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Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

L >> Ludovico Ariosto >> Orlando Furioso

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86
Da mezza notte tacito si parte,
e non saluta e non fa motto al zio;
ne al fido suo compagno Brandimarte,
che tanto amar solea, pur dice a Dio.
Ma poi che 'l Sol con l'auree chiome sparte
del ricco albergo di Titone uscio
e fe' l'ombra fugire umida e nera,
s'avide il re che 'l paladin non v'era.

87
Con suo gran dispiacer s'avede Carlo
che partito la notte e 'l suo nipote,
quando esser dovea seco e piu aiutarlo;
e ritener la colera non puote,
ch'a lamentarsi d'esso, ed a gravarlo
non incominci di biasmevol note:
e minacciar, se non ritorna, e dire
che lo faria di tanto error pentire.

88
Brandimarte, ch'Orlando amava a pare
di se medesmo, non fece soggiorno;
o che sperasse farlo ritornare,
o sdegno avesse udirne biasmo e scorno;
e volse a pena tanto dimorare,
ch'uscisse fuor ne l'oscurar del giorno.
A Fiordiligi sua nulla ne disse,
perche 'l disegno suo non gl'impedisse.

89
Era questa una donna che fu molto
da lui diletta, e ne fu raro senza;
di costumi, di grazia e di bel volto
dotata e d'accortezza e di prudenza:
e se licenza or non n'aveva tolto,
fu che spero tornarle alla presenza
il di medesmo; ma gli accadde poi,
che lo tardo piu dei disegni suoi.

90
E poi ch'ella aspettato quasi un mese
indarno l'ebbe, e che tornar nol vide,
di desiderio si di lui s'accese,
che si parti senza compagni o guide;
e cercandone ando molto paese,
come l'istoria al luogo suo dicide.
Di questi dua non vi dico or piu inante;
che piu m'importa il cavallier d'Anglante.

91
Il qual, poi che mutato ebbe d'Almonte
le gloriose insegne, ando alla porta,
e disse ne l'orecchio: - Io sono il conte -
a un capitan che vi facea la scorta;
e fattosi abassar subito il ponte,
per quella strada che piu breve porta
agl'inimici, se n'ando diritto.
Quel che segui, ne l'altro canto e scritto.


CANTO NONO


1
Che non puo far d'un cor ch'abbia suggetto
questo crudele e traditore Amore,
poi ch'ad Orlando puo levar del petto
la tanta fe' che debbe al suo Signore?
Gia savio e pieno fu d'ogni rispetto,
e de la santa Chiesa difensore;
or per un vano amor, poco del zio,
e di se poco, e men cura di Dio.

2
Ma l'escuso io pur troppo, e mi rallegro
nel mio difetto aver compagno tale;
ch'anch'io sono al mio ben languido ed egro,
sano e gagliardo a seguitare il male.
Quel se ne va tutto vestito a negro,
ne tanti amici abandonar gli cale;
e passa dove d'Africa e di Spagna
la gente era attendata alla campagna:

3
anzi non attendata, perche sotto
alberi e tetti l'ha sparsa la pioggia
a dieci, a venti, a quattro, a sette, ad otto;
chi piu distante e chi piu presso alloggia.
Ognuno dorme travagliato e rotto:
chi steso in terra, e chi alla man s'appoggia.
Dormono; e il conte uccider ne puo assai:
ne pero stringe Durindana mai.

4
Di tanto core e il generoso Orlando,
che non degna ferir gente che dorma.
Or questo, e quando quel luogo cercando
va, per trovar de la sua donna l'orma.
Se truova alcun che veggi, sospirando
gli ne dipinge l'abito e la forma;
e poi lo priega che per cortesia
gl'insegni andar in parte ove ella sia.

5
E poi che venne il di chiaro e lucente,
tutto cerco l'esercito moresco:
e ben lo potea far sicuramente,
avendo indosso l'abito arabesco;
ed aiutollo in questo parimente,
che sapeva altro idioma che francesco,
e l'africano tanto avea espedito,
che parea nato a Tripoli e nutrito.

