor confesso,
ne vo' credere ancor) ch'abbia costei
scioccamente a Ruggier cosi promesso,
come voi dite, e Ruggiero abbia a lei;
quando e dove fu questo? che piu espresso,
piu chiaro e piano intenderlo vorrei.
Stato so che non e, se non e stato
prima che Ruggier fosse battezzato.
110
Ma se gli e stato inanzi che cristiano
fosse Ruggier, non vo' che me ne caglia;
ch'essendo ella fedele, egli pagano,
non credero che 'l matrimonio vaglia.
Non si debbe per questo essere invano
posto al risco Leon de la battaglia;
ne il nostro imperator credo vogli anco
venir del detto suo per questo manco.
111
Quel ch'or mi dite, era da dirmi quando
era intera la cosa, ne ancor fatto
a prieghi costei Carlo avea il bando
che qui Leone alla battaglia ha tratto. -
Cosi contra Rinaldo e contra Orlando
Amon dicea, per rompere il contratto
fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire,
ne per l'un ne per l'altro volea dire.
112
Come si senton, s'austro o borea spira,
per l'alte selve murmurar le fronde;
o come soglion, s'Eolo s'adira
contra Nettunno, al lito fremer l'onde:
cosi un rumor che corre e che s'aggira,
e che per tutta Francia si difonde,
di questo da da dire e da udir tanto,
ch'ogni altra cosa e muta in ogni canto.
113
Chi parla per Ruggier, chi per Leone;
ma la piu parte e con Ruggiero in lega:
son dieci e piu per un che n'abbia Amone.
L'imperator ne qua ne la si piega;
ma la causa rimette alla ragione,
ed al suo parlamento la delega.
Or vien Marfisa, poi ch'e diferito
lo sponsalizio, e pon nuovo partito;
114
e dice: - Con cio sia ch'esser non possa
d'altri costei, fin che 'l fratel mio vive;
se Leon la vuol pur, suo ardire e possa
adopri si, che lui di vita prive:
e chi manda di lor l'altro alla fossa,
senza rivale al suo contento arrive. -
Tosto Carlo a Leon fa intender questo,
come anco intender gli avea fatto il resto.
115
Leon che, quando seco il cavalliero
del liocorno sia, si tien sicuro
di riportar vittoria di Ruggiero,
ne gli abbia alcun assunto a parer duro;
non sappiendo che l'abbia il dolor fiero
tratto nel bosco solitario e oscuro,
ma che, per tornar tosto, uno o due miglia
sia andato a spasso, il mal partito piglia.
116
Ben se ne pente in breve; che colui
del qual piu del dover si promettea,
non comparve quel di, ne gli altri dui
che lo seguir, ne nuova se n'avea;
e tor questa battaglia senza lui
contra Ruggier, sicur non gli parea:
mando, per schivar dunque danno e scorno,
per trovar il guerrier dal liocorno.
117
Per cittadi mando, ville e castella,
d'appresso e da lontan, per ritrovarlo;
ne contento di questo, monto in sella
egli in persona, e si pose a cercarlo.
Ma non n'avrebbe avuto gia novella,
ne l'avria avuta uom di quei di Carlo,
se non era Melissa che fe' quanto
mi serbo a farvi udir ne l'altro canto.
CANTO QUARANTASEIESIMO
1
Or, se mi mostra la mia carta il vero,
non e lontano a discoprirsi il porto;
si che nel lito i voti scioglier spero
a chi nel mar per tanta via m'ha scorto;
ove, o di non tornar col legno intero,
o d'errar sempre, ebbi gia il viso smorto.
Ma mi par di veder, ma veggo certo,
veggo la terra, e veggo il lito aperto.
2
Sento venir per allegrezza un tuono
che fremer l'aria e rimbombar fa l'onde:
odo di squille, odo di trombe un suono
che l'alto popular grido confonde.
Or comincio a discernere chi sono
questi che empion del porto ambe le sponde.
Par che tutti s'allegrino ch'io sia
venuto a fin di cosi lunga via.
