Cardello by Luigi Capuana
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Cardello era quasi irriconoscibile. Aveva preso l'aria del
mestiere. S'era lasciato crescere la zazzera e portava su la nuca un
vecchio berretto rosso da bersagliere con grave spavalderia. Già
sapeva a memoria le parti di Peppe-Nappa e di Peppe-Nino, e n'era
orgoglioso. E quando il popolino, sodisfatto e messo di buon umore,
applaudiva e chiamava fuori quei personaggi, involontariamente,
dietro la scena, mentre faceva ringraziare con belli inchini il
pupazzo, s'inchinava anche lui, sorridendo; infine, quegli applausi e
quelle chiamate andavano alla sua persona, alla sua abilità.
Ma in quel maledetto paesaccio dov'erano disgraziatamente capitati,
gli zotici spettatori ridevano sì, ma non applaudivano, non chiamavano
fuori Peppe-Nappa e Peppe-Nino; e questo teneva di cattivo umore
Cardello che avea consigliato più volte al padrone:
--Andiamo via! Cerchiamo un'altra piazza!--
Per ciò Cardello non partecipava alle illusioni dell'Orso peloso
intorno al successo della grande serata, e guardava negli occhi
donna Lia, che era più scoraggiata di lui, impensierita inoltre per la
tosse della bambina, tenuta su le ginocchia intanto ch'ella lavorava
una gonna nuova a Colombina, con certi cenci regalatile dalla moglie
del proprietario del magazzino per farne un vestitino a quella
creatura. Cardello, a ogni colpo di tosse della piccina, si sentiva
stringere il cuore. Quando non aveva da fare, il suo svago era quello
di tenerla in braccio, di scherzare con lei che non capiva e
balbettava qualche parola insegnatale da lui.
Appena l'Orso peloso cominciava a bisticciare con donna Lia,
Cardello portava via, fuori, la bambina per timore che quel
furibondo non la colpisse picchiando la moglie. Cardello non sapeva
spiegarsi per qual ragione don Carmelo, da qualche tempo in qua,
attaccasse più frequentemente lite con la povera donna, e le
rovesciasse addosso tante parolacce.--Lasciatelo dire, donna Lia! Non
gli rispondete,--egli suggeriva alla padrona.
--S'infuria peggio!
--Ma perchè?
--Perchè è pazzo. Non lo sa neppur lui perchè!--
Cardello dalla via, con la bambina in collo, lo sentiva sbraitare:
--Un giorno o l'altro!... Un giorno o l'altro!....--
Udiva i pianti e gli strilli della disgraziata, e non sapeva che cosa
fare. Se passava qualcuno, lo pregava:
--Per carità, accorrete! Levategliela dalle mani!--
Ma se c'era uno che tentava d'inframmettersi, l'Orso peloso si
rivoltava:
--Che volete voi? In casa mia faccio quel che mi pare e piace!--
E la gente andava via, stringendosi nelle spalle:
--Se la vedano tra loro!--
Qualcuno anche soggiungeva:
--Forse il marito ha ragione.
* * *
Da due giorni c'era pace nel teatrino--don Carmelo diceva sempre
teatrino parlando di quello stanzone che il proprietario soleva
affittare per usi diversi, secondo le occasioni.
Cardello era affaccendato ad attaccare parecchi lumi a petrolio coi
riflettori di latta alle pareti, a trasportare seggiole tolte in
prestito dai vicini per la grande serata--giacchè i signori non
potevano mettersi a sedere sui panconi come la marmaglia -, a provare
i complicati macchinismi della scena pei cangiamenti a vista, mentre
don Carmelo andava attorno a distribuire i biglietti.
Tornando a casa, don Carmelo trovò la moglie in lagrime con la bambina
su le ginocchia, e Cardello che, in piedi davanti a lei, si grattava
il capo e cominciava a singhiozzare anche lui.
--Che cosa è stato?
--Ah! La bambina! Non può inghiottire!
--È passato il dottore; l'ho fatto entrare,--soggiunse Cardello.
--Ebbene?--fece don Carmelo.