6
Quivi il tutto cerco, dove dimora
fece tre giorni, e non per altro effetto;
poi dentro alle cittadi e a' borghi fuora
non spio sol per Francia e suo distretto,
ma per Uvernia e per Guascogna ancora
rivide sin all'ultimo borghetto:
e cerco da Provenza alla Bretagna,
e dai Picardi ai termini di Spagna.

7
Tra il fin d'ottobre e il capo di novembre,
ne la stagion che la frondosa vesta
vede levarsi e discoprir le membre
trepida pianta, fin che nuda resta,
e van gli augelli a strette schiere insembre,
Orlando entro ne l'amorosa inchiesta;
ne tutto il verno appresso lascio quella,
ne la lascio ne la stagion novella.

8
Passando un giorno, come avea costume,
d'un paese in un altro, arrivo dove
parte i Normandi dai Bretoni un fiume,
e verso il vicin mar cheto si muove;
ch'allora gonfio e bianco gia di spume
per nieve sciolta e per montane piove:
e l'impeto de l'acqua avea disciolto
e tratto seco il ponte, e il passo tolto.

9
Con gli occhi cerca or questo lato or quello,
lungo le ripe il paladin, se vede
(quando ne pesce egli non e, ne augello)
come abbia a por ne l'altra ripa il piede:
ed ecco a se venir vede un battello,
ne la cui poppa una donzella siede,
che di volere a lui venir fa segno;
ne lascia poi ch'arrivi in terra il legno.

10
Prora in terra non pon; che d'esser carca
contra sua volonta forse sospetta.
Orlando priega lei che ne la barca
seco lo tolga, ed oltre il fiume il metta.
Ed ella lui: - Qui cavallier non varca,
il qual su la sua fe non mi prometta
di fare una battaglia a mia richiesta,
la piu giusta del mondo e la piu onesta.

11
Si che s'avete, cavallier, desire
di por per me ne l'altra ripa i passi,
promettetemi, prima che finire
quest'altro mese prossimo si lassi,
ch'al re d'Ibernia v'anderete a unire,
appresso al qual la bella armata fassi
per distrugger quell'isola d'Ebuda,
che, di quante il mar cinge, e la piu cruda.

12
Voi dovete saper ch'oltre l'Irlanda,
fra molte che vi son, l'isola giace
nomata Ebuda, che per legge manda
rubando intorno il suo popul rapace;
e quante donne puo pigliar, vivanda
tutte destina a un animal vorace,
che viene ogni di al lito, e sempre nuova
donna o donzella, onde si pasca, truova;

13
che mercanti e corsar che vanno attorno,
ve ne fan copia, e piu de le piu belle.
Ben potete contare, una per giorno,
quante morte vi sian donne e donzelle.
Ma se pietade in voi truova soggiorno,
se non sete d'Amor tutto ribelle,
siate contento esser tra questi eletto,
che van per far si fruttuoso effetto. -

14
Orlando volse a pena udire il tutto,
che giuro d'esser primo a quella impresa,
come quel ch'alcun atto iniquo e brutto
non puo sentire, e d'ascoltar gli pesa:
e fu a pensare, indi a temere indutto,
che quella gente Angelica abbia presa;
poi che cercata l'ha per tanta via,
ne potutone ancor ritrovar spia.

15
Questa imaginazion si gli confuse
e si gli tolse ogni primier disegno,
che, quanto in fretta piu potea, conchiuse
di navigare a quello iniquo regno.
Ne prima l'altro sol nel mar si chiuse,
che presso a San Malo ritrovo un legno,
nel qual si pose; e fatto alzar le vele,
passo la notte il monte San Michele.

16
Breaco e Landriglier lascia a man manca,
e va radendo il gran lito britone;
e poi si drizza inver l'arena bianca,
onde Ingleterra si nomo Albione;
ma il vento, ch'era da meriggie, manca,
e soffia tra il ponente e l'aquilone
con tanta forza, che fa al basso porre
tutte le vele, e se per poppa torre.