3
Oh di che belle e sagge donne veggio,
oh di che cavallieri il lito adorno!
Oh di ch'amici, a chi in eterno deggio
per la letizia c'han del mio ritorno!
Mamma e Ginevra e l'altre da Correggio
veggo del molo in su l'estremo corno:
Veronica da Gambera e con loro,
si grata a Febo e al santo aonio coro.
4
Veggo un'altra Genevra, pur uscita
del medesmo sangue, e Iulia seco;
veggo Ippolita Sforza, e la notrita
Damigella rivulzia al sacro speco:
veggo te, Emilia Pia, te, Margherita,
ch'Angela Borgia e Graziosa hai teco.
Con Ricciarda da Este ecco le belle
Bianca e Diana, e l'altre lor sorelle.
5
Ecco la bella, ma piu saggia e onesta,
Barbara Turca, e la compagna e Laura:
non vede il sol di piu bonta di questa
coppia da l'Indo all'estrema onda maura.
Ecco Genevra che la Malatesta
casa col suo valor si ingemma e inaura,
che mai palagi imperiali o regi
non ebbon piu onorati e degni fregi.
6
S'a quella etade ella in Arimino era,
quando superbo de la Gallia doma
Cesar fu in dubbio, s'oltre alla riviera
dovea passando inimicarsi Roma;
credero che piegata ogni bandiera,
e scarca di trofei la ricca soma,
tolto avria leggi e patti a voglia d'essa,
ne forse mai la libertade oppressa.
7
Del mio signor di Bozolo la moglie,
la madre, le sirocchie e le cugine,
e le Torelle con le Bentivoglie,
e le Visconte e le Palavigine;
ecco qui a quante oggi ne sono, toglie,
e a quante o greche o barbere o latine
ne furon mai, di quai la fama s'oda,
di grazia e di belta la prima loda,
8
Iulia Gonzaga, che dovunque il piede
volge, e dovunque i sereni occhi gira,
non pur ogn'altra di belta le cede,
ma, come scesa dal ciel dea, l'ammira.
La cognata e con lei, che di sua fede
non mosse mai, perche l'avesse in ira
Fortuna che le fe' lungo contrasto.
Ecco Anna d'Aragon, luce del Vasto;
9
Anna, bella, gentil, cortese e saggia,
di castita, di fede e d'amor tempio.
La sorella e con lei, ch'ove ne irraggia
l'alta belta, ne pate ogn'altra scempio.
Ecco chi tolto ha da la scura spiaggia
di Stige, e fa con non piu visto esempio,
mal grado de le Parche e de la Morte,
splender nel ciel l'invitto suo consorte.
10
Le Ferrarese mie qui sono, e quelle
de la corte d'Urbino; e riconosco
quelle di Mantua, e quante donne belle
ha Lombardia, quante il paese tosco.
Il cavallier che tra lor viene, e ch'elle
onoran si, s'io non ho l'occhio losco,
da la luce offuscato de' bei volti,
e 'l gran lume aretin, l'Unico Accolti.
11
Benedetto, il nipote, ecco la veggio,
c'ha purpureo il capel, purpureo il manto,
col cardinal di Mantua e col Campeggio,
gloria e splendor del consistorio santo:
e ciascun d'essi noto (o ch'io vaneggio)
al viso e ai gesti rallegrarsi tanto
del mio ritorno, che non facil parmi
ch'io possa mai di tanto obligo trarmi.
12
Con lor Lattanzio e Claudio Tolomei,
e Paulo Pansa e 'l Dresino e Latino
Iuvenal parmi, e i Capilupi miei,
e 'l Sasso e 'l Molza e Florian Montino;
e quel che per guidarci ai rivi ascrei
mostra piano e piu breve altro camino,
Iulio Camillo; e par ch'anco io ci scerna,
Marco Antonio Flaminio, il Sanga, il Berna.
13
Ecco Alessandro, il mio signor, Farnese:
oh dotta compagnia che seco mena!