--Il dottore tornerà con la medicina; se la farà dare gratis lui.
--O dunque? Non mi fate bestemmiare! Zitta! E tu va' a comprare il
petrolio pei lumi. Ho parlato col droghiere della cantonata; ci fa
credito fino a domani. Zitta!
--Non vi arrabbiate! È figlia vostra!--balbettò la povera donna,
asciugandosi le lacrime, baciando la bambina per raffrenare il
pianto.
Cardello, vedendo il viso rabbuiato e gli occhi torvi dell'Orso
peloso indugiava, per non lasciare donna Lia sola con lui. Quel
peggioramento della bambina capitava proprio in mal punto. Con che
animo la disgraziata avrebbe potuto far la parte di Colombina quella
sera, se lui stesso prevedeva di non saper dire due parole per conto
di Peppe-Nappa e di Peppe-Nino? E lei doveva pure abbigliarsi in
maglia e veste corta e ornarsi dei falsi gioielli di rame con pietre
di vetro colorato; e lui mettersi in camicione col cappellaccio bigio
di feltro, per ricevere nel vassoio, alla porta, la buona grazia dei
signori che sarebbero intervenuti allo spettacolo!
Il dottore non aveva detto niente, ma Cardello, da un significativo
increspare delle sopracciglia e dalla premura di lui di tornare con la
medicina, si era convinto che si trattava di cosa grave. E se durante
la rappresentazione la bambina si metteva a piangere, come avea fatto
tutta quella giornata quasi senza chetarsi un quarto d'ora?
--Ti muovi dunque, pel petrolio?--urlò don Carmelo,
Cardello, presa la latta, stava per uscire quando s'incontrò col
dottore.
--Va male?--gli domandò sotto voce.
Il dottore scosse la testa ed entrò.
Alla vista del vecchietto basso, tutto canuto, che portava in mano una
boccetta con la medicina, don Carmelo si fece avanti ossequioso.
--Questa sciocca si dispera! È vero che non è niente, signor dottore?
Glielo assicuri lei. Me, non mi crede.
--Il posto è umido--disse il dottore. Tenetela a letto... Avete un
letto, qui?--Là dietro, un letto alla meglio--rispose don
Carmelo.--Questa sera do la grande serata pei galantuomini. Se
il signor dottore volesse venire a divertirsi.... La bambina è
abituata all'umido; è nata in un magazzino peggiore di questo.... Un
po' di tosse; si sa, i bambini.... È vero che non è niente, signor
dottore? Tranquillizzi questa sciocca; se no, chi sa che pasticcio
mi fa questa sera!...
--Sì, sì, non è niente.... cioè...--biascicò il dottore, un po'
confuso:--Basta: tenetela ben cautelata. Ritornerò domani.
* * *
Quella sera faceva freddo.
Un pezzo di grossolana stoffa di cotone stinta dall'uso impediva che
gl'indiscreti potessero vedere da fuori quel che si faceva là dentro;
ma non riparava dall'aria frizzante donna Lia in maglia e veste corta,
nè Cardello insaccato nel camicione, col cappello grigio di feltro
su la nuca, e che gli stava accanto, dietro il tavolino, col vassoio
situato tra due candele steariche infisse nei candelieri di stagno. Il
pallore della pelle del viso di donna Lia si scorgeva fin sotto il
rossetto profuso su le guance per l'occasione. Cardello, di tratto
in tratto, si soffiava dentro i pugni per riscaldarsi le mani. Don
Carmelo, già impaziente di veder riempito il locale dalle notabilità
del paese, affacciava la testa capelluta da un angolo del
palcoscenico, e sua moglie che se n'era accorta si sentiva su le
spine, vedendo affollarsi alla porta coi biglietti in mano, le donne
di servizio, i servi, i garzoni di campagna dei cavalieri, che non
avevano creduto dignitoso per loro andar ad assistere all'opera di
don Carmelo.
Lo stanzone era già pieno zeppo, e il popolino tumultuava vedendo
ritardare l'alzata del sipario. A un cenno di donna Lia, Cardello si
mosse per avvertire don Carmelo di dar principio alla
rappresentazione.
