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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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4
Il servo in pugno avea un augel grifagno
che volar con piacer facea ogni giorno,
ora a campagna, ora a un vicino stagno,
dove era sempre da far preda intorno:
avea da lato il can fido compagno:
cavalcava un ronzin non troppo adorno.
Ben penso che Ruggier dovea fuggire,
quando lo vide in tal fretta venire.

5
Se gli fe' incontra, e con sembiante altiero
gli domando perche in tal fretta gisse.
Risponder non gli volse il buon Ruggiero:
percio colui, piu certo che fuggisse,
di volerlo arrestar fece pensiero;
e distendendo il braccio manco, disse:
- Che dirai tu, se subito ti fermo?
se contra questo augel non avrai schermo? -

6
Spinge l'augello: e quel batte si l'ale,
che non l'avanza Rabican di corso.
Del palafreno il cacciator giu sale,
e tutto a un tempo gli ha levato il morso.
Quel par da l'arco uno aventato strale,
di calci formidabile e di morso;
e 'l servo dietro si veloce viene,
che par ch'il vento, anzi che il fuoco il mene.

7
Non vuol parere il can d'esser piu tardo;
ma segue Rabican con quella fretta
con che le lepri suol seguire il pardo.
Vergogna a Ruggier par, se non aspetta.
Voltasi a quel che vien si a pie gagliardo;
ne gli vede arme, fuor ch'una bacchetta,
quella con che ubidire al cane insegna:
Ruggier di trar la spada si disdegna.

8
Quel se gli appressa, e forte lo percuote:
lo morde a un tempo il can nel piede manco.
Lo sfrenato destrier la groppa scuote
tre volte e piu, ne falla il destro fianco.
Gira l'augello e gli fa mille ruote,
e con l'ugna sovente il ferisce anco:
si il destrier collo strido impaurisce,
ch'alla mano e allo spron poco ubidisce.

9
Ruggiero, al fin costretto, il ferro caccia:
e perche tal molestia se ne vada,
or gli animali, or quel villan minaccia
col taglio e con la punta de la spada.
Quella importuna turba piu l'impaccia:
presa ha chi qua chi la tutta la strada.
Vede Ruggiero il disonore e il danno
che gli avverra, se piu tardar lo fanno.

10
Sa ch'ogni poco piu ch'ivi rimane,
Alcina avra col populo alle spalle:
di trombe, di tamburi e di campane
gia s'ode alto rumore in ogni valle.
Contra un servo senza arme e contra un cane
gli par ch'a usar la spada troppo falle:
meglio e piu breve e dunque che gli scopra
lo scudo che d'Atlante era stato opra.

11
Levo il drappo vermiglio in che coperto
gia molti giorni lo scudo si tenne.
Fece l'effetto mille volte esperto
il lume, ove a ferir negli occhi venne:
resta dai sensi il cacciator deserto,
cade il cane e il ronzin, cadon le penne,
ch'in aria sostener l'augel non ponno.
Lieto Ruggier li lascia in preda al sonno.

12
Alcina, ch'avea intanto avuto aviso
di Ruggier, che sforzato avea la porta,
e de la guardia buon numero ucciso,
fu, vinta dal dolor, per restar morta.
Squarciossi i panni e si percosse il viso,
e sciocca nominossi e malaccorta;
e fece dar all'arme immantinente,
e intorno a se raccor tutta sua gente.

13
E poi ne fa due parti, e manda l'una
per quella strada ove Ruggier camina;
al porto l'altra subito raguna,
imbarca, ed uscir fa ne la marina:
sotto le vele aperte il mar s'imbruna.
Con questi va la disperata Alcina,
che 'l desiderio di Ruggier si rode,
che lascia sua citta senza custode.

14
Non lascia alcuno a guardia del palagio:
il che a Melissa che stava alla posta
per liberar di quel regno malvagio
la gente ch'in miseria v'era posta,
diede commodita, diede grande agio
di gir cercando ogni cosa a sua posta,
imagini abbruciar, suggelli torre,
e nodi e rombi e turbini disciorre.

15
Indi pei campi accelerando i passi,
gli antiqui amanti, ch'erano in gran torma
conversi in fonti, in fere, in legni, in sassi,
fe' ritornar ne la lor prima forma.
E quei, poi ch'allargati furo i passi,
tutti del buon Ruggier seguiron l'orma:
a Logistilla si salvaro; ed indi
tornaro a Sciti, a Persi, a Greci, ad Indi.

