Orlando Furioso by Ludovico Ariosto
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accio per te non mi vedessi tolta
Bradamante, sentendo esser d'Amone
la voluntade a tuo favor rivolta.
Ma perche ordina l'uomo, e Dio dispone,
venne il bisogno ove mi fe' la molta
tua cortesia mutar d'opinione;
e non pur l'odio ch'io t'avea, deposi,
ma fe' ch'esser tuo sempre io mi disposi.
36
Tu mi pregasti, non sapendo ch'io
fossi Ruggier, ch'io ti facessi avere
la donna; ch'altretanto saria il mio
cor fuor del corpo, o l'anima volere.
Se sodisfar piu tosto al tuo disio,
ch'al mio, ho voluto, t'ho fatto vedere.
Tua fatta e Bradamante; abbila in pace:
molto piu che 'l mio bene, il tuo mi piace.
37
Piaccia a te ancora, se privo di lei
mi son, ch'insieme io sia di vita privo;
che piu tosto senz'anima potrei,
che senza Bradamante restar vivo.
Appresso, per averla tu non sei
mai legitimamente, fin ch'io vivo:
che tra noi sposalizio e gia contratto,
ne duo mariti ella puo avere a un tratto. -
38
Riman Leon si pien di maraviglia,
quando Ruggiero esser costui gli e noto,
che senza muover bocca o batter ciglia
o mutar pie, come una statua, e immoto:
a statua, piu ch'ad uomo, s'assimiglia,
che ne le chiese alcun metta per voto.
Ben si gran cortesia questa gli pare,
che non ha avuto e non avra mai pare.
39
E conosciutol per Ruggier, non solo
non scema il ben che gli voleva pria;
ma si l'accresce, che non men del duolo
di Ruggiero egli, che Ruggier, patia.
Per questo, e per mostrarsi che figliuolo
d'imperator meritamente sia,
non vuol, se ben nel resto a Ruggier cede,
ch'in cortesia gli metta inanzi il piede.
40
E dice: - Se quel di, Ruggier, ch'offeso
fu il campo mio dal valor tuo stupendo,
ancor ch'io t'avea in odio, avessi inteso
che tu fossi Ruggier, come ora intendo;
cosi la tua virtu m'avrebbe preso,
come fece anco allor, non lo sapendo;
e cosi spinto dal cor l'odio, e tosto
questo amor ch'io ti porto, v'avria posto.
41
Che prima il nome di Ruggiero odiassi,
ch'io sapessi che tu fosse Ruggiero,
non neghero: ma ch'or piu inanzi passi
l'odio ch'io t'ebbi, t'esca del pensiero.
E se, quando di carcere io ti trassi,
n'avesse, come or n'ho, saputo il vero;
il medesimo avrei fatto anco allora,
ch'a benefizio tuo son per far ora.
42
E s'allor volentier fatto l'avrei,
ch'io non t'era, come or sono, obligato;
quant'or piu farlo debbo, che sarei,
non lo facendo, il piu d'ogn'altro ingrato;
poi che negando il tuo voler, ti sei
privo d'ogni tuo bene, e a me l'hai dato.
Ma te lo rendo, e piu contento sono
renderlo a te, ch'aver io avuto il dono.
43
Molto piu a te, ch'a me, costei conviensi,
la qual, ben ch'io per li suoi merit'ami,
non e pero, s'altri l'avra, ch'io pensi,
come tu, al viver mio romper li stami.
Non vo' che la tua morte mi dispensi,
che possi, sciolto ch'ella avra i legami
che son del matrimonio ora fra voi,
per legitima moglie averla io poi.
44
Non che di lei, ma restar privo voglio
di cio c'ho al mondo, e de la vita appresso,
prima che s'oda mai ch'abbia cordoglio
per mia cagion tal cavalliero oppresso.
De la tua difidenza ben mi doglio;
che tu che puoi, non men che di te stesso,
di me dispor, piu tosto abbi voluto
morir di duol, che da me avere aiuto. -
45
Queste parole ed altre suggiungendo,
che tutte saria lungo riferire,
e sempre le ragion redarguendo,
ch'in contrario Ruggier gli potea dire;
fe' tanto, ch'al fin disse: - Io mi ti rendo,
e contento saro di non morire.