Lo trovò che bestemmiava sotto voce, staccando rabbiosamente dal
grosso ferro che li reggeva Santa Genoeffa, il duca, il traditore,
il bambino, la cerva e gli altri burattini. Li buttava da parte con
mala grazia, uno su l'altro, non curandosi di acciaccarne le teste, di
sgualcirne i vestiti, di ammaccarne le corazze, e gli elmi di latta.
--Dice donna Lia....--
Il povero Cardello non potè aggiungere altro, sopraffatto dalla
valanga di improperi che don Carmelo pareva stritolasse tra i denti,
facendo il miracolo di non urlarli ad alta voce, quantunque i rumori,
i battiti di mano, le grida di--Fuori! Fuori!--scoppianti dalla sala
avrebbero impedito di udirli anche se non brontolati a quel
modo. Cardello ebbe un'ispirazione; si mise in bocca il fischio da
Pulcinella e fece sentire uno strillo, una specie di risata o di
ringhio caratteristico.
--Bravo!
--Se no non si chetavano,--disse Cardello, orgoglioso di vedersi
approvato dal padrone.
E il sipario fu tirato su tra il profondo silenzio della
sala. Cardello avea dovuto prendere in mano Tartaglia, mentre don
Carmelo, situato nel centro, dietro il fondo, reggeva Pulcinella. Lo
scenario rappresentava la sala del trono del duca di Brabante, e gli
spettatori eran curiosi di sapere come mai Pulcinella e Tartaglia
si trovassero là. Non meno curioso e ansioso di loro era Cardello,
che non sapeva una sola parola di quel che avrebbe dovuto far dire a
Tartaglia. Si tranquillò vedendo che don Carmelo si affrettava a
fare le due parti ora parlando col fischio da Pulcinella, ora
ingrossando la voce e tartagliando per conto dell'altro burattino.
TARTAGLIA. So... sono arri-arri arrivato in questa città e non
co-conosco nessuno.
PULCINELLA. Città? Dite porcile! Io non vedo l'ora di scapparmene via.
TARTAGLIA. Pe-perchè?
PULCINELLA. Perchè gli abitanti sono peggio dei maiali, tutti, dal
primo all'ultimo.
TARTAGLIA. Co-come? Sono anzi ca-cavalieri, baroni, pri-principi!...
PULCINELLA. Ve lo dico in un orecchio che sono... ma zitto!
TARTAGLIA (contorcendosi dalle risa). Ah! Ah!.... Mi mi scappa! Ah!
Ah!... Mi scappa!
PULCINELLA, Zitto, vecchio imbecille! Altrimenti queste bestie qui
vanno a riferirle ai loro padroni....
TARTAGLIA. Ah! Ah!... Mi scappa!...
PULCINELLA (dandogli un calcio) E lasciatevelo scappare!
TARTAGLIA......
Appena Tartaglia ripetè la parolaccia che Pulcinella gli avea
detto all'orecchio, un grand'urlo e un fitto coro di fischi scoppiò
nella platea.
--Pezzo di ubbriacone! Basta! Basta!--
E una seggiola volò sul palcoscenico, poi un'altra, poi un'altra che
sfondò la scena di carta, dietro lo squarcio della quale si videro le
gambacce di don Carmelo e quelle magroline di Cardello.
Sarebbe avvenuto un gran guaio, se il brigadiere e due carabinieri non
si fossero trovati là a calmare la gente, a prenderla per le spalle, a
farla uscire, assicurando che il domani il burattinaio avrebbe chiesto
scusa ai signori e al pubblico per la parolaccia fatta pronunziare al
povero Tartaglia, che un colpo di seggiola aveva atterrato sul
piccolo palcoscenico.
Quando l'ultimo e più riottoso degli spettatori fu messo alla porta,
il brigadiere si affacciò dietro il palcoscenico dove il burattinaio
già staccava le assicelle dello scenario, dopo aver fatto un gran
fagotto dei burattini preparati per la serata.
--Signor brigadiere....
--Ma come vi è passato per la testa...?
--Li ho chiamati come li chiamano tutti, signor brigadiere.