17
Quanto il navilio inanzi era venuto
in quattro giorni, in un ritorno indietro,
ne l'alto mar dal buon nochier tenuto,
che non dia in terra e sembri un fragil vetro.
Il vento, poi che furioso suto
fu quattro giorni, il quinto cangio metro:
lascio senza contrasto il legno entrare
dove il fiume d'Anversa ha foce in mare.

18
Tosto che ne la foce entro lo stanco
nochier col legno afflitto, e il lito prese,
fuor d'una terra che sul destro fianco
di quel fiume sedeva, un vecchio scese,
di molta eta, per quanto il crine bianco
ne dava indicio; il qual tutto cortese,
dopo i saluti, al conte rivoltosse,
che capo giudico che di lor fosse.

19
E da parte il prego d'una donzella,
ch'a lei venir non gli paresse grave,
la qual ritroverebbe, oltre che bella,
piu ch'altra al mondo affabile e soave;
over fosse contento aspettar ch'ella
verrebbe a trovar lui fin alla nave:
ne piu restio volesse esser di quanti
quivi eran giunti cavallieri erranti;

20
che nessun altro cavallier, ch'arriva
o per terra o per mare a questa foce,
di ragionar con la donzella schiva,
per consigliarla in un suo caso atroce.
Udito questo, Orlando in su la riva
senza punto indugiarsi usci veloce;
e come umano e pien di cortesia,
dove il vecchio il meno, prese la via.

21
Fu ne la terra il paladin condutto
dentro un palazzo, ove al salir le scale,
una donna trovo piena di lutto,
per quanto il viso ne facea segnale,
e i negri panni che coprian per tutto
e le logge e le camere e le sale;
la qual, dopo accoglienza grata e onesta
fattol seder, gli disse in voce mesta:

22
- Io voglio che sappiate che figliuola
fui del conte d'Olanda, a lui si grata
(quantunque prole io non gli fossi sola,
ch'era da dui fratelli accompagnata),
ch'a quanto io gli chiedea, da lui parola
contraria non mi fu mai replicata.
Standomi lieta in questo stato, avenne
che ne la nostra terra un duca venne.

23
Duca era di Selandia, e se ne giva
verso Biscaglia a guerreggiar coi Mori.
La bellezza e l'eta ch'in lui fioriva,
e li non piu da me sentiti amori
con poca guerra me gli fer captiva;
tanto piu che, per quel ch'apparea fuori,
io credea e credo, e creder credo il vero,
ch'amasse ed ami me con cor sincero.

24
Quei giorni che con noi contrario vento,
contrario agli altri, a me propizio, il tenne
(ch'agli altri fur quaranta, a me un momento;
cosi al fuggire ebbon veloci penne),
fummo piu volte insieme a parlamento,
dove, che 'l matrimonio con solenne
rito al ritorno suo saria tra nui
mi promise egli, ed io 'l promisi a lui.

25
Bireno a pena era da noi partito
(che cosi ha nome il mio fedele amante),
che 'l re di Frisa (la qual, quanto il lito
del mar divide il fiume, e a noi distante),
disegnando il figliuol farmi marito,
ch'unico al mondo avea, nomato Arbante,
per li piu degni del suo stato manda
a domandarmi al mio padre in Olanda.

26
Io ch'all'amante mio di quella fede
mancar non posso, che gli aveva data,
e anco ch'io possa. Amor non mi conciede
che poter voglia, e ch'io sia tanto ingrata;
per ruinar la pratica ch'in piede
era gagliarda, e presso al fin guidata,
dico a mio padre, che prima ch'in Frisa
mi dia marito, io voglio essere uccisa.

27
Il mio buon padre, al qual sol piacea quanto
a me piacea, ne mai turbar mi volse,
per consolarmi e far cessare il pianto
ch'io ne facea, la pratica disciolse:
di che il superbo re di Frisa tanto
isdegno prese e a tanto odio si volse,
ch'entro in Olanda, e comincio la guerra
che tutto il sangue mio caccio sotterra.