Ma quando ti sciorro l'obligo mai,
che due volte la vita dato m'hai? -
46
Cibo soave e precioso vino
Melissa ivi portar fece in un tratto;
e conforto Ruggier, ch'era vicino,
non s'aiutando, a rimaner disfatto.
Sentito in questo tempo avea Frontino
cavalli quivi, e v'era accorso ratto.
Leon pigliar da li scudieri suoi
lo fe' e sellare, ed a Ruggier dar poi;
47
il qual con gran fatica, ancor ch'aiuto
avesse da Leon, sopra vi salse:
cosi quel vigor manco era venuto,
che pochi giorni inanzi in modo valse,
che vincer tutto un campo avea potuto,
e far quel che fe' poi con l'arme false.
Quindi partiti, giunser, che piu via
non fer di mezza lega, a una badia:
48
ove posaro il resto di quel giorno,
e l'altro appresso, e l'altro tutto intero,
tanto che 'l cavallier dal liocorno
tornato fu nel suo vigor primiero.
Poi con Melissa e con Leon ritorno
alla citta real fece Ruggiero,
e vi trovo che la passata sera
l'imbasciaria de' Bulgari giunt'era.
49
Che quella nazion, la qual s'avea
Ruggiero eletto re, quivi a chiamarlo
mandava questi suoi, che si credea
d'averlo in Francia appresso al magno Carlo:
perche giurargli fedelta volea,
e dar di se dominio, e coronarlo.
Lo scudier di Ruggier, che si ritrova
con questa gente, ha di lui dato nuova.
50
De la battaglia ha detto, ch'in favore
de' Bulgari a Belgrado egli avea fatta,
ove Leon col padre imperatore
vinto, e sua gente avea morta e disfatta;
e per questo l'avean fatto signore,
messo da parte ogni uomo di sua schiatta:
e come a Novengrado era poi stato
preso da Ungiardo, e a Teodora dato:
51
e che venuta era la nuova certa,
che 'l suo guardian s'era trovato ucciso,
e lui fuggito, e la prigione aperta:
che poi ne fosse, non v'era altro avviso.
Entro Ruggier per via molto coperta
ne la citta, ne fu veduto in viso.
La seguente mattina egli e 'l compagno
Leone appresentossi a Carlo Magno.
52
S'appresento Ruggier con l'augel d'oro
che nel campo vermiglio avea due teste,
e come disegnato era fra loro,
con le medesme insegne e sopraveste
che, come dianzi ne la pugna foro,
eran tagliate ancor, forate e peste;
si che tosto per quel fu conosciuto,
ch'avea con Bradamante combattuto.
53
Con ricche vesti e regalmente ornato
Leon senz'arme a par con lui venia;
e dinanzi e di dietro e d'ogni lato
avea onorata e degna compagnia.
A Carlo s'inchino, che gia levato
se gli era incontra; e avendo tuttavia
Ruggier per man, nel qual intente e fisse
ognuno avea le luci, cosi disse:
54
- Questo e il buon cavalliero il qual difeso
s'e dal nascer del giorno al giorno estinto;
e poi che Bradamante o morto o preso
o fuor non l'ha de lo steccato spinto,
magnanimo signor, se bene inteso
ha il vostro bando, e certo d'aver vinto,
e d'aver lei per moglie guadagnata;
e cosi viene, accio che gli sia data.
55
Oltre che di ragion, per lo tenore
del bando, non v'ha altr'uom da far disegno:
se s'ha da meritarla per valore,
qual cavallier piu di costui n'e degno?
s'aver la dee chi piu le porta amore,
non e chi 'l passi o ch'arrivi al suo segno.
Ed e qui presto contra a chi s'oppone,
per difender con l'arme sua ragione. -
56
Carlo e tutta la corte stupefatta,
questo udendo, resto; ch'avea creduto
che Leon la battaglia avesse fatta,
non questo cavallier non conosciuto.
Marfisa, che con gli altri quivi tratta
s'era ad udire, e ch'a pena potuto
avea tacer fin che Leon finisse
il suo parlar, si fece inanzi e disse:
57
- Poi che non c'e Ruggier, che la contesa
de la moglier fra se e costui discioglia;
accio per mancamento di difesa
cosi senza rumor non se gli toglia,
io che gli son sorella, questa impresa
piglio contra a ciascun, sia chi si voglia,
che dica aver ragione in Bradamante,
o di merto a Ruggiero andare inante. -
58
E con tant'ira e tanto sdegno espresse
questo parlar, che molti ebber sospetto,
che senza attender Carlo che le desse
campo, ella avesse a far quivi l'effetto.