16
Li rimando Melissa in lor paesi,
con obligo di mai non esser sciolto.
Fu inanzi agli altri il duca degl'Inglesi
ad esser ritornato in uman volto;
che 'l parentado in questo e li cortesi
prieghi del buon Ruggier gli giovar molto:
oltre i prieghi, Ruggier le die l'annello,
accio meglio potesse aiutar quello.

17
A' prieghi dunque di Ruggier, rifatto
fu 'l paladin ne la sua prima faccia.
Nulla pare a Melissa d'aver fatto,
quando ricovrar l'arme non gli faccia,
e quella lancia d'or, ch'al primo tratto
quanti ne tocca de la sella caccia:
de l'Argalia, poi fu d'Astolfo lancia,
e molto onor fe' all'uno e a l'altro in Francia.

18
Trovo Melissa questa lancia d'oro,
ch'Alcina avea reposta nel palagio,
e tutte l'arme che del duca foro,
e gli fur tolte ne l'ostel malvagio.
Monto il destrier del negromante moro,
e fe' montar Astolfo in groppa ad agio;
e quindi a Logistilla si condusse
d'un'ora prima che Ruggier vi fusse.

19
Tra duri sassi e folte spine gia
Ruggiero intanto inver la fata saggia,
di balzo in balzo, e d'una in altra via
aspra, solinga, inospita e selvaggia;
tanto ch'a gran fatica riuscia
su la fervida nona in una spiaggia
tra 'l mare e 'l monte, al mezzodi scoperta,
arsiccia, nuda, sterile e deserta.

20
Percuote il sole ardente il vicin colle;
e del calor che si riflette a dietro,
in modo l'aria e l'arena ne bolle,
che saria troppo a far liquido il vetro.
Stassi cheto ogni augello all'ombra molle:
sol la cicala col noioso metro
fra i densi rami del fronzuto stelo
le valli e i monti assorda, e il mare e il cielo.

21
Quivi il caldo, la sete, e la fatica
ch'era di gir per quella via arenosa,
facean, lungo la spiaggia erma ed aprica,
a Ruggier compagnia grave e noiosa.
Ma perche non convien che sempre io dica,
ne ch'io vi occupi sempre in una cosa,
io lascero Ruggiero in questo caldo,
e giro in Scozia a ritrovar Rinaldo.

22
Era Rinaldo molto ben veduto
dal re, da la figliuola e dal paese.
Poi la cagion che quivi era venuto,
piu ad agio il paladin fece palese:
ch'in nome del suo re chiedeva aiuto
e dal regno di Scozia e da l'Inglese;
ed ai preghi soggiunse anco di Carlo,
giustissime cagion di dover farlo.

23
Dal re, senza indugiar, gli fu risposto,
che di quanto sua forza s'estendea,
per utile ed onor sempre disposto
di Carlo e de l'Imperio esser volea;
e che fra pochi di gli avrebbe posto
piu cavallieri in punto che potea;
e se non ch'esso era oggimai pur vecchio,
capitano verria del suo apparecchio.

24
Ne tal rispetto ancor gli parria degno
di farlo rimaner, se non avesse
il figlio, che di forza, e piu d'ingegno,
dignissimo era a chi'l governo desse,
ben che non si trovasse allor nel regno;
ma che sperava che venir dovesse
mentre ch'insieme aduneria lo stuolo;
e ch'adunato il troveria il figliuolo.

25
Cosi mando per tutta la sua terra
suoi tesorieri a far cavalli e gente;
navi apparecchia e munizion da guerra,
vettovaglia e danar maturamente.
Venne intanto Rinaldo in Inghilterra,
e 'l re nel suo partir cortesemente
insino a Beroicche accompagnollo;
e visto pianger fu quando lasciollo.

26
Spirando il vento prospero alla poppa,
monta Rinaldo, ed a Dio dice a tutti:
la fune indi al viaggio il nocchier sgroppa;
tanto che giunge ove nei salsi flutti
il bel Tamigi amareggiando intoppa.
Col gran flusso del mar quindi condutti
i naviganti per camin sicuro
a vela e remi insino a Londra furo.