28
Oltre che sia robusto, e si possente,
che pochi pari a nostra eta ritruova,
e si astuto in mal far, ch'altrui niente
la possanza, l'ardir, l'ingegno giova;
porta alcun'arme che l'antica gente
non vide mai, ne fuor ch'a lui, la nuova:
un ferro bugio, lungo da dua braccia,
dentro a cui polve ed una palla caccia.

29
Col fuoco dietro ove la canna e chiusa,
tocca un spiraglio che si vede a pena;
a guisa che toccare il medico usa
dove e bisogno d'allacciar la vena:
onde vien con tal suon la palla esclusa,
che si puo dir che tuona e che balena;
ne men che soglia il fulmine ove passa,
cio che tocca, arde, abatte, apre e fracassa.

30
Pose due volte il nostro campo in rotta
con questo inganno, e i miei fratelli uccise:
nel primo assalto il primo; che la botta,
rotto l'usbergo, in mezzo il cor gli mise;
ne l'altra zuffa a l'altro, il quale in frotta
fuggia, dal corpo l'anima divise;
e lo feri lontan dietro la spalla,
e fuor del petto uscir fece la palla.

31
Difendendosi poi mio padre un giorno
dentro un castel che sol gli era rimaso,
che tutto il resto avea perduto intorno,
lo fe' con simil colpo ire all'occaso;
che mentre andava e che facea ritorno,
provedendo or a questo or a quel caso,
dal traditor fu in mezzo gli occhi colto,
che l'avea di lontan di mira tolto.

32
Morto i fratelli e il padre, e rimasa io
de l'isola d'Olanda unica erede,
il re di Frisa, perche avea disio
di ben fermare in quello stato il piede,
mi fa sapere, e cosi al popul mio,
che pace e che riposo mi conciede,
quando io vogli or, quel che non volsi inante,
tor per marito il suo figliuolo Arbante.

33
Io per l'odio non si, che grave porto
a lui e a tutta la sua iniqua schiatta,
il qual m'ha dui fratelli e 'l padre morto,
saccheggiata la patria, arsa e disfatta;
come perche a colui non vo' far torto,
a cui gia la promessa aveva fatta,
ch'altr'uomo non saria che mi sposasse,
fin che di Spagna a me non ritornasse:

34
- Per un mal ch'io patisco, ne vo' cento
patir (rispondo), e far di tutto il resto;
esser morta, arsa viva, e che sia al vento
la cener sparsa, inanzi che far questo. -
Studia la gente mia di questo intento
tormi: chi priega, e chi mi fa protesto
di dargli in mano me e la terra, prima
che la mia ostinazion tutti ci opprima.

35
Cosi, poi che i protesti e i prieghi invano
vider gittarsi, e che pur stava dura,
presero accordo col Frisone, e in mano,
come avean detto, gli dier me e le mura.
Quel, senza farmi alcuno atto villano,
de la vita e del regno m'assicura,
pur ch'io indolcisca l'indurate voglie,
e che d'Arbante suo mi faccia moglie.

36
Io che sforzar cosi mi veggio, voglio,
per uscirgli di man, perder la vita;
ma se pria non mi vendico, mi doglio
piu che di quanta ingiuria abbia patita.
Fo pensier molti; e veggio al mio cordoglio
che solo il simular puo dare aita:
fingo ch'io brami, non che non mi piaccia,
che mi perdoni e sua nuora mi faccia.

37
Fra molti ch'al servizio erano stati
gia di mio padre, io scelgo dui fratelli,
di grande ingegno e di gran cor dotati,
ma piu di vera fede, come quelli
che cresciutici in corte ed allevati
si son con noi da teneri citelli;
e tanto miei, che poco lor parria
la vita por per la salute mia.

38
Communico con loro il mio disegno:
essi prometton d'essermi in aiuto.
L'un viene in Fiandra, e v'apparecchia un legno;
l'altro meco in Olanda ho ritenuto.
Or mentre i forestieri e quei del regno
s'invitano alle nozze, fu saputo
che Bireno in Biscaglia avea una armata,
per venire in Olanda, apparecchiata.