Or non parve a Leon che piu dovesse
Ruggier celarsi, e gli cavo l'elmetto;
e rivolto a Marfisa: - Ecco lui pronto
a rendervi di se (disse) buon conto. -
59
Quale il canuto Egeo rimase, quando
si fu alla mensa scelerata accorto,
che quello era il suo figlio, al quale, instando
l'iniqua moglie, avea il veneno porto;
e poco piu che fosse ito indugiando
di conoscer la spada, l'avria morto:
tal fu Marfisa, quando il cavalliero
ch'odiato avea, conobbe esser Ruggiero.
60
E corse senza indugio ad abbracciarlo,
ne dispiccar se gli sapea dal collo.
Rinaldo, Orlando, e di lor prima Carlo
di qua e di la con grand'amor baciollo.
Ne Dudon ne Olivier d'accarezzarlo,
ne 'l re Sobrin si puo veder satollo.
Dei paladini e dei baron nessuno
di far festa a Ruggier resto digiuno.
61
Leone, il qual sapea molto ben dire,
finiti che si fur gli abbracciamenti,
comincio inanzi a Carlo a riferire,
udendo tutti quei ch'eran presenti,
come la gagliardia, come l'ardire
(ancor che con gran danno di sue genti)
di Ruggier, ch'a Belgrado avea veduto,
piu d'ogni offesa avea di se potuto;
62
si ch'essendo di poi preso e condutto
a colei ch'ogni strazio n'avria fatto,
di prigione egli, mal grado di tutto
il parentado suo, l'aveva tratto;
e come il buon Ruggier, per render frutto
e mercede a Leon del suo riscatto,
fe' l'alta cortesia che sempre a quante
ne furo o saran mai, passara inante.
63
E seguendo narro di punto in punto
cio che per lui fatto Ruggiero avea;
e come poi da gran dolor compunto,
che di lasciar la moglie gli premea,
s'era disposto di morire; e giunto
v'era vicin, se non si soccorrea.
E con si dolci affetti il tutto espresse,
che quivi occhio non fu ch'asciutto stesse.
64
Rivolse poi con si efficaci preghi
le sue parole all'ostinato Amone,
che non sol che lo muova, che lo pieghi,
che lo faccia mutar d'opinione;
ma fa ch'egli in persona andar non nieghi
a supplicar Ruggier che gli perdone,
e per padre e per suocero l'accette;
e cosi Bradamante gli promette.
65
A cui la dove, de la vita in forse,
piangea i suoi casi in camera segreta,
con lieti gridi in molta fretta corse
per piu d'un messo la novella lieta:
onde il sangue ch'al cor, quando lo morse
prima il dolor, fu tratto da la pieta,
a questo annunzio il lascio solo in guisa,
che quasi il gaudio ha la donzella uccisa.
66
Ella riman d'ogni vigor si vota,
che di tenersi in pie non ha balia;
ben che di quella forza ch'esser nota
vi debbe, e di quel grande animo sia.
Non piu di lei, chi a ceppo, a laccio, a ruota
sia condannato o ad altra morte ria,
e che gia agli occhi abbia la benda negra,
gridar sentendo grazia, si rallegra.
67
Si rallegra Mongrana e Chiaramonte,
di nuovo nodo i dui raggiunti rami:
altretanto si duol Gano col conte
Anselmo, e con Falcon Gini e Ginami;
ma pur coprendo sotto un'altra fronte
van lor pensieri invidiosi e grami;
e occasione attendon di vendetta,
come la volpe al varco il lepre aspetta.
68
Oltre che gia Rinaldo e Orlando ucciso
molti in piu volte avean di quei malvagi;
ben che l'ingiurie fur con saggio avviso
dal re acchetate, ed i commun disagi;
avea di nuovo lor levato il riso
l'ucciso Pinabello e Bertolagi:
ma pur la fellonia tenean coperta,
dissimulando aver la cosa certa.