27
Rinaldo avea da Carlo e dal re Otone,
che con Carlo in Parigi era assediato,
al principe di Vallia commissione
per contrasegni e lettere portato,
che cio che potea far la regione
di fanti e di cavalli in ogni lato,
tutto debba a Calesio traghittarlo,
si che aiutar si possa Francia e Carlo.

28
Il principe ch'io dico, ch'era, in vece
d'Oton, rimaso nel seggio reale,
a Rinaldo d'Amon tanto onor fece,
che non l'avrebbe al suo re fatto uguale:
indi alle sue domande satisfece;
perche a tutta la gente marziale
e di Bretagna e de l'isole intorno
di ritrovarsi al mar prefisse il giorno.

29
Signor, far mi convien come fa il buono
sonator sopra il suo istrumento arguto,
che spesso muta corda, e varia suono,
ricercando ora il grave, ora l'acuto.
Mentre a dir di Rinaldo attento sono,
d'Angelica gentil m'e sovenuto,
di che lasciai ch'era da lui fuggita,
e ch'avea riscontrato uno eremita.

30
Alquanto la sua istoria io vo' seguire.
Dissi che domandava con gran cura,
come potesse alla marina gire;
che di Rinaldo avea tanta paura,
che, non passando il mar, credea morire,
ne in tutta Europa si tenea sicura:
ma l'eremita a bada la tenea,
perche di star con lei piacere avea.

31
Quella rara bellezza il cor gli accese,
e gli scaldo le frigide medolle:
ma poi che vide che poco gli attese,
e ch'oltra soggiornar seco non volle,
di cento punte l'asinello offese;
ne di sua tardita pero lo tolle:
e poco va di passo e men di trotto,
ne stender gli si vuol la bestia sotto.

32
E perche molto dilungata s'era,
e poco piu, n'avria perduta l'orma,
ricorse il frate alla spelonca nera,
e di demoni uscir fece una torma:
e ne sceglie uno di tutta la schiera,
e del bisogno suo prima l'informa;
poi lo fa entrare adosso al corridore,
che via gli porta con la donna il core.

33
E qual sagace can, nel monte usato
a volpi o lepri dar spesso la caccia,
che se la fera andar vede da un lato,
ne va da un altro, e par sprezzi la traccia;
al varco poi lo sentono arrivato,
che l'ha gia in bocca, e l'apre il fianco e straccia:
tal l'eremita per diversa strada
aggiugnera la donna ovunque vada.

34
Che sia il disegno suo, ben io comprendo:
e dirollo anco a voi, ma in altro loco.
Angelica di cio nulla temendo,
cavalcava a giornate, or molto or poco.
Nel cavallo il demon si gia coprendo,
come si cuopre alcuna volta il fuoco,
che con si grave incendio poscia avampa,
che non si estingue, e a pena se ne scampa.

35
Poi che la donna preso ebbe il sentiero
dietro il gran mar che li Guasconi lava,
tenendo appresso all'onde il suo destriero,
dove l'umor la via piu ferma dava;
quel le fu tratto dal demonio fiero
ne l'acqua si, che dentro vi nuotava.
Non sa che far la timida donzella,
se non tenersi ferma in su la sella.

36
Per tirar briglia, non gli puo dar volta:
piu e piu sempre quel si caccia in alto.
Ella tenea la vesta in su raccolta
per non bagnarla, e traea i piedi in alto.
Per le spalle la chioma iva disciolta,
e l'aura le facea lascivo assalto.
Stavano cheti tutti i maggior venti,
forse a tanta belta, col mare, attenti.

37
Ella volgea i begli occhi a terra invano,
che bagnavan di pianto il viso e 'l seno,
e vedea il lito andar sempre lontano
e decrescer piu sempre e venir meno.
Il destrier, che nuotava a destra mano,
dopo un gran giro la porto al terreno
tra scuri sassi e spaventose grotte,
gia cominciando ad oscurar la notte.

38
Quando si vide sola in quel deserto,
che a riguardarlo sol, mettea paura,
ne l'ora che nel mar Febo coperto
l'aria e la terra avea lasciata oscura,
fermossi in atto ch'avria fatto incerto
chiunque avesse vista sua figura,
s'ella era donna sensitiva e vera,
o sasso colorito in tal maniera.