39
Pero che, fatta la prima battaglia
dove fu rotto un mio fratello e ucciso,
spacciar tosto un corrier feci in Biscaglia,
che portassi a Bireno il tristo aviso;
il qual mentre che s'arma e si travaglia,
dal re di Frisa il resto fu conquiso.
Bireno, che di cio nulla sapea,
per darci aiuto i legni sciolti avea.

40
Di questo avuto aviso il re frisone,
de le nozze al figliuol la cura lassa;
e con l'armata sua nel mar si pone:
truova il duca, lo rompe, arde e fracassa,
e, come vuol Fortuna, il fa prigione;
ma di cio ancor la nuova a noi non passa.
Mi sposa intanto il giovene, e si vuole
meco corcar come si corchi il sole.

41
Io dietro alle cortine avea nascoso
quel mio fedele; il qual nulla si mosse
prima che a me venir vide lo sposo;
e non l'attese che corcato fosse,
ch'alzo un'accetta, e con si valoroso
braccio dietro nel capo lo percosse,
che gli levo la vita e la parola:
io saltai presta, e gli segai la gola.

42
Come cadere il bue suole al macello,
cade il malnato giovene, in dispetto
del re Cimosco, il piu d'ogn'altro fello;
che l'empio re di Frisa e cosi detto,
che morto l'uno e l'altro mio fratello
m'avea col padre, e per meglio suggetto
farsi il mio stato, mi volea per nuora;
e forse un giorno uccisa avria me ancora.

43
Prima ch'altro disturbo vi si metta,
tolto quel che piu vale e meno pesa,
il mio compagno al mar mi cala in fretta
da la finestra a un canape sospesa,
la dove attento il suo fratello aspetta
sopra la barca ch'avea in Fiandra presa.
Demmo le vele ai venti e i remi all'acque,
e tutti ci salvian, come a Dio piacque.

44
Non so se 'l re di Frisa piu dolente
del figliuol morto, o se piu d'ira acceso
fosse contra di me, che 'l di seguente
giunse la dove si trovo si offeso.
Superbo ritornava egli e sua gente
de la vittoria e di Bireno preso;
e credendo venire a nozze e a festa,
ogni cosa trovo scura e funesta.

45
La pieta del figliuol, l'odio ch'aveva
a me, ne di ne notte il lascia mai.
Ma perche il pianger morti non rileva,
e la vendetta sfoga l'odio assai,
la parte del pensier, ch'esser doveva
de la pietade in sospirare e in guai,
vuol che con l'odio a investigar s'unisca,
come egli m'abbia in mano e mi punisca.

46
Quei tutti che sapeva e gli era detto
che mi fossino amici, o di quei miei
che m'aveano aiutata a far l'effetto,
uccise, o lor beni arse, o li fe' rei.
Volse uccider Bireno in mio dispetto;
che d'altro si doler non mi potrei:
gli parve poi, se vivo lo tenesse,
che per pigliarmi, in man la rete avesse.

47
Ma gli propone una crudele e dura
condizion: gli fa termine un anno,
al fin del qual gli dara morte oscura,
se prima egli per forza o per inganno,
con amici e parenti non procura,
con tutto cio che ponno e cio che sanno,
di darmigli in prigion: si che la via
di lui salvare e sol la morte mia.

48
Cio che si possa far per sua salute,
fuor che perder me stessa, il tutto ho fatto.
Sei castella ebbi in Fiandra, e l'ho vendute:
e 'l poco o 'l molto prezzo ch'io n'ho tratto,
parte, tentando per persone astute
i guardiani corrumpere, ho distratto;
e parte, per far muovere alli danni
di quell'empio or gl'Inglesi, or gli Alamanni.

49
I mezzi, o che non abbiano potuto,
o che non abbian fatto il dover loro,
m'hanno dato parole e non aiuto;
e sprezzano or che n'han cavato l'oro:
e presso al fine il termine e venuto,
dopo il qual ne la forza ne 'l tesoro
potra giunger piu a tempo, si che morte
e strazio schivi al mio caro consorte.