69
Gli imbasciatori bulgari che in corte
di Carlo eran venuti, come ho detto,
con speme di trovare il guerrier forte
del liocorno, al regno loro eletto;
sentendol quivi, chiamar buona sorte
la lor, che dato avea alla speme effetto;
e riverenti ai pie se gli gittaro,
e che tornassi in Bulgheria il pregaro;
70
ove in Adrianopoli servato
gli era lo scettro e la real corona:
ma venga egli a difendersi lo stato;
ch'a danni lor di nuovo si ragiona
che piu numer di gente apparecchiato
ha Costantino, e torna anco in persona:
ed essi, se 'l suo re ponno aver seco,
speran di torre a lui l'imperio greco.
71
Ruggiero accetto il regno, e non contese
ai preghi loro, e in Bulgheria promesse
di ritrovarsi dopo il terzo mese,
quando Fortuna altro di lui non fesse.
Leone Augusto che la cosa intese,
disse a Ruggier, ch'alla sua fede stesse,
che, poi ch'egli de' Bulgari ha il domino,
la pace e tra lor fatta e Costantino:
72
ne da partir di Francia s'avra in fretta,
per esser capitan de le sue squadre;
che d'ogni terra ch'abbiano suggetta,
far la rinunzia gli fara dal padre.
Non e virtu che di Ruggier sia detta,
ch'a muover si l'ambiziosa madre
di Bradamante, e far che 'l genero ami,
vaglia, come ora udir, che re si chiami.
73
Fansi le nozze splendide e reali,
convenienti a chi cura ne piglia:
Carlo ne piglia cura, e le fa quali
farebbe, maritando una sua figlia.
I merti de la donna erano tali,
oltre a quelli di tutta sua famiglia,
ch'a quel signor non parria uscir del segno,
se spendesse per lei mezzo il suo regno.
74
Libera corte fa bandire intorno,
ove sicuro ognun possa venire;
e campo franco sin al nono giorno
concede a chi contese ha da partire.
Fe' alla campagna l'apparato adorno
di rami intesti e di bei fiori ordire,
d'oro e di seta poi, tanto giocondo,
che 'l piu bel luogo mai non fu nel mondo.
75
Dentro a Parigi non sariano state
l'innumerabil genti peregrine,
povare e ricche e d'ogni qualitate,
che v'eran, greche, barbare e latine.
Tanti signori, e imbascierie mandate
di tutto 'l mondo, non aveano fine:
erano in padiglion, tende e frascati
con gran commodita tutti alloggiati.
76
Con eccellente e singulare ornato
la notte inanzi avea Melissa maga
il maritale albergo apparecchiato,
di ch'era stata gia gran tempo vaga.
Gia molto tempo inanzi desiato
questa copula avea quella presaga:
de l'avvenir presaga, sapea quanta
bontade uscir dovea da la lor pianta.
77
Posto avea il genial letto fecondo
in mezzo un padiglione amplo e capace,
il piu ricco, il piu ornato, il piu giocondo
che gia mai fosse o per guerra o per pace,
o prima o dopo, teso in tutto 'l mondo;
e tolto ella l'avea dal lito trace:
l'avea di sopra a Costantin levato,
ch'a diporto sul mar s'era attendato.
78
Melissa di consenso di Leone,
o piu tosto per dargli maraviglia,
e mostrargli de l'arte paragone,
ch'al gran vermo infernal mette la briglia,
e che di lui, come a lei par, dispone,
e de la a Dio nimica empia famiglia;
fe' da Costantinopoli a Parigi
portare il padiglion dai messi stigi.
79
Di sopra a Costantin ch'avea l'impero
di Grecia, lo levo da mezzo giorno,
con le corde e col fusto, e con l'intero
guernimento ch'avea dentro e d'intorno:
lo fe' portar per l'aria, e di Ruggiero
quivi lo fece alloggiamento adorno.
Poi, finite le nozze, anco tornollo
miraculosamente onde levollo.
80
Eran degli anni appresso che duo milia
che fu quel ricco padiglion trapunto.
Una donzella de la terra d'Ilia,
ch'avea il furor profetico congiunto,
con studio di gran tempo e con vigilia
lo fece di sua man di tutto punto.
Cassandra fu nomata, ed al fratello
inclito Ettor fece un bel don di quello.
81
Il piu cortese cavallier che mai
dovea del ceppo uscir del suo germano
(ben che sapea, da la radice assai
che quel per molti rami era lontano)
ritratto avea nei bei ricami gai
d'oro e di varia seta, di sua mano.