--Va bene: è l'inguiria, come dicono qui, il nomignolo di cui li
regalano la gente dei paesi attorno....
--E l'offesa fatta a me la contate per niente, signor brigadiere?
--Quale offesa?
--Faccio una serata di onore pei signori, con inviti, a pagamento
s'intende, rimettendomi alla loro buona grazia, alla loro
generosità; il Sindaco accetta di proteggerla.... Mi ha mandato
cinque lire con l'usciere! E i signori intanto.... Che cosa si
credono? Divinità?... Bestie che non capiscono niente dell'arte
dell'opera... perchè altrimenti sarebbero intervenuti e non
avrebbero mandato invece le loro persone di servizio....
--Hanno mandato anche quattrini....
--Gliele ributto in viso le cinquanta miserabili lire che sono ancora
là... Lia, dov'è il vassoio?
--E domani che cosa farete?
--Domani? Ma io vado via sùbito da questo porcile!--
E così parlando, l'Orso peloso non aveva smesso di spiantare le assi
del palcoscenico, di piegare le quinte di carta e il sipario, aiutato
un po' da Cardello che aveva aperto gli occhi spauriti dalla paura
ed era indignato anche lui per l'offesa fatta al suo principale.
* * *
La povera madre, tuttavia in maglia, col rossetto che le si scioglieva
su le guance in larghe righe per le lacrime che le sgorgavano
silenziose dagli occhi--e lei non badava ad asciugarle--era curva su
la piccina, che, stesa sul pagliericcio dietro il palcoscenico, non
tossiva più e non si lamentava più, con nel pettuccio un rantolo che
le moriva nella gola e le faceva fiorire di tratto in tratto bollicine
di bava su le labbra pavonazze.
La povera madre non osava di piangere forte, di gridare:--Figlia,
figlioletta mia!--per non irritare di più il marito che bestemmiava e
brontolava l'ingiuria contro quel porcile e i signori che lo
abitavano; ed erano veri, verissimi porci...--Sì, signor brigadiere!--
Sentendo singhiozzare dietro il palcoscenico, il brigadiere aveva
sporto il capo e si era precipitato verso la donna che si dava pugni
su la testa e si strappava i capelli. Alla vista di lui, sembrò
ch'ella prendesse coraggio, che si sentisse difesa contro la possibile
brutalità del marito, e i singhiozzi le proruppero dalla gola e poi
l'urlo desolante:
--Figlia, figliolina mia!--
Cardello diè un salto giù dal palcoscenico, e scoppiò in pianto
anche lui, con le mani tese verso la morticina quasi avesse paura di
avvicinarsi e la chiamava per destarla, giacchè non gli pareva morta
ma addormentata.
Anche don Carmelo era accorso; e dimenticando il porcile e quei porci
di signori contro cui avea seguitato a brontolare, raccomandava al
brigadiere che tratteneva per le braccia la madre desolata:
--Lasciatela sfogare, signor brigadiere! Sarà meglio!... La portiamo
via; non voglio lasciarla qui.... Neppure morta!--
E con le grosse mani si asciugava inconsapevolmente le lacrime che non
gli inumidivano gli occhi, impietrate dentro....--Neppure morta!
Neppure morta!
IV.
UN DRAMMA.
Rizzavano il palcoscenico nello stanzone dove altre volte don Carmelo
aveva ottenuto grandi successi coi suoi burattini. In quella graziosa
cittadina egli era così conosciuto, che fin l'unico giornaletto
settimanale aveva annunziato come un avvenimento l'arrivo del Re dei
burattinai con molta soddisfazione dell'Orso peloso, come
Cardello continuava a chiamarlo anche quando ne parlava con la
povera padrona, che ne sorrideva. Ma pur canticchiando o saltando,
Cardello non poteva togliersi dalla mente il triste ricordo di quel
viaggio notturno con la morticina avvoltolata nella vecchia coperta di
lana e posta sui cassoni e su le assi e i travicelli di cui era
ingombro il carro. Egli e la inconsolabile madre lo avevano seguito a
piedi, per parecchie miglia, mentre don Carmelo, fumando la pipa, e il
carrettiere un mozzicone di sigaro, seduti su la tavola davanti,
scambiavano di tanto in tanto qualche parola. Poi, all'alba, alla
svolta dove lo stradone provinciale s'incrociava con la strada
comunale, un carrettiere, pregato dall'altro che lo conosceva, li
aveva presi sul suo carro vuoto, ed era stato un ristoro.