39
Stupida e fissa ne la incerta sabbia,
coi capelli disciolti e rabuffati,
con le man giunte e con l'immote labbia,
i languidi occhi al ciel tenea levati,
come accusando il gran Motor che l'abbia
tutti inclinati nel suo danno i fati.
Immota e come attonita ste alquanto;
poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianto.

40
Dicea: - Fortuna, che piu a far ti resta
accio di me ti sazi e ti disfami?
che dar ti posso omai piu, se non questa
misera vita? ma tu non la brami;
ch'ora a trarla del mar sei stata presta,
quando potea finir suoi giorni grami:
perche ti parve di voler piu ancora
vedermi tormentar prima ch'io muora.

41
Ma che mi possi nuocere non veggio,
piu di quel che sin qui nociuto m'hai.
Per te cacciata son del real seggio,
dove piu ritornar non spero mai:
ho perduto l'onor, ch'e stato peggio;
che, se ben con effetto io non peccai,
io do pero materia ch'ognun dica,
ch'essendo vagabonda, io sia impudica.

42
Ch'aver puo donna al mondo piu di buono,
a cui la castita levata sia?
Mi nuoce, ahime! ch'io son giovane, e sono
tenuta bella, o sia vero o bugia.
Gia non ringrazio il ciel di questo dono;
che di qui nasce ogni ruina mia:
morto per questo fu Argalia mio frate,
che poco gli giovar l'arme incantate:

43
per questo il re di Tartaria Agricane
disfece il genitor mio Galafrone,
ch'in India, del Cataio era gran Cane;
onde io son giunta a tal condizione,
che muto albergo da sera a dimane.
Se l'aver, se l'onor, se le persone
m'hai tolto, e fatto il mal che far mi puoi,
a che piu doglia anco serbar mi vuoi?

44
Se l'affogarmi in mar morte non era
a tuo senno crudel, pur ch'io ti sazi,
non recuso che mandi alcuna fera
che mi divori, e non mi tenga in strazi.
D'ogni martir che sia, pur ch'io ne pera,
esser non puo ch'assai non ti ringrazi. -
Cosi dicea la donna con gran pianto,
quando le apparve l'eremita accanto.

45
Avea mirato da l'estrema cima
d'un rilevato sasso l'eremita
Angelica, che giunta alla parte ima
e dello scoglio, afflitta e sbigottita.
Era sei giorni egli venuto prima;
ch'un demonio il porto per via non trita:
e venne a lei fingendo divozione
quanta avesse mai Paulo o Ilarione.

46
Come la donna il comincio a vedere,
prese, non conoscendolo, conforto;
e cesso a poco a poco il suo temere,
ben che ella avesse ancora il viso smorto.
Come fu presso, disse: - Miserere,
padre, di me, ch'i' son giunta a mal porto. -
E con voce interrotta dal singulto
gli disse quel ch'a lui non era occulto.

47
Comincia l'eremita a confortarla
con alquante ragion belle e divote;
e pon l'audaci man, mentre che parla,
or per lo seno, or per l'umide gote:
poi piu sicuro va per abbracciarla;
ed ella sdegnosetta lo percuote
con una man nel petto, e lo rispinge,
e d'onesto rossor tutta si tinge.

48
Egli, ch'allato avea una tasca, aprilla,
e trassene una ampolla di liquore;
e negli occhi possenti, onde sfavilla
la piu cocente face ch'abbia Amore,
spruzzo di quel leggiermente una stilla,
che di farla dormire ebbe valore.
Gia resupina ne l'arena giace
a tutte voglie del vecchio rapace.

49
Egli l'abbraccia ed a piacer la tocca
ed ella dorme e non puo fare ischermo.
Or le bacia il bel petto, ora la bocca;
non e chi 'l veggia in quel loco aspro ed ermo.
Ma ne l'incontro il suo destrier trabocca;
ch'al disio non risponde il corpo infermo:
era mal atto, perche avea troppi anni;
e potra peggio, quanto piu l'affanni.

50
Tutte le vie, tutti li modi tenta,
ma quel pigro rozzon non pero salta.
Indarno il fren gli scuote, e lo tormenta;
e non puo far che tenga la testa alta.
Al fin presso alla donna s'addormenta;
e nuova altra sciagura anco l'assalta:
non comincia Fortuna mai per poco,
quando un mortal si piglia a scherno e a gioco.