L'ebbe, mentre che visse, Ettorre in pregio
per chi lo fece, e pel lavoro egregio.
82
Ma poi ch'a tradimento ebbe la morte,
e fu 'l popul troian da' Greci afflitto;
che Sinon falso aperse lor le porte,
e peggio seguito, che non e scritto;
Menelao ebbe il padiglione in sorte,
col quale a capitar venne in Egitto,
ove al re Proteo lo lascio, se volse
la moglie aver, che quel tiran gli tolse.
83
Elena nominata era colei
per cui lo padiglione a Proteo diede;
che poi successe in man de' Tolomei,
tanto che Cleopatra ne fu erede.
Da le genti d'Agrippa tolto a lei
nel mar Leucadio fu con altre prede:
in man d'Augusto e di Tiberio venne,
e in Roma sin a Costantin si tenne;
84
quel Costantin di cui doler si debbe
la bella Italia, fin che gir il cielo.
Costantin, poi che 'l Tevero gl'increbbe,
porto in Bisanzio il prezioso velo:
da un altro Costantin Melissa l'ebbe.
Oro le corde, avorio era lo stelo;
tutto trapunto con figure belle,
piu che mai con pennel facesse Apelle.
85
Quivi le Grazie in abito giocondo
una regina aiutavano al parto:
si bello infante n'apparia, che 'l mondo
non ebbe un tal dal secol primo al quarto.
Vedeasi Iove, e Mercurio facondo,
Venere e Marte, che l'avevano sparto
a man piene e spargean d'eterei fiori,
di dolce ambrosia e di celesti odori.
86
Ippolito diceva una scrittura
sopra le fasce in lettere minute.
In eta poi piu ferma l'Aventura
l'avea per mano, e inanzi era Virtute.
Mostrava nove genti la pittura
con veste e chiome lunghe, che venute
a domandar la parte di Corvino
erano al padre il tenero bambino.
87
Da Ercole partirsi riverente
si vede, e da la madre Leonora;
e venir sul Danubio, ove la gente
corre a vederlo, e come un Dio l'adora.
Vedesi il re degli Ungari prudente,
che 'l maturo sapere ammira e onora
in non matura eta tenera e molle,
e sopra tutti i suoi baron l'estolle.
88
V'e che negli infantili e teneri anni
lo scettro di Strigonia in man gli pone:
sempre il fanciullo se gli vede a' panni,
sia nel palagio, sia nel padiglione:
o contra Turchi, o contra gli Alemanni
quel re possente faccia espedizione,
Ippolito gli e appresso, e fiso attende
a' magnanimi gesti, e virtu apprende.
89
Quivi si vede, come il fior dispensi
de' suoi primi anni in disciplina ed arte.
Fusco gli e appresso, che gli occulti sensi
chiari gli espone de l'antiche carte.
- Questo schivar, questo seguir conviensi,
se immortal brami e glorioso farte, -
par che gli dica: cosi avea ben finti
i gesti lor chi gia gli avea dipinti.
90
Poi cardinale appar, ma giovinetto,
sedere in Vaticano a consistoro,
e con facondia aprir l'alto intelletto,
e far di se stupir tutto quel coro.
- Qual fia dunque costui d'eta perfetto?
(parean con maraviglia dir tra loro).
Oh se di Pietro mai gli tocca il manto,
che fortunata eta! che secol santo! -
91
In altra parte i liberali spassi
erano e i giuochi del giovene illustre.
Or gli orsi affronta sugli alpini sassi,
ora i cingiali in valle ima e palustre:
or s'un gianetto par che 'l vento passi,
seguendo o caprio o cerva multilustre,
che giunta par che bipartita cada
in parti uguali a un sol colpo di spada.
92
Di filosofi altrove e di poeti
si vede in mezzo un'onorata squadra.
Quel gli dipinge il corso de' pianeti,
questi la terra, quello il ciel gli squadra:
questi meste elegie, quel versi lieti,
quel canta eroici, o qualche oda leggiadra.
Musici ascolta, e vari suoni altrove;
ne senza somma grazia un passo muove.
93
In questa prima parte era dipinta
del sublime garzon la puerizia.
Cassandra l'altra avea tutta distinta
di gesti di prudenza, di iustizia,
di valor, di modestia, e de la quinta
che tien con lor strettissima amicizia,
dico de la virtu che dona e spende;
de le qual tutte illuminato splende.