La morticina avea dovuto rimanere quasi mezza giornata nello stanzone
prima di esser portata via al cimitero. Erano venuti il medico del
Municipio e il brigadiere dei carabinieri, e la mamma avea ripreso a
piangere e a lamentarsi sommessamente, per non irritare don Carmelo,
che durante la visita del medico e del brigadiere era divenuto di
pessimo umore alle tante domande di costoro.
--Sissignore, è morta per via; chi poteva immaginarselo?
--Non avevate chiamato un medico?
--Due, anzi--mentì don Carmelo--ma non ci dissero che la bambina era
in pericolo.--
Prima che entrasse il beccamorto con la cassetta sottobraccio, una
pietosa vicina aveva trascinato in casa sua la madre per non farla
assistere alla dolorosa scena. Non voleva staccarsi dal cadaverino e
lo baciava e ribaciava, gemendo:--Figlia, figliolina mia, cuor
mio!--Cardello stralunato avea voluto accompagnare la morticina fino
al cimitero, piangendo quasi si trattasse di una sorella.
E ora, aiutando il padrone a inchiodare le assicelle dello scenario e
a piantare i travicelli delle quinte e della bocca d'opera,
canticchiava e zufolava sottovoce per ingannare la gran pena che aveva
nel cuore.--Purchè non ci porti sfortuna!--brontolava don Carmelo.
E mandò a chiamare la moglie, perchè lavorasse anche lei.
--Durerà eterno questo pianto? Dovresti anzi essere contenta che la
bambina non soffra più e stia in Paradiso.--
E parlò in modo così brusco, che la povera donna si fece forza, si
asciugò le ultime lacrime, prese in mano il vestito del Tartaglia
stracciato dal colpo di seggiola nella memorabile serata, e cominciò a
rammendarlo.
Don Carmelo avea ritrovato parecchi vecchi amici che venivano a
vederlo lavorare, non sapendo come meglio occupare il lor tempo; e,
ogni volta, mandava a prendere un litro di vino dalla vicina osteria
per ricambiare la stessa cortesia che qualcuno di loro gli usava la
sera colà. Bevevano, ciarlavano, e uno di essi il più giovane, gli
ripeteva una facezia che faceva aggrottar le ciglia a don Carmelo:
--Vecchio peccatore! Non vi bastava Colombina! Avete voluto anche
una mogliettina giovane e bella!--
Costui era sempre allegro; raccontava storielle che facevano fin
sorridere donna Lia, suonava la chitarra, cantava canzonette un po'
sboccate, e quando don Carmelo dimenticava di far prendere il solito
litro di vino, diceva a Cardello:
--Senz'offesa, don Carmelo... mando il ragazzo qui vicino. Su,
panperso: un litro, e del migliore.--
Don Carmelo nei primi giorni non se n'era offeso; ma a poco a poco la
frequenza di Tano Spaglia cominciò ad annoiarlo.
Costui veniva, la sera, a godersi gratis l'opera; la mattina, col
pretesto di dargli il buon giorno, passando; e nelle ore pomeridiane,
per far quattro chiacchiere e spassarsi con la chitarra, la più
stupenda chitarra che gli fosse capitata tra le mani, diceva; e un
giorno o l'altro avrebbe finito col portarsela via, di nascosto, se
don Carmelo non si decideva a vendergliela; l'avrebbe pagata quel che
lui voleva, s'intende.
Don Carmelo intanto non aveva coraggio di dirgli:
--Fammi il piacere, amico; non starmi sempre tra' piedi!....--
Infatti quando non veniva solo, si trascinava dietro gli altri vecchi
amici di don Carmelo, perchè nello stanzone dell'opera si stava con
più libertà che all'osteria, ed era un divertimento star a veder
rivestire i pupi, e lavorare le teste e le mani di legno che don
Carmelo con quattro colpi di sgorbia e con un coltellino abbozzava,
rifiniva e poi colorava con la vernice.