50
Mio padre e' miei fratelli mi son stati
morti per lui; per lui toltomi il regno;
per lui quei pochi beni che restati
m'eran, del viver mio soli sostegno,
per trarlo di prigione ho disipati:
ne mi resta ora in che piu far disegno,
se non d'andarmi io stessa in mano a porre
di si crudel nimico, e lui disciorre.

51
Se dunque da far altro non mi resta,
ne si truova al suo scampo altro riparo
che per lui por questa mia vita, questa
mia vita per lui por mi sara caro.
Ma sola una paura mi molesta,
che non sapro far patto cosi chiaro,
che m'assicuri che non sia il tiranno,
poi ch'avuta m'avra, per fare inganno.

52
Io dubito che poi che m'avra in gabbia
e fatto avra di me tutti li strazi,
ne Bireno per questo a lasciare abbia,
si ch'esser per me sciolto mi ringrazi;
come periuro, e pien di tanta rabbia,
che di me sola uccider non si sazi:
e quel ch'avra di me, ne piu ne meno
faccia di poi del misero Bireno.

53
Or la cagion che conferir con voi
mi fa i miei casi, e ch'io li dico a quanti
signori e cavallier vengono a noi,
e solo accio, parlandone con tanti,
m'insegni alcun d'assicurar che, poi
ch'a quel crudel mi sia condotta avanti,
non abbia a ritener Bireno ancora,
ne voglia, morta me, ch'esso poi mora.

54
Pregato ho alcun guerrier, che meco sia
quando io mi daro in mano al re di Frisa;
ma mi prometta e la sua fe' mi dia,
che questo cambio sara fatto in guisa,
ch'a un tempo io data, e liberato fia
Bireno: si che quando io saro uccisa,
morro contenta, poi che la mia morte
avra dato la vita al mio consorte.

55
Ne fino a questo di truovo chi toglia
sopra la fede sua d'assicurarmi,
che quando io sia condotta, e che mi voglia
aver quel re, senza Bireno darmi,
egli non lasciera contra mia voglia
che presa io sia: si teme ognun quell'armi;
teme quell'armi, a cui par che non possa
star piastra incontra, e sia quanto vuol grossa.

56
Or, s'in voi la virtu non e diforme
dal fier sembiante e da l'erculeo aspetto,
e credete poter darmegli, e torme
anco da lui, quando non vada retto;
siate contento d'esser meco a porme
ne le man sue: ch'io non avro sospetto,
quando voi siate meco, se ben io
poi ne morro, che muora il signor mio. -

57
Qui la donzella il suo parlar conchiuse,
che con pianto e sospir spesso interroppe.
Orlando, poi ch'ella la bocca chiuse,
le cui voglie al ben far mai non fur zoppe,
in parole con lei non si diffuse;
che di natura non usava troppe:
ma le promise, e la sua fe le diede,
che faria piu di quel ch'ella gli chiede.

58
Non e sua intenzion ch'ella in man vada
del suo nimico per salvar Bireno:
ben salvera amendui, se la sua spada
e l'usato valor non gli vien meno.
Il medesimo di piglian la strada,
poi c'hanno il vento prospero e sereno.
Il paladin s'affretta; che di gire
all'isola del mostro avea desire.

59
Or volta all'una, or volta all'altra banda
per gli alti stagni il buon nochier la vela:
scuopre un'isola e un'altra di Zilanda;
scuopre una inanzi, e un'altra a dietro cela.
Orlando smonta il terzo di in Olanda;
ma non smonta colei che si querela
del re di Frisa: Orlando vuol che intenda
la morte di quel rio, prima che scenda.

60
Nel lito armato il paladino varca
sopra un corsier di pel tra bigio e nero,
nutrito in Fiandra e nato in Danismarca,
grande e possente assai piu che leggiero;
pero ch'avea, quando si messe in barca,
in Bretagna lasciato il suo destriero,
quel Brigliador si bello e si gagliardo,
che non ha paragon, fuor che Baiardo.