94
In questa parte il giovene si vede
col duca sfortunato degl'Insubri,
ch'ora in pace a consiglio con lui siede,
or armato con lui spiega i colubri;
e sempre par d'una medesma fede,
o ne' felici tempi o nei lugubri:
ne la fuga lo segue, lo conforta
ne l'afflizion, gli e nel periglio scorta.
95
Si vede altrove a gran pensieri intento
per salute d'Alfonso e di Ferrara;
che va cercando per strano argumento,
e trova, e fa veder per cosa chiara
al giustissimo frate il tradimento
che gli usa la famiglia sua piu cara:
e per questo si fa del nome erede,
che Roma a Ciceron libera diede.
96
Vedesi altrove in arme relucente,
ch'ad aiutar la Chiesa in fretta corre;
e con tumultuaria e poca gente
a un esercito istrutto si va opporre;
e solo il ritrovarsi egli presente
tanto agli Ecclesiastici soccorre,
che 'l fuoco estingue pria ch'arder comince:
si che puo dir, che viene e vede e vince.
97
Vedesi altrove da la patria riva
pugnar incontra la piu forte armata,
che contra Turchi o contra gente argiva
da' Veneziani mai fosse mandata:
la rompe e vince, ed al fratel captiva
con la gran preda l'ha tutta donata;
ne per se vedi altro serbarsi lui,
che l'onor sol, che non puo dare altrui.
98
Le donne e i cavallier mirano fisi,
senza trarne costrutto, le figure;
perche non hanno appresso che gli avvisi
che tutte quelle sien cose future.
Prendon piacere a riguardare i visi
belli e ben fatti, e legger le scritture.
Sol Bradamante da Melissa istrutta
gode tra se; che sa l'istoria tutta.
99
Ruggiero, ancor ch'a par di Bradamante
non ne sia dotto, pur gli torna a mente
che fra i nipoti suoi gli solea Atlante
commendar questo Ippolito sovente.
Chi potria in versi a pieno dir le tante
cortesie che fa Carlo ad ogni gente?
Di vari giochi e sempre festa grande,
e la mensa ognor piena di vivande.
100
Vedesi quivi chi e buon cavalliero;
che vi son mille lance il giorno rotte:
fansi battaglie a piedi e a destriero,
altre accoppiate, altre confuse in frotte.
Piu degli altri valor mostra Ruggiero,
che vince sempre, e giostra il di e la notte;
e cosi in danza, in lotta ed in ogni opra
sempre con molto onor resta di sopra.
101
L'ultimo di, ne l'ora che 'l solenne
convito era a gran festa incominciato;
che Carlo a man sinistra Ruggier tenne,
e Bradamante avea dal destro lato;
di verso la campagna in fretta venne
contra le mense un cavalliero armato,
tutto coperto egli e 'l destrier di nero,
di gran persona, e di sembiante altiero.
102
Quest'era il re d'Algier, che per lo scorno
che gli fe' sopra il ponte la donzella,
giurato avea di non porsi arme intorno,
ne stringer spada, ne montare in sella,
fin che non fosse un anno, un mese e un giorno
stato, come eremita, entro una cella.
Cosi a quel tempo solean per se stessi
punirsi i cavallier di tali eccessi.
103
Se ben di Carlo in questo mezzo intese
e del re suo signore ogni successo;
per non disdirsi, non piu l'arme prese,
che se non pertenesse il fatto ad esso.
Ma poi che tutto l'anno e tutto 'l mese
vede finito, e tutto 'l giorno appresso
con nuove arme e cavallo e spada e lancia
alla corte or ne vien quivi in Francia.
104
Senza smontar, senza chinar la testa,
e senza segno alcun di riverenza,
mostra Carlo sprezzar con la sua gesta,
e de tanti signor l'alta presenza.
Maraviglioso e attonito ognun resta,
che si pigli costui tanta licenza.
Lasciano i cibi e lascian le parole
per ascoltar cio che 'l guerrier dir vuole.
105
Poi che fu a Carlo ed a Ruggiero a fronte,
con alta voce ed orgoglioso grido:
- Son (disse) il re di Sarza, Rodomonte,
che te, Ruggiero, alla battaglia sfido;
e qui ti vo', prima che 'l sol tramonte,
provar ch'al tuo signor sei stato infido;
e che non merti, che sei traditore,
fra questi cavallieri alcun onore.