51
Bisogna, prima ch'io vi narri il caso,
ch'un poco dal sentier dritto mi torca.
Nel mar di tramontana inver l'occaso,
oltre l'Irlanda una isola si corca,
Ebuda nominata; ove e rimaso
il popul raro, poi che la brutta orca
e l'altro marin gregge la distrusse,
ch'in sua vendetta Proteo vi condusse.

52
Narran l'antique istorie, o vere o false,
che tenne gia quel luogo un re possente,
ch'ebbe una figlia, in cui bellezza valse
e grazia si, che pote facilmente,
poi che mostrossi in su l'arene salse,
Proteo lasciare in mezzo l'acque ardente;
e quello, un di che sola ritrovolla,
compresse, e di se gravida lasciolla.

53
La cosa fu gravissima e molesta
al padre, piu d'ogn'altro empio e severo:
ne per iscusa o per pieta, la testa
le perdono: si puo lo sdegno fiero.
Ne per vederla gravida, si resta
di subito esequire il crudo impero:
e 'l nipotin che non avea peccato,
prima fece morir che fosse nato.

54
Proteo marin, che pasce il fiero armento
di Nettunno che l'onda tutta regge,
sente de la sua donna aspro tormento,
e per grand'ira, rompe ordine e legge;
si che a mandare in terra non e lento
l'orche e le foche, e tutto il marin gregge,
che distruggon non sol pecore e buoi,
ma ville e borghi e li cultori suoi:

55
e spesso vanno alle citta murate,
e d'ogn'intorno lor mettono assedio.
Notte e di stanno le persone armate,
con gran timore e dispiacevol tedio:
tutte hanno le campagne abbandonate;
e per trovarvi al fin qualche rimedio,
andarsi a consigliar di queste cose
all'oracol, che lor cosi rispose:

56
che trovar bisognava una donzella
che fosse all'altra di bellezza pare,
ed a Proteo sdegnato offerir quella,
in cambio de la morta, in lito al mare.
S'a sua satisfazion gli parra bella,
se la terra, ne li verra a sturbare:
se per questo non sta, se gli appresenti
una ed un'altra, fin che si contenti.

57
E cosi comincio la dura sorte
tra quelle che piu grate eran di faccia,
ch'a Proteo ciascun giorno una si porte,
fin che trovino donna che gli piaccia.
La prima e tutte l'altre ebbero morte;
che tutte giu pel ventre se le caccia
un'orca, che resto presso alla foce,
poi che 'l resto parti del gregge atroce.

58
O vera o falsa che fosse la cosa
di Proteo (ch'io non so che me ne dica),
servosse in quella terra, con tal chiosa,
contra le donne un'empia lege antica:
che di lor carne l'orca mostruosa
che viene ogni di al lito, si notrica.
Ben ch'esser donna sia in tutte le bande
danno e sciagura, quivi era pur grande.

59
Oh misere donzelle che trasporte
fortuna ingiuriosa al lito infausto!
dove le genti stan sul mare accorte
per far de le straniere empio olocausto;
che, come piu di fuor ne sono morte,
il numer de le loro e meno esausto:
ma perche il vento ognor preda non mena,
ricercando ne van per ogni arena.

60
Van discorrendo tutta la marina
con fuste e grippi ed altri legni loro,
e da lontana parte e da vicina
portan sollevamento al lor martoro.
Molte donne han per forza e per rapina,
alcune per lusinghe, altre per oro;
e sempre da diverse regioni
n'hanno piene le torri e le prigioni.

61
Passando una lor fusta a terra a terra
inanzi a quella solitaria riva
dove fra sterpi in su l'erbosa terra
la sfortunata Angelica dormiva,
smontaro alquanti galeotti in terra
per riportarne e legna ed acqua viva;
e di quante mai fur belle e leggiadre
trovaro il fiore in braccio al santo padre.

62
Oh troppo cara, oh troppo eccelsa preda
per si barbare genti e si villane!
Oh Fortuna crudel, chi fia ch'il creda,
che tanta forza hai ne le cose umane,
che per cibo d'un mostro tu conceda
la gran belta, ch'in India il re Agricane
fece venir da le caucasee porte
con mezza Scizia a guadagnar la morte?