Gl'introiti delle serate andavano benissimo. Folla ogni sera, da dover
rimandare la gente; e a desinare vassoi di vermicelli e tocchi di
carne e frutta e vino: sembrava carnevale ogni giorno, come diceva
Cardello, che ingrassava a vista d'occhio. Donna Lia (era naturale)
stonava in mezzo a tutto quello sperpero e tra tanta allegria, vestita
di nero, con gli occhi cerchiati di livido perchè appena restava sola,
con la porta chiusa, si sfogava a piangere la morticina del suo cuore,
quasi non fosse già trascorso qualche mese dalla sera della disgrazia.
Invano Tano Spaglia le diceva scherzando:
--Ma via! Figli e guai non mancano mai!
--Mutiamo discorso!--brontolava don Carmelo.
* * *
E ogni sera, terminata la rappresentazione, mentre marito e moglie si
coricavano nel misero giaciglio dietro il palcoscenico, Cardello li
sentiva leticare sottovoce e sentiva il colpo di un ceffone o di un
pugno che strappava degli ahi! ahi! alla poveretta.
Due notti appresso la lite fra marito e moglie si era
incalorita. Cardello udiva ringhiare don Carmelo:
--Devi dirglielo tu!... Altrimenti lo prendo per le spalle e lo butto
fuori a calci!... E commetto qualche sproposito!... Zitta! Zitta!
Ieri, perchè è venuto dopo di avermi incontrato nella Piazza della
Matrice? Che cosa ti ha detto?... Rispondi! Parla!--
La voce di don Carmelo era avvinazzata; e donna Lia rispondeva
soltanto coi singhiozzi e con l'esclamazione:--Madonna Santa!--
Tutt'a un tratto... Cardello si era rizzato sul pagliericcio steso
in un angolo. Avrebbe voluto accorrere.... Nel buio accadeva
certamente qualcosa di terribile. Don Carmelo bestemmiava, donna Lia
gridava:--Oh Dio! No! No!--
Cardello gridò:
--Don Carmelo!... Donna Lia!....--
Un rantolo... e poi niente! Un zolfanello fu acceso, e un lume; e
Cardello si vide apparir davanti don Carmelo in camicia e mutande
tutto insanguinato....
--Don Carmelo!... Don Carmelo!....--
L'Orso peloso, con gli occhi sbarrati, coi capelli irti, si
rivestiva in fretta, apriva la porta e scappava senza neppure dirgli
una parola, quasi non avesse udito il grido di lui e non si fosse
neppure accorto della sua presenza.
Cardello, balzato in piedi, si era affacciato, esitante, dietro il
palcoscenico. La padrona, con metà del corpo fuori del giaciglio, le
braccia tese e le mani increspate, versava ancora sangue da una larga
ferita alla gola, immobile; e i capelli diguazzavano, sciolti, nella
rossa pozza che si allargava... si allargava.
--Aiuto! Aiuto, santi cristiani!... Aiuto! Aiuto!--
Correva da un punto all'altro della via come impazzito dal terrore.
--Che cosa è stato!--gridò uno dal terrazzino di faccia....
--Hanno ammazzato.... Aiuto!
--Chi hanno ammazzato?
--L'Orso peloso ha ammazzato la moglie!
--Quale orso, imbecille?--
Cardello si accorse che nello smarrimento gli era sfuggito il
nomignolo che colà nessuno poteva capire a chi si riferisse; e
soggiunse subito:
--Don Carmelo, il puparo! Aiuto! Aiuto!--
In pochi minuti, lo stanzone era pieno di gente del vicinato accorsa
alle grida di Cardello. Il quale, seduto su lo scalino della porta,
piangeva tenendosi le mani e balbettando:
--Mamma mia! Ora come farò? Mamma mia!--
Qualcuno era andato a chiamare i carabinieri.
--Com'è stato?--voleva sapere il brigadiere.