106
Ben che tua fellonia si vegga aperta,
perche essendo cristian non poi negarla;
pur per farla apparere anco piu certa,
in questo campo vengoti a provarla:
e se persona hai qui che faccia offerta
di combatter per te, voglio accettarla.
Se non basta una, e quattro e sei n'accetto;
e a tutte manterro quel ch'io t'ho detto. -
107
Ruggiero a quel parlar ritto levosse,
e con licenza rispose di Carlo,
che mentiva egli, e qualunqu'altro fosse,
che traditor volesse nominarlo;
che sempre col suo re cosi portosse,
che giustamente alcun non puo biasmarlo;
e ch'era apparecchiato sostenere
che verso lui fe' sempre il suo dovere:
108
e ch'a difender la sua causa era atto,
senza torre in aiuto suo veruno;
e che sperava di mostrargli in fatto,
ch'assai n'avrebbe e forse troppo d'uno.
Quivi Rinaldo, quivi Orlando tratto,
quivi il marchese, e 'l figlio bianco e 'l bruno,
Dudon, Marfisa, contra il pagan fiero
s'eran per la difesa di Ruggiero;
109
mostrando ch'essendo egli nuovo sposo,
non dovea conturbar le proprie nozze.
Ruggier rispose lor: - State in riposo;
che per me foran queste scuse sozze. -
L'arme che tolse al Tartaro famoso,
vennero, e fur tutte le lunghe mozze.
Gli sproni il conte Orlando a Ruggier strinse,
e Carlo al fianco la spada gli cinse.
110
Bradamante e Marfisa la corazza
posta gli aveano, e tutto l'altro arnese.
Tenne Astolfo il destrier di buona razza,
tenne la staffa il figlio del Danese.
Feron d'intorno far subito piazza
Rinaldo, Namo ed Olivier marchese:
cacciaro in fretta ognun de lo steccato
a tal bisogni sempre apparecchiato.
111
Donne e donzelle con pallida faccia
timide a guisa di columbe stanno,
che da' granosi paschi ai nidi caccia
rabbia de' venti che fremendo vanno
con tuoni e lampi, e 'l nero aer minaccia
grandine e pioggia, e a' campi strage e danno:
timide stanno per Ruggier; che male
a quel fiero pagan lor parea uguale.
112
Cosi a tutta la plebe e alla piu parte
dei cavallieri e dei baron parea;
che di memoria ancor lor non si parte
quel ch'in Parigi il pagan fatto avea;
che, solo, a ferro e a fuoco una gran parte
n'avea distrutta, e ancor vi rimanea,
e rimarra per molti giorni il segno:
ne maggior danno altronde ebbe quel regno.
113
Tremava, piu ch'a tutti gli altri, il core
a Bradamante; non ch'ella credesse
che 'l Saracin di forza, e del valore
che vien dal cor, piu di Ruggier potesse;
ne che ragion, che spesso da l'onore
a chi l'ha seco, Rodomonte avesse:
pur stare ella non puo senza sospetto;
che di temere, amando, ha degno effetto.
114
Oh quanto volentier sopra se tolta
l'impresa avria di quella pugna incerta,
ancor che rimaner di vita sciolta
per quella fosse stata piu che certa!
Avria eletto a morir piu d'una volta,
se puo piu d'una morte esser sofferta,
piu tosto che patir che 'l suo consorte
si ponesse a pericol de la morte.
115
Ma non sa ritrovar priego che vaglia,
perche Ruggiero a lei l'impresa lassi.
A riguardare adunque la battaglia
con mesto viso e cor trepido stassi.
Quinci Ruggier, quindi il pagan si scaglia,
e vengonsi a trovar coi ferri bassi.
Le lance all'incontrar parver di gielo;
i tronchi, augelli a salir verso il cielo.
116
La lancia del pagan, che venne a corre
lo scudo a mezzo, fe' debole effetto:
tanto l'acciar, che pel famoso Ettorre
temprato avea Vulcano, era perfetto.
Ruggier la lancia parimente a porre
gli ando allo scudo, e gliele passo netto;
tutto che fosse appresso un palmo grosso,
dentro e di fuor d'acciaro, e in mezzo d'osso.
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