61
Giunge Orlando a Dordreche, e quivi truova
di molta gente armata in su la porta;
si perche sempre, ma piu quando e nuova,
seco ogni signoria sospetto porta;
si perche dianzi giunta era una nuova,
che di Selandia con armata scorta
di navili e di gente un cugin viene
di quel signor che qui prigion si tiene.

62
Orlando prega uno di lor, che vada
e dica al re, ch'un cavalliero errante
disia con lui provarsi a lancia e a spada;
ma che vuol che tra lor sia patto inante:
che se 'l re fa che, chi lo sfida, cada,
la donna abbia d'aver, ch'uccise Arbante;
che 'l cavallier l'ha in loco non lontano
da poter sempremai darglila in mano;

63
ed all'incontro vuol che 'l re prometta,
ch'ove egli vinto ne la pugna sia,
Bireno in liberta subito metta,
e che lo lasci andare alla sua via.
Il fante al re fa l'ambasciata in fretta:
ma quel, che ne virtu ne cortesia
conobbe mai, drizzo tutto il suo intento
alla fraude, all'inganno, al tradimento.

64
Gli par ch'avendo in mano il cavalliero,
avra la donna ancor, che si l'ha offeso,
s'in possanza di lui la donna e vero
che si ritruovi, e il fante ha ben inteso.
Trenta uomini pigliar fece sentiero
diverso da la porta ov'era atteso,
che dopo occulto ed assai lungo giro,
dietro alle spalle al paladino usciro.

65
Il traditore intanto dar parole
fatto gli avea, sin che i cavalli e i fanti
vede esser giunti al loco ove gli vuole;
da la porta esce poi con altretanti.
Come le fere e il bosco cinger suole
perito cacciator da tutti i canti;
come appresso a Volana i pesci e l'onda
con lunga rete il pescator circonda:

66
cosi per ogni via dal re di Frisa,
che quel guerrier non fugga, si provede.
Vivo lo vuole, e non in altra guisa:
e questo far si facilmente crede,
che 'l fulmine terrestre, con che uccisa
ha tanta e tanta gente, ora non chiede;
che quivi non gli par che si convegna,
dove pigliar, non far morir, disegna.

67
Qual cauto ucellator che serba vivi,
intento a maggior preda, i primi augelli,
accio in piu quantitade altri captivi
faccia col giuoco e col zimbel di quelli:
tal esser volse il re Cimosco quivi:
ma gia non volse Orlando esser di quelli
che si lascin pigliar al primo tratto;
e tosto roppe il cerchio ch'avean fatto.

68
Il cavallier d'Anglante, ove piu spesse
vide le genti e l'arme, abbasso l'asta;
ed uno in quella e poscia un altro messe,
e un altro e un altro, che sembrar di pasta;
e fin a sei ve n'infilzo, e li resse
tutti una lancia: e perch'ella non basta
a piu capir, lascio il settimo fuore
ferito si, che di quel colpo muore.

69
Non altrimente ne l'estrema arena
veggian le rane de canali e fosse
dal cauto arcier nei fianchi e ne la schiena,
l'una vicina all'altra, esser percosse;
ne da la freccia, fin che tutta piena
non sia da un capo all'altro, esser rimosse.
La grave lancia Orlando da se scaglia,
e con la spada entro ne la battaglia.

70
Rotta la lancia, quella spada strinse,
quella che mai non fu menata in fallo;
e ad ogni colpo, o taglio o punta, estinse
quando uomo a piedi, e quando uomo a cavallo:
dove tocco, sempre in vermiglio tinse
l'azzurro, il verde, il bianco, il nero, il giallo.
Duolsi Cimosco che la canna e il fuoco
seco or non ha, quando v'avrian piu loco.

71
E con gran voce e con minacce chiede
che portati gli sian, ma poco e udito;
che chi ha ritratto a salvamento il piede
ne la citta, non e d'uscir piu ardito.
Il re frison, che fuggir gli altri vede,
d'esser salvo egli ancor piglia partito:
corre alla porta, e vuole alzare il ponte,
ma troppo e presto ad arrivare il conte.