Fedro, Capella, Porzio, il bolognese
Filippo, il Volterano, il Madalena,
Blosio, Pierio, il Vida cremonese,
d'alta facondia inessicabil vena,
e Lascari e Mussuro e Navagero,
e Andrea Marone e 'l monaco Severo.
14
Ecco altri duo Alessandri in quel drappello,
dagli Orologi l'un, l'altro il Guarino.
Ecco Mario d'Olvito, ecco il flagello
de' principi, il divin Pietro Aretino.
Duo Ieronimi veggo, l'uno e quello
di Veritade, e l'altro il Cittadino.
Veggo il Mainardo, veggo il Leoniceno,
il Pannizzato, e Celio e il Teocreno.
15
La Bernardo Capel, la veggo Pietro
Bembo, che 'l puro e dolce idioma nostro,
levato fuor del volgare uso tetro,
quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro.
Guasparro Obizi e quel che gli vien dietro,
ch'ammira e osserva il si ben speso inchiostro.
Io veggo il Fracastorio, il Bevazano,
Trifon Gabriele, e il Tasso piu lontano.
16
Veggo Nicolo Tiepoli, e con esso
Nicolo Amanio in me affissar le ciglia;
Anton Fulgoso ch'a vedermi appresso
al lito mostra gaudio e maraviglia.
Il mio Valerio e quel che la s'e messo
fuor de le donne; e forse si consiglia
col Barignan c'ha seco, come, offeso
sempre da lor, non ne sia sempre acceso.
17
Veggo sublimi e soprumani ingegni
di sangue e d'amor giunti, il Pico e il Pio.
Colui che con lor viene, e da' piu degni
ha tanto onor, mai piu non conobbi io;
ma, se me ne fur dati veri segni,
e l'uom che di veder tanto desio,
Iacobo Sanazar, ch'alle Camene
lasciar fa i monti ed abitar l'arene.
18
Ecco il dotto, il fedele, il diligente
secretario Pistofilo, ch'insieme
con gli Acciaiuoli e con l'Angiar mio sente
piacer, che piu del mar per me non teme.
Annibal Malaguzzo, il mio parente,
veggo con l'Adoardo, che gran speme
mi da, ch'ancor del mio nativo nido
udir fara da Calpe agli Indi il grido.
19
Fa Vittor Fausto, fa il Tancredi festa
di rivedermi, e la fanno altri cento.
Veggo le donne e gli uomini di questa
mia ritornata ognun parer contento.
Dunque, a finir la breve via che resta,
non sia piu indugio, or ch'ho propizio il vento;
e torniamo a Melissa, e con che aita
salvo, diciamo, al buon Ruggier la vita.
20
Questa Melissa, come so che detto
v'ho molte volte, avea sommo desire
che Bradamante con Ruggier di stretto
nodo s'avesse in matrimonio a unire;
e d'ambi il bene e il male avea si a petto,
che d'ora in ora ne volea sentire.
Per questo spirti avea sempre per via,
che, quando andava l'un, l'altro venia.
21
In preda del dolor tenace e forte
Ruggier tra le scure ombre vide posto,
il qual di non gustar d'alcuna sorte
mai piu vivanda fermo era e disposto,
e col digiun si volea dar la morte:
ma fu l'aiuto di Melissa tosto;
che, del suo albergo uscita, la via tenne
ove in Leone ad incontrar si venne:
22
il qual mandato, l'uno a l'altro appresso,
sua gente avea per tutti i luoghi intorno;
e poscia era in persona andato anch'esso
per trovare il guerrier dal liocorno.
La saggia incantatrice, la qual messo
freno e sella a uno spirto avea quel giorno,
e l'avea sotto in forma di ronzino,
trovo questo figliuol di Costantino.
23
- Se de l'animo e tal la nobiltate,
qual fuor, signor (diss'ella), il viso mostra;
se la cortesia dentro e la bontade
ben corrisponde alla presenza vostra,
qualche conforto, qualche aiuto date
al miglior cavallier de l'eta nostra;
che s'aiuto non ha tosto e conforto,
non e molto lontano a restar morto.