--Che ne so? L'ha ammazzata lui.... È scappato!
--Perchè l'ha ammazzata?
--Che ne so? Io dormiva! Ho sentito un urlo... Eravamo al buio... Poi
lui ha acceso un lume si è vestito... tutto insanguinato, mani e
camicia... Ah mamma mia!
--Signori miei, sgombriamo!....--
Il brigadiere e gli altri due carabinieri spingevano fuori i curiosi,
impedivano che altri entrassero; e lasciati i subalterni a far la
guardia all'uccisa, conduceva via con sè Cardello alla caserma....
--Non piangere! Non aver paura... Devi dirmi la verità.--
Cardello era istupidito dalla paura che lo mettessero in carcere, e,
balbettando, rispondeva al brigadiere:
--Che c'entro io? L'ha ammazzata don Carmelo!--
E quando si sentì rassicurato, e udì dirsi dal brigadiere:--Ti
rimanderemo al tuo paese, senza che tu spenda un soldo,--si rammentò
che tra un fagotto dei suoi vestiti vecchi e di poca biancheria,
avvolte in un fazzoletto, egli teneva nascoste sette lire, due di
argento e cinque di spiccioli.--La roba e il danaro me li daranno?
--Andremo a prenderli domani. Intanto buttati su quel letto e cerca di
dormire.--
Sfinito dal pianto e dalla terribile commozione, Cardello si
addormentò quasi sùbito... Ma che sognacci!....
V.
IL PADRE CAPPELLANO.
Ti rimanderemo al tuo paese--gli aveva detto il brigadiere.
Ma oramai egli aveva preso gusto a quella vita errabonda; e se avesse
avuto quattrini, o se il Pretore, invece di sequestrare tutti i
burattini di don Carmelo, li avesse lasciati in mano di lui, gli
sarebbe bastato l'animo di continuare a fare il burattinaio per
proprio conto. Sapeva a memoria molte parti e riusciva ad imitare
così bene la voce dell'Orso peloso secondo i diversi personaggi, che
col solo aiuto di un ragazzo per muovere un altro burattino, lo stesso
aiuto che da principio egli aveva dato a don Carmelo, si sarebbe
potuto guadagnare facilmente il pane.... Mah! Mah!
L'Orso peloso gli soleva ripetere, le rare volte che era di buon
umore:
--Prima di morire, voglio far testamento e lasciare ogni cosa a te!
Non ho parenti in questo mondo, e non posso portarmi i burattini
nell'altro per far l'opera in Paradiso o nell'Inferno dove
andrò. Intanto non ho intenzione di morire presto; sarò sempre in
tempo pel testamento.
E Cardello, ogni sera, avanti di addormentarsi, aveva fantasticato a
lungo intorno al caso che lo avrebbe reso padrone di quelle parecchie
dozzine di pupi, e di tutti gli attrezzi del teatrino, augurando
però al padrone lunga vita, anche perchè così avrebbe potuto
strappargli interi i segreti del mestiere di burattinaio, di cui già
era infatuato come del più bel mestiere di questa terra.
Invece, ora si trovava solo, in mezzo a una via, pieno di sgomento per
l'avvenire. Quel po' di danaro sarebbe stato appena sufficiente a
farlo vivacchiare una settimana. E poi?
Ancora gli sembrava un brutto sogno tutto quel che era accaduto; e una
mattina, più scoraggiato che mai, si era seduto su gli scalini della
chiesa del monastero di Santa Chiara, coi gomiti appoggiati alle
ginocchia e la testa tra le mani. Aveva il cuor grosso e gli occhi
pieni di lacrime.
--Eh!... di': tu sei il ragazzo del burattinaio che ha ammazzata la
moglie, è vero?--
Colui che gli rivolgeva questa domanda gli avea posato una mano su la
spalla quasi per scuoterlo da quello stato di tristi riflessioni.
Cardello rizzò la testa e lo fissò impaurito.--Senti,--riprese
quegli:--se tu volessi allogarti per servitore, faresti la tua
fortuna.--
E senza dargli tempo di rispondere continuava:
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