72
Il re volta le spalle, e signor lassa
del ponte Orlando e d'amendue le porte;
e fugge, e inanzi a tutti gli altri passa,
merce che 'l suo destrier corre piu forte.
Non mira Orlando a quella plebe bassa:
vuole il fellon, non gli altri, porre a morte;
ma il suo destrier si al corso poco vale,
che restio sembra, e chi fugge, abbia l'ale.

73
D'una in un'altra via si leva ratto
di vista al paladin; ma indugia poco,
che torna con nuove armi; che s'ha fatto
portare intanto il cavo ferro e il fuoco:
e dietro un canto postosi di piatto,
l'attende, come il cacciatore al loco,
coi cani armati e con lo spiedo, attende
il fier cingial che ruinoso scende;

74
che spezza i rami e fa cadere i sassi,
e ovunque drizzi l'orgogliosa fronte,
sembra a tanto rumor che si fracassi
la selva intorno, e che si svella il monte.
Sta Cimosco alla posta, accio non passi
senza pagargli il fio l'audace conte:
tosto ch'appare, allo spiraglio tocca
col fuoco il ferro, e quel subito scocca.

75
Dietro lampeggia a guisa di baleno,
dinanzi scoppia, e manda in aria il tuono.
Trieman le mura, e sotto i pie il terreno;
il ciel ribomba al paventoso suono.
L'ardente stral, che spezza e venir meno
fa cio ch'incontra, e da a nessun perdono,
sibila e stride; ma, come e il desire
di quel brutto assassin, non va a ferire.

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A Stephen King fan has published an 80-page version of the book which novelist Jack Torrance obsessively writes during King's The Shining, where his descent into madness is revealed when his wife discovers that his work consists of just one phrase, endlessly repeated.

Torrance, played by Jack Nicholson in terrifying form in Stanley Kubrick's 1980 film, is a frustrated writer who goes with his wife and son to spend the winter in the isolated Overlook Hotel in an attempt to get the novel he has always wanted to write started. But the hotel's grisly past and unquiet ghosts have their way with him, and his wife Wendy eventually finds that the manuscript he has been working on actually only contains the phrase "All work and no play makes Jack a dull boy", typed over and over again.

Now New York artist Phil Buehler, who describes himself as "a big fan of Stanley Kubrick and Stephen King", has self-published a book credited to Torrance, repeating the phrase throughout but formatting each page differently, using the words to create different shapes from zigzags to spirals.

"The idea has probably been marinating for years, because I loved the movie and the Stephen King book," said Buehler. "I'd just finished my own obsessive art project [and] it was an idea I had over the Christmas holidays."

He said he decided to stick to type and formatting that could have been created on a typewriter, with the first ten pages duplicating shots of Torrance's work from the film. "I thought 'if he continues to get crazier, what would those pages look like?'" he said. "I hit writer's block about 60 pages in, and I had to get to 80 - that went on for about a week." His fiancée, who had neither read the book nor seen the film, became a little concerned about his actions. "I finally showed her the movie, and she realised I wasn't really losing it," said Buehler.

He's included a spoof review from the blog OverThinkingIt.com on the book's back jacket, which compares it to "the best of Beckett" in its "lack of forward momentum", and considers the struggles of the author, "heroically pitting himself against the Sisyphusean sentence". "It's that metatextual struggle of Man vs. Typewriter that gives this book its spellbinding power," the review says. "Some will dismiss it as simplistic; that's like dismissing a Pollack canvas as mere splatters of paint."

So far, Buehler says that around 1,000 people have viewed the book, for sale on Blurb.com for $8.95 in paperback, or $22.95 in hardback, and he's sold "a few" copies, with sales now starting to pick up steam. "A few people have asked me to sign it - they're looking it as a piece of art rather than a funny thing to give to a Kubrick fan," he said. "If you're not a Kubrick or King fan, you might not even get it."

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