63
La gran belta, che fu da Sacripante
posta inanzi al suo onore e al suo bel regno;
la gran belta, ch'al gran signor d'Anglante
macchio la chiara fama e l'alto ingegno;
la gran belta che fe' tutto Levante
sottosopra voltarsi e stare al segno,
ora non ha (cosi e rimasa sola)
chi le dia aiuto pur d'una parola.

64
La bella donna, di gran sonno oppressa,
incatenata fu prima che desta.
Portaro il frate incantator con essa
nel legno pien di turba afflitta e mesta.
La vela, in cima all'arbore rimessa,
rende la nave all'isola funesta,
dove chiuser la donna in rocca forte,
fin a quel di ch'a lei tocco la sorte.

65
Ma pote si, per esser tanto bella,
la fiera gente muovere a pietade,
che molti di le differiron quella
morte, e serbarla a gran necessitade;
e fin ch'ebber di fuore altra donzella,
perdonaro all'angelica beltade.
Al mostro fu condotta finalmente,
piangendo dietro a lei tutta la gente.

66
Chi narrera l'angosce, i pianti, i gridi,
l'alta querela che nel ciel penetra?
maraviglia ho che non s'apriro i lidi,
quando fu posta in su la fredda pietra,
dove in catena, priva di sussidi,
morte aspettava abominosa e tetra.
Io nol diro; che si il dolor mi muove,
che mi sforza voltar le rime altrove,

67
e trovar versi non tanto lugubri,
fin che 'l mio spirto stanco si riabbia;
che non potrian li squalidi colubri,
ne l'orba tigre accesa in maggior rabbia,
ne cio che da l'Atlante ai liti rubri
venenoso erra per la calda sabbia,
ne veder ne pensar senza cordoglio,
Angelica legata al nudo scoglio.

68
Oh se l'avesse il suo Orlando saputo,
ch'era per ritrovarla ito a Parigi;
o li dui ch'inganno quel vecchio astuto
col messo che venia dai luoghi stigi!
fra mille morti, per donarle aiuto,
cercato avrian gli angelici vestigi:
ma che fariano, avendone anco spia,
poi che distanti son di tanta via?

69
Parigi intanto avea l'assedio intorno
dal famoso figliuol del re Troiano;
e venne a tanta estremitade un giorno,
che n'ando quasi al suo nimico in mano:
e se non che li voti il ciel placorno,
che dilago di pioggia oscura il piano,
cadea quel di per l'africana lancia
il santo Impero e 'l gran nome di Francia.

70
Il sommo Creator gli occhi rivolse
al giusto lamentar del vecchio Carlo;
e con subita pioggia il fuoco tolse:
ne forse uman saper potea smorzarlo.
Savio chiunque a Dio sempre si volse;
ch'altri non pote mai meglio aiutarlo.
Ben dal devoto re fu conosciuto,
che si salvo per lo divino aiuto.

71
La notte Orlando alle noiose piume
del veloce pensier fa parte assai.
Or quinci or quindi il volta, or lo rassume
tutto in un loco, e non l'afferma mai:
qual d'acqua chiara il tremolante lume,
dal sol percossa o da' notturni rai,
per gli ampli tetti va con lungo salto
a destra ed a sinistra, e basso ed alto.

72
La donna sua, che gli ritorna a mente,
anzi che mai non era indi partita,
gli raccende nel core e fa piu ardente
la fiamma che nel di parea sopita.
Costei venuta seco era in Ponente
fin dal Cataio; e qui l'avea smarrita,
ne ritrovato poi vestigio d'ella
che Carlo rotto fu presso a Bordella.

73
Di questo Orlando avea gran doglia, e seco
indarno a sua sciocchezza ripensava.
- Cor mio (dicea), come vilmente teco
mi son portato! ohime, quanto mi grava
che potendoti aver notte e di meco,
quando la tua bonta non mel negava,
t'abbia lasciato in man di Namo porre,
per non sapermi a tanta ingiuria opporre!