24
Il miglior cavallier, che spada a lato
e scudo in braccio mai portassi o porti;
il piu bello e gentil ch'al mondo stato
mai sia di quanti ne son vivi o morti,
sol per un'alta cortesia c'ha usato,
sta per morir, se non ha chi 'l conforti.
Per Dio, signor, venite, e fate prova
s'allo suo scampo alcun consiglio giova. -
25
Ne l'animo a Leon subito cade
che 'l cavallier di chi costei ragiona,
sia quel che per trovar fa le contrade
cercare intorno, e cerca egli in persona;
si ch'a lei dietro, che gli persuade
si pietosa opra, in molta fretta sprona:
la qual lo trasse (e non fer gran camino)
ove alla morte era Ruggier vicino.
26
Lo ritrovar che senza cibo stato
era tre giorni, e in modo lasso e vinto,
ch'in pie a fatica si saria levato,
per ricader, se ben non fosse spinto.
Giacea disteso in terra tutto armato,
con l'elmo in testa, e de la spada cinto;
e guancial de lo scudo s'avea fatto,
in che 'l bianco liocorno era ritratto.
27
Quivi pensando quanta ingiuria egli abbia
fatto alla donna, e quanto ingrato e quanto
isconoscente le sia stato, arrabbia,
non pur si duole; e se n'affligge tanto,
che si morde le man, morde le labbia,
sparge le guance di continuo pianto;
e per la fantasia che v'ha si fissa,
ne Leon venir sente ne Melissa;
28
ne per questo interrompe il suo lamento,
ne cessano i sospir, ne il pianto cessa.
Leon si ferma, e sta ad udire intento;
poi smonta del cavallo, e se gli appressa.
Amore esser cagion di quel tormento
conosce ben; ma la persona espressa
non gli e, per cui sostien tanto martire;
ch'anco Ruggier non glie l'ha fatto udire.
29
Piu inanzi, e poi piu inanzi i passi muta,
tanto che se gli accosta a faccia a faccia;
e con fraterno affetto lo saluta,
e se gli china a lato, e al collo abbraccia.
Io non so quanto ben questa venuta
di Leone improvisa a Ruggier piaccia;
che teme che lo turbi e gli dia noia,
e se gli voglia oppor, perche non muoia.
30
Leon con le piu dolci e piu soavi
parole che sa dir, con quel piu amore
che puo mostrar, gli dice: - Non ti gravi
d'aprirmi la cagion del tuo dolore;
che pochi mali al mondo son si pravi,
che l'uomo trar non se ne possa fuore,
se la cagion si sa; ne debbe privo
di speranza esser mai, fin che sia vivo.
31
Ben mi duol che celar t'abbi voluto
da me, che sai s'io ti son vero amico,
non sol dipoi ch'io ti son si tenuto,
che mai dal nodo tuo non mi districo,
ma fin allora ch'avrei causa avuto
d'esserti sempre capital nimico;
e dei sperar ch'io sia per darti aita
con l'aver, con gli amici e con la vita.
32
Di meco conferir non ti rincresca
il tuo dolore, e lasciami far prova,
se forza, se lusinga, accio tu n'esca,
se gran tesor, s'arte, s'astuzia giova.
Poi, quando l'opra mia non ti riesca,
la morte sia ch'al fin te ne rimuova:
ma non voler venir prima a quest'atto,
che cio che si puo far, non abbi fatto. -
33
E seguito con si efficaci prieghi,
e con parlar si umano e si benigno,
che non puo far Ruggier che non si pieghi;
che ne di ferro ha il cor ne di macigno,
e vede, quando la risposta nieghi,
che fara discortese atto e maligno.
Risponde; ma due volte o tre s'incocca
prima il parlar, ch'uscir voglia di bocca.
34
- Signor mio (disse al fin), quando saprai
colui ch'io son (che son per dirtel ora),
mi rendo certo che di me sarai
non men contento, e forse piu, ch'io muora.
Sappi ch'io son colui che si in odio hai:
io son Ruggier ch'ebbi te in odio ancora;
e che con intenzion di porti a morte,
gia son piu giorni, usci' di questa corte;
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