74
Non aveva ragione io di scusarme?
e Carlo non m'avria forse disdetto:
se pur disdetto, e chi potea sforzarme?
chi ti mi volea torre al mio dispetto?
non poteva io venir piu tosto all'arme?
lasciar piu tosto trarmi il cor del petto?
Ma ne Carlo ne tutta la sua gente
di tormiti per forza era possente.

75
Almen l'avesse posta in guardia buona
dentro a Parigi o in qualche rocca forte.
Che l'abbia data a Namo mi consona,
sol perche a perder l'abbia a questa sorte.
Chi la dovea guardar meglio persona
di me? ch'io dovea farlo fino a morte;
guardarla piu che 'l cor, che gli occhi miei:
e dovea e potea farlo, e pur nol fei.

76
Deh, dove senza me, dolce mia vita,
rimasa sei si giovane e si bella?
come, poi che la luce e dipartita,
riman tra' boschi la smarrita agnella,
che dal pastor sperando esser udita,
si va lagnando in questa parte e in quella;
tanto che 'l lupo l'ode da lontano,
e 'l misero pastor ne piagne invano.

77
Dove, speranza mia, dove ora sei?
vai tu soletta forse ancor errando?
o pur t'hanno trovata i lupi rei
senza la guardia del tuo fido Orlando?
e il fior ch'in ciel potea pormi fra i dei,
il fior ch'intatto io mi venia serbando
per non turbarti, ohime! l'animo casto,
ohime! per forza avranno colto e guasto.

78
Oh infelice! oh misero! che voglio
se non morir, se 'l mio bel fior colto hanno?
O sommo Dio, fammi sentir cordoglio
prima d'ogn'altro, che di questo danno.
Se questo e ver, con le mie man mi toglio
la vita, e l'alma disperata danno. -
Cosi, piangendo forte e sospirando,
seco dicea l'addolorato Orlando.

79
Gia in ogni parte gli animanti lassi
davan riposo ai travagliati spirti,
chi su le piume, e chi sui duri sassi,
e chi su l'erbe, e chi su faggi o mirti:
tu le palpebre, Orlando, a pena abbassi,
punto da' tuoi pensieri acuti ed irti;
ne quel si breve e fuggitivo sonno
godere in pace anco lasciar ti ponno.

80
Parea ad Orlando, s'una verde riva
d'odoriferi fior tutta dipinta,
mirare il bello avorio, e la nativa
purpura ch'avea Amor di sua man tinta,
e le due chiare stelle onde nutriva
ne le reti d'Amor l'anima avinta:
io parlo de' begli occhi e del bel volto,
che gli hanno il cor di mezzo il petto tolto.

81
Sentia il maggior piacer, la maggior festa
che sentir possa alcun felice amante:
ma ecco intanto uscire una tempesta
che struggea i fior, ed abbattea le piante:
non se ne suol veder simile a questa,
quando giostra aquilone, austro e levante.
Parea che per trovar qualche coperto,
andasse errando invan per un deserto.

82
Intanto l'infelice (e non sa come)
perde la donna sua per l'aer fosco;
onde di qua e di la del suo bel nome
fa risonare ogni campagna e bosco.
E mentre dice indarno: - Misero me!
chi ha cangiata mia dolcezza in tosco? -
ode la donna sua che gli domanda,
piangendo, aiuto, e se gli raccomanda.

83
Onde par ch'esca il grido, va veloce,
e quinci e quindi s'affatica assai.
Oh quanto e il suo dolore aspro ed atroce,
che non puo rivedere i dolci rai!
Ecco ch'altronde ode da un'altra voce:
- Non sperar piu gioirne in terra mai. -
A questo orribil grido risvegliossi,
e tutto pien di lacrime trovossi.

84
Senza pensar che sian l'immagin false
quando per tema o per disio si sogna,
de la donzella per modo gli calse,
che stimo giunta a danno od a vergogna,
che fulminando fuor del letto salse.
Di piastra e maglia, quanto gli bisogna,
tutto guarnissi, e Brigliadoro tolse;
ne di scudiero alcun servigio volse.

85
E per poter entrare ogni sentiero,
che la sua dignita macchia non pigli,
non l'onorata insegna del quartiero,
distinta di color bianchi e vermigli,
ma portar volse un ornamento nero;
e forse accio ch'al suo dolor simigli:
e quello avea gia tolto a uno amostante,
ch'uccise di sua man pochi anni inante.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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